DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, Al VARH GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CUIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE TAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXVIII.
4
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLIV.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
di i;r,ur>iziONE
ST01U CO-ECCLESIASTICA
s
SPA SFA
OP AD S,FiisisjFcrrum)Glarìiii<;,Te- a due tagli, per la sua potenza, nel bene
lum, Stallia. Anne antichissima offensi- e nel male, e perchè difende e ferisce Na-
ta appuntala, lunga intorno a due brac- poleone I chiamò quinta potenza coaliz-
eia, e tagliente da ogni banda. Spada nel zita contro di lui, la penna d'uno sciit-
senso letterale significa ancora ogni sorta ture. Diccsi uomo di spada, quello che
di armi taglienti, e dicesi figuratamente cinge spada, che sta sull'armi, Soldato
della podestà spirituale e della tempora- (/r.); e uomo di spada e cappa, significa
le. La spada spirituale significa la pode- non togato, secolare, laico. Infatti i Ca-
sta della Chiesa su tutte le anime, e più me rie ri del Papa (F.) laici, sono deno-
parlicolarrnenle ancora il potere che ha minati camerieri segreti di spada e cap-
di scomunicare ed'infliggere tutte le altre pa, i quali hanno Soprannumeri [V.), e
Censure (/'.). La spada temporale signi- camenerid' onore di spada e cappa.T)\ss\
fica il diritto di vita e di morte, il quale a Cappa che tale veste originò dal Man-
appartiene a'soli«Sbfram(^r.),onde è in- tetto (F.), il qualesi affibbiò in modo sulla
segna della giustizia e della sovranità, del spalla destra, acciòdaquel Iato fosse sem-
fu» gladii. Inoltre la spada è un distinti- pie aperto,e la persona avesse interamen-
vo della xVbZ>//^ì(/.),ruassimede' Cava- te lihero il braccio destro per l'uso della
l'uri (/ '.); è un'arma nobile e decorosa, spada; e che i camerieri del Papa laici,
perciò usata da'ministri, famigliari e altri dal portare la spada, e il mantello di seta
primari impiegati in servizio de' principi, nera anticamente chiamato cappa, sidis-
ed anche da diversi corpi inorali, scien- seco di spada e cappa. Nel voi. XLT, p.
tifici e artistici. La parola di Dio è chia- 1 5 1 , avea promesso di descrivere a M ve-
rnala dalla s. Scrittura una spada a due giordomo l'abito antico nelitf^G accor-
tagli, a cagione della sua virtù, la (piale dato nuovamente dal regnante Pio 1 \ a
fa sì ch'essa penetra fino al fondo dell'a- tali camerieri; per ommissionc non essen-
iiima. La Penna (F.) dicesi pure spada do slato escguilo,ora vÌ6Upplisco,oon9US
4 S P A
sistendo più quello che descrissi neh 841
a Camerieri del Pata, bensì le collane
concesse da Gregorio XVI. Questo nuo-
vo abito nella forma è alla spagnuola, e
si compone d'una gonnella o tunica in-
tera di panno nero, filettata di velluto si-
mile, cou eguali bottoni e mostre di vel-
lutojdel mantello di velluto nero con col-
lo rivoltato, ornato con cordone di seta
nera; de'calzoni col piede a maglia di seta
nera, del berretto di velluto egualmente
nero, e penna di struzzo del colore stesso
con boltoned'acciaio o d'argento, anche
con acqua marina nel mezzo;di manichei'
ti di merletto biancodi Vencziajdel colla-
re di lino bianco griccio di battista a3or-
dini;delle scarpe a babussedi pelle lustra
parimenti nera con rosetta di velluto e
bottone d'acciaio osi mi le a quel lo del ber-
retto; della spada con elsa di acciaio con
fibbia simile, ependente da cinta di vel-
luto pur nero; e della collana di argento
dorato. Questo abito per la r .'volta, come
rimarcai nel voi. LUI, p. 190, l'assunse-
ro nella solenne cavalcata pel possessodi
detto Papa agli 8 novembre, usando al-
lora guanti bianchi; i cavalli poi erano
bai dati con gualdrappa e testiera di pan-
no nero, stalle e Ubbia mi dor.iti. Cosi ve-
stiti, dissi a Scudieri, che nel i853 in-
cederono nella pontificia processione del
Corpus Domini, e con torcia accesa, do-
po iprotonotari apostolici, fra'quali sem-
pre ha luogo il Maestro di camera citi
Papa, capo della Camera segreta cui
appartengono i camerieri pontificii, cioè
chiudendo la processione stessa, e seguiti
poi dalle guardie nobili a cavallo, ed in
tal modo e luogo v'intervennero ezian-
dio nella processione del i854- Al me-
desimo articolo Camerieri dei. Papa, par-
lando de'4 Camerieri segreti di spada e
cappa partecipanti, ne descrissi il loro
particolare vestiario, corrispondente a
quello de' camerieri segreti di spada e
cappa soprannumerari, e de' camerieri
d'onore di spada e cappa, ma più no-
bile, e ne riparlai a' loio speciali arlico-
SPA
li di Maestro del sacro osrizio, Forie-
re maggiore, Cavallerizzo maggiore, e
soprintendente generale delle Poste pon-
tificie. Pertanto in conseguenza del va-
riato vestiario alle due classi de'camerie-
ri soprannumeri e di onore, lu stabilito
quello di 3 de' ' \camcrieri segreti di spadai
e cappa, cioè Maestro del sagro ospizio,.
Foriere maggiore, e Cavallerizzo mag-
giore (poiché il soprintendente direttore
generale delle Poste pontificie ha la sua
propria montura, e con questa incede nei
viaggi de* Papi e d'altri sovrani, està pu-
recosì vestito nell'anticamera pontificia),
alquanto diverso e più distinto de'precc-
denti. Questo nobile vestiario si compo-
ne della tunica di panno nero filettato
di liste di velluto in seta nera, ornando
l'estremità delle maniche una guida di
merletto antico di filo bianco: i cine ìollò
delle spalle sono di egual velluto, e così
le liste che guarniscono i due pelli con
bottoniera di seta nera, non che i l'aldini
chependonointornoalla vita.l calzoni so-
no corti di panno nero con rosetta di detto
velluto, con bottone d'acciaio in mezzo;
le calze di seta nera; le scarpe a babusse
di pelle nera lustra, con rosetta simile a
quella de' calzoni. 11 rubbone è pure di
velluto in seta nera, con bulle alle sopra-
maniche di grò nero e ondalo, del quale
drappo è altresì la pellegrina e le mostre
delle maniche. La berretta egualmente
è di velluto in seta nera, del quale colore
è la pernia di struzzo, 01 nata da cordone
d'oro con due boccili e coccarda a gra-
noni pur d'oro. La spada ha l'impugna-
tura d'acciaio, e la cinta è di pelle nera con
fibbia d'acciaio. Finalmente il collare è
di lino di battista bianca, formato di più
ordini e a bordi ni di piccoli cannelli. Que-
sto vesliariosi usa sempre da'3 camerieri
segreti di spada e cappa in tutte le sta-
gioni: ne'soli pontificati che celebra il Pa-
pa,essi cingono unospadoncinoanlico,pu-
rimenti col manico d'acciaio; e sopra al
rubbone sovrappongono un mantello o
ferrai uoletlo di seta nera guarnito di vari
SPA
palchi di merletto nero, il quale fermasi
sulla spalla sinistra. Tale mantello è il me-
desiino nobile che usavano primaDelle so-
lennità, e solo fu accorciato e ristretto. A-
gl'indicati articoli delle3 classi di camerie-
ri ili spada e cappa, ol t re i I descri vere l'an-
tico vestiario, descrissi pure I' uniforme
che hanno tuttora col grado di colonnel-
lo, e perciò con ispalline a granoni, e in-
vece degli speroni dorali, usano l'arnese
senza la stelletta, e in luogodi essa'un fiot-
tone dorato. I Mazzieri del Papa (/'.)
neli852 anch'essi variarono il vestiario
di spada, oltre la Mazza {V.) d'argento
che tuttora portano; ivi dissi ili loro an-
tica spada chiamata stonino o piccola sci-
mitarra. Trovo indispensabile notare le
posteriori seguile variazioni. In luogodel
vestito di panno nero si èsostiluito un sot-
t'abito da spada ad un petto a forma di
montura, con collare voltato, e tunica a
pieghe in forma d'abito cos'i detto allaRaf-
faele, con manichete ricamatici fine delle
maniche. La soprana è del medesimo pan-
no paonazzo dell'antica, ma vi si è aggiun-
to un baveretto, simile alle mostre, di grò
ondato nero, più due buffi dell'islesso grò
sopr;i alle manichete la guarnizione di vel-
luto a tortiglione in luogo delle liste drit-
te. A 'centanni de'calzoni, in luogo delle
fibbie, si surrogarono due fiocchi di vel-
luto nero. Invece del collare ricamato, si
usa un collare di tela battista, aggrettato
a 4 palchi, simile a quello de'camerieri
segreti soprannumerari. Si è aggi unta una
berretta da portarsi in testa alla spagnuo-
la, di velluto in seta nera con faldine ri-
voltate, ed un bottone d'acciaio brillan-
tato; più due cordoni, i quali servono per
attaccarlo all'elsa del palosso nel tempo
delle funzioni ; giacché la berretta serve
quando si cammina allo scoperto. Alle
scarpe colle fibbie si sostituirono lescarpe
ababussedi pelle nera lustra con hocco di
velluto nero, e bottone d'acciaio brillan-
tato nel mezzo. Invece della spada d'ac-
ciaio, si è sostituito un palosso simile con
uu ceuturoue di cuoio lòdcrato di velluto
SPA 5
nero, avente nel davanti una fibbia d'ac-
ciaio, nella quale vi è inciso lo stemma del
collegio de' mazzieri.
d'istorici profani attribuiscono l'in-
venzione della spada a Belo re d' Assi-
ria e padre di Nino, altri a'cureli mini-
stri della religione sotto i principi tita-
ni, ed a'quali secondo la mitologia fu af-
fidata l'educazione di Giove. Senza però
arrestarsi a tali racconti o tradizioni, si
raccoglie da vari passi della s. Scrittura
che la spada era uu'arma usata nell'Asia
sino dalla più rimota antichità. Abramo
impugnò la sua spada per immolare l-
sacco; Simeone e Levi entrarono colla
spada alla mauo nella città di Siehem, e
se ne servirono per trucidare tutti gli a-
bitanti. Giuditta adoperò la spada di O-
lofei ne per spiccar la di lui testa dal bu-
stOjCome feceDavidecon Golìa,sulla qua-
le abbiamo di Giorgio Stubnero: Di' Mo-
nomachia Davidis cimi Gigante.s phdi-
staeo, Altdorfii i 702. Su quella del figlio
Salomone scrisseDeNicastro,/^/s.ve/7. mi-
la spada di Salomone, Benevento 1710.
Alcuni credono, che quelle spade fossero
di rame e non di ferro: Esiodo parlando
delle spade degli antichi greci , dice che
erano di bronzo. Alcuni esempi di spade
rimaste de' romani, secondo l'analisi di
Geoffioi, erano di rame o d'una lega a-
naloga a quella del bronzo. La spada dei
greci era più corta che non quella devo-
niani: simile era quella degli etruschi, e
dalla guardia sino alla punta scendevano
allargandosi. I romani sei vironsi proba-
bilmente di tali spade sino alla guerra di
Annibale, epoca iu cui adottarono la spa-
da de'celtiberi, popoli della Discaglia a-
bilissimi nel fabbricare le spade. Erano
assai corte, puntute e taglienti da ambo
le parti. Gli spartani soprattutto aveano
spaile più corte e più ricurve che non
quelle degli altri popoli della Grecia. 1 la-
cedemoni usavano spade corte, affine di
colpire il nemico più da vicino; esse era-
no curve come le falci, o come le scimi-
tarre e le sciabole. La scimitarra, tatù
G SPA S J> A
falcàlus, acinaceSj /nachera, è una spa- no. I greci e i romani la portavano d'or-
da coila con taglio, e costola a guisa ili ili Dario solici coscia destro, il diesi crede
coltello, ma rivolta la punta verso la co- latto affine di lasciar libero il movimeli-
viola, e diecsi anche storta. La sciabola lo dello scudo, ch'essi aveano annodato
OSCÌabIa,67l5&/B/caR<f,èuoa sorte dar- al braccio sinistro. Altri sostengono che
me simile alla scimitarra, comunemente i romoni portarono la spada da ambe le
usata dal soldato di fanteria, serve a'bas- pai ti al ternati va mente, in epoche di verse
si ufficiali a vari bisogni negli accampa- e talvolta nell'epoca medesima. I fautac-
menti, se ne giova il soldato di artiglierìa cini di Tito portavano la spada alla sini-
e quello del genio; alcuni di questi ulti- stia, e un pugnale alla destra: dipoi molte
mi usano sciabola tagliente da una parte, nazioni usarono spada e pugnale alla de-
e a denti di sega dall'altro per farne le strae l'adoperarono insieme. 1 pretoriani,
veci; questa sciabola dentata si adopera per distinguersi dagli altri soldati, porta-
ancora da' Pompieri di Rotila (/".)• Da ul- vano sempre la spada al destro lato. Si ve-
limo da' soldati della Milizia pontificia de nelle sculture della colonna Traiana,
(F.)ì\i adottala la daga, ensis sica, specie l 'imperatore, gli ufficiali pretoriani, i Iri-
di spada corta e larga, robusta e di lem- buni,i centurioni con ispadecinte al fianco
pia forte, forse inliodotla in Italia da'po- sinistro. Da alcuni [tassi d'Omero e di Vir-
poh settentrionali; e il Davanzali chiama gilio si raccoglie, che ne'tempi più anti-
daga il glaclius de' legionari romani, la chi gli eroi portavano la spada in modo
quale era una spada di lama corta e lar- che l'impugnatura toccava quasi la spai-
ga, ed essa feriva di taglio e di punta : la, e l'arme scendeva sul fianco. I ruma-
nel medioevo si usava insieme alla spa- ni non poi lavano mai la spada se non con
da, poiché (piando un cavaliere avea at- l'abito militare, e ninno avrebbe osato di
lerrato il suo uemico, lasciata la spada, comparire con questi due attributi di ini-
iinpuguavafla daga come più facile a ma- lizia o\e il sub nome non vi fosse stalo in-
neggiarsi, ecercava i vani dell'armatura scritto. Presso i romani lasciavasi la spa-
di tutto punto, per ferirlo. Questi allora da allorché uno rendevasi prigioniero, 'jJ
si da va per vinto, gridando misericordia, anche allorquando egli 6Ì dichiarava vas-
onde alcuni perciò chiamarono miseri- sullo d'illustre personaggio. I littori era-
fon//^ la daga. Quella specie di spada bui- no incaricati di ricevere le spade di co-
ga e robusta, talvolta alquanto curva e loro che si presentavano al console. Sotto
chiamata squadrone, è ordinariamente gl'imperatori si riguardò come delitto
adoperata da' soldati e altre guardie di capitale l'a\ vicinarsi ad essi anche inav-
cavalleria, e dagli olliciali maggiori che vertentemente colla spada nuda. La spada
hanno l'uso del cavallo; forse derivò il suo e l'asta erano l'attributo del Pretore (P.),
nome dalla formazione della cavalleria e si piantavano dinanzi alla loro sedia. La
che l'usava per Squadroni, ed a Carlo V spada era ancor più particolare distinti-
si attribuisce la distribuzione della sua vode\Frefelto(P.)de\ pretorio, insignito
cavalleria per isquadroni. Anticamente della prerogativa del jns giada: essi colla
la voce squadrone, agiata, significava spada nuda precedevano nelle pompe gli
schiera, squadra, battaglione; poi si re- antichi imperatori romani, e pei ciò feee-
strinse ari una parte d'un reggimento di roaltreltaulo i Prefetti di 'Roma de'Papi,
cavalleria di 1 oo cavalli, indi aumentati a quando questi coronavano gl'imperatori
i3o, ai5o,a 200. Come variava presso d'occidente, portandola ricca loro spada
tulle le diverse nazioni antiche la forma - innanzi. IS'el loro sigillo era\i la ligura
delle spade, cosi varia era altresì la ma- d'una donna colla spada, simbolo della
niera in cui gli antichi popoli la portava- giustizia che doveauo lare eseguire. Sol-
SPA
to la i." dinastia de' re franchi e ne'primi
anni della3/,le spaile erano assai larghe,
forti e corte, affinchè non si rompessero
percuotendo sugli elmi eie corazze. Tale
era probabilmente quella di Goffredo di
Buglione, di cui si parla nella Storia delle
Crociale, e si dice die colla sua spada fen ■
deva un uomo in due parti. A'tempi di
s. Luigi IX erano usale ancora in Fran-
cia comunemente le spade corte; queste
però aveano una punta ed erano a due
tagli. Le spade erano allora sospese ad
una tracolla, o ad un centurone, ma l'uso
dique'cingoli o fascie diventò ancora più
frequente ii'.-lle armate sotto Luigi XII e
Francesco I, e probabilmente quell'uso
divenne più comune dopo le guerre d'I-
talia. Il Muratori, Disserl.iGS'.Dellami-
lizia de secoli rozzi in Italia, parlando
delle armi allora usate,dice pure dellespa-
de, e che i francesi insegnarono agl'ita-
liani in vece delle spade da punta, di ser-
virsi di quelle da taglio, più commenda-
te da Vegezio. Il che fu conosciuto anche
da Benvenuto da Imola, nel cap. 3i del
Purgatorio di Dante, ma fa la seguente
osservazione. >» Melius et tutius est pu-
gnanti ferire punctim,quam caesim. Pri-
mo, quia ferens punctim, habet incidere
minusdearmis.Secundo,quiaadversarius
non ita bene vitat iclum. Tertio, quia in-
venit minorem resistentiara in corpore.
Quarto,quia feriens minus laborat. Quin-
to, quia minus se delegit". Però i francesi
con queste spaile acute sapevano vantag-
giosa mente combattere cogli uomini d'ar-
ine tuttoché vestiti di ferro. Non pugna-
li, ma spade corte da taglio erano quelle
de' francesi nel secolo XIII : stocchi sono
chiamali dal Villani, e dal ferir di punta
con essi, derivò il vocabolo italiano stoc-
cata. Inoltre Muratori avverte, che anco
nel secolo Vili si conoscevano le spade
da punta; e che gli antichi franchi, oltre
alla spada lunga , usarono ancora delle
mezze spaile, e Vegezio ne nomina una,
che pare il nostro pugnale, di cui si ser-
vivano qnaudo erano alle Strette. E sic-
SPA 7
come notai che fu costume de' romani,
dichiarandosi vassallo, il lasciar la spada,
dirò qui con Muratori, Disseti. 36/ A'feu-
di non si soleva imporre pensione, per la
ragione che i vassalli erano obbligali al
servigio personale in difesa o in onore del
loro signore. Indi si andò introducendo
il costume, pe'feudi minori e poi pe'mag-
giori, di pagare qualche annua pensione
a'diretti padroni per memoria del vassal-
laizqio: consisteva ordinariamente in una
spada, in un paio di speroni o di guanti,
in un falcone o sparviero, e similicose. Si
legge nel Saggio storico sopra Parigi, che
anticamente in Francia il figlio d'un no-
bile, giunto all'età di 1 4 anni, andava alla
chiesa con un cingolo pendente dal collo
che sosteneva una spada. I genitori lo con-
ducevano all'altare, tenendo ciascuno in
mano un cereo acceso,e presentavano quel
figlio al sacerdote nel momento dell'offer-
torio. II. sacerdote pigliava la spada, la be-
nediva e la riconsegnava al giovane, che
la sfoderava e la teneva nuda durante il
rimanente della messa, poscia la metteva
al suo fìanco,e cominciava da quel punto
a godere del diritto di portare quel di-
stintivo d'onore attaccato alla sua nasci-
ta. Quanto alla ceremonia che si osservi
dalla maggior parte degli ordini militari
ed equestrijCome descrissi indiverside'lo-
ro articoli, di sfoderare la spada allor-
ché si fa la lettura del vangelo, dicesi i-
stituita da Micislao I re di Polonia, il i .
re di quella nazione che abbracciò la Ce-
lie cristiana, dignità che approvò Papa
Silvestro lì, oltre il donativo della coro-
na reale. Alcuni ordini equestri furono
istituiti sotto la denominazione deUaSprt-
da (F.)- A Duello riportai le proibizioni
civili ed ecclesiastiche, contro le disfide
e combatlirnenli di spada o altre armi;
mentre nel voi. XLIII, p. i j.{, rilevai che
avendo Filippo III redi Francia tolto il
divieto a'giuochi d'asta e spada uè Tor-
nei (P-) e in altre circostanze, Papa Ni-
colò III fulminò la scomunica contro tali
giuochi illeciti. A Cavalieri:, grado di mi
8 S P A
lizia o di dignità, dopo aver nccennato la
questione se più nobili le Lettere (/'.) ole
aitili, la toga ola spada, di cui pur feci cen-
no a Letterato, a Stampa, parlai dell'o-
rigine dei cavalieri romani e loro distinti-
vi, e dell'ordine equestre del cinto e spe-
roni d'oro, poi cambiato nel cinto o cingo-
lo della spada coll'uso degli speroni, che
nell'armarei cavalieri si costuma da'prin-
cipi, rilevando come gl'imperatori li crea-
vano col toccarli colla punta della pro-
pria spada, per significare clie il cavalie-
re colla spada deve mostrare il suo valo-
re e difendere il suo promotore; inoltre
riportai le diverse ceremonie antiche e
posteriori nella creazione de'cavalieri,di
che anco a Milite feci parola e in uno al
cingolo militare; e siccome una delle prin-
cipali è la benedizione della spada, e la
tradizione di questa al cavaliere, ripro-
dussi la formola usata da'Papi. Nel Pon-
tificate Romaniirn vi sono queste bene-
dizioni. De benedictione novi militis. De
crealione militi* regularis. De benedi-
ctione. et imposilione crucis proficiscen-
tibus in subsidium, et drfcnsionem {idei
chrislianae, seu recupe rationem Terme
sanclae, di che trattai aCRocEsiGN ati. De
benediclione armoruni. De benedietione
ensis. Colla tradizione della spada da'Pa-
pi e altri sovrani si crearono i cavalieri,
come dello Sperone d'oro (V-)- in molti
ordini equestri sussiste ancora la cere-
monia. Dalla pi ìi remota autichilà, seni»
presicinselaspadada'principi colla pom-
pa di qualche rito; ed egualmente con so-
lennità si ammettevano i popoli all'onore
della milizia, cioè all'esercizio che più de-
coroso di tutti era tenuto fra loro. Alcune
spade cavalleresche! parenti del cavaliere
defunto do veauo restituirle all'ordine,co-
me a quello AeWoSpirito santo o del Nodo
(/ .). A Stocco e berrettone recedetti,
tengo propositodella spada ecappellodu-
cale nobilissimi, che i Papi solennemente
benedicono la notte di Natale, col ritori-
portato nel voi. JX, p.ioG, e poi donano
a qualche principe benemerito delluChie-
SPA
sa. Trovo nel p. Tuzi, Memorie di Som,
p. 88, che Onorio III benedì una spada,
e dall'altare di s. Pietro,ove lavea collo-
cata, bidonò a Federico II imperatore,
quando giurò partire per la crociala di
Siria, ma con inganno noi fece; e (piando
ve lo costrinse neh 229 Gregorio IX con
ceusure, tradì i cattolici collegandosi in
Gerusalemme col soldano maomettano, e
per adularlo sacrilegamente gli mandò in
dono la detta sagra spada, ch'eragli sta-
ta data per combatterlo. Nel secolo pre-
cedente Alessandro 111 graloal doge della
repubblica di Venezia, peraverlo difeso
contro l'imperatore Federico I, tra i pri-
vilegi che gli concesse vi fu quello di po-
ter portare avanti a se la spada nuda nei
dì solenni. I Papi cingevano la spada ai
Patrizi di Roma (/'.), ed agi' Imperalo-
ri(Jy.) nel coronarli, quali difensori e av-
vocati della chiesa romana e dell'ortodos-
sia, attributi che spiegai anche a Sovra-
nità' de'romani Pontefici. Neli3i2es-
sendoClementeV inAvignone,per la coro-
nazione dell'i mperaloreEnrico VII inRo-
ma, autorizzò i cardinali legati a imporgli
la corona, dargli lo scettro, la spada e il
resto. A Imperatore, a Stocco e in altri
relativi articoli, non solo descrissi il cere-
molliate della coronazione degl'impera-
tori eseguita da'Papi, ma eziandio di quel-
la solennissima di Carlo V e fatta in Bo-
logna da Clemente VII anche come re
d'Italia ode'longobardi. Nella coronazio-
ne come re, i 4 principi dell'impero so-
stenitori dell'insegne reali, scettro, spada,
globo e corona, queste le depositarono
sulla meusa dell'altare: della spada era
sostenitore \\ prefetto di R.oma Jcvancesco
I\l.' 1 duca d'Urbino. Dopo il canto del-
l'epistola, Carlo V s'inginocchiò a'piedi
del Papa, e pubblicamente espresse con
efficaci parole, che senza ordine suo, an-
zi all' impensata, l'esercito condotto dal
duca di Borbone commise in Roma {V .)
tante ribalderie e scelleraggini a danno e
sfregiodi Clemente VII stesso, edella ve-
neranda religione di Cristo; che perciò iu
S P A S P A g
6cgno ili verace e ubbidiente figlio di s. la consegnò a Carlo V genuflesso, dicen-
Chiesa, sottometteva se i suoi eserciti ai dogli: Che dovesse con quella spada an«
piedi del Beatissimo Pastore, al quale sta* dar contro ai ribelli e disperdere li ne-
va in arbitrio e di ragione comandargli, mici di Dio e della s. Chiesa; recitando
quando dovesse trar fuori dalla vagina la l'orazione: Aerine gladium sanctum.
spada,equando parimenti dovesse rimet- L'imperatore vibrò subito per 3 volte la
terlajequindi dichiarò formalmente non spada in aria, e baciata la diede al car«
essersi mai per esso dato un ordine cosi dina! Cibo, che rimessa nel fodero la con-
barbaro e funesto;senlirne perciò pre-fon- segnò al Papa, da cui fu cintasi fianco
ti. unente in cuore il più vivo dolore, e a- sinistro dell'imperatore, pronunciando la
venie con pubblici segni di lutto la do- parole: Accinge, gladio Ino super femur
glia sua manifestata, ed altresì la sua di- lituin potenti&simwn; e per questa cere-
■approvazione per tanti orribili misfatti, monia Carlo V venne creato Milite (F.)
Il Papa accolte benignamente sì umili e o cavaliere di s. Pietro. Alzatosi subito
rispettose espressioni. prese dalle mani del in piedi Carlo V, sguainò nuovamente la
vescovodi Pistoia Pucci, assistente al so- spada, ne rivolse la punta all'alto indi
gl'io pontifìcio, l'anello prezioso, e lo pose alla terra, e rialzandola ancora la vibiò3
in dito a Carlo V. Lo stesso vescovo levò volte in aria, poi la ripose nella vagina,
dall'altare la spada, ed era quello stocco 11 cardinal Cibo presentò pure al Papa
benedetto che il Papa avea donato all'ini- lo scettro e il globo d'oro, i quali coo-
peratore nella notte del precedente Nata- segnaronsi a Carlo V genullesso, e quin-
te, e la die al cardinal Cibo legato di Colo- di locoronò col sagro imperiai diadema,
gna-et. "dell'ordine de'diaconi, che sguai- e con questo venne ad acquistare il ve-
nata dal fodero porsela a Clemente VII, roereal possesso del romano impero, e il
il quale ne fece consegna in forma a Car- privilegio d'usare giuridicamente il tito-
lo V. Questi avendola brandita e vibrata lo d'Augusto. Subito Carlo V si cui vii a
per aria 3 volte, mostrò con atto proprio baciare riverentemente i piedi a Gemell-
ili nettarla al braccio sinistro; e poi dallo te VII. A Diacono, riferendo gli uffizi die
stesso cardinal Cibo gli fu cinta al fian- l'imperatore eseguiva nelle funzioni sa-
co. Con siffatte cerenionie gli furono con- gre celebrate da' Papi, notai {'Evangelo
segnati lo scettro e il globo, recitando il (/'.)che cantava colla spada nuda in ma-
Papa le orazioni prescritte dall'apposito no, per segno di mostrarsi pronto alla sua
ceremoniale,e poi gli pose in capo la co- difesa., e così praticava la notte di Nata-
rotta ferrea, dichiarandolo re de'longo- le, cantando il principio della j.3 Lezione
bardi. Quanto alla successiva coronazio- (f-); mentre i reo altri principi faceva.
ne imperiale di Carlo V, celebrando la no altrettanto, cantando il principio dei-
messa il Papa.e l'imperatore servendo al- la ,'i.:i Che la spada è insegna sovrana pel
l'altare in abito da suddiacono, dopo il jus gladii, lo si apprende dal porla i vc-
canlo dell'epistola in latino e in greco, e scovi egli abbati, che esercitavano sovra-
l'orazione per Cesare; Deus, regno rum uilà temporale, ne'ioro Sigilli e Stemmi
omnium et christiani maxime propaga- (V-), e con altri attributi principeschi,
lor imperii, Carlo V fu condotto avanti ne'pon tifico li si pone va presso l'ai la re ove
il trono del Papa, seguito da'principi di- li celebravano, In tali articoli feci pure pa-
gnitari, che aveano ufficio di portar l'in- rola dell'aquila stringente negli artigli la
segue dell'impero. Allora mg r Pucci dal- spada e lo scettro. Il p.Costadoni nella rac-
l'altare pigliò la imperiale spada e la die- colta del p. Calogero., Opuscoli, l. [\ 7, p.
de al cardinal Cibo, questi denudata la 288, dimostra che negli antichi inumi-
porse uclle mani di Clemeule VII, che penti si rappresentavano i sóvraui colla
io SI» A
spaila sguainala in mano, per segno della
loro autorità e diritto sulla vita delucidi-
ti. Nelle monete degli abbati d'Ersfeld si
veilono le immagini ili Carlo Magno col
volatile sulla sinistra, e la destra stringe
la spada alzata, come riporta Schlegelio,
De nummis abbatim Hersfeldens. Il Doe-
derlingio, De nummi s Germanìae me'
dine, qnos vulgo Bracteatos, seti cavos
adpellant, Norirnbergaei 729, p. 69, nei
sigilli e nelle monete de' vescovi e de'prin-
cipi d'Erbipoli; il Bruschio, De Germa-
niae episcopalus, Epit. 1. 1 , p. 1 53 e 1 6 1 ;
Lugdero Frigio, Lecl. memorab. cerile*
nar. viir, t. 1, p. 204, in quelle di Mun-
ster edell'abbatediCarapidona, ne fanno
vedere le immagini, non solo assise in se-
gno della giurisdizione spirituale, ma e-
ziandio culla spada nella destra, per in-
dicare l'unione del dominio temporale.
Percjò ne derivi) il proverbio: Tlerbi po-
lis sola punianl, ense, sloia. Raccontai a
CAnons,cbe il vescovo essendo conte del-
la città, celebrava il pontificale, con te-
nere accanto alla mensa dell'altare la spa-
da , il cimiero, la miccia, la manopola,
portando stivali e speroni. Il vescovo di
Teramo si chiama Episcopus Aprutinus,
in memoria del dominio che avea di tutta
la provincia d'Abruzzo Ulteriore I, di cui
Teramo era capo: perduto il dominio gli
restò la facoltà d'eleggere in Teramo e sue
70 ville il giudice delle 2. e cause, il vice-
conte, o il vice barone nella sua contea
e baronia, ove possedeva lìjus ulrumqite
giadium, avendoancliei! privilegio quan-
ilo fa pontificale, di tener sulla mensa le
armi che si pone anche in dosso, come fé-
ceGiacomoSaverio Piccolomini de signo-
ri di Celano nel concilio di Trento. Per-
ciò il vescovo di Teramo s'intitola: Pria-
ceps Teramì, baro Roccae s. Marine 3 Co-
mes BisemuiiJac s.Scdis immediate sub-
jeclus. Di altri simili esempi parlai al-
trove ed a Vescovo. Morendo in Roma
Carlotta regina di Bosnia (della qual re-
gione riparlai a Sibhio), per gratitudine
lasciò il regno alias. Sede; per cui a Si-,
SP A
sto IV furono presentati in concistoro la
spada e gli speroni. Ne'gran Sultani (/".)
o imperatori di Turchia la solennità di
cingere la sciabola tiene luogo d'incoro-
nazione. E' ci i Ilici le stabilire l'origine dì
questa consuetudine; certo è che esisteva
prima che Maometto li neh 453 s'impa-
dronisse di Costantinopoli, poiché si co-
nosce che nel 1 342 il cuiilfo Ahuied Na-
serSchcabcddin cinse solennemente della
sciabola Melik Mensurs Dell'innalzarlo al
trono egizio. Si dice che la sciabola presa
nell'assunzione al trono del regnante sul-
tano Ahdul Medjid Khan, per la ricchez-
za de'diamanti e pietre preziose, fu valu-
tata 4 milioni di piastre turche.
Anticamente nella chiesa greca e nella
latina vi furono de'ministri incaricati a
mantener l'ordine e la sicurezza nell'as-
semblee cristiane, e il rispetto dovuto ai
sagri templi, per cui non era permesso ai
militari di presentarsi armati per assiste-
re a'divini uffizi o per altri titoli. La co-
stumanza dell'intervento, che tollera la
Chiesa, pare introdotta dopo ilsccolo IX,
come rimarcai nel voi. XLV, p. 98, di-
cendo pure che ne Funerali (f.), e. nel
triduo della Settimana santa [T.), in se-
gnodi Lutto (P.) e duo\o, la Mazza(l'.),
la spada e altre armi e insegne, si tengo-
no a rovescio, ed i tamburi si suonano
scordati. Che in alcuni atti religiosi si deve
deporre la spada, lo provano Widebur-
gio e Kegelio, Machcrologia seti dispu-
tulio de gladio in sacramenlorum revc-
renliamdr ponendo, [le\imliid\ì 1 yog.Sie-
gero Cesoni, Dej'ure circa gladii depo-
sitionem praeserlim in actu bapiisimali
apatrinis,el in benedictione sacerdotali a
sponso^lisscrtationestresfivinhys 1 j53-
54. Sarnelli, Leti. eccl. t. g, p. 22: Se il
laico che vuol servir la messa dee lasciar
l.i spada. Salvatore de Blasi, Costume di
deporre le armi prima d'entrare in chie-
sa, nelle Memorie leller. di Sicilia, Pa-
lei ino 1 7 10, 1. i,p. 7. F. A. Zaccaria, Dis-
seri. eccl. 1. 1 \, p. 3 1 6. Debbono deporre
la spada, senza eccezione, tutti quelli che
SPA
si recano a ricevere dalle mani del Papa
le Candele, le Ceneri, le Palme, gli A-
gnus Dei benedetti (/ '.), la Comunione
([-), oche versino l'acqua perla Lavati*
da delle mata (/'.), ciò che notai anche
all'articolo Cappelle pontificie. I mae-
stri di ceremonie sono obbligati ad av-
vertirlo : Dell'adempiere i propri dove-
ri, i riguardi non hanno luogo, massime
in chiesa e col Papa. INe* voi. XIV, p.
5r>4, XLI1J, p. 177, dicendola visita che
l'imperatore Giuseppe 11 lece incardinali
in conclave, e che nell'entrare si voleva
levare la spada, osservai che il cardinal
SerbelloDÌ soggiunse: l ostia Maestà la
dee ritenere per nostra difesa .AH' Udien -
za del Papa (l .) sono esclusi dall'am-
missione colla spada, tra i militari quelli
che sono dopo i maggiori , e tra i civili
quelli che sono meno de'arincipi: ammet-
tendo visi i generali, i ministri del corpo
diplomatico, i ministri e ciambellani dei
sovrani, i grandi di Spagna, il magistra-
to romano. Benedetto XlVa'cavalieri di
s. Stt /imo concesse di potersi presentare
al Papa colla spada al fianco; eguale pri-
vilegio hanno 1 cavalieri Gerosolimitani,
e quelli de'ss. Maurizio e Lazzaro, oltre
quelli àeWaFamgLa pontificia nobileche
hanno l'uso della spada, e così i ciambel-
lani delle corti di Spagna, delle due Si-
cilie,ec: meglio per tutto è vedere Udien-
za. In principio dissi la spada spirituale
significare la podestà della Chiesa. 11 p.
Menochio,iS7«o/et.2,cent.8,cap. q6, trat-
ta: Delle chiavi e spada di s. Pietro, in si-
gnificato di quelle del regno de'cieli, spie-
gando le 3 colle quali alcuni rappreseli-
tano l'Apostolo, la scienza, la potenza, la
giurisdizione; e le 2 secondo il consenso
comune, la potenza e la scienza. Quanto
alla spada, dice significare la podestà di
castigare, lauto di lui che de'Papi suc-
cessori, li» quale si sfodera per sentenzia-
re le peue ecclesiastiche. Pai la pure d'u-
na spelila materiale appartenuta ìi s. Pie-
tro, e venerata quale reliquia; e che Ai-
moino, His f.lib. j; cap. 3G, fa menzione
SPA 11
della spada di s. Pietro portata a Lodo-
vico Il re de' franchi figlio di Carlo I il
Calvo, con quc»t e parole, e forse suppone
fu una di quelle spade benedette che con-
cedevano! Papi, donde derivò lo Stocco
benedetto, ovvero la spada come impera-
tore per difendere laChiesa. Eccone le pa-
role.» A ttulit ei praeceptum per quod pa-
ter suus illi regnum ante mortem smini
tradiderat, et Spatham, quae vocaturs.
Petri, per quam eum de regno investirei;
sed et regium vestimenluin,et coronaru,
et fustem, exauro.etgemmis". A Chiavi
pontificie, ed a s. Pietro, riportai altre
spiegazioni di esse. Nel voi. IV, p. 73, par-
lai della spada o coltello col quale s. Pie-
tro tagliò l'orecchia a Malco, ed ove è in
venerazione. Nella biografìa di s. Paolo
apostolo resi ragione perchè si rappre-
senta colla spada, 0 come istromento del
suo martirio, o qual simbolo della pre-
dicazione evangelica. Altri dichiararono,
le chiavi di s. Pietro esprimere la potenza
spirituale, la temporale figurare la spada
di s. Paolo, e che il clero può tenere am-
bedue le potenze. A Milizia, a Sovrani-
tà, a Regalia, pai lai di quando gli ec-
clesiastici dovettero impugnare le armi,
sia nelle Crociatela per difendere i pro-
pri dominii temporali; onde più volte ab-
bati, vescovi e cardinali legati colle inse-
gne della loro dignità, e colla spada in
pugno si videro alla testa degli eserciti,
come notai a'Ioro articoli. Altri vescovi,
abbati e cardinali furono talvolta vaghi
di comparire cinti di spada, come i car-
dinali BaU'e e Ippolito de Medici. Il Can-
cellieri, Dissertazione delle ss. Simplicio
e Orsa martiri ,a p. 79, ragionando della
decapitazione oWmartiri e taglio della le-
sta eolla scimitarra, colla spada, mannaia
e accetta, eruditamente parla della spada
come istromento del martirio, ricordan-
do queste opere. Gio. Baruffatali, Del col-
po ili spada, e di (piallili aite ferro taglien-
te, non mai vano e fallace nel decapita-
re e dar la morte a' mai tiri di Gesù Cri-
sto, Modena 172). AgostlaoF. lavino.
la SPA
De poma gladii, ex legìbtu romani, Li-
psiaei 727. Girolamo P. Scindessero, De
usa gladii in suppliciis a pud romano* ,
Francofurti 1769. Tychonis Rothe, De
gladiis veterani, in primus danorum
Scliediasma , Rolhen 17 ~i. Quanto al
quesito: Se sia mai sfuggilo il colpo e ta-
glio ilella spada odi qualunque ferro ta-
gliente,senza la morte e decapi tazione.dei
marti ri, risponde. Che avendo Gesù Cri-
sto ammesso sopra ili se l'azione del fer-
ro, così quantunque spesso sopra i suoi
martiri rese inefficaci tutti gli altri mezzi
che sogliono dare la morte, volle nondi-
meno lasciare al ferro, cli'è l'ordinario e
ultimo mezzo, di cui la pubblica podestà
si prevale, per eseguire le condanne di
morte, la sua naturale efficacia; allineile
i membri, cioè i martiri, che spesso libe-
rò dal fuoco, dalle acque, dalle bestie, e
da tanti altri tormenti, non fossero supe-
riori e distinti dal lorocnpo, anzi così più
adesso conformi si rendessero. Aggiun-
ge, che per rappresentar la decapitazione
de'martiri, forse derivò l'esprimerli nelle
pitture e bassorilievi, reggendo la propria
lesta nelle loro mani. Inoltre Cancellieri
ci diede: Lettera sulle spade depili cele-
bri sovrani e generali, Roma 182 1 .Molle
sono ie spade illustrate dagli scrittori; gli
antichi essendo molto più forti e robusti
de'moderni, ne usavano con mirabile fa-
cilità e destrezza, delle smisurate e pesan-
ti. Dopo aver celebrato le spade di Go-
lia, di Salomone, e di Carlo Maglio, die
chiama vasi Giojosa, Durandals o Du-
i andarli, in significato di durissima, di-
ce che si conservava tra le reliquie nella
chiesa di s. Dionisio, e fu chiamala pure
Spalila invincibili* Caroli Magni. Indi
parla di quella d'Orlando detta Durin-
dana, Durlindana, Durandola, e che in
Roma vi è il vicolo della Spada d Or-
lando{\)ev denominazione del volgo,a mo-
tivo del masso d'antica colonna di cipol-
lino ch'esiste in tal contrada, con incavo
formato a guisa di spada, che bonaria-
incute uè crede la misura) propinquo ul-
S P A
la Chiesa di s. /Varia in Aquiro. Che la
spada de're di Danimarca lo indicata con
vari nomi; quella di s. Odoardo il Con-
fessore re d Inghilterra, chiamavasi Cur-
tana, così detta perchè senza punta, in
seguo della clemenza da prestarsi dal re
co 'suoi popoli, e nella coronazione di quei
re la portava il duca di Lancaslro. Gu-
glielmo 1 duca di Normandia fu sopran-
nominalo Lunga Spada, per quella da
lui usata e per le prodezze che vi operò.
Guglielmo I Braccio di ferro, il q.'duce
normanno delle due Sicilie, fu chiamalo
anche Comi tern Sedo rem ferri hoc nome/i
so/ titani, quia cum normanna confligens
(punii venirci solito con/lieto deluclans,
ense corto, vel scorto durissimo , quem
Jl'alandus Faber condiderat , per me'
dius corpus loricatum sccavit una percus-
sione. La spada d'Arturo re de'breltoni
fu appellata Caliburna,G la regalò a Tan-
credi re di Sicilia. Benché si racconti che
Enrico I l' Uccellatore ebbe da Ugo Ca-
peto re di Francia la spada, di cui ser-
vivasi Costantino I il Grande, \\ (piale nel-
l'impugatura vi avea inserito uno dei
Chiodi onde fu tinflilto sulla croce il Re-
dentore, tuttavolla nel n.°55 delle Noti-
zie del Chracas del 1 8o8,citaledallostes-
so Cancellieri, fu riferito che il gra 11 si-
gnore avea donatoal generalSebastiani li-
na sciabola, che si pretendeva essere quel-
la slessa di Costantino I, la quale conser-
va vasi nell'arsenale ottomano. La lama
era un damaschino, quasi nulla ricurvo,
sul ipaale vedeasi da una parte incrosta-
ta la figura in oro della U. Vergine , e
dall'altra quella di s. Michele, con vari e-
legauti lavori all'Agemina, econ un'iscri-
zione greca incisa lungo la lama: ma l'im-
pugnatura era moderna, e tutta guarni-
ta digrossi brillanti. Gio. Casti iota detto
Scanderbergh reo principe d'Albania, di
Ispiro e d'i Croja, di cui Cancellieri ripor-
ta un catalogo di scrittori die ne descris-
sero le gesta valorosissime, in difesa dei
cristiani d'Albaniu(/~.),l\i il terrore ella-
gdìo de' turchi, per attribuirsi uua virtù
SP A
soprannaturale alla sua scialila, per la Coi-'
za straordinaria che dimostrava con essa
in ogni pugna. Perciò il Formidabile con-
quistatore Maometto II, contro il quale
combatteva, gliela richiese e l'ottenne. Ma
essendosi accorto che india avea di par-
ticolare la rimandò con disprezzo, fàcen-
doglidire:Che ne avea delle migliori, col*
le quali però ninno era capace di far le
sue prodezze. Egli subito rispose: Che non
dovea meravigliarsene, perchè avendogli
mandata la sua scimitarra, non gli avea
conessa mandatoancheil suo braccio. No-
terò con Thjulen, Dialoghi nel regno dui
morii 1. 1 ,che Scarnici bergli col vigoroso
suo braccio tagliava con un sol colpo di
sciabla la testa al più gran toro, e che nac-
quecolla figura della spada pei lèttamente
delineata sul braccio diritto, col quale o-
però poi tante strepitose imprese da eroe
cristiano. Questa famosa sciabla venuta in
potere de' turchi, fu donati dal general
Korafà albanese a Carlo Borbone re del-
le due Sicilie e collocata nell'armeria rea-
ledi Napoli. Ivi fu pure conservata la spa-
da che Luigi XIV re di Francia consegnò
al nipote duca d'Angiò quando l'inviò re
nella Spagna e fu Filippo V, il quale poi
la die al re Carlo suo figlio Dell'inviarlo
al regno di Napoli, che divenuto Carlo 111
re di Spagna, nel recarvisi lasciò in Na-
poli la spaila eil regno al figlio Ferdinan-
do IV. Altro ferro illustre, conservato un
tempo in Napoli dal duca dì Montallegro,
èia spada del famoso Cesare Borgia (f.)
duca Valentino, figlio d'Alessandro VI, e
di cui riparlai in tutti i luoghi che con-
quistò. Quest'ambizioso, crudele e valo-
roso principe, ebbe per impresa il motto:
Aul Caesar, Aut Nihil, il quale fu inci-
so d'ambe le parti della lama tutta ara-
bescata.Questa famigerata spada fu acqui-
stata prima dal celebre ab. Ferdinando
Galiani,che la lasciò in legato per il prez-
zo di 3oo ducali a iti".1 Onorato Gaeta*
ni de'dnehi di Semionda, il quale acqui-
standola avea ideato collocarla nella roc-
ca di Sermoneta dal Curgia assediata, e
SPA
3
il quale avendo impugnato le armi con-
tro la famiglia Gaetani, fece morite vari
ili essa; a tale effetto il prelato fece com-
porre dal p. Massimiliano Gaetani d'A-
ragona gesuita, quell'iscrizione pubblica-
ta da Cancellieri , che assicura essere la
spada in possesso de'Gaetani. (>>scrva in-
oltre, che in Napoli fu già altra famigera-
ta spada nel palazzo di Ferdinando Fran-
cesco d'Avalos marchese di Pescara, oltre
i famosi ed esistenti 7 arazzi disegnali da
Tiziano, contornati sul disegno di Giulio
Romano 0 di Tintoretto,e rappresentan-
ti la memorabile battaglia di Pavia, \n cui
fu fatto piigioniero Francesco! v-edì Fran-
cia, che consegnò la spada al marchese di
Pescara generale dell'esercito di Carlo V
e al quale la mandò col magnifico padi-
glione del re suo emulo. Ma l'imperato-
re, dopoaver fatto fabbricare in Fiandra
i delti arazzi, de'quali nel voi. LV, p. a 4 3
indicai ove ne parlo, li donò insieme al-
la spada e altre armi, ed al padiglione, al
detto marchese. Non debbo tacere, come
rimarcai anche a Sicilia, che Francesco
I nel divenir prigioniero non volle ren-
der la spada che al viceré di Napoli Car-
lo Lannoy , il quale subito si staccò dal
suo fianco la propria spada e graziosa-
mente la presentò con nobile trailo ca-
valleresco al re. Dice Cancellieri, che ta-
le spada è simile ad uno de' 6 spadoni,
diesi portano sguainati sulle spalle dagli
Svizzeri ( /x.),per rappresentare i G canto-
ni cattolici (ora i cantoni cattolici sono ij),
intorno alla Sedia Gestatoria del Papa.
Riferisce ancora che la spada di France-
sco I, col cimiero e usbergo di ferro del
medesimo, si conservarono nella nobilis-
sima famiglia del Vasto e Pescara, sino
all'ingresso de'francesi inNapoli nel 1 8o(>,
dopo di che tutto fu trasferito nel palaz-
zo del principe della Roccella, uno degli
eredi diCristoforo Saliceti. Portentose me-
raviglie contiene, sulla spada di Gusta-
vo Adolfo re di Svezia, tenore di Ger-
mania nel secolo XVII, la Triga Disser-
lalionuiìi Georgi J1 allindi- gladio ma-
14 SPÀ
£Ùy> Gustai'! Adolphi svccomm regis ,
Lipsiaei 726. Enrico IV re ili Francia do-
po la battaglia d' Ivry, in contrassegno
d'amicizia, mandò in dono alla repubbli-
ca veneta la sua spada, di cui erasi ser-
vilo nelle clamorose sue guerre per la
conquista del trono die gli si disputava.
La medesima fu richiesta dal conte di Lil-
la, poi Luigi XVIII, mentre si tratteneva
in Verona, con quella magnanima rispo-
sta, data all'intimazione propostagli da
quel Umoroso senato a' 1 3 aprile 1 7()G,di
partii e dal suo territorio per riguardi po-
litici. Je partirai j mais f esige, qu'on me
presente le livre d'or, pour que c'en ef
face le noni de ma fami Ile, et qu'on me
rende l armare, doni l'amilic de mon a-
ieul Henri IV avait fait don à la repu-
blique. L'invitto Giovanni III Sobieski re
di Polonia.dopo aver liberato Vienna dal-
l'assedio de'turcbi, tributò al santuario
della B. Vergine di Loreto la sua scia-
bola unitamente alla conquistata bandie-
ra di Maometto. Nel 1798 tale sciabola,
spogliata delle pietre preziose di cui era
guarnita l'impugnatura, nella general di-
spersione di tutte le cose, venne in pote-
re del romano console Liborio Angeluc-
ci, il quale la consegnò al general Dora-
browski insieme allo stendardo, ebe fu
condotto inRoma colla scorta di 1000 po-
lacchi. La spada di Federico II il Gran-
de re di Prussia, fu resa immortale dal-
le sublimi ottave del celebre poeta Mon-
ti. Nel 1 808 Asker-Kan ambasciatore del
re di Persia, fra i ricchissimi doni offerti
all' imperatore Napoleone I, gli presen-
tò le sciable di Tamei lano e di Tliamas-
Kaulican, altri famosi conquistatori. La
l.'era ricoperta di perle, gemme e pietre
preziose; la 2/ era semplicissima: ambe-
due però aveano le lame indiane d'una
grana finissima, con arabeschi in oro. Es-
sendosi recato il principe Napoleone in
quest'anno 1 8 j>4 a"a guerra d'oriente
contro Russia, legasi nella Sentinella di
Tolone,cbe la sciabola del principe è quel-
la stessa già poi tata dal suu ziobonaparle,
S P A
poiNapoIeonel, nel la spedizione d'Egitto.
A Reliquie, parlandodelle profane, notai
vari oggetti appartenuti a personaggi fa-
mosi, eccessivamente apprezzati dagli li-
ni, ed esecrati dagli altri. Ouanto ai do-
nativi delle spade cavalleresche d'onore,
che sogliono fare a capitani illustri i so-
vrani, le città, i corpi militari e altri, e
delle quali parlai in piìi luoghi, qui sol-
tanto mi limiterò ad inserire quanto si
legge nel n.°i4i del Giornale di Roma
del 1 8 j3.»Nel 1849 subito dopo la presa
di Roma(I\) fu aperta in Lione (già det-
ta Roma francese, come Mouaco, Roma
germanica) una sottoscrizione per pre-
sentare una spada al general Oudinot de
Reggio che avea diretto quell' impresa.
E' una spada detta cavalleresca, rappre-
senta una croce, la cui lista inferiore è la
lamina. Sulla sommità del pomo si vede
Gesù Cristo in alto di presentar le chia-
vi a s. Pietro e d'instituir la sua Chiesa.
In una faccia dell'elsa fu posta una sta-
tuetta di Carlo Magno: più sotto lo scu-
do ripiegato verso la lamina in forma di
cartuccia rappresenta la consegna fatta
a sua santità Pio IX delle chiavi di Ro-
ma (in Gaeta, onde nel voi. LI X, p. 1 8,
rimarcai una singolare coincidenza) dal
general Oudinot accompagnato dal suo
stato maggiore (il cui busto marmoreo
pel cardinal Tosti scolpìegrcgiamenle al
vivo il valente Amici scultore del Sepol-
ero di Gregorio XVI). Sulla linea mede-
sima all'estremità de' bracci due meda-
gliette rappresenlano,a dritta la cattedra-
le di Lione, a sinistra le armi di questa
città. Sulla parte iuferiore dello scucio sfa-
villa il ritratto del general Oudinot. Sul-
la lamina, ove esce dallo scudo,si veggo-
no incrostate le armi del generale e sul-
l'orlo dello scudo si legge l'epigrafe: Fi'
dei Christiani Genio Ducis Virtuti. lìJi-
///«.Dall'altra parte della lamina furono
disposti i seguenti emblemi: la statuetta
di Costantino I; la battaglia di Costanti-
no 1 contro Massenzio sul ponte Milvio;
la veduta di s. Giovanni di Luterano; le
S P A S I» A j 7
armi di Ruma alle estremità de'braccij g io, é l'espressione di questi sentimenti di
il busto di Pio IX sotto lo scudo con (jitc- riconoscenza. Opera di un liooese, effetto
sta iscrizione: durissimo Duci Oudmol dell' iniziativa lionese, confonderà, »pe«
Titillo Regicnsis Roma Expugnata Pria, riamo, nel vostro cuore la memoria di qiie*
Kal.Jul. AnuoDni.ìS^q. Il manico e le ste due Rome. Graditela quale attestato
delicatecesellature die lo etiopi ono sono della nostra gratitudine e delle nostre vi-
di finissimo acciaio nel suo colore natio; ve simpatie, e permettelici che nell'offe-
le statuette d'argento dorale, le mappe l'ir vela in nome di tutti ci contentiamo di
delle armi e le vedute de'monumeuli, il dirvi queste semplici parole che il peusie-
tutto parimenti indorato, sono in campo io di tutti ha inciso sull'acciaio. Alla fe-
lli smalto celeste. Gli ornamenti che iu- de del Cristiano! Al genio del Capo'. Al
quadrano i due piccoli rilievi dello scu- coraggio del soldato! Il sig. Bouillée alla
do sono annodali all'intorno da hotton- sua volta espose le vive simpatie acqui-
celli d'oro e di smalto, l'uno de'quali re- state dal general Oudinot duca di Reg-
na la seguente iscrizione: Roma Liberata gio per l'impresa di Roma, e pe'servigi
Plaudente G alitar um Roma; e l'altra il che prestò a'Iionesi l'armata delle Alpi,
monogramma di Cristo, il A e VR greci della quale il general Oudinot fu l'orga-
inlrecciali. Il fodero è d'acciaio incrosta- nizzalore e i. "comandante incapo. Il ge-
lo d'arabeschi d'argento e d'oro. Il tutto nerale rispose. Signori, con gravila e gen-
è rinchiuso in una cassetta d'ebano levi- tilezza sanzionatemi slabilmenlefatliin-
gato, in forma essa pure di spada, colle contestabili, de'quali però lutto il men-
armi del generale smaltatesupi a una le- lo deesi attribuire alla Provvidenza. IVel
ga d'argento a platino. Una delegazione 1848 la Provvidenza mi disegnò a colli-
di signori lionesi andò a Parigi, e il 3i battere con successo, alla testa dell'eser-
maggio offerse al general Oudinot la sud- cito delle Alpi, le passioni anarchiche, ai-
detta spada: la deputazione era compo- torà sì minacciose alla bella patria nostra.
sta del sig. conte d' Herculais , del sig. L'anno successivo, la Provvidenza si de-
Bouillée magistrato in ritiro, del conte di guò farmi strumento de'suoi disegni per
Havelt, del sig. Fabiseh scultore, del sig. lo compimento d' una grande impresa.
Penin, e del sig. Hi vernai redattore deb Quest'ultimo avvenimento, oggetto delle
la Gazette de Lyon. 11 sig. Eli verna t co- vostresimpalie,fu, voi lusapete,giudicato
sì parlò: Generale! Mentre tulla intiera iu diversi modi. Souvi uomini che quali-
la cristianità applaudiva al glorioso fallo ficano di delitto politico il ristabilimento
d'armecheliberò Roma dal giogode'suoi dell'autorità temporale della s. Sede (su
oppressori, e restituì il sommo Pontefice di che può vedersi Sovranità della s. Se-
alla sua sede, spettava alla Roma delle de). Questo delitto io l'ho davvero coni-
Gallie di essere l'iniziatrice dementimeli- inesso, dacché non ho diviso con chicches-
ti di riconoscenza dovuti all'armata di sia la responsabilità del comando; e mei
spedizione ed al suo illustre generale in recai a gloria iu quell'epoca nella quale
capo. Questo pensiero che trovò un eco era forse temerità sfidar la violenza dei
generale nella nostra Francia rimasta le- parliti. Appena si arrese Roma, volle da-
delealla fede de'suoi padri, fu accoltocon re la città di Lione con una soscrizione
maggior premura ancora dalle contrade nazionale un luminoso alleslatodi stima
ch'ebbero la fortuna diessere la culla del- al general iu capu dell'armala dell'Alpi
la vostra famiglia, e dall'armata, di cui e dell'annata d'Italia. Di questo appello
il vostro nome è una delle più care glo- si fece conto. Io accetto oggi con piacere,
rie. La spaila che oggi vi presentiamo, e e come un patrimonio comune a miei
di cui vi compiaceste accettare l'omag- compagni d'arme, la spada lioucse. Po-
,(-, SPA
«la rimpelfo alle gloriose insegne di mio
patire, e allato alla spada offèrta mi dal*
la dttii di Roma (al quale articolo a ven«
do narrato In sua espugnazione, tlissi pu-
re della medaglia coniala in onore del-
l'Ondino! e delle altre dimostrazioni fat-
te ddla municipalità romana), non solo
appagherà la vista, ma darà seri i ammae-
stramenti. Questa meravigliosa opera di
arte e un'eloquente pagina di storia: at-
tcsta una volta di più che non son peri-
te uè periranno in Francia giustizia e vir-
tù. Altiero del sulTrogio vostro, o signo-
ri, pago d'una ricompensa che pone il col-
mo alla ambizióne di soldato e di catto-
lico, io non saprei trovare espressioni a-
dequalea manifestarla riconoscenza, on-
de son penetrato verso la generosa ini-
ziativa della città di Lione. E debbo di-
chiarare, che il nome de signori soscrit-
tori sempre sarà presente al mio pensie-
ro, caro alla mia memoria e scolpito nel
mio cuore". Quanto alla spada che dice-
si offèrta da Roma, temo sia avvenuto
qualche errore tipografico, non e>sendo
stata elfettuata. Imperocché alcuni roma-
ni eransi è vero uniti per offrirla, ne fe-
cero fare il modello decoroso e cisellato,
tua dipoi l'associazione si sciolse, uè ebbe
luogo il propostosi omaggio. Il trarre la
spada dal fodero è segnale di guerra. Leg-
go nel n.3 82 del Giornale di RomaiS5/{.
» La dichiarazione di guerra (la ricor-
data d'oriente e dell' Inghilterra contro
Russia) olliciale è stata proclamata ieri
a Southampton. A mezzodì la bandiera
reale è stata inalberata alla finestra del
palazzo di città, e ben presto il maire in
abito di costume, il segretario, l'usciere
ed altri membri del consiglio municipale
sono venuti al balcone, ove il segretario
ha letto la dichiarazione di guerra della
regina all' impelatole di Russia. Finita
la lettura si è tratta dal fodero la spada,
come simbolo dello stato di guerra. La
folla, che dal basso del balcone era ve-
nula a sentire, ha applaudilo, allorquan-
do la spada fu tirata dal fodero". Un lem-
S I' A
pò i combattimenti guerreschi si faceva*
no principalmente colla spada, e da'qua*
li emergeva l'eroico coraggio e il nobile
valore. < )ra l'ingegno umano f.i sforzi per
distruggere senza combattere con tale fer-
ro, con que'micidiali trovati che deplo-
rai a SoLOtTo. Altre fatali invenzioni si
leggono nella Civiltà cattolica, 2.* serie,
t. "), p. 7o5,e nel t. 6, p. 22 1 ,ove leggo
la descrizione del fucile esplodente ad a-
ria compressa, e che il gettito de'piom-
bi di quella bocca di morte può parago-
narsi ad un perenne zampillo schizzato
con gran forza da impetuoso sifone: ol-
tre al potervisi lanciare 5oo palle per mi-
nuto, la precisione del colpo può dirsi
matematica. Parla pure d'un altro ter-
ribile schioppo, vomitante una grandine
di palle smisurata. Però queste macchi-
ne infernali di rado ponilo adattarsi ad
uso de' combattenti. Pare che gli areo-
nauti co'loro palloni vogliano prendere
parte alle guerre, per fulminar dall'alto
i combattenti ! La notizia si legge nel Sie-
de, e riporta il n.° 128 del detto Gior-
nale Hi Roma.
SPADA. Ordine equestre di Cipro.
V . Silenzio.
SPADA DI S. GIACOMO. Orami
cavallereschi e militari di Spagna e Por-
togallo. V. s. Giacomo della Spada.
SPADA oMERlTO MILITARE. Or-
dine equestre di Francia. V. voi. XL1 V,
p.2Ì3.
SPADA o SPADACCINI odelle DUE
SPADE. Ordina equestre. V. Porta spa-
da, Prussia, Polonia.
SPADA oSPADE. Ordine equestre di
Svezia. Da diversi scrittori si crede isti-
tuito da Gustavo I Wasa re di Svezia,
per difendere i dogmi e l'ortodossia del-
la religione cattolica contro le deplora-
bili eresie di Lutero, verso il 1 528. Pare
che fosse corta la sua durata, perchè sov-
vertito il re da'medesimi perniciosi erro-
ri, sbandi fatalmente dalla Svezia (P.)
il callolicismo, e v'introdusse la pestile-
1 u credenza de Lutcruni(t ^.Discrepanti
SPà
sono le opinioni sull'insegne ili quest'or-
dinecavalleresco: alcuni dicono che si for-
mavano da due spade incrociate}aotto le
<pi,di ve n'era una pendente colla pun-
ta volta all' ingiù' altri pretendono che
fosse composta la decorazione di 4 spa-
de incurvate e rivolte colla punta le une
contro le altre, aggiungendo che nel bor-
do del collare vi fosse un balteo, ossia cin-
tura o porta spada; altri che intorno al-
le spade vi fossero de'baltei, e nella par-
te inferiore di ciascuno di essi vi fosse al-
tro balteo in cui era posta una spada. 11
p. Bonarini, Catalogo degli ordini eque'
stri e militari a p. 38, ne riporta la fi-
gura espressa in forma di collare compo-
sto di due spade incrociale con lacci, e
nel mezzo del petto ne pendeva altra. Av-
verte col Mennenio, Delizie degli ordi-
ni equestri, che più volte a quest'ordine
fu mutata l' insegua, poiché i cavalieri
inalberavano uno scudo io cui era nel
mezzo u\ì leone rosso con intorno 3 co-
rone e 3 campanelli del colore di rose; nel
cimiero aveano una corona murale d'ar-
gento, ornata di piume verdi e sopra due
galli rossi. Elia Asmole dice che l'abito
de'cavalieri era ad arbitrio di ciascuno.
A'?.8 aprile i 748 anni versario72. "dell'e-
tà del re Federico I, questi lo rinnovò;
laonde ora è un ordine militare per ri-
compensare il valore, i lunghi e utili ser-
vigi, e per servire di memoria della bra-
vura degli antenati. Il celebre re Gusta-
vo 111 nel 1772 alle 3 classi dell'ordine
aggiunse la 4-*; indi Gustavo IV Adolfo
forinogli statuti a'26 novembre 1 798, ai
quali fece alcune aggiunte re Carlo XIII
a'cilugho 1 8 i4-AttuaImentel'ordinedel-
le Spade di Svezia è di viso: 1. "in commen-
datori fregiali della gran croce, dignità
che si conferisce in tempo di guerra, ov-
vero quando il re ne decora un principe
del sangue, a cui viene aflidato il coman-
do dell'esercito del regno; 2. "in commen-
datori che almeno debbono essere co-
stituiti nel grado di generale, e per dirit-
to di nascita*! principi della famiglia iea-
S P A 1 7
le; 3." in cavalieri grancroci della i." clas-
se , i (piali per lo ineito debbono essere
maggiori generali, ed avere il merito e
le insegne di generaledi divisione^ 4° in
cavalieri grancroci dellaa.'classe,chedeb<
bono andare almeno insigniti del grado
di colonnello, ed aver servito contro il
nemico in qualità di capo di battaglione;
5.°m cavalieri militari costituiti non me-
no della qualifica di capitani , con aver
servito 20 anni in pace, mentre una cam-
pagna militare viene valutata per 2 an-
nidi pace. L'ordine ha rendite, che si ri-
partono in pensioni dal capitolo dell'or-
dine stesso.
SPADA Bernardino, Cardinale. Nac-
que in Brisighella da Paolo e da Daria
Albicini,neli594,in una villa suburbana
di Brisighella, delizia rurale de'suoi ge-
nitori. Questa illustre famiglia di remota
origine, almeno per 9 secoli, è oriunda
di Gubbio, poi diramata iu varie parti,
principalmente in Romagna, Bologna, e
Roma ove possiede il Palazzo Spada(P.)
assai importante per l'ubicazione e per
quanto rilevai in quell'articolo. Questa
celebre casa che porta ancora l'onorato
cognome ile' Feralli (fr.),è ricca di fondi
e possedimenti, già con giurisdizioni feu-
dali e civili sopra molti castelli; e preclara
per parentele,onori ealtre distinzioni, poi-
ché iu essa fiorirono moltissimi uomini
chiari per dignità ecclesiastiche, per ca-
riche civili, per gradi militari, a cagione
de'quali suona il nome suo singolare fra
i più riveriti e nobili dello stato papale,e
della quale scrissero molti,e da ultimo e-
gi egiamente il eh. Gaetano Giordani, uno
de'più profondi eruditi che ora vanti l'I-
talia, comesi ammira nellesueopere,cioè
con l'opuscolo che ricordai al i."de'citati
articoli. Con questo opuscolo storico-ar-
tistico, sono eziandio descritti l'amplia*
zione e gli ornamenti non ha guari ese-
guiti nel nobile palazzo Spada di Bologna,
«ibi tato dal principe d. Clemente (principe
romano e di Castel Viscardo, marchese
di Muuliauo, Montevesco vo e s. Giovanni
VOL. LXYUI,
i8 SPA
in Squartatolo, conte di Viceno e Ron-
cofreddo, grancroce di s. Gregorio I, ca-
valiere di Malta, ciambellano dell'impe-
ratore d'Austria), ed eseguiti per suo or-
dine; si rammemorano le gesta degl'in-
dividui più distinti derivati da sì antico
e chiaro lignaggio, per molti titoli insi-
gne e benemerito, con copiose notizie ri-
cavate dalla sua scelta biblioteca e dal
domestico pregevolearchivioesistenti nel
medesimo, ed altre bibliografiche. Eb-
be diversicognomi, Spada, Armuzzi,Cat-
tani, Zampeschij Spada Lunga, Azoni,
Azolini, dal Ile; e l'odierno suo stemma
gentilizio ha 3 spade a traverso in campo
rosso colle impugnature poste in alto, a
chi le guarda dalla parte sinistra, e colle
punte inclinate alla pai te destra dello scu-
do,sopra il quale stanno 3 gigli a linea ret-
ta iu campo celeste. Questo stemma tro-
vasi quasi sempre unito a quello de' Veral-
li, e per maritaggi talvolta inquai tato con
altri delle principali ptosapie d* Italia o
d'oltremonte. Bernardino fornito di bel-
l'ingegno e di memoria sorprendente, si
diede a' buoni studi, e in Roma ove l'in-
viò il padre fece progressi nelle lettere,
ed ebbe la laurea di dottore, quindi sali
in fama di dotto giureconsulto e di let-
terato. Sotto Paolo V si pose in prelatura,
diventò segretario apostolico, referenda-
rio delle due segnature, abbreviatole del
parco maggiore, e vicario della basilica
Vaticana. JN'el pontificato di G regorio XV
s'impiegò nella curia romana, e fu po-
nente di buon governo e di consulta, chie-
rico di camera colla presidenza della gra-
scia, non che giudice sopra le cause ri-
guardanti la basilica Liberiana,per desti-
nazione dell'ai cipi eie cardinal Borghese,
e pare che lo fosse pure della basilica Vati-
cana,secondo i continuatori di Ciaccouio.
UrbauoVlU poco dopo la sua esaltazione
lo dichiaròarcivesco vodiDamiata in par-
libus e nunzio di Parigi, Così verificando
quanto aveagli predette essendo cardina-
le. Pertanto in Francia con felicità e pi u-
deuza condusse a buon fine aliali gelosi
SPA
e importanti , per cui si guadagnò ono-
revole riputazione, che sostenne durante
tutta la sua vita. In ricompensa dell'in-
signe suo merito, nel 2.° anno della nun-
ziatura, il Papa a'iq gennaio 1G26I0 creò
cardinale dell'ordine de'preli, rimanen-
do un «.Iti o anno presso la medesima, per
concludere negozi d'alta importanza Re-
catosi in Roma nel 1627 ebbe per titolo
la chiesa di s. Stefano al Monte Celio, e
successivamente fu ascritto a quasi tutte
le congregazioni cardinalizie, colla pre-
fettura di quella de'confini, e fatto pro-
lettore degli ordini cisterciense, premo*
strateuse, de'iniuirui e de'cappuccini, di
Cesena, di Forlì e altri luoghi. Nel me-
desimo anno fu dichiarato legato di Bo-
logna, ove subito spiegò attitudine nel go-
vernare, saviezza e magnificenza. Quie-
tò tumulti e sedò discordie cittadine, e
cooperando a paci private ristabilì il buon
ordine, proteggendo validamente le scien-
ze, le letlere e le arti : visitava sovente
le stanze de' pittori Guido Reni, Guer-
rino, Albani, Tiarini, Curii e altri arti-
sti, acquistando da essi e commettendo
loro diverse opere, comechè amorevolis-
simo di essi, ed in ispecie de'due primi.
Per volere d'Urbano Vili neli628 pose
lai.1 pietra della foltezza Urbana a'eou-
fini del Bolognese e del Modenese, pres-
so Castel Franco, e gettò nelle fondamen-
ta medaglie d'argentoedibronzo.A vendo
terminato il triennio della legazione , il
Papa lo conferì al nipote cardinal Bar-
berini, e per la stima che faceva del car-
dinal Spada ve lo lasciò con grado di col
legato, ed ambedue fatte atterrare le mu-
ra di Castel Franco, ne applicarono le
pietre e le macerie alla fabbrica del forte
Urbano. Per la memorabile peste che tan-
to travagliò neh (J3o Bologna, spiccò l'at-
tività e l'intelligente zelo del cardiuale, a
vantaggio della città e territorio, con ot-
timi e sapientissimi provvedimenti, e ne
ricevè pubbliche dimostrazioni di meri-
tata riconoscenza, non a vendo risparmia lo
fatiche e pericoli, dimostrandosi o\ inique
SPA
intrepido. Sollo i suoi auspicii e del car-
dinal Barberini, in Bologna li aprì o al-
largò la nuova via Urbana ; e per cura
.«pedale del nostro porporato, si ampliò
e ornò con dipinti la sala Urbana nel pa-
lazzo pubblico, con l'erezione del busto di
brooiodi Urbano Vili suomunifico pro-
tettore, di die si fa onorevole ricordanza
nel f. icj, p. ? i ideU'/flbuni di Roma, nel
descriversi quanto decorosamente di re-
cente fece eseguire mg.1 Bedini pro legato
di Bologna e commissario delle legazio-
ni, nel restituire tal sala all'antico suo
splendore, e poi inaugurata con gran so-
lennità. Ancbe il n.°f)4 de\Y Osservatore
Homano dei i852 descrive e celebra col
cardinale la restaurata sala Urbana, non
die la vicina aula ebe il prelato volle de-
dicala al suo augusto concittadino il re-
gnante Pio IX, prima essendo del tutto
disadorna, e per lui ora da vaghi e nuo-
vi ornamenti resa degna di singoiar men-
zione. In Bologna il cardinale Spada, da
Romagna trasportò una parte di sua fa-
miglia, e maritò le sue nipoti a 3 nobili
bolognesi, da'quali era amato per le sue
singolari virtù e per le benemerenze ac-
quistate nella città, ove lasciò altre me-
morie in nuovi abbellimenti e comodi.
Tornato in Roma, pei l'acquisto fatto del
palazzo, d'allora io poi denominato Spa-
da., lo ampliò e aruccbì di ornamenti :
dice Cardella che oltre il prezzo di com-
prila, v'impiegò 55,ooo scudi, e che al-
la sua casa aggiunseGcastelli feudali. Nelle
controversie e rumori di guerre insorte
tra Urbano Vili e il duca di Parma pel
ducato di Castro, il Papa deputò il car-
dinale a'traltati di pace qual suo legato
a laure. Egli inoltre seppe frenare pres-
so Orvieto le armi ostili, e venire ad ac-
cordo conveniente. Dopo di che, il gran-
duca di Toscana Ferdinando II fattosi
mediatole, in prova di sua soddisfazio-
ne, donò al cardinale un baliaggio del-
l'ordine di s. Stefano nella Romagna pon-
tifìcia, il quale era degli Alidosi Cerniti,
deferibile a tulli i primogeniti della fa-
SPA ir,
miglia Spada in infinito. In Roma fu be-
nefico colla chiesa di s. Pietro in Vinco-
li, e lasciato il suo titolo passò all'ordine
de'vescovi suburbicari, e lo fu neli645
d'Albano, n'29 aprile l65a di Frascati,
ed a' 9.3 del seguente agosto di Sabina;
indi agli 1 1 ottobre i655 di Paletti-ina,
la quale diocesi visitò e accrebbe nella cat-
tedrale un beneficio fondato da Zenobia
Petrarchini. Avantidi lui si tennero molte
congregazioni, sulle proposizioni conte-
nute nel libro di Giansenio vescovo d'Y-
pri. Intervenne a'conclavi d'Innocenzo X.
e Alessandro VII, e morì in Roma since-
ramente compianto a'io novembre r 66 t
d'anni 68 non compiti, e fu sepolto nel-
la chiesa di S.Girolamo della Carità, nella
tomba di sua famiglia, senza alcuna fu-
nebre memoria, la quale però fu onore-
volmeute supplita nella chiesa di s. Ma-
ria in Vallicella, dove nella magnifica
cappella di s. Carlo Borromeo, pur gen-
tilizia della famiglia Spada, si legge un
illustre elogio comune sì a lui che al ni-
pote cardinal Fabrizio. Fu ammirato e
stimato come uno de'migliori porporati
componenti il sagro collegio dell'epoca
sua, per perizia nelle scienze, per ispirilo
di giustizia che risplendeva in ogni sua
azione. Beligioso e dotto, favorì con im-
pegno i buoni e virtuosi, e come d'animo
caritatevole dispose nel testamento che
2 5,ooo scudi s'impiegassero in opere di
pii soccorsi. Diffusamente trattò delle sue
gesta,riportandolediverse iscrizioni scol-
pile in suo onore in vari luoghi, l'enco-
miato Giordani, il quale eruditamente
riporta eziandio le importanti notizie de-
gli altri cardinali Spada, non meno dei
tanti illustri che fiorirono in quella ce-
lebre famiglia. Il Piazza ne\Y Euscvolo-
gio di Roma trat. 1 r ,cap. 1^: Della con-
gregazione Paolina, ovvero collegio Spa-
da, lo dice fondato da Paolo padre de4
cai di naie che dichiarò primo ani minisi ra«
tore, nel palazzo Spada di Uoma per .{.
giovani di Bi isabella o suo territorio, a-
bili allo studio della giurisprudenza ci vile
20 S P A.
ecanonicn,clie dovevano studiare in 4 an-
ni compresa la pratica ; disponendo che
l'avanzo del fondo stabilito pel loro man-
lenimento si distribuisse dall'amministra-
tore per dotare le zitelle, e in altre limo-
siue.
SPADACxio.BATTisTA.Crtrd/Wc.Pa-
triziolucchese,forsedi qualche ramo della
famiglia del precedente, ma non istret-
to parente, bensì nipote d'altro Gio. Bat-
tista insigne giureconsulto e appellato o-
1 acolo delle leggi. Compiti appena 9 anni,
mostrò singolare elevatezza di spirito nel-
le opere e ne'coslumi. KehGoG condot-
to a Roma dal detto zio avvocato conci-
storiale, a lui fu sostituito cpial coadiu-
tore nel i 6 1 8,e Gregorio XV nel 1 622 lo
dichiarò avvocato del fisco e della came-
ra apostolica. Urbano Vili nel 1624 lo
fece segretario del buon governo, con fa-
coltà di restare nel collegio degli avvo-
cati concistoriali, e poi nel 1627 lo anno-
verò tra'ponenti di consulta colla riten-
zione del mentovato segretariato, indi nel
1629 segretario della medesima consul-
ta. INeli63o gli fu attribuito l'incarico
di segretario della congregazione di sa-
nità, per vegliare acciò la pestilenza non
penetrasse in Roma. Avendo dato lumi-
nosi contrassegni d'integrità, saviezza e
prudenza, neliG35 fu fatto governatore
di Roma, nella quale grave carica perse-
verò quasi 1 o anni, nel corso de'quali fu
provveduto di un canonicato nella basi-
lica Vaticana, e insignito del carattere
di patriarca di Costantinopoli in parti'
bus. A' i3 luglio i643 per l'elevazione
alla porpora del segretario di stato Ce-
va, dallo stesso Cibano Vili gli fu confe-
litoquell'eminenteuflizio, e per lo spazio
di due mesi proseguì pure a fungere il go-
vernatorato. Fu sempre applicuti-simo
al proprio dovere, e indefesso nel dare
ndienza,ascol la 11 do tulli indifferentemen-
te senza confusione e senza impazienza,
non rimandando mai alcuno con asprezza
di parole e malcontento, anzi tutti con-
solava con bemgue maniere, studiandosi
SPA
di addolcire coll'afT.ibililà e cortesia del
trailo, (piando non poteva esaudire le ri-
chieste; onde la curia ammirava in lui
con tali pregi prontezza, diligenza ed e-
dificanle timore di Dio. Innocenzo X lo
dichiarò consultore del s. ollizio, votan-
te di segnatura , rettore dell' università
romana, e sul line del iG44 presidente
di Romagna (e noterò con Spreti die fu
l'ultimo presidente), dove lasciò tal de-
siderio di se, che in perpetuo monumento
dell'equità e dolcezza del suo governo,
gli fu dal pubblico di Ravenna eretta una
lapide nella piazza, che contiene un ma-
gnifico elogio di sue virtù. Ritornalo a
Roma, fu benignamente accolto dal Pa-
pa , il quale dopo tanto luminosa e la-
boriosa carriera ecclesiastica, non lo im-
piegò in altro che nel detto consultora-
to, e nell'officio di votante della segna-
tura di grazia, finché dopo 6 anni pre-
cipuamente a insinuazione del cardinal
FrancescoBai berini, già reintegrato nella
grazia d'Innocenzo X, in ricompensa di
tanti e sì grandi meriti che avea colla s.
Sede, a'2 marzo 1 654 finalmente lo creò
cardinale prete di s. Susanna; lo nominò
legato di Ferrara, e lo ascrisse alle pri-
marie congregazioni cardinalizie. Ritro-
vandosi nell'esercizio di sua legazione,ac-
colse ili. "fra tutti nello stato con eccle-
siastica magnificenza Cristina regina di
Svezia, e gli ambasciatori veneti che re-
cavansi a Roma per rendere ubbidien-
za al nuovo Papa Alessandro VII, alla
cui esaltazione contribuì, e così a quella
di Clemente IX e di Clemente X. Con
riputazione splendida di pio, savio e pru-
deute,inorì in Roma nel 1 Gyo.d'anni 68,
ed ebbe sepoltura nella chiesa naziona-
le di s. Croce de'lucchesi, nella cappella
de'ss. Apostoli, senza alcuna memoria.
SPA DA Fabrizio, Cardinale. Romano,
figlio d'Orazio marchese di Castel Vi-
scardo e di Maria Veralli, nato nel suo
feudo di Brisighella a' 17 marzo 1 643,
nipote del celebre cardinal Bernardino e
per cauto materno del cardinal Fabrizio
SPA
Veralli,si distinse pegli studi di glurispru*
densa nell'uni vei sita romana e ne fu lau-
reato, indi vestì l'abito prelatizio. Dotato
di pregiatissima indole, per natura pla-
cido e gentile, e per molta capacità d'in-
telletto, ancor giovane crebbe nell'amo-
re e nel credilo di Clemente X, die lo
nominò referendario delle due segnatu-
re, poi protonotario apostolico, ed arci-
vescovo di Patrasso in partibus, quando
nel 1672 lo mandò nunzio a Torino, do-
ve riuscì a meraviglia, per essere confa-
cevole a quella brillante corte la soavi-
tà desimi modi; ivi coti fervore si ado-
prò per ridurre gli eretici delle valli del
Tesino alta cattolica religione. Pe' suoi
distinti meriti fu promosso alla nunzia-
tura di Parigi, ove coi probi costumi e
colle squisite maniere rawivògliapplausi
di quella memorabile dello zio Bernar-
dino, ricevuto da Luigi XIV con mani-
festi segni di siogolar gradimento, e riu-
scì a lui ben accetto e stimato. Nelle dif-
ferenze insorte a Roma tra fi cardinal Pa-
lazzi, l'arnbasciatorediFrancia egli altri
diplomatici per le franchigie, il prelato
ne risentì disturbo e pregiudizio, e ne-
gli ondeggiamenti di quelle calorose di-
spute corse gran liscino di perdere la me-
ritata fortuna. Con abile destrezza usci-
tone a salvamento, in premio Clemente
X ai 27 maggio 1673 lo creò cardinale
prete di s. Calisto, e non già di s. Gri-
sogono come pretese Marchesi nel libro
del Protonotarialo , quantunque in se-
guito vi passò, e poi lo nominò prefetto
della segnatura di grazia, dice Giordani,
perchè quella di giustizia fu carica che
altri ritardano, cioè Giordani la dice con-
ferita da Innocenzo XI, ed il continuatore
d' Ughelli la protrae ad Innocenzo XII.
Indi Innocenzo XI gli affidò la presiden-
za e legazione d'Urbino, nel cui governo
di 7 anni riscosse il plauso de'popoli, at-
tesa la sua mirabile integrità, giustizia
e prudenza. Innocenzo XI I, per i'alta sti-
ma che faceva de'suoi talenti, appena e-
Ulto lo scelse a segretario di stato, e con-
SPA 2£
tinuò per tutto il suo pontificato. Quan-
tunque all'oliato dalle gravissimeoccupa-
zioni d'un tanto ministero, sapeva però
trovare nella mattina e nella seradueore
di tempo, per impiegarle in pratiche di-
vote e nella preghiera. Narra Cardella,
che dimesso il titolo (ed il continuatore
d'Ughelli seri vedi s. Prassede),ottenne da
Clemente XI nel 1 7 1 o (a* 1 9 febbraio re-
gistrò V Italia sacra, ed il Pettini nelle
Memorie Prenesline), il vescovato subiti'-
bicariodi Palestrina, colla prefettura del-
la segnatura di giustizia, e fu ascritto pres-
soché a tutte le congregazioni di Roma.
Non mancò il cardinale di recarsi più vol-
te a far la visita pastorale della diocesi,
ed ebbe il piacere d'erigere nella catte-
drale il 2 i.° canonicato, co'beni di Vin-
cenzo Salviati. Amoroso pastore, morì ai
1 5 giugno 17 17, di 74 anni, dopo essere
intervenuto a 4 conclavi. Deplorata ne
fu la perdita, e venne sepolto nella chie-
sa di ». Maria in Vallicella, nella cappella
di s. Carlo, dove alla sua memoria eres-
se onorevole iscrizione scolpila in marmo
nero antico con lettere d'oro, il prelato
nipote Bartolomeo Spada votante di se-
gnatura, chierico di camera e vicario del-
la basilica Vaticana.
SPADA Orazio Filippo, Cardinale.
NatoinLuccad'illuslrestirpe, nella pue-
rile età di 7 anni fu condotto in Roma
e posto sotto la cura e disciplina del pro-
zio cardinal Gio. Battista, per la cui va-
lida interposizione ottenne d'essere an-
noverato tra i camerieri segreti d'Inno-
ceuzoXI, e fatto ablegato apostolico per
portare la berretta cardinalizia al concit-
tadino cardinal Buonvisi, già nunzio di
Vienna, dove si trattenne oltre un anno,
nel godimento della più intima confiden-
za del nuovo porporato. Restituitosi in
Roma e nomi nato canonicoLiberia no, do-
vè aspettar lungamente favorevole occa-
sione peresser impiegato, e di dar saggio
de'suoi talenti e di quella molta destrez-
za che possedeva per trattare con buon
esilo i più ardui allarijfraltauto potè viep-
» a S P A S P A
più appi ofondirsi nellostudio delle scieu- ria, laonde restato senza carica, fu pro-
ze legali, finché da Innocenzo XII fu spe- mosso al la sede vescovile. Fi nalmen te (lo-
dilo iutermiiizio a Brusselles, dove ruol- pò tante laboriose fatiche, a' i 7 maggio
to giovò per mantenere e propagare le 1706 il Papa lo creò cardinale prete di
missioni cattoliche in quelle parti, a mez- S.Onofrio. Governata con apostolico zelo
zo delle quali molti si ridussero al seno e sollecitudine veramente pastora te per
della veraChiesa, poi todell'eterna salute. 7 anni la diocesi di Lucca, ad oggetto «là
Soddisfatto pienamente il Papa di sua evitar le controversie giurisdizionali ec-
condotta.pocodoponel i6()r)l'inviò min- citatesi tra lui e quel senato, fu trasferì*
zio in Colonia col grado d'arcivescovo di to da Clemente XI nel 1 7 1 4 n' vescova-
Tebe m^M>r/;'6u'(eome apprendo dal car* to d'Osi mo, dove ampliò l'ospedale, ao<
«linai Pacca, Memorie de nunzi di Colo- crebbe il numero delle parrocchie, visitò
nifi), e in taleoccasione come plenipoten- con estrema diligenza ed esaltezza la dio-
ziano pontificio dovè trasferirsi al con- cesi, celebrò neh 72 1 ilsinodo pubblicato
gressodi Ryswick in Olanda, ma non pò- colle stampe, e adempì le parti tutte di
te prendervi parte per l'opposizione ga- sollecitoezelante pastore. Dopo aver col
gliarda de'piotestanti, al dire di Cardel- suosnlfragiocontiibuitoall'elezionid'ln-
la, il quale lo fa passar quindi in Polo- uocenzoXW e Benedetto XIII, un colpo
ma e poi all'imperatore Leopoldo I, che apopletico gli tolse la vita in Roma a'28
10 ricusò per sospetti di parzialità della giugno! 724, di 65 anni, e fu tumulato
«.Sede a Francia. Invece il cardinal Pao- senza alcuna memoria nella chiesa di s.
ca riferisce, che nel giugno 1 702(lestinato Croce de'lucchesi, di cui avea la prole*
minziostraordinarioall'impei ial corte di zione. Coltivò una soda pietà, che lo rese
Vienna per le vertenze insorte tra casa assiduo alle funzioni di chiesa, dove non
d Ausilia e Francia per la successione di lasciò d'esigere la più minuta osservanza
Spagna, non vi fu ricevuto; poi passò nun- de'sagri riti, eziandio ne'minori chierici,
zio in Polonia e visi trovò ne'torbidi tem- Fu talmente premuroso della nitidezza
pi della guerra di CarloXII rediSvezia e pulizia de'sagri templi, che dopo il de-
contro Augusto II. Mollo si alfaticò/piau- sinare usava portarsi sovente nella cat-
tunque indarno, per dissipar l'assemblea tedrale, per osservare se i custodi aves-
di Varsavia, che la repubblica polacca seroesattamenteadempitoal lorodovere.
chiamava dieta; laonde vedendo inutili Nella preghiera fusi assiduo,che vi perse-
le sue proteste e diligenti industrie, ne velava più ore, congranderaccoglimento
pai fi. Seguendoli redi Polonia Augusto e tenera divozione. Promosse con inde-
II, che marciava alla testa delle sue trup- fessa vigilanza la disciplina del clero a nor-
pe, goffri moltissimo e corse gravi peri- ma de'sagri canoni, e fu geloso nella scelta
coli. La sua presenza nondimeno contri- de'parrochi probi e dotti; inoltre fu ve-
buì a mantener nell'ubbidienza regia pa- 10 padre de'poveri, tutore delle vedove
lecchi palatini e ottimati del regno, tari» e de'pupilli.
tosconvolto e disunito. Clemente XI per SPADA Alessandbo, Cardinale. Nac-
compensar la ripulsa di Vienna e la sua que in Roma a'4 aprile 1787 dal prin-
virtuosa rassegnazione, in contrassegno cipe Giuseppe e da d. Giaciuta Ruspolì
di stima nel 1 704 lo fece vescovo di Lue- de'principi di Cerveteri, perciò fratello al
ca sua patria, sede che vacava da \ anni sullodato principe d. Clemente, Venne e-
ptM 11:01 ledei cardinal Buon visi; ed è per- ducato alla religione, a Ila vera pietà e alle
ciò, che opino in favore del Cardclla, vale scienze, prima nel collegio di l'arma, e
11 dire chei.afunsc la nunziatura di Po- quindi nel collegio Nazareno di Roma.
Ionia, e poi fu destinato a quella di Vieti- Radicate uelsuo cuore ben fatto le radici
SPA
ili sì provvida instiamone, polè supera-
li' i pencoli e le vicende politiche, che a-
gitarono gravemente il dedinar del seco-
lo decursu ed i prÌDCipii del corrente. La
sua inclinnzioue allo slato ecclesiastico ed
a servire la s. Sede gli fece vestire gli a-
Liti prelatizi. Quindi, avendo l'io VII de-
signato uditore di rota il di lui fratello
mg.1 Leonida (altro Spada di questo no-
me ed uno de'di versi prelati di lai funi-
glia fu nel 1681 protonotario, referen-
dario dellcdue segnature, e reggente del-
la cancelleria apostolica) protonotario a-
postolico ei ."assessore del governo, si di-
spensò modestamente d'accettare tale no-
mina, [negando clie tale onorifico uffìzio
fosse accordato al suo minor germano A-
lessandro, che di recente erasi posto in
prelatura. Il Papa l'esaudì, ed a'27 giu-
gno 1 8 1 7 lo dichiarò uditore di rota, del
quale tribunale in processo di tempo di-
venne decano. In pari tempo molle chie-
se e sodalizi l'ebbero a primicerio e su-
periore, ove dimostrò il zelo pel culto di-
vino da cui era animato, e fu pure go-
vernatore della chiesa nazionale de' ss.
Oio. e Petronio de' bolognesi in Roma,
come si legge nelle Notizie isioriche del-
la medesima raccolte dal sommo erudi-
to Cancellieri. Il retto operare, la probi-
tà di giudice, il sapere, la carità «/biso-
gnosi, il procedere nobilmente, gli procac-
ciarono ammirazione e bella riputazione.
Il cardinal Annibale della Genga titolare
di s. Maria in Trastevere lo fece suo vi-
cario in quella basilica, e fatto poi arci-
pretedi s. Maria Maggiore lo nominò di
questa suo vicario, facendogli godere la
propria prebenda canonicale. Nel 1823 di-
venuto Leone XII, il cardinal Naro che
gli successe nell'arcipretato, ritenne il pre-
lato per vicario. Gregorio XVI in premio
della lunga eonorevole carriera fatta nel
tribunale della romana rota, nel conci-
storo de'2 3 giugno i834 lo creò e riser-
vò in petto cardinale diacono,indi ia quel-
lo de'6 aprile 1 835 lo pubblicò con que-
sto distiuto elogio, che ricavo dell'alio»
SPA a3
dizione originale che posseggo.'» Aleian-
ti rum e principibus Spada auditornin rn-
tae romauae decanum,praeclnris ingenti
animique dotibus pracdittim, qui perso-
nae dignitalem eximia religionii , fidai,
joslitiaeque integritate sustinnit ". Gli
conferì per diaconia l'insigne basilica di
s. Maria in Cosmedin; lo annoverò alle
congregazioni della visita apostolica, del
concilio, de'riti, della fabbrica di s. Pie-
tro, di consulta, del buon governo, del-
la laurelana e delle acque; e gli attribuì
le protettone dell'arcicoufralernite della
ss. Trinità econvalescenli,delGonfalone,
del ss. Sagramento in s. Maria in Tras-
tevere, del nobile collegio de'gioiellieri,
orefici e argentieri, della pia società Ma-
riana Filippina d'Urbino, del pio istitu-
to e ven. congregazione di s. Ivo di Ro-
ma, de'disciplinanti dell'Isola maggiore
di Perugia, de'comuni di Montiano dio-
cesi di Cesena, e d'Arlena nella delega-
zione di Viterbo (come si ha dalle Noti-
zie <// /ionia deh 843, p. 63). Inoltre di-
venuto camerlengo del sagro collegio,
zelatore delle sue sublimi prerogative,
nel 1 836 fece stampare in Roma la 6.a e-
dizione del dottissimo trattato: De Car-
di nalis dignità te etoffìcio Jeronymi Pia •
tiesocielate Jesu, ec. Nel 1840 Gregorio
XVI lo elesse legato apostolico di Forlì.
Mentre fungeva questa Iegazione,nacque-
ro alcune mole intelligenze tra il cardi-
nale e il governo pontificio, le quali fu-
rono superate dalla virtù del cardinale,
e dalla nota prudenza di Gregorio XVI.
Ritornato in Roma, poco dopo la sua sa-
lute alquanto si alterò,edopolunga epe-
nosa malattia, nelle ore pomeridiane dai
16 dicembre i843 morì in Roma nell'e-
tà immatura di 5j anni non compiti, la-
sciando tutto il proprio patrimonio a fa-
vore di cause pie edi pubblica beneficen-
za. Un. "io 1 del Diario di Roma, nell'ali-
nunziarne la morte, dichiarò: La sua per-
dita è stala compianta da quanti ueco
noscevano la virtù e la dottrina. Il se-
guente u.°i02 descrive, che le sue uiui-
24 SPA
tali spoglie, dopo esposte nel proprio pa-
lazzo.colla solita pompa funebre furono
trasportate nella chiesa di ». Maria io Val-
licela, ove fu tenuta cappella papale di
esequie, e vi pontificò la messa di requie
il cardinal Barberini, venendo poi tumu-
lato nella stessa chiesa, nella sua cappel-
la gentilizia, il che confermano le Noti-
zie di Roma del 1 844 a P- 86» ma senza
funebre memoria, perchè sepolto nella
nobile tomba de'suoi maggiorila cui cap-
pella essendo nelle pareti e pa vi mento in-
crostata di belli marmi,uon vi è luogo per
iscrizioni,come volli accertarmene perso-
nalmente.Nel n. Modelle .^ou'aiW/f'/g/or-
no di tale anno, G. B. A. ne pubblicò la
necrologia, nella quale tra le altre cose
si legge. » Un'indole avea sortito vivace
e un robusto temperamento: però da so-
la virtù dovette ripetersi quella inalte-
rabile pazienza, con che gli spasimi eb-
be sofferto del fiero morbo ond'era tra-
vagliato , quella perfetta rassegnazione
con che bevve a sorso a sorso il calice di
morte. Ma la sua luce non terminò nel-
la scintilla d'una fdcespegnentesi, nèdel-
lo splendore d'una vampa che se stessa
divora: dirò anzi meglio, che fu la sua
cotale una luce, che per brillanti raggi
lui morto ancora splende. Chiari la sua
virtù l'ultima di lui volontà. Meglio che
70 mila scudi legava a decoro del tem-
pio, a soccorso degli evangelici operato-
ri, a sollievo del povero, a sovvenimeu-
to del pellegrino, a premio de'suoi fami-
gliari. Chi ama la virtù, chi ne sente il
beneficio, faccia una prece per l'uomo vir-
tuoso e benefico! " Mi è noto che lasciò
1 0,000 scudi al sodalizio della ss. Trini-
tà de'pellegrini, il quale nell'ingresso del
«no edifizio gli eresse una marmorea i-
scrizione, dopo avergli celebrato decoro-
so funerale. Tra le altre solenni esequie
latte in espiazionedi sua anima, il n.°i o
del Diario di Roma del 1 844 descrive
quel le del nobile collegio ile'gioielliet i,o-
ivfici e argentieri, celebrate per gratitu-
dine utìh loro chiesa di s. Eligio.
SPA
SPAGNA, Hispania, Ilesperia, Ile-
ria. Regno e penisola di Europa, situato
tra 36° o' 3o' e 43° 4^ 4°"^' latitudine
nord, e tra i°o' 35 " di longitudine est, ed
ii°36' i5, di longitudine ovest. Occu-
pando la Spagna la parte maggiore della
penisola Iberica che forma l'estremità del
sud ovest dell' Europa, ha per limiti a
settentrione l'Oceano Atlantico e i Pire-
nei che la dividono dalla Francia, e la pic-
cola repubblica d'Andorre; all'oriente
il Mediterraneo; a mezzodì il Mediterra-
neo, lo stretto di Gibilterra e l'Oceano
Atlantico; all'occidente il Portogallo e
l'Oceano Atlantico. La maggior larghez-
za del reame di Spagna, da Llanza al set-
tentrione diRosesinCa talogna.ndAy mon-
te all'imboccatura dellaGuadiana nell'in-
tendenza di Siviglia, è58o miglia. La sua
maggiore larghezza, dal Capo Priore pres-
so Ferrol in Galizia, al Capo Gata nel-
l'intendenza di Granata, è di 5o2 miglia.
Altri danno a tutta la vasta superficie del-
la Spagna 20,000 leghe quadrate,owero
23, 5oo, e riferiscono che il famoso stret-
to ne disgiungono 1' estrema punta dal
continente africano. Le coste di Spagna
non presentano alcun'isola di grande e-
stensione,tuttavollaper la loro importan-
za e per molti rapporti vauno ricordate
la piccola isola di Leon, su cui trovansi
le città di Cadice e di s. Ferdinando, e le
isolette situate all'imboccatura del cele-
bre Ebro. Alla distanza poi di 54 miglia
dal Capo s. Martino nel regno di Valen-
za trovasi l'isola d'Ivica, la più occidenta-
le delle isole Ba leari, gruppo che compren-
de la detta isola, quelle ili Majorca, Mi-
noica, Formentera e alcune altre ancora
piìi piccole. Fra i differenti fiumi die ba-
gnano la Spagna, sono particolarmente
rimarcabili perl'estensionedel loro corso
i seguenti : la Bidassoa, il Nalon, il Min-
ilo, il Duero, il Tago aurifero ch'è il mag-
giore di tutta la penisola, la Guadiana pur
grande, il Guadalquivir o l'antico Boetis,
i quali mettono foce nel mare Atlantico;
la Segnra, il JucaP, il Guadalaviar, l'È-
S P A S P A i ~
bro, il Llobregated il Ter, che hanno io- va, Cariogena e Murcia, presso il Capo
ce nel Mediteranneo. Poca è l'importali- di Gala, nel monte Serial. Poche regio»
za de'laghi, sebbene freqnenti,e di Special ni ponno vantare al pari di questa peni-
menzione si ponno qualificare l'Allude- sola, i multiformi doni della benefica óa-
ra equel di Benavente. Sono pure di pò* tura, e quasi tutte le produzioni minerà-
co momento icanali di Murcia e di Guar« logiche più utili. Un clima purissimo, a
darama , meritando maggior riguardo nella più gran parte temperato, se le ag-
q nello che dicesi Canale Imperiale d'Ara- giacenze de'Pireneisi eccettuino dalle vi-
gona, dall'avello progettato e incomincia- cine continue nevi irrigidite, e le coste
to nel i 5i() l'imperatoreCai lo V, «.ebbene meridionali nel canicolare periodo av-
non sia stata l'opera compita che nel i 7 78 vampanti, infonde maschio vigorealle fer-
sotto il regno di Carlo 111. Per esso viene tilissimeglehe.ed atletiche forme e Straor*
facilitatala navigazione dclTEbro, ed ha dinaria robustezza agli esseri organizza-
qualche impulso l'industria dell'Aragona ti. Raccogliesi del grano in quasi tutta la
e della Naverra. Da qualunque lato si ap- Spagna,ed alcune provincie,segnatamen-
prodi a questo regno, l'aspetto delle co- te l'Aragona e i'Eslremadura, ch'è chie-
ste, tranne lo sbocco dell'Ebro, prepara matail granaio della Spagna, ne produco*
agli accidenti di terreno dell'intcrno:dap- noal di là di quanto si rende ad esse ne-
pertntto sono orlate di montagne. I Pi- cessarlo. Copiosi sono i prodotti del fiii-
renei, i Cantabri che ne formano il pio- mento, delle biade, del riso, della cana-
lungamento, i monti Iberici e le loro ra- pe, del lino morbidissimo, della seta, del-
niificazioni occidentali, la catena d'Estrel- l'uva da cui derivano vini squisiti e rino-
ia e la catena d'Ossa, la Sierra Morena e mati, essendo veramente magnifica lana-
la Sierra Nevada tono i principali sistemi turale vegetazione. Abbondanti sono le
di montagne della Spagna. Si avrà qual- piante d'ogni specie di frutti, di cedri, di
che idea della costituzione geologica del- aranci, di limoni, de'quali vi sono boschi
la Spagna se si noti che il rialto va co- di ragguardevole estensione; di palme
periodi Ibi-inazioni secondariedi gres, di dattifere, di gelsi, di olivi, di carrubi; ed
gesso, di sai gemma e di pietra calcarea oltre la lobbia, il zalFerano, la fragola,
delJura;chei Pirenei sono interamente vi sono accliminati e fioriscono il cotone,
granitici, che il calcareo domina ne'Can- l'indaco, il caffé, la canna di zuccaro. Ri-
labri, e soprattutto il clivo orientale del- spetto alla fiora spagnuola, èessa ricchis-
la penisola; che un granito grossolano di sima; le montagne ed i prati sono pieni
color grigiastro ed una pietra dura niac- d'utili piante medicinali,ed ornali di fio-
chiatadinerocostiluisconola catena del- ri bellissimi i giardini. Assai moltiplica-
TEstrella; che i monti di Toledo sono di ti gli alberi nelle Provincie marittime, la
granito; che i rottami della Sierra More- Galiziana legni da costruzione; sonoper
n a indicano una natura schistosa;che le lo contrario rari nelle provincie setten-
i in mensa sommità della Sierra ÌVevada trionali. Produce inoltre miele eccellen-
ti m pungolisi d'uno schisto micaceo tuoi- te, seta, cocciniglia. i\on ha il resto ii' Icil-
io brillante e moltodnro, e che una gran ropa forse cavalli migliori, almeno gli an-
partedi questa catena racchiude del mar- dalusi per la loro bellezza, e reggono pu-
ino. bisogna pur mes^ovare lelaudedel- re ad ogni paragone i muli, i giumenti,
la sierra d'Albarazin e di Ter uè! , ed i 7 e tutta la serie de'domestici animali, fra
crateri di vulcani che presenta il prolun- i quali furono già i conigli per la gran-
gamento de'monti Iberici, tra il Guada- dezza e per la moltitudine talmente cou-
laviar ed il Jucar. Trovatisi ancora altre traddistinti,che invalse a lungo l'opinio-
traededi vulcaui tra Aluia^roe Calutra- uè avere il paese derivato da tali anima-
a6 SPA
li, chiamali Spati in lingua fenicia, il no-
me di Spagna. Le foreste sono percor-
se da'bo vi, e le praterie da'selvatici e ter-
ribili tori: i bovi sono in buon numero
lieti* Estreinadura, Galizia e nell' Astu-
rie, dove pure si allevano grandi torme
di porci ebe somministrano squisiti pro-
sciutti. Principalmente sono rinomati i
buissimi velli delle numerose greggie, e
specialmente de' celebri merino*, le cui
razze ogni dì più propagate»! diffondo'
nonelle altre contrade. Fu il cardinal Xi-
mene* ebe introdusse nella Spagna mol-
te Diandre di pecotedel sud dell'Algeria,
perciò le lane di Spagna acquistarono
([«iella funacliebanno tuttora. Imperoc-
ché l'educazione delle bestie lanute vi è
accurata; gli armenti viaggiatori e deno-
' o no
minati tranihmnanles, frequentano nel-
l'estate i dintorni di Cuenca e di Molina
d'Aragona, di Soria e di Segovia. Si cal-
colano ascendere i merini a circa i 3 mi-
lioni, de' quali 8 stazionari, il resto nel-
l'estate passa dalle piauure calde alle re-
gioni montuose di temperatura più mi-
te. La carne degli agnelli dell' Aragona
e della Navarra è pregiatissima. Abbia-
mo di V. Dandolo, Del governo delle pe-
core spaglinole e italiane, e de' vantaggi
che ne derivano, Milano i 8^3. Altri fon-
ti d'inesauribile opulenza possiede la re-
gione. Ila ricche miniere, e cave di fini
marmi di tutte le qualità e bellissimi, di
alabastri, di smeraldi, di topazi, d'ameti-
ste, di rubini, di corniole, di agate e di
tante altre nobilissime e svariatissime
gemme. Lemiuiere numerosissime, se ne
contano 20 d'oro purissimo, 48 d'argen-
to, 8 di piombo e talune fra esse si po-
trebbero meglio chiamar montagne del-
lo stesso metallo, 1 idi cobalto, 32 di ra-
me, 1 6 di ferro bencbè quasi tutte le pro-
vince ne hanno, ed altre non meno im-
portanti di rame turchino, di vitriolo, di
piombaggine, di calamita, di mercurio,
di ginabro, di grafite, di stagno, d'accia-
io, d'antimonio, di carbon fossile, ed al-
tre ancora. 11 numero complessivo delle
SPA
miniere d' ogni specie si fa nscendrrc a
5ooo dall'ispezione d'Ona te. Male minie-
re d'oro e quelle d'argento, veramente
non sono assai abbondanti; il Tago , il
Sii e il Duero contengono particelle d'oro
ebe non vengono raccolte: le miniere di
Guadalcanal producono maggior quan-
tità d'argento; il rame e il piombo sono
abbondanti, eccellente lostagno della Ga-
lizia. I sali eziandio, il nitro, la soda non
iuancano,e le sorgenti frequentissime,cbe
in mezzo a tante minerali ricebezze zam-
pillano, riescono utilissime all'umanità
solferente. Ma lo splendido apparalo di
tanti tesori e di tanta feracità, non meno
ebe l'agricoltura, sono alquanto trascura-
ti per cause che poi dirò, essendovi parti
della contrada che presentano un aspet-
to triste, desolante e monotono, sia pei
terreni non dissodali, sia per la rarità del-
le piante, sia per le sleppe ignudeebe pre-
sentano,ed alcune limili per l'aspetto al-
le lande meno elevate del mezzodì della
Francia. Non trovasi inlspagna vermi uc-
cello, quadrupede, rettile, insetto die non
sia pure proprio alle contrade calde del-
la Francia e d'Italia. Sono sulle monta-
ne più alte orsi, volpi, cinghiali, caprio-
li, lupi -cervieri. Abbondano selvaggina
e pollame;! pesci d'acqua dolce sono mol-
tiplicatissimi; quelli diesi pescano sulla
costa lo sono anch'essi, ma si preferisce
il pesce dell'Oceano a quello del Medi-
terraneo.Ledivisioni politiche e topogra-
fiche della Spagna si ripartono in 3 i pro-
vince, che la maggior parte ricevouo i
nomi da' loro capoluoghi ; tuttavia un
uso generale e inveterato adotta ancora
un aulico spar timeuto in 1 o gratuli pro-
vince, alcune delle quali hanno titolo
di regno, altre sono le stesse che le prò*
vincie politiche. Nel 1822 le cortes o sta-
ti generali diSpagua decretaronoun nuo-
vo compartimento in li provinole, che
non è piti riconosciuto dal governo, laon-
de perchè si conosca la loro relazione, e
come furono comprese colle al tre di visio-
ni le porrò tra pai eutesi, distinguendo le
S P k
i o grondi provincie in carotiere corsivo.
Regno/li Galizia. Galizia provincia (Co*
logun, Lugo , Omise, Vigo). Regno di
Leon. Principato delle Asturic(Oviedo),
Leon (Leon, Villafranca), Toro, Za moia
(Zamora), Vagliadolid, Palencia , Sala-
manca (Vagliadolid, Palencia, Salaman-
ca). Regno della Cosliglia vecchia. I»ur-
gos (Durgos, Santander,Lt)grono),Soria
(Sona), Segovia (Segovia), A vi la (A vi In).
Provincie Basche. Discagliaci} il Imo), Gii i-
puscoa (s. Sebastiano), Alava (Vittoria).
Regno di Navarro, cioè l'alta, poiché la
bassa Navarro, (/'.) fa parte della mo-
narchia francese. Na varrà (l'amplona).
Regno d" dragona. Aragona (Huesca, Sa-
ragozza, Calataynd, Teruel), principato
di Catalogna (Barcellona, Girona, Leti-
da, Tari agona), reguodi Valenza (Castel-
loti della Plana, Valenza,*. Felipeo Ja-
tiva, Alicante), Isole Calcari (Palma). Ga-
ttiglia Nuova. Madrid capitale della mo-
narchia (Madrid), Guadalaxara (Guada*
laxara), Cuenca (Cuenca), Toledo (Tole-
do), Mancia (Ciudad Rea\). Estreniadura
(Caceres, Badajox). Andalusia. Siviglia
(Si viglia, Huel va, Cadice), Cordo va (Cor-
do va))Jaen(Jaen),regno di Gì a nata (Gra-
nata, Almeria, Malaga). Regno di Mar-
cia. Murcia (Mu l'eia, Chinchilla). Olire
i diritti sulle colonie dell'America meri-
dionale, che di fatto si sono nella loia'
lilà emancipate ed erette in Repubblica
(A'.), fuori della penisola, fauno parte del-
la monarchia delle Spagne le isole Ga-
llorie, quelle di Ferdinando Po, di An-
nobon.ed i presidii Illa uri (a ni e di Gen-
ia nell'Africa, ov'è pure Mehlla uell'im-
pero di Marocco, Peguonde Velez e Al-
hncemas; ie isole di Cuba , di Portorico
nell'America meridionale; le isole Filip-
pine e Mai ianne nell'Ocert/j/VfjO secondo
altri neW'Indie Orientali e perciò in A-
sia. In una profonda e ritirata valle dei
Pirenei esiste il piccolo slato indipenden-
te o repubblica di Andorre, sotto l'uni-
ta protezione della Francia e della Spa-
gua. Questa valle è un paese neutro ira
SPA 27
ledue monarchie, al sud del dipartimento
dell' Ariege, di circa 7 leghe nella sua
maggior lunghezza e altrettante nella
maggior larghezza. Il suolo è molto mon-
tuoso e poco fertile, coperto però ili ec-
cellentissimi pascoli: il territorio ha (piasi
la l'orma d'un bacino, e l'alture sono piena
di pini. Molli piccoli fìninicelli vi hanno
la loro sorgente; l'Embalire principale di
essi e che riceve tutti gli altri, sigelta nel-
la Segre, fiume di Catalogna che si con-
giunge all'Ebro. Vi è una miniera di fer-
ro e 4 fucine, con abbondantissime acque
termali a Caldes. Questa valle contiene G
comunità, cioè Canillo, Encamp, Ordino,
Massone, Andorra la vecchia, es. Giulia-
no, con inoltre 54 vih*aggi o casali: Ali-
dori a la vecchia n'è il capoluogo. Essa for-
ma una specie di repubblica governala
da' suoi propri magistrati, e dipendente
dal vescovo d' Urgel nella giurisdizione
spirituale. 1! governo si compone di i\.
membri nominati a vita, 4 per ciascuna
comunità. Questo consiglio ha due sinda-
ci da esso scelti, i quali convocano le as-
semblee, e amministrano i pubblici affa-
ri. L'Andorra dipendeva un tempo dalla
viscontea di Castellimi o dal paese d' Ur-
gel. Il vescovo lì'Urgel e il visconte Foix
la possedevano in comune in virtù d'u-
na decisione arbitraria dell' 8 settembre
1278, pronunziata in presenza di Pietro
III re d'Aragona, che ne guarentì l'ese-
cuzione. I due padroni potevano riscuo-
tere ogni anno alternativamente una ta-
glia da'loro sudditi, avendoli vescovo il
4-°e il visconte il 3." delle multe. La giu-
stizia era amministrata da due vicari, no-
minati l'uno dal vescovo, l'altro dal con-
te. I giudizi di questi vicari erano porta-
ti davanti un giudice d'appello, nomina-
to pure da'due padroni, che pronunzia-
va definitivamente. L' Andorra pagava
480 franchi annui al vescovo d'Urgel, e
il doppio al paese di Foix, dal quale pe-
rò osni anno ritirava segala e una certa
quantità di bestiame d'ogni specie, come
pure di portare ed estrarre, senza paga-
28 SP A
re alcun diritto, tutte le merci non proi-
bite, al paro de' prodotti delle miniere.
Questa convenzione fu eseguita sino alla
riunione della contea di Foix alla coroni»
ili Francia, l'atta da Enrico IV, onde la
giustizia, la polizia e le finanze, pel buon
online erano sotto la vigilanza dell'inten-
dente di Perpignano. I re diFrancia con-
tinuarono a conservare, però con qual-
clie cambiamento, i loro diritti sulla valle
sino al 1 T09, epoca in cui i diritti ch'essa
pagava,esseiidostaticonsiderati come feu-
dali, non furono più riscossi. Il governo
francese cessò sin d'allora di più mischiar-
si in modo alcuno negli aliali interni di
questa piccola repubblica. Sembra che
quc>to stato non abbia solFerto alterazio-
ni dopo le ultime vicende della Spagna;
ma per la sua vicinanza alla comune di
IWerens, tentò sempre I' avidità degli a-
bitanti, i quali procurarono d'impadro-
nirsene anche con la forza. Esso ha leggi
per prescrizione, le (piali vengono ammi-
nistrate da due giudici, l'uno francese e
l'altro spagnuolo. Quando Napoleone I,
attraversati i Pirenei, si recò in lspagna,
si fermò ad Andorre capoluogo, e promi-
se di conferire alla repubblica un codice
di leggi. Ma gli avvenimenti politici gli
tolsero di mantenere il promesso. Gli a-
bitanli finalmente nel 1 847 s' formaro-
no da se slessi un codice, che venne pro-
mulgato in novembre in Andorre. E'del-
la più gran semplicità, e comprende tut-
ti i suoi casi civili e criminali inioo ar-
ticoli. L'omicidio è un delitto estrema-
mente raro in questo piccolo statoje quan-
do la sentenza di morte è pronunciata,
non può esser messa in esecuzione, finché
non sia confermata da un'assemblea ge-
nerale di rappresentanti de'villaggi con-
vocati ad Andorre. Il modo d'esecuzione
è corrispondente alla natura del popolo.
Ad una breve distanza della strada che
mette in Catalogna vi è un tremendo pre-
cipizio,il cui fondo occhio umano non pe-
netra. 11 delinquente cogli occhi bendati
è condotto fino all'orlo, e al cospetto di
SI» A
quelli che desiderano assistervi, vi è get-
tato dentro dal carnefice. La popolazio-
ne è ili circa i 2,000 abitanti, che vivono
del prodotto degli armenti e delle man-
die che costituiscono la loro principale
ricchezza.
Il commercio spagnuolo illanguidito
dopo il discoprimento dell'America, non
haconsistito per lungo tempo,chene'pre-
ziosi metalli, radunati a Cadice e distri-
buiti quindi nel resto dell'Europa. Ora
che si è nella più gran parte diseccata que-
sta malintesa sorgente d'opulenza, mira il
governo a porre in onore l'industria e le
manifatture. L'ultima esposizione pub-
blica de'j'nazionali prodotti dimostrò il
vantaggìodi tale eccitamento. Fra i prin-
cipali articoli di traffico si citano i cuoi
e specialmente i marrocchini, il tabacco
stupendo e rinomatissimo che si colorisce
colla terra rossa d'Almazzaron, il zucca-
io raffinalo, il sapone, il vetro, il cristal-
lo, la porcellana, la maiolica, le stolfe di
seta e di lana, le tele, la carta, le anni
bianchee da fuoco. Alquanti stabilimen-
ti che dirigono de'signori 0 che il gover-
no prolegge specialmente, sono i soli nei
quali si fabbricano alcuni articoli di qua-
lità superiore, come i panni, i casi m ù 1 e
altri tessuti di Segovia, di Guadalaxara,
di Brihuega e d'Escavay; i tessuti di co-
tone d' A vila e Torre della Vega, la ma-
iolica d'Alcora e la porcellanadi Madrid.
Solo le colonie spagnuole domandavano
i prodotti di delle fabbriche; la madre-
patria ch'erasi riservato il commercio coi
suoi possedimenti , loro portava ancora
gli oggetti delle manifatture straniere.
Presentemente ha ella perduta una gran
parte di tali sfoghi. Le principali sue e-
sportazioni più non sono che in lane, vi-
ni, olio, ferro e altri prodotti del territo-
rio, principalmente per la Francia, l'In-
ghilterra e l'Olanda, per non dire d'altre
produzioni che spedisce nelle medesime
e altrove, massime di sale. I torchi spa-
glinoli hanno prodotto molte opere di
scienze, storiche, romanzi, poesie dram-
SPA
maliche e satiriche. Nell'articolo Sigil-
lo ho reso ragione di quella composizio-
ne che chiamasi Cera ih Spagna, per uso
tli sigillare. Dai delti e altri paesi prin-
cipalmente trae i grani chele mancano,
e i diversi oggetti da essi fabbricati.! prin-
cipali porti commercianti sono quelli di
Santander, del Passaggio, di Bilbao, sul-
la costa settentrionale; quelli ilei Ferrol,
della Corogua e di Vigo sulla costa oc-
cidentale ; gli altri di Cadice e di Mala-
ga sulla costa meridionale^ quelli di Car-
tagena, di Salon e di Barcellona, come
anche le rade di Tortosa, di Tarragona
e di Alicante sulla costa orientale. Quan-
to al commercio interno, mancava di co-
municazioni facili, prima dell'introduzio-
ne delle strade ferrate; bensì vi erano
grandi strade regie da Madrid a Valen-
za, a Cadice ed a tutte le abitazioni re-
gie della Casliglia vecchia; la strada da
Valenza a Barcellona, quella d'Alar che
stabilisce col canaledi Castiglia la comu-
nicazione tra PaleuciaeSanlander, le al-
tre della Na varrà e delle provincia Ba-
sche, quelle da Madrid a Saragozza, e da
Saragozza a Valenza, le strade dall'Astu-
rie in Castiglia e del paese di Roja che
comprende la massima parte della pro-
vincia di Logrono. Soprattutto si manca
di comunicazioni immediate tra i picco-
li siti, senza le quali di poca utilità sono
le strade maestre che dal centro vanno
all'estremità della monarchia; nondime-
no colle strade ferrate s'intrapresero pu-
re molte di tali strade di comunicazione.
Da unastatislica sulle strade ferrate pub-
blicata alla metà deli852 rilevasi. Che
3 strade di breve sezione sono compite:
i da Madrid ad Araojuez, già aperta alle
comunicazioni; i da Barcellona a Mon-
talo idem, e fu la i ."inaugurata nel ter-
ritorio spagnuolo a'29 ottobre 1848; 3
daGijone a Langreo. Quest'ultima è de-
stinata al trasporto de'com busti bili. Le
linee coucesse a qualche compagnia so-
no: 1 da Aranjuez ad Almanza; 2 da Va-
lenza a Zativa; 3 da Alar del Bey a San-
SPA 39
fandcr; 4 da Alar del Rrya Vagliadolid
per Btireoa; 5 da Mataroad Arenysdel
Mar; ('» da Xeres a Cadice; 7 da Si vigli.»
ad Andujar. La linea da Aranjuez ad Al-
IDanza era in corso di esecuzione assai a-
vanzata, fra AranjuezeTremblecco;sulle
altre linee i lavori erano incominciati e
procedevano alacremente. La pubblica
amministrazione avea poi le domande di
concessione delle linee seguenti:! daReuss
a Tarragona; a da Barcellona a G ragia,
a s. Gervasio, a Saria e Pedralves; 3 da
Barcellona a Martorello; 4 da Barcello-
na a Granogliero; 5 da Moncada aSaba-
dallo; 6 da Valenza a Murviedro; 7 da
Espielo a Siviglia ; 8 dall' Ebro alla Bi-
dassoa; rj da Vagliadolid ad Irun;io da
Madrid a Vagliadolid. La linea da Ma-
drid a Vagliadolid, e quella da Vaglia-
dolid a Irun, sono le strade che dovran-
no congiungere la capitale alla frontiera
francese. Si studiavano inoltre le qui ap-
presso linee:i daMadrid aCordova;^! con-
giungimenti sulla linea da Madrid ad Al-
manza,che mettono capo aToledOjCuen-
ca e Ciuclad Beai; 3 da Almanza a Za-
tiva; 4l'a Almanzaad Alicante; 5 da Al-
manza a Murcia e a Cartagena; 6 da Ma-
drid a Saragozza; 7 i congiungimenti tli
quest'ultima linea sopra Tortosa per Al-
caniz e Monlalban, e sopra Logrono per
Soria; 8 da Saragozza a Navarra; q ila
Barcellona alla frontiera francese; 10 i
congiungimenti della linea principale da
Madrid a Cordova sopra Placencia, Ca-
ceres,Badajoze CiudadB.eal.Ora le gran-
di strade della Spagna sono allatto pur-
gate dalle bande de'biiganti che le infe-
stavano, e così felice risullamento è do-
vuto al corpo delle guardie civili istitui-
te fin dal i844- Grazie alla loro attività,
j briganti, la cui audacia passa in prover-
bio, non si trovano più sul suolo spagnuo-
lo. Questo corpo di gendarmeria è com-
posto d'8ono uomini, di cui Gooodi fan-
teria e 2000 di cavalleria, riparliti nel-
le differenti provincie dello slato. La Spa-
gna traversata da numero infinito di fiu-
3o S F A S P A
mi, non Ita altra navigazione interna che quali impacci fosse il commercio spa-
lmili limitatissima de' ricordati canali gnuolo lungamente arrestato,come stesse
d'Aragona edi Casliglia, quella dell'Euro quasi sempre sotto il monopolio, come
piena eli ostacoli che serve al trasporlo non fune da prima permesso se non a Si-
de'grani da Saragozza n Tortosa , ed a viglia, poi a Cadice, poi in tutti i porti
mandar giù a galla i foderi di legname del paese nel 1 766. Vari autori cercaro-
clic gli affluenti del detto fiume calano no di valutare la popolazione della Spa-
da'Pirenei; si aggiungano quelle del Ts- gna a'tempi più floridi della contrada,
go, della Sigma e del Guadalquivir. 01- uia è difficile ammettere le loro suppo-
ti celie pregiudica al commercio spagnuo- sizioni. Sol tanto a contare dal 1 688si batt-
io taje mancanza di comunicazioni in ter* no in questo proposito documenti sicu-
ne, viene ancora paralizzato dalla dille- ri; la popolazione era allora di IO milio-
lenza tra le monete, i pesi e le misuredi ni d'abitanti. Vi è tutto il luogo a ere-
ciascuna provincia. Madrid, Siviglia eSe- dereche fosse molto più considerabile
govia hanno ognuna la zecca, ma nell'ul- durante il dominio de' morì; ma se pon-
ticita non si conia che rame. Le armi, i gasi altenzioneche la Spagna non haces-
panni eia tintura degli antichi spagnuo- sa lo d'essere devastata oda Ile guerre con-
ti ebbero al tempo de' romani una qual- tro gl'infedeli, o da guerre intestine; die
thecelebrità. La caduta dell'impero e le la peste orrìbilmente la percosse diverse
invasioni de' popoli del nord noequeroal- volle, e precipuamente nel i34» enei
l'industria spagnuola, ma i mori la ria- i348; che l'espulsione degli ebrei solto
ni mai uno. Sulto il regno di Ferdinando Ferdinando V e Isabella, e quella de'mori
Ve Isabella 1, le manifatture, e per con- sotto Filippo 111, la privarono di gran
seguenza il commercio della Spagna, fu- numero di famiglie; e che le guerre di
10110 floridissime; se non che tale condi- Carlo V e de'suoi successori in Francia,
zione non durò mollo più d' un secolo, in Italia, e particolarmente ne'PaesiBas-
Non ostante laSpagna non fu neppure al- si, le tolsero un numero ragguardevole
loia interamente indipendente dagli «Ira- di soldati; e soprattutto le grandi perdi-
meli, che loro domandò tutti gli oggelli te per le conquiste nel nuovo mondo, e
di lusso, né recò loro che i prodotti del le innumerabili emigrazioni per quelle
suosuolo edoggetli mauifalti di poca im- immense regioni , sarà facile convenire
portanza. I mori scacciati dalla Spagna che la popolazione pati enormedecresci"
nel 1 6 14, seco portarono via la loro atti- mento. JNel 1700 era calata a 8 milioni,
vita, l'industria e le ricchezze loro. La a 6nel 1 7 1 ); ascese nel 1 76839,307,800,
Spagna era assolutamente senza indù- e nel 1 788 a 1 o,i43,q8o. Si aumentò e
stria allorché salì sul trono Filippo V. Il nel 1822 era di 1 1 s447> ' 7°> 'l*a ' T'ali
(piale prìncipe ed i suoi successori fece- 4^,000 zingari (de'gilanos, tribù nomadi
10 in modo di lianimare le manifatture, che hanno molta analogia co' zingari, e
ma non poterono mai tornare al grado discendono dagli antichi mori , parlai a
di prosperità che aveano toccato. Egli è Saragozza, ove risiede il loro capo), e
verso il fine delloscorsosecoloche il coni- 60,000 inori. D'allora in poi lapopolazio-
mercio della Spagna fu il più considera- ne ha ricevuto costante incremeuto,e fui-
bile, avendo questo regno uel 1 792 dato timocensimenlo fatto mlspagua nel 18 J9
agli stali d'Europa per quasi g milioni fa ammontare la cifra a i432 1 6,2 19 ani-
di fianchi de'suoi propri prodotti, all' A- ine. Dal medesimo si rileva, che si auuove-
nieiica pei 44 "hi'011' de'inedesimi prò- ranoi 1 ,346 nj-untamientos; 1,326,089
dotti, e circa altrettanto di mercanzie fo- elettori ; 39,^95 elettori per capacità;
testiere. Non è del mio scopo il dire per i,i63,23j eleggibili; 637,875 giovani
S P A 8 P A 3 r
da'i 8 a' 2 4 anni. E qui noterò, che la leg- za e coltiti n alle classi inferiori, mal corri*
gè elettorale spaglinola sta sulle due basi spondcnte alla gravila sei iota dell'alpe! •
della l'iccheiaa «della Capacità. Oguispa- tn,aiin certo orgoglio nazionale, l'eri) so-
gnuolo di 25 anni diventa elettore, gin- nociuti pregevoli degli spagnuoli, il vaio-
stifioando 4°° leali (ioo franchi) d'im- re, la temperanza nel cibo e oelle bevande
posizioni dirette. Il censo di i oo franchi spiritose, la costanza nel serbare intatto
scende sino a 5o per la capacità segnen- il patrio costume in onta della versatile
le. 1 componenti le 3 accademie; i dot- moda, al che però lo straniero contatto
tori e licenziati; i canonici ed i curali; i fece in moderna epoca notevolmente dc-
magislrati, gl'impiegati in attività, iu di* rogare;e quel che più monta, lo spaglinolo
sponibdtlà ediu ritiro, quando il loro è sempre eminentemente cattolico. Ogni
assegnamento sia di 2000 franchi [ter lo provincia ha costumi che le sono parli-
meno; gli ulliziali in ritiro di terra e di colali, ed il clima al pari delle differenze
mare dal grado io capitano in poi inclu- d'origine hanno introdotto nelle diverse
sivaiuente; gli avvocati, medici.chirnrghi parli della Spagna de'caratleri svariali*»
e farmacisti, i quali siano già entrati nel simi. Lo slesso si dica della costituzione
loro2.°anno d'esercizio} i professori ed fìsica degli abitanti di questa contrada. Si
institutori di qualsiasi stabilimento d'e- puònondimenoasscrire che gli spagnuoli
ducazione sussidiato dallo slato, provili- sono generalmente di vantaggiosa statu-
cia o comune ; Qualmente gli archilei- ra, ben fatti, più ordinariamente magri,
ti, pittori e scultori appartenenti alle so- con fìsonomia espressiva , e la tinta al-
cielà delle belle arti. Dappertutto si uo- quanto bruna è comune nelle contrade
tatto vestigia dell'antica popolazione del- meridionali e distingue il castigliano. Le
la Spagini: rovine o castelli gotici cuopro- femmine liescono naturalmente belle,
no i siti elevatijvcggonsi da tutti i lati cap- brune per la maggior parte e ben fotte,
pelle o chiese altre volte parrocchia li, pie- modeste nel con tegno,espressi ve nel volto,
sentementeisolate.Delleantichitàsiiper- animate da vivace brio. Grande è la pas-
sali nella Spagna, e de'suoi principali e sione degli spagnuoli perla giostra e cac-
magnifici edilizi esistenti, ho trattato ne- eia de'leroci tori, e famosi sono gl'intie-
gli articoli delle sue citlà arcivescovili e pidi e arditi giostratori 0 picadores. Kel-
vescov ili, ed io quelle ove furono tenuti la caccia che si fece nell'arena di Madrid
concilii. La slot ta importante della cele- nell'api ilei 852 e gremita di spellatoti,
bre e nobilissima nazione spagnuola, di- vittime di quelsanguinariospeltacolo fu-
pinge il carattere di questi popoli, la te- rono 1 o tori e 22 cavalli. Un loro uccise
uacilà de'loro proposti, e l'iusuperabile 1 o cavalli e gittò a terra 6 picadores dei
avversione alla dominazione straniera, più valenti. Queslofurente loro, cui i bau-
Anlillon fece questo ritratto dello spa- deriileros dinante la tremenda lotta pian-
gnuolo. » Lo spagnuolo è, generalmente larouoi4 banderuole, fu ucciso dal celc-
parlando, citcospello, costante iteli' ini* bre Chierauero, nipote del gran Monles,
prese, nemico della novità, leale, (ìdo itila e dopo la morte dello zio il i.°spadacci-
sua parola, amico generoso, e scrupoloso no della Spagna. Il metadone pigliò l'a-
osservalore de'suoi impegni. Gli scrittori nini ale infurialo che avea le corna molto
stranieri sono solili a rimproverargli la slaccale dal lato, e gli portò tuie un colpo
pigrizia e la Superbia". Ma Laborde dice destro, che lo fece islantaneameule cade-
che questi pigi izia, quest'indolenza, non re. Applausi itdìniti rimeritarono il ma-
si trovano se non ne'paesi ue'quali l'in- tadoie; dalle lugye piovvero borse di de-
dusti ia rimane senza stintolo, cioè nell'in- nato, fazzoletti ili sela,scialli e persino veti-
temo. Si limprovera altics; poca uctlez- tagli. A Gassata dissi uie il suo anfiteatro
3i S P A. S P k
èunode'roiglioridetlaSpagna,pe'combaP scientifica de'loro fi^li e de'primi gran-
tìmenti de'tori.Fra gli usi domestici anti- di del regno. 11 secolo XVI fu il periodo
cbisnmoèil riposodopoilsollecitodesina- più splendido per leniti in Ispagna, non
re meridiano,che chiamasi tieste,e di là si rueno che il fosse per le lettere, lescien-
pretende essersi nel resto dell'Europa rae< ze, la formidabile potenza e la grandez-
lidionale diffuso. La lingua spaglinola è za della vasta monarchia in tutte le parti
derivata dal Ialino che sino all'invasione del mondo. E' impossibile qui riportare
de'gotifu solo in uso nel paese: vi si nota i nomi di tutti gli uomini che si fecero
un misto di tedesco, arabo o moresco. Al- distinguere ne'memorabili regni di Car-
ili dicono che la lingua spagnuola appar* lo I e di Filippo li suo figlio, e di quelli
tiene al ramo latino della famiglia ger- che li aveano preceduti, o in appresso i-
mano scandinava, ma molli vocaboli vi olitali osuperati. Fiorirono nella Spagna
sono rimasti di gotica provenienza; e che in quella celebreepoca i\ Università. Chi
nella Discaglia e nella Na varrà si conser- mai può enumerare il novero degl'illu-
sa l'aulico linguaggio cantabi ico. L una stri spagnuoli che fiorirono io ogni epo-
delle più belle liugue d'Europa, nobile, ca, in santità di vita, uelle dignità eccle-
armouiosa, ricca, grave, poetica. In Ca- siastiche, nelle lettere e in ogni sorta di
stigliasi parla con maggior purezza, e cpie- scienze, nelle arti, singolarmente nella pit-
sto è che le fece da re dagli spagnuoli il no- tura, scultura e incisione a bulino, nelle
me àilengua Castellana; nette altre pio- conquiste, nelle scoperte, nelle armi e in
■vincie è varia come mescolata con altri altro? Poche nazioni certamente ponno
dialetti, quali sono il basco, il provenza- vantare come laSpagna un isplendido nu-
le, ec. Si hanno: J. Costa, Compendio de mero di santi e beali d'ambo i sessi, fon-
grammatica Castellana, seguido de un datori di benemeriti ordini religiosi, co-
pronluario de las voces mas usuala eu me per non due di altri s. Domenico, s.
e alalan y castellano }V>7\vct\\otià 1827.G. Pietro Nolasco, s. Gio. di Matha, s. Gio. di
Garges, Fundamento del vigor y e'tegan- Dio, s. Ignazio e s. Teresa, e de'quali ten-
eia de la lengna Castellana , Madrid ni proposito al!e loro biografìe, e meglio
i-pi. Ortographia de la lengua Castel- negli articoli de'loro stessi ordini; men-
/rt/irt, Madrid 1775. C. lJla y Torres, Die trede'priucipali spaglinoli celebri feci o-
cionai io de la lenguaCastellana per l' ac- norata menzione ne* ricordali articoli-dei-
cadi mia espanda, Parisi 826. J. M.Za- le città vescovili, ove pure parlai de'gran-
■vaia, El verbo regalar vascognaclo del di conquistatori, de'grandi guerrieri, de-
dialello f'izcaino,S. Sebastiano 1 848. La gl'illustri capitani, oltre quelli che ricor-
musica profana è sgradevole, monotona, derò in progresso, e potranno supplire,
alquanto triste, somigliante più a un gè- oltre gli storici che citerò infine, i seguen-
mito prolungalo, che a un canto figura- ti seri Itori. Flores, Spagna sagra; Andrea
to. La letteratura araba introdotta sotto Nicolò, Biblioteca spaglinola; A. S. Pel-
il dominio de'mori, in tutti i rami sparse legnili , Biblioteca spaglinola j Audrea
nella penisola notabile lustro. Aldotlis- Scolto, Biblioteca spaglinola. J. Lopez
simo p. Andres siamo debitori d'un ma- de Sedano, Parnaso espanol, collccion
gnifico elogio di quell'epoca su tale rap- de poesias de los mai celebres poetas ca-
porto, il quale posa sui fondamenti del stellano*, Madrid 1 768. Poesie di 11 au~
■vero, e che meglio ribalta pel contrasto lori spagnuoli tradotte in italiano daMa-
coll'ignoranza, in cui si vedevano cadute sdeu, Roma 1786. Deodato Caballero»
le classi visigote, perchèsoventei calloli- De prima typographia Hispanicae Spe-
ci munaichi duvetlero nelle tregue ricor- cimen, Romae 1793. Le arti italiane in
lue a 'principi mauritaoi ptr l'istituzione Ispagna, ossia storia di quanto gli arti-
SP A
xti italiani contribuirono ad abbellì re le
Castiglie, 1 824. Quintana, J'idas des e-
spanoles celebres, Varisi 82 7.LuigiMou-
tecuccoli, Storia della pittura in [spagna
dal suo risorgimento fino a' nostri gior-
ni, Modena 1 84 1 • In essa furono celebri
Velasquez, AlonsoCano, Zurbnran,eMu-
rillo dello il Raffaello delle Spagne. Ai
nostri giorni re Ferdinando VII coni mi-
se il modello della statua semi-colossale
in bronzo di Michele Cervantes, sommo
poeta e militare, al magistero del valente
scultore spaglinolo cav. Antonio Sola di
Barcellona e direttore in Roma de' regi
pensionali spaglinoli, ivi fusa e poi eretta
in Madrid nel sito indicato in quell'arti-
colo, ed è riuscita opera lodatissima. Me-
ritava Cervantes quest'onore dalla Spa-
gna, egli clie fu quasi il fondatore della
sua nobile letteratura, e che le porse nel
famigerato D. Chisciotte e nette Novelle
il più bell'esempio d'uno scrivere tutto
fior di favella, di vivacità, di leggiadria.
Trovo qui opportuno di fare distinta
menzione di due dotti, eloquenti e bene-
meriti scrittori, da ultimo nel 1 853 de-
funti. Il i.°è il sacerdote d. Giacomo Bal-
mes di Vich, morto a Valparaiso ov'ei asi
ritirato, e la cui opera: 77 Protestantismo
paragonato col Cattolicismo, meritò la
traduzione in italiano del dotto cardinal
Orioli. Il 2.0 è Juan Donoso Cortes mar-
chese di Valdegamas colpito in Parigi di
morte immatura ch'egli avea deplorata
nel suo degno connazionale Balmes. Que-
sto grand'uouio,che fu per cognizioni po-
litiche, per iscienze sublimi, per elevatez-
za d'ingegno e per l'operoso e sincero af-
fetto alla religione, non che eloquentis-
simo propugnatore di civile ordine e pub-
blicista appluuditissinio, era una gloria
dell'età moderna, e il giusto orgogliodel'
la Spagna che tutta ne sentì la perdita e
n'onorò in modo degno del suo grand'a-
nimo la illustre memoria. La regina e il
governoa pubbliche spese ne fecero tra-
sportare le spoglie a Madrid, ove gli fe-
cero celebrare soleunissimi funerali, de-
VOL. LXVIU.
SPA 33
cintandogli un conveniente monumento.
La Civiliàcattolica, a." serie, t. 'l,p.34 ' ,
fece eco ni resto d'Europa in altamente
encomiarlo, e lamentarne la perdita, ri -
levando altresì che ili." lavoro clic ma-
nifestò la vasta capacità e la svariata e-
1 udizione di lui, come statista cattolico,
vide la luce nel 1 834- sotto il titolo di
Consideraciones salire la diplomaci/! y
su injluencia en el estado politico y so-
cial de Europa desde la 1 evolucion de ju •
Ho basta ci tratado de la quadrupla a-
lianca. Fra questo lavoro e VEnsayo so-
brcel Catolicismo^ Liberalismo^ il So-
cialismo, vanno in mezzo molti altri lavo-
ri di minor mole, ma non di minore ri-
levanza, i quali promettevano scritture
sempre più salutari. L'essere stato eletto
n deputalo del parlamento spagnuolo ,
diede al Corlesil destro di manifestare ed
iisufrultuare quella sua sovrana potenza
oratoria, la quale egli volse unicamente
al servigio della religione cattolica,del le-
gittimo potere e della sua patria. 11 me-
morabile suo discorso sopra la condizio-
ne d'Europa, pronunziato nel 1 85o, reste-
rà a perpetuo monumento della podero-
sa sua eloquenza, del quanto poco egli si
confidasse negl' ingegni costituzionali e
parlamentari, e del come severamente
giudicasse quel partito sedicente mode-
iato e liberti no, che tutto promette quan-
do è nulla, e nulla sa attendere quando
diviene lutto. La provvidenza gli fece
compiere la sua luminosa carriera, amba-
sciatore a Parigi, in quel centro e diciam
così in quel cuore del la colta Europa. Se
ne legge la necrologia di V. Prinzivalli,
negli Annali delle scienze religiose, serie
2.a, 1. 1 i,p.453. Riuscendo difficilissimo
il ricordare i principali e numerosi pre-
lati die tanto illustrarono la chiesa di
Spagna,. al meno di roche il Ca ideila, Me-
morie storiche de' cardinali di s.r. Chie-
sa,* tutto il pontifica lodi Benedetto XIV
ne registrò 12] nell'indice delle sue no-
tizie sopra ognuno, e de'quali tutti io fe-
ci le biografie, come de' seguenti creati
3
3\ SPà
dopo l;il Papa. Cordova, Spinola de la
Cerila, Boxadors, Delgado ,7.tlada, Lo-
renzana, Sentinanat,Despuig, Qttevedo,
Gardotjni, Cebrian, Borbone, Bardaxy,
In°uanzo,Cienfttegos,I\IarcoyCalalan.
Il regnante Pio PX neh 85oelevòal cardi-
nalato G-GiuseppeBonnely Orbe arci ve-
scovo di Toledo, eGiuda GiuseppeRomo
arcivescovo di iSYi7g/Ù7.De'cardinali spa-
gnuoli due fnrouo innalzali alla cattedra
di s. Pietro, Calisto III e Alessandro l'I,
de'quali riparlai per le loro famigerate
gesta e per lo zelo, in tanti luoghi: come
principi temporali furono assai beneme-
riti della sovranità della s. Sede, inope-
rocchèCulisto III propria mente diede for-
ma alla Marina pontificia, di che nuo-
\amenle parlai a Soldato; ed Alessandro
VI, d'alta mente, forse fu ili. "Papa che
pose i suoi successori in istato di figurar
nel mondo come sovrani temporali e pos-
senti. De'Papi e cardinali portoghesi ne
trattai a Portogallo, altra parte delle
Spagne, avvertendo che alcuni chiama-
ronospaguuolilaliPapie cardinali. Nella
Spagna vi sono io università, cioè in Ma-
drid, Carcellona, Siviglia, Valenza, Gra-
nata, Santiago ossia s. Giacomo di Com-
postella, Salamanca, Vagliadohd, Sara-
gozza ed Oviedo, a'quali articoli ne feci
cenno. In tutte s'insegna la filosofia, gli
sludi preparatori'! eia giurisprudenza. La
teologia s'insegna ne'seminari conciliari
e nell'università di Madrid, Vagliadolid,
Saragozza, Siviglia ed Oviedo. La medi-
cina solo nelle 7 università. Trovo in u-
na statistica deh 85 1, che la totalità de-
gli alunni che in tale anno aveano seguito
il corso sia nell'università, sia negl'istitu-
ti d'insegna mento seconda ri o.collegi e se-
minari, ascende a 2 1,904: de'quali 45 16
in Madrid, 2907 in Barcellona, 25o5 in
Vagliadolid, 2453 in Siviglia, 2275 in
Valenza, 1 71 lin Granata, 1 45 1 in Sara-
gozza,! 4> q in Composlella, 1 0 i4 in Sa-
lamanca, e 81 3 in Oviedo. Seguirono i
corsi di filosofia 12, f)8 1 alunni, nelle fa-
coltà di lettere 5089, nella teologia 1 486,
SPA
nella giurisprudenza ic)3 1, nella medici-
na 1 i1" 6, nella chirurgia 5.1 1, nella far-
macia 480. Inoltre sonovi le scuole e gli
studi speciali degl'ingegneri di ponti e ca-
nali, di miniere, di monti, di marina, ve-
terinaria, notariato, scuole normali , di-
segno, musica e declamazione , taxider-
mia, e flebotomi e infermieri. Nehttft)
il governo, per cura del general Narvaez e
con felice idea, die nuova prova del suo
desiderio di promuovere i progressi del-
leumane cognizioni nella penisola, crean-
dovi un' accademia reale delle scienze ,
consagrata come quella che esiste in Fran-
cia sotto lo stesso nome, ad uno studio
profondo e alla diffusione delle scienze e-
satte, fisiche e naturali. Questa istituzio-
ne, uella quale si vollero riunire gli uo-
mini che più meritarono nel loro paese
per lavori scientifici, fu data a presiedere
al general Za reo della Valle, comandante
in capo il corpo del genio, di cui l'Europa
couosce lo zelo ardente e illuminato, e i
molti servizi resiagli ufli/.iali posti sotto
lasua direzione. L'accademia delle scienze
di Spagna si compose quindi di 3o mem-
bri ordinari e di membri corrispondenti,
di cui un certo numero si scelse fra i più
distinti scienziati esteri delle nazioni prin-
cipali d'Europa e d'America. Esordi l'ac-
cademia spaglinola col proporre un pre-
mio di 6000 reali e una medaglia d'oro
da conferirsi all'autore della miglior me-
moria sopra gì' insetti che nuocciono in
Ispagna all'olivo, alla vite, al carrubo, al
melo ea'loro frulli. L'accademia accordò
parimenti per accessit una medaglia d'o-
ro. Contami inoltre nella Spagna accade-
mie regiedi lingue, distoria, di belle arti,
di medicina, di scienze naturali, stabilite
a Madrid e in altre città; il collegio dei
nobili, quello di s. Isidoro, e altri stabili-
menti d'istruzione mantengonsi nella ca-
pitale del governo e altrove; devonsi alle
61 società economiche fondale nelle di-
verseciltà alcune istituzioni perle scienze
esalte e naturali, e tra le altre il semen-
zaio diSautandcr e il giardiuo delle piaule
SP A
esotiche di s. Luoar «li Barrnmeda, Ma
eziandio ne' incordati miei articoli delle
città arcivescovili e vescovili ili Spagna,
ed anche delle altre di sua monarchia ,
non manco di fàrparoladeglistabilimenti
d'ognispecied'insegnamento, di cospicue
biblioteche e preziosi archivi, ed ancora
de'musei e gabinetti che posseggono. Un
museo unico nel suo genere è aperto al
pubblico di Madrid. Questo museo, ap-
partenente al duca d'Hijar, si compone
della collezione completa de'coslumi dei
quali da più di 4 secoli tutte le regine di
Spagna sono vestile il giorno della festa
de'Keo Epifania,quando presentano l'of-
ferta di 3 calici d'oro, contenenti oro, in-
censo e mirra, in memoria delle oblazio-
ni latte a Gesù Cristo bambino da'ss. Re
A/agi (?'.). Questi vasi sagri sono quindi
donati alle chiese designate dalle regine
stesse. La presentazione si fa dalla regina
nella sua cappella reale, e riceve l'offer-
te il patriarca dell'Indie. In Ispagna l'uso
vuole che in quella festa la regina regnan-
te si vesta interamente a nuovo, e die in
virtù d' un privilegio che risale a epoca
immemorabile, tutti gli abiti portati dal-
la sovrana nell'Epifania appartengano di
pieno diritto alla famiglia ducale d'Hijar,
acuì debbono essere rimessi solennemen-
te. Neh 853 questa ceremonia ebbe luo-
go a'27 gennaio per la toletta ossia ab-
bigliamento cbela regina Isabella II por-
tava nell'Epifania. Si compose il vestiario,
d'una veste di raso bianco con volanti lil-
la, d'un velo di merletto, degli accessori!
còme cappello, guanti, fazzoletto ec, e
degli abiti di sotto. Fu tiaspoi tato da due
commissari della corte in una carrozza
reale scortata da un distaccamento d'ala-
bardieri al palazzo del duca d'Hijar, che
secondo l'uso lo ricevè nella sua gran sa-
la, ov'era assiso sotto un baldacchino in
gran tenuta di luogotenente generale, e
circondato da tutta la sua famiglia. Indi
il duca immediatamente fece situare il ve-
stiario nella magnifica galleria contenen-
te quelli delle altre regine, e poi ammise
S P A 35
il pubblico a veder si curiosa e sontuosa
collezione»
Il cristianesimo fu nella Spagna intro-
dotto sino dalla sua nascita. L'invasione
de'gotie degli svevi condusse nella regio-
ne l'arianesimo, che non fu da questi con-
quistatori abiurato se non verso il 5oo.
Recarono i mori l'islamismo, che non tar-
dò a confondersi colcristianesimo; gli spa-
glinoli divenendo insensibilmente in gran
parte mussulmani, finché lo zelo religio-
so di Ferdinando V e d'Isabella I, tro-
vando la falsa religione del sedicente pro-
feta Maometto stabilita ovunque a Tea-
no dominato i mori, questi debellati, fe-
cero nuovamente trionfare la credenza
cristiana. La religione cattolica tuttora è
la sola tollerata in Ispagna, ed il regno li-
no ah 85 1 e al concordato concluso tra
la s. Sede e la regina regnante, restò di-
viso negli arcivescovati di Toledo, Sivi-
glia, Compostila ossia Santiago, Gra-
nata, Burgos, Tarragona, Saragozza e
Valenza: l'arcivescovatodi Toledo porla
il titolo di primate delle Spagne. A Pri-
mate parlai de'diversi primati ch'ebbero
le Spagne, come di Siviglia, di Tarrago-
na, ma con dignità personale, di tutta la
Spagna essendo stato fatto l'arcivescovo
di Toledo. L'arcivescovo di Draga è pri-
mate del Portogallo (A'.), regno indipen-
dente dalla Spagna, ma facente parte del-
la penisola e delle Spagne. Fero quando
l'attualearcivescovo,cardinaI Pietro Pao-
lo de Figueredo di Cimba e Mello, rice-
vè genuflesso l'imposizione della berret-
ta cardinalizia dalle mani della regina Ma-
ria II, nel discorso ebe quindi pronunziò,
e riportatone! n.°35 del Giornale di Ro-
ma 1 85 1 ,disse queste parole. vEsen te mai
sempre d'ambizione, se oggi mi glorio di
questa dignità, si è per lo splendore e lu-
stro che ne ridonda alla s. chiesa di Bra-
ga. Qwesla Fri mate delle Spagne, nel lun-
go novero e splendido de'suoi arcivesco-
vi, ne conta 4 fregiati della porpora car-
dinalizia". Inoltre il regno di Spagna ha
i seguenti vescovati, sulfraganei de'sud-
36
SPA
delti metropolitani; le variai ioni avvenu-
te dopo licitalo concordato, Ir unióni, le
nuove erezioni, la circoscrizione di dioce-
si e assegnazioni de'suffraganei, lo stabi-
limento e trasferimento d'alcune sedi in
altri luoghi, le dirò parlando di esso in
line. Albarazin, Almeria, Aslorga, A'
vita, Badajoz, Barbaslro, Barcellona ,
Cadice, Calahorra e Calzatiti, Carlagc-
ii a, Città Rodrigo, Cordova, Caria, Cucii-
ca,Girona,GuadixJIuesca,Jaca,Jaen,
Iviza ovvero lvica, Lerida, Lago, Ma-
forca, Malaga, Minoica, Mondonedo,
Orcn se, Ori lincia tOsnia, Valencia, Pani'
piotiti, Placencia, Salamanca, Sanlan-
der, Scgoi ve, Segovia, Siguenza, Solso-
na,Tarazona, Temei, Torlosa, Tudela,
Tuy, Urgfl, f ' alladolid ovvero Vaglia-
doliti, Fieli, Zamora. Vi sono purei ve-
scovati già esenti di Leon e di Oviedo, e
siccome erano immediatameute sospetti
alias. Sede, pel concordalo hanno cessa-
to di esserlo. Tutte le ricordate sedi ar-
civescovili e vescovili, avendo articoli in
questa mia opera, in essi descrissi anco-
ra le notizie storielle, civili ed ecclesiasti-
che d'ognuna, compendiosamente e iu-
sieme a'concilii in essi celebrati. Inoltre
appartengono alla monarchia i seguenti
vescovati earcivescovati, ne'quali artico-
li pure tenni l'accennato sistema descrit-
tivo. Neil' A fiicaoOcea no Atlantico, Celi-
la un'ila a Cadice dal concordato, ma con
vescovo ausiliare, Canarie (anche l'isole
Canarie hanno l'articolo), e s. Cristo/o-
rode Laguna nell'isola Teneriffe,dal con-
cordato unito a Canarie, ma con vescovo
ausiliare. Nell'Asia, o come vogliono alili
geografi nell' Oceania, l'isole Filippine
(/'.) hanno i vescovati di Caco res, Nome
di Gesii, Segovia Nuova, e l'arci vescova-
todi A/rtm7<j, enei iparlai a Oceani a. Nel-
l'America meridionale vi sono i vescova-
ti di s. Cristoforo de Avana, Portorico,
e l'arcivescovato di s. Giacomo di Cuba.
Finalmente vi è nella Spagna il patriarca
ileìV Indie occidentali, nel quale artico-
lo la dichiarai dignità senza chiesa, mao-
SPA
norilìcenlissima per le prerogative che
i i unisce di cappellano maggiore della le-
gia cappella, di vicario generale de'reali
eserciti, i ."elemosiniere, gran cancelliere
degli ordini di Carlo III e d'Isabella la
Cattolica. Alla serie che ne formai nel ci-
tato articolo, aggiunsi a Patriarca Posa-
eia fido nel 1847; Pei" sua morte qui ag-
giungo l'odierno mg.r Tommaso Iglesias-
y-Barcones di Villafranca di Vierzo, già
cantore e dignità di quell'abbazia, indi
preconizzalonel concistoro de'20 maggio
j 8 ">o vescovo di Mondonedo, ed in quel-
lo de'sysettembrei 8 5? patriarca dell'in-
die occidentali, quindi gli fu conferita la
carica di vicario generale dell'armala e
della flotta, e come delegalo apostolico
esercita la giurisdizione ordinaria sopra
toltele truppe spagnuole. Nei vol.XLVT,
j>. 83, riportai il uoverode'monasleri con-
c\±loi\al\ nutliitsdiorccsiscWeiaiìo restati
nella Spagna. Degli ordini religiosi d'am-
bo i sessi nella medesima istituiti o in essa
intiodotli, ed ove tanto immensamente
fiorirono per santità di \ita, virtù e pro-
fondo sapeie,a lutti i loro articoli ne trat-
to, rilevando ancora le particolari congre-
gazioni o provincie di Spagna. Alcuni ge-
nerali regolari e indicati nel voi. XX VI, p.
I 35 e altrove, erano grandi di Spagna e
ne godevano le prerogative. Per fatalità
del regno, le deplorabili rivoluzioni sop-
pressero i monasteri e i conventi, i reli-
giosi e religiose, ben a ragione compian-
ti e deplorati dai buoni spaglinoli. Tale
misura portò uua ferita gravissima agli
ordini del clero cattolico, depauperalo e
vilipeso, già sì florido e illustre in Ispa-
gna.Peraveiei] celebre ab. GaetanoCen-
ui pubblicato in liomn nel 1 J^i: De an-
tiauitale Ecclesiae Hìspanae disserlalio-
nes in iluos tomos distribulae. Iis prat-
ili itlilur codex vele rum e a nomini Eccle-
siae Hispanae, quoti illustra tur antiqui*
tas Ecclesiae praeser Lun occidenlalis j a-
cremenle gli fu risposto colla seguente o-
pera,di cui rende ragione il Giornale dei
letterati Cli Roma del i?53. f'indiciae
SI» A
anliquUatum monasticarum ilispaniac
tldversu* Cajttuniun Ctnnium, opera et
tliulio il. Gabrielis M. Scurinullii abba-
tisss. FloraeelLuc.llaeord. s. Benedirti
congregalionis eassinensìs, Anelli i 753.
La Spagnaeisuoi monarchifuronograu-
demente benemeriti della propagazione
della fede, con fondazione di vescovati,o-
spizi e collegi Deli' A merica, nelle isole Ca-
narie, nelle isole Filippine, ed in altre re*
gioni. Fu già la Spagna tanto cattolica e
zelante della purità della fede, che la dif-
fuseancora nelle missioni; e la pietà e mu-
nificenza regia manteneva quelle delThi-
bet e permetteva le questue uel Messico
desliuatea tovveoire quella cristianità. la
Madrid vi ebbero collegi gì' irlandesi e
gl'inglesi, e nel suburbano era vi un ospi-
zio addetto a' minori francescani per le
comunicazioni delle missioni. In Vaglia-
dolid vi ebbero collegi gl'inglesi, gli scoz-
zesi e gl'irlandesi. In Siviglia ne esisteva
pure per gl'inglesi, iuSalamanca per gl'ir-
landesi, cos'i a Composlella per gl'irlan-
desi,! quali l'ebbero inoltre ad Alcali» di
Henares. Gli alunni di tutti questicollegi
divenivano ministri e operai apostolici
per le loro regioni. Il p. Antonio Linaz
mi noie osservante, prefetto delle missioni
del suo ordine nelle Indie occidentali, do-
po aver eretti in collegi di missioni alcu-
ni conventi ne'dominii del re di Spagna,
per educare i religiosi da impiegarsi nel-
la conversione de'popoli, neottenne l'ap-
provazione dalla congregazione di pro-
paganda//^. Se ne conoscono 3: uno era
nel convento delloSpiritosantodel Mon-
te nella diocesi di Valenza, altroin Eslre-
madura nel convento della Madonna de-
gli Angeli, altro di s. Michele d' Escor-
naboa nella diocesi di Tarragona.Ma per
le ultime funeste vicende, anche que're-
Jigiosi dovettero fuggire e si salvarono
miracolosamente in Italia) La famosa Gi-
bilterra, che descrissi nel voi. XXXV, p.
i 63, dopo ceduta dallaSpagna all'Inghil-
terra, continuava a dipendere nello spi-
rituale dal vescovo di Cadice, finché nel
S P A 37
1S17 vi fu istituito il vicariato aposto-
lico. In Alatimi presso il sovrano risiede
110 prelato arci vescovo/// puntini, in qua-
lità ili nunzio apostolico della s. Sede, ed
ha giurisdizione su quella chiesa degl'i-
taliani, di proprietà della s. Sede, in uno
all'ospedale e al palazzo ilei nunzio, e di
tutto feci cenno ne' voi. VI, p. (*>.?, XLI,p.
i i i.Iuljarcellona vi è un console genera-
le pontifìcio residente,ed in Cadice e Va-
lenza vi sono altri consoli residenti. Ad i-
stanzadiCai Ioli I, nel 177 iClementeXI V
con brevede'26 marzo, gli compartì l'au
torizzazione di creare una rota di giudici
spagnuoli in Madrid, riservando al nunzio
pontificio la giurisdizione contenziosa ,on«
ile fu chiamato il tribunale delia rota del-
la nunziatura apostolica di Madrid, e ven-
ne formata di G giudici per sbrigare gli
affari ecclesiastici della Spagna. Quindi
Carlo IV domandò e ottenne da Pio VII
la facoltà di aumentare tale tribunale di
due altri giudici, acciò si componesse di
8, come si legge nel breve Justitiae fa-
cilìus retinendae, de'23 dicembre 1 800,
Bull. Rom. coni, t.i 1, p. 97, col quale
il Papa creò per giudici i due ecclesiastici
nominati dal re, cioè de llobles arcidia-
cono della cattedrale di Toledo, e de Al •
dama canonico di quella di Cordova. Ma
adonta di questa concessione, narra l' Ai-
tami nella Storia di Pio F/f, t. r , cap. 1 7,
the a'g ottobre 1801 il cav. Vai-gas mi-
nistro di Spagna in Roma domandò al Pa-
pa: Che il nunzio non avesse alcuna giu-
risdizione contenziosa in Madrid, e l'au-
torità sugli ordini regolari, e che la sua
rappresentanza si limitasse agli odici di
un semplice ambasciatore di sua Santità
come principe temporale, oda quelli d'un
legato del primato e del capo della Chie-
sa, inviato in [spagna, perchè la sua pre-
senza vi significasse la comunione della
chiesa spagnuolacol centro dell'unità, che
è la chiesa romana. Che il Papa Dominai
se un prelato spagnuolo, proposto dal re,
e che a lui, unito al tribunale della rota,
si attribuisse la giurisdizione coulenzio*
33 S P A S P A
sa indipendenlementedal nunzio. Clicnei que altra maniera di considerare le cose
giudizi si tenessero le forme e l'ordine è contraria alla disciplina ecclesiastica, ed
che sono in vigore ne' tribunali ordinari, assurda per se stessa. Per riguardo alla
Dappoiché asseriva il ministro, che un nomina del prelato spagnuolo, ove la si
giudice nazionale conosce la patria legis- concedesse, bisognerebbe che il Papa a-
(azione, i costumi, il merito, le opinioni del vesse in Madrid due legati: uno di no*
litigante, del colpevole, de'testimoni. Un me, assolutamente senza pio, l'altro ef-
giudice straniero deve associarsi ad un u- l'etti vo, ma straniero. Sua Santità potrelv
ditore spaglinolo, e quindi almeno indi- be levare al suo ministro le facoltà che
rettamente rinunzia alla sua autorità. E gli spettano? Non si ravvisa la sconvenien-
potrebbe egli, aiutalo ancora da questo za di un tale sistema? Non si vede 1' e-
uditore, sentenziare come lo farebbe un ridente lesione de'diritti della s. Sedei! lì
corpo nazionale , le cui cognizioni sono per rispetto all' introduzione ne' giudizi
tanto estese? Pio VII affidò l'alfa re al car- ecclesiastici della pratica e delle forme u-
dinal Consalvi segretario di stato, il qua- sate ne9 tribuna li spagnuoli, se trattasi di
le die quella risposta che testualmente ri- discutere punti importanti, si sa essere
porta egiustamente loda l'Artaud. In so- stati dal diritto canonico trasportati nei
slanzaegliconclu-e.Senzaportarcia tempi tribunali civili molli modi di facilità per
troppo lontani, si ponno porre innanzi dettare i giudizi e per renderli più uti-
al relè ordinanze concernenti il tribunale li. Inoltre le cause ecclesiastiche sono di
della nunziatura pubblicate in Madrid nel un'indole ben diversa da quella delle ci-
1G40 e 1 64 1 col consenso di Filippo IV, vili. E la sloria c'insegna, che giammai
che le confermò d'accordo con Urbano giudici civili non hanno meritato tanti e-
VIII. Fu in appresso sottoscritto un con- Iogi,se non allorquando hanno essi adot-
cordato a' 17 giugnoiyiy fra Clemente tate ne'loro giudizi le forme dei giudizi
XI e Filippo V, in conseguenza del qua- religiosi. Sua Santità non dubita punto
le il nunzio fu reintegrato in tulli i suoi che la pietà del re non accolga queste ra-
dirilti e uffici. Un 2. ° concordalo sotto- gioni ; e desidera che le cose restino al
scritto nel 1737, confermò le medesime punto nel quale si sono lasciate da'suoi
disposizioni. Finalmente Clemente XIV antecessori. Già il ministro avea ricevu-
creò una rota di giudici spagnuoli, riser- to un altro rifiuto alla domanda chei ve-
vando al nunzio la giurisdizione conleu- scovi avessero il ditittodi decretare su tot»
ziosa. I Papi aver fatto innumei abili sa- te le dispense relative a'matrimoni, sulle
grifizi per soddisfare alle domande de're sccolarizzaz'oni, sugl'indulti d'oratorio,
di Spagna, e ad essi furono fatte più con- ec. ; ad onta che la Spagna in virtù dei
cessioni che ad alcun' altra potenza. La concordati del 1 753 edel 1 780 avea gua-
sovranità del Papa non essere che secon- rentiti tulli i diritti della s. Sede. Se il
claria, a confronto del suo sommo apo- Papa avesse conceduti alla Spagna tali
stolato : il Papa non può aver che min- diritti, sarebbe stalo costretto accordarli
zi; questo è il titolo che appartiene a'suoi poi a tutta l'Europa, li ceutro dell'uuio-
ambasciatori. E questo carattere è quel- ne, pel bene della religioue cattolica, non
lo che loro fa ottenere ili. "grado. I Papi dee permettere che si distruggano i di-
faanno sempre invialo legati o nunzi, col ritti della Chiesa. Se gli altri dispensas-
r tal e oggetto di vegliare sugl'interessi dei sero, lai.'1 autorità non si troverebbe con-
caltolici lontani dalla s. Sede, e non bau- centrata nel solo Papa. Nella rivoluzio-
no giammai avuto l'idea di credere pei ciò ne fu poi dislru Ito anche il tribù naie dell. 1
di mostrare parità di comunione tra la rota di Madrid; indi con decreto speciale
chiesa romana e le allre chiese. Qualuu- della regina Isabella II neh 844 'u iia~
S I A
petto, e siccome dejure n'è il presidente
il nunzio apostolico, e questi allora non
essendovi, a Gregorio XVI spettò la no-
mina d'un interino vicegerente, quindi il
tribunale nel loglio ><S47 venne formal-
mente ristabilito. Quanto a' prelati / di-
tori della romana rota, e al privilegio di
nominarvi duespagnuoli il re di Spagna,
cioè uno nazionale de'regui di Castiglia,
e l'altro de'regni d'Aragona, riferisce il
Bernini, Il tribuna le. della s. Rota romana
p. 5o. » In quest' ultimo il cardinal De
Luca, dir. Rotti, disc. 3?., n.° 17, am-
mette l'alternativa da eleggersi sempre
da're di Spagna, ordinatamente da tutti
li 3 regni e slati d' Aragona, Valenza e
Catalogna. Ria il saragozzano Saia via so-
stenendo ie ragioni della sua Aragona, ri-
solutamente impugna tale alternativa, e
dice: » Circa liispanosnotanduin est cum
IWaudosio quod unus ex Castella, et u-
nus ex regno Aragonum desumi tur. Et
observa , quod non dix.it ex regn'iSj sed
ex regno, nec est necessarium, ut una vice
ex provincia Valenliae, Calhaloniae al-
tera vice, et Aragoniae altera vicedesu-
inalur, quia supremus regni aragonum
senatus, me ab ilio ioauditorem sacrae
Iiotae primo gradu, et nemine ex Do-
minis discrepante, semel, et iterum regi
nostro proposilo de anno 162 3 censuit,
eum posse elegi, qui sit ex regni s arago-
num, non inibito respectu ad alternali-
vani, quod felici electioni maxime esset
nocibile, quia coarctarelur ad pauciores,
et casus esset contingibilis, ut praestan-
tior ad illud tribunal reperiretur in uno
regno, tali vice, qua regnum illud esset
exclusum." Due sono gli uditori di ro-
ta in Roma per la Spagna, uno cioè pei
regni della corona di Castiglia, l'altro per
quelli della corona d'Aragona, i quali con-
tinuarono ad essere nominati e presen-
tali dal re al Papa che li conferma, do-
po l'unione delle due corone sotto un so-
lo monarca. L'ultimo uditore di rota per
l'Aragona fu mg. r Pietro Giuseppe d'A-
vella- y-Navarro di Barcellona, pieseu-
S P A 3y
tatODell83ldal re Ferdinando VII a Gre-
gorio XVI che lo confermò, morto di re-
cente decano della rota. Per la corona di
Castiglia, la regnante regina presentò al
Pontefice Pio IX l'uditore attuale: quindi
apprendodal n. y5del GiornalediRonid
del 1 8 ">3,ehed Papa con biglietti disegre-
tena di sta tosi è benigna mente degna lo di
nominare suo prelato domestico d. Ema-
nuele Uodi'iguez-y-Sauchcz canonico del-
la metropolitana di Granala, della diocesi
di Malaga, e di destinarlo quindi in u-
dilore della sagra rota romana per il re-
gno di Castiglia. Inoltre in Roma la Spa-
gna pe'suoi regni avea un cardinal Pro-
tettore, che Morcelli chiamò Regnorum
Hispanicorum in Urbe Patronusj e tut-
tora essa tiene presso la santa Sede ora un
ambasciatore, ora un ministro, edal pre-
sente un inviato straordinario e ministro
plenipotenziario di Residenza {t7.). Nel
voi. 1, p. "òoi parlai della lite insorta sul-
la precedenza nelle cappelle pontificie tra
gli ambasciatori di Castiglia e d'Aragona,
e ai 1 .° fu data la preminenza. Feci pure
ricordo della controversia nata nel conci-
lio di TrentOjSiilla precedenza, tra l'amba-
sciatore di Spagna e quello di Francia, in
favore del quale fu risoluta. A Poste pon-
tificie dissi di quelle che in Piomaavea-
no gli ambasciatori di Spagna, per le par-
ticolari loro lettere, nel decoroso palaz-
zo proprio della legazione spagnuola, che
die il nome alla Piazza di Spagna (Ir.).
In Civitavecchia la Spagna tiene un con-
sole residente, ed in alili luoghi dello sla-
to pontificio vice-consoli. Per lo studio
delle belle arti , la Spagna mantiene iu
Roma degli spagnuoli a tale effetto pen-
sionati e prò vigiona ti. Narra il Nibby, Ro-
ma nell'anno i838, che d. Ferdinando
Preziado in una sua lettera stampata fra
le pittoriche, ricorda uno stabilimento di-
retto a far rifiorire le belle arti in quel-
le parti dove si vedevano smarrite. Ag-
giunge quindi che l'accademia reale di
s. Ferdinando in Madrid, che ideò Fi-
lippo V ed eresse e dolo il iìglio Ferdi-
4<) STA
nando Vi, mandava a studiare in Roma
•vari giovaci di spinto pensionali. Que-
sti (in da principio si sceglievano a loro
talento il maestro; aveano però lutti, con-
forme dice il Preziado,uu direttole incari-
cato di rivedere e osservare le opere loro.
Il Rollali chiamò questa unione di giova-
ni Accademia di Spagna; Lanzi segui la
stessa sentenza, e di più asseù che fu (on-
data du'due re ricordali; però in segui-
to su tal puntosi disdisse. In lutto la Spa-
gna non ha in Roma un' accademia [uo-
pi iamenle, come sarebbe quella di Fran-
cia, ma in essa tiene alquanti giovani prò-
vigionati che si occupano in perfezionar*
si nelle 3 arti del disegno, diletti ne'loro
sludi da mi artista di bella fama e con-
nazionale, col nome di direttore de'regi
pensionali in Roma. Quivi da tempo an-
tichissimo la Spagna possiede chiese na-
zionali, ospizi, ospedali, benefici stabi-
limenti, die sono monumenti della pietà
spaglinola. Già nel secolo XI gli spaglino-
li aveano la chiesa e ospizio di s. Gia-
como pei pellegrini che si recavano per-
la visita de' santuari in Roma, presso e
contiguo al Colosseo, ue'cui archi si (or-
mavano i corridori dell'ospedale, luoghi
governali dal propi io sodalizio di Saucta
Sancto/ tuli, il quale n'era divenuto pro-
prietario, e sotto la denominazione e pro-
tezione di S.Giacomo apostolo delle Spa-
gne; nella chiesa aveano luogo solenni
(unzioni, coli' intervento del magistrato
e popolo romano, ed ivi il nuovo Papa
assumeva gli abiti pontificali per recar
si processionalmente alla basilica Late-
ranense per prenderne possesso, e poi
tornava a deporti. Vi si portava ancora
per alile festività, e indossati con solen-
nità gl'indumenti pontificali, passava in
detta basilica; e di tulio ne parlai nel voi.
LX11, p. r-2. La chiesa fu atterrata nei
sooi avanzi nel 18 i5,dopo essere slate lu-
cidale e delineale conio disegni le mi-
gliori tra le Mie importanti e auliche pit-
ture che Torna vano, delGiotto e sua scuo-
la. 1. "La Presentazione al Tempio, 2.°lo
SFA
Sposalizio, 3. la Visitazionedella B. Ver-
gine, tutte grandi come lo fola 4-' del-
la colossale figura di s. Giacomo seden-
te col burdone e un libro; altri 4 d'u-
ni l'or ine grandezza la teral mente esprime-
vano altrettanti miracoli del s. Apostolo,
con contorni e bordure; la q." lappi esen-
tava Gesù in croce, colla B. Vergine e
s. Giovanni; la 10/ il Salvatore. Altre pit-
ture portavano l'elligie de'pellegrini spa-
glinoli genuflessi, vestiti con costume na-
zionale, il che conferma l'alloggio che ivi
prendevano nella loro venuta in Roma,
e che vi aveano la loro confraternita. Il
Cancellieri nelle Notizie isloriche di s.
Tommaso degli spagnuoli o della Ca-
tena, delta poi dei ss. Gio. e Petronio
de bolognesi ', situata incontro a un fian-
co del palazzo Farnese in Roma , nella
strada chiamata del Mascherone, riferi-
sce. Che il Signorile nel mss. delle Cine-
se di Roma dedicato a Martino V, no-
mina Ecclesiarii s. Thomaede Hispanis;
ed anche Martinelli, Romasacra, lo chia-
ma S. Thomae delti spagnoli in regio-
ne Areolae seu Arenulae o Regola; come
pure il Ciampiui, De Vice- cancellano,
et de ecclesiis s. Lanrentio in Damaso
deservie.ntibus j e così il Bovio, La pie-
là nella chiesa di s. Lorenzo in Dama-
so, e di little le sue chiese figliali , tale
essendo questa di s. Tommaso della Ca-
tena. Fu così chiamata perchè vi era una
compagnia, i di cui fratelli si disciplina-
vano con una catena di ferro, e derivata
probabilmente dalle primitive confrater-
nite de'battuti o flagellanti. La chiesa era
parrocchiale antica, e nel giovedì santo
soleva rappresentare il s.SepoIcrocustodi-
to da uomini vestili da soldati, che pei
la loro singolarità attiravano un gran nu-
mero di spettatori. Gregorio XIII sop-
pressela parrocchia, eda S.Giovanni del-
l' Ospeda le de' he ufi a lelli, nel 1 58 1 vi tra-
sporlo la patria confraternita de'bologue-
si, i quali dedicarono la chiesa a'Ioro santi
protettoli e la rifabbricarono. Da questi
cenni e da alcuni documenti pubblicati
SPA
da Cancellieri, si rileva che la chiesa di
s. Tommaso eia della nazioue spagnuo-
la anticamente, e che già esisteva ne'pi imi
anni del secolo XV. Il Piazza, Eusevo-
iogio romano, trai, 2, cap. 9: dello spe-
da le dis. Giacomo degli spaglinoli a piaz-
za Navona, racconta che nell'anno santo
i45o fu eretto in Roma tale ospedale a
benefìzio della nazione spagnuola, dad.
Alfonso de Paradinas, vescovo di Città
Rodrigo, il quale con generosa pietà fece
edificare la chiesa e lo spedale, a mbedue
con regia magnificenza e splendore; ed
ordinò che nell'ospedale fossero ricevu-
ti lutti i poveri pellegrini de'reami di Spa-
gna, i quali per la loro divozione a s. Pie-
tro, dal cui zelo riconoscevano l'introdu-
zione della fede, venivano in Roma a ve-
nerarne i sagri Elimina e gli altri luoghi
santi, ovvero ancora per qualche interes-
se e aliare colla s. Sede; e che loro fos-
se dato cortese alloggio e vitto almeno per
3 giorni o più, tanto agli uomini che alle
donne. Che neh' ospedale si ricevevano
ancora i poveri infermi o feriti nazionali
(propriamente appai tenenti alla corona
di Castiglia) fino alla loro guarigione; es-
sendo corredato di tutto l'occorrente, con
propri medici, chirurghi e infermieri; a-
vendone cura, come dell'amministrazio-
ne de' beni, e dell'ufììziatura della chie-
sa, la propria confraternita nazionale. In
quest'ospedale alloggiò s. Ignazio fonda-
tore della compagnia di Gesù, quaudoan-
cora secolare venne lai/ volta in Roma,
ad onta che riconosciuto per quel cava-
liere ch'egli era, i nobili spagnuoli di-
moranti in Roma facessero ogni industria
per portarlo alle loro case; ina egli per
umiltà volle restare fi a'poveri. Il mede-
simo Piazza, tratt. 8, cap.i3, della Hi-
sia lezione degli spagnuoli a piazza Na-
voiìit, tratta della confraternita naziona-
le delia ss. Risurrezione di Gesù Cristo
nella chiesa di s. Giacomo, avente perciò
per insegna il Salvatore che risorto esce
• lai sepolcro, lodandone la pietà e lo ze-
lo pel cullo divino che vi luceva nsplen-
SPA 4 1
de re con 1 1 cappellani; e per l'amorevole
vigilanza che preslava al contiguo ospe-
dale. Il sodalizio fu istituito senza vesti-
re il sacco ucl 1 579, con approvazione di
Gregorio XI II, che gli concesse molte gra-
zie e indulgenze. Ehhe per fini principali,
l'esercitarsi in diverse opere di carila, nel-
la visita de'connazionali spagnuoli infer-
mi, ed anche quelli che fossero carcerati
per giovarli in tutti i modi, non che soc-
correndo gli altri spagnuoli bisognosi ,ana-
corchè sani e liheri, e distribuendo doli
alle zitelle nazionali, in esecuzione di pii
legati. Che due volte all'anno, con son-
tuoso apparato, facevano l'esposizione del
ss. Sacramento per 4o »'ei e(b quando
in quando, massime negli anni sauli, so-
leva fare nella mattina di Pasqua di Ri-
surrezione, prima dell'aurora, una ma-
gnifica processione col ss. Sagramento se-
condo l'uso di Spagna, con grande e su-
perbo apparato, fuochi artificiali, esplo-
sioni di artiglierie, musica strumentale,
archi, altari, e molte altre misteriose di-
mostrazioni d'allegrezza. Immenso era il
concorso per la propinqua e vastissima
Piazza Navona (A'.), intorno alla qua-
lesi faceva la processione, particolarmen-
te di pellegrini, essendo riuscita memo-
rabile la pompa del 1675 veduta dal Piaz-
za. Dice pure, che per pio legato, nella
chiesa si celebravano i divini uffizi con
eccellente musica ne'giorni festivi, e molto
più ne'solenni della ss. Concezione e del-
l'Assunta,di s. Giacomo e della traslazio-
ne del suo corpo in (spagna, dis. ldelfou-
so, di s. Ermenegildo e di altri santi na-
zionali. Il Panciroli, Tesori nascosti p.
322, parla della chiesa e dell' ospedale
di s. Giacomo iti Navona, e che il fon-
datore l'intitolò à s. Giacomo protettore
della Spagna e a s. Idelfonso vescovo di
Toledo, perciò ne celebrava la festa a 2 <
luglio e a'?.3 gennaio. Martinelli citati,,
convenendo sull'erezione della chiesa del
vescovo Paradinas, riportandone la la-
pide in veisi che lo dichiara, insieme .1
quella ci 1 Pietro Giacomo prete toletano
4? SP A
dottissimo clie neh j8i lasciò erede la chie-
sa aggiunge: tuoi ab Alessandro fi in
praesenlemformam acdifìcatam -.pulchris
sacelli* conspicuum, et ab litspanica na-
tione maxima religione cuftum. 11 Venuti,
Jloma moderna p. Gì 2, descrivendo le
chiese del rione s. Eustachio, dicendo di
oliera de'ss. Giaconioe Idelfonso, la cre-
de edificata òn un d. Alfonso infante di
Casliglia,epoi riedificato dal vescovo Pa-
radiosi (in che fu seguito dal Vasi, nel-
l'Itinerario di lìoma), fondatore dell'o-
spedale con rendile, il quale e l'entrate
furono poi accresciute da vari benefatto-
ii, come dal prelato Costantino Caslillo
votatile di segnatura (il Fanucci nell'O-
pere pie di Roma, lo dice referendario
delle due segnature neh567 e decano del-
la chiesi dì Cueuca) che lasciò molte iloti
per distribuirsi nella festa dell' Assunta
(i4 dice Fanucci), non che dal Fonseca
e da altri ricordati da Fanucci, che stabi-
lirono doli per le nazionali zitelle, e in
loro mancanza alle borgognone, o tede-
sche, o fiamminghe, ec. Nel i 666 Fran-
cesco Yides Navarro, come si legge nel
suo deposito vicino alla porta grande, la-
sciò alla chiesa la sua pingue eredità, per-
chè in ogni sabato si cantassero le lilanie
da' numerosi cappellani, dimoranti nel-
l'annesse abitazioni, e in tutte le feste si
facesse buona musica. Il Fanucci ripor-
ta che Alessandro VI restaurò, ampliò
ed abbellì la chiesa con marmi diversi,
onde in più luoghi furono scolpile le sue
armi. Benefattore insigne dell'ospedale
fu pure lo spuguuolo cardinal Bartolomeo
della Cueva, che divenne il i. "protettore
dell'ospedale de'pazzi fondato in lìoma
dalla pietà d'alcuni spaglinoli e da s. I-
goazio, comedissi nel voi. XL1X, p. 3o2.
Foco come Venuti descrisse la chiesa. Il
quadro dell'Assunta nella i.a cappella a
deslia co'4 santini a iati, è di Francesco di
Città di Castello; la volta la dipinse Pierin
del \ aga.La Risurrezione del Signore nel*
hi contigua cappella a olio, colle figure
laterali u fresco, è di Cesare Nebbia; l'i-
S P A
storie superiori nella volta sono diBal-
dassare Croce, come anche le storie di
fuori sopra la cappella e il s. Antonio di
Padova. Nella cappella chesegue,i 4 santi
e altre figure ne'lali e sul quadro, sono
di Nebbia. Nel penultimo altare le sta-
tue della B. Vergine, Gesìi e s. Anna,
le scolpì in marmo Tommaso Boscoli. Le
pitture e stucchi nell'ultima cappella so-
no di Giulio Piacentino. Il ss. Crocefis-
so, colla B. Vergine e s. Giovanni nel-
l'altare maggiore, è opera assai lodata di
Girolamo Sicciolanle da Sermoueta, ed
i laterali d'Onofrio d'Avellino, secondo
Vasi. La cappella di s. Giacomo dall'al-
tra parte della chiesa , col deposito del
cardinal Alberense, è architettura di An-
tonio da San Gallo; s. Giacomo fu scol-
pito in marmo con garbo e franchezza
dal Sansovino ancor giovane; le pitture
laterali, in pessimo stato, sono di Pelle-
grino di Modena. Qui aggiungerò col Va-
si: il quadro della seguente cappella è di
Francesco Preziado spaglinolo. La con-
tigua cappella di s. Diego è architettura
di Flaminio Ponzio, cogli stucchi d'Am-
brogio milanese: il quadro principale del
santo, con altre pitture a fresco dalla cor-
nice in su, è d' Annibale Caiacci, le al-
tre di Francesco Albani e di Domenico
Zampieri ossia Domenichino, fatte coi
cartoni del loro maestro Carocci. Marcel-
lo Venusti dipinse egregiamente nell'ul-
tima cappella il quadro de' ss. Michele
e Giacomo. La volta della sagrestia fu
dipinta da! Fonlebuoni. Vicino alla sa-
grestia è il deposito tenuto in mollo conto
dagl'in tendenti, di nig.r Montoja, col bu-
sto scolpilo da Bernini, di cui sono due
eccellenti teste iu sagrestia, rappresentan-
ti due anime, una beata, l'altra danna-
ta. Il Cancellieri, // Mercato, il lago, il
circo Agonale o piazza Navona, riunì
diverse erudizioni riguardanti la chiesa,
casa e sodalizio di s. Giacomo, sulla fe-
sta introdotta nel 1079 all'aurora per
Pasqua, in quali modi celebrala per di-
mostrare la risurrezione del òiguore, e
SPA SI» A 43
il suo trionfo vincendo la morte, portati- ragonesi,majorcluni, catalani, valenzia-
dosi il ss. Sngiamento, etl incontro l'ini* ni e snidi, a s. Maria di MÓtuèrratOj
niagine della B. Vergine riccamente or- e nel tralt. 8, cap. 1 G, (Itila Madonna di
nata, per memoria che a lui subito ap* Monserralo degli aragonesi, ma/orchi-
parve il risorto Figlio; la descrizione delle ni, catalani, valcnziani e. sardi, dichia-
processioni dehG'io, 1 G7 *"* e 1734. con ra.Nel 1 35odue piedonne.C.iaconia Fer-
maechine, archi, torri., cori di musici e nandez di Barcellona ne! principato di Ca-
fuochi arlilìziali; un elenco di relazioni talogna, e Margherita di Majorca, unite
e descrizioni stampate di tali solennità, e le loro facoltà, fondarono l'ospedale per
di due edizioni degli statuti dell'arcicon- benefìcio non solo de'pellegrini, ma de-
fraternità nazionale; ricordando le feste gl'infermi sudditi della corona d'Arago-
ancora falle dagli spagnuoli della chiesa, na, con separati ospizi per gli uomini e
per l'espugnazione di Granatagli Piaz- per le donne, cioè l'istituirono nel luogo
za Nai'ona, e per l'esaltazione d' Inno- vicino ulla chiesa detta del Pozzo bian-
cenzo X, per avere dirimpetto il palaz- co, ove poi fu eretta la sontuosa chiesa,
zo; che più volle Giacomo III re d'In- de' Filippini (f^.). Neil 47 5 riunitesi alla
ghilterva colla famiglia reale furono a go- corona di Casliglia, quelle d'Aragona e
dere il lago, dalla loggia della casa con- Valenza, ed il principato di Catalogna,
tigua, sotto baldacchino e servili di rio- gli spaglinoli di Roma di comun accor-
freschi dal cardinal Acquavi va. Ne'primi do stabilirono d'onorare la Madonna di
anni del secolo corrente erano ancora a- Monserralo colla nobile fabbrica dell'e-
pei li l'ospedalee la chiesa; ma questa mi- sistente chiesa, nel cui sito ve n'era altra
cacciando rovina fu puntellata e abbati- di s. Andrea già diroccala. Quivi eressero
donala, e l'ospedale trasferito e riunito o trasferirono l'ospedale nazionale pe'pel-
aquellodi Monserrato,di cui vado a par- Iegrini di detti regni.ospitandoli non meno
lare, e dove fu trasportato tutto il pie- di tra giorni, e facendoli curare se infermi.
zioso e il meglio ch'era in questa magni- Il Valentino Alessandro VI, per onori-
fica chiesa, ricca di tante stupende ope- le la sua nazione, die l'impulso e la fa-
re d'arte che ora ammiratisi nella nobi- colla d'erigere la confraternita nazionale,
lissima di Monserralo. Per decoro della che ha per insegna la detta lì. Vergine
piissima nazione spagnuola, voglia Iddio e non veste sacchi. Qui il Piazza non è
ispirare nel cuore della sovrana chete- chiaro, imperocché dice che la compa-
gna, o in quello di alcuno de' molli re- guia prima fu composta di di verse nazioni
ligiosi e generosi spagnuoli, d'impedire spagnuole, comprese sotlo i regni della
che perisca del tolto un monumento cosi corona di Casliglia, Aragona, Valenza e
rinomato e sotlo l'invocazione dell'A pò- Catalogna, unendovi poi ancora quelli
itolo del le Spagne, ch'era una gloria della del regno di Sardegna, dopo il filale sae-
callolica Spagna nella metropoli del cri- co di Roma del 1 52 7, in cui perderono il
slianesimo, e dove furono tumulati tanti loro spedale che a veano a PortaSettimia-
illustri nazionali, con ridonarlo in parte na ; e che emulando il fervore religioso
al »uo antico splendore e culto. Questo delle altre nazioni in Roma» comprò un
lispletide nell'altra chiesa nazionale spa- sito a Coite Savella (tribunale e carceri
giuiola in l'ioma di s. Maria di Mouser- del Maresciallo) nel rione Regola evi lab-
rato nel rione Regola, con contiguo ospe- bri cu una piccola chiesa, che poi colle loro
dale, fondalo per gl'infermi e pellegrini pie industrie successivamente resero ma-
nazionali della corona d'Aragona. 11 ri- gnilica e propria della generosa nazione
cordalo Piazza nell'/-usri'o/o£/0,tratt. •>., spagnuola, e in onore della Madonna di
pan. 1 J, dell'ospedale degli spagnuoli, a< Muuaerrulo. Ed acciocché I'uòsc cuuLuao
44 S P A Sl'A
e perpetuo il cu Ito di vi no, desti ria ronoi 2 facendo al loia laSardegiia parte del la ino>
sacerdoti della stessa nazione per uflìziai la marchia di Spagna. Tuttavia non è di que-
con opportuni statuti e regole. La con- stoavviso né Fanucci,che riferisce per tal
fraternità prese cura della chiesa e del- catastrofe averlo i sardi abbandonato; né
l'ospedale, ch'ebberonon pochi beiiefallo- il Bovio, nel descrivere a p. 1 46 la chiesa
ri nazionali e pingui legati, e Carlo V nel di s. Andrea di Domogiani dell' A ncelld
i5i(i con diploma dato in Brusselles ai di Dio, e detta pures. Andrea de'Naza-
3 i ottobre, gli assegnò sulla tesoreria del reni, eh' è la sunimeutovata chiesa di s.
regno di Napoli, l'annua rendita perpe- Andrea, e figliale della basilica di s. Lo-
tua di 5oo ducati. La principale festa del- renzoin Darnuso, chesorgevapressoCorle
la chiesa èquella della Purificazione, nel* Savella, cioè vicino all'odierna di Moli-
la quale, anche in memoria de' lumi coi serrato, e non come vuole Piazza pres-
quali nel Monserrato si scuoprì la lìgu- so il luogo de'filippini. Essa dunque fu
ra della Madonna, di cui [tarlerò, si he- abbattuta net i 5 7 5 per allargare l'ospe-
nediconoe distribuiscono candele con i'ef* dale degli aragonesi, valentini e calala-
ligie della Madonna di Monserrato, ol • ni, anche per comprender»! i sardi che
tre altre divozioni, come il s. Sepolcro nel nel sacco di Roma aveano perduto il pio-
giovedì santo decorosamente, essendo la priospedalea Fotta Seltimiana. Però nel
chiesa e il sodalizio ricchi d'indulgenze, pontificato di Giulio MI ricuperarono i
In tempo del Piazza l'ospedale colitene- beni, e li riunirono a quelli di Monser-
va 10 letti, cogli occorrenti ministri, sov- rato, come osserva Fanucci. Bovio con-
venendo i confrati anche i nazionali hi- viene che la chiesa di Monserrato fu fab-
sognosi. Il Panciroii citato, parlando a p. bricata uelujrp» indi resa celebre come-
535 di questa chiesa, soltanto dice, ch'è che bagnala da'sudori apostolici di s. I-
della nazione d'Aragona con l'ospedale, gnazio Loiola, Il Bombelli nella Raccol-
e fu questo da'fondamenti costruito nel la dell' immagini della B. Fergine or-
1 38 1 , dedicata la chiesa al mistero del- nate eolla corona d'oro dal capitolo di
la Purificazione della B. Vergine, e che s. Pietro, trattando nel t. 3, p. 161, di
oltre la sua festa si celebra a' 1 2 febbraio quella di marmo col Bambino, ossia la
quella di s. Eulalia vergine e martire di Madonna di Monserrato che si venera in
Barcellona. Migliori notizie ci dà Marti- questa chiesa, ne ritarda l'origine. Adun-
nelli nella Roma sacra p. 228, con l'au- que imparo da lui, che l'immagine di ri-
torilà d'un documento, che in sostanza bevo che ivi si onora è formata a iirii La-
elice. Che neh 38 1 fu eretto l'ospedale dai zione e sul modello di quella del celebre
catalani sotto l'invocazione di s. Nicola, santuario di Catalogna; che a' 1 3 giugno
e nel i5o6 vi fu aggiunta la chiesa del i5i8 si cominciò la fondazione di sua
Pozzo bianco, che le nazioni catalana, a- chiesa, da Giovanni Sanchez vescovo di
ragonese e Valentina dedicarono alla Ma- Celidonia, coll'assistenza di ci. Luigi Ca-
donna di Monser rato. Riferisce ancora che ros ambasciatore di Spagna. Fecero a gai a
il tempio presso Corte Savella fu incoio in- gli spago uoli e specialmente gli aragonesi
ciato nel 1 495, e vi fu unito l'ospizio dei per contribuirvi, poiché tutta la Spagna
sardi, che sotto il titolo di ». Giacomo era riconosce la Madonna di Monserrato co-
a Porta Seltimiana e soppresso per una me loro liberatrice dal giogo moresco.
inondazione del Tevere. Questo sembre- Compiuto l'edilìzio, fu collocata las. itu-
rebbe più probabile, e non che perisse inagine in ricca nicchia a sinistra dell'in-
nel sacco in cui ebbero gran parte gli spa- gì esso della chiesa, che per le grazie di
gnuoli, i quali certamente avranno ri- cui hi dispensatrice, agli 8 aprile i656
spaludato e protetto i loro stabilimenti, il capitolo Vaticano la coronò con aureo
SPÀ
diadema insieme aldivin Figlio. Siccome
questa clic nome «Ila chieta, e desso de-
liva dal celebre santuario che onora la
Spagna, conDe Marca ne darò un cenno.
I franchi condotti ila Lodovico I l'io li-
berarono nell'806 Barcellona capitale di
Catalogna dalla dominazione de'mori, ed
i cristiani del paese uniti a'franchi dila-
tarono le conquiste fino alle radici del
Monserrato, riunione di monti che tor-
reggiano nel mezzo della Catalogna in for-
ma d'obelischi, chesembrano artificiosa-
mente segali nelle loro acute punle col-
la sega, che nel nostro idioma suonaMonte
Segato, hi colla traccia di lumi prodi-
giosi che rilucevano di notte, fu trovata
da alcuni pastori la figura della Madon-
na col Bambino di color fosco, ma di ec-
cellente lavoro. 1 catalani e i franchi mos-
si da stupore colà le eressero una chie-
sa, ove operando Dio molti miracoli mo-
strò di volervi un culto speciale, massime
collo strepitoso della figlia di Udalardo
contedi Barcellona, che per opera dia-
bolica olt raggiata, uccisa e sepolta neho4o
circa, dopo 7 anni fu trovala viva e bella,
dichiarando essere volere divino che si co-
struisse alla B. Vergine più ampio tem-
pio. Ne assunse l'impresa l'abbate bene-
dettino di Bipol e largamente vi concor-
sero i popoli, assegnando il conte ricca
dote pel monastero annesso che per 12
monaci vi fu costruito. 1 Papi Urbano II
e Bonifacio IX arricchirono il santuario
di copiose grazie spirituali, Martino V
e Eugenio IV eressero quel priorato in
abbazia, poi fatta esente. Architetto della
chiesa di Roma fu Antonio Sangallo, e
del prospetto esterno Francesco da Vol-
terra, che restò imperfètto e altamente
censurato dal Milizia. L'interno ha una
sola navata assai grande con 6 cappelle
a cupola, 3 per lato, ed il vasto cappel-
lone a tribuna nel fondo. Essa è ornata
di pilastri corinti scanalati, su cui posa la
cornice, sulla quale è impostata la volta :
tanto i pilastri, che le pareti e la volta
si vedouo abbelliti di dorature, e nelle
S P A
45
pareti come nella volta sonovi graziosi ce-
nati di chiaroscuro in campo d'oro; il
pavimento di marino bianco con lanciceli
bardiglio è una parte di quello che sta-
va nella suddescritta chiesa di s. Giaco-
mo. Nella 1 ."cappella a diritta vedesi l'al-
iare di belli marmi, collo stupendos. Die-
go che stava in detta chiesa, ot'era pure
il s. Idellònso eh' è nella parte sinistra,
e rimpelto vedesi il giudizio diSalomone,
copia di quello di Mengs. La 2.a cappella
ha per quadro la ss. Annunziata di l'i .-in-
ceselo Nappi che dipinse pure i laterali a
fresco, cioè la Natività e l'Assunta, e nelle
lunette la Concezione eia Visitazione: e
al di fuori sopra l'arco il Transito della
B. Vergine. Nella 3. a cappella fregiata di
finì marmi e stucchi dorati, su ricco al-
tare vi sono la Madonna della Colonna,
ed i ss. Giacomo e Vincenzo Feri eri, pit-
tura di Carlo Saraceni : nella parete de-
stra è appeso il buono e diligente dipinto
coll'Assunta ch'era in s. Giacomo, ed in-
coulro un gran quadro colla Conce/ione
con moltissime figure, pregevole pel co-
lorito. Il gran cappellone ha l'altare mag-
giore isolato, formalo di marmi fini, die-
tro il quale è il coro con eleganti stalli
di noce ornati di metalli dorali. Il qua-
dro nel fondo della tribuna con Gesù in
croce, la B. Vergine e s. Giovanni, opera
assai lodala, già esistente nell'altare mag-
giore di s. Giacomo. ÌNVlali sono due can-
torie archi tetta le da Ilo spago nolo Lavina,
e soi rette da colonne corintie e pilastri si-
mili di granito dell'Elba, con basi e ca-
pitelli di marmo bianco, sulle quali ri-
corre una cornice archil lavata di mar-
mo venato di Carrara. Dentro una delle
cantorie è situato il famoso organo dis.
Giacomo. La i.a cappella a sinistra, par-
tendo dall'altar maggiore, è assai ornala
con marmi e dorature : siili' aliare è la
statua di s. Giacomo, già nella sua chiesa;
nella parete a destra è la memoria sepol-
craledel march. Antonio Vaigas,che per
lungo tempo fu ambasciatore in Roma,
ove morì Dell8a4, ed il suo ritrailo Io
$6 SPA SPA
scolpi Al vare*; l'altra parete contiene un zione d'innumerabili e importantissime
monumentino con ritratto ili Felice A- memorie, deplorata amaramente dal car-
guierre, scolpilo dal prof. Sola. Sotto a dinal Baronio ne' tuoi Annali ecclesia-
questi due depositi moderni, ve ne sono stiri, perirono eziandio i sepolcri di Ca-
dile del secolo XVI ch'erano in s. Giaco- listo 111 e Alessandro VI, e le loro spoglie
ino, lavorati con singoiar diligenza e sem> mortali furono trasportate dietro l'orga-
j'Iicità. Essi sono due vescovi, il t. era no. Dipoi nel i Gofinell'ingiandirePaoloV
sialo segretario d'Alessandro VI, il 2.0 la basilica, dovendosi atterrare varie sue
è Paradinas sullodato. Viene poi la cap- parti, furonorimossi gli avanzi de'due Pa-
polla della Madonna di Monserrato, or- pida detto luogoeposti sottoil pavimento
nata di belli stucchi a oro; la paretesi- della slessa basilica o grolle Valicane. Po-
nislra ha per affresco la ss. Vergine ti- scia econ assensodi Paolo V,il prelato Vi-
tolare co'monti di Catalogna da cui pre- ves trasferì nel iGio, riuniti in una cassa
se il nome; l'altra parete contiene a fre- di piombo,gli avanzi mortalide'due Papi
sco s. Raimondo di Pennafort: ne'trian- nella sagrestia della chiesa di Monserrato,
goli della cupola sono l'effìgie ileg'i E- ove restaronosenza alcuna memoria. Im-
vangelisti, due storietle della Madonna perocclièlospagnuolomg.rVivesavendo
e altre figure nella cupolelta; al di fuori stabilito nella generosità del suo animo,
sull'arco è la Coronazione della 13. Ver- di erigere a' due Papi un conveniente
gine, tutte operedi Ricci da Novara. L'ul- monumento sepolcrale, insorte tra lui e
tima cappella ha s. Eulalia verginee mar- gli amministratori della chiesaalcune dif-
tire, pittura dello spaglinolo Patinatola, ferenze, abbandonato il suo nobile pio-
sostiluitoal pregevolissimo trasferito nel- ponimento, in sua morte lasciò la sua e-
l'infermeria : nella parete destra è la Ili- redità alla Congregazione di Propaga/i-
surrezione, e Saulle unto re, copia tratta da fide, al quale articolo lo celebrai co-
da Mengs, già esistenti in s. Giacomo, me benemerito segretario della medesi-
Tutti gli altari e le colonne di essi, esi- ma. Nel Ciacconio, V 'ilae Ponliflcum, nel
stenti nelle cappelle, sono di bellissimi t. 2, p. 989, si vede inciso il marmoreo
marmi, tranne lecoloniiedell'altaredella deposito di Calisto 111, ornato da 8 sta-
titolare che sono coperte di eleganti ^tuc- tue laterali, oltre il bassorilievo del Sai-
chi e fregi dorati. Sulla porta della sa- valore, ed oltre la statua del Papa cori»
grestia vi è la statua di stucco di s. Eli- cata sull'urna sepolcrale con triregno in
sabelta.e sulla porla incontro ven'èuna capo; e nel t. 3,p.i64 trovasi inciso il
simile di s. Gio. Nepomuceno. Dentro la monumento pur di marmo di Alessan-
sagrestia vi sono diversi quadri e altri og- dro VI, la cui figura in mitra è distesa
getti d'arte ch'erano in s. Giacomo, me- sul sepolcro bellissimo, sovrastando il de-
ìitandorimarcolaDeposizionedallaCro- posito la B. Vergine col Bambino. Ani-
ce, e la Madonna del Velo; le leste del- bedue hanno elegantissimi ornati e in»
le anime beala e dannala, e il battesimo tagli, cogli stemmi gentilizi di ciascuno,
di Gesù, tulle sculture di Bernino. No- Nel voi. XII, p. 289, 2qo, 291, nel do-
tai con Novaes, nelle biografie degli spa- scrivere le sagre grolle Valicane, rimar-
gnuoli Calisto 111 e del nipote Alessan- cai le vestigia, statue e altre sculture che
dio \ I, come pure nel voi. XII, p. 296 esistono nelle medesime, avanzi de'due
e .»i|7,ehoi loro corpi furono sepolli nella nobilissimi monumenti, cioè più di Ca-
Clucsa dis. Pietro in ì "alleano (F.)nella li>to III che di Alessandro VI. Il Venuti
cappella di Calisto III; e che poi nel por già cilato, descrivendo la chiesa di s. Ma-
inano Giulio li alla nuova sontuosa lab- ria di Monserrato, nel modo che trova-
bi ica della basilica, nella generale diilr.U- vasi prima d'essere siala ridotta con quel-
SPA
la sontuosità nella quale ora ammirasi,
afferma che nella sagrestia vi sono i de-
positi di Calisto HI e di Alessandro VI
trasferitivi dalle grotte Vaticane, e col-
locati i cadaveri senz'alani ornato per
modo di provvisione dietro l'altare mag-
giorai Essendomi recato in questa chiesa
Jio potuto accertarmi che realmente i cor-
pi de'due Papi furono riuniti in una cas-
sa e provvisoriamente deposti nella sagre-
stia, donde furono collocati dietro l'al-
tare maggiore senza memorie. Quindi nel
recente magnili co restauro e abbellimen-
to della chiesa, eseguiti nel declinar del
pontificalo di l*io \ Il con architetture e
disegni di Giuseppe Camporese, tempo-
raneamente la cassa di piombo e sigillata,
contenente le ossa o polveri di Calisto 1 II
e di Alessandro VI, fu depositata nel pro-
pinquo archivio, e quando saranno com-
piti i lavori di cui vado a far parola, verrà
convenientemente situata nel claustro in
costruzione. In un cortile che limane die-
tro il cappellone maggiore fu edilicato
un vago portico con architetture del eav.
Pietro Camporese , figlio del prelodato
architetto. In questo portico si colloca-
rono lulte le opere di scultura più pre-
gevoli che erano nella chiesa di s. Gia-
como, fra le quali il deposito di mg." Mon-
tala, il grazioso altare di marmo colle sta-
tue di sopra ricordate del Bozzoli, e pa-
recchi altri monumenti sepolcrali de'se-
coli XVI e XVII, meritevoli d'essere os-
servati per bontà e diligenza di lavoro e
ricchezza di marmi. Dipoi fu risoluta l'e-
dificazione di un più ampio e decoroso
ospizio de'cappellani e dell'ospedale nel-
1' area di dello cortile, e delle contigue
case, con proporzionato e nobile ingresso
dalla parte opposta a quello della chie-
sa, affidandosi l'esecuzione all'architetto
cav. Antonio Sarti. Pertanto fu guastato
il ricordato portico e incominciato l'al-
tro eia ostro e peristi lo con forme più gran-
di, e rimossi i monumenti per collocarli
con maggior proprietà, e dove finalmente
si darà uucoia decorosa collocazione al-
SPA 47
le rispettabili ceneri di Calisto IH e di A-
lessandro VI. Si spera inoltre che anco
la facciata esteriore della chiesa sarà fi-
nalmente compita. Questa chiesa viene
uffiziatacon pompa e decoro ecclesiastico,
de'cappellani spagnuoli che abitano nel»
I' annesso ospizio, ov' è pine l'ospedale
per gl'infermi nazionali, ed al quale, ro-
me già rilevai, fu unito quello di s. Gia-
como, ambedue edifizi che vanno a ri-
cevere gli accennali ingrandimenti e mi-
gliora menti, più proporziona ti al la digni-
tà della nazione spaglinola e alla riunione
de'due ospizi e spedali.
Il governo della monarchia spaglinola
era assolti to,ma ora è costi tuzionale;qna li-
do lodivennee il modo lodilo in fine. Qui
riferirò come trova vasi quando il sovra-
no era assoluto nel regnare, ed ereditario,
il che lo è tuttora, anzi coll'ahrogazione
della legge Salica ascendono al trono an-
che le femmine. Gli ordini si trasmette-
vano dai 5 ministri. Madrid capitale del
regno era ed èia sede de' va ri supremi con-
sigli e di tutte le autorità superiori. Ta-
luni de'seguenti consigli non vennero ri-
pristinati dopo le ultime rivoluzioni. Il
consiglio di gabinetto o de' dispacci era
composto dal re e da'suoi ministri, il con-
siglio di stato presieduto dal sovrano a-
\ente per consigliere nato l'arcivescovo
di Toledo, il consiglio reale delle finan-
ze detto dell'azienda, il consiglio supre-
mo di guerra, i due consigli reali e su-
premi di Cartiglia e d'Aragona, il consi-
glio supremo dell'inquisizione, il consi-
glio degli ordini equestri, il consiglio reale
dell'Indie, e finalmente il consiglio della
Crociata, ove si stabilivano i sussidi i che
il re levava al clero, destinati in origi-
ne a spingere innanzi la guerra contro i
maomettani. Il consiglio di Cartiglia era
il più potente ili tutti , ed un dato nu-
mero de'suoi membri formava la came-
ra di Castiglia, e proponeva al re i sog-
getti da eleggersi agli uffizi ecclesiastici o
civili. Il consiglio supremo dell'Indie oc-
cidentali esercitava per le colonie le sles-
48 SPA SPA
m- funzioni cheil consiglio di Castiglia per Galizia, e l'Eslreniadurn. Erativi scuole
la Spagna. Tali due consigli erano i pri- d'artiglieria a Segovia e ad Alcalàd'lle-
mi tribunali della monarchia : tribunali nares. I principali arsenali di marineria
superiori perleprovincieetseudoleacan- erano in Cadice, Fermi e Cartagena, ca-
cci Ime di Valladolid e di Granata, il con- poluoghi di dipartimenti marittimi, a ven-
siglio di Na varrà, le camere regie di Ca- ti ciascuno un'accademia di marineria,
cerea, Siviglia, Valenza, Barcellona, Pai- Altre scuole di navigazione trovatisi pu-
ma, Saragozza, Oviedo e la Corogna. E- re a Barcellona, Siviglia , Corogna e in
rano più di 3To corregidori o grandi al- molti altri porli. Sono primarie piazze for-
cadi nelle città e borghi regi, oltre mot- ti dal lato di Francia, Pamplona, s. Se-
ti altri ch'erano d'elezione de'signori di bastiano, Figuieres, Roses , Hostalricb,
certi luoghi. Leleggi civili ecriminali del- Vico, e La-Seu d'Urgel; e da quello del
laSpagna formano due codici voluminosi, Portogallo,Badajoz,CitlàUodrigoeTeus;
chiamali l'imo Novissima liecopUacion , avendone pure d'importantissime sulle
Y.\\UoLas Ptfr//V&?.c,ilqualeullunoconsi- coste, segnatamente Barcellona e Cadice.
sic nella raccolta fatta sotto ». Ferdinando Sotto il nome di Presidii sono indicati gli
111 e Alfonso XI re di Castiglia e di Leon, stabilimenti formati ne'secoli gloriosi del-
Vi si aggiungono le ordinanze e regola- la Spagna sulla costa settentrionale d'A-
menti, che a seconda delle circostanze e- bica, per arrestare la pirateria e le im-
manano dal trono e derogano alle dispo- prese de'barbareschi; questi luoghi for-
sizioni de'detti canoni, oppure le modi- tificali sono in oggi destinati quasi esclu-
beano. Vi hanno pure dei tribunali di sivamente alle cunflnazioni di certi de-
commercio. Gl'intendenti sono capi del- linqiicnti : sono essi Ceuta, Pegnon de Ve-
l'amaiinistrazionedellerenditenellepro- lez, AIhucemas e Mehlla. Il giornale Et
vincie; rendite che consistono in beni e Coniercio di Cadice, ecco come nel 1 854
diritti demaniali della corona, in diritti valutò le forze mariltimedi Spagna, colli-
di cancelleria, e in imposizioni. Fra 'di- presivi i bastimenti in costruzione equelli
ritti di cancelleria compresa è la media decretali: 3 vascelli d'altobordo, 4 frega-
annata, che componesi della mela degli te a vela, 4 a elice, 17 corvette, i4bricks,
appuntamenti od onorari del 1 ."anno per 1 4bricksgolette,i ogolellee pacquebots,
tulli gli uffizi che conferisce il sovrano, 2 golette a elice, 8 orches o trasporti da
e d' un certo diritto sulle successioni ai guerra, 34 vapori e 1 02 piccoli bastimeli-
titoli tli nobiltà. Nel 1 82 4 e negli anni pò- ti. In tutto 212 legni. Inoltre riferisce,
steriori l'esercito sommava a 90,000 in- che i bastimenti da guerra sono quanti
dividili, comprese le milizie, ed a 6000 erano nel 1 8^2, cioè 4 divisioni: una in
cavalli, senza però le regie guardie. Ora Avana, un' altra alle Filippine, la 3. al
si enumera l'esercito spagnooloaioo, 000 Rio della Piata, e la 4-asul Mediterraneo,
uomini, ed a circa 12,000 di cavalleria, Dal presente ministro della guerra è sta-
oltre la guardia civica o nazionale. Del- to pubblicato un progetto di legge, per
le sue imponenti flotte che dalla Spagna cui in seguito saranno le forze dell'arma-
veleggiavano su tutti i mari, restano pò- taspagnuola, esclusi i bastimenti minori,
che vestigia; allora la marina compone- in 6 navigli, 1 2 fregate, 1 2 corvelte,i4 bri-
vasi di qy bastimenti, tra' quali 12 va- gantini e golette, G vapori da guerra e da
scelli di linea e 1 9 fregate. Il legno era corsa, 8 vapori da 3 00 a 4°o cavalli, 1 2
scompartito ini 1 governi militai i chiama- da 1 00 a 200, ei 2 di minor forza e 8 or-
ti capitanati: Madrid, la Castiglia vec- ches. Gli ordini militari ed equestri 1 lei -
chia, l'Aragona, la Catalogna, Valenza, la Spagna sono i seguenti, e lutti hanno
Mursia, Na varia, Guipuscoa, Andalusia, articoli (e su d'alcuni aggiungerò qualche
SPA
paiola), non clic quelli non più esisten-
ti e di cui qui non fu ricordo, sebbene
untlie tli essi ne scrissi gli articoli ; ili qua-
si tutti n'è gran maestro il re. Vi è pu-
le l'ordine Gerosolimitano [V '.), e quel-
lo del Toson d' oro (F.) die conferisce
ancora l'imperatore d'Austria. Adunque
gli ordini cavallereschi esistenti sono : di
s. Giacomo della Spada j di Calatravaj
il' Alcantara j di Gesù Cristo e s. Pietro
martire (a i 7 maggio 1 8 1 5 re Ferdinan-
da VII avea ordinato, ebe i ministri del-
V Inquisizione portassero sempre e osten-
sibile la decorazione ili quest'ordine); di
Montesa,&cv\\ fu unito quello reale mi-
litare ed equestre di s. Maria della Mer-
cede; della Concezione o Carlo 111 (è di-
viso in due classi quest' ordine del me-
rito; in gran croci e cavalieri: il nume-
io della i.1 è di 60 non compresi i prin-
cipi della famiglia reale, e 200 cavalie-
ri della 2.a godono l'annua pensione di
3^5 fiorini, gli altri essendo soprannu-
meri. L'ordine fu rinnovato a' 12 giugno
1 8o4 da Carlo IV, indi soppresso nel re-
gno di Giuseppe Bonaparte, poscia ripri-
stinato neh8i4da Ferdinando VII. Nel-
lo scudo della decorazione de'grancroci
è l'effigie della B. Vergine; io quello dei
cavalieri per decreto de'a 5 aprile 1 8 1 5 di
Ferdinando Vll,si vede C. 7//,cioèCarlo
li I, e l'epigrafe: Fintiti et Merito) ; di s.
Ermenegildo^ di s. Ferdinando III; del-
le cavalieresse di Maria Lodovica 0 Lui-
sa; d'Isabella 1 la Cattolica (propria-
mente rinnovato da Ferdinando V 1 1 uel
1 8 1 5 per ricompensare il zelo spiegalo iu
favore della conservazione dell'Indie occi-
dentali o Americhe nella monarchia di
Spagna, onde fu detto ordine americano,
sotto il patrocinio di s. Elisabetta d'Ara-
gona regina di Portogallo. L'ordine è di-
viso in 3 classi, i grancroci cui si deve
il titolo d'Eccellenza, i commendatoli,
i cavalieri: l'ammissione nell'ordine co-
stituisce la nobiltà personale. Gli ame-
ricani che danno prove e si mostrano de-
gui del motivo per cui 1' unirne fu isti-
VOL. LXV1U.
SPA 49
tutto, vi sono ammessi. Essi portano li-
na medaglia d'oro con I* effìgie del so-
vrano: nello scudo della croce de'cava-
lieri, oltre la cifra del monarca, vi è il mot-
to, Per Isabella Cattolica: nello scudo
della croce de'commeudatnri vi è il dop-
pio globo, il motto, Plus ultra, e la leg-
genda: A la leallad acrisolat la , nello scu-
do della decorazione; i quali motto e leg-
genda sono pure nella croce de'grancro-
ci. Nel t. 14, p- 28 del Bull. Ilota, cont.,
de'26 maggioi8i6, vi è il breve Viros
magnos, di Pio VII, col quale confermò
l'ordine pel maggior suo splendore e or-
namento, e per la difesa della cattolica
religione, concedendogli le stesse grazie
e privilegi accordati da Clemente XIV a
Carlo III per l'ordine della Concezione.
Non esiste l'ordine ò'iMariaLuisa Isabel-
la II, che dicesi istituito dalla regnante
regina , secondo il narrato dall' Alma-
nach de Gotha pour V année 1837 , p. 26,
che riportai a tale articolo, seguendo tale
libro, e qui fo emenda di rettificazioue.
L'attuale regina Isabella II soltanto isti-
tuì qualche medaglia o condecorazione
per fatti d'armi o cause simili uou pro-
gressive ad altri casi. Ordinariamente si
sogliono principalmente conferire gli or-
dini del Toson d' oro3 di Carlo III, e
d' Isabella /.Di altri ordini non più e-
sistenti, in seguito ne farò menzione. I
re e le regine di Spagna portano il tito-
lo di maestà Cattolica (F-), e di re o re-
gina delle Spagne e dell' Indie occiden-
tali (/'.). All'articolo Don dissi come
il re Leovigildo ordinò che il resi chia-
masse Signore e fosse decorato delle reali
insegne, e che solo Rodrigo veramente
fu il « .°ad essere chiamato rfo/i,abbrevia-
zione di siguore, dopo il quale tutti lo
furono; iudi venne concesso a'primoge-
uili,e successivamente a' vesco v'inguauili,
agli ecclesiastici, a lutti e d'ambo i sessi;
e che dagli spagnuoli fu introdotto nel re-
gno delle due Sicilie, ove ancora si usa
in luogo di siguore. Siccome dopo l'a-
brogazioncdeilaleggeSaIica,iumaucauza
4
So s p a
di maschi ledonne pure ereditano il trono
di Spagna, così il piimogenito o la pri-
mogenita del sovrano s' intitolano prin-
cipe o principessa delle Asturie. Tutti gli
altri membri della reale famiglia d'am-
bo i sessi hanno il nome d'Info Meo d'In-
fanta {!'•), e ne riparlai nel voi. LIV, p.
i \\, dicendo degl'infanti e infante di Por-
toga Ho, e che Infantado si disse quella
massa de'beni appartenenti al primoge-
nito del re di Portogallo, per suo appan-
naggio. Nella Spagna vi è una contrada
chiamata Infantarlo, nella Castiglia nuo-
va n 'confini deH'Estremadura,chesi com-
pone delle città d'Alcozèr, Salineron e
Valdeolivas, oltre molte borgate. Fu co-
s'i denominata per averla posseduta molti
figli de're. Ferdinando V e Isabella I l'e-
ressero in ducato a'2 1 luglio 1 476 per ri-
compensare i servigi di d. Diego Hur-
tado Mendoza. Osserva De Due, Dell'o-
rigine dell' araldica, § VI. » Avvi chi
vuole che il nome d'Infante, con cui in
Portogalloein Ispagna vengono chiamati
i figli di que're, ripeta la sua origine dal-
l'innocenza de'popoli, poiché nonsolonon
debbono offendere alcuno, ma altres'j se-
guire a mantenere la giustizia, non che
ad ubbidire al re come gì' infanti. Non
manca però chi vuole che tal nome pro-
venga da'romani 0 da'greci, poiché presso
loro era uso il chiamar infanti i figli, ben-
ché avanzati in età. " Il Nardi, De'tiloll
del re delle due Sicilie, illustrandoli a p.
4o,dopo di avere reso ragione perchè si
attribuisce derivatoli titolo neh 1 57, men-
tre è assai più antico, ti atta del titolo d'In-
fante di Spagna, e dice che fu in tanta
stima tenuto, che i sovrani discendenti dai
re di Spagna , eziandio in maggiore di-
gnità elevati, uon trascurarono mai di col-
locarlo tra'loro titoli anche piìi sublimi;
onde si trova che Ferdinando I d' Au-
stria fratello di Carlo V, sebbene re di
Ungheria e di Boemia, anzi re de'roma-
ni, ha usato tra' suoi reali titoli anche
quello d'Infante di Spagna, innestandolo
avanti quelli d'arciduca d'Austria e du-
SPA
ca di Borgogna, non ostante che quello
d'arciduca era proprio e distintivo di sua
famiglia e allora unico: Io stesso praticò
l'imperatore Rodolfo! le altri principi del-
l'augusta casa, come discendenti di Gio-
vanna I erede delle Spagne, per mostra-
re la stima che facevano di tale titolo; il
quale l'usa ancora il duca di Parma e
/Vrtce/izrtjChe deriva da un infante di Spa-
gna della stirpe che regna; ed a Sicilie
nel riportare i titoli che prese il re Car-
lo di Borbone, poi Carlo III re di Spa-
gna, vi notai purequellud'lnfantedi Spa-
gna, Princep* His panici nomini*. Par*
licolaredignità èquella di grandi di Spa-
gna, de'quali pure feci parola a Infan-
te, e taluni tra essi vantano la regia at-
tinenza sino dal tempo de'visigoti, divi-
dendosi in 3 classi : quelli della 1 .J han-
no il privilegio di cuoprirsi il capo pri-
ma d'indrizzare il discorso al monarca;
quelli della 2.a si cuoprono quando in-
cominciato hanno il ragionare; quelli del-
la 3." quando lo hanno finito : tutti però
attendendo prima di farne uso il regio
cenno. La prerogativa è in molti eredi-
taria, negli altri personale. Il grandato
di Spagna vuoisi originato dal momen-
to in cui Carlo V, dopo la vittoria di Pa-
via e l'imprigionamento di Francesco £
re di Francia, adunati avanti di se i ge-
nerali del suo esercito, ordinò loro di ri-
cuoprìrsi ileapo. Altri riferiscono che già
CarloV nel suo soggiorno in Ispagna avea
stabilito con legge la qualità de grandi,
che ivi son chiamali lo* primos, e pre-
cedentemente dicevansi uomini ricchi, ri-
cos hombrex, a'quali però questo titolo
non dava loro alcuna qualità legale. Con
tale istituzione Carlo V si procacciò l'af-
fetto della nobiltà; e Morcelli chiamò il
grande di Spagna di 1 .'disse, Adleclux
inter proccres ordini* primi, Procer lii-
spaniensis ordini'! primi. I sovrani di Spa-
gna conferiscono il grandato anche a il-
lustri famiglie straniere, ed a molle del-
le romane in vari tempi lo conferirono,
come notai ai loro articoli, massime di
SPA
quelle de'Papi.Primadideserivereicenni
storico -ecclesiastici della Spagna, credo
opportuno alla migliore intelligenza lo-
ro, come pure del già detto, di giovarmi
della Civiltà cattolica, con farli prece-
dere da un breve estratto generico del
principale delle 3 interessanti e belle let-
tere, scritte dottamente con piena cogni-
zione del vasto argomento e proprietà di
scelti vocaboli, pubblicatene! t. £ i ,p.3cp,
525 e 602, ed intitolate: Un viaggio in
Impaglia sullo scorcio del 1 85 1 , almeno
per supplire al mio indispensabile laco-
nismo in un argomento arduo, complica-
to e vasto, e di tanta rilevante impor-
tanza; poiché la penisola per più secoli
primeggiò fra' più polenti regni di Eu-
ropa , di cui possedè gran parte sia nei
Paesi Bassi, sia nell'isola di Sardegna,
sia nelle due Sicilie, sia nel ducato di Ali-
lano, sia nello stato de' Presidii di Sie-
naj dominando ancora sia ne\\' America
e già in immense regioni, sia ncW'Asia,
Dell' Africa e nell' Oceania, ed in altre
contrade; dominazioni tutte, della cui o»
rigine, progresso e decadenza ragionai
non solamente agi' indicati articoli, ma
negl' innumerabili che vi hanno stretta
relazione. Laonde riporterò compendio-
samente e tratteggiando come in un qua-
dro generale, le condizioni in cui trovasi
la Spagna, i costumi, gli usi, lo spirito
da cui sono animali gli spaguuoli, tulio
traendo dalle indagini del chiaro autore
delle eleganti e eloquenti Lettere, sulle
cagioni deldecadimentodelregnocheab-
bracciò si colossale e formidabile monar-
chia, sotto il triplice aspetto religioso, ci-
vile e politico, olire quanto poi raccon-
terò ne'miei eruditi cenni storico-eccle-
siastici.
Appena si pone il piede nella Spagna,
lutto dimostra eh' è stata ed è tuttora
eminentemente religiosa e cattolica. To-
sto si resta colpito dal numero, vastità,
bellezza e ricchezza, almeno relativa, del-
le chiese che sorgono dappertutto. Lecat-
tedrali delle grandi città pouuo rivaleg-
SPA 5.
giarccollepiù magni fiche d'Europa;m(.'ii-
tre non v'è città di a. "e 3. "ordine, la qua-
le non vanti qualche tempio ragguarde-
vole. Il tempestoso soffio delle rivoluzio-
ni, che da piti d'un mezzo secolo ha spar-
so l'Europa cristiana di tante rovine, e-
ziandio passò furibondo sulla Spagna, ed
ivi pure profanò e rovesciò altari, spogliò
e distrusse in gran uumero le chiese, 0 le
convertì a usi vilissioii. Nondimeno tan-
te ancor ne restano, per attestare bastan-
temente l'antica pietà spagnuola,eda non
temere in ciò la gara di qualunque altra
cattolica nazione; ed oltre a ciò quasi in
ogni chiesa si ammira con profusione le
statue, i marmi, le pitture, gl'intagli, le
dorature, ogni specie d'ornati. Tante do-
vizie, benché non tutte squisite e di buon
gusto, certamente sono prove irrefraga-
bili del zelo religioso e dell'inesauribile
liberalitàdellepopolazioni pel divin culto;
e dimostrano ancora che a'tempi in cui
furono eretti e abbelliti que'magnifici e-
difizi, la chiesa era considerata iu ciascu-
na città come il monumento per eccellen-
za, come il centro dell'affezioni di tutti;
era l'oggetto della loro viva fede, del lo-
ro più ardente amore, e insieme forma-
va nell'ordine civile e politico, come il
carattere più distinto della loro naziona-
lità. L'epoca in cui la Spagna fu più re-
ligiosa e più cattolica, fu appunto quella
della sua massima gloria e potenza. Fu
allora che i suoi re potevano dire con Fi-
lippo li, forse non senza un pò d'orgoglio,
ma pure con verità, che il sole non tra-
montava mai sul loro impero disteso pei
due mondi; fu allora ch'ella produsse i
suoi piùgrand'uominidiguerraedislato,
di lettere e arti, e che le sue flotte signo-
reggiavano l'Oceano, e facevano tremare
gli odierni dominatori dei mari. Fatal-
mente dacché la Spagna intiepiditosi il
suo entusiasmo cattolico, e il suo governo
per mala ventura cadde in mauod'uomi-
ni guasti dalle idee d'un.» filosofia anti-
religiosa, ella perdette al tempo stesso
la sua glorio, ricchezza e potenza, e pie-
52 SPA
cipitù con incredibile rapidità Ira le na-
zioni di secoud'ordine. Però l'irreligione
sembra non avergittato radici molto pro-
fonde nella massa della nazione; impe-
roechè la frequenza de'fcdcli alle chiese,
il loro conleguo riverente e ditoto nel-
l 'assistere alle ceremonie del colto, il ri-
spetto di cui onorano que' pochi sacer-
doti, che l'esilio, la persecuzione e il mar-
tirio non ha loro rapiti, convincono che
la religione e la pietà vive tuttora profon-
damente nel cuore degli spagnuoli; e che
se l'efficacia della sua azione venisse per
poco secondata, non tarderebbe a ripro-
durre nella generosa e forte nazione le
meravigliechelareserogià tantogloriosa.
Altra prova dell'attaccamento sincero che
il popolo conserva alla religioue, è l'af-
fetto pegli ordini regolari che fiorirono
tanto nel regno, ondedi frequente lamen-
ta l'abolizione de'monasteri e de'conven-
li. Con aria di tristezza deplorano gli spa-
gnuoli di non aver più frati. » Delle loro
ricchezze a noi non è pervenuto nulla;
esse caddero in mano di pochi gran si-
gnori, costituzionali zelanti, è vero, ma
in fatto di proprietà poco scrupolosi, op-
pure furono comprate a vii prezzo da fo-
rastieri, non trovandosi spagnuoli che vo-
lessero ingrassarsi de' beni della Chiesa.
Né tampoco vi guadagnò lo stato, il qua-
le anzi ora è più povero di prima, né sa
come ammassar denaro; e ce ne accor-
giamo ben noi alle sempre nuove impo-
ste, di cui ci sopraccarica. Non abbiamo
più frati, ma in quella vece soldati senza
bue. I pochi conventi che non furono ven-
duti o distrutti, sono diventati altrettan-
ti quartieri. Edunquartiereconsuma più
e frutta meno che un convento. Ci costa
più un soldato, che non due frati. E poi,
ogni convento era una casa di carità sem-
pre aperta aibisognosi; non si negava mai
la limosina, e questa non era punto umi-
liante per chi la riceveva, perchè, oltre
al venir fatta di buon cuore e con aria
ridente, ogni povero era avvezzo ed am-
maestrato dalla Chiesa a considerarla co-
SPA
me il patrimonio legittimo degl'indigen-
ti, del quale i religioni altro non erano
che i depositari e gli amministratori. E
tali erano in fatti; perchè se i conventi
erano ricchi a chi fruttavano al fin dei
conti le loro ricchezze? Non certo are-
ligiosi, a cui bastava, secondo la loro re-
gola più o meno rigida e fedelmente os-
servata, una povera tonaca, un mezzano
vitto, ed una modesta celletta ; tutto il
resto, ch'era il più e il meglio, in uno o
in altro modo, come salario, o come li-
mosina,necessariamente toccavaa noi. Ma
di più, chi di noi non avea tra'religiosi di
un convento un amico? non per se solo,
ma per la famiglia e la casa tutta, un ami-
co sincero, generoso, efficace, che era al
tempo stesso consigliere, protettore, con-
solatore, direttore e padre dell' anima ?
E quanti servigi non ne traevamo,quanti
aiuti per ogni nostro bisogno, nelle nostre
afflizioni, nelle nostre discordie, nelle no-
stre traversie, e in una parola in tutti i
dolorosi frangenti d'una vita, che il cielo
ha seminato di tanti patiboli e spine! "
Così declamano e ragionano i buoni spa-
gnuoli. Che avrebbero loro a risponde-
re quei fanatici che vomitarono tanto
fiele contro i frati e i monaci, chiaman-
doli feccia e peste della società, da dover-
si bandire, spogliare e sterminare affatto
a fine di rigenerare l'umanità ? Dopo i
poveri, gli ecclesiastici secolari e regolari
colle loro ricchezze impiegarono artisti
d'ogni genere, poiché la Chiesa fu sem-
pre l'amica e la prolettrice delle arti, e
quasi la madre e la nudrice degli artisti.
Ne sono splendidi testimoni le rarità di
Siviglia, e la sua cattedrale; la meraviglio-
sa chiesa di Cordova già moschea, im-
menso edilìzio di ig navate sorrette da
5oo colonne, con un coro ricchissimo di
squisite opere d'intaglio; le bellezze uni-
che di Granata e la sua gran cattedrale,
e l'emporio di ricchezze e arte delia sua
certosa, e tante altre chiese, conventi e
monasteri risplendenti di magnificenze
artistiche. La soppressione delle case re-
S P A S P A 53
ligiose scemo notnhihnenteilclcro.cgrnvi to di ceremonie ecclesiastiche, lingolare
danni recò aite scienze ecclesiastiche ed è quella di Siviglia, città più d'ogni al-
a' sagri studi j perché in generale il clero tra appassionata per la danza egitana e
regolare era [)iù dotto del secolare, per altre, e celebre io tutta la penisola per
«Ji versila di circostanze inerenti alla con- le sue danzatrici; essendo noto quanto gli
tlizionedella vita monastica. I vescovi del- spagnuoli al suono della chitarra e delle
la Spagna sentono al vivo la tristissima nacchere si abbandonino al divertimento
condizione a cui fu condotto il loro eie- di animatissimedanze.Pertantonellacat-
ro e la scienza sagra dalle riforme anti- tediale di Siviglia, come accennai a quel-
cattoliche abolitrici de' conventi. E però l'articolo descrivendo pure la processio*
hanno rivolto tutto il loro zelo all'au- tiedei Corpus Domini, ne'3 ultimi giorni
mento e alla cultura de'seminari, unica di carnevale, e in tutta l'ottava di delta
speranza che loro resti, e solo rimedio che festa del ss. Sagramento, mentre i cario-
ora ponno applicare alle gravi piaghe di nici stanno terminando vesperò in coro,
loro chiese. A quest'operasant'usima hau- io fanciulli escono due a due dalla sa-
no applicati (pie' pochi beni, di cui non grestia, e si recano vestiti come paggi a
Furono spogliali dalla rivoluzione; ed al- genuUetlere avanti il ss. Sagramento. Fi-
cuni predicatori annunziarono da' pulpiti niti i vesperi, tutto il clero seguito dall'ai'-
nel '852, che d'ora innanzi tulla la reti- ci vescovo co'suoi preti viene a schierar"
dita delle indulgenze della Bolla della si innanzi l'altare, lasciando in mezzo al
Crociata (f\), sarebbe impiegata nel fon- presbiterio uno spazio libero pe'fanciulli.
dar nuovi seminari, e nel mantenere o Allora i cantori con l'accompagnamento
ampliare gli antichi. Quando in Ispagna dell'orchestra cominciano a cantar lepri-
nella domenica di Settuagesima si pub- me strofe per la benedizione. Quindi i io
blica la bolla, e con solenne processione giovinetti col cappello in mano alzatisi,
si espone alla vista e alla venerazione dei fatto un inchino all'arcivescovo e coper-
fedeli, il popolo con segni straordinari ne tosi il capo,al l'intonazione dell'orchestra
mostra il rispetto. La pietà spagnuola ri- presisi per mano cominciano cantando u-
splende ancora dell'antico suo lustro nel- na danza lenta, grave e figurata, che pro-
le festività, e nel massimo decoro con cui duce su tutti gli astanti vivissima impres-
si celebrano! divini uflìzi. Soprattutto la sione, dolce meraviglia, tenera divozio-
graveelentasalmodiade'cori,echeggian- ne, un entusiasmo frenato dalla riveren-
te fra le numerose colonne e sotto le a- za. Dopo parecchie giravolte e figure, i
cute volle delle cattedrali gotiche, ispira giovani danzatori tornano al loro posto,
un senso profondamente religioso, e qua- mentre l'orchestra eseguisce un concer-
si un sagro terrore. Negli uflizi ordinari to d'intramezzo. Quindi ripigliano la dati-
si usa il canto fermo, modificato però da za e il canto, non più tenendosi per ml-
alcune variazioni che gli danno un carat- no, ma agitando fra le dita le nacchere,
tere tutto indigeno. Nelle grandi solen- e col vivace cioccar di queste accompa-
nità ogni cattedrale e collegiata ha la sua guano gli armonici movimenti della vo-
orchestraeunnumerosocorodistrumen- ce e del ballo. Al suono delle nacchere,
ti che eseguiscono belle musiche sagre, cos'i caro agli spagnuoli, e al rianimarsi
di autori per lo più nazionali, antichi e più fervida la sagra danza, cresce in tut-
moderni. Gli antifonari e altri libri del- ti visibilmente la gioia, il tripudio, l e-
la liturgia cantata, sorpassano in gran- stasi, e quella scena sembra un'immagi-
dezza, io ricchezza e squisitezza ili lavo- ne del giubilare beatissimo dei sanli in
io, quelli di molte nazioni. Fra le parti- cielo, fra 'con degli angeli, alla presenza
colantà, che distinguono la Spagna iu làt- del Sauto dc'sauli. Finita la danza, i fan-
s.
54 S P A
ciulli si prostrano di bel nuovo genuflessi
dinanzi al ss. Sagramento, e si dà con es-
so la benedizione solenne. Le processio-
ni,in cui la maestà del cultocattolicosuol
risplendere di sì vaga pompa, hanno pu-
re in (spagna una grandiosità tutta pro-
pria di quella grave e magnifica nazio-
ne^ formano uno de'più pomposi e gra-
diti spettacoli sagri. Ma non si vede più.
in essequel le splendidissime ricchezze che
vi facevano pompa, e pareva che tutti i
tesori dell' Indie vi facessero bella mo-
stra, per far omaggio a Dio creatore del-
l'universo; poiché d decadimento dell'an-
tica opulenza spagnuola e l'impoverimen-
to della Chiesa, dopo tantespogliazioni e
ruberie, più non consentono siffatte di-
mostrazioni. All'ornamento che vi reca-
va il numeroso intervento de' religiosi,
suppliscono ora le copiose confraternite
colle loro insegne superbamente adorne.
Alcune processioni durano le giornate, o
secondo le stagioni le notti intere. In tut-
to la nazione spagnuola si dimostra sem-
pre cattolica per eccellenza, sebbene sca-
duta dall'antica sua gloria, primeggian-
do in fervore tra le nazioni cristiane, mal-
grado le sue rivoluzioni e i suoi travia-
menti. Ma qual grado di progresso socia-
le e d' incivilimento debbasi assegnarle
tra le odierne nazioni, è l'argomento che
svolge l'encomiato autore del Piaggio in
Impaglia nella i." sua lettera, con osser-
vazioni sopra i costumi e le condizioni ci-
vili della penisola. Spiegati i molti sensi
in che suole adoperarsi il nome di civiltà,
dichiara che la nazione non è punto in-
feriore in quella che deriva dal catlolici-
smo che forma l'essenza eia base della per-
fetta civiltà. Quanto alla civiltà riguar-
do all'industria e alle arti, confessa che
per molti rispetti è inferiore alle nazioni
più incivilite d'Europa, benché non uni-
meila ragioni per scusare in gran parte
gli attuali spagnuoli, restati in alcuni pan*
li stazionari, in altri retrogradi, e che in
pochi non hanno fnltocheornieggiareda
lungi gli altrui progressi. Il vestir propi io
SPA
degli spagnuoli, specialmente nel mezzo-
dìdella penisola, conserva tuttavia lestes-
se antiche foggie de'tempi cavallereschi.
La celebre manta, che n'é la parte prin-
cipale, consisteancheoggidì in gran pezzo
di stoffa vaneggiata a vive tinte, più lun-
ga che larga, che si avvolgono e drap-
peggiano intorno con grazia e maestà sin-
golare: mai non la smettono, il dì serve
loro di mantello o sopravveste, e la not-
te di coperta da letto. Portano il cappello
a coppa bassa e a falde rialzale, ciò che lo
fa parere un turbante di féltro, simile,
tranne il colore, a quel degli arabi. Ve-
stono sotto la manta una tunichetta che
scende loroa mezza vita, cinta d'una larga
fasciaericcamentericamata a fiori. Lungo
il petto e le maniche corrono due file di
fìtti bottoncini d'argento o di rame, af-
fibbiati a due a due con una catenella dello
stesso metallo. I calzoni stretti e attillati
si allacciano sotto il ginocchio, collo stes-
so ornato di bottoncini.! calzari sono sem-
plici suola di corde di canepa, strette e
avvinte al piede. Usano alle gambe so-
pracalze di cuoio, con fregi a impuntura
ed a ricamo, e le allacciano con minute
strisciedi cuoio. Tutto il vestito non è pri-
vo d'originalità e d'eleganza; ma tiene
meno dell'europeo, che dell'orientale e
dell'arabo. E' comune in tutta la Spa-
gna^ nonsi vedono chenellegrandi città
e presso i grandi signori adottate le fogge
europee, e le mode di Londra e di Pari-
gi. Ingenerale, gli spagnuoli fanno abuso
nel fumare il tabacco. In Ispagna è lusso
comunissimo l'imbiancare spesso dentro
e fuori le case, ciò che dà loro un'aria di ni-
tida gaiezza piacevolissima a vedere.L'uso
de' vetri alle finestre è sconosciuto ai ir)
ventesimi della Spagna, e persino nelle
principali città poco comuni sono le fi-
nestre fornite di vetriere; ordinariamen-
te hanno le sole imposte. Le strade, tran-
ne quel le che cengi ungono la capi tale colle
grandi città, eie vetture pubbliche ten-
gono dell'antico, anzi del primitivo e in-
comodissime, e non sono meu disagevoli
SP A
il giorno al viandante, anco pel rapido
loro corso, clic gli alberghi ove alloggia
le notti; però sono migliori gli alberghi
die trovanti sulle strade reali, che quelli
esistenti sulle vie provinciali, le (piali su-
ini limilo disagiate : nel suo complesso il
viaggiare riesce aspro e fastidioso, onde
la lunghezza delle leglie di Spagna è an-
data in proverbio. Ne'primi alberghi, e
a più caro prezzo, vi si trova tutta la squi-
sitezza e l'abbondanza delle celebri locan-
de italiane, italiani essendo per lo più gli
osi ieri. Non bisogna però lacere, per onor
della Spagna, i nobili sforzi ch'ella va fa-
cendo, per raggiungere nel inododi viag-
giare il progresso europeo; e già vi sono
a leuue si rade ferrate, a I ti e più eslese sono
in costruzione, o sul costruirsi, come no-
tai piìi sopra. Di più, si sta ora seriamen-
te (ruttando di por mano all' incanala-
mento dell'Ebro, ciò che aprirà per un
vaslo tratto della penisola rapide e co-
modissime comunicazioni per acqua: que-
st'impresa portata a tei mine aprirà alla
Spagna un'era novella di prosperità e di
floridezza , pegli immensi vantaggi che
produrrà al commercio e all'agricoltu-
ra. L'Ebro,nobdissimo fiume, ha la sor-
gente nelle montagne dell'Asturie, poco
lungi dal porto di Santauder sull'Ocea-
no, e attraversa tutta la Spagna dal nord-
est al sud ovest per un corso di oltre
120 leghe geografiche. L'incanalamen-
to dell'Ebro è divenuta ormai la più ca-
ra speranza, il più vivo desiderio di tutti:
questo è il voto più bello che devesi fa-
re per la prosperità della Spagna, pegli
immensi vantaggi che recherà agli abi-
tanti delle due costiere della penisola. Le
pianure composte di terra calcare o sab-
biosa, sono per lo più infeconde e solo sel-
vaggie perchè scarseggiano d'acqua. Irri-
gate ili verrebbero fecondissime,come ap-
punto sono i dintorni di Saragozza. Que-
lla città in riva all'Ebro, la sua campa-
gna formala di vasti piani calcari arsi da
cocente sole, spicca e brilla' come un'oasi
deliziosa, perchè uu principe della fatui-
Sl>A 55
glia reale, presa l'acqua d'uno dei con-
lluenti dell'Ebro, l'incanalò e la condus-
se in (or no a Ila città e ad una superba villa,
trasformando per incanto in un ridente
verziere, quel che prima era sterile lauda
e prunaia Imitato si bell'esempio, vastis-
simi spazi di terreno e intere provincia
godranno 1' indescrivibile benefìzio del-
l'irrigazione di copiose acque, con quel-
le [iure de'fiumi minori pressoché inutili
alla navigazione, come il Guadalquivir.
Cos'i la Spagna in pochi anni rifiorireb-
be e ringiovanirebbe, acquistando opu-
lenza e prosperità, ed accrescerebbe in-
sieme la sua potenza, e risalirebbe forse
a quel grado di grandezza, che in altri
tempi ella tenne in Europa; e ciò pel si-
stema d' irrigazione universale, che ri-
vestitosi il suolo di rigogliosa vegetazio-
ne, egli è probabilissimo a seguirne ezian-
dio una felice mutazione di clima, da secco
e arso ch'egli è, in temperato e dolce. L'in-
canalamento dunque de' fiumi in Ispa-
gna non solo darebbe un immenso slan-
cio di vita all'agricoltura, ma vi addolci-
rebbe il clima, vi renderebbe pia pura
l'aria, più salubre il cielo, e quindi per
tutti insieme questi capi, più agiata, piìi
sicura e più lieta la vita degli abitanti.
E ne vantaggerebbe a ncora munitami nte,
il commercio,coU 'aprirsi di nuovi sbocchi
e di più facili e pronte comunicazioni tra
i due mari. In Europa gli spaglinoli sono
generalmente in mala voce di trascura-
re più o meno l'agricoltura, tranne l'in-
tera Catalogna, la provincia di Valenza
e alcune altre contrade, la cui ottima cul-
tura può gareggiare cou quelle delle più
ubertose e ridenti campagne dellaFrancia
e dell'Italia. La Spagua per la sua po-
sizione geografica sembra fra le contra-
de d'Europa la più felicemente disposta
a produrre quanto può fare opulenta e
agiata una nazione; le provincie setten-
trionali producono in copia olivi e viti,
le coste meridionali forniscono prodotti
che non danno né Sicilia, uè l'Algeria;
coa'i a Biurcia e a Malaga fauno ottima-
56 S P A S P A
mente la canna di zuccaroe il nopal eoe- felli dell'irrigazione. Quesl'è l'intera pro-
ciniglia, essendo il vino di Malaga tra'più vmeiadi Valenza, la coi campagna dna-
Equisiti del mondo; ne* sabbiosi piani di mata da essi medesimi il giardino di f^a-
Elclia e d'Orihuela, Ira Murcia e Già- lenza, è una delle piti ubertose, fiorenti
naia, s'incontrano intere foreste di pai- e ricche contrade di tutta Europa. Fil-
ine, ed i palmizi di Spagna non servo- rono gli arabi, a quanto dicesi, che v'in-
no soltanto a ornamento, come in Sicilia canalarono le acque, e ne regolarono la
o in Algeria, dove o non danno frulli o distribuzione secondo il sistema tuttora
non li conducono a maturità perfetta, ma vigente. Non è a dire quanto inai ne sie-
rendono copiosa raccolta di datteri sapo- no mirabili gli effetti, lussureggiante la
riti e salubri. Ma a questa ubertosa re- vegetazione, la primavera perenne, avvi-
gione manca però la rugiada del cielo, cendandosi le raccolte e le seminature,
Fé pioggie periodiche che altrove fecon- essendo inesauribile la sua fecondità e le
danni suoli. In I spagna non piove quasi suedovizioseproduzioni. Questa bellezza
mai, e sebbene giace in mezzo all'acque e prosperità di natura si trasfonde e tra-
de'due gran mari Atlantico e Mediter- spare eziandio nelle fattezze, nell'indole
raneo, soffre il più dell'anno una deso- e ne' costumi degli abitanti, che anno-
iente arsura, talmente che le piante e gli nizzano con lei a meraviglia. La bellez-
alberi slessi seccano sovente e muoiono zade'valentini,e la lorodolcezzaebonlà,
di pura sete. Non è dunque da incolpa- sono in proverbio per tutta Spagna; e l'o-
re unicamente gli spagnuoli d'indolenza, pulente agiatezza del loro vivere fa Tin-
se l'agricoltura non fiorisce in Ispagna vidiadellealtreprovincie.Nellaprovincia
come altrove, poiché per mancanza di di Valenza tutto vi dimostra la prospe-
pioggiaèinutile il seminare, e perchè frui- rità, l'abbondanza, e la gentilezza d'un
sca della pioggia fugace si semina a fior popolo felice; ne vi è forse contrada che
di terra, e ciò basta per la fertilità della oggidì ritragga meglio in se stessa il poe-
terra ad ottenere ottima ricolta. Oltre- tico quadro della Betica fortunata e dei
diche vi è gran petunia di braccia, e il suoi abitanti, dipinto da Fenelon, che il
numero degli abitanti non è punto prò- paese di Valenza. Pare dunque giunto il
porzionato a' vasti terreni da coltivarsi, tempo di riparare efficacemente, con l*in>
La superfìciedella Spagna èegualeincir- canalazione dell'Ebroeil generale sisle-
ca a quella della Francia, mentre la sua ma d'irrigazione, allo sconcio de' vastissi-
popolazione è appena un terzo di questa, mi tratti di paese incolti, deserti, aridi e
La qualecircostanza deve avere gran pe- tristi. Secondi il cielo sì bella impresa, e
so in tulli i giudizi che si han da portare consoli i desiderii e le speranze della no-
di questa nazione comparativamente al- bile e generosa nazione, con felice riusci-
ta altre d'Europa, non solo rispetto al- ta. Quanto all'industria e alle manifattu-
l'agricoltura, ma eziandio per ogni altro re, la Spagna è inferiore alle altre na-
ramo d'industria e di progresso materia- zioni incivilite d'Europa. L'autore però
le, se vuoisi esser giusti, e stimar gli ef- delle Lettere, Un viaggio in Ispagna,per
fetli non dall'una o dall'altra privativa- debito di giustizia e per amore del ma-
mente, ma bensì dal complesso di tutte gnanimo ecattolico regno, dichiara le pre-
le cause che cospirano a produrli. Si rim- cipue cagioni alle quali debba ascriver-
proveiaaglispagnuoli.sefinoranon han- si il poco o nulla progredire che ha fatti»
no cercato di sopperire coli' irrigazione fin qui la nazione spaglinola negli ordini
allasiccitàdeH'adusloloroclima, adonta del materiale incivilimento, ne'quali co-
chesott'occhioeincasa loro racchiudano tanto si avanzò il rimanente d'Europa,
uuoslupcudocsenipiode'mcravigliosiel- Osserva però, che chi paragonasse 1' o- .
S P A S P A Sj
dierni Spagna con quella d'un mezzo se- disdegnosa degli spaglinoli, dovelte disto-
colo fa, la troverebbe certamente vantag< glierli dall'umile fatica de'lavori d'arte
giata non poco in rjnel che attività d'in- e d'industria, di coi potevano godere a
dustria, Umidezza d'arti, diffusione d'u- loro beli' agio e senza alcun travaglio i
tili cognizioni, raffinamento di maniere, frutti. Questa ragione giustissima e ve-
d'agiatezza, di lusso, e in una |)arola in rissima, non basta a spiegare adequata*
tuttociò che ferma, secondo molti, il mi- mente il fenomeno, perché s'appoggia ad
dolio e la sostanza, ma secondo altri me- mia causa meramente accidentale e pas«
glio veggenti, la corteccia sola della ci- leggera, la quale non più esistendo non
viltà. Molte e svariate sono le ragioni che può esercitare alcuna influenza mime-
si ascrivono al tardo sviluppo del mate- diata. Divenuta la Spagna nel secolo XVI
viale incivilimento nella penisola, non in potente, ricca e gloriosa per armi e per
senso assoluto, ma relativo al divario del- conquiste sopra ogni altra nazione,siav-
la Spagna un giorno già regina e legista- vezzo a grandeggiare, a darsi aria e me*
trice della civiltà europea, ed oggi ancora nar gran vita e a poltrire nel lusso, di-
per molle nobilissime parti uou seconda sdegnando la fatica e i lavori d'opere e
a veruno, per cui restò cotanto addietro d'industria, ch'ella volentieri lasciava ad
a^li aldi popoli per attività e sviluppo altre genti meri favorite dalla fortuna, e
d'arti, d'industria e di sociali migliora- dalle quali poi comprava col suo oro tri-
menti. Altri l'ascrivono a cause merauien- bu tato da ile ricchissime colonie qua rito la
te accidentali, altri all'indole propria del bisognava non solo a vivere con agio, ina
caratterespagnuolo, oppure ad influenza eziandio a scialare con fasto. Tornata poi
di cielo e a temperamento di clima. L'o- la Spagna in basso stato, perdute le fio-
pinione più savia sembra quella che lo rentissime colonie d'oltremare, impove-
fa dipendere da tutte insieme queste cau- rifa e scaduta di potenza e di credito, po-
se congiunte. Ad accennar le più. rilevati- re non cambiò costume, o poco o nulli
ti, tra le cause accidentali, la più eflicace dismise di quella sua grandezza al (erosa
dee lòrse dirsi quella che trae l'origine e di quella morbida inerzia, a cui s'era
dal discoprimento «teli' America, fatto 3 avvezza in miglior fortuna e quasi cari»-
secoli e mezzo addietro dall'immortale biata in natura. Quindi, henchè la mise-
Colornho. Perchè alla scoperta seguì la ria e povertà presente dovesse incitarla a
conquista, la quale mettendo la corona sopperire coll'opera industre di sue mani
di Spagna in possesso delle ricchissime a que'bisogni a'quali non poteva j»iù soci-
miniere del Messico, del Perù e del Chi- disfare coll'oro delle Americhe, e Ceserà-
lì, le aprì una sorgente di tesori inesli- pio della crescente prosperità dell'altra
inabili. Quindi l'oro e l'argento del mio- nazioni aggiungesse a ciò novelli sproni,
vomondo, che veni va ogni anno sui famo* pure si stette neghittosa a languir Dell'i-
si galeoni a versarsi in (spagna, straric- nopia, e se poi si riscosse non fu che a f i-
chendola di contanti, le dava agio di proc- tica; e se ora si è mossa a seguire il moto
cacciarsia dovizia tuttii prodotti piùsqui- europeo, i suoi principii furono tardi e
siti delle arti e dell'industria delle altre lenti i progressi, sicché resta ancora gran
nazioni. Questa facile abbondanza, e il tratto indietro divisa dalle altre nazioni,
lusso naturale che ne fu conseguenza, e Aggiunge ancora l'autore delle Lettere,
la potenza in cui allora salì la nazione ca* oltre a queste cagioni altre ve ne sono pur
stigliami dopo la finale cacciata de'mo- gravissime e meri dure a dirsi, perchè non
ri e dopo le meravigliose sue conquiste hanno nulla che possa offendere ildelica-
oltre atlantiche ; tuttociò congiunto al- tissimo amor proprio della nobile nazio-
l'indole uatuialrueule albera e piuttosto uè. Tale è in i ."luogo la posizàoue sles»a
58 S P A
del la penisola, poco meno che divisa dal
resto d'Europa, e lontana dal centro del-
la civiltà europea. Quest'isolamento del-
la Spagna, rendendo più difficili e quindi
più rute le sue relazioni sociali cogli al-
tri popoli meglio inciviliti; fa sì eli' ella
conservi più tenacemente i suoi costumi
e le sue maniere e fogge nazionali; che
sia meu corriva a seguirla moda di chiun-
que,che si avvezzi a bastare a se stessa, che
seuta meno il pungolo dell'emulazione, il
quale è vivissimo quando si vedono da vi-
cino e sotto gli ocelli i progressi e miglio
l'amenti altrui, ma è languido e ottusoal-
lorchè questi non si apprendono che da
lungi e per udito. Di più mancano alla
Spagna gli stimoliche metteal fiancod'al-
tre nazioni la necessità : il Belgio, l'Olan-
da, e più di tutti l'Inghilterra si diedero
con tanto ardore all'industria, alle mani-
fatture, al commercio, perchè non avreb-
bero altrimenti di che campare. Se loro
si chiudono queste fonti di vita, di pro-
sperità e di ricchezza, non solo impoveri-
ranno,ma tuonano di fame. La teriache
abitano none vasta, né feconda abbastan-
za per nutrire le sempre crescenti popo-
lazioni co'soli prodotti del proprio seno,
e perciò la necessità le sprona a cercare
idiroiide il vitto. Non così la Spagna, in cui
il terreno coltivabile è di tale estensione
ila bastare al triplo de'pi esenti suoi abi-
tanti, e la felicità del suolo sì grande, che
malgrado d pochissimo lavoro che si a-
dopera in esso e il poco miglioramento di
sua agricoltura, pure un po' di pioggia o
d'innaffio basta a sviluppare fiorèntissìme
messi, quali indarno si spererebbero da
tutti i raffinamenti d'artee di cure che si
adoperano intorno all'infelice suolo iu-
glese. A queste ragioni si debbono aggiun •
gere l'influenza snervatrice del clima me-
ridionale che stempera per due terzi del-
lamio le fibre muscolari, in modo da ren-
dere impossibile ogni fatica un po' lun-
ga; L'indole propria di tutti i meridionali,
amica di respirare sempre aria libera, e
pei ciò ripugiiaute d'imprigionarsi gl'iute-
S P A
ri giorni nelle tenebrose officinodelle mac-
chine; la tenacità e l'alterigia del carat-
tere spaglinolo , e quindi la pochissima
sua pieghevolezza u cambiare i suoi usi e
seguire gli altrui, benché per avventura
migliori; il suo vantar le cose patrie e di-
spreggiare l'estranee, il non curarsi della
versatile moda e degli andamenti della
società, il nobile disdegno d'imitare e d».
seguire le altrui norme; e finalmente le
politiche agitazioni e tempeste, che per
più lustri tennero sossopra la penisola, or
minacciala eassalita da potenti invasioni
straniere, or lacerata da intestine discor-
die e da furore di guerre civili non anco-
ra del tu Ilo piena mente estinte,condÌ7.ioui
tutte sfavorevolissime al fiorimento delle
pacifiche opere d'arte. Se pertanto si vo-
gliano pesare tutte queste e altre simili
ragioni, si troveranno più che bastanti a
spiegare l'inferiorità che mostra in que-
sto secolo la Spagna verso le altre nazio-
ni incivilite d'Europa, per ciò che riguar-
da industria, arti e progressi di materiale
civiltà. Ma quest'inferiorità non pare che
possa dirsi veramente un male, o non anzi
unbenealmen relativo, per le sa vie e gra-
vi considerazioni dell'autore d'Un viag'
gio in hpiigna, che opina essere più pru-
dente e più benevolo consiglio il deside-
rarealla Spagna minor gloria d'industria,
che in volerla in ciò superiore o eguale
alle altre nazioni. Indi fa il rilevante con-
fronto tra L'Inghilterra fiorentissima d'in-
dustria, ma deficiente d'agricoltura, e la
Spagna in condizioni opposte, che però
trovasi su più solide basi di pubblica feli-
cità, lunga durata e menoesposta a'rischi
di rovina e fallimenti. Perciò tra le due
nazioni sì dissimili al presente di fortuna,
non l'Inghilterra, ma sibbene la Spagna
possiede più salde basidi potenza, d'indi-
pendenza politica, di slabile prosperità, e
può vagheggiare più sicura e più lieta un
bell'avvenire. » L'Inghilterra giganteg-
gia, è vero, a'dì nostri nel mondo a guisa
d'un colosso dalla testa d'oro e dal fusto
di bronzo, per l' immaue sua poteuza e
S 1\Y S I» V 5.)
ricchezza ; ma questo colosso ha le basi genere da quella degli eroici pnilri loro,
di argilla, e pocu basta per rovesciarlo, che ricacciarono, dopo una lotta di 8 se-
Fate che gli si chiodino i mercati d'Eu- coli, oltre mare il saraceno; che compii-
ropa e quegrinlìniti shocchi, di cui ella stanino il nuovo mondo; che Cecero argi-
ahhisogtia per lo spaccio delle sue produ- ne all' invasione napoleonica ; e la feraci*
zioni industri; lille che un caso sinistro, là del suolo le assicura sorgente inesauri-
et i cui si vede talora balenare la minaccia, bile di ricchezze. Quindi se a lei è dato
le tolga l'Indie orientali, o ne le separi per di sperare ancora un più lieto a? venire,
alcun tempo; ed eccovi subito i suoi mi- e di risorgere un d'i a nuova grandezza,
i inni d'operai costretti ad emigrare a mi- ciò è appunto non perchè ella sia gran
gliaia.oa morir di lame; ecco la regina fatto iudustre, ma perchè è nazione agri-
superba de'mari coulinaia in breve nel- cola,ein ragione appunto del maggiore o
l'angustia cerchia della sua Albione; ec- minore sviluppo che dar;» alla sua agri-
co inaliditi i fonti delle sue ricchezze, del- coltura, la quale siccome è oramai [iel-
la sua potenza, e poco men della sua vita, lei l'unico fonte di prosperità, così leriu-
Questo è sì vero che il timore appunto di scirà eziandio il più sicuro e perenne. Clie
unsìrovinososcrosciotieuecontinuamen- se ella giungesse mai (ciò che non le sa-
le solleciti gli ottimati di quella nazione, rebbe malagevole) ad occupare in Euro*
anima tutti gli sforzi che fauno per con- pa il primato tra le nazioni agricole, non
servare il primato dell'industria, ispira solo non avrebbe ad invidiare la prospe-
la lor politica e l'affina e l'aguzza a tutte rità e la grandezza dell'induslre bigini-
quellearti, macchinazioni edintrighi, con terra, ma dovrebbe anzi reputarsene più
cui fomentando presso gli altri popoli o felice d'assai, come avente più salde ba-
6uscitando perpetue rivoluzioni, si stu- si, e più sicure caparre di felicità diutur-
diano d'impedire i progressi e la prospe- na. " Queste liete speranze per la Spa-
rila loro nell'industria, per assicurarne gna hanno solido fondamento e proba-
così a se slessi il monopolio o la suprema- bilità di prossima riuscita, non solo nel-
zia. Mercechè essi ben sanno che se mai le fisiche e morali qualità della nazione,
venisse a rompersi l'equilibrio tra' pio- ina eziandio nelle politiche condizioni Mi
dotti della loro industria, e la vendila da cui ella trovasi presentemente, lequali g>à
farsene su tutti i mercati, a tutte le (le- vanno d'alcun tempo visibilmente mi-
re, in tutte le scale del mondo, sarebbe gliorando, e tendendo verso una stato no-
bilita per loro. Al contrario la Spagna, vello di prosperità, di pnce,che non èfor-
benchèpovera/leboleesfìuita per le tante se lontano. Dappoiché la Spagna trova-
perdite l'alte e per le crudeli guerre so- si di presente nell'ultima delle 3 consue-
slenute in questo mezzo secolo, non ha te fasi di rivoluzione, cui soggiacque, cioè
puntoa temere l'irreparabile rovina, che del disinganno. Le politiche tempeste che
minaccia la Gran Bretagna. La sua vita l'agitarono da 3o anni in qua, nel modo
non è sì precaria die il fi lo ne dipenda che in fine accennerò, seno notissime. La
da fortuiti accidenti, da fallimenti de'ban- rivoluzionedi Spagna ebbe, come quella
chieri, da rivoluzioni straniere,da estriu- di Francia , le sue fasi d' inganno e di
sedie influenze. Imperocché ella ha in se pervertimento nelle idee del popolo se-
stessa, dentro il giro delle sue rive, quan- dottoda promesse bugiarde, e da cei ti bei
to le sovrabbasta non solo per sostenersi nomi di libertà, d'eguaglianza, di rigene-
in vita, ma per arricchirsi e sfoggiare, razione; e poi le fasi di violenza e di cli-
pei-crescere e rifiorire possente e grande, slruzione, di guerra civile, di proscrizio-
quanto verun'altra nazione d'Europa. La ni, di persecuzioni, di anarchia. Benché,
tempra de suoi abilauli nou è punto de- sia deltoa ouoi edegli spaguuoli,essi furo-
6o S P A S P A
n<> lungi dall'eguagliai e l'empietà sacrile- meno rimetta a svincolarsi dal servaggio
ga, il furore sanguinario, l'infernale deli- d'uno protezione che le costava si caro, e
rio,la rabbia satanica di distruziooe,cbe ai che avrebbe finito per rovinarla intera-
orribilmente caratterino la rivoluzione mente. Il generoso e savio popolo spa-
li ancese, e ne rese nefanda la memoria a fintolo disingannato ormai di tutte le va-
tutli i secoli venturi. Ma ai dì nostri la ri- uità , di tutti i sofismi , di tutte le follie
voluzione volgealsuo termine nella peni- demagogiche, che per breve tempo loaf-
sola,con*el,ultimosuostadio,rultimasua fascinarono, non ha che un voto cornu-
ta se, eh 'è quella del ri nsa vi mento. Ces- ne con cui fervidamente aspira ad un or-
sai ono i furori civili e le ire di parte, le dine più tranquillo, più stabile, più fe-
(jnnli tenendo tutti idi spiriti infiammati lice di cose, che non possono ne potrà n-
e in agitazione non davano luogo a i ifles- no mai fornire le politiche utopie moder-
sionejlaonde il popolo cosi profondameli- ne. La nazione spaglinola, principalmente
le religioso, assennalo ed accollo, rien- pel suo invincibilecaltolicismo, è forsedi
traodo in se stesso, e paragonando il pie- tutte le nazioni di Europa quella appiio-
sente suo slato con quel ili prima, i danni toche può più promettersi un più. belfav-
solfei ti co'beni indarno sperati o perduti, venire, e per la meravigliosa ricchezza e
e colie splendide promesse de'suoi perii- libertà naturale del suo suolo haspedieu-
di agitatori, ben tosto si avvide d'essere ti infiniti da riparare le sue perdite co-
stalo crudelmente tradito da'eiurmadori loniali, i pregi de' quali conoscendo, ha
demagoghi. Ed essi pare che lo pieve- già cominciato a porli in opera; in que-
dessero, perciò a scolpire negli animi l'i- sto continuando potrà acquistare in pò-
dea della rivoluzione, negl'impeti dell'eri- ehi anni tal ricchezza e potenza da risa-
tusiasmo, dappertutto eressero nionu- lùeaquell'eccelsogradodi grandezza che
menti pubblici per celebrarne la memo- per notabile tempo ella tenne in Europa,
ria. E cosi non vi è città di qualche ri- e di cui tanto fu degna per l'invitta sua
guardo in [spagna, che non abbia la sua fede e pel suo nobile coraggio,
piazza de la Constitucion, nel cui mezzo Iberia è il più antico nome della Spa-
d'ordinario sorge una colonna, una pira- gna, e lo trasse dal fiume Ibero oggi E-
micie, o una gran tomba marmorea, in bro, donde /beri pure si dissero i più an-
cui leggonsi scolpili i più celebri eventi tichi popolisuoi,equalchescriltore dna-
della rivoluzione, e il nome de'prodi che mò anche posteriormente iberi gli spa-
per lei combattendo morirono. La bonac- gnuoli. Vi è chi sostiene che la regione
eia politica, di cui dopo tante procelle go- venne denominata Iberiadal suo re o ca-
lle attualmente la Spagna, devesi pure in pò appellato Ibero. Chi volesse spaziarsi
gran parte all'esservi cessata o almeno in congetture e fomentare la favorita o-
scemata d' assai I' influenza britannica , pinione, che pe' gioghi delle montagne
perchè dall' Inghilterra , come altrove, Caucasie sieno discesele genti a popolare
movevano i venti e le bufere che teneva- le basse regioni, avrebbero di che pasce-
no la penisola in tempesta. Tutti sanno re l'erudizione nell'analogia cogl' lberi
le arti riprovevoli, la politica indegna, e abitatori dell'odierna Giorgia o Curdi*
l'atlività ostinata, con cui 1' Inghilterra stan, che per Iberia ancor essa fu eono-
suscitò e fomentò in Ispagna le tuibolen- sciuta. Dall'essere posta all'estremo oc-
ze civili, mossavi da un triplice interesse cideote la resero nota specialmente i poe-
religioso, politico e mercantesco. La Spa- ti col l'espressione d' Ultima Esperia, ed
gna apri gli occhi, e scosso un giogo du- Hyxpaiiia o Hispanui fu chiomata con
in e infame, benché legata tuttavia all'In- romano linguaggio,foi\se dal fenicio. S)^///,
ghillcira dd interessi finanzieri, è aondi- pOHenletche presso di uoi il volgare idiu-
S I1 A
ma converti in Spagna. Alcuni dicono
clic propriamente ignorasi I' origine ilei
nome moderno, e Giustino elice clic de-
riva da un re chiamato Hispanut : SW\-
' glia, che fu per qualche tempo capitale
d'un regno di Spegnale detta Hùpalis in
Idtino, in significato di pianura j final-
mente trovasi in alcuni antichi autori il
nome di Spania. I feroci celti formio i
primi Btranieri che dalla Francia, supe-
rando i Pirenei, vi penetrarono, e da essi
la nazione, qualunque fosse, limase sog-
giogata, talmente accomunandosi in pro-
cesso di tempo gl'interessi de'due popoli,
che un solo ne composero sotto il nome
di Celti- Ióeri o Celliùeri. Vissero però
essi in un'oscurità neghittosa, finche in
tempi remotissimi gli ardimentosi e in-
traprendenti femeii non approdarono al-
le sue spiagge orientali, quasi in terra in-
cognita e peregrina. V incominciarono
que' navigatori a trasportare colonie, a
fondare più di i ooo anni avanti la nostra
era gli empori di Cadice e di Malaga, ad
estenderenell'interne provincie il proprio
dominio. Più facili gl'i beri piegarono il
collo al nuovo giogo; ma nelle cantabi i-
che gole, asilo perpetuo d'indipendenza,
ripararono gl'indomiti celti. Ben presto
i nuovi ospiti discoprirono le preziose
ricchezze che ascondeva il suolo metalli-
fero, e la voce che ralla se ne diffuse, se-
gnò nella Spagna la mela dell'universa-
le cupidigia. Pare che i greci gli abbia*
no seguiti,e si ha qualche ragione di cre-
dere che vi fondassero Pioses e Sagunto.
Ma iutanlo e tirii ed etruschi, e marsiglie-
si e punici o cartaginesi avventurieri bal-
zarono a gara su quel lido, e carichi tor-
nandone di dovizioso bottino, quivi tras-
sero con tale allettamento nuove genti, e
si videro sorgere a poco a poco in riva al
Mediterraneo nuove città floride e po-
polose. Intanto due colossali potenze si
disputarono l'impero de'mari e delle ter-
re, Cartagine, e Roma (/".),aspirando con
fatali rivalità ad impugnare lo scetlrodel-
la monarchia universale, e sull'ispanico
s p a r, i
suolo si accese la lotta ostinala che non
dovea aver fine se non col totale slmili -
ino della nazione perditrice. Le isole Gi«
mnesie,oggidelleBaleari,già occupate dai
lenicii,comechèpiù vicine all'Africa, furo-
no la i. 'conquista dell'esercito cartagine-
se, che di là mosse a recare aiuto a'gadi-
tani di tuia origine anch'essi, la cui pro-
sperità giù eccilava l'invidia e il ranco-
re de' popoli confinanti. Distraiti però
dalla i ." guerra punica, cotnhattuta nelle
ncque della Sicilia, e dalla guerra africa-
na de'mercenari,i cartaginesi soltanto do-
po la pace si volsero di proposilo a far
soggetta la Spagna, e colà spedirono con
oste poderosa il famoso Amilcare Barca,
che vi tragittò oltre alle colonne di Er-
cole,col giovinetto Annibale suo figlio ap-
pena bilustre, e compi in pochi anni la
sommissione delle nazioni e delle tribù
barbareche occupavano il paese, più che
colla forza delle armi, colla dolcezza dei
inodi,e colla saviezza delle istituzioni. Con
eguale prudenza e destrezza delte al so-
ciale edifìzio I' ultima mano Asdrubale,
suo genero e successore nel comando; ma
tratto a morte dopo 8 anni dall'insidio-
so pugnale di Gallo, venne acclamato su-
premo duce Annibale, che allora conla-
va 26 anni d'età. Pieno egli d'ardore bel-
licoso, ed incitalo dall'odio sulla pater-
na destra giurato al nome romano, non
fu pago pe' trionfi otiennti sugli oleadi e
sui cai pesti, ma spregiala l'ambasceria di
Pioma, diede colla espugnazione di Sa-
gunto il segnale di guerra, nulla curando
l'alleanza di quella città co'romani, che
secoudo la convenzione di Lutazio, dovea
essere guarentita, ed i limiti superando
dell'Ebro,ch'erail confine con Asdrubale
statuito de' possedimenti cartaginesi. Si
può vedere Gaetano Ceiììì\,Dissertazioni
t. 2 : Disseti. 8.a Della espugnazione ili
Sagunto, riportandola notissima senten-
za: DuinRomae constili 'tur,Saguni uni ex-
pugnalar. E già superali i Pirenei e var-
cato il Bodano, coll'arditaestrepilosa di-
scesa delle Alpi poi tò Annibale l'incendio
Gì S P A
nel cuore d'Italia. Sarebbe difficile deter-
minare il preciso tempo in coi i romani
toccarono per la rivolta il suolo di Spa-
glili; ma in questa occasione Gneo Cor-
nelio Scipione, sbarcato su'lidi catalani,
cambiò nella Celtiberia o Spagna Tar-
ragonese la fortuna cartaginese, e dopo
aver menato prigione il generale di Car-
tagine Annone, e Indibile capoo re de-
gl'i lei geli, con dubbio successo si oppose
ad Asdrubale giuntare, ed in seguito a
variescaramucce, fermò stanza a Terra*
gona, mentre a Cartagena svernava l'e-
sercito punico. Dietro la fama poi della
vittoria navale cbeGneo Scipione ripor-
tò sulla flotta avversaria presso lefocidel-
l'Ebro nel ìj 7 3 ti i Roma, il senato roma-
no,vagodi dominare fermamente la Spa-
gna, v'inviò Publio Scipione, che opera-
ta la riunione col fratello, passò l'Ebro,
e porlo la guerra sotto le mura diSagun-
to nel territorio cartaginese, conoscendo
di quanta importanza fosse l'espugnare
quella fortezza, ove Annibale racchiuso
avea in pegno di fede i precipui ostaggi
della nobiltà iberica. Un mutamento no-
tabile però accadde pel tradimento dello
spagnuolo abilice, il (piale dopo d'aver
sedotto il punico capitano Bostare a cat-
tivarsi col rinvio degli statichi la bene-
volenza ispana, offrì a Publio l'eminen-
te servigio di condurli al campo romano,
da cui rimandati alle proprie case ram-
pognando la durezza de'cartagiuesi, ma-
gnificarono l'azione generosa de'romani.
11 corso d'8 anni, ne'quali i due Scipio-
ni sostennero la gloria del nome roma-
no, fu contrassegnalo da continue bat-
taglie, dalla rotta d' Asdrubale sull'Ebro,
dalla versatile alleanza diSiface veiYìNu-
midia, e da quella de'celtiberi che per la
involta congiunsero un esercito ausilia-
rio alle legioni romane. Ma nell'impor-
tante giornata in cui era per decidersi la
sorte politica delle Spagne, fu a'duci ro-
mani fatale la separazione imprudentedi
loro armate. Publio che si rivolse a com-
battere Asdrubale di Giscone e Magone,
SI' A
condottieri punici,con due tersi dell'eser-
cito romano, si trovò sopraffatto dal le for-
ze maggiori guidate in campo dal vaio-
loso Indibile e dall'alleato Massinissa re
di Numidia. Trafitto da lancia nemica,
mentre operava prodigi di valore, fece
colla sua perdita vacillare la romana for-
tuna.Né minor danno recò a Gneo l'ab-
bandono de'celtiberi, che appena furono
in faccia all'esercito di Asdrubale Barca,
seguirono il punico suggerimento di tor-
nare a tranquilla vita nel patrio suolo ;
laonde quel capitano, istruito dagli avan-
zi reduci dulie truppe sconfitte del fra-
terno disastro, non pensò che a vender
cara la vita, toltagli dopo 29 giorni nel
calor d'una mischia, sicché si sarebbe re-
sa disperata la sorte delle armi romane,
se il prode cavaliere Lucio Marzio, ele-
valo per unanime consenso al supremo
comando,non avesse con intrepido corag-
gio riordinalo le sparse reliquie delle ar-
mate, e con tant' impeto assalito l'eser-
cito cartaginese, che in soli due giorni,
colla nolte intermedia, furono con im-
mensa strage espugnati i nemici accam-
pamenti,succedendo la tregua all'univer-
sale spossamento. Già a vendicare la mor-
te del padre, ed a ravvivare la gloria di
Roma, moveva dal Tevere l'incompara-
bile PublioScipionegiuniore,che poi me-
ritò colPeroiche gesta il nomea" Africa-
no, e varcato l'Ebro s' impadronì della
nuova Cartagine, insieme a' punici im-
mensi tesori ivi raccolti; riscuotendo l'o-
maggio della nazione spagnuola, pel mi-
rabile esempio di continenza che die nel
restituire la vergine eavvenente sposa ad
Allucio principe cellibero, il quale per
azione sì magnanima ne fece scolpir la
memoria sullo scudo d'argento. Libera-
to quindi dal pensiero di sconfìggere l'o-
ste capitanata d' Asdrubale Barca, che ra-
pidamente valicava le Alpi per correre
in difesa del fratello Annibale nell'ulti-
ma Italia, e dopo le prime vittorie celti-
bere, delle quali Lucio suo fratello reca-
va a Botua l'annunzio ed i trofei, sospin-
SPA SPA 63
«e fino all'Oceano I' allro Asdrubale di dotto il proconsole Fabio Servivano alle
Giscone, co'due generali Magone e Mas- strette sotto la piazza d'Emana, con una
siuissn.cheun fiorente esercito di 74,000 vigorosa sortita l'obbligò a trattare e con-
combattenti si videro interamente taglia- eludere la pace fra il popolo romano e
ti a pezzi dalle assai più deboli romane Viriato. Non potendo l'orgoglio de' do-
legioni nella giornata ili Decula, dopo di minatori dell'universo solfi ire l' umilia-
cbedovèilducecartaginese riparare nel- zione di trattare da pari a pari con un
l'Africa, ed il redi Numidia invocar l'ai- capo «li partito, ricorsealla perfidia ilcon-
leanza romana. Cos'i da Scipione in me- sole Q. Cepione, e rotto arbitrariamen-
uo di ) anni furono interamente cacciati te il trattato, mentre l'accorto duce spa-
i nemici dalla penisola, avendo il solo gnuolo trinceravasi su vantaggiose posi-
Magone, rimasto in Cadice, dovuto slog- zioni, sedusse a forza d'oro 3 suoi ullizia-
giare per volare in soccorso d'Annibale li, ebe corsero ad assassinarlo, quando
perditore. Con tali faustissimi auspiciitor- sotto la sua tenda tranquillamente dor-
nòegli a compiere sul Campidoglio i suoi miva. Con Viriato cadde la lusitana in-
maggiori destini, mentre sotto i procon- dipendenza,e piegò il collo ad intera som-
soli L. Cornelio Lentulo e L. Manlio A- missione tutta la Spagna Ulteriore. Ma
cidino, lasciati al governo delle Spagne, incoraggiati dall'esempioaveanogiàmos-
la morte d'Indibile e la cattività di Ma- sa i popoli arvaqui della Celtiberia la fa-
cedonio suo fratello posero per un tem- mosa guerra Numantina, che Metello il
no fine alla guerra. Ben presto però le Macedonico condusse dapprima con van-
parziali sedizioni degli edetani proruppe- taggio,raccbiudendo il nemico nelle piaz-
10 in aperta universale rivoluzione, giac- ze di Termanzia e Numanzia. Ma con
che mal solFerivano que'popoli indipen- fortuna ogni dì peggiore strinsero dis-
denti di sentirsi reggere a foggia di 10- sedio quest'ultima eroica città Q. Pom-
mana provincia, che dividevasi allora in peoNipote eM. PopilioLena,e finalmen-
I spagna Citeriore, o più vicino a Pioma te L. Ostilio Mancino, che stretto da vi-
al di qua dell'Ebro, ed in /spagna III- gorosa sortita de'numantini fra leangu-
teriore, o da Roma più lontana al di là ste gole de' monti vicini, dovette colla
del detto fiume. Frattanto i cel liberi, i mediazione del questore Tiberio Sempro-
lusitani o poi togliesti vaccei sostennero nio Gracco implorare la pace, che gli fu
per più di 5o anni la guerra, e tennero concessa, obbligandosi collasolennità del
continuamente in esercizio le romane le- giuramento ad osservarla, onde togliere
gioni, malgrado le ripetute battaglie e le la diffidenza ispirata agli spaglinoli dalle
frequenti vittorie, chela bellicosa gioven- frequenti infrazioni detrattati. A discio-
tu del Lazio moslravasi di sovente restia gliersi da ogni vincolo, non tardò molto
a riempirne il vuoto colle necessarie le- il senato romano ad annullare la conven-
ve. Né il terrore e la strage produssero zione, adottando l'espediente di conse-
migliori effetti, che dopo il disonorevole gnare cattivo a'nurnan tini, col mezzo del
tradimento onde si macchiò il preloreSul- console Furio accompagnato da'fèciali, il
pizio Galba, sgozzando sotto buona fede generale che Cavea sottoscritta, offerta
le intere popolazioni disarmale e sotto- dagli assediati dignitosamente ricusala;
messe di Lusitania o Portogallo (I.), si e nel seguente anno confidò la spedizio-
vide sorgere l'intrepido Viriato. Nel boi- ne di Numanzia al famoso distruttore di
loie della 3.n guerra punica, postosi egli Cartagine Scipione Emiliano, che utili-
alla testa de'suoi concittadini, fece tocca- laudo già come tribuno legionario sotto
re a' romani notabili perdite, tolse loro il console Lucullo, avea ottenuto la coro-
molte piazze nella Spagna Ulteriore, e ri- na murale saleudo il 1 ."all'assalto d' In-
6 1 S P A
tercalia forte ciltìi de'vacceì. L' accorto
capitano strinse per tal guisa l'assedio,
che in breve tempo quell'indomabile po-
polazione, degna di miglior sorte, rifiu-
tando di sopravvivere alle patrie sciagu-
re, pose fuoco alla città e si seppellì sotto
le sue ceneri, contandosi appena 5o pri-
gioni nel trionfo cbe prese Scipione do-
po la conquista. Delle vicende ili Ninnati-
zia riparlai a Roma, narrando le guerre
dei romani, eziandio per la conquista del-
le Spagne. Ed ebbe allora precaria tran-
quillità anche la Spagna Citeriore, cor-
rendo l'anno di Roma 620, cioè 1 34 a-
vanti l'era nostra. Indi seguì la momen-
tanea irruzione de'cicnbri, cbe dopo di-
strutte le romane armate di Cepione e
Manlio nella Gallio narbonese, si gelta-
1 uno nelleSpagne,nè portò a conseguen-
ze quell'irruzione, essendo ben presto quei
bai bari rientrati nelle Gallie. Ma le fa-
zioni di Mario e di Siila, dalle (piali fu
lauto lacerala la romana repubblica, po-
co mancò cbe non producessero l'inatte-
sa emancipazione delle Spagne. Intanto
Sertorio cbe con valorose azioni avea no-
bilitato l'oscura origine, circondato da
moltissimi personaggi romani sfuggiti al-
la proscrizionesillana, ed amato dalla na-
zione spagnuola, ne divenne il legislato-
re, ed organizzò un governo alla foggia
di bonia, istallando il senato e propagan-
do la pubblica istruzione nella più distinta
classe de'cittadini cbe adoperò di erudi-
re nell'arti greche e latine, preparandosi
a sostenere intanto colle armi la propria
causa. Un tradimento apiì ad Anuio la
via de'Pueuei, che GiulioSalinatore cu-
stodiva, ed assalito Sertorio nel centro
della penisola, bravamente cozzò perlun-
go tempo con oste assai più numerosa.
Lostesso Metello Pio avea sempre piega-
to dinanzi a lui, e solo nell'estrema An-
dalusia giunse a vincere battaglia contro
L. Irtuleio questore Serloriano. Anche al
gran Pompeo, che in Ispagna incominciò
le sue gesta, toccò la notabile perdila di
1 0,000 armali sotto la cillà di Lauroua,
vSPA
ch'egli voleva liberare dall'assedio, e che
Sertorio assali e incendiò sotto i suoi oc-
chi. Indeciso fu il vantaggio della gior-
nata ih Sucrone, ove nuovamente si mi-
surarono Pompeo e Sertorio, avendovi
questi perduta la fatidica cerva, ch'egli
6epp^dopo qualche giorno ricuperare me-
diante \\\ì guiderdone promesso , impo-
nendo così alla superstizione lusitana ,
che in quell'addomesticato annuale rico-
nosceva un messaggere degli Dei propizi
a Sertorio. La riunione però delle due
armate di Pompeo e di Metello condusse
Sertorio alla decisiva fazione di Siguen-
za, ove l'ala pompeiana era già in piena
rotta, e le truppe ancora di Metello sa-
rebbero state volte in foga, se una ferita
riportata da quel vecchiocondoltieronou
avesse infiamma lo di straordinario ardo-
re i suoi aflettuosi soldati fino a strappa-
re di mano al rivale l'assicurata vittoria.
E qui nuovo tradimento chiusela tragi-
ca scena, quando Peipeuna ordì contro
Sertorio infame e tenebrosa congiura, fa-
cendolo uccidere nella gioia amichevole
d'un banchetto, ma n'ebbe il dovuto ca-
stigo dal virtuoso Pompeo, il quale non
gli accordò il favore di comparirgli innan-
zi, e ricusandosi d'ascoltare le sue impor-
tanti rivelazioni, comandò che gli fosse
troncato il capo, e insieme ordinò che si
abbruciassero pubblicamente le sue car-
te, onde non turbare maggiormente la
tranquillità de'cittadini. Gneoe Sesto, fi-
gli di Pompeo, dopo il tristo fatto del lo-
ro genitore, valendosi dell'occasione che
porsero a' popoli spaglinoli l'avarizia e
la crudeltà di Q. Cassio Longino luogo-
tenente di Giulio Cesare, accesero incen-
dio novello e valsero a riunirei 3 legio-
ni con corrispondente flotta. Il dittato-
re G. Cesare stimi) l'impresa degna del
suo braccio avvezzo a'tiionfì, e dopo va-
ri scontri insignificanti, si attaccò la cele-
bre battaglia di Monda 3*17 marzo del
708 di Roma e \~) avanti l'era nostra.
Quivi fu Cesare ridotto a tale disperazio-
ne che lo mise in forse d'uccidersi, e più
SPA SPA 65
die alla sua costanza etl esempio, fu al- Dolce e moderato fu il governo riabilito
la fortuna debitore della vittoria. Impe- ila Augusto nelle .Spagne, delle quali e-
rocche, mentre Labieno uffisìale pompe- rasi egli stesso riservata l'amministrasi o-
iano guidava una parte delle sue truppe ne. La Spagna Ulteriore fu divisa in Be-
a difendere gli accampamenti , assaliti tica, e Lusitania o Portogallo; la Spagna
dalle truppe ausiliarie cesariane, si spar- Citeriore si chiamòTarragonese dalla sua
se fatalmente il grillo ch'egli si dasse alla capitale. Soggiacque inseguito avarie
fuga, un panico terrore s'impadronì del- suddivisioni, e la più costante fu quella
l'esercito, caddero 3o,ooo prodi, fuMuu- delle 5 provincie stabilitene! secolo IV
da presa dopo un mese d'assedio; Gneo da Adriano, cioè laTarragonese con Tar*
coperto di ferite e preso in una grotta ri- ragona per capitale, la Cartaginese con
coverò, vi fu inseguito e ucciso; Severo Cariogena per capitale, così la lìetica con
potè procacciarsi ignoto asilo ne' monti Siviglia, \a Lusitania oPortogallo con /I/e-
celtiberi, ed eziandio rimase interamente rida, e la Galizia egualmente con Braga
sottomessa a Cesare la Betica, una delle per capitale, tutte celebri città che prì-
3 parli della Spagna che i romani avea- meggiaronoin dcttedivisioni.il mareche
no diviso in Tarragonese, Betica e Lusi- bagnava la provinciaCartagineseera con-
lania: la Betica eia la più ricca e più lèr- siderato come diviso in 3 golfi: l'Urei la-
tile provincia, comprendeva l'Andalusia no, 1' 1 Ilici tano e il Sucronese. La Betica
e porzione del regno di Granata, in uno formò due grandi paesi, la Basti tanta e
a Siviglia e Cordova. La CantabriaoSpa- la Turdetania. La Galizia si divise trai
gna Tarragonese , che comprendeva la galizi o galleci e gli asturi. Tra gli altri
Guipuscoa, la Biscaglia, l'Asturie eia Na- popoli famosi che occupavano le altre
varrà, fu l'ultima ad essere domata; ma provincie della penisola, si ricordano gli
Ottaviano Augusto dovette recarsi in per- ercaoni,gl'indigeti,gl'ilergiti, i celtibeii,
sona nell'insorta Cantabria, a frenare le i vasconi, i varduli, i ca l'isti, gli antrigo-
irruzioni che quelle genti facevano nelle ni, i cantabri, i beloni, gli edetani, i con-
romane provincie, e tanto travaglio viso- leslani, i carpetaui, i vaccei, gli arevaci,
stenne che infermo riparò in Tarragona, ipelendoni,ec. Le qua li di visioni non mu-
e di là spedi Caio Antislioa compierne tarono sotto i goti, né sensibilmente tu-
ia sommissione. Pei lungo tempo però do- rono alterate, al paro de' nomi geogra-
\ettero anche in seguito tenersi in buon fici, sibbene lo furono durante la domi-
numero le romane legioni nelle Spagne, nazione de' mori. Vedasi il citato Cen-
perchè il seme della rivolta non tornasse ni, Dissertai. i2.a Dell'antica divisione
dalle montane vette a pullulare, e per tu- delle Spagne, fatta da' romani delle lo-
tela innalzando le due fortezze di Sara- ro conquiste. LaSpagna fu perBomaquel-
gozza e Menda. Ebbero dunque a com- lo che per lei medesima sono stati in ap-
baltere per i secoli le romane coorti in- presso il Messico e il Perù; ma i romani
Danzi di dominare nel classico suolo di non ispenserogl'indigeni di quel bel pae-
Spagna,per cui si può dire che niuna na- se. Somma fu la prudenza d' Agrippa e
zioue resistè più lungamente degli spa- di Galba rettori della provincia, nel se-
gnuoli alla possanza romana, nèpiùspes- dare le rinascenti discordie; ma consumò
so ne compromise la gloria; tanto potè l'opera della pacificazione Vespasiano,
in que' generosi petti l'amore dell'indi- che coll'immedesimarli a'romani e ren-
pendenza, tanto era ad essi odioso il no- dendoad essicomuneogni privilegio, non
me degli orgogliosi e prepotenti conqui- esclusa l'elezione al soglio, giunse così a
statori. Sottomessa tutta laSpagna daAu- formarne un popolo solo, ed a spartire
gusto, ebbe origine \'Ei a di Spagna (F.). con esso il dominio dell'universo. INèRo-
VOI. LXVIII.
5
66 SPA SPA
DM ebbe a pentirsene, perchè alle belli- il \iaggio [>er la Spagna, dopo clie uscì
clie glorie valorosamente contribuirono dalla prigione, in cuilavea fallo mette-
te genti ispane, ed i Domidegl'ioiperalori re l'imperatore Nerone, e che di ritorno
Traiano, Adriano, M. Aurelio, Teodosio! poscia a llotna quivi soli ri il martirio.
da quelle regioni usciti, valsero nel Ilei V Tuttavolta Papa s. Gelasio 1, Concil. t.
m-coIu di nostra era a far dimenticare gli 'i,p.i253, ed altri, aflermanoches. Pao-
orrori che sui mostri coronati del Campi- lo non effettuò il divisamento di passare
doglio aveano attiralo nel i. la pubblica in lspagna; come si riguarda per favola
esecrazione. E come nelle armi, cosi nel- la conversione attribuita a s. Paolo dello
le lettere le numerose colonie romane gio- spaglinolo filosofo Seneca, del pari the la
vai ono agli spaglinoli, clie fra molti altri loro corrispondenza; l'eccellenti lezioni
diedero lo storico Floro, il savio Seneca, di morale, sparse nelle opere di Seneca,
Marziale e Lucano. Non v'ba dubbio che fecero credere ad alcuni ch'ei fosse disce-
per la mescolanza decine popoli la Spa polo di s. Paolo; ma se profondamente
glia acquistasse in gentilezza e in coltura; si esamina la sua condotta, .si scemerà di
ma allo svolgersi del germe di corruzione inolio l'opinione di quella virtù che fu
fra i romani, partecipò anch'essa a quel- supposta in lui; veramente fu sobrio e sii •
la mollezza e infingardaggine che trasse- inabile per altri pregi. L'apostolo s.Gia-
ro a decadenza l'impero. Già nella Spa- conio di Galilea, fratello di s. Giovanni
gna erasi introdotta la religione distia- Evangelista, e stretto parente di Gesù Cri-
na, di che vado a pai lare. sto, il quale con s. Pietro li distinse so-
li comunesenlimenlo degli spagnuoli pia gli altri apostoli e li colmò di parti*
è che l'apostolos. Giacomo {f.) il fllag' colali favori: essi furono i soli che volle
gioie vi portò pel i .°la luce benefica del- spettatori della sua gloriosa Trasfigura-
l'evangelo: secondo alcuni questa opinio- zione, e testimoni di sua agonia nell'orto
ne è appoggiata soltanto alla tradizione, degli Olivi. Dopo 1' Ascensione di Gesù
la quale per la non molta sua antichità Cristo gli apostoli travagliarono a spar-
lasela loro qualche dubbio SU di essa. Mo- gore la sua dottrina; ma gli scrittori di
Burnenti di autenticità incontestabile so- que'primi secoli non ci hanno lasciato al-
no, ches. Paolo(l' .) promise a'romanidi cuna particolarità rispetto alle fatiche a-
visitarli quando fosse passato dattorna per postoliche di s. Giacomo: sembra saltati-
andareuella Spagna: JdHoman.i5,i^. to che abbandonasse la Giudea poco do-
Senza dubbio uè dalla sua lettera, nèda- pò il martirio di s. Stefano , che alcuni
$\Aili degli a postuli apparisce che s.Pao- stabiliscono verso la fine dell'anno in cui
lo abbia mantenuto la sua promessa; ma fu crocefisso Gesìi Cristo. Si legge nell'ag-
ciò si conosce da una tradizione, che non giunta al Catalogo di uomini illustri di
può essere equivoca. Dice espressameli- s. Girolamo, ch'egli annunziò il vangelo
Ics. Atanasio, chequel dottore dellegen- alle XII tribù disperse. E benché gli a-
ti andò a Uoma, e di là in lspagna, nel- postoli ne'primi 1 2 anni del cristianesimo
VEpist. ad Drac. Dicono la stessa cosa non abbiano predicato ne' luoghi confi-
s. Cirillo di Gerusalemme, Calli. in ,e s. nauti alla Giudea, s. Giacomo non oslan-
Epifanio, Hae.rcs.i'j, e fra i Ialini s. Gi- te avrebbe potutoandareinlspagna a Dor-
miamo, in Amos, l'autore del commen- larvi la salutifera face della fede. Questa
turio sopra s. Paolo, conosciuto sotto il è almenolalradizionedella chiesa di Spa-
nome di s. Ambiogio, Papa s. Gregorio gna, appoggiata all'autorità di s. Isidoro,
1, Moral. 3i, e moltissimi altri autori, del breviario di Toledo, de'libri arabi di
che lungo sarebbe il citarli. Crede s. Gio. Anastasio patriarca d'Antiochia sui mar-
Crisostomo, ches. Paolo intraprendesse tiri. 11 p. Cuper fa risalire molto indietro
SPA
questa tradizione, e In conferma coliate-
stìiDODÌanza di s. Girolamo e di s. Isido-
ro, come anco dell'antiche Liturgie, (/".)
della Spagna, a Siviglia avendo detto di
quelle di s. Leandro, e di molte ci rcoslan*
ze relative a questo punto di storia. Si
potino vedere i Bollandisli, t. GJulii,p.
lìq, Disscrl. de divisione Aposl. ante t. 4
Julii, et in vita s. Jacobi, t. (>, p. 7 1; il
p. Flores, Espana sagrada l. 3, e. 3, de
la predication de s. Jago cu Espana, p.
39, oltre la sua risposta al p, Mamachi
ante t.6. Il p. Fallati prova mollo a lun-
go, lUyrici sacri, Prolegom. par. 3, 1. 1 ,
p. a52, che s. Giacomo ha predicato in
Ispagna. Si può anche consultare il car-
dinal d'Aguirre, Colleclio Concilio/lini
J/ispaniactT\omae 16$$, p. 1 f\o, in pro-
posito del passo di s. Girolamo, in Isa.
e. 34, Operel. 3, p. 279. Il re Agrippa,
nipote di Erode, zelante seguace della
legge di Mosè, mosse sanguinosa perse-
cuzione contro i discepoli di Gesù Cristo,
persuaso di procacciarsi Pamorde'giudei,
e recatosi nell'anno 43 di nostra era a Ge-
rusalemme per celebrarvi la Pasqua, s.
Giacomo ne fu lai.* vittima, ordinando
che gli fosse mozzala la testa pochi dì a-
vanti la solennità; e così Agi ippa fu il 1 ."
persecutore dellaChiesa, facendo quindi
imprigiouars. Pietro, poi liberato mira-
colosamente dui carcere; ma non andò
guari che Dio punì colla morte il re, fa-
cendo che i vermi lo rodessero vivo. Il
corpo di s. Giacomo fu sepolto a Gerii»
salemme, ma poco dopo i suoi discepoli
lo portarono in Ispagna e lo deposero a
lria Flavia, oggi delta El Padron, sul-
le frontiere della Galizia, nel luogo cioè
denom ina lo Compos(ella,\)ev quanto dis-
si in quell'articolo parlando della prodi-
giosa invenzione del medesimo, onde la
chiesa fu eretta in metropolitana e chia-
mala pure s. Giacomo di Galizia o di
Compostila eSantiago. Divenne uno dei
più celebri santuari delcristianesimo, pel
concorso straordinario de'sngri pellegri-
naggi, a venerare il corpo del santo apo-
S P A 67
postolo. A Sangue notai, che quello di s.
Giacomoapostolo delle Spagne, in Roma
si mantiene Ilnido nella basilica de'ss. XII
Apostoli, e che parte ne fu mandato a're
di Spagna. Rilevai a Incensiere quello di
smisurata grandezza appeso alla cupola
di detta cattedrale, per profumarla nelle
grandi solennità, onde impedir l'infezio-
ne dell'atmosfera, nell'immenso concorso
degli spaglinoli e forestieri. Splendidissi-
ma è la pompa colla quale a'a5 luglio sì
celebra in Compostela la festa del santo,
col concorso d'una moltitudine immensa;
Famosi sono i fuochi arti tizia li e le lumi-
narie che hanno luogo in tanta solenni-
tà, anche sulla facciata esterna della cat-
tedrale e sue torri. Nella mattina di essa
i rappresentanti della città accompagna-
li dalle commissioni di tutte le corpora-
zioni e da'uotabili, secondo le rispettive
loro classi, recansi dal governatore della
provincia per corteggiarlo alla messa so-
lenne della cattedrale. Il corteo è prece-
duto da uomini alti chiamati gigau ti, rap-
presentanza religiosa che rammenta l'e-
resie debellate dal catlolicismo, e insie-
me rappresentanza civile come segno dei
diversi popoli che si recavano in pellegri-
naggio alla cattedrale di Compostella. Se-
gue la musica degli alunni dell'ospizio in
divise di gala, che nella festa del 1 85 1 e-
rano dono dell'ultimo commissario della
crociala, a'quali il governatore d. Barto-
lomeo Hermida avea aggiunto un suore-
gaio in riconoscenza della serenata che
aveanofattaa suo riguardo. Le navi della
cattedrale sono occupale dalla folla del
popolo, ealleoreio incominciala proces-
sione, che nelle grandi festività accom-
pagna detto governatore, e si compone
de'consiglieri, degl'invitati, dei gonfalo-
niere, del governatore militare, ec. Giun-
ta la messa all'offertorio, il governatore
della provincia prendendo la cassetta, che
nella processione viene portata su d'un
bacile d'argento tra due cappellani, pre-
senta l'offerta di 1000 scudi d'oro in no-
me del sovrano, pronunziando analogo
68 S P A S P A
discorso, il irei lo all'arcivescovo di Com- nostro apostolo santo. Innalzate altresì,
postella. Quello deli 85 1 e recitato dal- Illustrissimo Signore, fervide suppliche
l'IIeriuida, fu pubblicato dal giornale in- all'Onnipotente, allineile diramando le
titolato, Cattolico di Madrid, ed eccone benedizioni del cielo sopra questa nazio-
qualche brano.» Illustrissimo Signore. E' ne eminentemente cattolica, le diffonda
la 2." volta che io ho l'onore di visitare egualmente sopra la sua regina, sopra il
in nome di Sua Maestà il sepolcro del glo- re suo augusto sposo e sopra la reale di
rioso apostolo s. Giacomo , e di offerire lei famiglia, sopra il suo legittimo gover-
innanzi a lui l'annuale tributo di ricono- no, sopra i suoi eserciti e le sue armale,
scenza verso i beneficii da lui compartiti e sopra lutti gli spaglinoli". Invocò pure
a questa grande nazione. La regina cai- suppliche a Dio pel benefizio della diret-
lolica delle Spagne e dell'Indie, che sono la successione al trono di Spagna, per la
sue, l'eccelsa, l'amore voleva magnanima pace e concordia fra i principi cristiani,
Isabella II, in questo giorno si fa imita- per l'esaltazione della fede,eper l'intima
Ilice degli esempi de'suoi augusti proge- unione della regi uà di Spagna col sommo
nitori; ricordasi pardi loro con profon- Ponlefice,per se e sua famiglia. Oltre son-
da venerazione le glorie ei trionfi, di cui tuosi con vili, ebbe luogo il magnifico rin-
gli eserciti spagnuoli andarono debitori frescocheda tempo immemorabile il ma-
alla visibile protezione del nostro glorio- gistrato comunale offre alle autorità su-
so santo:iimangono ancora vive nella me- periori, e agl'invitati tra i cittadini e fo-
inoria di lei le celebri giornate di Cova- restieri; non che altre dimostrazioni di
dogna, di Granata, di Siviglia, di Sara- gioia, musiche, canto di canzoni popola-
gozza, e di tanti altri popoli dell'antico ri e nazionali. Altro annuo omaggio de-
e nuovo mondo. La possanza de'saraceni cretarono le cortes a s. Giacomo, e san*
cadde sotto la possanza della croce, la qua- zumarono la regina e il re pel giorno 3o
lei'n fin d'allora l'insegna delle nostre vit- dicembre, in cui la chiesa celebra la Ira-
torie.L'Apostolosanto l'inalbeiò;iltrion- stazione dell'Apostolo delle Spagne. Nel
fo della religione fu il trionfo della na- 1802 questo U\ fatto nella cattedrale di
zione; i nostri eserciti forti del loro va- Com postella, in nome de' regni di Casti-
loie, pel presidio della croce furono in- glia e Leon,aH'arci vescovo della città, dal
vincibdi;s. Giacomo negli scontri fu il no- medesimo governatore Ilermida, con di-
stro capitano. Perciò esso è il nostro prò- scorso reso pubblico da'giornalispagnuo-
tettoie; perciò i nostri re di Spagna visi- li , e di questo pure conviene darne un
tarono il santo sepolcro di lui; perciò ri- cenno. » Illustrissimo Signore. I re non so-
posero le sue ceneri in questo sontuoso no giammai più grandi che allorquando
tempio; perciò rinnovano ogni anno que- portano l'omaggio del loro potere innati*
st'omaggio all'eroe santo delle loro vit- zi all'onnipotenza di Dio. Così furono mai
lorie; perciò in questo giorno lo tributa sempre i re di Spagna, perchè seni pie es-
l'augusta sovrana che felicemente regna, si invocarono su' loro popoli le benedi-
Degnisi, Illustrissimo Signore, ricevere zioni del cielo; eglino con gloria porta*
l'offerta di questi iooo scudi d'oro,chefo no, e soli essi il portano, il titolo di Catto-
nel nome reale di Lei, e in virtù del re- liei. Nel tempo, in cui i regni di Castiglia e
gio suo mandalo; degnisi collocarla sul Leon gemevano sotto il giogo d'un go-
sagro alta re,perchè sollevandosi come in- verno barbaro e immorale; allorché era
censo dal trono della Spagna fino al tro- in pericolo la loro indipendenza; ador-
no dell'Altissimo, sia quivi presentata in- che correvano il più gran rischio la pro-
nunzi al Dio degli eserciti dalla possente prietà eia vita; allorché si propagava l'e-
mano del nostro gioì iuso capitauo e del resia, si rilasciavano i costumi, il valore
S P A
cedeva alla moltitudine, il potere umano
tenti Vasi impotente a contenere la rovina
ilei male; allorché ci fu mestieri cercare
il rimedio là, ove si è sempre sicuri di ri-
trovarlo, invocossi il nome di Dio, e la
intercessione del glorioso apostolo s. Gia-
como; venne invocato con quel fervore
che solo è ispirato da una lede pura, e
la vittoria non si fece punto aspettare:
la moltitudine cedette al valore, ripor-
tarono la vittoria le armi spagn uolc,e seco
loro la religione e l'indipendenza, le leggi
ricuperarono il loro impero, Castiglia e
Leon furono salvati. Gli spagnuoli non
sono uè increduli, né iugrati, essi non ar-
rossiscono di attestare la loro fede e la
loro riconoscenza pubblicamente ed au-
tenticamente. Umiliti nelle cortes , essi
hanno votato un annuo perpetuo dono,
che trasmettendo di generazione a gene-
razione la ricordanza delle grazie del cie-
lo e la protezione del nostro glorioso A-
postolo, sarà l'espressione viva del reli-
gioso sentimento, da cui sono essi anima-
ti. L'adempimento di questo voto è oggi
l'oggettodella missione regia che io ven-
go a compiere per ordine e in rappresen-
tazione della nostra sovrana I' augusta
dama Isabella II, regina di tuttala Spa-
gna e delle sue Indie. E' egli dunque in
suoreal nomecheio visito in questo gior-
no solenne la tomba del nostro s. Apo-
stolo, e che innanzi ad essa depongo que-
sti 5oo ducati d'argento, votati dalle sue
cortes e sanzionati dalle Maestà loro pel
giorno 3o dicembre,giornoiu cui laChie-
sa celebra la traslazione di s. Giacomo.
Si degni vostra Grandezza riceverli e of-
frirli a Dio nostro Signore ondegli torni-
no graditi, e riceva in essi un pubblico at-
testalo della pietà de'noslri sovrani e del-
la gratitudine di Castiglia e Leon". Quin-
di il governatore pregò 1* arcivescovo ad
innalzar voti a Dio, alìinchè colla poten-
te intercessione del glorioso prolettore
della Spagna, continui a concedere a'suoi
abitanti protezione e soccorso, e benedire
la regiua Isabella 11, il re suo augusto cou-
S P A
%
sorte e tutta la reale famiglia; pregò an-
cora per la conservazione di Maria Isa-
bella erede del trono di s. Ferdinando,
acciò sia pure ereditiera di sue virtù. Ta-
le è la divozione e la gratitudine, che la
Spagna ed i suoi principi sempre ebbe-
ro pel primario suo Apostolo. Altri es-
sendo stali promulga tori della fede in Mi-
ta la penisola, come s. Eugenio discepolo
dis. Pietro e i.°vescovodi Toledo, marti-
re; s. Onoralo suo successore; s. Pio di-
scepolo di s. Giacomo ei.° vescovo di Si-
viglia; s. Atanasio greco discepolo di s.
Giacomo e suo successore nella sede di
Saragozza, indi martire,come lo fu S.Teo-
doro, altro discepolo di s. Giacomo, che
uvea occupato la sede dopo s. Atanasio;
e per non dire di altri che diffusero l'e-
vangelo nelle Spagne, anche il Portogal-
lo o Lusitania ricevè il dono della vera
fedein tempi apostolici. Fino dal suo na-
scere la chiesa di Spagna divenne flori-
da, tale essendo sotto Nerone, a cui si ri-
bellarono con Galba gli spagnuoli, come
afferma Rinaldi, Annali ecclesiastici t al-
l'anno 69, n.°46 e 47. Fino da'primi se-
coli della Chiesa i Papi esercitarono nel-
la Spagna il diritto d'appellazione ine-
rente al loro primato; così s.Stefano l Pa-
pa del 257 ricevè l'appellazione di Ba*
silide d'Astorga e Marziale di Merida, di
cui parla s.Cipriano nel la lettera 68. Es-
sendosi ancora da'Papi commesso alcu-
ne volte l'esame di esse ne'casi partico-
lari a'Iegali apostolici che si reca vano nel-
la regione; cos\ nella causa d'un prete e
di due vescovi, sulla quale vi è la lede-
rà 45 del lib. 1 3 di s. Gregorio I a Gio-
vanni difensore. Nel declinar del secolo
111 cominciò a fiorire il celebre Osio ve-
scovo di Cordova, dì cui riparlai a Ni-
cea, Simdolo, Sardica, ed a Sin.vno, ove
lo lodai e difesi, per esservi stato alcun
tempo in esilio. Non si ha nulla di ben
cerio sul tempo incili si formarono in I-
spagna le provincie ecclesiastiche. Ciò che
avvi di certo è, che prima del concilio
d' Elvira (P .),telebratu nel 3oo, e di cui
7o S P A
Ferdinando Mendoza ci die la storia,
Conciltum TUiberitanumthugdunì i G "> ~>.
ed anche prima del regno di Costantino
I il Granile, cheincominciato nel 3o6 re-
stituì la pace alla Chiesa e ne fece trionfa-
re il puhhlico culto nel 3 i 3, non distili-
guevasi alcuna metropoli ecclesiastica, ed
il solo vescovo più anziano avea il dirit-
ti >di convocai e i concilii, de'quali abbia-
mo di Giuseppe Ileig, Compendio de to-
dos los concilio'!, Bologna i 7 jG. Oltre i
concilii tenuti nelle città vescovili e in al*
tri luoghi,, si celebrarono a Uri concilii de-
nominati di Spagna, del i." de'quali fa
menzione il p. Mansi, Sappi, t i, p. 22 5.
l'uatlunatoncl 3Gi per determinare Por»
dine da seguire nella grazia che si accor-
da a quelli i quali, dopo d'essere caduti
nell'idolatria, ritornano in gre in ho della
Chiesa. Venne determinalo, che quelli i
quali non avessero solamente acconsenti-
to all'empietà, ma che a vesserò presiedu-
to alle ceremonie superstiziose, sarebbe-
ro eselusi per sempre dal clero, e che co-
loro i quali avessero peccato facendo em-
pi sagrifìzi, potevano essere ricevuti dopo
la penitenza. Ancora non distingueva^!
alcuna chiesa metropoli nel concilio di
Toledo, come nel precedente tenuto in
Saragozza nel 38o contro i Priscilliani-
iti, poiché Filatilo sottoscrisse senza al-
cuna prerogativa, fuori di quella che da-
vagli la sua anzianità; nel concilio riuni-
to nel 4oo, Poltruino vescovo di Men-
da sottoscrisse pel i.°,ed Asturio vescovo
di Toledo firmò invece pel 6.° Sembra
peròcheil vescovo ili Cartagine incomin-
ciasse poco tempo dopo a godere de'di-
ritti di metropolitano, come anche quel-
lo diToledo. In seguito le chiese di Spa-
gna vennero distribuite sotto G metropo-
li, come trovatisi uotate in un mss. del
962 della biblioteca dis. Lorenzo di Si-
viglia, in questo modo. Provincia di Ga-
hcia o Galleria. Brachara o Braga me-
tropoli, con 1 3 sedi e vescovi suffragane!.
Provincia di Gallia.Narbona metropo-
li, con 9 sedie vescovi e suffragane!. Pro-
S P A
vinciuLusilanica. Emerita o Menda me-
tropoli, con G sedi e vescovi suffragane!.
Provincia Cartaginese. Tolelo metropo-
li, con 1 3 sedi e vescovi suffragane!. Pro-
vìncia Belica. Spaliso Siviglia metropo-
li, con 8 sedi e vescovi suffragane!. Pro-
vincia Tarragonese. Tarragona metro-
poli, con i4 sedi e vescovi suffraganei.
Altra uotizia delle chiese di Spagna, rica-
vata da un mss. della chiesa d'Oviedo in
lettere greche, contiene pure 6 provincie,
con queste metropoli e sedi sulhaganee.
Toledo con 1 9 sedi, Siviglia con g, Me-
ri da con 1 3,Z?/v7»rtcon8, Tarragona con
1 5,iW//^ortflcon8sedi. In altra divisione
l'atta d'ordine del re Vamba, in un con-
cilio nazionale tenuto a Toledo nel G7.5,
furono stabilite le seguenti metropolita-
ne e loro suffraganei. Toledo con ir), Si-
viglia con q, Mencia con 1 o, Braga cou
(), Tarragona con 1 8, N urbana con 9.
Alcuni autori assicurano che tale dispo-
sizione fu fatta nel concilio di Toledo in
presenza ili re Vamba, ma invece seguì
in un concilio nazionale tenuto sotto il
medesimo re, al quale tutti gli arcivesco-
vi e i vescovi del regno intervennero. In
esso volle il re, che a togliere tutte le dis-
sensioni e discordie nate fra i vescovi pei
diritti di loro chiese e conlini di loro dio-
cesi, e fermarsi per sempre la pace tra i
prelati, con il loro pieno consenso e ap-
provazione, si dividesse e con termini di-
stinti si stabilisse la diocesi di ciascuno.
Intoruoalladivisione della giurisdizione
disse il re Vamba. » Le sedi di queste due
Spagne soggette a'goti, tanto arcivesco-
vili,quanto vescovili, sono 80, dalle quali
è ministrata a noi la pai ola di Dio, e han-
no dal romano Pontefice la comunione
cattolica. Questa divisione adunque no-
stra, intorno le predettesedi, fatta in To-
ledo di consenso di tutti gli arcivescovi
e vescovi, si conservi in eterno". La chie-
sa di Spagna restò in questo stato fino
all' invasione de' mori, il Zaccaria nel-
V Anli- Febbronio par. 2, p. VII, tratta
dedo stato delle chiese di Spagna da Co-
S P k S P A 7 1
(tantino I il Crrìnrfe sino ali" V III secolo, ilio a pochi brani della Spagna Tarrago*
e riferisce. Che le Spagne nel 409 furo- nese. Ciò avvenne nell'impero d'Onorio,
no inondate da' barbari; alani, vandali, e per opera del tiranno Costantino, me«
svevi le occuparono. Sopraggi unsero i go- diante Costante suo figlio, contro i fra*
ti, e discacciati que'primi,in due regni di- felli Didimo e Veriniano, clic pel pareo*
visero le provincie. Uno fu de'goti che- te Onorio difendevano le prò viride io va*
iauo.-/nV7rc/(/\), l'altro degli svevi ch'era- seda'barbari, a'quali furono ditte peres-
no cattolici. Sotto questi principi nona- seredepredate.lntantoque'GoJ/(/'.)che
veano le chiese diSpagnacollealtrepres- aveano già ottenuto pacifica stanza nel-
«oche alcuncoinmercio,e le irruzioni dei la Dacia, onde l'appellazione sortirono di
barbari con grandissimo danno della re- Visigoti, mal soffrendo di lasciar da ban-
ligione e della disciplina mandarono in da la natia inclinazione alle anni e al bot*
disuso i sinodi. In peggior condizione si tino, presero anch'essi la via delle Gal-
divenne quando nel 4<5.{. anche i re sve- lie, ed in breve cacciati dalle truppe im-
vi abbracciarono l'arianesimo, e sino al perieli e da'feróci unni, si fecero seller-
558 lo professarono. Recareddl succe- nio della catena de' Pirenei, e superando*
duto al padre ariano Leo vigildo, il quale ne le cime, agognarono allo stabile pos-
ai regno de' goti avea unito quello degli sesso delle Spagne. A miglior intelligen-
svevi, fece in tutto il reame rifiorire la za de' pochi cenni che vado a riportare
religione cattolica; ma dopo la sua raor- sulla dominazione de' visigoti di Spagna,
te, le continue guerre esedizioni che tut- premetterò la serie de'loro re. Ad Ala-
to sconvolsero, continuarono a tener le narico essendo nel 382 succeduto Alari -
chiese di Spagna quasi divise dalle altre, co I, a questi progressivamente seguirò-
Sul principio del secolo Vili un nuovo no sul trono: nel <\ii Ataulfo, nel 4 ( "»
furioso turbine desolò la fiorente cristia- Sigerico, nel 4' 5 Vallia, nel \iq Teo-
nità, i mori entrati nel 714 0 7 1 5 con dorico I, nel 4-5 1 Torrisrnondo, nel 4 >3
grosso esercito nelleSpagne, le assogget- Teodorico II, nel 466 Enrico, nel 48 {.
tarono,eqnasiridussero al niente lechie- Alarico II, nel ^07 Gesalieo, nel .5 1 1 A-
se e la religione. Inoltre il Zaccaria a p. malarico sotto la tutela di Teodorico HI
ij5 discorre della disciplina delle cine- re degli ostrogoti sino al 526, nel 53 l
sedi Spagna nella deposizione de' vesco- Tendi, nel 5 \S Teodigiselo, nel 54g Av-
vi, ed osserva che Potamio di Braga e gila, nel 554 Atanagildo, nel 567 Lia-
Sisberto di Toledo furono deposti da'si- ba I, che nel 568 si associò Leovigildoe
nodi diToledosenza saputa del Papa; ma poi gli successe nel 5j"2,s. Ermenegildo
di questi concilii egli ne dimostra l'irre- (f ) nel 585, llecaredo I nel 586, Liu-
golarilà. ba 11 nel (io 1 , Viltericonel 6o3, Condo-
li) principio del secolo V i vandali, gli maro nel6io,Sisebut nel 61 2, Becarcdo
alani e gli svevi dalle germaniche balze II nel 62 i,Svintilla nel 62 r, deposto nel
piombarono nelle Callie, e quindi incal- 63 1 e morto nel 635; Rici mero era sta-
zati da'barbari assai più potenti, dovei- to associato al trono nel 6a5,e gli succes-
tero mendicare asilo nella Spagna, e so- se nel 63 t Sisenando. Nel 636 Cimili-
pila trovarono tanto la patriottica ener- la, nel 6|0 Tolga, nel 64^ Chindasuin-
gia, che agevolmente versoi! 4°9 potè- lo, il quale nel 649 si associò Kecesuin-
10110 dividerseneil dominio: gli svevi eb- toche nel 652 gli successe.Nel 672 Vani •
bero insorte laCantabria e la Galizia; gli ba, che abdicò nel 680 e morì nel 6^S,
alani la Lusitanin; ed i vandali la Betica, indi Ervige, nel 687 Egiza, nel 700 Vi-
chedenominossi d'allora in poiAndalusia, tizo, nel 7 io Roderico. Il suddetto re A -
ristretto restando il debole romano presi- taulfo, cognato ilei celebre Alaiico I, fu il
:-x SPA SPA
i ."che dal territorio di Narbona si spin- diritti del bambino A malarico suo ni-
se nella Catalogna, e dipoi il cognato Val- potè, s'introdusse il re ostrogoto nelle fac*
Ita (piandogli successene!:}." 5 mirò a con- cende ile'visigoti, e discacciato G esalico
solidale il suo regno, valendosi del nome figlio naturale del defunto re Alarico II,
dell'imperatole Onorio, che con debole col mezzo del prode conte Ibba suo ge-
mano trattava le redini de' vacillanteim- aerale, governò per un tempo con asso-
pero. Questo principe Valli;! nel,|i8di- luti modi l'una e l'altra nazione. Papa
strusse la nazione degli alani introdotti- s. Ormisda coì\'EpÌ8t.n5 decretale a tutti
si in Ispagna, de'quali si conoscono i soli i vescovi delle Spagne, comandò che i sa-
ie Respendial e Atace. Riserbandomi a cerdoti Fossero ordinati conforme a'eano-
Vandali di parlare de loro re, cessata, pu- ni, non per salto, ma osservando gl'in-
rela lorodominazionenellaSpagna,que- teritizi ; che i pubblici penitenti non si
sta restò sotto il potere de' visigoti, e de- potessero consagrare ; che si avesse lun-
gli svevi, i re de'quali sono i seguenti. iVel ga esperienza della probità e della scien-
4oc)Ermanrico l,nel 42?Erniigarìo,neI za degli ordinandi; che il vescovato non
4^8 -Ermanrico II che abdicò nel 4^8 e si ottenesse con doni o ricercasse con ns-
morì nel 441* A Richila successero, nel sequi; e che i sinodi provinciali si celebra*-
448 Rechiario, nel 4^7 Fratan, nel 4^7 sero due volte o almeno una all'anno.
]\Iasdran,nel46o Framario sino al 4^3, Venne poi Teudi dal re ostrogoto spedi*
benché dal 4^9 al 558 regnarono pure to all'amministrazione delle possessioni
Remismond, Teodemond, Cariarico: nel spagnuole, e fu sì savio il suo regg'unen-
5S5 Leovigildo rede'visigoti s'iropadro- to, che dopo a vere A malarico, cogli aspri
nìanchedel regnodeglisvevi.Nel 447 fu* modi onde afflisse la pia Clotilde conce-
rono tenuti due concilii nazionali in Ispa- dulaglida Clodovco I, concitato l'odio di
gna, l'uno in Toledo di 4 Provincie, e l'ai- quel possente sovranoe perduta ben pie-
tro in Galizia ignorandosi il luogo preci- sto in Narbona la vita, il voto unanime
so, e ambedue contro gli eretici priscillia- lo chiamarono a regnare, ed egli ben cor-
nisti. Altro fu adunato nel 4^4 a moti- rispose a tanta espettati va, riuscendo e-
■vodiSilvano vescovo di Calahorra,ilqua- guai mente caro alle due gotiche schiatte
le ordinava de' vescovi senza saputa di A- ealla nazione ispana,ove avea faltoscelta
Scanio vescovo di Tarragona suo metro- di ricca e nobilissima sposa, solletican.
politano. Questi alla testa della sua prò- do altresì l'amor nazionale col mantelle-
vincia ne scrisse al Papa per sapere qual re 2000 cittadini a guardia della sua per-
trattamento dovea farsi a Silvano. Euri- sona. I 18 anni del felice suo regno ven-
co re de'visigoti, inoltrandosi ognor più nero funestati dal tragico fine che a (f reti
nel suolo Tai ragonese, incominciò a re- lo in lui un nascosto pugnale. E ben di-
golare con leggi scritte la cosa pubbli- mostrarono quanta perdila si fosse fatta
ca, e dopo lui Alarico 11 genero del gran i turpi vizi del successore Teodigiselo, clic
1 eodori co re degli ostrogoti d'Italia, i grandi vicinamente disonorati dalla
che morto per le mani di Clodoveo I re sfrenatezza di sue impudicizie, si affret-
de franchi a Poitiers, pose fine al galli- taronoa toglieredal mondo. Accadde poi
co regno di Settimiana, sulle basi de'co- la guerra civile tra Agila e Atanagildo,
dici Teodosiano, Gregoriano ed Ermo- dispulandosi il trono_, e sebbene il patri-
geniano, valendosi degli scritti dei fatuo- zio Liberio fosse mandato dall'imperato-
si giureconsulti Gaio e Paolo, promnt- re Giustiniano I a soccorrere ili. gl'ima-
go il Breviario d'Aniano, così detto dal se l'altro vincitorea Siviglia, e quindi pa*
dotto gaulese suo referendario che lo sot- droue della monarchia visigota nel 554;
toscnsse. Sostenendo il grau Teodorico i costituì Toledo capitale del regno, 1 estua-
SPA SPA 73
do alcune piane marittime agl'imperiali, ni co'loro vescovi, ed anche di quegli ive*
edominatedagli svevi la Galizia e la Lu- vi che seguivano l'errore, contribuendo'
litania. Leovigildo nominato governato* vi specialmente lo zelo indefesso di Papa
re generale della Spagna dalreLiuba I s. Gregorio 1. Egli permise aglispagouo-
suo fratello, residente nella Gallio Nar* li d'usare nel battesimo una sola immer*
booese, e poco dopo nel )68 associalo al sione, per distinguerli dagli eretici delia
trono, di cui rimase presto solo possesso- regione, i quali colla triplice immersione
re, ampliò i confini della monarchia, di- credevano diautorizzare i loro errori in*
scacciò da molte piazze gl'imperiali, do* torno alla ss. Trinila. Inoltre s. Grego-
mò i cantabri sempre proclivi all'insur- rio I proibì di costringere gli ebrei ad ab*
regione, e distrusse del tutto la poteu- bracciale la fede cattolica. Il religiosissi*
la sveva, che contava da circa due seco- imo re Recaredo I volle che i vescovi ve-
li serie non interrotta di particolari so- gliassero sopra i magistrati laici, acciò non
vrani cattolici. Peròoscurataè lasua glo- si facesse da loro corri alcuna contro il
ria dal fanatismo per la setta ariana, che giusto, sapendo egli^ii appartenere «'pa-
limi solo foriuòdi lui un intollerante per- dri il correggere tutti i figli erranti. Id-
secutoro, ma lo rese eziandio sanguina- dio premiò le virtù del re, liberandolo
rio e parricida; mentre avendo associato dalla congiura d'Argimondo duce dell'e-
al comando i suoi figli s. Ermenegildo e sercito, il quale aspirava al trono. Reca-
liecaredol, ed al i.° concesso pure parte redo I fu pure encomiato per prodezze,
del regno, l'Andalusia e Siviglia per ca- e vantaggi riportali sui franchi di Nar-
pitale, a questi mosse guerra perchè prò* bona; per mansuetudine e segnalala bon-
fèssava i dogmi cattolici, ne' quali avea- tà, per generosità massime colle chiese,
10 istruito s. Leandro vescovo di Siviglia, a cui restituì il confiscalo dal padre, li-
e dopo lunghi strapazzi intimorito dagli mosiniero magnifico, clemente e amoro*
aiuti dell'imperatore Maurizio sbarcato so co'popoli, sapendo essergli stalo data
a Cartagena in suo favore, lo fece in Si- il regno perchè se ne servisse in bene,
viglia decapitare barbaramente nel 586. Narro a Stati e regni triiìutari ai la s.
11 sangue però di quel martire e la per- Sede, che Piecaredo I fece ad essa il suo
secuzione ariana, servirono a renderedo- con annuo censo, ciò che altri re tolsero
minante la cattolica religione nelle Spa- e altri restituirono. Nel medesimo arti*
giù; e Leovigildo visse in mezzo a'ri morsi colo noto che furono pure olferti alla
gli ultimi anni di sua vita, dalla sola poli- chiesa romana quali stali censitali, Ma-
tica trattenuto a riconoscere i suoi erro- jorca, Miuorca, Tarragona eia contea di
ri. La sua persecuzione eccitata dagli a- Barcellona. 11 fine di Recaredo I nel 601
.inni in Ispagna, fu una delle principali fu edifica nte,con pubblica ed egregia con-
della Chiesa, cominciò nel 584 e terminò fessione di penitenza. Fra i posteriori re,
Del 586, epoca della morte del re. Il fi- degno di special menzione è Sisebut del
glio successore Recaredo I, convertito al- 612, il quale valorosamente forzò l'i m*
la purità de'dogmi cattolici, ne divenne peralore Eraclio a ceder tutte le piazze
l'apostolo, ed ebbe i gloriosi aggiunti di ch'erano restate al greco impero da Gi-
c nilotico, fedelissimo e di piissimo, per btl terra a Valenza, ed a ritirarsi negli Al-
aver fatto rispondere sul trono la verità, garvi , regno poi imito al Portogallo, e
della fede, con quanto riporta l'annalista perciò ne parlai in quell'articolo. Di più,
Rinaldi all'anno 58g, n.°8 eseg., ponen* Sisebut eslese le sue conquiste a Tangere
do fine ad ogni divisione col celebre con- Ceuta nellaAfauju'Àl/iaTingitana.Nèsot-
eilio del 58g adunalo in Toledo, seguendo to meno felici auspici i nel 62 1 cominciò il
Quindi la conversione di moltissimi aria- regno Svìnlilla. perchè domati i vascouì
71 SP/V
e oavarresi, e discacciati gl'imperiali gre-
ci dal continente, fu propriamente ili.0
re dell'intera penisolu. Il re si mei ilo da
Papa Onorio 1 il litolodi Cattolico, d\ cui
già il memorato concilio di Toledo, od
i l'api Pelagio II e s. Gregorio I ne a-
veano fregiato Uecaredo I.Tuttavoltn in
seguito Scintilla, abbagliato dalla fortu-
na, si attirò colla mollezza e con ecces-
siva deferenza alla moglie Teodora l'o-
dio de'grandi, i quali favoreggiando l'u-
surpazione di Sisenand, sostenuto anche
da Uagoherto I re de'francbi, Io depose-
ro nel (i3 t, in uno a Ricimero che Svin-
tilla erasi associato. Sisenand si rese be-
nevoli i vescovi e i grandi, riconoscendo
in essi il diritto di eleggere il successore
al trono, giusta il canone fi 7 del concilio
celebrato in Toledo nel 033. In quello
adunalo nel G38 nel regno di Chintila,
e nazionale, coll'intervento di 5a vesco-
vi o de' imo legati, venne altamente lo-
data la regia pietà e virtù, perchè pieno
di marito zelo della fede avea co' vescovi
statuito d'estirpare in tulto il reame la
giudaica superstizione, non permettendo
che vi dimorasse alcuno che non profes-
sasse la fede cattolica. Oltreaciòedi con-
senso di Chintila e de'sooi grandi, si de-
terminò nel concilio che i futuri re non
salissero sul real trono, se prima non pro-
mettessero con giuramento di non per-
mettere che vistasse nel loro regno per-
sona alcuna non cattolica. Debitamente
dunque fu attribuito a're di Spagna lo
speciale titolo di Cattolici, e reso loro e-
sci usi vo, essendosene fatti degni col zelo
per l'ortodossia, e perciò nell'assunzione
al trono non sologiurarono di mantener-
si sempre cattolici, ma di non tollerar mai
nel loro amplissimo regno que'che non
lo fossero. Nel 653 si celebrò il concilio
di Toledo, adunato a istanza del re Ile-
cesuinto, numeroso di 52 vescovi, abbati
eio vicari di vescovi, e colio canone sta-
bilirono che l'elezione del re appartenes-
se a' vescovi delle Spagne e a'grandi del-
ia corte, e si facessero gli squittinii o scru-
SPA
lini! nella città reale, o dove fosse morto
il re. Quanto a* giudei accusati al re di
prevaricnzione,i padri vollero che si man-
dassero in esecuzione le severe leggi di
Siseuand contro coloro che dopo avere
ricevuta la fede cristiana, fissero tornati
al giudaismo; per cui gli ebrei scrissero
al re e promisero con giuramento I' os-
servanza della religione cristiana. Con-
venne sempre a'vescovi di Spagna com-
battere con sì fallaci conversioni, e rin-
novare decreti e rigori; non mancarono
però in ogni tempo ebrei la cui conver-
sione fu sincerissima, e molti fiorirono in
pietà. Con l'accennato metodo d'elezio-
ne, nel 672 fu elevato al soglio l'illustre
Vamba, il quale ascesovi in onta al pro-
prio volere, sostenne l'alta sua riputazio-
ne, pacificò le Asturie, ed isventò le tra-
me ordite da Ilderico conte di Nimes, e
con enorme tradimento appoggiato dal
conte Paolo suo generale , per separare
dalla monarchia de' visigoti laGallia Nar-
bonese. Siccome Vamba fu tutto propen-
so a provvedere a'bisognidellaChiesa,co-
sì ricevè da Dio un segnalato beneficio;
e fu che i Saraceni (^ .), i quali dopo a-
ver sottomesso al tirannico loro dominio
gran parte dell'oriente, e recato in deso-
lazione moltissime isole, entrando nelle
Spagne con 270 navi, furono vinti dal re
in battaglia navale, avendo arsa e ridot-
ta a nulla la loro flotta. Né meno gran-
de si dimostrò egli nell'abdicazione della
corona, insinuando a' magnati di surro-
gargli neI68o quello stessoErvige che con
venefica bevanda avea attentato a' suoi
giorni. Questo nuovo re nel 68 1 fece con-
vocerei! concilio di Toledo, perchè il suo
regno fosse confermato da' vescovi, senza
il consenso de'quali nella pia Spagna non
era lecito ad alcuno di regnare, ancorché
erede del defunto re. Ervige nel concilio
rese ragione dell'assunto dominio coll'as-
senso loro, e perciò lo aiutassero colle o-
razioni e co' consigli, pregandoli che ri-
mediassero a'catti vi costumi e reprimes-
sero i giudei. I vescovi dopo aver esami-
SPA SPA 75
nata e stabilita la fede cattolica, confer- lettere, registrate da Lablu', Condì, t. ti,
mai uno l'elezionedel nuovo re,comeavea p. ia5a, ma per legittime le difese il p.
fatto Vambacon iscrittimi, e provvidero Lupo, DeSextaSynodo t. 3, p. 5a. Ile-
acciò egli non ripigliasse il regno, e perchè gnando Egiza si celebrò nel 69 1 il con-
l'elezione d'Ervige non si potesse annulla- cilio di Saragozza, ed ordinò, come avea
re. Si riconobbero le nuove sedi vescovili fatto quello di Toledo, che le regine dopo
fondatedaVamba,e si dispose che il vesco- la morte del re non pigliassero altro ma-
vodiToledoordinasseper vescovochi fos- rito, acciò non si dasse motivo ad aldi*
■e nominato dal re,ilqualenominatodopo no di farsi tiranno; ma che deponendo
la consagrazione si dovesse presentare al la veste reale, pigliassero la religiosa e
suo metropolitano. Avverte Rinaldi, che stassero in monastero (Va le monache. E-
ad intelligenza di laledisposizione impor- giza avea associato al regno il figlio Vi-
ta sapersi, che i re goti si usurparono nella tiza, e dopo 5 anni morendo nel 700 ri-
Spagna la nomina de' vescovi, la (piale si mase solo, e per poco imitò il padre. Si
proponeva poi al concilio da farsi, accioc- abbandonò a malfare, e colla suaeiupie-
cbé vi si esaminasse la qualità della per- tà aprì le porte del dolentissimo regno
sona eletta, e se egli fosse degno del ve- di Spagna n'IìJori (/'.) saraceni. E sicco-
seovato.come dimostrano leautiche scrit- me i vescovi non gli fecero resistenza, né
ture, àia perchè queste cose richiedeva- lo repressero con sacerdotale costanza, co-
noassai lungo tempo, e le sedi restavano me loro conveniva, caddero anch'essi in
troppo vacantivi determinò in detto con- servilo, le chiese andarono in dislruzio-
ciliocheil vescovodi Toledo potessedopo ne, i monasteri si ridussero al niente, e
{asolila inquisizione ordinare il nominato tutte le cose pericolarono, e ciò proseguì
dal re. Questo stabilimento essendo pie- per più secoli. Il malvagio re senza freno
giudiziale alle altre sedi arcivescovili^ gli si abbandonò all'impudicizia, e spinse la
altri vescovi si levaronocontrotal decreto nazione de'goti alle laidezze, alla super-
e piegarono il re dalla parte loro, ternen- bia, alle rapine; e per sua cagione i ve-
do esso che non si ribellassero, e tutti ot- scovi e gli altri ecclesiastici presero a vi-
tennero da Papa s. Agatone che fossero le e dispregio i sagri uffizi ed i canoni,
liberati dall'ubbidienza della r.a sede di E aftinché la chiesa di Spagna non si le-
Spagna. 11 perchè Luca Tudense lasciò vasse contro di lui, ordinò il re che i ve-
scritte queste parole: Et romani Ponti/I- scovi, i sacerdoti, i diaconi e gli altri chie-
cis consensu statuii } cioè Ervige re , ut rici, tutti avessero moglie, e fece loro di-
nullus archiepiscopusHispanìarum sub- vieto sotto pena di morte d'ubbidire al
dcretur alicui primati }nisi romano .Don- Papa. Yitiza colla sua abbominevole con-
desi comprende, che costume fu di darsi dotta strascinò i goti a molti vizi, pro-
edi togliersi ad arbitrio de'Papi i privile- vocò l'ira divina e preparò la rovina del-
gi delle chiese, secondochè richiedeva la l'infelice Spagna. Abbattè le mine ili tnt-
di versila de' tempi e delle persone; e che te le città del regno, tranne Toledo, Leo-
non sussisteva cosa alcuna determinata ne e Astorga, e ciò fece per impedire ai
dal re in simile ma teria,senza il beneplaci- cittadini la resistenza.Con frode preseTeo-
todel Papa. Nel 682 s. Leone II approva- Irido figlio del reChindasuinto e duca di
to il concilio generale 6.° tenuto in Co- Cordova, e I' accecò; levò dal mondo il
ilanlinopoti}oxehivono condannati V Ec- proprio fratelloPauila duca di Cantabna,
tesi e i Munoteliù , inviò Pietro notaro per averne la moglie; mandò in esilio Gio-
regionario con copia degli atti e sua let- vanni vescovo di Toledo, e contro icano-
leraa'vescovi diSpagna, ed altra nescris- ni conferì a Oppa suo figlio o zio gli ar-
ie a Ervige: Barouio stimò apocrife tali civescovalidi Toledo e di Siviglia; chia-
76 SPA SPA
mali nella Spagna gli ebrei, e lolti i pri- sigote. Non mancano di quelli die con
vilegi alle cinese, a quelli invece gli ac- maggiore probabilità riconoscono le scia •
coniò. Prepara vasi frattanto la più lui* gore ili Spagna dalle mene diEvan e di
tuosacatastrofealle Spagne, ed il nembo Sisebut degni figli di Vitiza, pe'quali non
sorgeva tempestoso da quella Mauritia- è meraviglia seil conte Giuliano sua crea •
uà che mal soffriva sulle sue coste i vi- tura parteggiasse per loro. Con qualche
sigotici stabilimenti. In si critiche circo- diversità ciò riporta il Rinaldi, dicendo
stanze il re Vi ti sa, degno imitatore del che lioderico per vendetta dell'ingiuria
lascivo re Teodigiselo, ne affrettò le ter- fatta a suo padre da Vitiza , che l'avea
libili conseguenze, continuando a violare accecato, cacciò di Spagna con gran ver-
i più nobili talami, a praticar le più enor- g0gua i di lui figli Furmalo ed Erpulio-
mi violenze, a portare la licenza in trion- ne, i quali trapassati in Africa nella prò •
io, a invitare gli ecclesiastici al matrimo- "vincia Tingitana tenuta da'visigoli, si ac-
ino e alla poligamia i secolari, alle prò- costarono a Giuliano conte della mede»
giunzioni la plebe. Ecosì il prestigio del- sima, slato già uno de'segretari di Viti-
la voluttà non tardò gran fatto ad affa- za e da lui caramente amalo, ed allora
somare ogni cuore, e schiere fatte imbel- acerbamente malcontento di Roderico, il
li rimasero sole ad opporsi alla saracena quale avendo preso Cava sua figlia per
ferocia. Nondimeno riuscì a Vitiza d'ini- moglie, la teneva come concubina, ed in-
pedire a' inori, condotti da Mussa gene- sieme sfogati i risentimenti deliberarono
i ale del caliilò Valici, lo sbarco sulle co- di vendicare le comuni onte, chiamando
ste andaluse, ed il conte Giuliano gover- i saraceni ad invadere la Spagna. Con-
natore di Ceuta serbò alla monarchia temporaneamente l'astuto Giuliano isti-
quell' importante piazza ripetutamente gò di nascosto i franchi a entrare nella
assalita. Insorse intanto la guerra civilea GalliaNarbonese signoreggiata da' visigo-
rinvigorire le speranze di Mussa, e i gran- ti, e simulando zelo pel re lo consigliò a
di malcontenti opposero a Vitiza un Ilo- mandare parie delle sue truppe contro i
clerico discendente da regia stirpe visigo- franchi, e parte a lui in Africa, riuscen-
te nel 710. Il Rinaldi narra, che per Vi- do inutili nella Spagna. Questo tradimeu-
tiza erasi la Spagna separata dall'ubbi- lofu favoritodaU'iuiquoOppaarcivesco-
dienza del Papa, con aperta apostasia e vodi Siviglia e di Toledo, che Vitiza suo
ribellione, mentre i suoi re predecessori padre avea posto su quelle sedi per di-
di somma pietà aveano donato il regno struggere la fede cattolica. Assicurati i
della Spagna as. Pietro, e rilenendolo in saraceni che in Ispagua non avrebbero
nome della chiesa romana, a questa pa- trovati forti ostacoli.e che i franchi an-
gavano annuo tributo. E perchè Papa davano distruggendo nel Narbonese i vi-
Giovanni VI scrisse a Vitiza, richieden- sigoti, piombarono nella Spagna e in bre-
do l'antica ricognizione de'diritti della s. ve l'occuparono, dopo aver combattuto
Sede sulle pi ovincie spagnuole, e mandò 5o giorni con Pioderico e perduti 1 6,000
due legazioni ad appoggiai la, il re coman- uomini. E in fatti, dopo la (.''"incursione
dò con pubblico editto che niuno ubbi- de'mori a Calpe, oggi Algesiras, lasciata
disse al Papa , onde annullare del tutto dal condottiero Tarif- Abdahal in costo-
tale donazione. Ad una disonorevole pas- dia al conte Giuliano, e dopo lo sbarco
sione, in mal punlo concepita da re Pio- di Taric con forze maggiori nell'Arida-
derico o per la moglie o per la figlia del lusia e negli Algarvi , sebbene i figli di
conteGiulianOjil più degli storici attribuì' Vitiza si ululassero riconciliazione per me-
sce la defezionedi quel primario sostegno glio trarre Roderico in inganno, si vide-
della nazione, e il rovescio delle armi vi- 10 poi nella decisiva giornata di Xeres
SPA SPA 77
della Frontera,comechèpoco lungi dalle resistere si sottomiseroa palli per la loro
frontiere, sulla strada (la Cadice a Sivi- credenza religiosa e vita; altri andarono
glia, in mezzo a pingui campagne, coni- in traccia d'un'altra patria alla loro sven-
I) attutai i i novembre 71 1 presso ilGua- tura, che asilo fosse di loro fede, nazionali -
dolete, uniti al conte traditore rivolgere tà,e di (pianto più amavano al mondo. I
la spada contro la patria e affrettarne la saraceni presero Leon già capitale del re-
i-ovina, e Roderico coperto di ferite perì gno degli svevi, mettendo a ferro e a mor-
in sito ignoto e con esso la serie de're vi- te molti della Galizia che valorosamen-
sigoti. Entrò allora per lo stretto di Gi- te la difendevano; ed occuparono anche
bilterra il poderoso esercito saraceno di Toledo per tradimento de'giudei, i quali
Mussa, e da quell'epoca cessando l'unita aprirono le porte a'mori, che fecero a pez-
della dominazione nella penisola ispani- zi i citladini,ed in seguito stabilirono pre-
ce, conviene seguirne le posteriori poli- fetti e governatori nelle provincie di Spa«
tiche divisioni, riguardando in separato gna, ed elessero Cordova (/'.) per pri n-
aspetto la monarchia spaglinola e la por- cipale residenza. Ai visigoti che riuscì
toghese. L'area dell'odierna regione, cui scampare, servirono d'asilo i monti de'Pi-
si dà il mine di Spagna, abbraccia la par- renei, delle Asturie, della Galizia. Non è
te maggiore della penisola, cioè tutta la adirei inalidii soggiacquero gli spago uo-
Spagt.a'farragonese, la Betica, ed anche li, e i danni recati alla religione in mille
la parte settentrionale della Lusilania, modi ollesa e oltraggiata, tollerandosi le
cosicché il solo lato sud ovest ne viene e- chiese mediante forti tributi, altre le al-
schiso, che costituisce il separato domi- terrarono, altre ridusseroin moschee. In-
niodi Portogallo. Come dalla mussulma- descrivibili furono le perniciose conse-
«a irruzione sia derivato in questa parte guenze della mescolanza de'maomettaui
il moderno reggimento spagnuolo, è ciò e cristiani, equanlo ne fu alterala la pu-
che in breve andrò riportando. rità della fede. I cristiani furono segnerai-
La rovina de'visigoti la compì Oppa le contumelie de'mori, che inveirono sino
arcivescovo di Si viglia, zio o figlio di Vi- sopra i cadaveri e le pompe funebri. Ten-
tiza, parteggiando pe' saraceni e ponen- tarono i maomettani di pervertire i cri -
dosi mediante il giuramento di fedeltà sliani ad abbracciare l'islamismo, usan-
sotto la loro soggezione. Anzi tanl'oltre do violenze e seduzioni, con che otlenne-
giunse la perfidia di quest'indegno eccle- ro numerose apostasie. Quegli spaglinoli
siastico, che inseguì e"li stesso i maestra- che non erano caduti dal ferro e ch'era-
li di Toledo fuggitivi, per esporli al ma- no restati fra i nuovi dominatori, sebbe-
cello de'conquistatori maurilani. Lupe- neavesserootlenulo l'eserciziodi loroie-
ìocchè mentre nella Spagna centrale ligione, dovettero accettare le condizioni
piantava Mussa lo stendardo di Maomel- imposte da'bai bari, la cui ragione risiede-
lo (f/.), suo figlio Abdalaziz percorreva va nel tagliodellelorospade.e nella tein-
le coste delMedilerraneo penetrando sino pera delle loro scimitarre. Tra le altre
a'I'uenei con altrocorpo d'armati, ed un dure condizioni , rammenterò quelle di
3.° per la Lusilania recavasi in Galizia e pagare doppio tributo da quello che con-
slringeva le gole cantabriche, dappertut- tribuivanoimaoineltani;le chiese dovea-
to poca o niuna resistenza incontrando, no ciascuna dare i5 libbre d'argento, 5o
per quell'invilimento e mollezza della ria- ogni monastero, 100 le cattedrali. 11 cri-
none,! n cui era caduta dall'antico valore, stiano che carnalmente si unisse a una zi-
goti mancarono prodi spagnuoli che di- Iella araba dovea rendersi mussulmano
fendendosi morirono da bravi per la loro e sposarla sotto pena di morte. Colui che
indipendenza e libertà; altri non polendo entrava iu una moschea. e diceva male del
78 SPA SFA
loro profeta Maometto, non restavagli al- in queste montagne ouimò a vendicarti
tro scampo tra l'apostasia e la morte. Sic- e al ricupero «Iella libertà que' pochi visi-
cornei mori erano originniianienle'arabi, goti che lo seguirono o vi si erano rifu-
cosiMussa loro capo volendo dare a IlaSpa- giati. Colla piccola sua armata, ritiratosi
gna il suo nome e quello della sua priuiiti- nel centro delle montagne, attese d'esse-
va palria,la chiamò Mussarabia, laonde i re du'mori assalilo, li vinse, ne fece stra-
cristianispagnuoli furono detti mussarti- gè, e da tal epoca fondò il nuovo regno,
biomozzarabi. La chiesa di Spagna ca,d- che fu il i . "cristiano della Spagna dopo
de in lagrimevolestato, nella generale de- l'araba invasione. Questo luminoso l'atto
vastazioue delle sue pi ovincie, eccettua- de' visigoti divenne tanto celebre nella
te le Asturie, nelle quali gl'infedeli non storia di Spagna, che tutti gli abitanti del -
poterono mai penetrare, ma costrinsero le montagne dell'Asturie furono riguai -
i vescovi ad abbandonare le diocesi e ri- dati come i veii discendenti di que'visi-
fugiarsi aOviedo f^.) principale città deb goti famosi. Osservano i geografiche le
l'Asturie, diventata perciò la metropoli roccie dell'Asturie in un breve tratto di
universale di tutte le chiese di Spagna, circa 8 leghe olfrirono povero ma sicuro
vivendo così i fedeli al vangelo nell'estre- asilo a coloro che ricusarono di piegare
ma desolazione, finché d. Pelagio Teu- il collo al duro giogo maomettano, ed in-
domero di chiarissima stirpe e uno dei temerata mantennero la fede degli avi.
grandi del distrutto re visigotico, col suo Capo di essi, male addicendosi il nomedi
valore, dopo essersi nascosto nelle mon- re a chi di balza in balza adoperava di
tague dell'Asturie, ove conservò gli avan- salvare uno stuolo di profughi dal ferro
zi dell'antica monarchia, potè sottrarre ostile fuggiti, fu acclamato con voto u-
molte città al dominio moresco, e rista- nanime d. Pelagio. La costanza di lui e
bili a ciascuna di esse il proprio vescovo, de'suoi successori nello schermirsi dall'a-
Queslopiode,a traverso di mille ostacoli, rabe aggressioni , l'imprudenza de' con*
co'suoi fidi potè domare la potenza mao- quistatori,che amarono megliodilfondci-
metlana, e fondatene^ i8il regno diLeon si per la Linguadoca e in Provenza, di
e delle Asturie o d'Oviedo, avendo ripor- quello che rivolgere i loro sforzi a snida-
talo a Leon regno la serie de'i e successo- re dalla Cantabria i vincitori che vi avea-
ri.E siccome nella città di Leon ( /^.Jsua no fatto grosso capo; e le seguenti scissu-
capitale fu poi trasferita nel cp3 la sede re tra gli arabi e i mori dalla prospera
del regno, così le sedi vescovili d'Oviedo e fortuna corrotti, elevarono in progresso
Leon furono esenti sino a'nostri dì, come di tempo questo piccolo reame dell'Astu-
notai più sopra. Il principato dell'Asturie lieal i. "grado tra le potenze europee, che
perciò godette grandi privilegi, per aver sei ha tuttora onorevole nomee grandez-
conservatogli avanzi della monarchia vi- za. Sebbene la militare licenza e la strage
sigotica, ed in ricompensa de'servigi pre- accompagnarono il conquisto della Spa-
sta ti a'primi re delle Spagne; onde dopo gna e il suo mutamento politico e religioso,
l'infante d. Enrico figlio di Giovanni I re pure il partito de'mozzarabi o spagnuo-
di Castiglia e di Leon, e che peli. "ebbe li alleati de'mori,andòognor più crescen-
il titolo di principe delle Asturie, formò do colle maritali unioni fra le due stirpi,
l'appannaggio dell'erede presuntivo del e ne die primiero esempio Egilena ve-
trono, e il titolo del principato che assu- dova di re Roderico che strinse la mano
me. 11 ìitiramento di d. Pelagio nell'A- del fi " I io di Mussa sulle ceneri ancor tie-
storie si attribuisce all'indegnazione che pide dell'estinto consorte. Abahor succe-
l'accese di vendetta, perchè la sua figlia duto a Mussa nel governo arabo deita
fu violata da un governatore saraceno, e Spagna, come Y uselfo vicerè,eseguì ih."
S P A S P A 79
infelice tentativo di soggiogaci rifuggili diree fortificare Oviedo. riconosciuta me-
ne!!'Asturie; ma d. Pelagio uscito co'suoi tropoli della crescente monarchia. Que-
dal l'ondo d'un'ampia caverna, ove a di- sto piissimo re, umile e molto amabile,
sperata difesa erasi apparecchiato , con fece riconsagrar le chiese ridotte a mo-
lai impeto sgominò le schiere mani itane, ichee, togliendovi il nome e le memorie
che l'uosull'allrosi rovesciarono per quei di Maometto fondatore della falsa reli-
l>u noni e dirupi, ed il generale A Idia man gione degli arabi; ornò i sagri templi d'o-
che guidava la spedizione peri nella mi- io, argento, pietre preziose e libri santi,
schia.e adeguai sorte soggiacque lo scia- A tulle le città che potè riconquistare, die
gurato arcivescovo Oppa che impuden- vescovi secondo i canoni. 11 successore
temente l'avea seguito. L'asturiano viri- Frolla 1 si sarebbe reso immortale , per
citorepotèquindi colle accresciute sue Ci- l'incorporazione a' possedimenti dell' A-
la dilatarsi sull'erta de'monli, e taglieg- sluricedi Leon, de'terrìtorii di Leon,Ga-
giare l'ostile territorio. D. Favilla figlio lizia e Casliglia, se la gelosia di stato non
di Pelagio, edopoessod. Alfonso! discen- avesse armato il suo braccio fratricida
dente dagK antichi reLeovigildoeRecare- contro Vimarano, di cui i concitati sog-
do I, profittarono degli errori edellescis- getti, colla morte dell'uccisore ne vendi-
surefra i mori e saraceni sotto i diversi vi- carono il sangue. Ebbero tregua i re d'O-
cere, e d. Alfonso I si meritò da Papa s. viedo d. Mauregalo e d. Bermndo o Ve-
Zaccaria e da un concilio di vescovi il li- remondo I, e vissero co'califfi o re di Cor-
tolo di Cattolico. Frattanto Abderamo I, dova in una pace comprala coll'onla d'un
ultimo della razza de'calillì Ommiadi di annuo tributo diioo fanciulle al serra-
Siria, balzato dal seggio asiatico dagli A- glio arabo, al dire diMariana, in ciò smen-
bassidi,corsead emancipar laSpagna dal- ti lo da Ferreras e da altri scrittori. Ve-
la saracena soggezione, privando del pò- ramente leggo in Rinaldi all'anno 844>
tere I' ultimo Yuseff o viceré, e nel ^56 n.°i5,equiriporto per unità d'argomen-
ficendosi proclamare Califfo o re di Cor- to,chered. Mauregalo fu quellochecon-
dova, che costituì capitale dell'omonimo venne al riprovevole patio di sommini-
caiiffato , nel quale fu succeduto da'qui strare a'saraceni 5o nobili fanciulle spa-
appresso califfi. Nel 788 Hesciam I, nel gnuole, eh' eglino doveano pigliare per
7q(S Al Hiikkem I,neir82 2AbderamolI, mogli, e 5o della plebe per Ira Ita rie a pia»
nell'85a Maometto I, nell'885 Almun- cer loro. Che appena salilo al Irono d.
dhir, nell'889 Abdallah, nel 9 1 2 Abde- Ramiro I richiesero i saraceni l'annuo tri-
ramo III, nel 961 Al-Hakkem 1 1 , nel 976 buio delle 100 vergi ni, ma il regravemen-
Hesciam II, nel 1006 Moammed Al Ma- te sdegnatosi, entrò ostilmente nelle terre
hadi,nel iooqSulciman,nel io 1 o Moain- moresche, e mandò a ferro e fuoco quan-
meddi nuovo, nel io I2rlesciatu II di mio- to incontrò fino aNazaro. Allora si ojos-
vo, nel 1 o 1 5 Hamond, nel 1 o 1 7 Kasim, sero a incontrarlo ad Albella i mori con
nel 1018 Yaiah, nel 1027 Hesciam HI. numeroso esercito, onde atterriti icristia-
Dal 1010 al io3i fu successi vamenle ni si posero in orazione per invocare pel
smembrato il calillato di Cordova, e si e- patrocinio di s. Giacomo il divino aiuto,
ressero oltre Cordova questi regni, che il quale apparve al re, come tutelare delle
tutti hanno articoli. Nel 1010 Badajoz e Spagne, gli promisesoccorso,egli predis-
l\.lurcia,ì\e\ 1 o 1 3 Granato, nel 1 o ì/y Sa- se la vittoria non senza perdite, e perciò
ragozza,nt\ 1 02 1 latenza, nel 1 023 «Sii doversi tutti confessaree comunicare. Nel
viglia, nel 1026 Toledo. Ritornando al combattimento si vide l'apostolo acavai-
1 /'califfo Abderamo 1, pe' vantaggi ripor- lo con un gran stendardo bianco in ma-
lati coulro di lui, Alfonso I potè ingrao- no,ciòche infuse tantocoraggio negli spa-
Bo S P A
gauoIi,che marciando contro i mori edi-
cendo: Àdiuva nos et b. Jacobi, ne ucci-
sero 70,000. 11 re co'vescovi per memo-
rili stabilirono dare una quantità di gra-
no a'ehierici di s. Giacomo, nel perpetuo
anniversario disi prodigioso trionfo. Do-
po il quale gl'infedeli non furono più au-
daci a domandare il ti ibuto delle fanciul-
le cristiane. La regina Urraca moglie del
re arriccili con molti doni il tempio di s.
Giacomo, e quello del Salvatore d'Ovie-
do. ÌNel 7q3 circa fu tenuto un concilio
in Ispagua, e foise a Toledo, nel quale
i vescovi del regno non approvarono l'er-
rore d'Elipando {J-) arcivescovo ili To-
ledo, e di Felice H'TJrgel: il p. Mansi ne
traila nel 1. 1 , Su poi., p. y3o. IN'el calif-
fato d'Ai -Ilakkem I, il re d. Alfonso II il
Casio virilmente sostenne l'onore delle
armi cristiane, collegandosi conCarlo Ma-
gno, cui però con avveduta politica non
volle soverchiamente animare ail'isparie
conquiste, preferendo di profittare delle
guerre maui itane nell' Aquitania per la
liberazione di gran parte della Lusitani»
e per sostegno dell'indi pendenza de'conti
di Navarra, mentre incominciava coll'e-
rezioue della contea di Barcellona, ligia
a Francia, il decadimento dell'araba pos-
sanza. A Navarra parlai dell'erezione del-
la contea nell'83 1 , indi regno, e riportai
la serie de'conti e de're. L'incursione dei
normanni sulle coste di Discaglia e nel-
l'Andalusia, fu compressa da're d. Rami-
ro I e d. Ordogno I, ed operò sui mori
attivissima diversione, ed agevolò ileam-
mino de'trìonfi d'Alfonso 111 il Granile,
titolo che non cessò di meritare coll'ar-
roi nell'età più canuta, militando sotto i
di lui figli che poi gli successero d. Garzia
le d. Ordogno II, all'uno de'quali per e-
•vilarc le guerre civili generosamente ce-
de lo scettro delle Asturie, ed ali' alito
quello della Galizia. Consolidatasi poi nel
g [3 in d. Ordogno 11 superstite l'intera
dominazione, stabilì questi in Leon la sua
residenza, onde re di Leon appellaronsi
poi i successori. Alla morte del califfo Ab-
S P A
deramo III nel qt>i, i cristiani erano già
divenuti padroni con una serie di vittorie,
«Iella maggior parte del nord della Spa-
gna.Ma questi cristiani, piùdati alla guer-
ra che non all'agricoltura e al commer-
cio, lasciarono (piasi tulli i loro possedi-
menti selvaggi e incoltiji mussulmani per
lu contrario, sotto i califfi di Coi dova, col-
tivarono le scienze e le lettere, e l'epoca
loro più brillante fu appunto il regno di
Abderamo 11 I, celebrato per meravigliosa
magni licenza. Vedasi il p. G.Andres, Del-
l 'origine, progressi e slato attuale d'ogni
letteratura t.i, cap. 8: Della letteratura
degli arabi; cap q: Dell'influenza dell'ara-
bica letteratura nel risorgimento dell'eu-
ropea ; cap. io: Delle invenzioni traman-
dateci dagli arabi. Continuò Io stato di
guerra tra'cristian: e i mori, i primi per
cacciare i secondi, questi per mantenersi
nelle conquiste e ricuperare il perduto,
l'iii gloriosi e più efficaci sarebbero stati i
trionfi de'crisliatiij più rapida la fine del-
la monarchia ili Cordova, se una fatale
divisione non avesse di sovente guasto l'è-
difizio cui innalzavano le valorose armi
de're di Leon e di Navarra, e de'conti di
Cast iglia,a itela n ti ad ematici parsi. 11 guer-
riero Maometto Almansor fu il più fune-
sto alle armi cristiane, vinse almeno 5o
battaglie, e s'impadronì di Leon e Com-
postela; ma mentre nel qgq terminava
il regno di Bermudo o Veremondo 11, fu
finalmente il mauro duce sconfiltodalla
lega cristiana, né sopravvisse alla vergo*
gua; laonde potè dopo di lui re Alfonso
V restituirei! primiero lustro alla depre-
data capitale e la pace alle sue genti. La
mollezza frattanto e le ribellioni trasci-
navano a certa rovina il regno di Cordo-
va, per cui dopo lunga e sanguinosa a-
narchia, sursero dai rottami del califfa-
to tanti sovrani quanti quasi vi aveauo
governatori nelle mauritane provinciedi
.Spagna, si eressero in regno gli enumera-
ti di sopì a, ed usurparono titolo regio fra
gli altri Mundir in Saragozza, Muzeit in
\ alenzQj Idris in Siviglia, Aly-Maymon
S P k
in Toledo. Mentre dò accadeva fra i mo-
ri, d. Sancia 111 il Grande retti Navar-
ro si meritava tale titolo perchè nessun
re, nuli solo della Navarro, ma di tutta
la Spagna pur anche, non dilatò (pianto
egli la gloria del trono. Quantunque va-
ici olissimo, il suo coraggio era tempera-
to dalla prudenza, né tentò mai la sorte
delle anni senza una morale probabilità
di buon successo. Aspettò a lungo l'oc-
casione di reprimere i furori e l'audacia
de'mori, i quali a veano invasa molla par-
te dell'Aragona e della Navarro, ed abil-
mente profittando delle loro dissensioni,
gli scacciò dalle contrade di Sobrarbia e
liibagorca, tolse loro tutte le castella dei
dintorni, ed estese i confini de'suoi «tati
fino alle frontiere della Catalogna. Ma il
regno di tale monarca è celebre soprat-
tutto perla rivoluzione che lo rese padro-
ne della Castiglia e del regno di Leon.
Questa doppia conquista ecco come se-
guì. Il contedi Castiglia d. Garzia oGar-
cias era prossimo a celebrare il suo ma-
trimonio colla figlia di Bermudo o Ve-
remondo III re di Leon, allorché fu as-
sassinato da'suoi vassalli. Sancio III redi
Navarro ereditò la Castiglia per conto di
sua moglie Nugna o Runna Mayor sorel-
la di d. Garzia, e per tal successione di-
venne il più potente re della Spagna, ed
in Castiglia portò il nome di Sancio I. Il
lediLeonCermudo III, vedendo con ram-
marico l'accrescimento della monarchia
di Navarro, si oppose apertamente a'pro-
gl'essi di Sancio 111. Questi piùattivo del
suo nemico, entrò nel regno di Leon, si
rese padrone di tutto il paese che si sten-
de dal fiume di Pisuerga fino alla Cea,
costrinse Dermudo III alla fuga, assediò
e prese Astorga neho32. Spogliato d'n-
n i parte de'suoi siati, il re di Leon radu-
nò finalmente un'armata e si mosse con-
tro Sancio III. I due re erano per venire
alle mani, allorché i vescovi che li avea-
no seguili, proposero un accomodamento
che fu accettalo. Bermudo IH non aven-
do figli, i due re fecero uu trattalo pel
VOL. LXYUI.
S P A «Si
quale Sancio III conservò le conquiste
latte, a condizione che il figlio suo Ferdi-
nando sposasse la sorella del redi Leon,
e la Castiglia fu eretta in regno in favo-
re di tal matrimonio. Così divennero re-
taggio della casa del re di Navarro 3 re-
gni di Spagna, e Sancio III pervenne al
più alto punto di gloria a cui un monar-
ca possa aspirare. Si occupò da quel [uni-
to con diligenza ancora maggiore del-
l'amministrazione interna de'suoi stali, e
fece costruire una strada ne' Pirenei pei
pellegrini, che provenienti dalla Francia
eadulla Germania vi passavano numero-
si per visitare il sepolcro di s. Giacomo
in Compostela. A Sancio III si attribui-
sce l'istituzione dell'ordine equestre del
Giglio (/•'.) o Giano, per cacciare i mo-
ri dalla Spagna: pare però che lo rista-
bilissero o ne istituissero uu altro i suc-
cessori Garzia IV o Sancio IV; altri ne
fanno restauratore Ferdinando I re di
Aragona. Sancio III morì nel febbraio
io35, dopo aver assunto il titolo d'im-
peratore, e fu sepolto nella cattedrale
di Leon. Fu pure lodalo per illuminata
pietà, per gli utili stabilimenti che fece
ne'suoi stati, e pe' regolamenti che diede
a'suoi sudditijda'quali fu giustamente a-
mato e pianto. Nulla mancherebbe alla
gloria del suo regno , se commesso non
avesseil faIlo,allora troppo comune, d'in-
debolire i suoi stali dividendoli fra isuoi
4 figli. Ebbero essi ciascuno un regno, e
la posterità loro sedè a lungo su tutti i
troni delle Spagne. Ma tale spartizione
fece versare torrenti di sangue, ed inde-
bolì i cristiani, che di venuti a quell'epoca
più potenti de'mori, gli avrebbero potuti
fin d'allora cacciare dalla Spagna, se fos-
scrostati tutti uniti. Pertanto Sancio III
dispose e assegnò il regno di Navarro al
suo primogenito Garzia IV; il regno di
Castiglia al 2. "figlio Ferdinando!; lecon-
tee di Sobrarbia e di Ribagorca, riconqui-
sta te da'mori,con titolodi regnoad.Gou-
zalez 3.° figlio; e I' Aragona con eguale
prerogativa di regno a d. Ramiro 1, suo
Si SPA
i. "figlio naturale. Da questo tempo e dal
i o35prendeorigine la fondazione de'due
possenti reami di Casliglia e d'Aragona,
ne'quali vennero a poco a poco incorpo-
rati gli altri, e costituirono in seguilo l'o-
dierno regno di Spagna. D. Ferdinando I
redi Casliglia, allorché nel 1037 mori sul
campo d. Beruuido III, ultimo rampollo
della stirpe di Recaredo I, riunì sul suo
capo la corona di Leon e si fece coi olia-
re re di questo stato,e nel i o38 dell'Asili-
rie. A Leon riportai la cronologia de're
sinoa Ferdinando!; ora riprodurrò quel-
la de'suoi successori, come lui re di Cj-
stiglia e di Leon, e talvolta i regni torna-
rono a separarsi. Adunque per morte di
Ferdinando I, successe nel i o65 Alfonso
VI re di Leon sino ali i 09, e Garzia re
di Galizia daho65 ali 091, Sancio 11 il
Forte re di Casliglia dal io65 al 1072,
Urraca neh 109, Alfonso VII neh 126,
Sanciolll rediCasligliadah i57al r 1 58,
Ferdinando II re di Leon dal 1 107 al
1 187, Alfonso Vili figlio di Sancio 111
dah 1 58 ah 2 1 4> Alfonso IXfigl io di Fer-
dinando Il redi Leon dah 187 ah 280,
Enrico 1 dah 2 14 ah 2 1 7, s. Ferdinan-
do 111 re di Castiglia neh 217 e di Leon
nel i 23o regnò fino al 1 252. Alfonso X
il Savio g\\ successe in ambo i regni, nel
1284 Sancio IV, nel 1295 Ferdinando
IV, neh 3 12 Alfonso XI, neh 35o Pietro
il Crudele, nel 1 368 e non nel 1 369 En-
rico 11, nel 1 379 Gio vanni I, nel 1 3go En-
rico III, nel 1406 Giovanni VI, nel 1 4^4
Enrico IV, uel 1 474 Isabella 1 e suo ma-
nto Ferdinando V re d'Aragona, il quale
divenne pel 1 .°neh5o4rediSpagna, mor-
to neh 5iG: nel medesimo 1 5o4 essendo
morta Isabella 1 regina di Castiglia eLeon,
glisuccesse la loro figlia Giovanna la Paz-
za, cbe terminò di vivere nel 1 555. A Ca-
stiglia Vecchia feci cenno di sue notizie,
e di sua decadenza in uno alla capitale
Utirgos , nella formazione della monar-
chia diSpagna;ed aCASTiGLiAÌNuoYA,già
rcgoodi Toledo, notai che fece [iurte an-
ticamente del regno di Leon, a cui nel
SPA
1 oR "> fu interamente riunila, e Madrid
sua città divenne poi I' attuale capitale
della monarchia di Spagna. Quanto al-
F/^/77go/?<7,dissi in quel breve ai ticoloihe
per la prima ebbe la gloria ili scuotere
il giogo moresco, e si scelse un capo 1 he
prese il titolo di conte; indi divenuta re-
gno, la serie de'suoi re la collocai a S\-
ragozzx sua capitale, e pel matrimonio
del re Ferdinando 11 con Isabella I regi
na di Castiglia e Leon fu riunila a questi
regni, ed il re prese il nome di Ferdinan-
do V , ricevendo ambedue i reali coniu-
gi il glorioso titolo di Cattolici. Per que-
sta unione fecero parte della monarchia
gli altri regni di Spagna appartenenti al-
l'Aragona; non chela Corsica, ed i regni
di Sardegna e di Sicilia in Italia, isole
e regni che i re d'Aragona e successori
possederono per investiture della s. Sede.
Finalmente ad Aragona ricordai i due
conciliiin essa tenuti. Il Grelsero, De imi-
nif.cen.lia principimi in Sederli apostoli-
cani, (va gli stati offerti e fatti tributari al-
la chiesa romana, registra FTispnniae, A'
r asonati, Porlugalliae ,urbern Tartaro-
nenseniyla quale fu offerta alla s. Sede da
Berengario conte di Barcellona nel 1 090.
oblazione che effettuò a Papa Urbano II,
dopo averla tolta di mano a'saraceni, e
restituendogli la ciltà le impose l'annuo
censo di 5 libbre d'argento. Circa allo sta-
to delle chiese arcivescovili e vescovili di
Spagna dopo l'invasione de'mori, in pro-
gresso di tempo, oltre l'accennato supe-
riormente, i re di Na varrà, di Leon, di
Castiglia e d'Aragona spingendo e dila-
tando le loro conquiste sui maomettani
usurpatori di loro terre, molti altri vesco-
vi ritornarono in possessodelleloro chie-
se; ma se ne trovarono tante distaccale,
cbe in oggi s'ignora persino i nomi di mol-
te città in cui erano stabilite, ed il nome
dimoltealtrefu talmente alteralo 0 cor-
rotto, che nonsiriconoscerebbequasi più,
se abili storici non avessero avuto cura
di rinnovamela memoria, sia per tradi-
zione, cheappoggiati a monumenti anti-
SPA SPA 83
chi, per mezzo de'quali giudicare conget- gallopiesso Braga. Portttcale,oVni'loc\l-
turalmente (Iella loro situazione. Il se- là ili Portogallo. Lia Flavia, citili del
gtiente elenco è tratto dalla storia ecele- regno di Galizia chiamata el Padl'Ofl, il
Mistica di Spagna, e da Garibay, Mora- cui vescovato fu trasferito a Compostcl-
les, Mariana e altri. Oretuni, cittadella la. LucitSfoIuOgO città del regno di Leon.
Manica, che si chiama A linaio. Buicia, Bi itanica o Britania, nel regno di Leon,
città dell'Andalusia, che appellasi Bacca, di cui non vi sono vestigie; cosi Egara,
Mintefa, che dicesi Montezon. Avi tc\t- di Catalogna. Aura, città della Castiglia
là dell'Andalusia, che chiamasi Guadi*, vecchia, il cui nome fu cambiato in Or-
Urei, città dell'Andalusia, che vuoisi Al- ca ed vescovato trasferito a Burgo s. Mn-
meria o forse Murcia. Basii, città dell'Ali- nada, città di Catalogna, che non si co-
dalusiao Bacca. Bigwitro, fu luogo pres- nosce; come sono ignote Berla, Oriola,
soOrihuela ed una sua porta ne ha il no- Jelosa città di Catalogna, Osca. Ilenia,
me: i mori chiamarono Bagastro, Murcia o Lerida. Uiclosa , oTortosa. Ampurias t
o Albaiazin Ilici, città del regno di Va- città di Catalogna che conserva il nome.
lenza, o Ibiclie, non pare Alicante o Di- Ausonia, o Vich. Caesar Augusta, o Sa*
bilica. Sctabis, città di Valenza, o Xati va ragozza. Calagurris, o Calahorra. Patti'
famosa pei lungo assedio sostenuto con- pilo, capitale della Mavnrra o Pamplona.
tro Filippo V, che la ridusse in cenere e 7 trailo, o Tarragona città d' Aragona,
poi ristabilì col nome di s. Filippo, tale.- Oltre il ristabilimento delle chiese, a mi-
ria, città della Casti»lia nuova, che ere- sura che i re trionfavano de'mori, ilnn-
desi Valera Quemada , ovvero Cuenca , mero de'fedeli aumentò. E siccome sulle
ma piuttostodeveclassifìcarsi tra i veseo- rovine de'dominii infedeli in Ispagna for-
cati aboliti. Legobriga , forse Segorbe. A- maronsi molli legni, i re de'quali volendo
rabica, che dicesi Alcanilz o Arcas, nella ciascuno fare rifiorire la religione crislin-
diocesi dì Cuenca. Compiutimi, o A Ica là na nel proprio regno, ristabilirono i ve-
d Henares. Italica, città dell'Andalusia, scovi che n'erano stati espulsi, o altre nuo
o Siviglia la vecchia. Assidonia, o Medi- ve sedi eressero; quindi coli' andare del
na Sidonia, il cui vescovato fu trasferito tempo si videro 8 metropolitani invece
a Cadice; alcuni dicono Xeres de la Frou- di 5 o di 6 com'erano anticamente, seti-
fera. F.lopla, città degli Algarvi, o Mie- za contare quello di Braga, come sollo il
bla o Penaflor. JSÌalaca o Malaga. Illi- particolare re di Portogallo indipenden-
beris o Elvira. Asligi, città dell'Andalu- te dalla Spagna. I nomi delle metropoli-
sia, o Exiia..C<jrtZ>ro,città dell'Andalusia, tane, secondo il loro rango d'anzianità, so-
o Cabra. T'unì, città dell'Andalusia chia- no le seguenti, alcune delle quali furono
mata Martos. Pax Julia, città del Por- innalzatea quel grado dopo la divisionedi
togallo detta Beja. Egirania, alili di Por- Vamba,ele tre ultime uel XV e nel XVI
togallodi cui non sonovi vestigie. Zs/>o/y7, secolo: Toledo , Siviglia , Tarragona ,
o Evora citili di Portogallo, e non Tala- Compostila , Saragozza ,V ale.nza,Gra-
vera come vuole Luca celebre vescovo di nata, Burgos. Per l'ultimo concordato,
Thuy, che pubblicò la Notizia de' veseo- l'agliadolidfa eretta in metropoli. Co-
vati di Spagna sotto il re Vamba. Os- me già avvertii, l'epoca di loroerezione e
sanalna ,olLslori\\)ar città di Portogallo, di quella deilesedi vescovili, sono in cia-
Caliabria , città dell' Estremadura che SCUDO de' loro articoli, insieme alle noti-
credcsiMonstancheoMontanies.A*T(//;(7/j- zie storiche civili ed ecclesiastiche di Sua-
tia, città della Castiglia vecchia, famosa gna, e de'concilii in ciascuna celebrati,
per la vigorosa resistenza contro i roma- Ferdinando I re di Castiglia e di Leon
ni. Dunno, celebre monastero di Porto- dilatò la sua poleuza sino a destare Tu-
84 S P A
riversale invidia, si rese tributari i re mo-
ri di Saragozza e ili Toledo, e fa saluta-
to col tTtolo di Grande. Prese quello fa-
stoso d' imperatore, come il padre, ina
Papa Vittore II nelio55 gli vietò d'u-
sarlo, ed il saggio re ubbidì prontamen-
te, come rilevano Barouio a tale anuo,
n.°25, Labbi-, Concil. t. g, p. i 08 f ,e Ar-
duino t. G, p. 1 o4 1 . Di questo feci paro-
la ne'vol. XXXI I,p. 192, XXXI V,p. 125.
Ferdinando I morì nel ioG5 suddividen-
do tra'suoi figli d'ambo i sessi i suoi do-
mimi, con pregiudizievoli conseguenze;
dappoiché alle figlie die in appannaggio
le città di Toro e di Zamora; ad Alfon-
so VI toccò il regno di Leon, a Garzi a
quello di Galizia, cioè la parte superiore,
occupando l'inferiore i mori, edaSan-
cio li il Forte quello di Castiglia. Però
Alfonso VI, conseguito aiuto contro i fra-
telli dal re di Toledo Ali-May mon, mas-
sime per respingere le molestie del mag-
giore Sancio 11, giunse in poco tempo ad
usurpare il suo retaggio nel 1072 o più
tardi, e quello di Garzia neliogico'più
riprovevoli mezzi, e volse in fine le armi
contro il figlio dello stesso Ali, ristabi-
lendo così in Toledo la sede principale dei
monarebi cristiani di Spagna, dopo ebe
per 36o anni era stata sotto la durissi-
ma schiavitù moresca. Prima di questo
tempo Papa Alessandro II volle prende-
re provvidenze sulla liturgia e udicio di-
\ino,che dalla dominazione gotica si ap-
pellava gotico, e dall'araba mozzarabi-
co. Beucbè fosse stato composto da uo-
mini santi, nelle molteplici vicende poli -
tiebe cui era miseramente soggiaciuta la
Spagna, era da gravi errori contamina-
to. A tale effetto nel 1 068 spedì nellaSpa-
gna per legalo apostolico il celebre car-
dinal Ugo Candido 0 Bianco, per intro-
durvi il rito de' divini ullìzi secondo la
liturgia della cbiesa romana, come all'er-
ma Pagi nella Critica agli annali di Ba-
ronio,an. 1 of>8. Perciò in quest'anno fu-
rono tenuti diversi concilii nella Spagna,
per abrogare le ceremouie ecclesiastiche
SPA
goliebe e mozzarabicbe,e introdurvi quel-
le romane. Uno ili essi re Sancio II fece
celebrare dal cardinale nel mouaslero di
Leira, nel quale confermatisi i privilegi
del monastero, si trattò dell'introduzio-
ne de'riti romani. Si può vedere Labhó
t. 9, e Arduino t. 6. Nel 1073 s. Grego-
rio VII rimandò nella Spagna per lega-
to il cardinal Bianco, perchè essendosi ri-
cuperate in gran parteda'principi cristia-
ni le città e le provi ncie dalle mani dei
mori, riscuotesse i censi e i tributi soliti
pagarsi ab antico dall' islesse prò vi ncie
alla s. Sede prima ebe gli arabi le occu-
passero. Imperoccbè uno de'conti chia-
mato Lvoli di Roucy, sapendo molto be-
ne le ragioni della chiesa romana sopra
la Spagna, erasi portato io Roma chie-
dendo licenza al Papa di poter lecitamen-
te conquistare con armi le provincie da-
gli arabi usurpate, e cosi fece un accordo
di quello die dovea ilare alla s. Sede. Di
questa legazione il Papa ne scrisse a tutti
i principi di Spagna, i quali desiderava-
no togliere a'saraceni i luoghi sino allo-
ra tenuti con violenza tirannica. Che poi
i principi spagnuoli fossero solleciti a'vo-
leri pontificii, ricevendo come in investi-
tura dalla chiesa romana i domimi che
toglievano a'saraceni, come ad essa ob-
bligati e pagando per essi il canone, lo
dimostra il summenlovato esempio del
conte di Barcellona. Tanto e meglio si
legge nel Rinaldi all'anno 1073, n."32 e
seg. Inoltre s. Gregorio VII commise al
cu (linai Bianco d'ottenere dal re Alfon-
so VI nuovamente l'introduzione del pu-
ro rito romano nella Spagna, eliminan-
do il gotico o mozzarabico, ebe restò a-
holito tranne in alcune poche chiese. Del-
la liturgia di Spagna mozzarabica par-
lai nel voi. XXXIX, p. 64, a Siviglia,
a Toledo, a Mozzar adi. Dice Rinaldi che
tuttociò s. Gregorio VII determinò nel
sinodo di Roma del 1074, obbligandosi
a ricevere l'ordine e l'uffizio romano, i
vescovi della Spagna intervenuti al sino-
do, che L'accettarono. Dipoi il Papa ri-
SP A
cevè lellere da Sancio Ramiro re «l'Ara-
gona di gran pietà e prode in armi, si-
gnificandogli come avea ricevuto pron-
tamente, secondo il di Ini ordine mani-
festato dalsuo legato, l'uffizio divino con-
forme al rito romano: gli rispose s. Gre-
gorio VII, esortandolo a perseverare nel
bene, nella divozione e fedeltà della chie-
sa romana. Sancio II si distinse in ciò per
la pronta ubbidienza alla pontificia in-
giunzione, gli altii re restando perplessi
nella variazione dell'inveterato rito, e al-
cuni dose il Papa ammonire, come Al-
fonso VI, scrivendo pure a've;<covi spa:
gnuoli. Narra Rinaldi, che insoi la guerra
civile tra'iratelli Sancio II e Alfonso VI,
questi fu da quello privato del regno e
postoin prigione in un monastero, diche
presane compassione s. Ugo abbate di
Clugny, si raccomandò a s. Pietro acciò
fosse prodigiosamente liberato e l'otten-
ne, ed inoltre s. Pietro apparso a Sancio
Il gli ordinò con gravi minacce di rein-
tegrare il fratello nel regno, il che eseguì :
Alfonso VI ne rese grazie a Dio ed al san-
to liberatore, raddoppiando l'annua o-
blazione che il padre Ferdinando I avea
assegnata al monastero di Clugny, che
perciò ebbe 240 oncie d'oro. Per rista-
bilir nella Spagna la decaduta disciplina
ecclesiastica, s. Gregorio VII vi spedì le-
gato il cardinal Hevnardo Riccardi, escris-
se ad Alfonso V I con lodi per la sua ve-
nerazione a s. Pietro, e gli mandò una
chiave d' oro benedetta, colla limatura
delle catene del medesiinoapostolo, rac-
comandandogli il legato. Questi morì pro-
babilmente in Ispagoa nel 1079, per CUI
s. Gregorio VII gli surrogò per legato il
fra tei lo caldina II\iccardo/u6'Crt/Y//,il qua-
le, come notai nella sua biografìa, fu il 1 .°
a stabilire nella regione il ministero pon-
tifìcio delle apostoliche nunziature. Nel
1 o85 Alfonso VI riunì alla Castiglia vec-
chia, la Castiglia nuova. Dopo l'accen-
nata espugna/ione di Toledo, Papa Ur-
bano Il nel 1008 non solo dichiarò l'ar-
civescovo Bernardo primate di tutta la
SPA 85
Spagna, ma lo dichiarò in essa suo lega-
to ti Intere. Agnello Anastasio, Istoria de-
gli antipapi t. 1, p. 9..SG, dice che Urba-
no II concesse ad Alfonso VI il padrona-
to delle chiese di tutto il suo vasto reame.
Dopo che questo re avea riunito al suo
regno di Leon que' rammentati di Gali*
zia e Castiglia, assunse il titolo d'impe-
ratore delle Spagne, e dopo essersi impa-
dronito dell'Aragona si collegò col redi
Francia Filippo I. Essendo passato in I-
spagna a militare con un corpo ausilia-
rio Enrico che dicesi nipote di Roberto
duca di borgogna discendente da Ugo
Capeto, Alfonso VI se ne servì per libe-
rare da' mori il Portogallo, ove già esi-
steva il regno cristiano di Portocalo, sog-
getto a're di Leone e di Castiglia; quindi
in rimunerazione gli die la figlia per mo-
glie e in dote tale regno col titolo di con-
te, ed ottenutane presto la sovranità as-
soluta formò di Guimaraens la sua ca-
pitale. In questi tempi era fiorito pure il
famoso Ciclo Rodrigo Diaz di Bivar, eroe
casigliano di Rurgos, dì cui feci parola
a Palencia. Armato cavaliere da Ferdi-
nando 1, entrò poi al servizio di Sancio
11, e si segnalò nella battaglia di Graos,
ove nel io63 perì Ramiro I re d'Arago-
na. Rodrigo servì ancora Sancio II nella
guerra contro il fratello Alfonso VI, ed
intervenne all'assedio di Zamora, dove
Sancio 11 fu ucciso per tradimento. Do-
po tale assassinio ebbe parte nella deli-
berazione de' signori casligliani, i quali
diedero al defunto per successore Alfon-
so VI; però Rodrigo osò richiedere dal
nuovo re il giuramento che non era stato
complice della morte del fratello, sull'ai*
tare stesso in cui dovea essere incorona-
to. Ma da quel punto Rodrigo fu per sem-
pre dal re escluso da' consigli e dal suo
favore. Lasciò allora la Castiglia menan-
do seco molti suoi parenti e amici, non
cessando perì) ci i servire il re. Essendosi
5 re mori collegati per devastar la pro-
vincia di Rioja, Rodrigo marciò alla loro
volta seguito da'suoi amici e vassalli, ri-
86 S P \ SV A
portò compiuta vittoria, ed impose loro il più gran capitano del suo secolo. Morì
un ti Unito in nome del re di Castiglia e a Valenza nel i o<)f), con fama di grande
di Leon. Richiamato alla corte, ricevè in e religioso eroe della Spagna. Fu sepolto
presenza d Alfonso VI i deputati mori, che nel solitario convento di s. Pietrodi Car-
salulandolo lo qualificarono ElScid, che dera,tn vasto e nobile tempio, con epitaf-
in lingua moresca \ imi dire Signore, don- fi oche lo quali lira guei ri ero celebre, t rion-
de gli venneil soprannome di Cui. Ghia- fante, invincibile. A lato di sua tomba
mato a H'assedio di Toledo nel 1086, con- riposano gli avanzi mortali della moglie
liibui col suo valore alla presa della città. Ximene o Chimene, de'fieli e delle linlie.
T> 1 • - ■
liandito di nuovo d;dla corte d'Alfonso Varie sculture ricordano le loro immagi*
Vi, che non gli perdonò mai il giuramento ni e le gesta di Cid. Egli dispose che il suo
con pronunzia di maledizioni a cui lo a- corpo fosse deposto nella chiesa di que-
vea forzato, radunò una moltitudine di sto monastero, da dove egli dava consigli
cavalieri spaglinoli e stranieri, e seguito di stato al re, ed ove si recò prima di con-
ila tali prodi s'impadronì del castello di quistar Valenza, e pieno di fede fece he-
Alcacer, e si rese ancora formidabile ai nedirla bandiera prima di condurla con-
mori. Tale 2. "esilio fu l'epoca più glo- tro gl'infedeli; alle cure de'rcligiosi affidò
liosa di Cid: aiutato solamente da'bra- Chimene e le figlie piangenti, e dipoi sui-
ti cavalieri che la sua riputazione alti- l'altare principale depose le primizie di
rava sotto i suoi vessilli, riportò sui ino- sua vittoria. Dopo la sua morte fu imbal-
11 un gran numero di vittorie. Il vantag- samato e quivi portato ed esposto, con a
gin che traeva da'siti (rampati, gli fece fianco la sua prode spada Tizona, agli o-
dar la preferenza a'qunrtieri di Termi, maggi rispettosi d'un gran popolo, ti at-
rio ve si man tenne lungo tempo in una for- to in pellegrinaggio dalla memoria di sue
tezza detta poi Rocca del Cid. Dopo la imprese. Dopo tanti secoli i rivoluziona*
morte di laga re moro di Toledo, ch'era- ri francesi tolsero il corpo di Cid dalla
ti ritirato a Valenza, il Cid si rese padro- tomba, per esporlo alla pubblica vista al
ne di tal città, e vi fermò stanza co'suoi passeggio di Burgos, indi fu restituito al
compagni d'armi nel 1 oq/f.- Troppo ino- suo sepolcro, restando il biasimo a sì ri-
desto per assumere il titolo di re, non o- provevole azione. Colle conquiste di Citi
bliòmai che era natosudditodel redi Ca- divennero accerchiati gli arabi per ogni
stiglia, e non cessò di rendergli omaggio, lato dagli eserciti cristiani. A ristorare la
Le gesta ili Cid sono piene di romanze- maomettana fortuna in tanto periglio, i
sche invenzionijche tralascio pel mera vi- regoli mori ricorsero al supremo regnante
glioso esagerato. Famosa fu la sua con- dell'Africa occidentale, Jussef- Ben Jelliu
tesa col conte di Oormas pel suo amo- capo deplorabili o Almoadi (tle'quali a
re verso la bella Chimene Gomez. Dal Marocco) che vantavano la più austera
suo matrimonio di Chimene o comealtri osservanza dell'/^/co/v//ioo Corano mao-
dicono Ximene Diaz dell'Asturie, ebbe mettano. D'fatli numerosi eserciti mandò
un figlio che fu uccisoin combattimento, egli neIl'Andulasia,cbe assalendo Alfonso
e due figlie Elvira e Maria Sol, le quali VI, gran parte gli ritolsero del ricuperato
dopo essere state erti ilei mente oltraggia- territorio,e per tristezza ne morì nel 1 log.
te dn'perfìdi conti di Carrion, divennero Allora Alfonso I il Battagliere re d'Ara-
regine una di Na varrà, l'altra d'Aragona,e gona e di Na varrà, riguardato pel prin-
pei una luii^a serie di parentadi si trova- cipe il più valoroso, meditò di riunire le
no avole de'Borboni che regnano di pie- due corone di Castiglia e di Leon col ma-
«■ente in Ispagna. Cid generale valente, trimonio che in seconde nozze avea am-
icale cavaliere, modello de' guerrieri, ù trallocolla regina Urraca, unica figlia di
S l'A S P A 87
Alfonso VI, avendo preso il titolo d'ini- dipendenza, e per le sue strepitose vitto-
paratore delle Spagne dopo la morte del rie coatro i regoli mori di Badajoz, El-
suocero; ma non vi consentirono i gran vas,Evorae Deja fu poi acclamato re dalle
di de'regoi e i sudditi, e la stessa moglie truppe, che non essendo riconosciuto dal
quanto orgogliosa , altrettanto galante, re di Casliglia e Leon, per divozione a s.
che Boti lo escluse dal trono e dal suo Pietrosi dichiarò vassalloetribotariodel-
lelto, e con guerra per 7 anni glieli di- la s.Sedeconannuocensoda pagarsi da lui
sputò, e ciò immerse la Spagna in ogni ecla'tuoi eredi, e dal Papa fu confermato
calamità e l'inondò di sangue nazionale, re come raccontai a Portogallo. Alfonso
La regina avendo assedialo il re in Car- VII inviò un esercito control mori d'A-
rion, non gli concesse pace che a condi- iricachedesolavanoicontornidi Toledoe
zione d'abbandonar le sue conquiste. Il furono sconfitti. Passato il re nell'Andalu-
concilio tenuto a Palencia nel 1 1 i4 a"' sia ottenne nuovi successi, e ricevè la soni-
nullo il loro matrimonio. Restato Alfonso missione di molti piccoli sovrani maomet-
1 lihero, voltò le sue armi contro i mus- tani, che preferirono il giogo cristiano al
sulmani, e prese loro nel 1 1 1 8 Saragozza dispotismo del re di Marocco. Nel 1 1 34
ch'era stata per 4 secoli sotto l'araba do- andòa soccorrere l'Aragona e la IVavarra,
munizione, e vi stabilì la sua corte, con- minacciate d'invasione da' mussulmani;
Cedendo vari quartieri della città ai si- malaprotezionedisuearmi nonerasenza
gnori aragonesi e francesi che l'avevano interesse, si fece dare Saragozza dal re di
aiutato al conquisto; si dilatò in seguito A ragona,e da quello di Na varrà esigè l'o-
di là dall'Ebro, e pigliò d'assalto Tana- maggio de'suoi stati. Diveuuto arbitro di
gona e Calatajud,oadein premiode'suoi tutta la Spagna cristiana, Alfonso VII ra-
valorosi istituì l'ordine equestre del ss. àunò gli stati a Leon, altri dicono in To-
Salvatore (^.)- Papa Calisto II nel con- ledo i deputati delle cortes, e si fece coro-
cibo di Lalerano I del t 1 23 vi trattò della naie soleunementeimperatoredelle Spi-
sagra spedizione della guerra crociata, per gne, benché possedesse appena un 3. "dei-
liberale interamente la Spagna dal do- la penisola. Questo principe è il \.°e ul-
minio moresco. Uri aca morì nel 1 1 26, la- timo re ili Castiglia e di Leon, che assilli-
sciando erede di Castiglia e Leon Alfon- se i fastosi titoli di pius,felix, angustili,
so VII (altri danno questo uome ad Al- totius Hispnniae Imperator. Nel mede-
lonso 1 re d'Aragona, ed al figlio d'Ur- sicioanno Papa Innocenzo II concesse a
raca quello di Alfonso Vili) che avea as- Ramiro li il Monaco, sacerdote e mo-
sociato al regno, e si era coronato nella naco nel monastero di s. Ponzio di Tho-
caltedrale d'Astorga, come nato dal suo mieres,la celebre dispensa d'ammogliarsi
I." marito Raimondo di borgogna conte per ottenere il regno d'Aragona, che gli
di Galizia, appannaggio che V avo avea spettava. Egli era terzogenito di Sancio
stabilito ad Alfonso VII nell' escluder- Ramiro fralellod'Alfonso I il Battagliere,
lo dal trono. Fu sua prima cura di cai- il quale morendo nel 1 1 34 per cordoglio
maie i tumulti che avea cagionato il cat- di vedersi sconfitto a Fraga da'mori, che
tivogovernoe le sregolatezze della madre, tante volte avea vinto, restato senza figli,
che aveva dovuto guerreggiare: riprese legò i suoi regni ai due ordini militari Ge-
Burgos e le altre piazze che Alfonso I re rosolimitano e de'Templari, testamento
di Aragona possedeva ancora in Castiglia. che non volendosi osservare,per diritto di
Intanto Alfonso l figlio d'Enrico conte di nascita fu elevato al tronoRamiroII.Que-
Portogallo vinse Alfonso VII, e si liberò sti sposò Agnese figlia di Guglielmo IX.
dall'omaggio cui era sottoposto il Por- d' Aquitania, da cui ebbe Petronilla, in
togallo, e lo costrinse a riconoscerne l'in- favore della quale abdicò neh 137. Ra-
88 SFA SFA
miro IT ritornò nel monastero ove morì Abduluienone miramolino degli Almoa-
ikI i r 47 » a'tl' dicono che erasi ritirato di o Almoravidi, e giungere al possesso
tra' chierici di s. Pietro d'Huesca. Tar- di Cordova. Forse egli avrehhe conser-
ragona nel i i 3 7 lo aveva eletto a vesco- vato I' acquisto e spento interamente il
vo, ed in uno de'suoi diplomi egli s'in- nome arabo, se dopo la gloriosa estrepi-
titolò: Vescovo eletto di TarrngonaeBar- tosa vittoria che nel 1 i5j riportò presso
cellona; ma poi rinunziò. Surita riferisce Saen, non moriva in Fresueda.Egli fu u-
altro suo diploma, emanato essendo an- no de're che più illustrarono la Spagna,
cora sul trono, ove s'intitola Ree Prete, mafece un fallo, divenuto ormai eredila-
Fu lodato per valore, bontà e generosi- rio, dividendo il regno fra'suoi figli: San-
ta, perle quali distribuì la maggior par- ciò III ebbe la Castiglia, Ferdinando II
te delle proprie terre e castella a'suoi ca- Leon, l'Asturie e la Galizia. Nel meino-
valieri, Alfonso VII garantì a'suoi suddi- ratoi 187 per l'abdicazione di Ramiro II
ti negli stati adunali in Leon.le loro leggi re d'Aragona, questa riunì in se la con*
e privilegi; regolato fu pureiu taleassem- tea di Barcellona, mediante il matrimo-
blea che gli alcadio governa tori delle città nio del conte d. Raimondo Berengario IV
frontiere farehbero ogni anno incursio- colla regina Petronilla, ultimo rampollo
ni sul territorio de' mussulmani. Volcn- di quella nobilissima stirpe. Raimondo
do profittare de' tumulti che agitavano resse il regno sotto il titolo di principe di
j loro stali d'Africa e di Spagna, solfocò i Aragona, e cacciò gioriosamente i mori
germi di discordie fra'principi cristiani, dalla Catalogna. Per porsi ulteriormen-
mostraudosi con essi generoso: restituì Sa- te in istato d'operare contro di essi, nel
ragozza al re d'Aragona, e accordò la pa- 1 .' 5f fece coJre di Castiglia e di Navarra
ce al re di Na varrà, ricevendo da Papa un trattato, incui fu convenuto cheqnan-
Eugenio III nel 1 148 per distinzione il to dì paese era alla destra dcll'Ebro ap-
donativo della Rosa doro (/''•), nell'atto parlerrebbe all'Aragona, sotto la condì*
che lo stesso Papa confermò la primazia zioue di fedeltà e omaggio verso i re di
ecclesiastica diToledo.Sicuro Alfonso VII Castiglia, alla cui incoronazione i red'A-
di non essere più molestalo da'delti re, e ragona sarebbero obbligati d'intervenire
da quello di Portogallo, che gelosi di sua colla spada nuda in mano. Raimondo ino-
grandezza tacitamente a vea no parteggia- ri neh 162, lodato per moderazione, per
toconTexufin miramolinoo eimiEIMo- non aver preso il titolo di re, malgrado
smelili, mosse contro gl'infedeli, e dopo le istanze degli stali d'Aragona. La re*
diversi successi prese Calatrava, Almeria gina Petronilla sopravvisse io anniemo-
e molle altre città, onde poi in Calatra- lì nel 1 1 72 : dopo i quali regnò Alfonso
va fu istituito l'ordine militare, per di- II il Casio loro primogenito, che ne'suui
fendere i cristiani dal dominio saraceno. diplomi,senza indicar gli anni, usò la for-
Si confederò poscia cogli altri principi cri- mola Regnante me. Il Papa Alessandro
sliani, onde 3 eserciti cattolici riportalo- III secondo alcuni spedì nella Spagna per
no sul Tago, sull'Ebro e sul Dnero tri- legato il cardinal Raimondo, ed appro-
plice e compiuta vittoria. L'estremo pe- vò gli ordini di Calatrava, della Spada
ricolo indusse l'inaspettata riunione delle di s. Giacomo istituito per rendere sicu*
fimoni mussulmane, onde videsi oboli- ro il cammino de' pellegrini cherecavausi
gato Alfonso VII a indietreggiare verso a venerare il corpo di s. Giacomo, e d'Ali
il territorio lolelano; ma gli arabi e i mò- cantala (ondalo per impedire le inenr-
rabiti poco stettero a tornare insieme al- sioni de'mori nelle Spagne. La lega cri-
Je prese, ed i vantaggi riportati da'pri- stiana contro di essi fu alquanto iudebo-
qii appianarono al re la via per battei e Ula per le discordie insorte pel matrimo-
S P A S P A 89
niodi Alfonso IX redi Leon con d. Te- di chiamati re, Innocenzo III dispose che
resa figlia di d. Sancio 1 re di Portogallo, i suoi successori baserò colle regine co«
Papa Celestino III venuto in cognizione innati in Saragozza dall'arcivescovo di
ch'erano i coniugi cugini germani, e non Tarragoaa. Laonde Pietro II per grato
avevanodomandato la dispensa, neh 191 animo fece il suo regno tributario alla
vncdi legatoa latere in [spagna il cardinal s. Setle coll'annno censo ili »5o denari
Gregorio, che alili chiamano Guido, il innomezzellini, equivalenti ciascuno a 6
qualead onta ohe già fossero loro nati 3 fi* soldi reali, come riportano Roderico di
gli, nel sinodo di Salamanca dichiarò il Toledo, De. rebus llisjxiniaruin lib. (>;
matrimonio nullo e invalido,scomunicò 4 Girolamo Surita, Annalihht ■?.; Giovali-
vescovi ch'erano di contrario parere,e sol* ni Mariana, De rebus Hispaniarum ld>.
loposeall'interdetloi due regni finché non 1 1. Che il Papa impedì a Pietro II il di-
seguisse la separazione de'cugini. Teresa vorzio da Maria di Montpellier, onde riu-
tornata in Portogallo si fece monacaci- nitosialla raogliegli partorì Jaymeo Già-
Bterciense, e meritò il culto z il ricono- corno l il Conquisiatorej ma poi tornato
Scimento di santa; Alfonso IX sposò qui n- nella sua idea, per il istoria, la regina era-
di la nipote Berengaria , sorella o liglia si portata in Roma ad invocar la pontifi-
ci'Alfonso Vili re di Castiglia, per cui lo eia protezione, ove morì e fu onorevol-
SleSSO legalo riconobbe per nullo il ma- mente sepolta nel Vaticano. Come il Pa-
trimonio, e promulgò la sentenza d'ana- pa sopì le discordie de' principi e li rivol-
teuia. Per incestuosa unione lo riguardò se contro i mori, con formidabile arma-
pure Papa Innocenzo 111, e lo assolse e ta ; e quali preghiere fece in Roma pel
levò l'interdetto dall'Aragona quando si felice successo, che si edettuò nella me-
separarono, ad onta del reciproco amo- morahile vittoria, che vendicò la sangui-
re, e della nata prole di due maschi e tre nosa giornata d'Alarcos; onde Pietro II
femmine, che però dichiarò legittima e inviò al Papa la lancia tolta all'emiro, e
atta a succedere al trono,e s. Ferdinando fu appesa collo stendardo in s. Pietro con
III fu poi re di Castiglia, indi di Leon, festa e altre dimostrazioni, ciò che dissi
IS'elia biografìa di quel gran Papa rac- pure a Marocco, ma con Rinaldi nomi*
coniai il singolare interesse e lo zelo di nai Alfonso IX re di Leon donatore di
cui fu animalo pe' re delle Spagne, pel tali trofei. Il eh. Hurter nella Storia d'In-
ristoramentodelladisciplina ecclesiastica, nocenzo ///celebra le doti di Pietro II,
per lo scioglimento di detto matrimonio figlio d'Alfonso 11 che gli lasciò molto o-
benchè concluso per finire la guerra tra' 10, siccome ornato dell'eroiche virtù de-
due re, come mitigò l'effetto delle cen- gli antichi re di Spagna, le cui gloriose
snre ecclesiastiche. Che minacciò l'inler- gesta vivono ancora nella memoria dei
detto a Sancio VII redi Navarra se non canti popolari. Maneggiando con pari hra-
riliravasi dall'alleanza de'mori, se non ri- vura la spada e la lira, nella sua corte,
metteva le discipline andate in disuso, e come in quella di Provenza, fiorivano il
non correggeva gl'in valsi abusi. Che negò canto e la poesia de'lrovatori, accoltivi
a Pietro 11 re d'Aragona di sposare Biau- con grandi onori. Di volo della Chiesa,
ca sorella di Sancio VII, bensì in iloma cacciò da'suoi stati gli erelici valdesi, ed
neli?.o4 solennemente lo coronò, e gli emanò i più benefici regolamenti pel buon
concesse quelle particolari insegne nel ci- governo del popolo. Volendo camminare
tato articolo indicale; e perché i red'A- sull'orme paterne e combattere isaraceni,
ragona non erano coronati, e solo ginn- pregò Innocenzo 111 acciò per un suo le-
ti all'età di 20 anni o contraendo ma» gaio formasse contro essi una confedera-
ti imoiiio erano annuii cavalieri, e quin- ziooe fra're di Spagna. A tante belle qua-
no S P A S P A
lità di Pielro II, si aggiunse il desiderio provinciesoggelte alla mia dominazione.
d'innalzare il suo regno al maggior spien- Di che chiamo Dio in testimonio, ed i suoi
«loie. Gli avi suoi, come vassalli de're di santi Evangeli." Da delta chiesa il refe-
Francia quanto alla Marca spagnuolafra stilo de'regi ornamenti si porlo cammi-
nala oei Pirenei giàconquistata da Carlo nando a fianco del Papa nella basilica di
Magno, altro titolo non ebbero un lem- s. Pietro, dove deposti la corona e loscet-
po die ili cotiti di Barcellona, e poi as- tro, commise il suo regno al principe de-
sunsero quello di re«d' Aragona, ed il no- gli apostoli;indi l'ebbe in feudo da Ile mani
me dei re di Francia che in segno del- del Papa, il quale a tale efletto gli coti»e-
l'alta loro signoria si ponea negli atti pub* gnò la spada, ed egli depose sull'altare
bltci n'era da ben 2 5 anni sparito. In qne- un diploma pel quale manifestava, che
sto stato di cose i re d'Aragona non veni- riconoscendo il Pontefice a Roma qua!
vano coronali, ma solo armati cavalieri, successore di s. Pietro e qual vicario di
Pietro II dunque pensò di accrescere hi- Colui pel quale i re imperano in terra,
stro alla dignità col farsi coronare al pa- poneva il suo reame sotto la protezione di
ri degli altri re, e affine di dare maggior s. Pietro e obbligatasi, perla salvezza dei-
solennità alla ceremonia, ed escludere l'anima di seede'suoi successori, a pagare
qualunque obbiezione da parte de grandi un annuo tribolo di 200 mazemuitini,
equalunquepretensioueda partediFran- così chiamati dal re mauro Jnssnt Ma-
cia, si portò in Roma per riceverne la co- zemut. Il Papa dalla sua parteohhligossi a
rona dalle mani del Papa, e per compa- premiere i suoi stati s la persona sua sot-
rirvi con isplendida corte impose una gra- to la protezione della s. Sede. Pietro II
vezzageneralea'magnati del regno. Ginn- fece dipoi spedire, con l'assenso de'nobifi
to nella metropoli del mondo cristiano, di sua corte, e in presenza dell'arcivesco-
Innocenzo MI lo accolse nella chiesa di vo d'Arles suo zio e d'altri personaggi, il
s. Pietro, e per ordine suo ospitato nella corrispondente diploma, Aduni Romac,
casa de'canonici della basilica. Nel gior- apud s. Petrurn, ec , e lo autenticò del
no di s. Martino, il Papa accompagnato suo sigillo; indi per provare alla s. Sede
da tutti i cardinali, da'principali prelati^ la sua divozione, rese libere nel regno le
dal senatore, da tutti i giudici e curiali, elezioni a'vescovati e alle abbazie. Ter-
dalia nobiltà e dal popolo, si recò alla minate le solennità, il Papa gli die l'apo-
Chiesadis. Pancrazio fuori le mura, do- stolica benedizione, e lofeceaccompagna-
ve il vescovo di Porto cardinal Galluzzi re fino alla chiesa di $. Paolo fuori della
unse il re, e il Papa gli pose la corona in città, per imbarcasi al porto d'Ostia o-
capo, e come insegne della dignità regia, v'era disceso. Dipoi una bulla pontificia
ilcolobioodalmatica, il manto, lo scettro, statuì le formalità da osservarsi per fin-
ii globo dell'impero e la mitra, altrettali- coronazione de'i e e delle regine d'Arago-
to accetti quanto magnifici doni. Dopo di na, la quale dovea farsi in nome del Papa
che Pietro II prestò 1 1 giuramento in qne- a Saragozza dall'arcivescovo diTarrago-
sti (ermi ni.» lo Pielro, re d'Aragona, giù- na, dopo sollecitato dal re questo favore
10 fedeltà e ubbidienza a Papa Innocen- conformemente al diritto feudale. ()ue-
zo mio signore ed a'suoi successori nella sto procedere del re non ebbe l'approva-
chiesa romana; di mantenere il mio re- zione degli aragonesi, ed i grandi col po-
guo in ubbidienza e fedeltà verso di loro; polo si lamentarono dell'avere egli reso
di difendere la fede cattolica e persegui- tributario il regno, prima libero e indi-
tare la malvagità degli eretici; di proteg- pendente. Troppo era importante que-
gere i diritti e le prerogative dellaChiesa, sto brano d'istoria per le sue particola-
e di conservar la pace e la giustizia nelle ìità, uel modo riportato da Hurler, per
S P A S P A g i
non traMndarlo, abbenchè in genera ah- stati. Il Afartene, The$. t. 4, riporta un
!>in dovuto ripe-tuie cose elette altrove, concilio nazionale celebrato nella Sfu-
ma il complesso rende più vigoroso il rac- gua nel i 7. i 5, sulla disciplina ccclesiasti-
conto. Intanto succedeva la memoranda ca. i\el 1 2 i 7 ili venne re diCastiglias.Fer-
hattagliu delle Naves di Tolosa, data al cimando ///(/'), ed incominciò le glo-
miramolino MohaniedBen-Josef dai re riose sue gesta malgrado le briglie ili d.
di Navarca Sancio VII, d'Aragona Pie- Alvaro di Lara, avendole registrate alla
troll, di Ga stiglia Alfonso Vili, a.' iG In- sua biografia, insieme alle conquiste fat-
glio 1212, colla distruzione del suo in- te sui mori de'regni di Cordova, di Jaen,
numerabile esercito di più die 100,000 di IJaeca, di Siviglia, rendendosi vassallo
combattenti; e sebbene non producesse il re di Granata, dopo averne assediata la
cjuei risultati ch'erano a sperarsi da \m capitale. Alfonso IX redi Leon, dopo es-
fatto tanto strepitoso, pose nondimeno sere stato disfatto e ferito dai mori nel-
tcrmine alla dinastia degli Almoadi , e l'infelice battaglia d'Alarcos, unito co're
meritò d'essere ricordato con perpetuo di Navarro e Aragona, riparò a quella
anoi vernilo di pompa solenne. Pietro II vergogna colla famosa vittoria di Mura-
per Maria di Montpellier divenne signore dadodiTolosa^ncuiperirouodaaoOjOOO
di questa città, fu grande e magnifico, ma mussulmani, ed i cristiani per l'aiuto ce-
troppo inclinato alle donne. Morto nel leste perderono appena 25 uomini : ami-
1 2 1 3 Pietro 11 nella battaglia di Muret,il co delle arti e delle lettere fondò l'uni ver-
Papa Innocenzo III obbligò il celebre Si- sita di Valencia, die èia più antica istituì-
inonecontediMoufortareslilureGiacomo la nella Spagna, poi trasferita a Salaniau-
I erede del trono, preso nella guerra de- ca : Onorio III gli donò la Rosa ti' oro,
gli Albigcsi sudditi del cognato del de- indi riconquistò sugl'infedeli MeridaeBa-
f unto e conte di Tolosa, di cui il re avea dajoz. Onorio 111 riprese gravemente nel
preso le parti; sedò le contese intestine dei 1 220 i re di Ca stiglia, di Na va ira, di Leon
reami, eil eccitò tutti i fedeli ad accorre- e d'Aragona perchè costumavano d'adi-
re in soccorso della penisola. dare le loro ambascerie a'principi mori a-
Giacomo I imprigionato prima dal con- gli ebrei, con gran ila mio della cristianità;
te di Moufort, si vide poi contrastato per ed a tale elicilo scrisse [iure all'arci veico-
la sua tutela; ne prese le difese Innoceu- vodl Toledo legato della s. Sede,a quello
zo III, lo fece condurre in Aragona da un di Tarragona, al vescovo di Barcellona e
legato pontilìcio,e gli stati adunati in Le- di altre città. Per uiorted'Alfuiiso IX nel
rida lo riconobbero,e ne adularono la cu- 1 280 il regno di Leon passò sotto s. Fer-
stodia allo zio Sancio conte di Kossiglio- dinando III, e così permanente restò du-
ne, ed a Mouredon gran maestro de'tem- nito a quello di Casliglia. Papa Gregorio
plari. Impaziente di governare, deliberò IX approvò l'ordine militare e regolare
di rivolgere le armi contro i mori, fece della Mercede, per riscattare gli Schiavi
una spedizione nell'isole Baleari, assalì (/'.) da'saraceni, fondato da s. Pietro No-
Majorca, sconfisse i mori e s'impadronì lasco e da Giacomo I da lui educato. Oue-
ddla città die sottomise all'Aragona. In- sto re d'Aragona eletto al trono ili iNa-
tra prese in seguito la conquista del re- varrà, usò la generosità di rinunziare in
guo di Valenza, e s'impossessò della ca- favore di Tibaldo I conte di Champagne,
pitale, eh' era ricaduta nella soggezione nipote del re Sancio VII morto nel 1 234.
moresca, secondo alcuni, sempre più de- Altri storici dicono die a Tibaldo I spet-
clinando la maomettana potenza, a cui lava il regno, e die Gregorio IX s'inter-
iion restò die il regno di Granata fon- pose perchè Giacomo I non glielo impe-
ciato da Abcu-Alhamar , e pochi altri disse. Tibaldo I si unì cogli altri re delle
ga S 1* A
Spagne nella crociala predicata da Gre-
gorio l\ contro i inori, la quale costrinse
quasi tulli i loro superstiti princìpi a di-
chiararsi loro vassalli. Nel 12 fa successe
a s. Ferdinando III ne'lroni di Castiglia
edi Leon il primogenito Alfonso Xil 'Sag-
gio, V Astronomo, il Filosofo, pel suo a-
more alla giustizia e alle scienze massi-
me astronomiche, di cui fannofède le Z!rz-
VoleAlfonsine col la sua cooperazione com-
pilate da dotti arabi, e per la pubblicazio-
ne d'un compiilo codice di eccellenti leg-
gi, Lm Partidas, e per aver inesso in o-
noie la volgare lingua spagnuola, surro-
gandola all'idioma Ialino sino allora u-
salo. Fece tradurre in ispagouolo i libri
hagii, ed ordinò che fossero scrini nella
stessa lingua tulli gli atti pubblici, cbe
si facevano in latino barbaro. A lui al-
tresì si deve la i ,a storia generale della
Spagna, scritta in lingua castigliana. Ma
all'infuot'i dell unione del piccolo regno
mauritano di Niebba e quello di Murcia,
oltre alcune città, alla corona di Casti-
glia, con che fu punito il tradimento di
A ben- A fon , partigiano di d. Enrico fi-
glio o meglio fratello ribelle d' Alfonso
X poi senatore di Roma (/ .), e di alcune
brevi ma pur gloriose spedizioni nell'An-
dalusia, non si lece luogo a guerresche im-
prese,tra per l'umiliazione cui era i idotlo
il redi Granata, non valendo a farlo risor-
gere neppure i tentativi dell'ausiliario re
di Marocco, e per la felloniadel proprio fi-
gliosecondogenitoSancio IV WBravo, con-
tro il quale Alfonso X dovè invocar l'aiuto
dello stesso mirainolino,come poi meglio
dirò. Non amato da'suoi, né da're vicini,
tuttavia il suo sapere ed eloquenza gli ac-
quistarono grande riputazione inEuropa,
e disposero parte degli elettori dell'im-
pero nel 1257 a favorire le sue preten-
sioni alla corona imperiale. Lasciandosi
trasportare da eccessiva ambizione la va-
gheggiò, in vece d'occuparsi della espul-
sione de'mori, e dell'abbassamento dei
nobili, punti essenziali della politica dei
re di Spagna. Una l'azione di principi a-
SP A
lemanni calcolando d'arricchirsi co'suoi
tesori, favorirono le sue pretensioni come
figlio di beatrice di Svevia e nata da Fi-
lippo duca diSvevia,già aspirante all'im-
pero come fratello d'Enrico VI e zio di
Federico II Hohenstaufen. Ancorché con
imposizioni e mezzi ingiusti, per cui rese
malcontenti i sudditi, non potè abbastan-
za cumulare l'oro per sostenere la sua
elezione. Papa Alessandro IV nel ra56
approvò e concesse privilegi alla celebre
università di Salamanca ampliata da Al-
fonso X; e nelia'jg concesse a Tibaldo
Il re di Na varia e successori, d'essere un-
ti e coronati dal vescovo di Pamplom ,
dopo essere stati posti sopra uno scudo
all'usanza de'visigoti. Federico ed Enri-
co fratelli d'Alfonso X parteggiarono per
Corradino di Svevia pretendente al reame
delledueòVt77/>,oude tedeschi espagnuoli
nell'agosto i ?.0c» combatterono ne'campi
Patentini presso Tagliacozzo la gran ten-
zone che die il regno a Carlo I d'Angiò.
Nella biografia di Papa Gregorio X nar-
rai cbe nel 1272 ricevè in Orvieto gli am-
basciatori d'Alfonso X, perchè come elet-
to rede romani acconsentisse alla sua un-
zione e coronazione; ma il Papa conside-
rando che gli aveva disputata la dignità
Riccardo d'Inghilterra, nulla volle risol-
vere.Nel recarsiGregorio X aLione,il re lo
supplicò a passare prima in Ispagna, ma
non l'esaudì, perchè comprese il motivo
per la seguita elezione iti re de' romani
di Rodolfo 1 d'Absburg progenitore della
casad'Austi ia, che riconoscendola poi con-
fermò nel 12 74- Essendo passato Alfonso
X in Delcaire di Provenza, per abboccar-
si con Gregorio X e perorare la sua cau-
sa, il Papa si recò a visitarlo, ed alle gra-
vi lagnanze del re pel riconoscimento di
Rodolfo I, il Papa restò fermo, e solo con
dolci maniere lo distolse dalle sue preten-
sioni sul ducato di Svevia, sul regno di
N'avaria e sub' impero, per cui dovè poi
deporre le insegne imperiali che usava,
nulla avendo potuto ottenere dal Papa,
e le sue preghiere e proteste riuscirono
SP A
inutili. Narra Rinaldi che il re stette col
Papa in Ih lenire tutta la primavera e parte
dell'estate, lasciando al governi) del re-
gno il figlio Ferdinando, e riporta le ra-
gioni perché fu eletto Rodolfo I. Che i-
nutilmente perorò i suoi interessi e tornò
sdegnato nei propri stati , anche per la
dispensa data da Gregorio X a Giovan-
na erede di Navarca per sposarsi non con
Luigi figlio di Filippo III rediFraiicia,che
dovea succederlo, ma col fratello che fu
poi Filippo IV il Bello, per cui i re di
Francia acquistarono la Navarra, con
rancore e dispiacere de'nionarchi di Spa-
gna. Alfonso X in Castiglia riprese l'inse-
gne e il sigillo imperiale, ed invitò i prin-
cipi d'Italia e di Germania suoi alleati a
difendere le sue ragioni contro Rodolfo
1. Allora il Papa gl'intimo per l'arcive-
scovo di Siviglia di ahhandonare le det-
te insegne, se non volea incorrere nelle pe-
ne ecclesiastiche, e fulminatasi la scomu-
nica ubbidì. Perciò gli furono concessele
decime per la guerra co'inori di Maroc-
co e di Granata. Per le loro vittorie, l'ar-
civescovo di Toledo Sancio figlio del te
d'Aragona, predicò la crociata contro i
maomettani, e fu lodato ila Gregorio X
che concesse pienissima indulgenza e pi i-
vilej»i a' crocesismati. L'arcivescovo fa»
talmente fu vinto da'mori, che gli moz-
zarono il capo e la mano sinistra orna-
ta dell'audio vescovile. Per maggiore scia-
gura morì immaturamente Ferdinando
erede di Castiglia e di Leon, ed i suoi figli
nati da Bianca figlia dis. Luigi IX, Alfonso
ì'Eseredato e Ferdinando, restarono poi
privi del regno dallo zio Sancio IV, donde
nacquero calamitose guerre tra'francesi
espatrinoli. Papa Innocenzo V vedendo
la Spagna tribolata da'mori, che vi fa-
cevano grandi uccisioni di cristiani, in-
vitò i popoli a prendere le armi, e rin-
novò le accordate decime. Divenuto Pa-
pa Giovanni XXI, s'interpose tra il re Al-
fonso X e quello ili Francia Filippo 111,
per terminar le discordie insorte tra es-
si, a tale, dialo inviando loro per min-
SPA g3
zi apostolici il francescano Mascio poi Ni-
colò IV, e Giovanni da \ ercelli generale
ilei domenicani. Quelle domestiche e il
malcontento pubblico favorirono I am-
bizioso Sancio IV suo figlio, che per le
sue prodezze era l'idolo dell'armata. Se-
condato ila'grandi e dal popolosi voltò
contro il padre, e nel 1282 lo balzò dal
trono,esi fece conferire il titolo di re dagli
stati radunati in Valladolid. Alfonso X
implorò il soccorso dal suo nemico il re
di Marocco e si collegò co'mori; questa
alleanza mostruosa lo rese più odioso, e
di dolore finì la sua vita nel 1284 male-
dicendo il figlio e inutilmente diseredan-
dolo, lasciando il regno al nipote e per
sostituzione al re di Francia, dopo esse-
re stato il principe più istruito del suo
secolo. La regnante imperatrice de'fran-
cesi Maiia Eugenia contessa di Teba e
nata in Granata, della nobilissima casa
di Montijo, dicesi discendere dal proni-
pote del primogenito di Alfonso X, a
pregiudizio del quale Sancio IV secon-
dogenito s'impadronì del trono toglien-
dolo a 'suddetti figli del fratello maggio-
re infanti della Cerda: perciò il duca di
Medina Celi cugino dell' imperatrice, è
il discendente di quelli che protestavano
quando si coronava un re ili Spagna, per
serbare illesi i diritti che credevano com-
peter loro. Jolanda d'Aragona madie di
SancioIV,in utilmente sostenne i diritti al-
la corona de'suoi nipoti principi dellaCer*
da. Sancio IV si fece coronare infoialo, e
riuscì a forza d'energia di reprimere le ri-
volte de'fratelli, de'nipoti e de'potenti si-
gnori dei regno: sui mori conquistò l'im-
portante piazza di Tari fa, città forte sullo
stretto di Gibilterra, già punto principale
dellecomnuicazioni loro coli' Africa. Di poi
nel 1 2i)3 essendo alcade o governatore di
Tarifa Alonso Perez di Guzman, i mori
l'assediarono e poterono rapirgli l'unico
suo figlio. Indi lo minacciaronodi scannar-
lo se loro non rendeva la piazza. Guzman
con coraggio terribile gillò ai mori i\n
colttllu;ihceudochesc ne sci vissero, e poi
«ii SPA SPA
si posr n pranzo; e quando intese le gii- Trinacria,riinanendo l'altro di Sicilia agli
da pei- la recisa lesta, credendo un imo- Angioini , mi dispenso di qui parlar De,
vo assallo,corse B'baluardi, e si mostrò tranne qualche indicazione necessaria, a-
indifTerentedella segnila uccisione. In me- tendone temilo proposito in quell'artico*
moria di che iGuzman presero questo no- lo, colle notizie de're e delle guerre che
bile motto: llimo Re, pitiche il mio san- sostennero, e dell'investiture che con an-
gue. Fino dal 1376 era morto Giacomo I mio censo riceverono dai I J ; 1 p i supremi
re d'Aragona, dopo avere amaramente signori, edelle molte relazioni e alTaritrat-
pianto le colpe per le quali era stalo ri- tati co'medesimi e relative pure all'Ara-
pieso da' Papi Clemente IV e Gregorio gona. Il redi Francia Filippo III, per ven-
X , e spirò colla cocolla dei cistercensi, dicare Carlo I d'Angiò suo zio e sostene-
Lasciò il regna al figlio maggiore Pietro re i diritti de' principi de la Cerda suoi
III il Grande, p'ih astutoclie prodeguer- nipoti, per la Navarra già divenuta pos-
riero, ed a Giacomo secondogenito i ie- sesso de! figliospedì un esercito di 100,000
gin di Majorca e Minoica, il principato uomini per combattere Pietro III e San-
ai Rossiglione e Montpellier. Tolti per ciò IV, i quali perciò si collegarono a co-
sempre tali regni colle isole Balearia'ruo- ninne dilesa. La morte di Filippo 111 e
ri, restarono iu potere degli spagnuoli, ed di Pietro III nel 1 28", interruppe il corso
a Ma.top.ca riportai la serie de're incornili- della micidialeguerra. Al 2.°successe Al-
ciando da detto Giacomo I, però feuda- fonso 111 che spogliò lo zio del regno di
taii d'Aragona. L'espulsione totale dei Majorca per essersi unito n'francesi con-
ni", ri e la depiessionedella potenza de'no- tro suo padre, indi le cortes o siati ge-
bili, erano in quell'epoca i punti princi- nerali d'Aragona, sempre intenti a porre
pali delia politica de're cristiani di Spa- un argine contro I' abuso dell'autorità
gna. Pietro III volgeva in mente grandi reale, l'obbligarono in forza degli anti-
disegni, per aver sposato Costanza figlia chi privilegi che aveano fatto accordare
di Manfredi naturale di Federico II un- al popolo, a ricevere da esse i suoi im-
peratore e che avea regnato in Sicilia, al nistri e i principali ulììziali di sua casa,
quale trono essendo stato assunto dal Pa- non che a sanziona re l'istituito magistrato
pa per investitura Catlo I d'Angiò, egli delgiustizieresolo dipendente dalle cor-
aspirava a rendersene padrone. Diffusa- les,000 diritto di citare il re innanzi agli
mente riportai a Sicilia come il suo fau- stati generali, e di farlo deporre se man-
loie Giovanni di Procida ordì la famosa cavaa'giuratiprivilegi.Avendopreso par-
cospirazione de' ^esperi siciliani con i- te a'tuuiulli che dividevano la Castigtia,
strage de'francesi per tutta quell'isola nel fu scomunicato da Nicolò IV e poi si ri-
1282, e come Pietro 111 se ne impadronì conciliò colla s. Sede. Morto senza figli nel
e fu coronato in Palermo, restando a Car- 1 29 1, la corona passò a suo fratello Già-
lo 1 il regno di qua dal Faio. Senza ha- conio II, più ambizioso che generoso, ma
dare alle replicate scomuniche di Mar- aniantedella giustizia e rispettoso de'pri-
lino IV, e alla sua deposizione dal regno vilegi de'sudditi. Poco dopo e nel 1 29T a
d'Aragona, proihendo che si chiamasse Sancio IV successene' regni di Castiglia
re, egli ironicamente s'intitolò poi: Pie- e Leon il figlio Ferdinando IV il Citato,
tro d'Aragona, cavaliere, padre di due ch'ebbe bui rascoso il principio del suo re-
re (Alfonso IH che gli successe, e Giaco- gno, difeso validamente dalla regina Ma-
rno Il ch'ebbe il regno di Sicilia e poi riasua madre, celebre per coraggio e fer-
quello d'Aragona) e signore del mare! mezza, che lo fece coni pai ire talvolta sag-
Per quanto riguarda la Sicilia che restò gioe moderalo, mentre era ingi usto e cr li-
neila caia d'Aragona, con titolo di re di dele,per cui i Car vaiai, che tale lo speri-
SPA
menlnrono per averli fatti barbaramen-
te mot ire senza processo, avendolo ci-
tato a comparile dinanzi al tribunale di
Dio dopo trenta giorni, dicesi ebe real-
mente (ini la sna vita nel i 3 i 2, l'ultimo
giorno della citazione, per cui fu detto Ci-
tato (nel voi. LIV, p. 1 4 dissi di quel ve-
scovo diPoitiers ebe si fece seppellire con
quasi eguale citazione in mano,controCle*
melile V). In molti combattimenti con-
tro i mori, n'era uscito sempre vittorioso.
Gli successe appena nato il figlio Alfonso
XI il Jendi calore, \ier\n sua seveiità e
per le guerre die fece a'mori ed a'gran
signori. IVe'cbie articoli Sardeg\* descris-
si come Papa Bonifacio Vili e per quali
molivi nel i297solennempnteinvestìGia-
conio II «e d'Aragona dell'isole di Sar-
degna e di Corsica (/■'.) ch'erano della
s. Sede, coll'annuo tributo di 2000 mar-
che d'argento alla chiesa romana, coro-
nandolo nella basilica di s. Pietro e di-
chiarandolo Vessillifero di s. Chiesa. Fin-
ché il regno di Sardegna e la Corsica fe-
cero parte della monarchia, ne trattai a
quegli articoli, laonde sarebbe ripetizio-
ne qui di più parlarne; ivi ragionai ancora
delle decime concesse a're d'Aragona, e
quanto altro riguarda le co^e ecclesiasti-
che e le relazioni colla s. Sede, riguardanti
pure l'Aragona, essendo i re feudatari del-
la romana chiesa.il regno di Giacomo 11 fu
rimarchevole per due guerre importanti,
nel 1 3og contro i mori di Granata, e nel
i32icontro Pisa {?*.) in Sardegna. Al-
lorché Clemente V neh3o5 avea stabi-
lito la residenza pontificia in Francia e in
Avignone (V.), il re assistè alla sua coro-
nazione, e con Ferdinando IV mandaro-
no i loro ambasciatoli perchè si rispettas-
se la memoria del magnanimo Bonifacio
\ III, che Iodio riprovevole dell'indegno
Filippo IV redi Francia voleva condan-
nata. Due cavalieri catalani, Carocci e
Guglielmo Deboli, si presentarono in A-
vignone, per offrirsi di battersi in cam-
pu aperto , per sostenere l'innocenza di
Uouifuciù \ lil dalle laute calunniose ini'
SPA 95
pulazioni. Al successore Giovanni X X i l
il re Giacomo 11 nel 1 3 1 7 pe'suoi amba-
sciatori fece rinnovare il giuramento di
fedeltà come tribù la rio della Coi sica e del-
la Sardegna, e come gonfaloniere, ameni-
raglioegeneraledella romana chiesa. Gio-
vanni XXII soccorse il re di Majorca con-
tro i saraceni, e inviò missionari a pre-
dicar la fede agi infedeli. Nel 1 327 a Gia-
como Il successe il figlio Alfonso IV il
Buono, per l'eccessiva sua bontà che tal-
volta degenerò in debolezza, e prese in
moglie Eleonora sorella del re di Casti-
glia e di Leon. Giurò agli stati 0 cortes
di non alienare alcun dominio della co-
rona, giuramento che esigettero per fre-
nare le sue prodigalità : nondimeno il re
die dipoi per appannaggio alia moglie,
Xaliva e qualche altra piazza, ed al secon-
dogenito il marchesato di Tortosa e la si-
gnoria d'Alba razin. La guerra sanguinosa
e rovinosa che sostenne contro Genova
(F-) per la Sardegna, riuscì utile agli ara-
gonesi e catalani, poiché divennero i più
valenti navigatori del loro secolo, e fu-
rono obbligati formare una marina che
fu uno de'principii della grandezza spa
gnoola. Alfonso IV affli Ilo dai dispiaceri
domestici, del figlio e successore Pietro
1 V il Crudele, morì nel 1 33G. Ora debbo
parlare d'A IfonsoX l re di Casliglia eLeon,
«inde possibilmente progredire cronolo-
gicamente con questi pochi e generici cen-
ni, nel gran caos della storia di Spagna,
vero laberinto per ridurla alle minime
proporzioni cui sonoindottodal mio com-
pendioso sistema e natura dell'opera; on-
de temo siami sfuggito il filo d'Arianna a
traverso le sinuosi là di questo inestrica-
bile laberinto, massime ne'secoli anterio-
ri, per la frastagliata dominazione con
tanti re cristiani, e regoli mori in maggior
numero. Al poco dello sopra tanti siali
e regni, in parte ponno supplire gli arti-
coli delle città arcivescovili e vescovili ,
coniegià avvertii, ollrequelli che vado ci-
tando. Dopo avere Alfonso XI trascor-
so la sua minorila tra guerre e intestine
96 S P A S P A
ribellioni, strinse con mano ferma le re- l'assedia d'Algesiras che durò due anni;
dioi del governo; ma a fronte del suo ri- imperocché i mori opponevano il ean-
gore non gli fn possibile distruggere tilt- none alle deboli macelline da guerra a-
te le sedizioni che fermentavano fra la doperete allora pei battere le mura, ed
nobiltà castigliana dal regno di Ferdinan- è secondo alcuni lai.'1 volta che la sto-
llo 111 il San /oin poijcheavea diminuito i ria fa menzione dell'artiglieria, ch'é stata
suoi privilegi. Distrutte varie leghe pe- forse inventata da'mori, benché la pol-
ricolose, potè il re rivolgere le sue armi vereerasi recentemente scoperta in Ger-
ronlro i mori d'Africa e di («lanata, che mania e da lungo tempo in Cina (dell'in-
di nuovo minacciavano la Spagna, e ri- venzione della polvere, di quella dell'ar-
portò neh 327 una vittoria navale sulla tiglierie ne parlai ne' voi. Y.W 11 l,p. 3o6,
flotta del re di Marocco, che accorreva e XLV, p. 102 eio3, e quando furono
in soccorso de'granatìni. Alfonso XI die introdotte in Italia e nelle milizie papali),
saggio di sua alta politica, confederali- La lunghezza e celebrità dell'assedio vi
dosi con Alfonso IV redi Portogallo e con chiamarono gran numero di stranieri; il
Pietro IV re d'Aragona: questi 3 sovrani re corse rischio due volte d'essere assas-
con un trattalo convennero, di non dare si nato da'fanatici mussulmani, e infine la
in avvenire asilo, né soccorso ai sudditi piazza capitolò. Intanto Pietro IV red' A-
malcontenti de'Ioro regni, poiché eransi ragona, famoso per le sue crudeltà, tisur-
finalmenteaccorti,cheuua contraria con- pazioni, per le sue armi e sciagure, si era
dotta, favorendo l'intraprese d'una fa- incoronato da se stesso per le gravi con*
-/iosa e arrogante nobiltà, era propria a tese insorte con l'arcivescovo di Saragoz-
mantenere la ribeHione ne'loro stati. Nel za che pretendeva coronarlo, e nella surf-
l 34o i re di Marocco e di Granata con detta guerra co'mori la memorata flotta
armata innumerahile assediarono Tari- sua sconfisse la maomettana all'altura di
fa. Tutta la Spagna cristiana si mosse su- Ceuta. Nel 1 33o, erasi recato in Avignone
Lito per opporci a quel torrente, ed a'29 a fare omaggio a Benedetto XII, come
ottobre Alfonso XI col re di Portogallo feudatario della s. Sede. Nel suo solenne
riportò presso Tarda, sulle rive del Sa- ingresso con Giacomo III re di Majorca,
lado, compiuta vittoria : i mussulmani avendo lo scudiere di questo re percosso
appena osarono combattere, e si fecero colla frusta il cavallo di Pietro IV, esso
scannare, dicesi 200, 000, colla perdita di adiratosi sguainò la spada e con istento
soli 20 cristiani! Le ricche spoglie de'vin- s'impedirono gli effetti del suo sdegno.
ti fece ribassare d'un 6.° il prezzo dell'oro. Non a ndò guari che Pietro IV mosse guer-
1 due re di Castiglia e Portogallo, perchè ra al re di Majorca, e non ostante l'in-
PielrolV non prese parte a tale combat- tervento e paterno impegno di Clemente
timento, ma colla flotta nello stretto im- VI per pacificarli^ l'invio di due cardina-
pedi rinforzi e viveri al nemico, ne invia- li legali, finì con impossessarsi de'suoi sta-
rono parte in Avignonea Benedetto XII, ti. Equi noterò, cheCleuiente VI neli344
che enumerai a Portogallo, assai gra- in Avignone coronò re dell'isole Canarie
dite dal Papa. che esorlò i due rea prò- (' ■) Lodovico de La Cerda,figliodel sud-
seguire le gloriose imprese contro i ne- detto Alfonso l' Ese recitilo da'troni di Ca-
mici del nome cristiano; ed al re porto- stiglia e Leon; e perchè l'autorizzò alla
ghese concesse le decime di due anni, col conquista, il re le fece tributarie alla s.
patto che facesse fabbricare e dotare le Sede coll'annuo censo di 4oo fiorini d'o-
thiese necessarieal culto divino nelle ter- 10: da Lodovico discendono i duchi di
reconquistatesui medesimi. Dilemmi do- Medina Celi. Più lardi le isole furono con-
pò Alfonso XI segualo il suo regno con quistate, e divennero possesso di Spagna.
SI» A
Inolile, non posso a mono di qui ancora
celebrare il gran cardinale Egidio Al-
l>ornozt\\ Cuenca, valoroso contro i mori
die sconfisse colle milizie d'Alfonso XI
redi Castiglia e Leon, e fuggendo le cru-
deltà di suo figlio Pietro il Crudele, di-
verso dall'omonimo aragonese, si rifugiò
in Avignone, ove nel i 35o Clemente VI
l'elevò alla porpora. Dipoi fu inviato le-
gato in Roma (/'.) e nello stalo pontifi-
cio, per ricuperare i domimi usurpati dai
signorotti nell'assenza de'Papi, e si rese
glorioso per le splendide imprese e im-
mortali benemerenze. Il ricordato Alfon-
so XI perì di peste nell'Io mentre stava
per espugnare la famosa Gibilterra, e to-
glierla al re di Marocco, onde chiudere
per sempre l'entrala de'mori in (spagna.
Fondò il suo potere sulla rovina delle fa-
zioni, rese alla maestà regia il suo splen-
dore, e alle leggi tutta la forza; amò la
magnificenza e i tornei ove spesso com-
batteva. Vivamente acceso della famige-
rata d. Eleonora di Guzman, ottenne que-
sta imperiosamente tutta la sua confiden-
za,adesclusionediMaria diPortogallo sua
moglie e madre di Pietro. Questi bello,
maestoso ed intrepido, i suoi difetti per
mala sorte furono gravi, ed equilibrarono
i preziosi doni sortili dalla natura. Pe'suoi
eccessi la sua fama fu denigrata e il suo
regno disonorato : il suo genio sfrenato
per la caccia gli accrebbe la naturale a-
sprezza, essendo pure amaro motteggia-
tore e crudele. Questo principe Strinse lo
scettro tra le più spaventevoli discordie
della gelosia e ambizione dei grandi ; il
suo aio d. Ramiro duca d'Albuquerqne
per dominarlo gli schiuse le vie del vi-
zio, e gli corruppe il cuore. Fece perire
d. Eleonora di Guzman, e Garcilasso de
la Vega perchè nella rivolta di Burgos
gli propose il licenziamento d'Albuquer-
qne, onde por line a'pubblici clamori de-
rivati dall'esorbitanti imposizioni. Inva-
ghitosi in casa del favorito di d. Maria
Padilla,nata da genitori privi di fortu-
na, che ad una bellezza meravigliosa ac-
VOL. LXVIII.
S P A
97
cooptava uno spirito ornato, vuoisi che
la sposasse segretamente. Poicoslrelto ad
ammogliarsi con bianca di boi bone I ab-
bandonò con ripugnanza, ma non tardò
a ritornare al suo primiero amore, e ta-
le fu l'ascendente che Pachila prese sul
di lui animo, che la superstizione attri-
buì a magia tale impero. La sua fami-
glia venne ricolmadibenefizi, ed essaogui
dì divenne più potente. Di che ingelosi-
tosi Albuquerque, si unì ad Enrico conte
di Translamare poi Enrico II, e Tello fi-
gli did. Eleonora, nella guerra civile che
facevano al re loro fratello naturale, il
(piale però spense tale ribellione. Volen-
do poi Pietro disfarsi di Bianca, da un
concilio composto di vescovi a lui ligi fece
pronunziare il divorzio. Papa Innocenzo
VI inviò al re il vescovo di Senez,perche si
riunisse alla virtuosa Bianca; ma egli se-
dotta l'onestà di d. Giovanna Fernandez
de Castro, vedova di d. Diego de Uaro,
la sposò solennemente, e poi dopo alcuni
mesi anche essa ripudiò, per riunirsi di
nuovo alla Pachila; così provocando la
vendetta della casa de Castro, e il risen-
timento della slessa regina madre. Dive-
nuto Pietro più sanguinario, neh 3 55 il
vescovo di Senez in nome del Papa lo sco-
municò e pose l'interdetto al regno di Ca-
sliglia. Ammalatosi il re, si pensava dar-
gli un successore; Enrico ebbe un gran
partito, altro difese Bianca. Guarito il re,
con simulazione sedò la ribellione, disu-
nendo con lusinghe i suoi nemici, i quali
però lo costrinsero a nuovamente porsi
in balìa della madre. Nutrendo vendetta
contro la sua corte, fuggì, e radunato un
esercito marciò su Toledo, ingannando
la moltitudine con prometterle di richia-
mar Bianca sul trono, per cui il Papa se
ne congra lido con lettera. Ma Pietro dopo
aver fatto morir di veleno Albuquerque,
come corse voce, entrato in città e mal-
grado le sue promesse, fece giustiziare il
de'principali cittadini, ed i più fedeli a-
mici della regina madre, con gran dolore
di questa; e Bianca fu strettamente chiusa
7
98 S P A S P A
nella torre di Siguenza. In lale stalo di riuscito ad Enrico d' interessare per lui
cose scoppiò una rottura col re d'Arago- il Papa Urbano V, clie inutilmente avea
uà Pietro IV, al quale si unì nella guerra esorlato Pietro alla concordia con Ara-
Enrico Translaruare; mentre Pietro lece goua e a moderare la sua ferocia, colle
assassinare il fratello Ferdinando e il pio- sue milizie e sussidii, e con quelli ancora
prioi. "ministro d. Giovanni d'Aragona, delcontedi Foix.edel redi Francia Carlo
etf avvelenar la ziaEleonora peravercom- V die gli die per generali il celebre com-
pianto lu sciagura di Bianca. Innocenzo testabile Bertrando Du Guesclin e Gio-
VI s'interpose tra'due Pietri, ambo crii- vaunicontedelle.MarehecuginodiBianca,
deli, per pacificarli, ed a mezzo del cardi- ripassò i Pirenei. Il suo esercitosi compo-
i. al Guido de Boulogne suo legato vi riu- se nella più parte di avventurieri delle
sci nel i 36 1 . Le calde ammonizioni però grandiconipaguiecheconducevaDuGue-
del Papa in favore di Bianca non ebbe- sclin per purgamela Francia. Molte città
ro fui za d'aminolo e la durezza del cuore si sottoinmisero alla sua ubbidienza, stan-
di Pietro, ebe seguitò ne'pravi e illeciti ebe dalle crudeltà del re; prese Toledo,
Amori colla Patitila. Lungo sarebbe il de- entrò in trionfo a Madrid, ed a' 1 4 mar-
ter i vere tu Ite le atroci là ina udite commes- zoi 368 sbaragliò l'esercito di Pietro, che
se da Pietro, agli ocebi del quale in una andò ad assediare a Montiel. Sebbene il re
parola la ricchezza, la virtù e la nascita si mostrasse quasi semprecon lui clemen-
erano eguali titoli di proscrizione. L'opi- te, Enrico avea contro il fratello odioiin-
niorie comune gli accusa pure la morte placabile, laonde per timore ebe gli fug-
di Bianca e pel veleno. Sembrò alquanto gisse fece innalzare altra muraglia intor-
mitigata la sua ferocia, pel sommo do- no a Montiel. Pietro offrì al contestabile
loie in cui proruppe alla morte della ca- grandi compensi se voleva favorir la sua
ra sua Pachila; ma tali sentimenti ebbe- fuga, ma il contestabile avendo comuni-
io breve durata. Gli lasciò un figlio e 3 calo la proposizione ad Enrico, questi gli
figlie, onde il re adunate le cortes a Si- offrì doppio guiderdone se attirava il re
viglia, dichiaròilsuomalrinioniocon Pa- nellapropria tenda. Du Guesclin per ter-
dilla e fu riconosciutoli figlio Alfonso, che minare la guerra cede a sì indegna oller-
poco dopo morì. Le insidie tese al talamo la. Appena il re fu nella tenda, che En-
di d. Giacomo de La Cerda, antico pie- lieo gli corse per satollare la sua vendet-
tendente alla corona di Castiglia, obbli- la; i due fratelli si avventarono l'uno con-
garono questo principe a prender servi- tro l'altro, come due leoni furiosi. En-
gio in Aragona, e fatalmente caduto pri- trambi caddero a terra, il re come più vi-
gioii iere plesso Siviglia, fu tosto ucciso, goroso(più presto si rialzò, e stava per
nell'indi gua fiducia di trionfare della vii- conficcar la daga nel cuore d'Enrico, al-
tuosa vedova, che con eroico esempio sep- lord le gli fu fatta cambiar posizione. Sur-
pe deludere le inique trame, deformali, se Enrico e aiutato da' suoi uccise Pie-
dosi il volto con volontarie ferite. ludi tro; con molti colpi spirò il re nei!' età
intraprese la guerra contro l'Aragona e di 34 anni, riputato il monarca più san-
la Na varrà, i cui sovrani per detroniz- guinario di cui la storia di Spagna fàccia
zarlo si unirono a Eurico Transtamare, menzione, ed il flagello dei suoi sudditi,
dappei lutto accolto come liberatore. Ri» Enrico li il Magnifico montato sul trono
tiratosi Pietro, invocò l'aiuto del prin- ricompensò liberalmente il contestabile
cipe di Galles Odoardo, pel quale ueh36*7 col ducato di Mulines, e gli altri signori
vinse la battaglia di ISajara, e potè quin- francesi, e divenne I' idolo di tutti. Ri-
di rientrale in Castiglia, e dar isfogo al- toruò ne'suoi stati la calma e l'abbondane
le sue tenibili vendette, lutauto csseudo ra, riformò gli abusi, istituì savie leggi,
S P A S P A 99
tolse a'giudci l'amministrazione delle Ci- illazione dello stesso Papa per tcruiinar-
nanze, e chiaro si rese per clemenza. Si la, avendo il carattere e tutti gli orrori
mostrò grato al re di Francia, e l'aiutò d'una guerra civile. In apparenza segui
con una flotta per prendere Rochelle; ri- la pace, ma siccome non erasi fatta con
portò molte vittorie e fece alcune con- animo sincero, cosi fu di corta durata,
quiste sui redi Portogallo, Aragona e Na- Non tardarono nuove rotture e disfida,
varrà, i quali aspiravano alla sua corona: e finalmente gli aragonesi riportarono vit-
vi pretesero pure i duchi di Lane-astro e toria sui casigliani. Questi unitisi al re
di Cambridge figli d'Odoardo III, in no- di Navarra si vendicarono, e la guerra
me di Costanza e d'Isabella figlie natu- di nuovo s'inasprì, onde il re vedendosi
rali di Pietro il Crudele e loro spose. En- in confronto debole appoggiò gli sforzi di
rico II non fu mai si grande comeneh379 Eurico Transtamare, e cos'i costrinse Pie-
in punto di morte; allora riconobbe i suoi tro re di Castiglia ad evacuar le piazze
torti verso il suo fratello e re. Tra'con- occupate in Aragona. Divenuto re Eli-
sigli che die al figlio e successore Giovali- lieo II, si contentò in vece del promesso
ni I, gli raccomandò d'esser fedele a Frati- regno di Murcia, d'un compenso pecu-
cia per doversele tutto; di ricompensare niario; poscia la pace fu consolidata col
i castigliani che l'aveano collocato sul Ito- matrimonio tra l'infante di Castiglia d.
no, ma di attirarsi presso di se con pie- Giovanni, con l'infanta d'Aragona d. E-
senti e impieghi gli amici del fratello Pie- leonora. Papa Urbano Vsi mostrò gra-
tro, come sudditi più fedeli e che aveano veniente sdegnato con Pietro IV, che a-
seguito il partito più giusto ! Fu compiati- vea beneficato. Il re erasi usurpate le ren-
io amaramente da'suoi popoli, di cui e- dite pontificie, quelle de'cardinali, e dei
rasi guadagnato l'amore e la stima. beneficiati che risiedevano fuori delle lo-
PietroIVre d'Aragona vedendosi privo io chiese, e riscuotevansi dagli esattori
di prole maschile, si adoperò per assicura- della s. Sede. Il Papa non potendo lol-
le il tronoalla primogenita Costanza, ma lerare tante oppressioni, esorlò il re con
i suoi fratelli misero in campo il lestauien- paterne lettere a restituire le rendite ec-
todi Giacomo I, in virtù del quale dovea clesiasliche, e ad annullar l'editto di su-
loro appartenere la corona in mancanza basta de'beni ecclesiastici spettanti a'be-
di posterità mascolina. Si formarono per- neficiali assenti. Rispondendo il re, che
ciò due leghe armate contro il re, d'A- tutto avea fallo col consiglio di uomini
ragona e di Valenza ; quando morta la savi, il Papa lo citò con monitorio a pre-
regina Maria, non potè Pietro IV col sentarsi alla s. Sede, se dentro due mesi
matrimonio con Eleonora di Potiogal- non avesse restituito! beni usurpati,e mi-
Io avere uu infante, poiché la sola terza nacciò la scomunica in cui egli e i cou-
inoglie Eleonora figlia di Pietro II redi sigiteli sarebbero incorsi se non si cor-
Trinacria gli partorì l'erede Giovanni I, reggevano. Oltre a ciò Pietro I V fu chia-
e vinse alla sua volta i ribelli delle due malo in giudizio perchèavea lasciato per
leghe. Mostrandosi a un tempo guerrie- io anni di pagare alla s. Sede i tributi
roepolilico,riuuovòlealleauzecon Frati- pel regno di Sardegna e Corsica, e non
eia, Venezia e Navarra. Si recò in Avi- avea fallo il Consuelo giuramento di fe-
gnone per far omaggio della Sardegna a della e vassallaggio, per cui gli fu inti-
Innocenzo VI, che scelse pei1 mediatore malo che sarebbe stalo spogliato di tali
co'genovesi che aveano occupalo la Cor- isole. Il re si riconobbe debitore e feu-
sieu, la quale poi fu riconosciuta doversi datario, promise di soddisfare i censi, e
ai medesimi. Nella guerra che sostenne poi non corrispondendo Urbano V lori-
contro Pietro di Casliglia ricorse alla me- chiamò in giudizio colla comminatoria di
ioo SPA
pine maggiori; indi oel 1 366 procedette
alla condanna e lo minacciò di levargli
le isole, onde il re mandò un ambascia-
tore a rendere il giuramento. Libano V
m adoperò pure con frequenti lettere per
pacificale il re di Portogallo con Enrico
Jl re ili Castiglia e Leon, e per pone que-
sti in concordia con Pietro IV e col re
di Navarca. Non cessando le guerre fra'
due ultimi, Libano V che avea restitui-
ta a Roma la residenza papale, nel 1870
tornò in Avignone per meglio attendere
a sopirle, e fare altrettanto per quelle tra
gl'inglesi e i francesi. Poco dopo gli suc-
cesse Gregorio XI, che subito si adoperò
pel ristabilimento della buona armouia
tra Enrico 11 e il re di Portogallo, assi-
curandosi l'indipendenza de' due regni,
lasciando ili.°al suo arbitrio le differen-
ze col re di Na varrà che recossi ad Avi-
gnone a ossequiare il Papa, ove gli am-
basciatori di Pietro IV porlaronsi a fare
il consueto giù lamento e rinnova re il trat-
tato di Bonifacio Vili. Nell'assenza dal-
l'Aragona di Pietro IV, avendo lasciato
il potere alla regina Eleonora, con que-
sta Gregorio XI a mezzo del suo nunzio
apostolico cardinal de Cosnac o Gonadi
concluse quel capitolato di cui parlai nel
voi. LXI, p. i3o, per l'immunità delle
chiese d'Aragona ch'era di continuo vio-
lata e manomessa dalla prepotenza dei
magistrali civili, al che fu riparato pei
reclami de'vescovi con tale specie di con-
cordato e accordo, mediante 4 articoli
contrapposti a'4 diversi gravami su'quali
aveano mosso querela i vescovi, secondo
le condizioni imposte dal Papa. Oppri-
mendo poi Pietro IV i diritti della Chie-
sa, e usurpando l'autorità temporale che
sino allora sulla città di Tarragona avea
l'arcivescovo, Gregorio XI nel 1 374scris-
seaì vescovo diLerida favoi iìodellacorte,
perchè esortasse il re a desistere da siffat-
to biasimevole contegno, e nello stesso
tempo confermò, ad istanza d'Enrico li
re di Castiglia, la pace fra questo e Pie-
tro 1\ . lutatilo Gregorio XI eia frequen-
SPà
temente esortato dal francescano Pietro
infante d'Aragona, come figlio di Giaco-
mo 11, che di santa vita avea fatto tan-
ti sforzi perchè Libano V si restituisse
in Roma vera e sua propria sede, e procu-
rò impedire il ritorno in Francia, a re-
carsi nell'alma città e terminare quella
speciedi vedovanza in cui languiva la chie-
sa romana; altrettanto altri inculcando-
gli colle ss. Caterina e Brigida, ne effettuò
le saggie e zelanti brame. Enrico 11 ap-
pena conobbe la risoluzione, poiché la vi-
cinanza del Papa l'incoraggiava a intra-
prendere la guerra co'mori, gli significò
il suo dispiacere; ma il Papa gli rispose,
che avendo considerato avanti a Dio l'u-
tilità che proveniva alla Chiesa col suo
ritorno in Roma, si vedeva necessitalo di
farlo, senza lasciare di portare nel cuor
suo lui e i suoi sudditi di Castiglia e Leon,
esibendogli l'offerta di tutte le grazie a-
postoliche che potesse loro concedere. La
slessa risposta dièal re di Francia e a tulli
quelli che pregiudicava e dispiaceva la sua
partenza. Partito d'Avignone, s'imbar-
cò sulla galera gerosolimitana dello spa-
gnuolo Heredia gran maestro dell'ordì-
uè, e giunse in Roma a' 1 7 gennaio 1 377.
Nelsegueule anno morì il Papa e cano-
nicamente fu eletlosuccessoreLrbanoVI,
che fu riconosci u loda lu Iti e da're di Fran-
cia, Castiglia, Aragona, Portogallo, Na-
varra, ec. Ma il Papa alquanto austero,
riprendendo i cardinali quando lo crede-
va oppoi tuno,esospirando essi, quasi tutti
francesi, il delizioso soggiorno di Proven-
za, con l'aragonese cardinal de Luna si
ribellarono, elessero ai 20 settembre in
antipapa Clemente /"//di Ginevra (per-
ciò di lui riparlerò a Svizzera), e Origina*
rono il deplorabile e funestissimo gran
Scisma { f .) d'occidente, il più lungo e il
piìi pernicioso di tutti. Imperocché i fe-
deli divisi nell'ubbidienza non seppero chi
fosse il legittimo Papa; e se Urbano VI
fu riconosciuto per tale da Pietro france-
scano infante d'Aragona e celebre per vir-
tù e pel dono di profezia, dall'altro spa-
SPA
gnuolo Alfonso clie vescovo di Jaen pas-
sò a vita lolitana • apostolica e fu com-
pagno «li s. Brigida ae'pellegrinaggi, da
s. Caterina da Siena, e da altri servi di
Dio; l'antipapa Clemente VII fu soste-
nuto da s. Vincenzo Ferreri di Valenza e
oracolodellaSpagnaoveconvei ti i 7,ooo
ebrei, e da Pietro di Lnxemburgo mo-
dello dei santi prelati. Anche le nazioni
furono divise nella credenza, e fatalmente
riconobbero il falsoClemente VI I laFran-
eia, i regni di Spagna, tranne il Porto-
gallo, ed altri popoli. Egli passò neh 379
in Avignone (/''.) e vi stabifi una catte-
dra di pestilenza, creando molti anticar-
dinali, fra'quali diversi spaglinoli, die re-
gistrai nel voi. Ili, p. 1 1 1 e seg. Subito
prestò ubbidienza all'antipapa Giovanni
re di Castiglia e Leon, per cui Urbano
VI facendo il processo contro i fautori e
sostenitori dello scisma, fulminò sentenza
contro di lui per non essersi presentato
dentro 1' epoca ch'eragli stata assegnata
nel monitorio, e lo privò di tutti i suoi
domimi, imponendo scomunica a chi gli
prestasse ubbidienza, e concedendo indul-
genze a chi contro di lui si armasse, in-
vitando il duca di Lancastro a imposses-
sarsi de'due regni. Pietro IV re d'Ara-
gona che (ino ali 383 era restato indif-
ferente, inviò i suoi ambasciatori a Ur-
bano VI, pregandolo a investirlo del re-
gno di Sicilia di qua dal Faro, di con-
cedergli la dispensa per maritare a suo
nipote Martino, Maria d'Aragona regi-
na dell'isola di Sicilia, onde far passare
quel regno nel ramo primogenito di sua
famiglia; di perdonargli l'annuo tribu-
to non soddisfatto per la Sardegna, e di
accordargli altre cose appartenenti a'di-
ritti pontificii. Non avendolo il Papa in
nulla esaudito, si dichiarò pel partito del-
l'antipapa, e da lui ottenne la dispensa
pe'bramati sponsali. Già il re avea fatto
occupare il ducato d'Atene in Grecia, di
cui eransi impadroniti alcuni catalani e
aragonesi: tale ducato era un resto del-
le conquiste fatte da'erociati di Siria su-
SPA 101
gl'imperatori greci. Soggiacque a turbo-
lenze per la ribellione ili d. Giovanni suo
figlio,evolendolodichiarareinabileal tro-
no, ne fu impedito da Cerdan gran giu-
stiziere d'Aragona, che senza badare al
risentimento del re, spedi lettere ed ema-
nò editti in favore dell'infante. Pacifica-
tosi Pietro IV morì nel 1387, con ripu-
tazione d'ambizioso, dissimulatore e non
meno crudele di Pietro di Castiglia suo
contemporaneo. Soltanto il re d'Arago-
na non commise ciò che chiamasi delitti
utili. In falli l'uno è riguardato come il
Nerone della Castiglia, e l'altro come il
Tiberio dell' Aragona. Pietro IV sagri-
fìcava molto alle convenienze, ed era sì
vago del ceremoniale che gli fu pur da-
to il soprannome Ceremonioso. Non man-
cò di coraggio, fermezza, attività e cogni-
zioni, e fondò l'università d'Huesca. Gli
successe il primogenito Giovanni I già
duca di Girona, titolo che fu poi annes-
so a'primogeniti del re d'Aragona, e ri-
conobbe l'antipapa Clemente VII. L'al-
tro Giovanni I re di Castiglia e Leon avea
nel 1 383 tenuto a Segovia le cortes ostati
generali ed abrogato Vera di Spagna, ciò
che altri ritardano, almeno definitiva-
mente: l'epoche in cui cessò tale era nelle
altre parti, Portogallo e Aragona, leaccen-
nai al suoarlicolo,quindi fu adottata l'era
dell'Incarnazione o era cristiana. Tentò
inutilmente di far valerecolle armi i suoi
diritti sul Portogallo, anzi i portoghesi
l'attaccarono poi ne' suoi stali, condotti
dal duca di Lancastro che si fece accla-
mare redi Castiglia e s'impadronì d'al-
cune piazze. Colla pace di Bajona fu con-
venuto il maritaggio d'Enrico primoge-
nito del re con Caterina figlia del duca
e perciò di Costanza nata da Pietro il Cru-
dele, come ho già detto: l'infante prese
allora il titolo di principe delle Asturie,
die dipoi fu sempre portato dagli eredi
presuntivi della corona. Negli stati che a-
dunò a Guadalaxara fissò le somme pel
trattamento di sua famiglia. Principe vir-
tuoso e benefico, sposò Eleonora figlia di
,oi SPA SPA
Pietro IV d'Aragona, da cui ebbe il no- gno di Sardegna e Corsica; come lo gua-
ni, I,. -ito Enrico che gli successe, e Fcr- dagnò non solo a sostenerlo, ma a tra-
dinando che ereditò la corona dell'avo unni: insidie in Roma a Papa Bonifacio
materno. Per una caduta da cavallo, fat- 1 X, tacendosi lasciare in Avignone buon
ta in un torneo, essendo morto nel 1390, presidio aragonese. Il re di Francia, ed
di 1 Ianni ebbe il trono il figlio Enrico IH Enrico III re di Caviglia e Leon man-
Vii fermo, cUe tenuto dall'arcivescovo di darono diverse ambascerie a benedetto
Toledo, fattoi ."ministro da'prozii, privo XIII perla rinunzia desiderata da'prin-
delle cose necessarie, gli obbligò a dichia- cipi cristiani; e perchè il 2. "volle rego-
larlo maggiore e a dargli somme consi- lare ne' suoi slati la forma del governo
derabili culle quali eransi arricchiti, e poi ecclesiastico, Bonifacio IX lo scomunicò,
si mostrò clemente con loro quando si dichiarò scismatico e decaduto dal trono
ribellarono, meno l'arcivescovi- che si ri- a mezzo d' un legato. Il re eh' era reli-
eonciliò sinceramente col re. Intanto mo- giosissimo, senza correggersi, ne fu ad-
ii l'indegno antipapa Clemente VII nel dolorato; mi i sudditi che l'amavano,
1 3g4, e sebbene come dissi ad Ayigno- costrinsero il legato a partire. Per ren-
j?e, si fecero pratiche per troncare il la- der la pace alla Chiesa, Enrico III, il re
giimevo!escisma,tuttavoltadopoi 1 gior- di Na varrà Carlo III, e il re di Fran-
iti dagli anticardinali gli fu dato in sue- eia, nel 1 3r>8 sospes°ro a Benedetto XIII
ceisore il pseudo Benedetto X III(P\) giù l'ubbidienza, e l'ultimo mandò un eser-
de Luna aragonese, diesi mostrò ostina- cito per costringerlo all'abdicazione. In
tissimo sostenitore dello scandaloso sci- queste angustie l'antipapa ricorse al re
sma e di sua falsa dignità. ÌNel seguente d'Aragona .Alai tino, che gli mandò gros-
anno Giovanni I re d'Aragona mori nel- sa armata, ma non potè giungere in A-
I' inseguire una lupa, amato da' sudditi vignone ov'era assediato. Nondimeno si
benché fosse dedito a'piaceri. Non avendo impegnò con Francia perchè fosse tolto
figli maschi, gli successe il fratello Mar- l'assedio, e rilasciati gli anticardinali ar-
lino, che divenne in seguito gran fauto- restali; indi gli fece giungere munizioni
re dell' antipapa, il quale per sostenersi e soccorsi, e Io liberò dalla prigionia. iNon
e fortificare il proprio partilo creò mol- cessando però i francesi di tenerlo arcon-
ti anticardinali, massime spagnuoli, che dato, e lusingati che avrebbe ellettuato
riportai nel voi. Ili, p. 224 e srg. I frati- la promessa rinunzia, nel i4o3 gli resti-
tesi per terminar lo scisma furono di pa- luirono l'ubbidienza, come fecero la Na-
it-re che cedesse, ma egli ambizioso e fur- varia, altre nazioni ed Enrico 111 co'suoi
bo andò seminando cavilli fra'spagnuoli, sudditi. Questo principe assalito da'por-
dimoslrando che tale desiderio era per toghesi, li battè e portò il terrore nelle
avere un Papa francese, e con questi ri- loro frontiere, e li costrinse alla pace. La
flessi liguardanti l'amor proprio uazio- peste del 140 1 afflisse la Spagna espopo-
naie, impegnò gli aragonesi a protegger- lo la Casliglia, per cui fu permesso alle
lo, e così il parente re Martino, che giù vedovedi rimaritarsi nell'annostessodel-
unito a're di Casliglia e di Francia per la morte de'loro mariti. Quindi Enrico
ritirarsi dall'ubbidienza, gli riuscì gua- III con successo represse i corsari afiica-
da^narlo e divenne unode'suoi maggiori ni,conquistò su loro Tetuan, e fece gode-
appoggi. In detto voi. a p.2243eiiella bio- re ai sudditi la più imparziale giustizia,
giafia dell'antipapa, narrai come il me- Fatti insolenti gli ebrei per le loro ricche»
tlesimo attirò ad Avignone Martino, cou ze.severametile ne represse l'usure, e volle
quale solenne ingresso 1' onorò, che gli che portassero un segno per essere distinti
donò la Uosa d'oro, che l'investì del re- da'eristiani. L'attività e il suo zelo furono
SFA
mirabili, e fece rifabbricare il regio pa-
lazzo di Madrid die abitarono i successori
sino a Ferdinando VI; abbellì la città con
altri edilìzi, e costruì il palazzo del Par-
do. Voleva cacciar da Granata i mori per
aver invaso il regno di Jaen, ma la sua
debole salute glielo impedì; terminando
di vi vere nel i \o6, la Spagna soggiacque
a un lutto generale. Sotto il suo regno
morì il cav. Doso di i 20 anni, cbe aveva
f.itto tante campagne, ed erasi trovato in
tutte le battaglie combattute da un seco-
lo addietro in Ispagnn. Gli successe il fi-
glioGiovanni II,cheaflìdò per l'istruzione
a Paolo di Burgos dotto ebreo convertito,
e lasciò in tutela alla regina sua sposa e
al fratello d. Ferdinando, il quale vii tuo-
saiueiite ricusò lo scettro eh 'eragli stato
olferto a danno del nipote. Lo zio non si
contentò di mantener sicuri gli stati del
suo pupillo, ma volle ingrandirli, per cui
obbligò il re di Granata a levar l'asse-
dio di Jaen, ed al medesimo conquistò ol-
tre Prima l'importante città d'Anteque-
ra. Nelle pratiche per troncare lo scisma,
descritte nella biografìa dell'antipapa e
relativi articoli, dopo che Benedetto XIII
era stato in Genova (/'.), Martino re d'A-
ragona spedì ambasciatore a Papa Gre-
gorio XII Vincenzo Rivo spagnuolo,che
nel 1 408 fu crea lo cardinale. Filialmente,
tranne quel monarca, in tale a uno Tanti pa-
pa fu abbandonatoli.! tutti i principi,eda
s.VincenzoFerrei i che avea fatto suocou-
fessure e Maestro dels. Palazzoni] il qua-
le pubblicamente lo denunziò nelle pre-
diche perfido ingannatore del popolo di
Dio. Convocatosi nel i4°9 'n Pisa (F.)
Un Smodo {f7.) co'cardinali di Gregorio
XII, egli anticardinali di Cenedelto XIII
che furono riconosciuti, e nel quale in-
tervennero gli ambasciatori di Francia,
di Portogallo e d' altri principi, furono
ambedue deposti,ed eletto Alessandro V.
La lusinga de'fedeli di vedere estinto lo
scisma restò delusa, poiché in vece d'un
Papa DebberoSa un tempo,ciascuno trat-
tandosi per tale. Nell'anno precedente il
SPA io3
re Martino introdusse nell'isola di Sici-
lia il Regio Exequatur {fr.), ove descris-
si quando più tardi fu adottato in (spa-
gna, quella piaga della Chiesa, come n'é
altra l'abuso dell' Esclusiva, di cui ri-
parlai nel voi. LX, p. 2 1 3. Mirtino do-
po aver perduto la moglie Maria Lopez
di Luna, prossima congiunta dell'antipa-
pa, nel 1409 v'<Je morire l'unico figlio
Martino re di Trinacria, o isola di Sici-
liti, ch'erasi unito in seconde nozze con
Bianca di Na varrà, e distiuto per attivi-
tà e valore; laonde il padre riunì quel re-
gno all'Aragona, nel momento in cui la
sua stirpe stavasi per estinguere. Dopo
avere riportato in Sardegna una gran vit-
toria su BrancaleoneDoria,morì Martino
a'3 i maggio 1 4 1 o, mentre il più de'cro-
nisti dicono 1 4 1 2, senza figli, e senza a ver
voluto dichiarare chi dovess'essere il suo
erede legittimo. La sua morte spense la
posterità mascolina degli antichi conti di
Barcellona, ne'quali era passato Io scet-
tro d'Aragona per Petronilla figlia di Ra-
miro Il il Monaco. Il conte d'Urge!, il
duca d'Angiò, Ferdinando di Castiglia
e altri pretesero all'Aragona, lochepro-
dusse gravi turbolenze, guerre sanguino-
se, e l'anarchia di due anni. L'arcive-
scovo di Saragozza Garzia Heredia ne fu
vittima, come notai in quell'articolo, uc-
ciso da d. Antonio de Luna fattore col
parente Benedetto XIII del pretendente
conte d'U igei, al quale era contrario l'ot-
timo pastore. Ai 24 giugnor4'2 fu ri-
conosciuto erede legittimo di Martino dai
giudici riuniti a Caspe, fra 'quali s. Vin-
cenzo Ferreri, Ferdinando di Castiglia il
Giusto, che subito dovette combattere
e imprigionare il conte d' CJrgel, confi-
scandone i beni. Così "li stati d'Ara 20-
na radunali io Saragozza per l'elezione
del nuovo re, diedero esempio di consi-
glio e di prudenza nella loro condotta, al-
tamente lodati dal gesuita p. GiuseppeOr-
leans nel la Storia dille rivoluzionidi Spa-
gna. Intanto lo scisma infieriva, perchè
nel 1 4 1 o, morto Alessandro V, eragli sue-
1*4 SPA SPA
cesso Giovanni XXIII, a un tempo vi- suo ntiroin/?<xvj/w//(/".),e la deposizione
vendo Gregorio XII, e l'antipapa Bene- di Giovanni XXI 11 fatta dal sinodo, non
dello XIII. Questi, dopo che i principi ispeltava che al solo Benedetto XIII di
si sottrassero alla sua ubbidienza, e pri- pacificar la Chiesa con abdicale al pecu-
nia del sinodo di Pisa, si ritirò in Pani- do pontificato, lo abbandonò, non senza
scola o meglio Pcrpignano (/7.) capitale aver prima esperi menta to,ma inulihnen-
del Rossiglione, ove convolò un concilia- te, le vie della dolcezza e della per sua-
bolo di cui parlai anco nella sua biogra- sione per indurlo in questo divisauienlo.
iia, ed ostinandosi nel potere, fece nuo- La morte rapì il buon Ferdinando 1 a'c*
ve promozioni d'anticardinali dopo l'è- aprile 1 4 iti. Da Eleonora d'Albuqucrque
lezioue d'Alessandro V. Il p. Galtico, A- sua sposa lasciò Alfonso V il Saggio e il
eia caemnonialia p. iGi, riporta l'in- Magnanimo che gli successe, Giovanni
gresso solenne (atloa Pei pigliano daCar- Il che fu re di Navarro pel suo mainino-
lo 111 re di Navarro, diesi portò a visi- nio cou Bianca vedova di Martino re di
tare Benedetto XIII, e gli omaggi di os- Trinacria, come figlia di Carlo III il No-
sequio che al medesimo rese: Benedetto bile re di Navarro, oltre altri figli. Al-
XIII lo tenne a mensa, e si fecero tutte fonso V essendo stato adottato per figlio
le ceremonie di uso. Passato poi Tanti- da Giovanna li regina di Sicilia di qua
papa in Tortosa (A'.), Ferdinando I re dalFaro,io quell'articolo dettagliatamene
d'Aragona vi si recò a ricevere l'inve- te trattai di lui. Intanto l'assemblea di
sii tura del regno di Trinacria, osservali- Costanza a' 26 luglio 1 4' 7 depose e sco-
dosi tutte quante le solenni formalità; inimicò Benedetto XIII come ostinato,sci-
indi fu pure a trovarlo in Morella, ed smatico e devialo dalla fede; indi co'car-
anche iti Valenza. Io continuazione del dinali de'3 collegi unitisi 3o deputati dei-
concilio di Pisa fu da' principi e dai tre le 5 nazioni che formavano quell'augu-
collegi cardinalizi convenuta la celebra- sto consesso, fra 'qua li 5 spaglinoli, agli
zione del Sinodo (/'.) di Costanza nel 1 inovembrefu eletto Martino V. L'an-
i4'4> a' quale effetto l'imperatore Si» tipapa nel novembre 14 1 5 dopo essere Si-
gismondo si recò in Ispagna per confe- to abbandonato da're di Castiglia ed'A-
rire con Ferdinando 1 re d'Aragona so- ragona, con grosse squadre si ritirò nel-
stenitore dell' antipapa , onde cercare i la diocesi di Tortosa a Paniscola (/'.) nel
mezzi per far cessare tanto scandalosa regno di Valenza, come inespugnabile e
desolazionedella Chiesa, la perturbazione appartenente alla sua casa; poscia e se-
degli animi e delle cose; fu pure a Per- gretamente favorito da Alfonso V, vi ce-
pignano per piegar l'animo di Benedetto lebi ò un conciliabolo. Martino V non po-
XIII, ma non riportò che promesse. Fu tendo ottenere dall'inflessibile antipapa
ivi che si abboccòcon Ferdinando I,eC0Q la sua conversione, per quanto dissi ad
l'infante d'Aragona Alfonso principe del- Avignone, lo scomunicò insieme co'suoi
I Asturie, i quali offesi da tanta ostina- aderenti, e contro di lui fece pubblicar
tezzaegià suoi protetlori.acconsentirotio la guerra crociata ne'regni d'Aragona,
di procedere contro di lui. Ferdinando Valenza, Castiglia e Navarro. Il porto-
I, grato a Benedetto XIII perchè ad onta ghese cardinal Fonseca a ciò spedito per
disua propensione al conte d'Crgel, pure legato, essendosi ammalalo e per le oc-
aveva contribuito alla sua elevazione al eulte arti d'Alfonso V, la crociala non si
trono, da principio lo sostenne colla sua effettuò. Della connivenza del re al falso
protezione, e pare anche dopo l'abbocca- Papa, ragionai pure ad Avignone. Que-
mento coU'imperatore; ma vedendo che sto contegno d'Alfonso V derivò dal non
dopo l'eroica rinunzia di Gregorio XII e potete ricevere da Multino V l'infesti-
SPA SPA io 7
lui n i)«||b Sicilia ili qua dal Foro, e non monto di Martino V. Seguì l'abdicazio-
riconescere l;« tua adozione di Giovanna ne dell'antipapa a'a 6 luglio i \ •-».<), e Mar-
li, per cui impedì la éelebrazione del con- tino V lo lece vescovo ili Majorca. L'an-
cilio ili Siena (/*.), ch'erari adunato in inanimale Giovanni Carriere «li Bene*
conseguente ili quello ili Costanza; e vo- «letto XIII, trovandosi in Fi-ancia e fami-
linilu sostenere H deposto BenedeltoXl II, glia re ilei conte d' Armagnac, protestò
lece minacciare ila'vescovi spagnuoli ili contro tale rinunzia, e si creile in dirit-
rarlo condurre in Siena, il perchè venne to di dichiararsi da se stesso antipapa col
stabilito dal Papa di convocarsi in Da- nome di Benedetto XIF (f.), ma pre-
silea nella Svizzera, ove tornerò a ragio- sto rientrò nelle tenebre donde era usci-
uarne. Finalmente nel \ .\i?> 01. \i \. mori to. Martino V assolvette dalle censure
in Paniseolu l'antipapa, pertinace nell'er- i paniscolani e il conte d' Armagnac, e
rore, ove secondo il suo ordine, o meglio chiunque altro avesse seguito lo scisma.
ad istigazione del re d' Aragona, i due Giovanni II il Debole re di (bastiglia
superstiti auticardinali procedettero al- e di Leon, dopo che lo zio era asceso al
l'elezione del successore, che fu l'anlipa- trono d'Aragona ebbe ancora la disgra-
pa Ciemente fili {J *.) Mugnoz, cano- zia di perdere la madre, sposò Maria fi-
nicodi Barcellona sua patria, riconoscìu- glia dello zio, i cui fratelli Giovanni II
to da Alfonso V e dal mio regno, il qua- poi redi Navarca ed Enrico si recarono
le creò anticardinale il nipote e poi de- nella sua corte per dominarlo, ed il 2.0
gli altri, ricordati ad Avignone. Ivi e nella si congiunse in matrimonio con Cateri-
biogralìa dell'antipapa raccontai (pianto na sorella del re. Volendo egli supplan-
fece Martino V per svellere quest'ulti- tare d. Alvaro de Luna suo dominatore,
ino residuo dello scisma pel cardinal Foix s'impadronì armato mano del re, il (piale
suo legato a Intere ne'dominii del di lui riuscì con l'aiuto del favorito d'evadere,
parente Alfonso V. Per la contumacia di e poi d'imprigionar il cognato e cugino.
questo re, inaspritosi il Papa, a' i5 In- Peri) AlfonsoVcon minacele ottenne la
glio 1 4 * t> lo citò a Roma in giudizio, da libertà del fra tei lo, che passò presso l'altro
presentarsi nello spazio di 1 2 1 giorni, ed divenuto re di Navarra, e ambedue gli
incaricò il vescovo di Girona a persua- mossecontro. Giovanni II dopo essersi di«
derlo, tanto di abbandonare lo scisma, leso, nel 1 43 1 portò la guerra contro gl'in-
qnanto a ritirare I' editto pubblicato e fedeli di Granala, divisi allora in fazioni
pregiudizievole all'immunità ecclesiasti- che sembravano apparecchiare la loro
ca. Con monitorio Martino V citò anco- rovina. Uscito vincitore nella celebre bat-
ta Giovanni conte d' Armagnac, il qua- taglia di Figuiere, colla morte di 3o, 000
le si dichiarò ubbidiente al falso Papa, granatini, non profittò di tal vantaggio,
Temendo Alfonso V d'essere sentenzia- dicesi perchè de Luna sbandi) le truppa
to quale usurpatore de'diritti dellaChiesa per avere ricevuto grossa somma dal re
e difensore de'scisuialici, ammise nel re- moro; bensì neh 435 tornò in campo e
gnoil legato, ed a* i 6 giugno 1 429 venne riportò vittoria a G uadix. Giovanni II do-
ad accordi, conanuullare il decretato con- pò la segnalata vittoria contro i mori ili
troia libertà ecclesiastica e la pontificia Granatala renderne durevole la memoria,
autorità, con permettere che i ricevilo- istituì un ordine cavalleresco, anche per
11 papali esercitassero il loro uffizio; inol- premiare il valore de'suoi prodi guerrieri.
tre il re cooperando col suo ambasciato- Lochiamo l'ordine dello Specchio ( f.)f
re Lenzuoli bolgia, poi Calisto 111, al rav- forse perchè inculcò a quelli che ne fregiò,
vedimento degli scismatici e alla rinunzia di specchiarsi di continuo nelle proprie
di Clemente VI IL non che al riconosci- azioni, acciocché queste lusserò degne Ui
ioG SPA SPA
cavalieri. La decorazione la formò d'una pera re tal felice rivolgimento. Questo re
collana o catena d'oro formata di gigli u nelle sue peripezie non trovò altra con-
dì grifoni. Ma I' ordine dello Specchio soluzione che nelle lettere, quindi se ne
sembra che non sopravvivesse al suo i- dichiarò protettore, creando intorno a se
slitutore. Altri lo fanno pure autore del- una corte poetica. Ritornando ad Alfon-
l'ordine equestre della Squamma^F.), so V re d'Aragona, sostenne molte guer-
che alcuni attribuiscono a Giovanni II re reperavere il regno di Sicilia di cpia dal
d'Aragona. Per alcuni maneggi dovendo- Faro e riunirlo con quello che possedè-
si ritirare dalla corte il contestabile de Lu« va dell'isola di tal nome, contro il duca
na, per impedirne il richiamo si formò d'Angiò.cheGiovanna II con nuova ado-
una trama e vi entrò il principe dell'A- zione avea preso per figlio. Già rimarcai
stu rie Enrico, figlio del re e sposo di Bian- che di sue gesta discorsi a Sicilia, come
ca figlia del re di Navarra Giovanni II. d'essercaduto prigione, co'fratelli d. Eu-
Neii44' il l'emarciòsopra i ribelli ecad- ricoeGiovanni 11 re di Navarra, del elu-
de nelle loro mani a Medina del Campo, ca ili Milano Filippo M.3 Visconti,che gè-
e ricuperò la libertà a condizione che il nerosamente li rilasciò co'signo ri del lo-
contestabderestasse6anniin esilio. Que- ro seguito e senza riscatto. Avendo poi
stofu abbrevialo dallostcssoprincipedel- preso la capitaleNapoli e occupate le prò-
I Asturie, ma poi nel 1 447 stanca del suo vincie, non ricevendone l'investitura da
dispotismo la regina Isabella di Porto- PapaEugenioI V, abbracciò il partito del*
gallo, sposata in seconde nozze, gli ven- l'antipapa Felice V di Savoia ('Z^.)elet-
nero applicati maggiori delitti ili quelli to dal conciliabolo di Basilea (P.)'. ma
che bastavano a farlo perire, e fu decol- questo non fu che un giuoco per averne
lato. Il re si penfi poi d'aver sagrificato miglior vantaggiodaEngenio lV,col qua-
il favorito alla moglie ch'eglistessoavea- lea un tempo negoziava l'accomodameli-
gli procuralo, e se ne dolse sino alla mor- to di loro vertenze. Infatti nel i44^ ei' m
te avvenuta nel <4~4- " principe dell'A- Siena gli accordò l'investitura, con patto
storie Enrico IV l'Impotente gli succes- d'aiutarlo a ricuperare daFranceacoSfor-
se : da Isabella di Portogallo, che altri za la Marca (f.), e di restituire le città
chiamano Giovanna, ebbe una figlia ili dello stato ecclesiastico da lui occupate,
questo nome, ma non fu riconosciuta per reintegrandolo della dignità di Confalo-
sua. Giovanni II, non privo di valore e niere della chiesa romana, che aveagli
pietà, ebbe tutti i difetti della debolez- conferito. Nel i 444 Eugenio I V decise la
za, che sono quasi più funesti della sles- lite tra gli Ambasciatori de' re di Casti-
sa tirannia : amò di essere dominato, e glia e d'Aragona, sulla preminenza del
talvolta si ritirava ne'chioslri. Il regno di posto nelle cappelle pontificie, in favoni
Giovanni II fu un'epoca memorabile nel- de'castigtiani. Alla sua morte Alfonso V
la storia del la letteratura spaglinola : si procui òche gli succedesse il cardinal Co-
puòdirei bea lui ne sia dovutala restau- lonna, ma invece restò eletto Nicolò V,
razione. Vero è che alcuni anni prima il già spellilo nunzio a lui dal predecesìo-
marchesedi Villena, illustre per natali e re. Per morte del duca di Milano (F .)
per talenti, avea cercalo di risvegliar nel- Visconti nel 1 447, secondo il testamento
la Spagna l'amore della poesia, l'ondando suo Alfonso V divenne erede de'suoi sta-
io Aragona un'accademia di Irovalori, a ti, che contrastatigli da Francesco Sfor-
ìmitazionedi quella diTolosa, indi altra za e da alili, dovè sostenere una nuova
in Castiglia chiamata la Scienza gaia: ma guerra. Nel seguente anno per quella che
que'saggi non proibissero grandi elfetti intrapresero contro i mori di Granata, i
sul principio; e spettava a Giovanni li l'o- re d'Aragona e di Castiglia, Nicolò V cou-
SPA
eesse indulgenza plenaria n quelli che lo-
ro prestassero aiuto, scomunicando quel-
li che lo dasseroa'maomettani. Di più il
l'iipa si all'alice per la pace d'Italia, mas-
sime tra i fiorentini e Alfonso V, il qua-
le perciò era impedito di passare in Lom-
bardia^ l'ottenne collegandoli insieme:
fu statuito, che insorgendo dissensioni fra
le parti, il Papa ne fosse l'arbitro. Aven-
do saputo Nicolò V che il denaro som-
ministrato, per l'indulgenze concesse, al
le di Casliglia e Leon contro gl'infedeli
s'impiegava in altri usi, commise a'vesco-
vi d'Osma e Leon che vi provvedessero
Opportunamente. Decretò inoltre, che
quelli i quali in detti regni abbracciasse-
ro la fedecaltolica, fossero quindi idonei
a posseder qualunque dignità, benefizio,
onore e ullizio. Dichiarò poi scomunicati
Pietro Sarmienlo e suoi compagni, per
aver invaso Toledo. Nel i449 'I sedicen-
te Felice V rinunziò al preteso pontifica-
to, e così terminò l'ultimo scisma. A pre-
ghiera di Alfonso V dichiarò esente dal-
la giurisdizione de'vescovi l'ordine della
Mercede , approvò e decorò di privilegi
l'università di Rarcellona. Il Papa invitò
i cavalieri di Rodi ad ospitar la flotta di
Alfonso V che guerreggiava i saraceni, e
donò al re la piccola isola di Castel Rosso
tli delti cavalieri, spesso rovinata da'lur-
chi eda'saraceui, a condizione che vi fab-
bricasse una fortezza; ciò che non ebbe
elFelto pe'reclami de'cavalieri,che s'inca-
ricarono di fortificarla. Avendo Nicolò V
accordato ad Alfouso V le decime e altri
sussidi! ecclesiastici, per servirsenecontro
i mori, nata discordia fra il clero e i regi
ministri sul modo d'esigerli, il Papa per
sedarla depulòlcgatort lalere il cardinal
Giovanni Morineuse ne' regni di Valenza
e dell'isole Baleari, nel contado di Ros-
siglione e provincia Ceritiana. Nel i4^ '
Nicolò V donò al re la Rosa d'oro j e co-
mandò a' vescovi di Caviglia e Leon di
procedere rigorosamente contro i provo-
catori de'mori a danno di que'regni, rin-
novando le leggi de're Enrico II e Gio-
SPA 107
▼anni II in favore di quelli che abbrac-
ciavano ilcaltolicismo, onde godere qua-
lunque onore e uffizio, raffrenando altre*
sì le licenze degli ebrei dimoranti in Ispa-
gna. Ad impedire che Costantinopoli fos-
se nel i453 presa da'turchi, il Papa man-
dò soccorsi, e Alfonso V a sua istanza 1 o
galere, ma inutilmente;quindi Nicolò V
coucesseindulgenzea chi contribuisse al-
la riedificazione delle mura di Medina
Sidonia nell'Andalusia. Sublimato alla
cattedra apostolica Calisto IH, già segre-
tario e consigliere d'Alfonso V e arbitro
della pace Ira lui e il re di Castiglia, ec-
citò amhedue e il re di Portogallo a cac-
ciare interamente dalla Spagna i mori su-
perstiti ili Granata, ultimo loro asilo. Al-
fonso V, menti e combatteva co' veneziani
e genovesi,ed assedia va Genova,che come
dissi l'avea fatto prigione e consegnato al
duca di Mi la no, morì nel 1 4 58senzo lasciar
figli legittimi, istituendo erede de' regni
d'Aragona e Valenza suo fi atelloGiovan-
ni II redi Navarro, e de' regni delle due
Sicilie Ferdinando I d'Aragona suo na-
turale. Non senza diletti Alfonso V f u un
gran principe : de'suoi detti spiritosi fu
composto un volume. La gelosia delia re-
gina lo allontanò da'suoi stali di Spagna,
il che dichiarai a Sicilia. Attaccò il redi
Tunisi e riportò sudi Ini una vittoria de-
cisiva, e si arricchì di sue spoglie. Eroe
delsuosecolo.èforseil principe più gran-
de che sia salito sul trono d'Aragona: do-
tato di persuanente eloquenza , sincero
benché destro, fu valoroso capitano. Amò
le lettere, protesse! dotti, ed accolse nei
suoi stati le muse e le arti , bandite da
Costantinopoli; fu amantissimo della let-
tura. Al re Alfonso V si attribuisce l'isti-
tuzione dell'ordine della Sloia (^.). Ora
ètempodiparlared'EnricoIVrediCasli-
glia e di Leon. Avendo nel 1 4^5 chiesto a
Calisto IH contro i mori una crociata, il
Pana l'accordò; ma taleguerra durata 10
anni, non produsse notabili vantaggi. Il
Papa per incoraggiarlo gli avea donato lo
Stocco e Beri elione ducale (/ .)dd lui be*
io8 SPA
nedetli. Separatosi da Cianca ili Navarro,
sposò Giovanna di Portogallo, che la so-
migliò ne costumi voluttuosi e senza mi-
stero nelle galanterie: entrambi si resero
perciò oggetto di disprezzo a'Ioro suddi-
ti.Nel 14 >Q ' signoi'i malcontenti ordiro-
no una trama, in cui poi entrò a parie
il re d' Aragona, a vendicarsi del quale
Enrico IV portò la guerra nella Navar-
ra. In pari tempo nuovamente volse lesue
armi contro i mori di Granata, e tolse lo-
ro Arcliidona e Gibilterra. Per definir le
sue controversie col re d'Aragona, con-
venne nell'arbitrato de! re di Francia, col
(piale si abboccò sulle sponde della Bidas-
soa,edebbe il torto, oltre l'essere critica-
to pel fasto col quale vi si portò. Sfogò la
sua collera col marchese di Villena Pacec-
co suoi. "ministro e sul di lui zio arcive-
scovodi Toledo che bandi dalla corte, so-
stituendo al ministro il marchese della
Cueva amante della regina, con pubblico
scandalo. Nel 1 4^4 scoppiò una congiura
in Madrid de' malcontenti, e per trarsi
d'impaccio promise rimediare alle turbo-
lenze del regno, e di riconoscere per suc-
cessore il fratello d. Alfonso, come impo-
tented'aver prole per le sregolatezzedel-
la gioventù. Per l'imprudenza d'aver
consegnato le fortezze a'capi della lega,
il 5 giugno i4^5 nella pianura d'Avila
fu deposto solennemente in effigie nel mo-
do il più oltraggioso, ed acclamato re d.
Alfonso. Insorse il popoloindignatoa ven-
dicar lo svergognato sovrano, onde si tro-
vò alla testa di 100,000 uomini. In vece
d'atterrare i ribelli, si lasciò lusingare da
proposizioni d'accomodamento, e conge-
dò le truppe, che divise in fazioni sparse-
ro la desolazione nel regno. Cosi il re ria-
nimò i congiurati e ne accrebbe il nume-
ro, e i due partiti vennero a sanguinosa
battaglia, restando ferito l'arcivescovo di
Toledo. Morto nel 14GS d. Alfonso, i ri-
belli offrirono la corona a d. Isabella so-
rella del re, ch'ebbe la generosità di ri-
cusarla,e sebbene riconoscesse per illegit-
tima d. Giovanna iuta dalla regina, voi-
SPA
le che si dichiarasse principessa dell'Astu-
rie ed erede della corona. Ma i ribelli ob-
bligarono il rea diseredarla^ ripudiarla
madre, ed a rimandarle in Portogallo: d.
Isabella assicurata del trono, che fu lacc-
lebralissima Isabella I la Cattolica, s'\ vide
ben tosto desiderata dadillerenli sovrani.
Per maneggio dell'arcivescovodi Toledo
e de'graudi, e a fronte della contrarietà
del re, l'impalmò neli46<) a Valladolid
d. Ferdinando figlio di Giovanni lire di
Aragona e Ma varrà, col quale sposo e co-
gnato nel 1479 si riconciliò e riconobbe
Enrico! V inSegovia. Tutta volta nel i474
prima di morire dichiarò che lasciava
erede d. Giovanna sua figlia, che tutti ri-
tenevano bastarda dellaCueva,onde per
voto della nazione salì sul trono d. Isa-
bella I, che già avea manifestato le gran-
di qualità che doveano collocarla fra le
più celebri principesse, e pel suo matri-
monio fu sorgente della prosperità della
Spagna, essendosi per tal modo le due più
grandi monarchie della penisola riunite
in questa ben degna coppia. Enrico IV,
malgrado i vizi e la vita dissipata diesi-
no dalla gioventù aveano addolorato il
padre, die alcuna volta esempi di pietà,
fondò chiese e dotò stabilimenti religiosi.
Esercitò alcuni atti di giustizia, maggiori
però furono quelli di vendetta e di rigo-
re. Fu in quest'anno che l'arte tipogra-
fica s'introdusse in Ispagna, come alfer-
ma Ferreras. Innanzi di trattare di d. I-
sal iella I e del suo sposo, conviene dire
del padre di questi Giovanni II re d'Ara-
gona e di Navarra,2.° figliodi Ferdinan-
do l re d'Aragona. Per la moglie divenu-
to nel if\.i5 redi Navarra fu coronato con
essa a Pamplona, e secondo l'antico co-
stume de'goti furono mostrati al popolo
elevati sopra uno scudo, e portatoda'de-
putati delle primarie città del regno. Da
loro nacque d. Carlo principe di Viane,
al quale lasciò la corona la madre moren-
do neli44'> ma a Giovanni II non vo-
lendo abbandonarla, fu cagione di gravi
dissensioni col figlio. Giovanni li si spo-
S P A
sì> quindi con d. Giovanna figlia di Fe-
derico Enriques ammirante di Castiglia,
che gli partorì il suddetto d. Ferdinan-
do, ed. Giovanna che si maritò con Fer-
dinando I re di Sicilia di ijna dal Faro os-
sia di Napoli, e Sisto IV mandò a Napo-
li per benedire le nozze il cardinal Borgia
legato, poi Alessandro VI. Neh 4 hS, co-
me dissi, successe al fratello Alfonso V
nel regno e monarchia d'Aragona, e gli
stati dichiararono ad essa in perpetuo u-
nitii regni dell'isole di Sicilia e Sardegna,
indi dovette sostenere guerre contro l'in-
fante di Portogallo d. Pietro che aspira-
va alla corona d Aragona, e fu sconfìtto
da d. Ferdinando, il quale poi dal padre
Fu fallo riconoscere per viceré d'Arago-
na e per redi Sicilia. Anche il duca d'An-
giò insorse pretendente all'Aragona, so-
stenuto ila Francia, ed ehhero luogo vi-
gorose guerre, comhatt u te contro il re an-
che da'catalani. Giovanni II mori a Bar-
cellona a' ig gennaio 1479, avendo rice-
vuto in douo da Pio II la Uosa d'oro be-
nedelta. Non mancava né di coraggio, né
di politica, ma il suo regno fu una serie
quasi continua d'itifortunii, perchè la sua
ambizione fu troppo inquieta, troppi in-
giusti i suoi disegni, e troppo precipita-
ti i suoi passi. Essendogli morti i figli d.
Carlo e il. Bianca chea vea diseredati, la-
sciò la Na varrà all'altra figlia il. Leono-
ra, pur nata da d. Bianca di Navarra mo-
glie del conte di Foix. Per la morte di Gio-
vanni II, l'Aragona cessò ili formare un
regno a parie e fu riunito a quello ili Ca-
stiglia da Ferdinando suo figlio sposo ili
d. Isabella I, che quale redi Castiglia pre-
se il nome di Ferdinando V, e II come
re d'Aragona, poi detto il Cattolico. Fu
peròslahilitOjche il re lascierebbe regna-
re sulla Castiglia e Leon la regina, e solo
col suo consenso parteciperebbe al gover-
no. Ferdinando V adontato voleva tor-
nare in Aragona, ma fu trattenuto dal-
le carezze e dalla prudenza d'Isabella I,
che pubblicamente lo nominò suo signo-
re, nou senza vegliare a sostenere i di-
SPA log
ritti d'una corona che le apparteneva in
proprietà. Dai diritti in fuori, lutto di-
venne comune tra essi, e si prestarono
mutuo appoggio adonta della differenza
de'caratleri. Il principio del loro regno
non fu senza turbolenze civili, poiché nel
i4y'>d. Giovanna sostenuta dallo ZÌO re
di Portogallo, si fece acclamare regina di
Castiglia in Placencia. Ferdinando V pe-
rò sconfisse il rea Toro, e ritornò ne'suoi
stalijseguendola pace il' A Icocebas.d. Gio-
vanna vedendosi abbandonata, preferì di
rinunziare, preseli velo e professi» nel mo-
nastero di Coimbra, donde inutilmente
tentò di ritraila Luigi X\ re di Francia,
per suscitare nuovi torbidi e darla in i-
sposa a Francesco Febo re di Navarca.
Riuscì pure a Ferdinando V, dopo la lun-
ga guerra, di pacificarsi con Francia, a'f)
novembre 1 74^> l,e' quale era succeduto
al padre nel Irono d'Aragona. Nel mede-
simo anno con bolla del 1 ."novembre Si-
sto IV istituì il tribunale deW Inquisizio-
ne (?'.) in Ispagna ad istanza del re, sot-
to la sua autorità e indipendenza de've-
scovi,considerato necessario in quella mo-
narchia, per castigar quelli che abbrac-
ciando per politica la religione cattolica,
poi la profanavano con orribile mesco-
lanza di giudaismo- e maomettismo. Il
domenicanoTommasoTorquemada, che
oltre il cardinal Pietro Mendoza, aveva
consigliato al re questo stabilimento, fu
da lui nominato grande inquisitore. Da
Siviglia, che ne fu la culla, quest'inqui-
sizione si estese rapidamente nelle altre
città e nelle altre prov'mcie, nel regno di
Granata dopo la riduzione de'mnri, nei
regni di Sicilia e di Sardegna, nell'Ame-
rica dopo la scoperta, e generalmente in
tutte le terre del dominio di Spagna, ad
eccezione di Napoli e de' Paesi Bassi. Il
principio fu tale, che più di 2000 perso-
ne in un anno solo perirono nel fuoco,
al dire di Mariana. 1 re successori ricol-
marono «l'autorità e di privilegi questo
tremendo tribunale. Di recente il dotto
mg.1' Marino Marini ci die le Memorie
no SPA SPA
sioricocritichetGalileo cT Inquisizione, mo inquisitore nominato dal re veniva
Romai85o, il cui processo potè ricupe- Approvalo dal Papa. Che il re istituì pa-
lare da Parigi Gregorio XVI, e il prela- re un consiglio con giurisdizione covra-
lo ne fece relazione nel suo libro. Pertan- na per lullociòche formava l'oggettodel-
to nel tesser egli una breve storia dell'in- l'inquisizione, cioè l'eresia, il giudaismo,
quisÌ£Ìooe,ed A proposito di quella diSpa- il maomettismo, il sortilegio, la poliga-
gna,fa osservare come recentemente mol- mia, ej peccati contro natura. Si elegge-
ti storici eterodossi hanno reso alla chie- vano per ulliziali i più ragguardevoli si-
sa romana quella giustizia, la quale per gnori, i quali esercitavano l'uffizio sotto
tanto tempo le fu ostinatamente negala, il nome di famigliari dell'inquisizione e
poiché pochissima, pernondir ninna par- di cavalieri di Gtsu Cristoes. Pietro mar'
te, abbia essa avola nella fondazione di tire f f.) o della Milizia di Cristo, e che
quella inquisizione, istituto reale, peroc- non isdegnavano di far la cattura degli
che solo il re nominava per tulli gli sta- accusati. Pel rispetto che loro si portava,
ti l'inquisilor generale, e questi, col per- o piuttosto il terrore che imprimevano,
messo di lui, gli altri inquisitori d'ogni niuno faceva loro resistenza e neppure
luogo, i quali erano ecclesiastici. » Egli fuggiva. Alle fatali parole, per parte del
è vero, che Sisto IV confermò con bolla santo Tribunale, l'accusato tremante e
del i.°novembrei 478 questo nuovo isti- mezzomortosi lasciava condili* via, sen-
tulo; ma egli è vero altresì che coll'altra za proferir parola, e senza che nemmeno
bolla de'2 agosto i483 facea lagnanze col ipiù stretti parenti ne mormorassero, che
re Ferdinando V dell'estremo rigore di anzi riguardandolo per morto, prendeva-
questo tribunale, e lo esortava a tempe- no il bi uno o lutto; niuno avea coraggio
rarlocolia clemenza, usando cristiana ca- di pregare in suo favore, né d'accostarsi
rilà, particolarmente sei rei dessero se- alla prigione, e tremando di vedersi in-
goi non equivoci di ravvedimento. E sia volti nel suo delitto, spesso emigravano
detto a eterna lode de' romani Pontefici, presso gli esteri. I rei si rinchiudevano in
essi non favorirono mai l'inquisizione tetra carcere, ove restavano molti mesi
spaglinola, anzi furono solleciti di limi- senz'essere interrogati, acciò essi divenis-
lame l'autorità. Leone X volea abolirla: sero i propri accusatori e manifestassero
Paolo 111, Pio IV e Gregorio X11I si op- il motivo di loro prigionia! Allorché do-
posero a tutta possa alla sua in^roduzio- pò lunga detenzione, non essendovi pro-
nenel regnodi Napoli e nel ducato diIMi- ve dellaccusato, veniva messoin libertà,
lano, domimi posseduti dagli spagnuoh". non aveauo luogo né soddisfazioni , né
Avvertepuremg/ Marini, che le pretese reintegrazioni, e di frequente con parte
orrende carneficine, che Dell' ultima a- de'suoi beni si pagavano le spese del pro-
berrazione politica di Roma si volle per- cesso. Un velo impenetrabile era stesosu
suadere al volgo ignorante essere slate tulle le operazioni di questo ministero di
commesse per più secoli nella residenza terrore. S'ignorava il giorno in cui pro-
in Roma del tribunale dell'inquisizione, nunzia vasi la sentenza, il che facevasi u-
sono ad aversi per menzogne sfacciate e na volta l'anno segretamente tra gì' in-
ridicole, siccome a sostegno di loro calun- quisitori. Pronunzia vasi allora il fatale
nie si produceano scheletri derivanti da Auto dajP, ossia sentenza di fede, a cui
antico cimilerio che ricordai nel voi. immediatamente succedeva il supplizio
LUI, p. 83, e cose postevi adarle. Quan- de' rei, in pubblico e colle più terribili
to al formidabile tribunale dell'inquisì- solennità. In Portogallo s'alzava un tea-
zione di Spagna, riferisce Bercastel nella Irò di legname, con in mezzo un altare
Storia del cristianesimo, che il suo pri- magnifico, ed a'fianchi con sedie pe'fa-
SPA
migliar! dell'inquisizione e pegli accurati,
avendo rimpelto una cattedra donde un
inquisitore chiamando l'accusatogli leg-
geva i provata delitti a lui imputali ocon-
fessali, celie la sentenza gli dovea essere
pronunciala da'y giudici ivi presenti, ab-
bandonandolo cosi al braccio secolare, i
quali condannavano i rei ad essere stran-
golati e quindi bruciali. Ma già ogni pri-
gioniero a vea conosciuto il suo desti no dal
genere di vestilo detto sambeiiiloocasac-
ca gialla senza maniche che gli si faceva
indossare, e quelli cui si lasciavano i loro
abili venivano resi liberi con una multa
pecuniaria. Se il snmbenito avea la cro-
ce rossa, il reo era sicuro della vita, ma
i beni restavano confiscati a profitto del-
l'inquisizione. Se il scimbentto era coper-
to di fiamme di panno rosso, significava
che il reo era recidivo e perciò minaccia-
to di fiamme ricadendo: si perdona va due
volir a quelli che rinunzia v;mo al giudai-
smo e che fedelmente rivelavano i loro
complici, ma nella 3/ ricaduta non avea
più luogo grazia. Coloro finalmente i qua-
li colle fiamme rosse portavano sopra il
gambettilo il loro ritratto circondato da
mostri eoa demoni, erano condannali al-
l'ultimo supplizio. Tale è in breve la de-
scrizione che fa Dercaslel della famosa in-
quisizione spaglinola, menile della por-
toghese stabilita nel 1 53 1 e indipendente
dalla 1 .a,eziandio discorsi a Inquisizione,
in unoalla differenza d'ambedue dalla ro-
mana, santissima , prudeiilissima e cle-
mente. Osserva liercaslel, che 5 anni do-
po dacché l'inquisizione era stata attiva-
ta in (spagna, l'eccessivo suo rigore e la
forma insolita di sue sentenze eccitò lo
ipa vento generale e i più, vivi reclami} tut-
ti si credettero in pericolo d'essere posti
inferri sotto pretesto delle nominate rei-
tà, senza allegarsi loro ragione nel pre-
cipitarsi in tenebrosi sotterranei, più ab-
boniti del sepolcro. Di frequente gl'in*
Golpati dichiaravano, che tutto il loro de-
litto era di aver de'nemici interessali del-
la loro perdita, poiché il delatore era con-
SPA nr
tato per testimonio. Per tante barbarie gli
stali d'Aragona domandarono a Ferdi-
nando V che rimediasse a tali abusi, che
regolasse il tribunale dell'i nquisizione sul
piede degli altri tribunali, e che impedis-
se le scandalose confische, le quali face-
vano sospetta re dell'integrità di quelli che
l'ordinavano. Pare che non si abbia a volo
riguardo a tali rimostranze, e lo specioso
pretesto del la conservazione del la federit-
ene dopo Ferdinando V, chiuse gli occhi
sull'irregolarità de'mezzi impiegati a con-
servai la. Cercaste! dipinge con tristi co-
lori tale re. «Principe fortunato in guer-
ra, politico consumato, utile alla religio-
ne, edacuila religione fu infinitamente
anche più utile, sebbene ei non avesse Be-
vuto se non quella parte che può aver-
sene senza la probità. Non osservava egli
i suoi impegni, se non in quanto non tro-
vava il suo vantaggio a violarli". Giuu-
ta l'indignazione popolare al colmo, co-
stò la vita a s. Pietro d'Arbues canonico
di Saragozza, uno degl'inquisitori, forse
il men degno di servire di vittima per gli
altri, come quello che di santa vita eser-
citava l'uffizio con tutta l'equità, il disin-
teresse e la circospezione. Fu t raffino a
colpi di puguale, col favor delle tenebre,
innanzi l'aitar maggiore della cattedrale,
ove soleva 01 are lungamente sino a notte
avanzala. Riconosciuto il suo martirio in
odio della fede e la santità di sue emi-
nenti virtù, PaoloI II lo canonizzò a istan-
za di Carlo V.
Riuniti nel 1 480 gli stati a Toledo per
la riforma de' gravi abusi introdotti nel
regno d'Enrico IV, furono restituiti alla
corona 3o milioni di maravedis, sui qua-
li Ferdinando V e Isabella I fondarono
delle ricompense per coloro ch'eransi di-
stinti co'propri servigi. Si spedirono dal-
la regina commissari nelle provincie di
Casliglia e Aragona, per raccogliere sui
luoghi le lagnanze de'popolioppressidai
grandi. Nel venerdì santo un orribile ter-
remoto desolò laSpagna. Fu propriamen-
te in detto auno e per couto della Casti-
Ma S P A
glia il conquisto dell'isole Canarie, e Pa-
pa Sisto IV si adoprò con zelo per la dif-
fusione in esse del vangelo. Ed eccoci or-
inni all'era novella della Spagna, segna-
lala da ima serie di prosperi e strepitosi
eventi, che ne formarono una colossale
potenza. Prima riferirò, che Innocenzo
Vili, con sua bolla degli 8 dicembre 1 4^4>
concesse al re il padronato delle cinese
e monasteri del regno di Granata e del-
l'isole liberate dal dominio moresco, col-
la facoltà e privilegio di presentare alla
s. Sede hi nomina de'vescovied ordinari
de'medesimi. Ferdinando V clic aspira-
va alla riunione del regno di Napoli a
quello dell'isola di Sicilia, per ovviare al
conquisto clie ne meditava Francia, s'in-
terposea pacificare il reFerdinando I con
detto Papa, facendo malleveria delle sti-
pulate condizioni. Il sultano Albohacetl
comportava impazientemente il tributo
ch'era stato imposto al suo regno di Gra-
nata da'redi Castiglia. Avendone Isabel-
la I e Ferdinando V falla ricerca per rin-
novare la tregua che correva tra i due re-
gni, dicesi aver egli risposto: Che in tutti
i luoghi in cui coniavasi moneta per pa-
garlo, si fabbricassero armi per francar-
sene. Indi il marchese di Cadiz improvvi-
samente penetrato ne'suoi stati, a'27 feb-
braio 1 482 prese la città d'Albania 7 le-
ghe da Granata, di cui essa era una spe-
cie di lialoardo. Intanto i granatini eran-
si ribellali, ponendo la corona in capo di
Aboabdali primogenitodel sultano. Que-
sti prese la fuga e si salvò a Malaga presso
Abdoullah-Zagal suo zio. Insorse quin-
di guerra tra padre e figlio che produs-
se la rovina de' mori. Il nuovo sultano
■volendo tener fronte a' cristiani ad un
tempo e a suo padre, si recò ad assedia-
re Lucene. I cristiani volarono in aiuto
della piazza ,COSt ri oserò i mori a levar l'as-
sedio, gli attaccarono nella loro ritirata
a'2 1 aprile 1 4^3, li posero allo sbaraglio
e fecero prigioniero il re. I mori per non
lasciar varante il trono, vi ripristinarono
Albuhacen; ma Ferdinando V colla mira
SPA
di mantener tra loro la discordia, resti-
tuì la liberta al giovine sultano. Ricusan-
do Granata di riceverlo a motivo delle
vergognose condizioni a cui egli crasi as-
soggettalo, dovette ritirarsi ad Almeria.
Ferdinando V prese le sue parti e gli for-
nì denaro e milizie. Kgli stesso entrò sul
territorio de' inori eriportò vantaggi tan-
to considerabili controquegl'infedeli, che
nel i485si determinarono di porre in tro-
no Abdoullah Zagal fratello del deposto
e zio del ribellato, come il solo capace di
sostenere la loro pericolante monarchia;
ma tutta la sua abitila non valse ad arre-
stare i progressi dell'armi cristiane, che
nel 1 {87 presero Malaga dopo un'oslina-
ta resistenza. Ferdinando V, passando di
conquista in conquista, a'rjdiceiubre 1 f\Hc)
s'impadronì di Baca o Lìaza dopo 7 me-
si d'assedio, ch'era la città piò forte di
tutto il regno di Granata. Allora il sul-
tano Zagal disperando di conservare ciò
elicgli rimaneva, venne a consegnarla in
un colla sua persona a Ferdinando V, che
lo accolse onorevolmente e gli assegnò
rendile e terre considerevoli pel suo trat-
tamento. Zagal passò in Africa e fissò il
suo soggiorno a Tremecen, ove ancora
da ultimo sussisteva la sua posterità. Al-
cune città per altro difese da Abballali,
nipote di Zagal, opposero pure della re-
sistenza. Convenne dar mano piò ener-
gica allearmi per soggiogarle^ finalmen-
te Ferdinando V nel 1 4<1^ terminò col-
l 'esercito capitanato dal suddetto cardi-
nal Mcndoza, già celebre per militari im-
prese, il conquisto del regno di Granata
(P .), colla presa della capitale che si ar-
rese a'2 gennaio, dopo oltre 8 mesi d'as-
sedio, per la dedizione convenuta a' 1.5
del precedente novembre , facendovi il
solenne ingresso Ferdinando Ve Isabel-
la I a'6 gennaio, con istrepitose feste per
tutta la Spagna, in Peonia e altrove. In
tal guisa la Spagna dopoi o anni di guer-
re, si vide interamente liberala dal gio-
go de'mori che possedevano Granata da
oltre 800 anni, o meglio 780 auni come
S P k S P A 1 1 3
vuole Petavio, Rationanim tempor. par. la dilatazione del cristianesimo, tra i po-
i, che tu il periodo dell'epoca cheiniao- poli selvaggi immersi nelle tenebre. Laou-
ineltani dominarono io (spagna, ed io cui ile Isabella I e Ferdinando V, per assicu-
dicesi che gli spaglinoli gli sconfissero in rarsi di tali conquisti, si rivolsero ad A-
5ooo battaglie, potendo così Ferdinan- lessandro VI, che colla bolla Intercelerat
do V pel i ."intitolarsi dopo Svintillu, aio* de'4 maggio i4q3, Bull. Ilo in. t. 3, par.
11. uc idi Spagna, dando principio alla se- 3, p. 233, die loro rinvestitola e aggiu-
rie de're di Spagna. Abbiamo di Girola- dico lutti i paesi scoperti dal Colombo,
ino Oraziani, // conquisto di Granata, e di tutti quegli ch'egli o altri per loro
Modena 1 6 5o, Venezia i 80 5. Nel mede- scuoprissero, per la propagazione della
simoannoFerdinandoV e Isabella I pub- religione cattolica. Nata poi gravissima
blicarono un editto per obbligargli ebrei discordia tra tali sovrani e Giovanni II
a ricevere il battesimo o ad uscire da'loro re di Portogallo (A'.^suìlescopertech'e-
stali entro il termine danesi. Secondoal* gli faceva ucW Indie orientali e nel Uni-
cu ni scrittori spago noli 1 7 0,0 00 famiglie, i//f(^.),perle precedenti concessioni fat-
secondo altri 120,000, ovvero 3o,ooo teda'Papi, perevitar la contesa dellear-
solamente uscirono in questa occasione mi,AlessandroVI faltoarbitroda'conten-
dallaSpagna,portandoseco immense rio- denti, nella pienezza d'autorità apostoli*
chezze, poiché gli ebrei eratisi impossessa- ca,sopra la carta geografica che si possie-
ti di tulli i rami di commercio loro ab- de dal Collegio Urbano di Roma, tirò
bandonati dall'indolenza spagnuola. Pa- la famosa linea di demarcazione perdi-
lecchi di questi sciagurati finsero di con* videro le conquiste e le scoperte, da uu
ver tirsi per nou abbandonar la patria, ma polo all'altro, e così separò le possessioni
ben presto le carceri dell'inquisizione ri- degli spagnuoli da quelle de'portoghesi,
suonarono de'loro ululati. Si continuò a assegnandone a ciascuno i confiui di sua
punire ne'posteri, sino al regno felice di dominazione; linea che in progresso di
Carlo III, la disgrazia e l'ipocrisia de'lo- tempo fu tenuta immaginaria, e nou più
ro padri. 11 portogheseNovaeslasciòscrit- rispettata- dalle potenze marittime. Di
to, che in termine di sei mesi dovettero tuttoeiò parlai ne' voi. II, p. 9, VI,p.ioo,
partire dalla Spagna 800,000 ebrei e sa- XI V,p. 236, LI V, p. 2 56. Osserva mg.r
raceni. Inoltre nel 1 492 fu elevalo al tro- Marini prefetto degli archivi segreti del-
no del Valicano il Valentino Alessandro la s.Sede, uella Diplomatica Pontifìcia:
VI, già legato di Portogallo, Castiglia e » Supposero alcuni, che a rimeritare lo
A ragona, che si mostròassai propenso per zelo di Ferdinando Ve Isabella I di ave-
la sua nazione spaglinola e molti uè creò re fra i selvaggi d'America introdotta la
cardinali, e nel seguente regalò la Rosa religione cattolica, avesse Alessandro VI
d'oro benedetta a Isabella I. Frattanto con bo'.ia de'2 5 giugno 1 493, se pur essa
l'italiano (della contrastata patria, se gè* mai esistette, accordato loro su tolte le
novese, savonese, o di Cuccaro castello chiese e benefìzi de'loro regni ampio iu-
della Liguria nel Monferrato, parlai nei dullo di giuspadronalo". Una statua co-
toI. Il, p. 8, XXVHI.p. 28o,LXll,p. lossale in bronzo nel i852 fu decretata
35 e altrove), celebre e benemerito Cri- al gran Cristoforo Colombo, per innalzar*
stoforo Colombo, faceva la meravigliosa si sopra un magnifico piedistallo in una
scoperta e conquista d'america (/'.) per delle piazze di Madrid. Era ormai tempo
la corona di Castiglia, pe'mezzi fornitigli che la Spagna rendesse questo giusto e do-
da Isabella 1 e l'assenso di Ferdinando veroso tributo all'uomo illustre, il cui gè*
V, nell'ottobre 1 49"21 'I principale inoven* nio forma l'ammirazione de'secoli,e che
te della regina fu quello di contribuir al* le produsse tauta possanza e ricchezze.
VOL. LXV1U. 8
lUTSeyyvOnt. Hi.
1 1 4 S P A
Nel i 853 si è stampalo in Homo: Ptìtria
e biografia del grande ammiraglio Cri-
sioforoColombodv conlie signoridi Cuc-
cato,castello della Liguria nel Monfer-
rato^scopritore dell'america, rischiarila
e comprovala dai celebri scrittori conte
Napione diCoconalo e Vincenzo de Con-
ti autore della storia di Monferrato, col-
l'aggiunta di nuovi documenti e schiari-
menti. 11 Cancellici i ci diede erudilissi-
me notizie sulla scoperta dell'America e
sul discopritore Cristoforo Colombo nel-
le Dissertazioni epistolari, ove rimarca
che i pii monarchi Ferdinando V e Isa-
bella 1 si fecero un sagro dovere di far pre-
sentare ad Alessandro VI il tributo del-
le primizie dell'oro americano per loro
divozione. Il Papa stimò di non poterlo
meglio impiegare, che consagrandolo in
onore della L5. Vergine, e facendolo ser-
vire per l'indoratura del soffitto della ba-
silica Liberiana di s. Maria Maggiore, di
cui era stato arciprete, e perciò avea fat-
to il soffitto magnifico che si animila, co-
mincialo dallo zio Calisto III. Di pili A-
lessandro VI assegnò un'annua rendita
pel mantenimento del medesimo soffitto,
la quale rinnovò Gregorio XV. La sco-
petta di Colombo e le successive sono pu-
re descritte da F. C. Marmocchi, Raccol-
ta di viaggi dalla scoperta del nuovo con-
tinente fino a' dì nostri, Prato i844'49>
t. iScon rami. Nel i4oGg'ispagnuoli s'im-
padronirono di Melilla città di Barberia
nell'impero di Marocco, esistente sopra
una penisola unita al continente median-
te uu istmo di roccie: divenne uno de'pre-
sidii spagnuoli in Africa, che resero assai
forte e inaccessibile dal lato di terra. No-
tai a Cattolico, titolo d'onore principe-
sco, che per le loro benemerenze fu ri-
pristinalo in Ferdinando V e Isabella 1
da Papa Innocenzo Vili, confermato nel
i4gG da Alessandro VI, e reso ereditario
ne'successori da Giulio lì. Dice Novaes,
che Alessandro VI concesse ancora a Fer-
dinando V il diritto di potere recare sot-
to il suo dominio l'Africa, per quindi do-
6 P A
pò conquistata aggiungere a' suoi titoli
quello iX Africano j e che il re allorquan-
do Carlo \ III re di Francia occupò il le-
gno di Napoli, fece lega colPapa,con Mas-
similiano I imperatore, col duca di Mi-
lano e colla repubblica di Venezia. Nel
'497 ' grandiosi successi di Colombo nei
suoi viaggi mai ittioli , infiammando la
maggior parie de'navigatori, eccitarono
l'emulazione del fiorentino Americo \ e-
spucci stabilito nella Spagna, il quale pro-
tetto da'gelosi della corte che non vole-
va che tutta la gloria si concedesse a Co-
lombo, co' vascelli somministratigli da
Ferdinando V salpò da Cadice, approdò
alle spiaggie del continente, fece nuove
rilevanti scoperte: sedotto poi dal re di
Portogallo abbandonò il servigio spa-
gnuolo, operò altri discoprimenti; indi ri-
tornato a disposizione di Ferdinando V,
nel viaggioche intraprese pel nuovo mon-
do, la legione del vasto e immenso con-
tinente detta pure Indie occidentali, in-
cominciò a portare il suo nome ù.' Ann ri'
ca, onore che con più di ragione spetta-
va a Colombo, i.°e auterioje suo disco-
pritele,laonde fu una gloria usurpata che
fece dire a Raynal: » In questa guisa il
1 .°momentoincui l'America fu conosciu-
ta dal rimanente della terra è contrasse-
gnato da un'ingiustizia". Nel voi. LV, p.
1 33, riportai l'aneddoto dell' uovo, col
quale Colombo confuse la malignità dei
suoi emuli, quando tentavano diminuir
la sua gloria, per la sua ardita impresa.
La Spagna abbagliata e sbalordita dalle
relazioni dell'ampie conquiste di nuovi
regni, e delle loro inesauribili ricchezze,
presagendo una beata oziosa felicità, tra-
scurò le arti e l'agricoltura, con quelle
pregiudizievoli couseguenzegià rimarca-
te di sopra. Quanto alle successive sco-
perte e conquiste in America, all'intro-
duzione del vangelo, all'erezione delle
sedi arcivescovili e vescovili, ed al gover-
iiameuto e tult'altro, ne tengo proposilo
negli articoli citati, ed in quelli delle citlà
arcivescovili e vescovili. Inoltre nel 1 497
SPA
afflitto Alessandro VI dalle disgrazie do-
inestichc di sua famiglia Borgia^ V .), me-
dita va di rinunziare al pontificalo e ne
m risse a Ferdinando V, il quale loconsi-
gliò a maturar meglio un affare di tan-
te conseguenze. In tale anno il re e la re-
gina perdcrouo l'unico figlio d. Giovan-
ni principe dell' Asturie , maritato con
Margherita figlia di Massimiliano I, che
lasciò vedova senza figli. Nel i 498 la mor-
te tolse loro anche d. Isahella loro pri-
mogenita, sposata a d. Alfonso principe
di Portogallo e poi col re Emanuele, col
progetto di riuniresti d'un sol capo la co-
rona di tutta la penisola, facendosi ricono-
scere l'infanta daglistati generali;ccon es-
sa morì pure il suo bambino d. Michele
che do veacfim pi la mente rinnova rei gior-
ni gloriosi diSvmlilla redi tutte leSpagne.
L'ambizione di Ferdinando V agognava
eziandio al regno diNapoli, per la vagheg-
giata unione colla Sicilia t per cui collega-
tosi con Luigi XII re di Francia erede
delle ragioni Angioine e cheavea in mi-
ra il 1 ."reame, spedì il celebre Ferdinan-
do Gonsalvo di Cordova, dello il gran
capi(ario}àr\\e cui vaiolose gesta e varia
fortuna ragionai a Sicilia, con l'intelli-
genza di spogliarne Federico I e divider-
si la terra. Tutto si ellcttuò, contribuen-
do vi A lessa udrò VI ch'erasi allea toco'd uè
re, e così terminò di regnare sul trono di
Napoli la discendenza d' Aragona d'Al-
fonso V. Gonsalvo intanto d'ordine del
suo re cominciò a guerreggiare i france-
si per cacciarli dalla convenuta divisione,
e nel 1 5o3 raggiunse pienamente col suo
valore lo scopo, e meglio nel 1 5o4- Que-
si anno fu memorabile per laSpagna, mo-
rendo a'26 novembre Isabella I, la cui
grande anima erasi sviluppata per tem-
po in mezzo alle procelle dell'infelice re-
gno del fratello. Divenuta regina, quasi
sempre a cavallo guidava le truppe, at-
tendeva in personaalla spedizione di lut-
ti gli affari, passava co'suoi segretari par-
te della notte, e soventediè udienze pub-
bliche. Furlunalameule pe'suoi sudditi,
SPA 1 1 T
ella avea tutte le qualità e le virtù che
mancavano al suo sposo, col quale visse
come due sovrani strettamente collegali.
Alle grazie del sesso accoppiava profon-
da e retta politica, l'integrità del magi-
slratoe le qualità del conquistatore. Ella
era sempre in consiglio: Ferdinando V
non regnava in sua vece, ma essa regnava
con lui. Altera e gelosa all'eccesso di sua
nutorità.ripugnavaa'mezzi immorali. Col
re infrenò il governo feudale, e con lui
per la pacepubblicacreòlaSanla-Erman-
dad, e colpì senza eccezione i rei. Per a-
more della religione e della gloria, arse
d'impazienza per l'espulsione de'mori, e
fu agli assedi di Daza e di Granata. Prov-
vide all'istruzione de'suoi sudditi, e pro-
curò loro un governo dolce e umano. Ri-
formando gli abusi, si valse del celebre
e suo degno confessore, consigliere ei."
ministro Ximenes francescano poi cardi-
nale, per ristabilire la disciplina ne'rego-
lari. Inconsolabile della perdita de'figli,
maritò nel 1 496 l'altra figlia ed erede d.
Giovanna la Pazza, all'arciduca Filippo
d'Austria il Btllo, figlio dell'imperatore
Massimiliano I, che attirò alla sua corte.
Quandodovette partirne pe' Paesi Bassi
di cui era sovrano come conte di Fian-
dra, non potendo sopportare la sostenu-
tezza spagnuola, d. Giovanna pel dolore
e la gelosia ne rimase alterata la ragione
e cadde in cupa malinconia, il che fu nuo-
vo soggetto di cordoglio per la regina, che
immaturamente pose fine a'suoi giorni
d'anni 54, soccombendo al peso di tanti
mali, dichiarando la figlia erede univer-
sale di tutti i suoi stati unitamente allo
sposo. Lasciò pure un'altra figlia, la fa-
migerata e virtuosa Caterina d'Aragona,
che inai i lata aire d' Inghilterra (I'.)En~
rico Vili, questi iugiustamentenel ripu-
diarla fu cagione del lagrimevole scisma
del suo reame. Nel voi. Vili, p. iq >, dissi
perchè Giulio 11 non credè competere a
Isabella I l'esequie nella cappella ponti-
ficia; invece Pio VII nel 1 8 1 7, come leg-
go nel u.° 32 del Diario di P\.oina, an-
1 16 SPA
nunzio in concistoro la morte di Maria I
regina di Portogallo, e poi le celebrò l'e-
sequie nella cappella papale e le fece le
solenni assoluzioni. Isabella I fu sincera-
ineute pianta, dopo averediflcato il inon-
do colla sua singolare pietà. L'arciduca
prese il nome di Filippo I e il titolo di
re, e Giovanna quello di regina, sebbene
era stato dicbiaralo amministratore di
Castiglia e Leon Ferdinando Vdallaspo-
$a, perchè n'era incapace la figlia per la
debolezza dello spirito. Ma Filippo I of-
feso di tale disposizione, nel i 5o6 si recò
in Ispagna, e tutti i signori di Castiglia e
Leon abbandonarono tosto il suocero per
unirsi a lui, onde fu riconosciuto e inco-
ronato, dopo aver concluso un accomo-
damentocon Ferdinando V, il quale do-
vette rinunziare all'amministrazione e ri-
tirarsi in Aragona. Ma la morte del ge-
nero avvenuta, per eccesso di dissolutez-
ze, a' 2.5 settembre i 5o6, gli restituì pre-
sto l'autorità che a vea perduta sullaCasti-
glia e Leon, essendo slato eletto reggente
dagli sta ti,dopo essere convenuto coll'im-
peratore Massimiliano I, altroavo che vi
aspirava, durante la minorità di d. Car-
lo suo nipote poi celebre Carlo I e come
imperatore V. Oltre questi, Filippo I la-
sciò Ferdinando I che pure fu poi impe-
ratore, e tre figlie : Eleonora che sposò
Emanuele re di Portogallo e poi Fran-
cesco 1 re di Francia, Elisabetta che si
maritò con Cristiano II re di Danimar-
ca,e Maria sposatacou Luigi II re d'Un-
gheria : la figlia postuma Caterina si ma-
ritò con Giovanni 111 re di Portogallo.
Per questo matrimonio passò la corona
di Spagna nella casa d'Austria. A Filippo
I,i l'api Alessandro VI e Giulio 1 1 aveano
fatto rinsignedonalivodelloi57occoeZ?<?/'-
reltone ducale, da loro benedetti. La re-
gina Giovanna rimase così colpita dalla
morte dello sposo, che non l'avea mai a-
mata, che perde interamente il senno. Il
suo spirito non erasenza cultura, ma sfor-
nita d'ogni vezzo esteriore, non potè fer-
mare il cuore d'un marito volubile e io*
S P A
fedele, cui ella idolatrava; mentre Filip-
po I non aven per lei che indi decenza e
disgusto. Dicesi che percorse per qualche
tempo la Spagna, facendo trasportar seco
il corpo del suo sposo, che di tratto in trat-
to discopriva per vederlo di nuovo, spe-
rando cempre che risuscitasse! Gli soprav-
visse sino al i 555 nella stessa alienazione
dello spirito, e malgrado di questo suo
stato e il vivere ritiralo, da'popoli fu sem-
pre tenuto che governasse la Spagna, la
Sicilia egli altri domimi in un a suo Ci-
glioCarlo 1, poichègli stali aveano deciso,
che se la regina ricuperava l'uso della ra-
gione, avesse soia l'esercizio dell'autorilà
reale. In tutte le ordinanze era inserito il
suo nome accanto a quello del principe e
così uelle monete, né i suoi sudditi avreb-
bero permesso che fosse trasandalo; tanto
era grande l'attaccamento che per lei nu-
trivano. Leggo in un diploma di Carlo V,
dopoché fu eletto ini pera tore.quesla for-
mula: Carlo per la grazia di Dio impe-
ratore eletto de' romani sempre Augusto,
redi Germania, Giovanna madre di lui
ed egli stesso Carlo per la grazia di Dio
redi Ca stiglia, Leone, Aragona,d<lle due
Sicilie,di Gerusalemme, Ungheria, Dal-
mazia, Croazia, Navarro., Granala, To-
ledo, Valenza, Galizia, Majorca, Sivi-
glia, Sardegna, Cordova, Corsica, Mur-
cia, Jaen, Algarvi, Algcsiras, Gibilter'
ra e dell'isole Canarie, e dell'isole del-
l' Indie e di Terraferma e dell' Oceano,
arciduchi d' Austria, duchi di Borgogna,
conlidi Barcellona, di Fiandra e del Ti-
rolo, signori di Biscaglia e di Molina,
duchi d' Atene e di Neopatra, conti del
Rossiglione e diOccilama,marchesid'0-
ristagni e di Goceano. La regina Giovan-
na fu sepolta nella cattedrale di Grana-
ta a lato dello sposo, trasportatavi daTor-
desillassuosoggiorno,inariuchiusa. Brìi*
lava intanto nella corte di Ferdinando V
il vasto ingegno di Ximenesdivenutoar-
civescovo di Toledo, che anco il re fece
suoi ."ministro, e gli procurò la porpora
ila Giulio li. Questi appena succeduto ad
SPA
Alessandro VI, indusse il re e tabella I
a pacificarsi con Francia, e che il famo-
so Cesare Borgia figlio d'Alessandro VI,
da Napoli ov'era fuggilo fosse inviato in
(spagna. Ad istanza del Papa Giulio II ri-
volle d re le armi contro i saraceni del-
l' Africa , tolse loro Malzaquir o Porto
glande, ed a proseguire l'impresa comin •
aiata, impose una decima sul clerodiSpa-
gna. Nel i 5o«S il re si uni al Papa contro
i veneziani nella lega di Cambray , che
Ferdinando V fece pubblicare nella cat-
tedrale di Vagliadolid alla presenza del
nunzio e degli ambasciatori. Dipoi Giu-
lio II ritirataci col re da quella e da'fran-
cesi, essi mossero guerra al Papa, esen-
za l'aiuto degli spagnuoli sarebbe cadu-
to nelle loro mani.Nellostesso tempoGiu-
lio II con bolla de'^8 luglio, col consen-
so del sagro collegio, concesse nuovamen-
te al re, alla regina Giovanna e succes-
sori in Castiglia e Leon, il padronato e
nomina a'vescovati e monasteri, privile-
gio che estese a tutte le chiese dell'Indie
occidentali. Di più nel medesimo anno
pel i ."accordò alla Spagna la bolla della
crociata, che in seguito ampliarono i suc-
cessori con altre concessioni, grazie ed e-
niolumenli. Il cardinal Ximenes acceso
di zelo per la conversione de'maometta-
ni, ne battezzò in un giorno 3ooo; e nel
1 5oc) volendo estendere il dominio spa-
gnnolosui mori, intraprese a proprie spe-
se il conquistodella marittima città d'O-
rano nel regno d'Algeri , ovvero come
vuole Rinaldi, patteggiò col re che la cit-
tà fosse devoluta alla chiesa di Toledo,
qualora non volesse sborsare le spese del-
la spedizione. Il cardinale armato di tut-
to punto, parti colla flotta e fu presa Gi-
rano d'assalto, con istuporedel re che ri-
guardava l'impresa per chimerica. Que-
sto principe dissimulatore a vea acconsen-
tito al divisamente del cardinale per al-
lontanarlo, onde dopo la conquista si ri-
tirò ad Alcalà di Henarese vi fondò l'u-
niversità. Volendo il re continuar i con-
quisti dell'Africa, nel i5io vi spedi Pie-
SPA n7
tro Navarro che prese Bugia città opulen-
te d'Algeri, sconfisse molti mori, e tutte
le spiaggie d'Algeri, diTendoles, di Gui-
jat, i re di Tunisi e di Tlemecen si rese-
io suoi tributari. lutantoGiulioI J,pe'mo-
ti vi che produssi a Napoli e Sicilia, di-
chiarò Luigi XII re di Francia decadu-
to da'diritti di qua dal Faro, e riconob-
be con investitura e giuramento di fedel-
tà col Consuelo censo, Ferdinando V re
delledue Sicilie, che di bel nuovo torna-
rono in potere d'un solo, insieme al tito-
lo di re di Gerusalemme. La Francia e
l'imperatore sdegnati contro il Papa, pre-
teserodispogliarlo de'suoi stati e di far-
lo deporre dal conciliabolo di Pisa. Ac-
corse Ferdinando V in difesa di Giulio
II, e fatto ritirare l'imperatore dall'al-
leanza, persuase nel i 5 1 i il genero Enri-
co Vili re d'Inghilterra di fare una di-
versione in Francia; ed a'4 ottobre nella
chiesa di s. Maria del Popolo di Roma fu
pubblicata solennemente la nuova sagra
lega tra lui, il Papa, l'imperatore, i ve-
neziani, così detta perchè dovea combat-
tere lo scisma e Luigi XII scomunicato
da Giulio li, il quale col regno sottopo-
se all'interdetto. Indi s'incominciò ini-
talia guerra accanita, e fu perduta la san-
guinosa battaglia di Ravenna (F.), gua-
dagnata da'francesi. Meditando il re Fer-
dinando V un'invasione in Francia, chie-
se a Giovanni d'Albret re di Na varrà il
passaggio pe'suoi stati da lui protetti, e
la consegna delle piazze forti. Ricusan-
dosi per neutralità e timore de'francesi,
Ferdinando V piombò sulla Na varrà che
da tanto tempo bramava occupare, e se
ne impadronì a nomedi Germana di Foix
sua i.' moglie, riunendo assolutamente
nel idi 5 a'suoi stati l'alta Navarraj la
bassa incorporandosi poi a Francia, col
Bearn formò i dipartimenti de'Bassi-Pi-
renei. Morto Giulio II, glisuccesse Leone
X e seguì la guerra pel ducato di Milano,
e reintegrazione del duca Sforza; mentre
gli spaglinoli riportarono altri trionfi sui
mauri limi iu Africa e costrìnsero il fumo-
n8 SPA
so corsaro Barbarossa a levar l'assedio di
Bugia; indi seguì la guerra a danno dei
veneti, portando ne'loro stati il duca ili
Cordona il ferro e il fuoco, Ferdinando
V a' i 3 gennaio i *) i fi morì, e fu sepolto
nella cattedrale di Granata insieme alla
regina Isabella I. Egli ebbe tutte le qua-
lità che formano i gran re, tranne la più
essenzinlech'èla probità, ed i pi incipi sag-
gi non si fidavano di sue promesse. A vea
in sua mano il filo di tutti i raggiri delle
corti d'Europa, di cui cambiava frequen-
temente i piani. Nel suo testamento vo-
leva pe' propri stati preferire al nipote
Carioche noti dandosperanza di ragguar-
devoli talenti credeva meno atto al trono»
il suo fratello Ferdinando; ma i suoi con-
siglieri lo dissuasero, perchè le leggi fon-
damentali dello stato chiamano i primo-
geniti alla corona. Fece dunqueeredesua
figlia Giovanna di tutti i suoi stati,edopo
di essa il principe Carlo suo figlio: eles-
se reggenti, clelF Aragona l'arcivescovo
di Saragozza Alfonso suo naturale, e di
Castiglia ilcardinal Ximenes. Quasi sem-
pre aita guida de'suoi eserciti, si resechia-
ro per prudenza e valore; seppe ancora
segnalarsi per alcuni tratti di generosità
e clemenza; all'abile con dignità, conso-
lava i suoi sudditi. Fu però ingrato e in-
giusto conColomboe con Gonsalvo. Ge-
loso come la moglie Isabella I di sua au-
torità, si trovavano perfettamente d'ac-
cordo ogniqualvolta lo esigeva il loro co-
muneinteresseeil benede'lorostati. Sag-
gio legislatore e amministratore, i suoi
difetti furono compensati da molte emi-
nenti qualità. Creò una gran monarchia,
e la posterità lo riguarderà sempre come
il più gran re del suo secolo.
Carlo 1 arciduca d' Austria, conte di
Fiandra e sovrano de' Paesi Bassi(/'.)j
come dell'Alta Borgogna e della Frisia,
erede di tante corone , pe' suoi ministri
prese possesso della monarchia spaglino-
la a'24 febbraio anniversario di sua na-
scita, avvenuta in Ganci nel 1 5 00, per cui
a Ei'oci notai le singolari coincidenze di
SPA
tal giorno sempre per lui memorando.
Regnò sotto la reggenza del cardinal Xi-
menes, il quale munito di poteri illimi-
tati, colla sua fermezza fece rientrare al
dovere i grandi d'Aragona che ricusava-
no di riconoscerlo. Il cardinale terminò
la guerra di Navarro, disfacendo un cor-
po francese ne'monti de'l'irenei; ma gli
spagnuoli assediando Algeri furono vin-
ti daBarbarossa. Inquisitore supreuiodel-
l'inquisizione, il cardinale fu severo cogli
ebrei e maomettani apostati. Sensibile ai
patimenti degl'innocenti oppressi, sicco-
me gli spagnuoli dopo penetrati nel nuo-
vo mondo, ad eccezione dell'umanoe vir-
tuoso Colombo, non cessavano d'eserci-
tare la più terribile tirannia verso gl'in-
digeni,impietositosi delle sciagli redi quei
popoli, fece pubblicare de'regolamenti in
loro favore; ma l'avarizia de'coloni spa-
gnuoli, più forte in essi delle leggi, non
fu meno micidiale contro quegli sfortu-
nati,sino all'annichilamento quasi totale
degl'indiani, non meno selvaggichedi ca-
rattere paci6co. FrattantoCarlo 1 affezio-
nato a'Paesi Bassi ov'era stato allevato,
non si prendeva cura di recarsi in per-
sona a prender possesso de'suoi regni.L a»
vo Massimiliano I temendo il suo ritardo
non portasse gli spagnuoli a preferii gli il
fratello Ferdinando, si trasferì in Fian-
dra per a lire Itamela par lenza. Final men-
te neli5i7 Carlo 1 si recò in Ispagna, e
sbarcò a' 19 settembre a Villa Viciosa
porto delle Asturie. Il cardinal Ximenes si
mosse a incontrarlo, ma sorpreso a Boa
dal male, O dal velenosecondoalcuni, mo-
rì agli 8 novembre. La Spagna giusta-
menteloaunovera tra i suoigrand'uomi-
ni; eguagliò Ferdinando V nelle qualità
dello spi rito, e losuperòin quelle del cuo-
re. Religioso, pieno di lumi e di zelo, in-
tegro, fermo e generoso, politico con ret-
titudine, avea sempre 111 vista il bene del-
lo stato. Solo gli si rimprovera l' alteri-
gia, che gli fu necessaria per domai quel-
la indocile della nobiltà spaglinola. Fu
sua diviàa un dardo infranto contro un
SP A
nano, e col motto: Frangllur in solido,
per alludere al disprezzo in che teneva i
libelli infunatoci. Il cardinal Ximenes pre-
parò il rollio glorioso di Carlo I, senza a-
VCl lo potuta vedere, per gelosia de'mini-
■tri fiamminghi. Nel i5i8 Carlo I ten-
ne gli stali ili Castiglia e vi Cu coronato
a'7 febbraio colla regina madre; portato-
si in Saragozza, l'assemblea d'Aragona
lo acclamò e coronò. Per morte dell'avo
Massimiliano I , gli contrastò l'impero
Francesco I re di Francia (F.): Massi-
miliano I era stato il i ."a intitolarsi im-
peratore de'romani, mentre per lo addie-
tro i re di Germania non si appropria-
vano questo titolo se non dopo ricevuta
la corona dal Papa , e Carlo V seguì la
pratica dell'avo. Proclamato egli impe-
ratore neli5iQ, prese il nome di Carlo
V, e come tale ne trattai a Germania e
articoli relativi; avendo ragionato di sua
condotta religiosa e sue guerre, ivi ed a
Protestanti e analoghi articoli. Con u-
na legge dichiarò i regni di Castiglia e
d'Aragona esenti da qualunquedipenden-
za dall'impero; indi convocò le cortesia
Sardegna. Neli52o dovendo andare in
Germania a ricevere in Aquisgrana la co-
rona d'argento, commise la cura princi-
pale de'suoi regni al suo antico maestro
cardiual Florenzi d'Utrecht, poi Adria-
no VI, con gioia de'fiam mitighi e fremi-
to degli spagnuoli, che insorsero dopo la
suaassunzioneall'impero, e quandosi vi-
dero spogliati della moneta per far guer-
ra in estranei regni, e vi presero parte i
vescovi e i dottori. Leone X nel i 5i i a-
bi I ito l'imperatore, co mechè Carlo IV re
di Napoli, mentre come re di Sicilia por-
tava il nome di Carlo II, di ritenere con
quel regno l'impero,e di esso l'investì, con
giuramento e censo annuo. E siccome il
regnodovea appartenere alla regina Gio-
vanna, il Papa con atto separato dichia-
rò,chenon intendeva pregiudicarla di sue
ragioni. Per tal guisa le Sicilie dagli ara-
gonesi passarono nella dominazione degli
austriaci diSpagua.Nel 1 5 1 i) iucomiucia-
S P A 1 1 9
tasi dallo spagnuolo Ferdinando Cortes,
il maggior conquistatore del uuovo mon-
do, l'occupazione del Messico e denomi-
nato Spagna Nuova, essa fu ultimala nel
i > 2?., nel quale anno si convertirono al-
la fede un gran numero di americani i-
dolatri, annullando le loroempie super-
stizioni colle quali sagrifìcavano gli uo-
mini a'falsi Dei, come se fossero per con-
seguir l'eterna felicità. La Francia aven-
do pretensioni sull'Italia, sui Paesi Bassi
e sull'alta Navarca, la guerra fu inevita-
bile.Leone X erasi collegatocontro Fran-
cesco I re di Francia, col suogrand'emu-
lo Carlo V, gli eserciti de'quali espulsi i
francesi da Milano, vi restauraronoil du-
ca Sforza, ricuperando alla chiesa roma-
na Parma e Piacenza^'.). Per sua mor-
te con generale stupore fu eletto succes-
sore a'9 gennaio! 522 il cardinal Ploren-
zi, assente e non conosciuto, probabilmen-
te per interessare Carlo V ad abbattere
la crescente perniciosissima eresia de' Lu-
tvrani(V.); essendo allora vescovo d;Tor«
tosa, governatore generale della Spagna,
einquisitoregenerale: per collega nel go-
verno avea l'ammiraglio di Castiglia d.
FedericoHenr iquez duca diMedina e Rio-
secco. Ricevuto a'g febbraio in littoria
(P-) nella Bisca ja il decreto di sua elezio-
ne,dallo spagnuolo Antonio Studillo gen-
tiluomo del cardinal Carvnjal, ritenendo
il nome battesimale si chiamò Adriano
VI,edalIacasadi Giovanni di Bilbao che
abitava, passato nel convento de'france-
scani, vi ricevè gli omaggi degli spagnuo-
li accorrenti come sciami di api da tutte
le parti. Preparatasi dal Papa numerosa
flotta e copioso seguito, a' 12 marzo par-
tì daVittoria, e dopo a ver pernottato nel-
la terra della Reina, trattenendosi circa
3 giorni nella città di Calzada, e dormi-
to iu quella di Naxera dal duca, indi re-
catosi iu Logrogno, già capo degli anti-
chi cautabri, fu magnificamente ricevu-
to in questa piacevole e graziosa città, es-
sendovi concorsi i cantabri, inavarresi e
altri popoli. Ospitato sontuosa men te qua-
120 SPA
si 3 giorni nel palazzo di ti. Roderico ili
Cabredo, poscia per Alcandre, ove dimo-
rò una notte, giunse a Calahorra, ricetti*
to solennemente e regalalo. I cavalieri e
le dame, i vescovi e i sacerdoti, e persi-
no le monache in questo trionfale viag-
gio fecero a gara per offerire ossequiosi
doni al Papa, secondo la pietà e genero-
sità spaglinola; anche pera vei inteso, che
nella sede vacante la camera apostolica
era stata spogliata di sue ricchezze, e il
palazzo Valicano (piasi deserto e posto a
sacco. Adriano VI proseguendo il viag-
gio per Alfaro, accolto da lietissime ac-
clamazioni e dimostrazioni festive, per
Tudela (/x,),MaIlen,Pedrosa,ove nobil-
mente ricevuto dal conte di R.ibagorsa ne
battezzò la figlia col nome d' Adriana ,
con grandi feste e danze all'usanza dei
mozzarabi,fece il solenne ingresso in Sa-
ragozza (Lr.), in cui celebrò la settima-
na santa. Ne partì a' i 3 giugno per Torlo-
sa [I .), ed ivi lasciò vicario generale nel*
le Spagne e nunzio apostolico d. Bernar-
dino Pimentel, uomo illustre e sincero,
ma essendo ammoglialo, contro il costu-
me, furono fatte per sì singolare novità
moltedicerie. Quindi brapioso il Papa di
essere presto in Roma, per sedar l'Italia
che ardeva in sedizioni e fazioni, senza
aspettare Carlo V, che pure era giunto
al porto di Villa Viciosa, agli 8 lughos'im-
barcò, e giuntoa Tarragona (/"'.) prose-
guì per Barcellona assai nobilmente ri-
cevuto, ospitato dal vicerèarcivescovodi
Tarragona; e navigando per le coste del-
la Spagna, pernottò nel porto s. Paolo e
in quello di P».osas;eper Monaco, Savo-
na, Genova, Livorno e Civitavecchia, ap-
prodò a Ostia (L.), donde portatosi alla
basilica di s. Paolo, fece il suo Ingresso
folenneinRoma(J' .). I particolari di que-
sto viaggio, e l'enumerazione dello splen-
dido cor leggio e milizie, che accompagna-
rono il Papa dalla Spagna, eruditamen-
te fu descritto dal suo cappellano d. Bia-
gio Orliz spagnuolu, che lece pure ca no»
meo di Toledo, ed era uel seguito, colla
SPA
Descrizione delvi aggio di Adriano VI
dalla Spagna fino a Roma, ivi i 790. In
tal modo cessò per allora il malconten-
to de'romanijche temevano volesseAdria-
no VI restare nella Spagna, o stabilirsi
nella sua patria Utrecht, per cui gli avea-
no scritto quanto rilevai nel voi. LV, p.
2G5. Neh 523 il Papa separò da Ila lega
co' francesi i veneti, i quali all'opposto
contro di essi fece collegare con Carlo V,
col di lui fratello Ferdinando I e col duca
di Milano, lega che solennemente pub-
blicò in s. Maria Maggiore, affinché noi»
venisse l'Italia assalita. Apprendo da No-
vaes,kSW?rÙ2 de Pontefici, che Adriano VI
con diploma de'6 settembre estese a're
di Spagna il diritto che a quelli di Fran-
cia erasi concesso coìConcorda'otraLeo-
ne X e Francesco I (t7,), della scelta e
nomina de'vescovijilqualediritto voglio-
no gli scrittori spaglinoli, come Covar-
ruvias in Regni. Possesso/' malae /idei,
t. 2, par. 2, § 1 o,n.° 5, appartenga a quei
sovrani in vigore non solamente del pri-
vilegio pontificio, ma anche per ragione
di padronato nelle cattedrali, per essere
state queste erette, fondate e largamen-
te dotate da'medesimi re. Al dire di Ma-
riana, De rebus Hispan. lib. 2G,cap. 2,
Adriano VI ciò fece in grazia di Carlo
V slato suo discepolo. Inoltre dichiarò
perpetua a' re di Spagna la facoltà da-
ta da altri Papi a tempo limitalo, d'es-
sere gran maestri degli ordini di s. Gia-
como, di Cala tra va e d'Alcantara, come
lo sono di Montesa e di altri egualmente
per pontificia concessione;dalle quali di-
gnità derivavano a're pinguissimé ren-
dite, che loro furono in principio accor-
da te per l'espulsione de'm ori. Morì Adria-
no VI a'4 settembre 1 5 2 3, e gli fu sosti-
tuito Clemente VII. ìSdì 5iì> Francesco
Pizarro di Truxillo penetrò uel Perù, di
cui poi s'impadronì con aver fatto inu-
manamente perire l'ultimo re ; dopo la
sua morte e quella de'fralelli, ch'ebbero
una fine degna della loro crudeltà, la re-
gione ritornò alla Spagna neh 548. Sol-
S P I S P A i ?. i
lo il regno di Carlo V nell'Amene;! fu- za diffusione raccontai quanto fatalmen-
rono pure conquistati la Terraferma, la te precedette, accompagnò e seguì la la-
Nuova Granata, il Chili , le Californie, giimevole presa di Roma a' 5 maggio
le Floride, e quasi tutte le sue altre pos- 1 5ay, dall'esercito imperiale,cbe corano-
sessioni transatlantiche. La moltiplica- sto principalmente di crudeli spaglinoli
zione delle scoperte del nuovo mondo al- cfìanunirighi,difanalici luterani tedeschi,
letto gli spagnuoliad emigrare nelle ter- e di gentaccia rapace,orribilmente la sac-
re che ridondavano d'oro, d'argento, di cheggiòe profanò, commettendo inaudi-
gemme e di altri tesori. Il governo non te empietà, tenendo assediato Clemente
calcolandone abbastanza le pregiudizie- VII e i cardinali in Castel s. Angelo. Car-
voli conseguenze, autorizzò le numerose Io V ch'ebbe a Burgos tale notizia dcplo-
ed entusiastiche emigrazioni. Il Papa nel rò in pubblico come sacrilego l'avvenu-
i.° maggioi525 con indulgenza agli a- to, sospese le dimostrazioni di gioia per
stanti, pubblicò nella basilica Lateranen- la nascita dell'erede Filippo II, partorì-
se la lega conclusa contro i turchi , tra to da Elisabetta di Portogallo sua sposa
Carlo V, il re d'Inghilterra, i fiorentini, (dalla quale ebbe pure Maria maritata a
e i duchi di Milano e di Mantova. Già Massimiliano il imperatore, e Giovanna
l'imperatore a'^4 febbraio avea trionfa- sposata con ci. Giovanni principe di Por-
to a Pavia [f '.)di Francesco I, che fatto togallo), si vestì a lutto, fece assumere
prigioniero fu condotto a Madrid, ed o- la gramaglia dalla sua corte, e spinse l'i-
stentata moderazione, deplorandone la pocrisia fino ad ordinare a tutti i vesco-
sciagura, lo trattò con affettata dignità ; vi di Spagna solenni preghiere e proces-
la pace di Madrid fu all'imperatore van- sioni di penitenza per la liberazione del
taggiosissima, poiché il re di Francia ri- Papa! Invece questi dopo la prigionia di
nunzio alle sue pretensioni sul regno di piò che sei mesi, riuscì fuggire; nitri-
Napoli, sulla borgogna e sopra altri stati, menli.osserva Guicciardini, Hisl. lib. 18,
Non tardarono nuove rotture tra i <\ue probabilmente Carlo V l'avrebbe fatto
sovrani. La crescente formidabile polen- condurre incatenato a Madrid, per dare
za di Carlo V seriamente sgomentò i più, lo spettacolo d'un Papa suo pi igionedo-
de'sovrani d'Europa. Il Papa disgustato pò un re di Francia, se non lo trattene-
ancora per aver l'imperatoi eordinato al va il timore di rendersi per tanto orgo-
regio consiglio di Spagna d'esaminare le glio odioso a tutti i popoli di sua monar-
bolle e brevi pontifìcii per porvi il Re- chia ed a tutti vescovi, che detestavano
giolìxeqnatur, e vedendo minacciata l'I- l'idea di commettere sì riprovevole oh
talia, per meglio difendersi da lui si pò- traggio al Vicario di Gesù Cristo. Non-
se alla testa della lega sottoscritta nel dimeno Clemente VII amando la pace,
i526a Cognac, co're di Francia e In- spedì a Carlo V il vescovo di Vaison per
ghilterra,i veneziani, i fiorentini, gli sviz- stabilire un abboccamento in Italia o nel-
zeri e il duca di Milano. Perciò fu deno- la Spagna ove si sarebbe recato. Conve-
minata la Santa lega, e per le sue cleplo- nuli per vedersi in Siena o in Bologna,
rabili conseguenze con più di ragione fu in questa città che seguì la concordia,
venne poi appellata Lega funesta a sua la solennecoronazionecolla Corona Fer-
San'ità. Quest'alleanza olfese tanto Carlo rea (A.) come redi Lombardia, eia Co-
V, che tosto pubblicò la guerra contro vonazioned' Imperatore (/'.)consontuo-
Clemente VII, che si trovò esposto alut- sissima cavalcala;stiepilosoavvenimenlo
ti gli orrori di essa, e gli aiuti mal diret- di cui riparlai in tanti luoghi, nella quale
ti de'collegali non li poterono impedire, occasione Carlo V rese al Papa tulli gli o-
APioMAeconispoudeutiarliculi,nonseu- maggi chei Sovrani^.} furono solili nr©«
122 SPA
sture al supremo Gerarca. Narro aSTOcco
e Berrettone e altrove, che Carlo V in-
nanzi al Papa solennemente riprovò l'ec-
cidio di Roma, dichiarandosi del tuttodi-
pendentedaClementeVII e formalmente.
Si convennedidareFi'reflz^/^.Jin ducato
ad Alessandro de Medici, dopo l'espugna-
zione che ne fecero le milizie pontificie e
imperiali, ed al quale l'imperatore die
per moglie Margherita sua lìglia natu-
rale, nata da Margherita di Vagnest una
delle sue favorite, che in seconde nozze
sposò Ottavio Farnese duca di Parma
e Piacenza. All'ordine gerosolimitano
Carlo V cede l'isola di Malta (P.) in feu-
do. Nell'istesso anno Carlo V volle assu-
mere il protettorato dello stato di Siena
(f'.)e lo governò co'suoi spagnuoli, e più
tardi ne dichiarò signore Filippo 11 per
tener a freno le potenze temporali del Pa-
pa e del duca di Firenze, e per custodia
degli altri stati d'Italia. Cosi la potente
repuhhlica di Siena andò distrutta, e do-
po lunga e atroce guerra, Filippo II ne
cede i domimi a Cosimo I, con dispiace-
re del padre,riserbandosilo<SVrt/0f/e'/V«-
sidii, de'quali parlai a Sicilia, perchè nel
secolo passato Filippo V li cede al re li-
glio Carlo di Borbone, e ne'pri mi anni del
corrente anch'esso fu riunito alla Tosca-
na. Clemente VII neh 533 ebbe in Bo-
logna un altro colloquio con l'imperato-
re. I mori di Spagna che aveano ricevu-
to il battesimo più per interesse e per ti-
more che per intima persuasione, conti-
nuando perla più parte l'osservanza del-
le pratiche maomettane, Carlo V con e-
ditto gli obbligò a vivere giusta le leggi
del cristianesimo. Il perchè si ribellaro-
no in parecchie città, e dopo aver com-
messo immense violenze furono doraati,e
6i elessero ministri acciò gl'istruissero be-
ne nella leligionecristiana. I mori di Va-
lenza aveano nella sollevazione eletto in
regolo Selim Almanzor, ma il duca di Se-
gorbia fiaccò nel nascere l'effimero orgo-
glio mauritano.il celebre ammiraglioAn-
diea Doria(dicuiparlaia Genova, a Pam-
SPA
pmu FAMIGLIA, e altrove) al serv'17'10 di
Francesco I si segnalò per utili e glorio-
se imprese, dopo che Filippino suo nipo-
tee luogotenente riportò una vittoria na-
vale sugl'imperiali pressoSalerno, abban-
donò il servigio di Francia, si die a queU
10 di Carlo V, sotto la protezione del qua-
le pose Genova (f.) sua patria. Le sue
gesta piùbrillantiseguironocontro i tur-
chi, essendo al servigio dell'imperatore,
e nel i 533 tolse loro le città marittime
di Corone e di Patrasso nella Morea. Nel
i 53 5 fu uno de'generalidi Carlo V che
in persona si condusse alla famosa spe-
dizionedi Tunisi (Z^.), effettuata con for-
midabile apparato e con flotta di 4oo le-
gni. Partito dal porto di Barcellona, do-
po aver visitatola Sardegna, l'imperato-
re a* 1 6 giugno sbarcè sulla spiaggia del-
laGoletta, forte propugnacolo in vicinan-
za diTunisi. La Goletta fu presa d'assal-
to a' 7.5 luglio, malgrado la vigorosa di-
fesa di Barbarossa, usurpatore del regno
di Tunisi. Indi espugnò Tunisi ripristi-
nandoli detronizzaloMuley-rIascem,non
cheBonna, Biserta e altre piazze che Mu-
ley abbandonò colla Goletta al vincitore,
obbligandosi inoltre di pagargli 12,000
scudi d'oro all'auno. Carlo V a' 1 7 ago-
sto s'imbarcò perla Sicilia, conducendo
seco 20,000 schiavi di cui avea spezza-
to le catene, e fornì loro il necessario per
ripalriare. Si suscitò nuova guerra tra
Carlo V e Francesco I, perchè Francesco
11 Sforza duca di Milano {?'■), morendo
a' 24 ottobre 1 535, avea istituito erede
l'imperatore del ducato, ed Antonio di
Leyva ne prese possesso. Il redi Francia
volendo rivendicare questa successione,
fece passare nel gennaio 1 536 le truppe
in Italia per impadronirsi del Milanese,
ma l'esercito spagnuolo le arrestò nel Pie-
monte ove facevano delle conquiste. In-
tanto Carlo V recatosi in Roma a visi-
tare Paolo lll,a'5apriie vi i'eceì' Ingres-
so solenne che in uno al suo soggiorno
descrissi aquegli articoli, mentre uel voi.
XV, p. 199 ricordai l'imprudente e (a-
SPA SPA n3
stosodiscorsopronun/.ialodairiinperato- Stocco e Berrettone ducale da lui be-
re in concistoro, ad onta del carattere ili nedetti, per eccitare il suo zelo religio -
gravitànbilualelàltagli contrarredalsuo so a propugnare le crescenti eresie. Nel
aio Guglielmo di Croy signore di Cliie- i 53g essendosi ribellata Gnnd, patria di
\res; imperocché con bizzarra rodonion* Carlo V, contro la sorella Maria vedova
tata, sì opposta al suo costante sangue reginad'Ungheriaegovernatricede'Pae-
freddo e circospezione , giunse a sfidare si Basii, perle tasse imposte sulle città di
Francesco I a un duello in camicia per Fiandra, recatovisi l'imperatore nel 1 14°
terminar ogni contesa, e che premio del castigò i ribelli con forte ammenda e mu-
combattimento da una parte fosse il du- tò la loro forma di governo municipale.
calo diBorgogna e dall'altra quello dì Mi> Carlo V avendo dato a Francesco 1 sino
lano. Pai tito da Roma, passò poi al cam- dal 1 529 la sorella d. Eleonora vedova
pò che assediava Possano. Venutoacon- in isposa, senza restare costante nell'ami-
menzione co'fiancesi, tra gli ostaggi vi fu cizia, tuttavolta in Aiguesmortes si recò
Rocbe duMaioe distinto per valore.L'im* dal cognato, e tra loro non si parlarono
perntore tutto preoccupato del progetto che della reciprocastima e alfezione. Do-
chimerico di conquistar la Francia, gli vendo l'imperatore traversar la Francia,
chiese quante giornale da fi conlavasi a il reordinòche vi fosse ricevuto con gran-
Parigi. Rispose Roche: Ciò richiede spie- di onori. Ne'6 giorni che Carlo V passò
Bacione; se per giornate intendete batta- in Parigi, con Francesco I si mostrò nei
glie, ve n'ha almeno 12, purché l'aggres- luoghi pubblici come due fratelli, ed il
soie non andasse colla testa schiacciata re non die ascolto a chi lo consigliava di
sin da prima! Dopo presa Possano, aven- profittarne per la revoca del trattato di
do avuto la temerità di penetrar nella Madrid. Dipoi la guerra si riaccese tra
Provenza e assediar Avignone, le molti- i cognati e competitori, non effettuando
plicate perdite gl'insegnarono che la stia- Carlo V la promessa investitura deldu-
da per a Parigi non era per lui così pia- calo di Milano ad un figlio del re. I cor-
na come l'avea immaginata. Fu obbli- sari d'Africa infestandole spiag^ied'lta-
gato retrocedere, e con tutto l'oro e l'ai- lia e di Spagna, nel 1 54 ' Carlo V fece
genio trailo dall'America fu obbligato armare una fiotta considerabile per dar
aggravar i suoi popoli per provvedere al loro la caccia. 11 famoso pirata Dragut
mantenimento delle truppe. IN'el 1 538 sbarcato in Corsica, fu preso co'suoi da
convocale a Toledo le cortes o slati gè- GianneltinoDoria nipote d'Andrea. Que-
nerali di Castiglia e diLeon, sollecitò con sii con Ferdinando Gonzaga, essendosi
premura il loro consenso perslabilir una recaloinBarberia,sottomisediversepiaz-
imposta sui commestibili. Vi stoppose la ze. Incoraggiato l'imperaloreper tahsuc-
nobiltàallegaridoi privilegi che gli esen- cessi, dopo aver tenuto un colloquio in
lavano da qualunque tassa. Carlo V li- Lacca(fr.)conPao\o III, anche per trat-
cenziò le cortes pieno d'indegnazione, e tare del concilio di Trento (A'.), sempre
da quell'epoca uè i nobili né i prelati fu- vago di gloria militare e pel suo genio ca-
rono più invitali a tali assemblee, e solo valleresco, intraprese contro il consiglio
ammessi i rappresentanti delle città. Per d'Andrea Doria e del celebre marchese
pacilicare Carlo V con Francesco I, nel del Vasto (di cui ne'luoghi citati nel voi.
i53b» Paolo ili si porlòaiWzsa (/-'.) ove LV,p. 243), l'assedio d'Algerina lui co-
gli a vea invitati, ma non polè ottenere di m inciato in persona a' 21 otlobre, e fu
farli abboccare, solo una tregua di IO an- obbligato abbandonarlo sul finir di no-
ni, ritornando l' imperatore in Ispagna. vembre,dopo avervi perduta molta geli-
li Papa donò al di lui figlio Filippo 11 lo te. Stimandosi Carlo V offeso da'france-
i2.{ SPA
si, deliberà dì portarsi in Italia nel i r.p,
e Paolo III spedì a Genova pei rimuo-
verlo dalla guerra i nipoti cardinale e du-
ci l'arnese, e con mollo stento ottenne*
io un abboccamento col Papa in dis-
seto diocesi di Borgo s. Donnino, il qua*
le inutilmente lo scongiurò per la pace,
partendo l'imperatore per Germania on-
de cominciarla;e poi si disgustò per l'in-
feudaziooedi Parma e Piacenza, che seb-
bene della s. Sede, egli considerava giu-
risdizione del Milanese. Avendo i dance-
si preso nel i 55a Metz ( /'.), inutilmente
Carlo V l'assediò con 100,000 uomini e
dovè ritirarsi : slogò il suo rancore con
Terrovane che distrusse. In quest'anno
per la involta Andrea Doria Cu sconfìtto
avanti Napoli da Dragut, il quale dopo
aver saccheggiala la Sicilia, minacciava
assediarquella città per mare, ed una fal-
sa voce liberò Napoli dallo spavento del
•vincitore. Papa Giulio III assolvè dalle
censure Carlo V per le decime esatte in
Sicilia senz'averle impiegate nella guer-
ra d'Africa, e sostenne l'immunità eccle-
siastica clic nellaSpagna procuravano vio-
lare alcuni magistrali. Divenuta la poten-
za di Carlo V un ammasso di grandezze
e di dignità, contornate di precipizi, ve-
dendosi fallire i suoi disegni, respinti i suoi
sforzi contro Francia, set-li il bisogno di
far cose straordinarie e sbalordire l'Eu-
ropa con una risoluzione estremamente
nel suo complesso singolare. La folla in*
numerabile delle occupazioni che risul-
tavano dalla moltitudine de'vari stati che
Carlo V dominava, tenendolo continua-
mente a flfaccendato;tor menta to da Ila got-
ta, stanco dalle fatiche prima dell'età del-
la vecchiaia pensò a procurarsi qualche
riposo nel ritiro. Con questa mira chia-
mò nel 1 555 in Drusselles Filippo II suo
fìglio,e a'25ottobre in Lovanio,alla pre-
senza d'un'assemblea di magnati, che si
sciolse in lagrime al suo cornino venie di-
scorso, abdicò in suo favore i Paesi Bassi,
e dipoi la corona di Spagna e gli slati an-
nessi con allo de' 1 G gennaio 1 556, pub-
SPA
blicato a'q febbraio, indi a'24 marzo fu
proclamato re di Spagna. Già Papa Giu-
lio HI lo a Tea nel 1 554 con intelligenza
del padre investito delle due Sicilie, con
dispensa di ritenere il ducato di Milano;
di piìi gli avea donato lo Stocco e Berret-
Ione da lui benedetti, e alla regina sua
moglie la Rosa d'oro. Giulio III mori nel
1 555 a's3 marzo, e dopoi 6 giorni fu e-
levatoal pontificato Marcello 11, già nun-
zio apostolico di Spagna e ne'l'aesi Bas-
si a Carlo V, al quale ricusò l'offerta pen-
sione di 1 0,000 scudi, per esser libero mi-
nistro di Paolo Ili. Morto 7.1 giorni do-
po, gli successe Paolo IV Caraifa, che in
altri due conclavi avea ricevuto l'esclusi-
va dall'imperatore. Filippo 11 vedovo di
Maria di Portogallo, che partorì d. Car-
Io,insecondeno7.zeaveasposato nel 1 554
Maria regina d' Inghilterra^!'.), ondegli
venne il nome di re d'Inghilterra senz'a-
verne i diritti, e ambedue mandarono i
loro ambasciatori a Paolo IV. Narrai a
Sicilia i motivi della grave rollura in-
sorta nel 1 55G tra il severo Papa, con Car-
lo V e Filippo 11, e con tutte le partico-
larità la successiva micidiale e clamoro-
sa guerra fatta nella Campagna romana
dal duca d'Alba vicerèdi Napoli, termi-
nata colla pace del settembre 1 557. Inol-
tre Carlo V a'7 dicembre 1 556, e non più
lardi, spedì a Ferdinando I di lui fratello
(che fino dal 1 53 1 era stato eletto re dei
romani e con approvazione di Clemente
VII amministrava l'impero nell'assenza
dello stesso fratello) le insegne imperiali,
in uno alla sua rinunzia all'impero. Pao-
lo IV ricusò di approvare tale rinunzia
e surrogazione, essendo necessario il con-
senso del Papa e lo die il successore. Non
debbo tacere, che alcuno affermò aver
Carlo V fatto tali rinunzie per aspirare
al papato, brama nata pure precedente-
mente nell'avo Massimiliano I. Egli fu il
1 .°redi Spagna che abbia portato il titolo
di M(icslà{f/.)t e anche questo soltanto
dopo che fu innalzato all'impero. Di sua
strepitosa rinunzia parlai ancora nel voi.
SPA
XX XIV, p. i 34. Culo V dopo l'abdica-
zione erasi imbarcalo a Flessiuga per la
Spagna, accompagnato dalle sue .sorelle
Maria, ed Eleonora vedova poro di Frati*
cesco I re di Francia; nello sbarcare sulle
coste della Discaglia, si prosternò e baciò
la terra gridando: Nudo io SODO uscito dal
seno di mia madie, e nudo a te ritorno
inadi e comune degli uomini. Laonde, e
perdare un compiuto addio al mondo, si
ritirò a'24 febbraio 1 557 nel monastero
di s. Giusto de* Girolamini (del b. Tom-
maso,non del p.Lupo d'Olmedo, altro or-
dine mouaslicodiSpagna,comesi può ve-
dere ne'loro articoli), sui confinì delIaCa*
stiglia nel!' Estremadura presso Placen-
cia, riserbandosi persuo uso 100,000 scu-
di, 1 2serviiori,ed un cavallo per far moto.
Ivi gustò le delizie della vita privata, di-
videndo il suo tempo tra gli esercizi del-
la chiesa e del chiostro, la coltura d'un
giardino di cui egli stesso aveva dato il
disegno, ed alcune esperienze di mecca-
nica sugli orologi (avendo provalo dif-
ficoltà di farne andar due esattamente
d'accordo, si vuole che riflettesse sulla
sua follia, rammentandosi il tempo in cui
avea voluto costringere un gran nume-
io di genti ad una maniera di pensare u-
informe), come e meglio riportai ne'vol.
XX\ 111, p. 32, XXXI, p. 94. Preten-
desi per altro che la varietà di queste pa-
cifiche occupazioni non logaraulissesem-
pre dalla noia, prodotta pure da'dolori
della gotta, e che più d' una volta abbia
mostrato dispiacere d'aver lascialo il tro-
no :di questa opinione fu Filippo 11. Co-
munque sia egli terminò la sua carrie-
ra con una scena singolarissima. Risoluto
di celebrarsi le proprie esequie prima di
morire, fece erigere nella chiesa un ca-
tafalco, e vi si recò in funebre processio-
ne, awoltoentro un lenzuolo, seguito dai
suoi domestici con lorde nere. Si stese
egli poi entro la bara, indi fu cantato l'uf-
fizio de' morti, unendo egli la sua voce
al canto de'chierici, e confondendo le sue
lagnine con quelle the versavano gl'in*
S P A 1 2 ">
tervenuli, come se a vesserò celebrato «lei
veri funerali. Dopo l'assoluzione e l'ac-
qua benedetta di cui si asperse il cala-
letto, egli lece ritorno alla sua stanza. Par-
lando di ipiesto stravagante funerale nel
voi. XXVIII, p. 3a, rimarcai altre sue
particolarità, come delle i\uc Colonne di
Ercole impresa de'redi Spagna e col mot-
to Non plus ultra, ricordato anche nei
voi. XVII, p. 223, XXXIV, p. 1 34. La
seguente notle colto da violenta febbre,
mori in capo ad alcuni giorni a' 31 Set-
tembre 1 558, d'auni Go non compiti, e
fu sepolto in Granata nella cappella dei
re di Spagna. Per lui la Spagna in 4°
annidi regno rappresentò una gran parte
degli all'ari d'Europa, una potenza pro-
digiosa, e con un nuovo modo di gran-
dezza il mondo si eslese e ne comparve
uno nuovo sotlo la sua ubbidienza. Ol-
tre le qualità e il carattere di Carlo V,
che qui sono andato lumeggiando, ag-
giungerò che protesse le scienze e le ar-
ti, e nel voi. XXXVIII, p. 263, dicendo
delle sue cognizioni sulle lingue, ripetei
con altri, che soleva parlare con Dio al-
la spagnuola, coi domestici all'italiana,
colle donne alla francese, e quando era
incollerà alla tedesca. Si compiaceva con-
versare co'dotli e cogli erodili, ed inte-
re ore con Guicciardini : diceva con pia-
cere come Tiziano 3 volte l'aveareso im-
mollale, e nel raccogliergli il pennello
caduto disse: Tiziano è degno d'essere
servito da un imperatore. Amò la lode,
e premiò chi gliela rendeva, come l'A-
retino. Nel voi. XXI X, p. i6<2, acceunai
le principali sue doli, e il numero delle
vittorie e quello de' suoi viaggi, in uno
de'quali sentì dirsi per lai." volta da un
confessore di villa, nella confessione che
gli lece: Dixisti peccala Caroli j die mine
peccata Catsans! Carlo V tenne con-
tegno nobile, maniere eleganti e corte-
si; pai lava poco, e raramente rideva. Per-
severante fu la sua lermezza, lento a de-
cidersi, pronto a eseguire, fecondo negli
espedienti, quanto sagace nella scella dei
1 26 S P A S P A
mezzi; trionfò fàcilmente degli ostacoli, testimoniatila ili gratitudine de'benefizi
tome padrone di se che non si lasciava ricevuti dalla provvidenza divina, in o-
. luminare da'piaceri. Riservalo nell'età noie ili Dio e per sepoltura della lami-
giovanile, le circostanze successivamente glia reale, nel 1 56 I Scelse il villaggio del-
svilupparono il suo ingegno e ne fecero I' Escuriale, ora piccola città, a 7 leghe
un grand'uonio. Quantunque la suadop- da Madrid e da Segovia cm appartiene, e*
piezza fosse conosciuta, sapeva fingere sì dificandovi la magnifica chiesa e il son-
hene la generosità e la sincerità, che in- tuoso monastero sotto l'invocazione di s.
gamia va sempre coloro ch'erano già stati Lorenzo di cui era di voto,e in coni memo-
giuoco de'suoi artifizi. A Tea il talento di razione della vittoria riportata nel giorno
conoscere gli uomini, edi adoperarli ulib di sua festa a s. Queutin ( V.). La 1 .u pie-
mente pe'suoi interessi. Niuu sovrano for- tra vi fu gittata a'cs3 aprile 1 563, e Tol-
se ha meglio conosciuto il modo di farsi e tima a'i3 settembre 1 584- Professando
diconservaiealleati. Alcuni gli rim prove- come il padre alta stima ai girolamini ,
l'ano che aspirasse alla monarchia uni- consegnò loro il monastero, e fu abitato
versale, e tolto induce a credere che l'a- da 1 5o a 200 religiosi. Il Pantheon che
\rehhe procurata alla sua famiglia, se gli serve alla sepoltura de're, delle regine e
veniva latto di pacificar la Germania a- degli infanti, non fu compreso ne' primi
gitata da'lulerani e protestanti, che cer- lavori : la costruzione l'incominciò Filip-
cò quietare coW Interim (F.) e colla Pa- polli nel 1 617, esi terminò da Filippo
ce (F.) religiosa, e rendere ereditaria la IV neh 654- I più famosi architetti spa-
corona imperiale, e per la quale fece un gnuoli di quel tempo,Gio. Battista Mon-
tenlativo col fratello in favore di Filip- negro di Toledo, e Giovanni Herrera suo
pò II. Trovati ostacoli insormontabili, allievo, furono scelli da Filippo 11 per
ritrasse lo sguardo da un mondo, cui non l'erezione d'un monumento, che doveva
poteva soggiogare interamente. Oltre la rendere testimonianza alla posterità di
suddetta figlia naturale, da d. Barbara sua pietà e grandezza,ed il quale fu chia-
di Blomberg, secondo la comune opinio- matocol nome del luogo o^e fu innalzato,
ne, ebbe d. Giovanni d'Austria che riu- Essi ebbero a intelligente cooperatore il
sci uno degli eroi del suo secolo, e nello monaco girolamino Antonio di Villaca-
spirare raccomandò a Filippo 11. Questi slino; altri vi aggiunseroLodovicodiFoix
gli lècecelebrareaBriisselles quegli splen- celebre architetto parigino. 11 Pantheon
didissimi funerali, che descrissi nel voi. si fece sui disegni di Gio. Battista Cre-
XX\ ' 11 J,p. 3 3, col le insegne di tulli i regni scenzio romano e di Pietro Linzargara li di
posseduti dal defunto, e v'intervenne con Biscaglia.col concorso dell'altro religio-
lutla la pompa. Non eravi luogo slabile so fr. Nicola da Madrid. Filippo 11 im-
per la sepoltura de'monarchi di Spagna: piegò all' erezione dell' Escuriale 6 mi-
Carlo V avea falto seppellire d. Fenli- lioni di ducati, 066 milioni di reali, com-
nando suo secondogenito in Madrid, e la presi gli abbellimenti esterni, i giardini,
diletta imperatrice eregina Elisabetta da le passeggiate, le case che formano le di-
lui scelta in isposa, nella cattedrale diGra- pendenze del monastero. Il Pantheon co-
rata, e ordinò d'essere tumulato presso sto 1,827,03 1 reali. Lariedificazionedelle
di lei, indi con codicillo preferì la cine- pa reti dell'edilìzio, consumale dall'incen-
sa di s.Giusto,ovedovea portarsi l'amata dio del 1 67 1, importarono 11,620,091
moglie onde riunirsi , nondimeno si ri- reali, ed essendo caduto il fulmine a'i 7
mise alla disposizione del figlio Filippo giugno 1 670 sulla cima della cupola, nei
Il quanto al loogo. 11 re volendo realiz- ripari s'impiegarono 352,ooo reali, (ili
care le intenzioni paterne e fendere una scrittori spagnuoli pai lano dell'Escuria-
SPA
le con ammirazione e entusiasmo. Cabre-
rà lo proclama Ì'S.' meraviglia del mon-
do, e la i .' in dignità (le Sette meraviglie,
del mondo, erano presso gli antichi, 7
opere che superavano tutte le altre in
bellezza e magnificeii7a, cioè i Giardini
di Babilonia, le Piramidi d'Egitto, \i\Sia-
tua di Giove Olimpio, il Colosso di Ro-
di, le Mura di Babilonia, il Tempio di
Diana in Efeso, ed il Sepolcro di JVlau-
solo. Alcuni aggiunsero l'Esculapio d'E-
pidauro, la Minerva d'Atene, l'Apollo di
Delo, il Campidoglio, il Tempio d'Adria-
no di Cizico. Altri vi no velarono il Tem-
pio di Salomone. Una delle meraviglie
moderneècei tamente \aChiesa dis. Pie-
tro in ^fl/iVrt«odiRoma),ethedopo glia-
postoli nieiite di così grande erasi vedu-
to nelle case consagrate al Signore. Fi-
lippo II volle dotare il monastero di li-
na biblioteca, che non la cedesse ad al-
tra, per la scelta delle opere di cui l'os-
se composta, ad utile de'religiosi, e an-
che pel progresso delle lettere. Dapper-
tutto egli ne fece dispendiosi acquisti, im-
piegandovi una cura minuziosa. Inoltre
il re dalla sua libreria vi fece trasportare
4ooo volumi, la più parte mss. in di ver-
se lingue e su tutte sorte di materie ; non
che quella che gli avea lasciato d. Diego
li 111 Lido de Mendoza, uno de'piìi dotti
spagnuoli, ambasciatore a Roma, a Ve-
nezia , al concilio di Trento, con opere
riunite con raro discernimento. La biblio-
teca si arricchì ancora per le liberalità
di vescovi e letterati celebri. Pel suo in-
cremento, Filippo 11 ingiunse a tulli gli
stampatori di Spagna, di mandare alla bi-
blioteca un esemplare di lutti i libri che
uscissero da loro torchi; altrettanto fu or-
dinato a quelli de' Paesi bassi. Sotto Fi-
lippo 111 un de'capi dell'armata navale
s'impadronì della libreria del re di Ma-
rocco, contenente circa 3ooo mss. arabi,
eseguiti con eleganza e ornali di belle mi-
niature, e fu collocala all'Escuriale. Nel
1 67 1 il dello incendio che durò 1 5 giorni,
arse negli appai laujeuli del monastero,
SPA 127
e divorò grau parte de'mss. del re di Ma-
rocco e di altre opere, circa 8000 volu-
mi. Altre notizie su questa rara e preziosa
biblioteca si ponno leggere a p. i()3 del
Giornale di Roma 1 854- Solo aggiunge-
rò, che i titoli dell'opere sono scrini in
grandi lettere sub' aprirsi de'volumi, in
opposizione 0 ciò diesi pratica general-
mente, e sono situali in armadi in guisa
che non si vede il dorso del volume, ma
la parte ove s'apre. Si crede, che così i
libri soffri no meno, occupino minor spa-
zio, e omino un beli' aspetto ai riguar-
danti. L'Escoriale è costruito in pietra
grigia, tolta dalla vicina montagna, e se
gli diede la forma di graticola, onde allu-
dere allo strumento del martirio del san lo
titolare. La sua architettura è di straor-
dinaria magnifìceu/a : ammirasi soprat-
tutto la costruzione egli ornamenti del-
la chiesa, eretta sul modello di s. Pietro
di Roma. L'aitar maggiore è tutto di bel
diaspro, e sotto al quale esiste la sotter-
ranea splendida cappella oPantheon tom-
ba regia : a 'due lati di essa sono vi 24 nic-
chie occupate da altrettanti sepolcri di
marmo nero, ornati di bronzi dorali. Nel
complesso vi brillano profusamente ri udì*
ti l'oro, l'argento, le pietre preziose: gli
utensili sagri e gli ornamenti sacerdota-
li sono d' una singolare ricchezza. Nella
biblioteca, vasta e doviziosa, esistono belli
e superbi quadri. Dicesi che l'ampio e
gigantesco edilizio deli'Escuriale sia lun-
go 280 passi e circa 260 largo, e con-
tenga 1 1,000 finestre,! 7 chiostri, 22 cor-
tili, più di 1000 bellissime colonne, che
altri vogliono in numero più assai mag-
giore. Vicinissimo è il palazzo dello stile
architettonico in forma quadra, abitalo
talvolta dalla famiglia reale, decoralo an-
ch' esso di pitture a olio de' pi imi mae-
stri e di altre a fresco, con doviziose sup-
pellettili ; l'esteso parco ed i magnifici
giardini costruiti in forma d'anfiteatro,
aggiungono bellezza all'amenità del pa-
lazzo dell'Escuriale. Si stabilirono nella
prossima montagna diversi grau serba-
ia8 SP.V
toi d 'acquo ,che l'acquedotto alimentar)?,
fon ti distri bui te nel le di verse parti ilei mo-
nastero, del palazzo e de'giardini. Gran-
dee comoda via conduce da Madrid al-
l'Escoriale.
Filippo li il Prudente, con una serie
di trionfi sopra la Francia, cominciò la
gioì iosa carriera dal suo genitore inse-
gnatagli Del destinarlo al hi monarchia di
Spagna. Passato in Inghilterra per in-
durre la regina Maria sua epoca a dichia-
rar gueira alla Francia, di là si recò in
Fiandra, ove le sue truppe comandate
dal duca di Savoia, vinsero a' io agosto
i Soy la famosa battaglia di s. Quentin,
e lo ricordai pure nel voi. LXll, p. 28;
indi nel 1 558 il suo generale Egmont ri-
portò altra vittoria sui francesi a Grave-
lines, senza trarne tutto il profitto; non-
dimeno esse gli procurarono de' grandi
■vantaggi nel trattato di pacedi Ghaleau-
Cambresis nel 1 55q, capolavoro di sua
politica. In questo dièil governo de'Pae-
si Bassi alla sorella naturale Margherita
duchessadiParma, condisgusto del prin-
cipe d'Orange e del conte d'Egmontche
■vi aspiravano: pei ministro econsigliere le
die il celebre cardinal Perrenot Granve-
la. L'eresia luterana erasi dilfusa iu det-
te provincie, per cui disse Filippo II pri-
ma di partire alla sorella: Volere piut-
tosto non regnare, che regnare sopra e-
1 etici. Irritalo poi dulie loro turbolenze,
fece voto di consagrare il suo regno all'e-
stirpazione dell'eresia. Appena sbarcato a
Laredo iu Discaglia, una terribile bufera
i uppe tuttelesue navi,ondeebbeadeplo-
rare la perdita della preziosa raccolta di
quadri di Fiandra e d'Italia fatta da Carlo
V con grave dispendio. Sua prima cura,
al rientrare inlspagna nell'agosto 1 55g, fu
quella dispiegare il piuenergicozelocon-
ti o i progressi della pretesa riforma reli-
giosa, e del le opinioni de'no va tori che dal-
la Germania e Inghilterrasi diffondevano
in Francia, in (spagna, in Italia. Senten-
do che nel regno era penetrala l'eresia,
ordinò rigori per eliminarla. L'inquisì-
SP.V
2Ìonr si assicurò di non pochi sellar!, li a'
quali Agostino Cacalla già predicatore di
Carlo V, e ne fece ardere ben 3o. Già il 1 e
essendo in Fiandra,alt ri con pia probabili-
tà dicono ni Vagliadolid ov'era nato, do-
mandoci^ si rinnovasse alla sua presen-
za la terribile e suddescrilta scena chia-
mala ['/luto dajrj per cui ,\o sciagura-
ti perirono sul rogo d'ordine del grande
inquisitore, sotto gli occhi del re, di sua
famiglia e della corte. Uuodi essi con tri-
plice grida domandò grazia. Rispose l'in-
flessibileFilippolI: Perisca tu ei tuoisimi-
li; quando pure si trattasse di mio figlio,
lo darei in preda alle fiamme se fosse ere-
tico. 1 delatori di simili delitti ne incol-
parono Bartolomeo Carranza arcivesco-
vo di Toledo e domenicano, che confes-
sore di Carlo V lo avea assistito nel pun-
to estremo; pare che fosse stalo anche
confessore della regina , e meglio di lui
parlai nella sua biografia. Essendo in so-
spetto l'opinione religiosa dell'imperato-
re, ne aggravarono l'accusa. Portato al
tribunale da due vescovi, egli disse: Io
cammino tra il miglior mio amico, e il
mio nemico più grande. Colpiti i prelati
da tal sentenza, l'arcivescovo spiegò: pel
miglior amico la sua innoceuza; pel mag-
gior nemico l'arcivescovato ricco di To-
ledo ! Dalle carceri di Castiglia fu poi tra-
dotto in quelle del s. uffizio o inquisizio-
ne di Roma, sotto Paolo IV e per suo or-
dine, come creduto autore di note mar-
ginali da lui poste in libri eretici. Sino dal
principio del regno Filippo II avea fer-
malo la sua residenza e corte in Toledo,
indi, nel 1 56o o forse meglio nel 1 563 la
trasferì a Madrid, che divenne allora la
capitale della Spagna. Sempre aceri imo
in esterminare gli eretici, informato dal
governatore di .Milano, che se n'erano
scoperti nella vallata del Piemonte, al-
l'estremo del Milanese, il re ordinò che
tutti fossero impiccati, indi col ferro e col
fuoco purgò il regno di ÌNapoli dal cal-
vinismo ch'erasi introdotto. La duchessa
Margherita governalrice de' Paesi Bassi
S I» A
non trovò le stesse facilità per l'esecuzio-
ne-d'un editto fatto da lui pubblicare per
rotare regio contro i nuovi settari. Non
ostante i vescovati eretti ila Paolo IV nei
medesimi a istanza ili Filippo il, vi scop-
piò la ribellione che descrissi a quell'ar-
ticolo, e produsse in mezzo al le piti tre-
mende esecuzioni del crudele duca d'Al-
ba e guerre sanguinose, il nuovo stato li-
bero d'Olanda indipendente dalla Spa-
gna. Papa l'io IV per avere reintegrali i
Colonna delle terre confiscate in favore
de' Cara/fa da Paolo IV, il suo nipote
ebbe da Filippo il il ducatod'Oria e una
grossa pensione. Pio IV avendo appro-
vato il concilio di Trento, e sebbene dal-
la Spagna fosse accettato, non fu assolu-
tamente ammesso in molti punti diesi
credevano contrari alle prerogative del
regno. Navigando i vascelli di Filippo li
nell'Arcipelago aldi là del Gange, s'im-
padronirono ili Lusson, Manilla e altre
isole, ed il nome collettivo di Filippine che
loro fu dato trasmise alla posterità quel-
lo del monarca, sotto il quale vennero
conquistate. Nel i 565 furono tenuti 5
coucilii provinciali in Ispagna,cioè a To-
ledo, Salamanca, Saragozza, Valenza e
Braga; non fu pubblicato che ili. adu-
nalo per ricevere e approvare gli atti del
concilio di Trento,come riporta d'Aguir-
re nel t. 4 II Papa a difesa di Malta as-
sediata da'lurchi, la liberò col soccorso
del re, al quale perchè potesse mantene-
re 70 galere contro tali formidabili ne-
mici , concesse 700,000 ducati sopra i
benefizi di Spagna. L' eccessiva severità
ili Filippo II gli suscitò de' nemici non
solamente tra'sudditi, ma nel seno di sua
famiglia. L'infante d. Carlo di lui figlio,
stanco de'rigori ch'esercitava sulla pro-
pria persona, aprì delle intelligenze coi
libelli de'Paesi Bassi, e pensò ad evade-
re per porsi alla loro testa. Il re sospet-
tando del suo proponimento, lo sorprese
nel letto nel gennaio 1 5G8, s'impossessò
di sue carte, ch'evidentemente deponen-
do a suo danno, lo fece porre in prigione,
VOL. LXVUI.
SPA lag
ove morì nel luglio per aver mangiato in-
temperantemente dopo lunga astinenza,
e fu sepolto nell'Kscuriale. Benché ere-
de unico della corona, fu poco compian-
to, per l'altiero e violento carattere: po-
co dopo morì e in istato di gravidanza
Elisabetta di Francia sua matrigna, già
a lui fidanzata, lasciando due figlie, Isa-
bella e Caterina, che poi sposaronola pri-
ma l'arciduca d'Austria Alberto ex car-
dinale, colla dote di quanto rimaneva nei
Paesi Bassi; la seconda Carlo Emanuele
di Savoia. Per tali morti i nemici di Fi-
lippo Il lo incolparono per motivo di ge-
losia, perchè il figlio che dovea sposar
Elisabetta prima che il re la volesse per
lui, continuò sempre ad amarla e ne fu
riamato. Le circostanze di sua morte so-
no ancora un mistero : l'Alfieri ne fece
argomento d'una tragedia. Lo stesso ze
lo che animava Filippo li a perseguitai
gli eretici, non permise di vivere in pa-
ce i mori di Spagna, benché intenti a far
fiorire l'agricoltura, il commercio, le ar-
ti nelle contrade che abitavano. Alcuni
editti fatti da lui pubblicare in Grana-
ta, contro i sospetti di loro credenza re-
ligiosa, die luogo a ripetute rimostranze
de'medesimi,che furono sempre sdegno-
samente rigettate: erasi presa la massi-
ma di ridurli agli estremi. Irritati dalla
durezza dei re,nel 1 56g inalberarono Del-
l' Andalusia lo stendardo della rivolta.
Siccome d. Giovanni d'Austria, divenuto
deslrissimo nell'arte militare, agognava
l'istante di segnalarsi ne'combattimenti,
e Filippo II ne frenava l'ardore, essendo
mortod. Carlo ne permise l'esperimento.
Inviato contro i mori che aveano ripor-
tato vantaggi sulle truppe, egli s'impa-
dronì delle piazze fòrti per privarli d'o-
gni speranza di ritirata, gl'insegui nelle
montagne, li disfece in replicati incontri,
parte ne assoggettò, gli altri costrinse a
passar per sempre in Africa. In questa
specie di guerra civile, grandi furono le
atrocità commesse dall'una e dall'altra
parte. Nella biografia di s. Pio V trallai
9
■ 3o SPà
dello famosa triplice alleanza nel 1^71
latin ira lui, la repubblica di Venezia e
Filippo i 1 j per frenare la potenza minac-
ciosa di Sciiti) Il sultano delinchi, a Iole
elìcilo avcndo.il Papa confermalo al re
l'indulto del predecessore pel manteni-
mento delle galere. Dissi pure che supre-
mo comandante della llolta ne fu fallo
d. Giovanni, e che nel golfo di Lepanto
(dopo d' aver egli con un Crocefisso in
mano corso tutta la linea de'legniche a-
vea fatto schierare in 3 divisioni, esortan-
do col gesto e la voce i capi ed i soldati a
fare con valore il dover loro, die il segno
al combattimento, ed avendo egli assali-
to il vascello ammiraglio turco, lo prese
all'ai embaggio, e la testa del comandan-
te fu infilzata sopra una picca, e tal i.°
felice successo decise della battaglia na-
vale) a'7 ottobre si olteune strepitosa e
compila vittoria. La memorabile azione
ebbe luogo non lungi da Azio, ove Augii-
sto eM. Antonio aveano pugnato per l'im-
pero del mondo. Avea risoluto d. Gio-
vanni d'inseguire i turchi a Costantino-
poli e tentare di cacciarli d'Europa, ma
la stagione troppo avanzata Io costrinse
ad abbandonarne il progetto. Più tardi
corse con una squadra spaglinola la costa
d'Africa,prescTunisi,Bisertaeallre piaz-
zerei era occupalo a formarvi uno stabi-
limento durevole, quando fu richiamato
per difendere il Milanese; ma poco dopo
fu invialo ne'Paesi Bassi per governato-
re, ove Guglielmo 1 di Nassau fomenta-
va le turbolenze per impadronirsene. In-
clinava a concessioni, ina vedendo che la
dolcezza imbaldanziva i sollevati, prese
Namur e disperse i ribelli a Gemblours
colla perdita di due soldati. Mori nel 1 578
u Boìuges di 33 anui, ma non è fondata
l'odiosa accusa lanciata a Filippo II che
ne avesse alfretlata la fine,per invidia dei
suoi talenti e per timore che sposasse la
famosa Elisabetta regina d'Inghilterra, o
perchè il Papa trattava di maritarlo con
l'infelice Maria Stuarda regina di Sco-
zia (Jy.)\ il corpo fu trasportato all'Escu-
SPA
riale. Bello, valoroso, prudente, dolce, ge-
neroso, fu amato da'soldati e dal popo-
lo: lasciò due figlie naturali che racco-
mandòal re. Fraltaotos. Pio V e nel mo-
do che raccontai a Sicilia, ammoni Fi-
lippo II contro i suoi ministri che ledeva-
nogravementela libertà dellaChiesa, col-
la pretesa Monarchia di Sicilia in quel
vegno,co\ regio excqitalur e con altro pre-
giudizievole all' immunità ecclesiastica,
in Milano ed in Ispagna. A Sovrani ri-
portai le robuste e autorevoli risposte fat-
te da s. Pio V al re e allo zio imperatore,
quando protestarono per a ver egli dichia-
rato granduca di Toscana Cosimo I, che
pure coronò; giacché Siena riguardatasi
suo feudo da Filippo II, e Firenze feudo
dell' impero da Ferdinando I. Il Papa
concesse a'sacerdot: spagnuoli il privile-
gio di portare all'altare il corporale fuo-
ri della borsa, e di poter nominare il re
di Spagna nel canone della messa: il ce-
lebre Navarro, prima di morire, gli rac-
comandò la causa dell'arcivescovo Car-
ranza. Nel 1 $72 glisuccesseGregorioXHI
che Pio IV avea spedito legalo in Ispa-
gna per l'affare di detto arcivescovo, con
Pereti i e Castagna, che a mensa del re
un suo buffone predisse loro il pontifica-
to, e si verificò come notai nel voi. LV,
p. 29 1 , dicendo che mangiava con 3 Pa-
pi. Nel 1572 Filippo II perde il celebre
cardinal Spinosa, ch'egli chiamò il mi-
gliore de' suoi primi ministri. Nel 1 576
Gregorio XIII, dopo aver fatto da più
congregazioni da lui presiedute esamina-
re con attenta ponderazione la causa e-
clatante dell'arcivescovo Carranza, il cui
processo e esito riporta Bernino, Storia
dell'eresie t. 4> cap. io, compilo che fu
a'i4 aprile alla presenza della congrega-
zione del s. oITìzio e de'difetisori del prela-
to, lo dichiarò grandemente sospetto d'e-
resia, e l'obbligò ad abiurare e detestare
16 capi. Oltre alcune penitenze, lo sospe-
se per 5anni dall'amministrazionedi sua
chiesa, nel qual tempo dovesse dimorare
uel convento di s. Domenico d'Oi vitto,
SPA
con libertà d'uscire per In città. Gli asse-
guòsulle rendite dell'arcivescovato 1000
scudi d'oro al mese, e riservò a se l'ero-
gazione dc'frutti sequestrati dal princi-
pio della prigionia sino al fine del suo e-
silio. Il prelato portato dal Valicano al
convento della Minerva, oppresso da a-
cerbissimo calcolo e da profonda tristez-
za morì a 7. maggio, di 72 anni, con sen-
timenti di cristiana pietà. Nel ricevere il
ss. Viatico, protestò ch'egli nonavea of-
feso Dio mortalmente in materia di fe-
de, e di questo sentimento l'u il popolo
che chiuse le botteghe nel dì del suo fu-
nerale,onorando il suo corpo come quello
d'un santo. Gregorio XIII fece porre sul-
la sua tomba un epitaffio, coll'elogio di
uomo illustre per costumi e per sapere,
modesto nelle prosperità e paziente nel-
l'avversità. I frutti dell'arcivescovato,che
defalcate le spese del processo ascende-
vano a due milioni d'oro, e per varie ne-
cessità erano stati consumati dal re, per
isgravarne la sua coscienza e dopo molte
istanze il Papa glieli condonò. Già nel
1 5y4 Gregorio XIII per le suppliche di
Filippo II avea conceduto la facoltà d'a-
lienare beni ecclesiastici del valore di
4o,ooo scudi di rendite,eccettuando quel-
li de'luoghi insigni e de'benefizi vacanti,
e nella vendita prescritto che dovessero
intervenirvi i delegati pontificii. Il re per
giustificar la sua domanda fece conside-
rare che l'armata della lega contro il tur-
co era costata 100,000 scudi al mese,
quella de'Paesi Bassi 600,000 pure men-
sili, e che i beni della corona erano im-
pegnati con frutto per 6 milioni d'oro.
Infaticabile il re nell'operaie, dava con-
tinua attenzione a'bisogni de' vasti suoi
stati : non contento d'invigilare dal fon-
do del suo gabinetto sulla Spagna, egli
nel 1 5y6 volle scorrerla tutta. La sua pre-
senza fu salutare in ogni luogo, rese do-
vunque la più esatta giustizia, ascoltò i
lagni e riformò gli abusi : per annientar
l'antipatia che regnava tra le di verse prò-
viucie, indusse le principali famiglie a
SPA. 1 3 .
imparentarsi con maritaggi, In delio mi
no Gregorio XIII concluse con Filippo
imi lega, per liberar l'Inghilterra dal-
l'oppressione d'Elisabetta, e liberar d dia
prigione Maria Stuarda. Nel 1 58o pei
morte del cardinal Enrico re di l'orto
gallo, il suo nipote Filippo II pretendea
do d'esser legittimo erede del regno, pel
•valore del duca d'Alba facilmente se ne
impadronì; così come Svinlilla vide>>i si
gnore di tutte leSpagne,e di tutlelr fio
lentissime colonie portoghesi d'Asia /l'A-
frica e d'America. Poco dopo a' 26 hi
glioiSHi le 7 provincie ribelli de'Paesi
l'assi definitivamente con solenne atto si
ritirarono dalla sua ubbidienza, ne at-
terrarono le statue, ne infransero il sigil-
lo, e sotto lostatolderGuglielmoIdi Nas-
sau poi si eressero in repubblica d'Oliti
da. Gregorio XIII restò affli Ito in sape-
re che il re avea prorogato l'armistizio
co'turchi, per consolidarsi sul trono por-
toghese, e se ne gravò altamente veden
dosi deluso nelle promesse. Pertanto 11-
vocò i frulli che il re godeva sul clero di
Spagna, per combattere il nemico del no
me cristiano; indi dichiarò che ne'con -
venti e monasteri di Spagna non potes
sero abitarvi meno di 3 religiosi. Alcuni
scrissero avere Gregorio XIII donato la
Uosa d'oro alla regina Elisabetta, ma es-
sa era già morta alla sua elevazione al
pontificato; sarà dunque meglio ritene-
re, che la mandasse ad Anna Maria fi-
glia dell'imperatore Massimiliano II, 4-"
moglie di Filippo li, che lo fece pache
di parecchi figli, ma il solo successore gli
sopravvisse. Raccontai a Francia l'in-
fluenza ch'ebbe Filippo Usuila famosa
santa Irga formatasi per escludere dal
trono Enrico Illdi Borbone redi Na var-
rà, comechè allora ugonotto, clic poi fu
Enrico IV redi Francia, colla mira d'in-
vadere quella corona. Innalzato nel 1 58 5
al papato Sisto V, il re gl'invio a osse-
quiarlo il contestabile di Castiglia, e il
Papa promise di favorir la lega, dichia-
rando formalmente incorsi nelle censure
i3a SPà
ecclesiastiche il re di Na varrà e suoi fau-
tori clic privò di qualunque dignità; in
di proibì nella Spugna i matrimoni cogli
Eunuchi (/'.)■ Avendo Filippo II l'atta
ima rigorosa prammatica sugli ampollo-
si titoli, vietò ai darsi a tutti. Il Papa se
ne lagnò coli' ambasciatore Olivares, e
proibì a 'cardinali di ricevere lettere sen-
za \' Illustrissimo e il Reverendissimo, e
mosse il re a dichiarare che non avea in-
teso comprendere gli ecclesiastici, né gli
ambasciatori. Dissi ad Altare § ix, che
il Papa donò al re con privilegi quello
su cui avea celebrato nella canonizzazio-
ne di s. Diego. Dopo la tragica morte di
Maria Stuarda, nel i 588 Sisto V si col-
legò con Filippo II per punire Elisabet-
ta regina d' Inghilterra j il re per vendi-
carsi ancora degli aiuti dati a ribelli fiam-
minghi, le inviò contro per invaderne il
regno una formidabile flotta denomina-
ta {"Invincibile, sotto gli ordini del duca
di Medina Sidonia, con 3o,ooo soldati
e composta di i 3o vele, che dicesi costa-
ta 120 milioni di ducali. Altri la fecero
ascendereall'esorbitanle numero di 2/£5
vele. Peròappena avvicinatasi all'imboc-
catura del Tamigi, una terribile burra-
sca la sperperò; perirono molli legni, al-
cuni caddero nelle mani degl'inglesi e o-
landesi, il rimanente umiliata si ritirò in
Ispagua. Scrivono gli spagnuoli che si
pei dettero 32 navi da guerra, 1 6 da sbar-
co ci OjOOo soldati; e gl'inglesi afferma-
no, che restarono distrutte 8o navi, col-
la perdita di 20,000 uomini : questa spe-
dizione rovinò la marina spaglinola, e
sparse la costernazione per tutto il regno.
Filippo II alla notizia d'avvenimento così
disastroso, con tranquilla freddezza dis-
se: Avea spedito la mia flotta per com-
battere gl'inglesi, ma non le tempeste e
gli elementi; sia fatta la volontà di Dio.
Isella biografia di Sisto /'riprodussi la
energica lettera ch'egli scrisse al re, acciò
si pentisse di cuore per 1' usurpata giu-
risdizione ecclesiastica, ed ubbidisse alle
sue ammonizioni; che sentendo che Eu-
SPA
1 ico IV avrebbe abiurato l'eresia e rien-
trerebbe nel seno della chiesa cattolica,
volle ritirarsi da più riconoscere la lega,
e perchè l'Olivares protestò in nome del
re, lo licenziò dall'udienza due volte, n-
vendo conosciuto i cupi raggiri di Filip-
po II e che la lega era fondata sopra un
falso pretesto ; e che morto il Papa nel
I 5qo l'Olivares concitò un'insurrezione
per abbatterne la statua. Gli successe Ur-
bano VII, già nunzio di Spagna per 7 an-
ni, che in nome di Gregorio XI II avea fat-
to da padrino al battesimo di d. Isabella
primogenita del re. Dopo i3 giorni ne
occupò il luogoGregorio XI V milanese,
che nato suddito di Filippo II si mostrò
parziale per lui, con rinnovare i Moni-
torà con troEnrico IV, soccorrendo la lega
con 8000 uomini e 1 5,ooo scudi al mese:
nel 1 *)() 1 il successore Innocenzo IX ne
seguì l'esempio, e promise alla lega pro-
tetta da Filippo II4o,ooo scudi mensili.
Visse due mesi e fu eletto in sua vece Cle-
mente Vili, il quale ad onta degli sforzi
del re e de'con federa ti della lega, assolse
Enrico IV e lo riconobbe. Gregorio XI V
avea donalo lo Stocco e liei rettone al fi-
glio e poi successore del re; e Clemente
Vili fece il similecon altro infante. Prima
di questo tempo, Antonio Perez ministro
di Filippo 11 promosse in Aragona la ri-
bellione, e poi fuggì quando fu spenta
coll'eccidio de' capi. Colla pace di Ver-
vins, conclusa con Enrico IV nel 1 5q8,
a mediazione di Clemente Vili, si resti-
tuirono i paesi occupati. Giunto Filippo
II all'età di 72 anni, consumato dal ma-
le sopportato con eroica pazienza, disin-
gannalo della vanità delle grandezze li-
mane,si fece recare la bara nella sua ca-
mera e morì tranquillamente a'i3 set-
tembre i5q8. Principe laborioso, capace
d'accudire agli affari e d' una modera-
zione poco comune, egli non fu guerrie-
ro come il genitore, ma avea forse più
talenti nella politica. Colle sue astuzie e
destrezza, colla sua costanza e flemma,
ne'pericoli e nelle avversità, stando nel
SPA
suogabineltoseppecomandaree farsi le-
mere, quanto Carlo V si ora fallo formi'
debile alla guida degli eserciti. Gli ere-
tici lo chiamarono demone meridiano ,
perché dal fondo del suo gabinetto me-
ridiooale,con un cenaocommoveva tut-
te le coiti. Dopo la battaglia di s, Quen-
tin, vi si recò per incalzare I' assedio di
quella città e volle espugnarla d'assolto :
per montare sulla breccia comparve ar-
mato da capo a piedi. Allorché poi udì
il fischio delle palle, chiese al confessore
che pensasse di tal musica; e gli rispose,
che la trovava disgustosissima. Replicò
il re: Anche io, e mio padre era hen stra-
no in trovarvi tanto piacere. Fece quin-
di voto di nou trovarsi più a nessuna bat-
taglia. Quando Paolo I V si dichiarò con-
tro di lui, die saggio di moderazione, e
ricusò i consigli del rigore, attendendo
sempre che il Papa face-.se ritorno alla
ragionevolezza. Egli però ignorava tutti
i molivi che indussero Paolo IV a soste-
nere la guerra e la condotta crudele del
duca d'Alba. Niuno meglio di lui seppe
governar gli uomini, ed il suo carattere
convenne perfettamente a quello degli
spagnuoli, massime a' casigliani, che si
compiacevano dell' imponente gravità
del loro sovrano. Benché la sua severità
ispirasse più rispetto che amore, benché
la monarchia molto soffrì sotto il suo re-
gno, sicché da quell'epoca incominciò la
sua decadenza, fu vivamente compianto.
La possanza spaglinola giunse sotto di lui
a quell'apice di grandezza, che ben pre-
sto con marcia retrograda dovea dipar-
tirsi; il Giappone mandò a prestargli o-
maggio, ed i potentati di Europa erano
di lui timorosi. A molto zelo per la re-
ligione, unì grande liberalità versoi dot-
ti e gli artisti, perciò il suo regno anche
in questo è del pari che quello di Carlo
V, e fu memorabile per una moltitudi-
ne di grandi uomini e di valenti scrit-
tori. Si accusa Filippo 11 come vendica-
tivo, sanguinario, ipocrita, troppo in tot-
leraute, e che dell' iuquisizioue fece un
SPA
1 33
tribunale di sangue, che fu il tiranno de-
gli eretici; ma Pio IV lo a vea chiamalo
il prolettore della chiesa cattolica,e s.Pio
V ad onta delle sue serie esortazioni e
minacce l'amò; dappoiché si può crede-
re che senza i suoi sforzi, la falsa religio-
ne protestante fatalmente avrebbe inva-
so tutta l'Europa. Gli scrittori spaglinoli
ne celebrarono altamente la memoria ,
che imprecarono i protestanti e qualche
cattolico parziale. Si esageri) dall'una e
l'altra parte: riunendo delle grandi qua-
lità e de' vizi, egli come Augusto protesse
il genio, la sua politica somigliò a quella
di Tiberio, l'amore alla fatica lo parago-
nò a Vespasiano, e l'ambizione al padre,
e come lui aspirò alla monarchia univer-
sale. Allorché Carlo V nel suo discorso
pronunziò l'abdicazione agli stati gene-
rali, disse loro parlaudo di Filippo II ivi
presente : Invece d'un vecchio prossimo
a scendere nel sepolcro, io vi do un prin-
cipe dota lodi sagacità,alLivo e intrapren-
dente. Sostenne sovente a un tempo la
guerra co' turchi, francesi, inglesi e olan-
desi, e pressoché con tulli i protestanti
dell'impero, senza mai aver alleati nem-
meno la casa d'Austria, ad eccezione del -
la lega col Papa, dalla quale presto si ri-
tirarono i veneti, alla sua insaputa-paci-
ficatisi colla Porta ottomana. Tali guer-
re tornarono in suo danno e della Spa-
gna, la cui preponderanza scese col re
uella tomba. Filippo II (Issò la maggio-
ranza de're di Spagna ai4 anni.
Filippo II I successe al padre Filippo 1 1,
ed in età di 20 anni si vide padrone del-
le principali ricchezze de'due mondi : di
buon'ora manifestò grande debolezza di
carattere, e si mostrò seuza passioni e di
poco senno. Quando il padre gli mostrò
i ritratti di varie principesse, perché sce-
gliesse la sposa, rispose :Che quella a cui
il re dasse la preferenza sarebbe per lui
la più bella eia più amabile. Pertanto il
re gli destinò Margherita d'Austria, figlia
diCarlo arciduca diGralz. Ne'vol. XXIV,
p. 1 rìot LV, p. 5o, narrai theiu Ferrara
S P A
(.Illudile Vili a'i 5 novembre i5q8 fece
la oeremonia degli sponsali tra il re rap-
presentalo dall'arciduca Alberto, e tra
questoelsabella sorella diFilippo IV rap-
presentata dal duca di Sessa: Margherita,
l'arciduca e il duca pranzarono col Pa-
pa, che doni) alla regina la Uosa d'oro
e la carrozza colla quale l'avea fatta in-
contrare. 11 principio del suo regno risen-
ti la debolezza del monarca.-Sandoval du-
ca di Lerma (di cui come degli altri car-
dinali iraltoallasua biografia, perchè eb-
be tal dignità a istanza del re), suo favo-
nio et. "ministro, come miglior politico
.lei suo padrone, volle riprendere l'ascen-
dente cheavea esercitato sotto FilippoII.
Sprovvisto il duca della fermezza neces-
saria, non potè reggere la nave dello sta-
lo, i suoi connazionali predisseroaitamen-
te le disgrazie che minacciavano la Spa-
gna. Malgrado la pace conclusa colli In-
ghilterra, la guerra conilo le 7 provin-
cie unite d'Olanda continuava; l'assedio
d Ostenda pel corso di 3 anni costò im-
mense somme e più d'BojOoo uomini.
ftfoi to Clemente VlII,laSpagna neh 6o5
die l'esclusiva al cardinal baronio, per
avere scritto contro la Monarchia dì Si-
cilia e contribuito al riconoscimento di
Enrico IV. Gli successe Leone XI già le-
dalo alla pace di Vervins, che assicurò
I ambasciatoremarchesedi Villena della
sua amicizia pel re. Termino di vivere
[1. issali 26 giorni, e gli fu sostituito Pao-
lo V, il quale nell'interdetto a cui sotto-
pose i veneziani, contro di questi il re gli
offrì le sue truppe del Milanese, promet-
tendo di ridurli all'ubbidienza, mentre
l'inetto ministro segretamente li anima-
va contro il Papa. Nel iGoq allorché Fi-
lippo 111 fu costretto a uua tregua di 1 2
anni coli' Olanda, coll'arciduca Albeito
suo cognato sovrano de'Paesi Bassi, ri-
conobbe! ole prorincìe unite per stato li-
bero e indipendente, avendo inutilmen-
te il Papa insistito col re perchè si pat-
tuisse il libero esercizio della religione
D
cattolica nelle medesime, per cui se uè la-
SPA
gnò amaramente. Volendo però tener-
si amico Paolo V e mostrargli zelo reli-
gioso, o per altri fini politici, il re a'c^ di-
cembre con editto ordinò sotto pena di
morte a tutti i mori stabiliti nel regno di
Valenza, di partire dalla Spagna in ter-
mine di 3o giorni. Il rigore dell' editto
fu esteso a' io gennaio iG 1 o a tutti i mo-
ri di Spagna, che sebbene olfrissero 3 mi-
lioni d'oro, dovettero uscirne in numero
di 1 34,ooo, o come altri meglio dissero
700,000, ovvero circa un milione. Tali
sudditi laboriosi, commercianti e indu-
striosi lasciarono spopolate intere pro-
vincie, riparando uella più parte in Asia e
Africa. Fransi offerti a'francesi d'abitare
le lande di Guascogna, ma essendo loro
imposta la professione del cristianesimo,
non accettarono. Considerando Paolo V
che l'esistenza de'mori in Ispagna recava
grave dannoalla purità della religione, ne
provò gran piacere e lodò il re, facendo al
liglioche poi gli successe il ragguardevole
donativo del lo Stocco e Berrettone ducala
beuedetli. Si può vedere il Fonseca, Del
giusto scacciamento de' MoreschidaSpa-
gna, Piomai6i 1. Watson, Ilistoire du
regne du Philippe III , continucc par
Tomson, Paris 1809. Nel 1 Gì 1 per le di-
ligenze del Papa, si conchiuse la pace coi
francesi, la quale poi s'intorbidò in Ita-
lia tra i duchi di Savoia e di Mantova,
onde il re a istigazione del marchese Ino-
josa governatore di M ilano ruppe guer-
ra ali.0, indi per le incessanti industrie
di Paolo V si pacificarono nel 1 Gì 5. Per
nuove rotture, cagionate dal nuovo go-
vernatore di Milano, Toledo marchese di
Villafranca , e perchè il duca di Savoia
cercava ingrandirsi verso il Milanese, il
Papa s'interpose col duca e con Filippo
III, e non senza fatica potè ristabilire la
concordia.il duca di Lerma colla sua alte-
rigia essendosi inimicali molli, nel 1G 1 8
cadde in disgrazia, si ritirò dalla corte, e
poi ottenne il cardinalato per porsi al co-
perto dalle persecuzioni de'suoi contra-
ri. Il suo figlio duca d'Uzcda edi lui crii-
SPA
dele antagonista ili venne i ."ministro, e lo
stato non perciò fu meglio diretto. Ne-
gletta l'agricoltura, abbandonate le ma-
nifattura, la penuria divenne estrema,
aggiungendosi all'emigrazione de' mori,
quella degli spaglinoli ebein America an-
davano cercando una più rapida fortuna.
Il re pubblicò un editto salutare,con ac-
cordarla nobiltà d'esenzione della guer-
ra a chi coltivasse le terre; ma disposi-
zione sì saggia fu insudiciente a riempi-
re il vuoto lasciato da' suoi sudditi. La
Valtellina soggetta a'grigioniformavada
lungo tempo il desiderio del ministero
spagnuolo, perchè intercettava la comu-
nicazione de'due rami della casa d'Au-
stria, posta com'era tra il ducato di Mi-
lano appartenente al i .", e quello del Ti-
rolo posseduto dal 2.0 Il duca di Feria,
governatore delMilanese,comecbè a que-
sto era appartenuta la Valtellina, intra-
prese nel 1620 di levar tale ostacolo e riu-
nirla al ducato, sollevando i popoli della
Valtellina contro i grigioni. Ma noi fece
impunemente, poiché la Francia e Ve-
nezia del pari adombrate per tale ribel-
lione dagli slessi interessi di politica, pre-
sero le parti de'grigioni. Paolo V scuo-
prendo le mire degli spagnuoli,a impe-
dire il loro ingrandimento in Italia, ec-
citò l'attenzione de'principi, acciò la Val-
tellina essendo cattolica fosse sottratta da-
gli eretici grigioni e divenisse cantone del-
la Svizzera indipendente. In questo mez-
zo morì nel gennaio 1 62 1 , e gli successe
Gregorio XV. Poco dopo a' 3 1 marzo, a-
vendo aiutalo con 4$>ooo uomini l'im-
peratore Ferdinando III contro l'eletto-
re Palatino, cessò di vivere inLisbonala-
ficiando il tronoal figlio Filippo IV: l'al-
tro Ferdinando d'Austria di io anni era
diveuuto cardinale , creato da Paolo V
che per distinzione gli mandò il cappel-
lo e le altra insegne cardinalizie a Madrid,
e fu poi governatore delle Fiandre; e le li-
glie Maria e Anna le maritò al dello im-
peratore e a Luigi XIII re di Francia. Fi-
lippo HI poco applicava agli all'ari , la-
SP.V i35
sciando intera libertà a'minUtri di mal-
menare la monarchia, e d'infedelmente
amministrare le rendite. Di costumi pu-
ri e osservante delle pratiche religiose si-
no allo scrupolo, zelante della fede cat-
tolica, generoso nella fondazione de'eon-
venti e opere pie, umano, dolce, le sue
buone intenzioni furono at traversate dal-
la debolezza del suo carattere. Dopo il
suo regno l'autorità reale venne in deca-
denza non pure nella Spagna, ina in Eu-
ropa. Subito il conte Olivares s'impos-
sessò dello spirito di Filippo IV, e so-
verchiò il duca d'Uzeda che fu arrestalo
col padre, e così il duca d'Ossuna viceré
di Napoli. Spirata la tregua eoll'Ohuida
ricominciò la guerra , che fu fatta con
buon successo dagli spaglinoli, finché eb-
bero a generale Ambrogio Spinola. Es-
sendosi impadroniti gli spagnuoli della
Valtellina, Gregorio XV per estinguere
il fuoco d'una furiosa guerra die contro
di essi minacciavano le potenze , per lu
quiete d'Italia prese in deposito la Val-
tellina a'G giugnoi623 a mezzo del fra-
tello Ludovisi, argomento die svolgerò
meglio a Svizzera. In quest'anno per ri-
popolare la Spagna, il re pubblicò un'or-
dinanza portante die quelli che si mari-
tassero di 18 anni per 4 fossero esenti di
ogni imposta; che quelli i quali ciò faces-
sero prima di tale età, potessero senza
permesso giuridico dirigere i propri ai-
fari e quelli delle loro mogli a malgra-
do di loro minoreimità; elio lutti quelli
che avessero avuti 6 figli maschi fossero
esenti in perpetuo da ogni specie d'ag-
gravio, e che lutti i beni confiscati fossero
impiegali nella dotazione di figlie povere.
Intanto si faceva la guerra sì in Europa
che nell'America, tra la Spagna e l'Olan-
da, e la fiotta spaguuola nel 1 62 j fu scon
fida presso Lima e presso Calais; però nel
1 6 '. 5 Spinola s'impadronì eli Brada, Pa
pa Urbano Vili nel 1627 pose line al
le pertinaci controversie delta Valtellina
con decoro della s. Sede; ma poco durò
la quiete d'Italia sturbata dalla successio
1 36 S P A
ne del ducato ili Mantova e Monferrato,
sulla prima volendo la Spagna far vale-
re le sue pretensioni. Insorsero quindi due
formidabili rivali, il cardinal Richelieu
arbitro della corte di Francia, e il conte
Olivares padrone di quella di Spagna;
ambedue pretendevano in fina politica,
ma il cardinale aveu talenti molto supe-
riori a quelli del conte, ch'egli deludeva
nel cercar l'abbassamento di casa d'Au-
stria^* a la le effetto fece alleanza eo'prin-
cipi di Germania e colla Svezia a danno
del l'impera lore,ecogli olandesi a pregiu-
dizio della Spagna, a'quali spedì un eser-
cito in aiuto. L'anno iG35 fu adunque
l'epoca del principio della lunga e cru-
dele guerra tra Francia e Spagna, ed i
loro collegati : gli spagnuoli ne porsero
l'occasione o il prelesto colla presa di Tre-
veri, e col levarne l'elettore ecclesiastico
eh erasi posto sotto la protezione de'fìan-
ecsi. La Spagna vide nel i(>4o sollevarsi
dal suo seno una ribellione, le cui conse-
guenze lungbe e fastidiose tornarono a
vantaggio di Francia die si accusò d'aver-
la destata, e ebe di certo non contribuì
poco a fomentarla. Olivares vedendo il
regno vuoto d'uomini e dì denaro, si av-
visò di far pubblicare un editto che so-
spendeva per un tempo i privilegi di pa-
recchie provinciedi Spagna per obbligar-
la contribuire tutte egualmente a'pres-
santi bisogni dello stato. I catalani ch'e-
rano in possesso d'un'immunità totale sì
in pace chein guerra, si ribellarono e fe-
cero man bassa sui casigliani che si tro-
vavano Ira loro,e uccisero il viceré. Il fuo-
co della rivolta si diffuse in Portogallo,
ed i portoghesi nel i. "dicembre scossero
il giogo di Filippo! V e della dominazio-
ne spagnuola. Il re fu l'ultimo a sapere
che il duca di Ihaganza erasi proclama-
lo re di Portogallo, e che ciò gli toglie-
va una rendila di 12 milioni. Filippo IV
perciò disse all' Olivares gravemente:
Convien porvi un ordine, e non tralasciò
i suoi ordinari divertimenti. Fu Luigia
di MediuaSidouia della casa diGuzman,
SPA
moglie del duca di Draganza, l'anima della
congiura che tolse (ter sempre il Porto-
gallo alla Spagna. L'inflessibile Oli varei
invece di porre in opera la dolcezza per
pacificar le turbolenze di Catalogna, die
gli ordini i più rigorosi per costringere
quella provincia colla forza. 1 catalani di-
sperali dalle distruzioni e saccheggi, nel
1 (>\ 1 si diedero a Luigi Xlll re di Fran-
cia, e Barcellona aprì le sue porte a'Iran-
cesi. L'Olivares per vendicarsi «li 1* ran-
cia, somministrò truppe al conte di S»>is-
sons, principe del sanguech erasi ribella-
to; ma nel 1642 vedendo i progressi dei
francesi in Catalogna, pubblicò a favor di
essa un' amnistia e il ristabilimento dei
suoi privilegi. I ribelli si beffarono di tali
oflerte, che attribuendole a debolezza di-
vennero più arditi. I francesi s'impadro-
nirono di Perpignano e di tutto il Ros-
siglione, e d'ogni parte si destarono mor-
morazioni controil negligentee dispotico
Olivares, che finalmente e per la perdita
del Portogallo fu destituito nel i643,
qnaudoper morte del cardinal Richelien,
liberato dal fatale suo ascendente, avreb-
be potuto ristabilirgli affari del governo.
il suo nipote d. Luigi de Ilaro gli succes»
se nel ministero. Nel 1 G44 mori Urbano
VI li, chea vea mandalo a Madrid le Fa-
scie benedette per l'erede del trono, e che
nelle guerre degli spagnoli in Italia assi-
duamenteerasi adoperalo per la pace; gli
fu surrogato Innocenzo X già suo nun-
zio a Filippo IV. Nella biografìa di que-
sto Papa raccontai, come nel 1646 quieto
in Roma il tumulto cagionalo dal cardi-
nal d'Este, contro l'almirante di Casligha
ambasciatore di Spagna, ed a Sicilia l'a-
iuto dato contro la rivoluzione di Napo-
li, nata a cagione dell'imposte, mentre la
Spagna erasi liberata dalla guerra cogli
olandesi , onde nel 1648 col trattato di
MunslerFilippol V rinunziò a qualunque
diritto sulle provincie unite, che riconob-
be come stati sovrani e paesi liberi. Es-
sendo morta al re la moglie Isabella fi-
glia d'Enrico IV le di Francia, che te-
S P A
neramente amava , sposi) Maria Ann»
d'Austria figlia dell' imperatore Ferdi-
nando III ncli(»|(). Innocenzo V spedì
alla regina per legato in Milano il cardi-
nal Ludovisi, col dono della Uosa d'oro,
un corpo -santo e altri ilivoti regali. <»li
affini de'catalani ribelli andarono in de«
cadenza, quando Filippo IV inviò contro
ili loro il suo Gglio naturale d. Giovan-
ni d'Austria assai valoroso, che già erasi
distinto in combattere l'insurrezione di
Napoli, ed il (piale nel i 6 ja terminò l'as-
soggettamento della Catalogna colla pre-
sa di Da reel Iona. Questo fu un disastro per
lu Francia, ma essa non parve niente di-
sposta alla pace, benché Filippo I V istan-
temente la domandasse a sua sorella la
regina Anna madre di Luigi XIV. 1 fran-
cesi rientrarono in Catalogna Dell 653,
ma ne furono cacciali da d. Giovanni
d'Austria, dopo essere stati battuti avanti
Cirona che assediavano. NeliG") j l'am-
basciatore di Spagna in Roma cogli ade-
renti alla sua corte, alla cui testa eravi
il cardinal Medici decano del s. collegio
e protettore della corona di Spagna pres-
so la s. Sede, procurarono l'elevazione di
Alessandro VII. All'articolo Nunzio ri-
portai il richiamo da Madrid del nunzio
Gaetani, fatto da Innocenzo X per le la-
gnanze degli spagnuoli sopra l'esercizio
del tribunale della nunziatura, e perchè
non curava il ricupero dellerendite eccle-
siastiche al cardinal Barberini, e la sur-
rogazione del Massimo non ammesso dal
re, onde il Papa fece chiudere la nunzia-
tura; e che riuscì quindi ad Alessandro VII
la remozione del Gaetani e l'accettazio-
ne del Massimo. Il Papa eccitò il re ad
aiutare i veneti nella gnerrra co'turchi,
ed esortò Luigi XIV a pacificarsi colla
Spagna che avversava il suoi. "ministro
celebre cardinal Stazzarmi onnipossente
del gabinetto di Francia. Frattanto le ar-
mate francesi facevano maggiori progres-
si ne'Pacsi Bassi, e la Spagna correva ri-
schio di perderli, quando il principe di
Coudè, abbaudouuta la sua patnu, si unì
SFA i37
al conte di Fuensaldagnc incaricalo di di-
fenderli. La Francia avea fortunatamen-
te un altro eroe da lar fronte al principe
inam alme, nella persona del famoso vis-
conte di Turenna: la guerra fu combat-
tuta da'due generali con vario successo,
e si terminò alla line dopo ?. 7 anni colla
pace de' Pirenei segnata dal cardinal Piaz-
zai ini e da d. Luigi de Entro, nell'isola
de'Fagiania'ynovembreiG Ji),tra la Spa-
gna e la Francia. I due principali artico-
li del trattato furono il matrimonio del-
l'infanta M.a Teresa, unica superstite dei
figli nati da Isabella di Francia, con Lui-
gi XIV, e la cessione fatta dalla Spagna
alla Francia del Rossiglione con porzio-
ne della miglior parte dell' Artois e i suoi
diritti sull'Alsazia. I due renella confe-
renza che tennero a'6 giugno iGGo alla
Bidassoa, confermarono la pace, e il gior-
no dopo Filippo IV consegnò la figlia a
Luigi XIV che la sposò solennemente a
s. Giovanni de Luz; matrimonio che più
tardi diede diritti alla casa Borbone sulla
corona di Spagna, malgrado la rinunzia
stipulata dall'infanta. Così laSpagna rien-
trò nel pacifico possesso della Catalogna,
che erettasi ingovernoumiiicipale,siera
posta sotto la protezione ili Francia. Fi-
lippo IV s'indusse a lai convenzione, per
preservare i suoi stati da un'intera dis-
soluzione , laonde conveniva procacciar
loro la pace ad ogni costo. Alessandro VII
molto erasi adoperato per la sospirata
concordia , anche per mezzo di nunzi
straordinari alle due corti quali pacifi-
catori, scelti per essere accetti alle mede-
sime; ma siccome nella pace eransi de-
cise alcune controversie che riguardava-
no il dominio temporale della s. Sede, sen-
za preventiva partecipazione, il Papa fece
gravi lamenti. Pertanto negò di aderire
alle pretensioni delducadi Modenasulle
valli di Comacckio (A '.), e di quello di
Parma su Castro e Ronciglione (F.) che
sottopose alle bolle de non alienandis.
Inoltre avea il Papa mandato a Madrid
per un nunzio straordinario il prezioso
r38 SI» A
dono delle Fascìe benedette (/*.), pel pri-
mogenito ili Filippo IV l'infante d. Fi-
lippo Prospero che poco dopo morì. Era
interesse della Spagna di terminar pure
la guerra col Portogallo, ma si ostinò a
continuarla eil ebbe motivo a pentirsene.
Un avvenimento piti raro in lspagna die
altrove, gettò nel 1662 la costernazione
nella corte. 11 marchese di Lidie, figlio
di d. Luigi de llaro, morto l'anno pre-
cedenle,cospirò contro la vita del re. L'at-
tentato fu scoperto, ed i complici puniti;
ina il re fece grazia al marchese in con-
siderazione de'servigi di suo padre:il mar-
chese espiò il suo delitto con sincero pen-
timento, e meritò poi colle sue belle a-
rioni d'esser fatto viceré duN'apoli. Indi Fi-
lippo IV preparò un grande armamento
contro il Portogallo: la regina Luigia reg-
genle,dopoaver invano chiesto la pace,ot-
tenne soccorsi da Francia e Inghilterra,
e die il comando di sue truppe al conte
di Schomberg. Gli spagnuoli comanda-
ti ila d. Giovanni d'Austria presero E-
voraa'22 maggio 1 663, donde marciaro-
no direttamente su Lisbona, ma per via
furono ai restali da Schomberg che ri por-
tò sopra di essi compita vittoria. Nel 1664
subirono altra nuova disfatta davanti Ca-
stel Rodrigo. Per colmo di sciagura Fi-
lippo IV si lasciò prevenire dagli artifizi
della regina sua moglie contro d. Giovan-
ni d'Austria, il solo capace di riparare le
perdite della Spagna, gli tolse il coman-
do degli eserciti e 1' esiliò a Cousuegra.
Nel i665 i portoghesi ottennero nuova
vittoria contro gli spagnuoli il 17 giugno
a Villa Viciosa o Monte Claros, la cui
notizia fece cadere in deliquio il re e di-
cendo : Questa è la volontà di Dio. Stan-
co d'un regno cos'i procelloso, oppresso
dal cor doglio e da'cla ni ori de'sudd iti con-
tro i ministri, si mostrò disposto a inta-
volare negoziazioni per la pace colla cor-
te di Lisbona, quando peggiorando l'af-
franta sua salute, dopo a ver comporlo un
consiglio per Cai lo suo figlio, il solo ciuc-
iagli restato, oltre Margherita Teresa spo-
SPA
sa dell'imperatore Leopoldo I, morì ni
I 7 settembre [665di6oanni. Filippo IV
avea de'lalenti e delle virtù, come affa bi-
le, benefico, generoso, che avrebbero do-
vuto farlo amare e rispettare, ma noi fu
perchè tutte le sue buone qualità anni-
chilirensi nell'indolenza e nella mollezza.
II titolo di Grande che gli avea dato an-
ticipatamenteOlivares, e che si die tanto
poco pensiero di meritarsi, non servì che
di soggetto alle ironie de'suddili. Quan-
do perde i ricordati domimi, le Azzorre,
il Mozambico e altri, i satirici gliassegna-
rono per impresa una fossa col motto :
Quanto più le si toglie, tanto è più gran-
de. Questo principe era d'una gravità co-
sì costante, che non si vide ridere 3 vol-
te in tutta la sua vita. Carlo II montò
sul trono di 4 ann> e regnò sotto la tute-
la della madre M.a Anna d'Austria e di
6 consiglieri nominati dal padre. La re-
gina pose alla testa del consiglio edel go-
verno il p. Nidardo gesuita d'Austria, e
lo nominò grand'inquisttore e poi 1 ."mi-
nistro. Questi contribuì alla pace col Por-
togallo, segnata a Lisbona ili 3 febbraio
1668; ed a quella de'2 maggio in Aqui-
sgrana colla Francia, avendo le due corti
l'atto arbitro della medesima Clemente
IXjchepureerasi prestato per quella del
Portogallo, di cui riconobbe 1' indipeu-
denza. Nelle vertenze tra Portogallo eSpa-
gna, dissi a quell'articolo coll'autorità del
cardinal Pacca, che la s.Sede continuò
la corrispondenza col Portogallo; me-
glio informato, posso asserire, che i Papi
per un riguardo alla Spagna che impedi-
va il riconoscimento di Giovauni IV, si
trovarono interrotti nelle relazioni col
Portogallo dal 1640 al 1668 per quasi 3o
anni, a segno che vacate le sedi vescovili
senza essere rimpiazzale, il Portogallo re-
stò con un solo vescovo. Pacificatele par-
ti contendenti, subito provvide a'vesco-
\.tli vacanti Clemente IX. Questo Papa
essendo nunzio a Filippol V,ottenne l'an-
no,1 pensione di4ooo scudi alla patriar-
cale basilica di s. Maria Maggiore di Ro-
SPA
ma. Descrivendo questa chiesa notai, die
il capitolo per gratitudine eresse al re una
statua ili bronzo, e che i successori furo-
no riguardati canonici della medesima;
avendo pur detto chela madre del ledo-
no alla basilica l'urna d'argento per rac-
chiudervi la s. Culla di Gesìi Cristo, di
cui riparlala Presepio, alla quale in que-
sto secolo fu sostituita l'odierna da d. Ma-
ria Emanuela duchessa di Villa Ilermo-
sa, che fece pure i due busti d'argento
che nella patriarcale basilica Lateranen-
se contengono le sagre Teste de' su. Pie-
tro e Paolo (F.), ed il reliquiario eziandio
d'argento per le reliquie della vera Cro-
ceesistente nella chiesa di s. Croccili Ge-
rusalemme di Roma e descritto da Can-
cellieri,/Vb//s/e dell'anello. AI p. Nidar-
do si attribuì dalla gelosia de' grandi la
perdita di pai cecilie piazze de' Paesi Las-
si tolte dalla Francia, non che quelle del-
la Franca Contea, restituite però in detta
pace d'Aquisgrana. Unitosi a'suoi emuli
d. Giovanni d'Austria, accusandolo d'or-
goglio, d'incapacità, di negligenza, obbli-
garono la regina a mandarlo a Roma per
ambasciatore e fu creato cardinale. 1 fì-
libustieri d'America continua vano in tan-
to le loro scorrerie sotto la condotta del-
l'esperto capitano Morgan: nel 1 670 pre-
seroPortoBello, ove fecero immenso bot-
tino, e saccheggiarono altre piazze, senza
che la Spagna osasse armare contro que-
gli avventurieri. Poco solida avendo la
pace con Francia, nel 1G72 si dichiarò la
guerra, e nel seguente anno il principe di
Orange fu dichiarato generalissimo del-
l'armate di Spagna ne'Paesi Bassi; ma il
suo valore appena arrestò i progressi del-
l'armi francesi. Esse ebbero anche de'con-
siderevoli vantaggi nella Catalogna, e nel
1674 la Franca Contea ricadde sotto il
potere di Luigi XIV. La Sicilia gemeva
da lungo tempo sotto il dispotismo dei
viceré spaglinoli: Messina stanca di sop-
portare il giogo che le imponevano, si ri-
bellò, e con a capo il marchese di Treca-
stagne,si pose sotto la protezione di Frau-
S P A 1 39
eia. Il viceré assediò la piazza e non po-
tè impedire i soccorsi che vi fecero pene-
trare i francesi, e tosto la loro (lotta ri-
portò una vittoria all'altura di Messina.
II principe di Monte-sarchio e l'ammira-
glio Ruy ter nel 1 G76 fecero un tentativo
sopra Augusta senza riuscita, e poi Rny-
ter perì dopo il combattimento datogli
da Duquesne nella rada di Palermo. Car-
lo II fattosi nel 1G75 dichiarar maggio-
re, prese le redini ilei governo, lasciando
grand'influenzaalla madre, che nel 1677
per abuso di potere confinò in un mona-
stero di Toledo,e nominò 1. "ministro d.
Giovanni d'Austria. Questi riformò molti
abusi, e fece concepir di lui grandi spe-
ranze che poi non velifici): troppi ostacoli
si opposero alle sue vedute, eil re lodati-
neggiò sovente nel bene che voleva ope-
rare. Pel ristabilimento della monarchia
già sull'orlo di sua rovina era necessaria
la pace, che Papa Clemente X avea tan-
to sollecitata, e fii segnata colla Francia
a Nimega a'17 settembre 1768: la Spa-
gna dovè cederle la Franca Contea, con
diverse piazze de'Paesi Cassi. Dovendosi
maritare Carlo II, e non riuscendo a d.
Giovanni d'ottenergli l'infante di Porto-
gallo, domandò e prontamente ottenne
M.a Luigia d'Orleans figlia del fratello di
Luigi XIV, con poco piacere della spo-
sa che aspirava alDelfi no, la (piale poi per
l'amore che le pose il re lo dominò im-
periosamente. Gli sponsali si celebrarono
nell'agosto 1671), e nel seguente settem-
bre mori d. Giovanni riguardato l'ulti-
mo uomo grande di casa d'Austria in I-
spagna.ll reaiulòl'iojperatoie Leopoldo
I contini turchi cheassediarono Vienna.
In Nimega non essendosi appianate tutte
le difficoltà con Francia, nel 1684 c0"'
vennero in Ratisbona ad una tregua di
20 anni e ne durò soli 5; poiché Fran-
cia di nuovo attentò allo smembramento
della Catalogna, minacciò l'Aragona e di-
sfece in più incontri gli spaglinoli. La pa-
ce di Risvt i« h nel 1 G97 pose fine alle ca-
lamità di Spagua, cooperando alla con-
I |0
SPA
cMiiia le paterne sollecitudi ni co'sovrani
ili Papa Innocenzo \ll. Carlo II nato per
esser governato, lo fu da'suoi ministri :
dehole e di cognizioni limitate, era inca-
pace di sopportare il peso del governo.
\ issecomei monarchi d'oriente in fondo
al suo palazzo, in mezzo alle donne, ai
nani,ead una moltitudine d'animali rari,
senza istruirsi de' pubblici avvenimenti
d'Europa. Gli affari languirono, tutto fu
immerso nel disordine, essendo la corte
in preda agl'intrighi ealle rivoluzioni del
gabinetto, per lo più dominato da II' ini pe-
ra loie. La sa Iute vacillante di Carlo Il,e la
sterilità avuta colla i .a moglie Luigia, die
continuò colla 2." M.a Anna di Neubourg
figlia del duca Guglielmo j)oi elettore Pa-
latino e sorella dell'imperatrice, diedero
occasionesul finire del suo regno a diver-
si progetti nelle differenti coi ti intorno al-
la sua successione. L'imperatore Leopol-
do I avea sempre spelalo succedere alla
corona di Spagna, e inteso a'mezzi per ot-
tenerla avea sposato la sunnominata in-
fanta M.a Teresa, da cui ebbe soltanto una
figlia, che unendola in matrimonio all'è-
lettore di Baviera le avea fatto rinunzia-
re i suoi diritti. Avea altresì persuaso i
membri della sua grande alleanzau soste-
nerlo, e perchè non si temesseche gli stati
de'duerami di casa d'Austria fossero pos-
seduti da un medesimo sovrano, promise
trasmettere i suoi diritti al suo secondo-
genito arciduca Carlo; ma fu deluso nel-
l'espettativa per la nascita d'un principe
elettorale di Baviera, di cui l'elevazione
parve meno pericolosa che cjnella d'un
arciduca. Leopoldo 1 chiedeva la succes-
sionedi Spagna: i.°comesolodisoendente
in linea mascolina di Filippo I arciduca
d'Austria, e di Giovanna d'Aragona e di
Castiglia; i.° come figlio di M. Anna fi-
glia di Filippo IV, ed erede del la monar-
chia spagnuola in virtù delia rinunzia di
M. Teresa mogliediLuigi XIV, e di quel-
la dell'elettrice di Baviera sua figlia. La
sua causa era sostenuta a Madrid dalle due
regine madre e sposa di Cado 11 , e da
SPA
pressoché tulli i membri del gabinetto.
Per altro la nascila del principe ih Bavie-
ra avea prodotto nella corte di Spagna
lo stesso mutamento che tra le altre po-
tenze d' Europa, e persino nella regina
madre, poiché la rinunzia dell'elettrice
non eia stata confermata né da Carlo II,
né dalle cortes. L'imperatore in viòa Ma-
drid l'abile conte d'Ilarrach, che dopo su-
pera te infinite difficoltà ottenne dal re la
promessa d'eleggere suo successore l'ar-
ciduca Carlo, a condizione che l'impera-
tore l'inviasse nella sua corte con 1 0,000
uomini. Leopoldo I mancando di truppe
e denaro e temendo d' esporre il figlio,
oppose difficoltà e alienò da se l'animo
de'suoi partigiani, chiedendo per l'arci-
duca il governo del Milanese, la qua I co-
sa fece giudicare che si proponesse lo
smembra mento della monarchia. Dall'al-
tro canto Luigi XI V spedì aMadrid il de-
stro marchese d'IIarcourt per attraver-
sar le pratiche del partito austriaco, ed
essendosi assicurato che le potenze ma-
rittime erano contrariea vedere ulterior-
mente unita la monarchia spagnuola agli
itati di casa d'Austria, si collegò con l'In-
ghilterra e l'Olanda, per dividere la suc-
cessione tra i 3 pretendenti. Fu perciò
statuito nehGr)8 all'Aia: che il principe
elettorale di Baviera dovesse posseder la
Spagna e le Indie occidentali; il delfino
di Francia i regni di Napoli e Sicilia, e
la Guipuscoa; l'arciduca Carlo il ducato
di Milano. Il trattato fece la più viva im-
pressione a Vienna ed a Madrid; lo sde-
gno di Carlo II giunse alla frenesia, e ri-
solse di crearsi un successore, e tutti fa-
vorirono le pretensioni del principe ih Ba-
viera per escludere l'arciduca. Il re con-
sultò il Papa Innocenzo XII, il suo con-
siglio,ed i più celebri giureconsulti di Spa-
gna ed'Italia;tutte le risposte furono qua-
li si bramavano, e Carlo II nel testamen-
to dichiarò suo successore il principe ba-
varo. Leopoldo 1 ne restò addolorato pici
del trattalo di riparlo, e fece al re fortis-
sime ruppreseulaq/e ; ma la morie del
SP A
pi incipe bavarese avvenuta in quel tor-
no i-; I « resela speranza. Intanto la Fran-
cia trovò mi cardinal Luigi Portocan e-
ro spagnuolo, un agente non mono atti-
vo, cheefficace e infaticabile, il quale ven-
ne a capo di rimuovere quanto poteva far
ombra al partito francese, onde fu inesco
alla direzione degli affari. In pari tempo
Luigi \IV nel 1700 intavolò coli' Inghil-
terra un altro li allato di di visionerà l'ar-
ciduca e d delfino, ma l'imperatore non
v'accudì, (d'intrighi del partito francese
insinuò al re d'essere alfatturato da ma-
lefizio,e com'era supeistiziososi fece esor-
cizzare. Caduto in tetra malinconia, fece
aprir le tombe di sua madre e della pri-
ma moglie, e baciò i resti di tali cadaveri.
Chiedendosi a Carlo 11 un eredeal trono,
il cardinal Porlocarrero lo ridusse alla
massima perplessità, e per mantenere l'u-
nità della monarchia lo persuase di nuo-
vo a ricorrere a InnoceuzoXII, di cui la
risposta fu conforme a' suoi pareri e in
favore di Francia, in vantaggio della qua-
le Carlo II a'2 ottobre fece il suo testa-
mento, e veune accettato da Luigi XIV;
con che il re di Spagua nominò succes-
sore il di lui nipote e secondogenito del
delfino, Filippo duca d'Angiò nato da M.a
Anna di Baviera. In mancanza poi d'altri
principi francesi l'arciduca Carlo, a patto
che la corona non si riunisse all'impero,
e per ultimo il duca di Savoia in difetto
de'noin inali. Appena il re lo sottoscrisse
sembrò star meglio dal suo male, ma il
suo affetto per casa d'Austria ripigliò vi-
gore, l'idea di veder 11 corone traspor-
tale su quella di Francia, di tante forman-
dosi allora la monarchia, lo fece sospira-
re; si adirò contro quelli che Io aveauo
consiglialo in contrario, e spedì un cor-
riere all'imperatore per annunziargli che
avea risoluto dichiarar suo erede l'arci-
duca. iVonpotè elfettuare il proponimen-
to, e spirò il 1 .°novenibre 1 700, di 3() an-
ni. Il ramo primogenito di casa d'Austria
finì con lui , e la monarchia spaglinola
passò in quella de'lìorboui. Così visse e
SPA \\\
morì Carlo II, piò famoso nella posteri-
tà pel suo testamento che accese I Euro*
pa per la Strepitosa e lunga guerra di suc-
cessione, che pel suo regno languido e in-
felice.
Filippo V pel testamento di Carlo II,
che richiamò in suo favore i diritti alla
corona di Spagna della di lui ava I\1." Te-
resa d'Austria, ascese sul suo trono di 1 7
anni , e fu il capostipite della regnante
stirpe de' Borboni. Il suo Felice carattere
perfezionato da un 'eccellente educa/ ione,
e il suo spirito formato dall' istruzioni
profonde dell'avo Luigi XIV fece conce*
piregrandi speranze. Dichiaralo rediSpa-
gna a Fontainebleau a' 16 novembre, il
9.4 fu acclamato a Madrid, ove fece il so-
lenneingressoa' ispide 701. III. suo
alto di sovranità fu una testimonianza di
riconoscenza verso il cardinal l'orlocar-
rero, a cui era debitore in alcun modo del-
la corona: lo fece 1 ."ministro, e creò vi-
ceré di Catalogna il nipote; indi confer-
mò nel governo generale de' Paesi Bassi
l'elettore di Baviera. L'affabilità e il con-
tegno riservato di Filippo V fecero una
felice impressione sopra un popolo stan-
co del governo deplorabile del suo pre-
decessore; e tali preziose qualità gli cat-
tivarono una parte di (juegli stessi che si e-
rano vigorosamenleopposti alla sua esal-
tazione. Dopo un breve soggiorno a Ma-
drid fece un viaggio nelle provincie spa-
gnuole e andò a presiedere agli stati diCa-
talogna, alla quale aumentò i privilegi
e n'ebbe in dono 4,5oo,ooo lire. Il re si
conciliò l'affetto de'suoi sudditi per alcu-
ni atti d'un'amministrazione illuminata
e paterna, e per alcuni esempi di giusti-
zia e clemenza. Diminuì gli uffizi super-
flui nel civile e nel militare, moderò le
spese di sua casa, ed abolì molli impieghi
inutili. Nell'articolo Bosa d'oro descrissi
il ceremoniale col quale il cardinal Ar-
chinto nel 1 70 1 , quale legalo di Clemen-
te XI, la presentò in Nizza con altri do-
ni sagri a M.'1 Luigia Gabriela di Savo-
ia, che recavasi in (spagna a sposare Fi-
j42 spa
lippo V. Il suo trono sembrò stabilito su
solide basi, e da principio tulle le poten-
ze d'Europa lo riconobbero, tranne l'im-
peratore, per sostenere le ragioni del fi-
glio arciduca; ed è perciò che ben presto
a' 7 settembre l'impero, l'Inghilterra e
l'Olanda formarono una léga formidabi-
le , denominala grande alleanza , nella
quale presero poi palle la Savoia, il Por-
togallo e il re di Prussia per detronizzar*
lo, ingelositi di Luigi XIV. Alla Spagna
si unì la Francia, ed ambedue pregaro-
no istantemente Papa Clemente XI ad
unirsi alla loro lega, promettendo gran-
dissimi vantaggi alla sua famiglia Alba-
ni. ClementeXIjChe da cardinale era sta-
to richiesto del suo consiglio da Innocen-
zo XII pel consulto di Carlo li, insieme
a 'cardinali Spada, Panciatici e Spinola,
amando solo la pace d Europa, come pa-
dre comunede'fcdeli, per ninna delle due
parti si dichiarò, ed iuvece con energico
zelo si applicò co 'suoi nunzi per impedir
la guerra, scrivendo energiche lettere a
quasi tutti i principi. Leopoldo I e Filip-
po \ fecero a gara in offrire il tributoper
le due Sicilie, acciò glie ne dasse l'inve-
stitura; ma Clemente XI,seuza dichiarar-
si per ni uno, ri fiutò il censo e si ricusò d in-
feudarli, volendo rimanere neutrale. Ad
onta d'un contegno tanto lodevole e pru-
dente, fu esposto in uno al suo dominio
temporale a gravi dispiaceri, per gelosia
de' belligeranti, gl'imperiali occupando
Comacchio,epartedelle provincie di Fer-
rara eBologna. I molti avvenimenti e con-
seguenze di questa memorabile guerra, a-
vendoli descritti negli articoli di tutti que-
gli stati che ne presero parte, ora accen-
nerò le principali vicende che più parti-
colarmente spettano alla Spagna. Tra gli
storici che la descrissero, anche qui ricor-
derò il marchese Francesco M.'' Ottieri
cavallerizzo di Benedetto XIII: Istoria
delle guerre avvenute in Europa e par-
ticolarmente in Italia per la successione
alla monarchia di Spagna, dall' anno
1 696 all'anno 1725, l\oma 1 7 2 8. 1 1 prin-
SPA
cipio di tale guerra fu un misto di pro-
speri e di sinistri successi. Nel 1 702 Filip-
po V fece, contro il parere dell'avo Lui-
gi XIV e del cardinal Portocarrero, un
viaggio in Italia, dove la sua generosità,
gli guadagnò tutti i cuori, soprattuttodei
napoletani che gli dona 101107 00,000 L'u*
cati. Entrato in Napoli a' 1 G aprile, subito
spedi a Roma il marchese di Louville per
umiliare il suo ossequio a Clemente XI,
il quale corrispose con lettera autografa
de'2 maggio, e con l'invio del cardinal
Barberini legato, in uno a preziosi divo-
zionali. Questa dimostrazione di recipro-
ca urbanità offese l'imperatore, che richin
mò da Roma l'ambasciatore conte Lam-
berg, indi egli col figlio Giuseppe I re dei
romani a' 1 2 settembre formalmente ce-
derono i diritti sulla contrastata monar-
chia, in favoredell'arciduca Carlo. L'im-
peratore avea mandato in Italia il cele-
bre principe Eugenio di Savoia duca di
Soissons (f.), suo generalissimo, il qua-
leavea battute a Carpi e a Chiari le trup-
pe francesi, spagnuole eitaliane. Filippo
Vnel riturno in Ispagna, passando a Ge-
nova, traversò il Milanese e andò all'e-
sercito francese, trovandosi presente alla
battaglia di Luzara , vinta dal duca di
Vendónie,dopo a ver egli animatole trup-
pe. Sperava il re di cacciare gl'imperiali
dall' balia, ma gli alleati minaccia vano già
la Spagna, ed egli si affrettò di ritornare
a Madrid. Gl'inglesi e gli olandesi a veano
assalita l'Andalusia, mentre il duca d'Or-
mone! portava le sue armi nella Galizia.
La sua flotta d'8o navi prese nel porlo
di Vigo2 3 vascelli francesi espagnuoliche
accompagnavano i galeoni provenienti
dal Messico: gl'inglesi s'impadronirono di
oltre 12 milioni, e la marineria spagnuo-
1 a fu sino da quel momento distrutta. Fi-
lippo V tolse il suo favore al cardinal Por-
tocarrero, e a d. Manuele Arias, passan-
do l'autorità loro al cardinal d'Estrees, e
più particolarmentealla principessa Tre-
molile Orsini maggiordoma della regina
(della quale riparlai nel voi. LI X, p. 1 92),
SPA SPA i43
die di questa edell'animo del recinsi ini- a Carlo III, senza approvare a chi de'due
padrooita. Si combatteva già da 3 anni spettasse la dignità. Filippo V se ne nf-
in Europa per questa guerra di succes- fese,e non attendendo le ponlificiegiusli-
sione, allorché :I'arciducaCarlo partì d'In- fìcazioni, richiamò da Roma il ministro
ghilterra nel 1 704 per ondar a sostenere duca d'Uerda, vietò a'suddili ogni com-
nella penisola i suoi diritti alla corona, e mercio colla s. Sede e a'regolari co'loro
sbarcòinPoi logallo.FilippoYcon2o,ooo generali, impedì le commissioni aposto*
francesi si avanzò verso quel regno, e ri- lidie, sequestrò i frutti dellechiese vacan-
portò alcuni vantaggi. La flotta inglese ti e appartenenti alias. Sede, e prescris-
uscita dal porto di Lisbona, si presentò se a'vescovi una nuova forma di discipli-
nvauti Barcellona e Cadice, dove l'arci- na per supplire da loro alla spedizionedd-
duca avea intelligenze, ma le due piazze le bolle apostoliche. Il Papa tentò d'illu-
furono difese. La fortuna condusse gli al- minare il re, e non riuscendogli, annullò
leati dinanzi la fatnosaGibillcrra, la quale tulli i suoi decreti colla bolla Alias, pres-
mal prof velluta, dagl'inglesi fu per seni- so il Bull. Rom.l.io, par. 1, p. 270. Con
pie lolla alla Spagna. Avendo il re divi- diversi brevi e bolle e in vari tempi Cle-
so l'esercito s'indeboh,e nel 1 705 perde le mente XI si querelò e prese provviden-
sue conquiste di Portogallo, e altri Bini- ze con diversi vescovi, contro le lesioni
stri eventi avendo aumentali i malcon- dell'immunitàecclesiastica, inculcando la
tenti, si scuoprì una congiura onde il re dovuta reintegrazione ai ministri regi,
si circondò di guardie. Le redini dello sta- Volendo Filippo V mandar detenuti in
to si fecero vacillanti nelle mani di di ver- Francia quegli spaglinoli che parteggia-
si ministri, diesi succedevano secondo i vano pel pretendente, fra i quali Guzman
capricci della principessa Orsini, di cui patriarca dell'Indie, Sala vescovodi Bar-
il favore e il credito era divenutoimmen- cellona poi cardinale, e Sa ndo vai vescovo
so. L'arciduca con flotta inglese e arma- di Segovia, olire altri costituiti in dignità
ta si presentò sulle coste di Valenza, che ecclesiastica ; il Papa si offri di prender-
si dichiarò in suo favore. Arrivato in Ca- li in custodia nella sua città d'Avignone
talogna, prese con tradimento le fortezze e processarli, senza violar le leggi della
di Lerida e Tolosa; Barcellona fu forzata Chiesa, e fu esaudito. Mostrandosi il re
a capitolare e vi venne proclamatore di soddisfallo, gli die parte della nascita di
Spagna,col nomediCarlolII: egli vi accol- d. Luigi primogenito, e il Papa gl'invio
segli ambasciatori delle potenze alleate, e le Fascie benedelle. Animato Filippo V
in breve tutla la Catalogna, i regni d'Ara- dalla speranza di terminar la guerra con
gona e Valenza ne seguirono le parti. Nel impossessarsi del competitore, incalzò
voi. IX, p.92, raccontai che i superiori del- l'assedio di Barcellona con ardore, quan-
ta chiesa iiazionaledis.CarlodiBomadel- do le flotte inglesi e olandesi l'obbliga-
la nazione lombarda, riconoscendo Car- rononel meglio a ritirarsi con gravi per-
ii) III, volevano espone il suo ri Ira Ito nel- dite. Il maresciallo di Tessè avendolo con-
ia festa, mentre l'ambasciatore di Filip- siglialo d' andare a conferire con Luigi
pò V voleva fare il simile con quello del XI V, con fermezza rispose che non rive-
suo re; e che Clemente XI prese il ripie- tlrebbe mai Parigi, e che voleva regna-
godi andarvi ad assistere alla cappella per re e morire nella Spagna. Indi nel 1706
impedirlo, e da allora in poi i Papi con- gl'inglesi e portoghesi lo costrinsero ab-
tinuarono a celebrarla. E qui aggiunge- bandonar Madrid e passare a Burgos: i
io, che sebbene Clemente XI dasse a Fi- castigliani ne'disastrigli mostrarono gran
lippoV il titolo di re di Spagna, colle cau- divozione;ed invece più lardi tolse al l'A-
ide usale già da'predecessori, lo die pure ragona i privilegi e l'assoggettò alla Ca-
• 'li
S P A
stiglia, per aver parteggiato pel preten-
dente. Il duca di Berwich profittaodoche
i nemici eransi ammolliti da'piaoeri del-
la capitale, ne intercettò i convogli, ed es-
si I evacuarono, rientrandovi Filippo V
Ira le acclamazioni: due volle l'arcidu-
ca era penetrato in Madrid, e due volte
ne fu cacciato. A.'a5 aprile i 707 Berwicli
colla vittoria d'Almanza ravvivò la (or-
luna del re. Quindi ilduea d'Orleans ri-
dusse sotto la dominazione di Filippo V
i regni di Valenza e Aragona, ed in Ca-
talogna prese Lerida. Durante la campa-
gna del 1 708 perde la Sardegna e Porto
Maone; invece sottomise Tortosa, Denia
e Alicante. Oppresso Luigi XlVdalleper-
dite, si trovò nella dura necessità di do-
mandar la pace a' nemici, ma esigendo
fjuesti il suo aiuto per cacciar il nipote
dal trono, rispose il gran re : Poiché si
vuolechecontinni la guerra, voglio piut-
tosto farla a'nemici, che a* miei figli. lVia-
nimato dalla regina, Filippo V si mostrò
deano di regnare. II duca di Vendóme
con3o,ooofì accesi incoraggi gli spagnuo-
li, ed il rea' lodiceinbrei 7 10 riportò una
grande vittoria, seguita da altri felici suc-
cessi. Tali prosperi eventi e soprattutto la
morte dell'imperatore Giuseppe I avve-
nuta a' 1 7 aprile 1 7 1 i, e l'elevazione del
suo fratello arciduca Carlo (al quale Cle-
mente XI mandò nunzio inlspagna Gior-
gio Spinola poi cardinale, che gli battez-
zò il primogenito, il quale mori poco do-
po) all'impero col nome di Carlo VI, die-
deroaditoa negoziare e alla fine conclu-
dere la pace d'Utrecht agli 1 1 aprile 17 1 3,
tra Filippo Ve parte degli alleati, poi col-
l'imperatore, indi col Portogallo. Me-
diante tale trattato la corona di Spagna
Rassicurata a Filippo V calla sua poste-
rità mascolina, ma fu obbligato a cede-
re parte della monarchia, come i Paesi
Bassi,il ducato di Milano e il regno di Sar-
degna a Carlo VI; le due Sicilie al duca
di Savoia con diritto eventuale alla co-
rona di Spagna. Filippo V rinunziò i suoi
diritti eventuali alla corona di Francia
SPA
che godeva in forza delle legge Salica, il
duca di liei ry suo fratello egualmente
rinunziò a quelli alla corona di Spagna,
ed il duca d'Orleans fece il simile. Così
perla sicurezza dell'equilibrio politico di
Europa,primaCarlo II, poi dal mentono*
docongrettod'Utrecht ossia l'Europa, fu
adottala la legge Salica ('Iella quale leci
parola a SPOSALIZIO e altrove), che accet-
tata da Filippo V, cambiò in favore dei
maschi l'ordine della successione monar-
chica in Ispagna; mentre per {'addietro le
figlie entravano eredi della monarchia
spaglinola, ad esclusione de' prìncipi che
avevano un grado più remoto di paren-
tela, e si statuì solennemente che i ma-
schi avrebbero pei l'avvenire la prelazio-
ne: a tutto accedettero le cortes di Spa-
gna, con che intesero stabilire una legge
costi tuente, organica, in va riabile,per tut-
ta la durata della nuova dinastia. Duran-
te il corso dell'accennata guerra, i mori a
sollecitazione e coll'aiulo degl'inglesi as-
sediarono e ripresero Orano nel 1708 e
il porto di Malzaquir. Nel 1 7 1 4 Filippo
V perde la moglie, e inconsolabile si ri-
tirò nel palazzo del duca di Medina Celi,
abbandonando le cure del governoal car-
dinal del Giudice. La piincipessaTremoil-
le Orsini, che dalla regina era stata con-
dotta inlspagna, aveva ottenuto in sovra-
nità la contea di Lussemburgo, e divenu-
ta governatrice del principedelle Asturie
d. Luigi, e degl'infanti che poi morirono
tranne Ferdinando VI. II suo credilo non
cessò col morir della regina sua prolet-
trice, e il re continuò a onorarla di sua
più intima confidenza. Senz'essere am-
messa a consigli presiedeva a tulte le de-
liberazioni che si tenevano; gli ambascia-
tori trattavano con lei, i ministri le ren-
devano conto de' loro disegni, i generali
d'armata la consultavano, e convien con-
fessare ch'ella avea lumi e forza di spi-
rito poco ordinari al suo sesso. Il re, di
cui avea confortato lo spirito ne' tempi
più procellosi, sopra di lei riposava sulla
scelta d'una nuova sposa. Col consiglio
SP A
del famoso piacentino Alberoni (<li cui ri-
parlaiae'vol. LI,p. 2 3 i, LII,p.a57),sa-
cerdoteche B»ea«egoito in I spagna il lin-
ci di Vendòme, eli;» persuase Filippo V
di sposare Elisabetta Farnese (le'clnchi di
l'arma e Piacenza. Clemente XI destinò
a congratularsi con essa il cardinal Goz-
7;hÌìiiì legalo, col dono della Uosa d'oro
benedetta. Elisabetta non era quale l'Ai -
beioni l'avea dipinta alla principessaTrc-
inoille Orsini, die contava sopra un ani-
mo debole e senza talenti, che avrebbe
potuto reggere a piacere. La regina senza
ancora aver veduto il re, trovò a Zadra-
rjue la principessa, e subito h fece con-
durre fuori tli Spagna; il re approvò il
latto compiuto, e fece consegnar al suo
scudiere quanto le apparteneva. La prin-
cipessa da Avignone si ritirò in Roma, ove
mori nel 1722 beneficando la famiglia
Lante della Rovere, ove era entrata la so-
rella. Celebrato inMadrid il matrimonio,
l'Alberoni successe nel favore e nel cre-
dito della principessa decaduta. Le pro-
ve da lui date della propria capacità pe-
gli aliali, lo fece innalzare nel 1 7 1 5 al po-
sto di 1. "ministro, dopo aver fatto con-
gedare il cardinal del Giudice che gli da-
va ombra. Egli cominciò a riformare pa-
recchi abusi, specialmente nelle finanze,
e nel militare che pose sul piede di quel-
lo di Francia. Agognando il cardinalato,
blandì Clemente XI con accomodare le
ricordale differenze, il ritorno del nunzio
che fu Aldovrandi, e la restituzione delle
carte delia nunziatura; quindi neh 7 17
per le premure del re e della regina il
Papa locreò cardinale, malgrado l'oppo-
sizione fatta in concistoro dal cardinal del
Giudice. Il cardinal Alberoni allora par-
tecipò al re l'ardito e vasto disegno da
lui concepito, di riporlo in possesso degli
a litichi domi nii d'Italia. L'anno stesso con
una flotta destinata in apparenza al soc-
corso de' veneti contro i turchi, che asse-
diavano Corfìi e per cui il Papa avea fat-
to vive istanze al re e all'imperatore per-
chè vi contribuissero, ed allineile Carlo
VOL. LXVIII.
S P A ti"
VI fosse sicuro che Filippo V non l'as-
salisse, ne avea da questi ottenuto espli-
cita promessa. Perciò l'imperatore si col-
lega con Venezia, e Clemente XI gli con-
cesse le decime ecclesiastiche per 3 anni
ne'suoi stati. Ma la flotta col pretesto del-
la prigionia in Milano del prelato Molines
supremo inquisitore,creduto perturbato-
re da'ministri imperiali, e che morì nella
cittadella,a'22 lugliosifermòcol marche-
se di Leycla alle spiaggie di Sardegna e
s'impadronì dell'isola. Penetrato il Papa
d'afflizione, scrisse con risentimento al re
perla mancata positiva promessa; e l'im-
peratore credendosi illuso da Clemente
XI si mostrò contro di lui sdegnato, vietò
al nunzio di Vienna l'accessoalla corte e la
trattazione degli all'ari, mentre il suo vice-
rèdi Napoli licenziò il nunzio Vicentini, e
sequestrò le rendite de'cardinali e prelati
forestieri. Allora il Papa sospese a Filippo
V le decime ecclesiastiche che più volte a-
veagliconcesso,e gli emolumenti della bol-
la della crociata, con amplissime indulgen-
ze per guerreggiar i turchi, mentre le con-
verti va a danno del l'imperatore e del duca
di Sa voiarediSicilia.ini perocché quel re-
gno era un altro oggetto di desiderio del
ministro, che effettuò nel giugno I7t8e
con altra flotta lo fece invadere dallo stes-
so marchese diLeyda,con nuova infrazio-
ne dell'ultimo trattato di pacificazione.
Gl'inglesi nel seguente agosto rovinarono
tale flotta, ma non poterono costringere
gli spagnuoli a sgombrar la Sicilia. Il car-
dinal Alberoni sempre fermo ne'grandi
suoi concepimeuli,posein mare due nuo-
ve flotte, una per ristabilire Stuard pre-
tendente d'I aghi I ter ra,l'al tra per proteg-
gere nella Bassa Bretagna una congiura
che vi avea eccitato contro il duca d'Or-
leans reggente di Francia nella minori-
tà di Luigi XV: la r.3 fu dispersa dalle
tempeste e poco potè far nella Scozia; la
2.a fu prevenuta col castigo de'bretoui se-
diziosi. Intanto avendo il re nominato il
cardinale all' arcivescovato di Siviglia ,
mentre era vescovo di Malaga, il Papa in-
10
i46 SPA
dispetlito da'suoi intrighi e dalle lamen-
tanze citile corti europee, negò il trasferi-
mento (cioè da 5o,oooa i oo,ooo ducati
di rendila) e le bolle. Offeso Filippo V di
questa ripulsa, a mezzo del cardinal Ac-
(piaviva suo ministro in Roma, da que-
sta richiamò gli spagnuoli, vietò a'sud-
diti qualunque ricorso alias. Sede e com-
mercio col nunzio Aldovrnndi. Le intra-
prese dell'ambizioso cardinale e la sua
malafede determinaronola Francia, l'In-
giulietta, l'imperatore e poi l'Olanda a
formar contro la Spagna una quadrupli-
ce alleanza. Per conseguenza nel i 7 19 ai
?. gennaio gli dichiarò guerra la Francia,
ed avanzatisi i francesi ne' Pirenei pre-
sero Fontarabia, s. Sebastiano e Urgel,
bruciandoli) navi da guerra : gì' inglesi
s'impadronirono del porto di Vigo, da
cui portarono via 6 vascelli;egli sprgnuo-
li furono battuti in Sicilia dal generale
Merci. Tutti questi discapiti ricaddero sul
cardinale, e indussero il re incalzalo dalle
forze degli alleati alla pace, ad arrendersi
alle istanze del reggente di Francia che
per condizione ne domanda va l'esilio, an-
co per aver scoperto la cospirazione da lui
formata per togliergli la reggenza e darla
allo stesso Filippo V. A'5 dicembre 1 7 19
il cardinal Alberoni cadde in disgrazia,
fu sagrificato alla salute dello stato, e il
re con sua lettera gl'ingiunse d'uscir di
Spagna entro il mese, e ritornò in Italia.
Gli viene imputato di volersi unire a'tur-
chi e agli eretici per combattere la qua-
druplice alleanza. Non si può negare, che
durante il breve tempo del suo ministe-
ro procelloso, avea trovato il modo di ria
minar l'industria e l'attività degli spa-
glinoli, il commercio e le arti: laSpagna a-
vi ebbe cambiato aspetto seavesse gover-
nato più lungamente. Vedasi \' Hiatoirt
du cardinal Alberoni, et de sonMinistcre,
Haye 1 740, Amsterdam 1 820. L'impera-
tore conosciuta l'innocenza di Clemente
XI si pacificò, ed egualmente Filippo V,
rivocandoil Papa la suddetta sospensio-
ne de' sussidii ecclesiastici Nel febbraio
SPA
Filippo V aderì alì'Aja alla quadruplice
alleanza , fece sgombrare la Sicilia e la
Sardegna, la 1 .n la prese l' imperatore, la
2.ailduca diSavoia in iscambio. Le trup-
pe richiamate furono impiegate alla di*
fesa dell'importante Ceuta in Africa, as-
sediata da no anni da'mori, ed il inai che-
se di Leyda liberò finalmente la piazza
dopo aver vinto gl'infedeli in diverse bat-
taglie, acquistando molto bottino, e il re
mandò alcune bandiere al Papa con sua
riverente lettera. Il re nel rinunziare al-
le pretensioni sulle due isole, ebbe la pro-
messa per l'infante d. Carlo primogenito
della regina Elisabetta, la ri vei sibilila dei
ducati di Parma e Piacenza, e il grandu-
cato di Toscana, col patto espresso di non
potersi mai riunire alla monarchia spa-
glinola. Quanto a'ducati, comechè feudi
della s. Sede, Clemente XI fece solenni
protesterei- non essersi domandato il con-
senso della s. Sede, ed altre ne fece il suc-
cessore Innocenzo XIII al congresso di
Cambrey, presso Lunig t. 4- Nel 1721 in
Madrid a'i3 giugno fu segnala la pace
coll'Inghilterra; e per rassodare l'unione
della Spagna colla Francia, il re giusta i
desidero del reggente fece condurre a Pa-
rigi l'infanta M.a Anna Vittoria sua figlia,
per essere educata presso Luigi XV, acni
era stala promessa. Nell'annostesso ma-
damigella Elisabetta di Montpensier fi-
glia del reggentesposò il principe dell'A-
sturie, e madamigella di beaujolais fu fi-
danzata a d. Carlo. Nel 1722 Innocenzo
XIII colla bolla Inscrutabili, de' 19 ago-
sto, Bnll. Botn. t. ì 1, p. 2 52, ad istanza
di Filippo V , eresse l'università nella cit-
tàdi Caraccas nell'America, co'niedesimi
privilegi di quella di s. Domingo. Indi ve-
nuto in cognizione che nella Spagna la
disciplina della chiesa avea patito rilas-
samento negli ecclesiastici sì regolari che
secolari, procurò di correggerla con di-
versi utili decreti contenuti nella bolla
A postulici ntinisterii,(\e 1 3 maggio 1723,
Dull.Rom. 1. 1 1 ,p. 258, la quale nel 1724
fu confermala dal successore benedetto
SP A
XIII colla bolla In supremo, loco citato,
p. 3 7o, e nel 172G colla bolla Pastora-
li, citato /?«//. 1. 1 2, p. 82. Nel 1 7^3 Fi-
lippo V pubblicò una nuova raccolta eli
leggi, quindi disingannato delle grandez-
ze d'un regnoagitato, permalaltie,scru-
poli e malinconie cui era inclinalo, bra-
mando la vita pacifica, si determinò nel
1 72 4 ad abdicare la corona, investendo-
ne a' 10 gennaio d. Luigi principe dell'A-
sturie, che fu acclamato re a' 1 7 gennaio e
mori il 1 Bagostosenza prole,col compian-
to generale della Spagna, da lui ben me-
ritato con tutte le qualità ebe formano i
gran re. Prima di morire fece un atto di
retrocessione della corona a suo padre,
il quale cedendo alle vive sollecitazioni
de'sudditi, vi acconsenti con decreto dei
6 settembre, ritornando alla reggia dal
magnifico palazzo di s. Idelfouso oGran-
ja ov'erasi ritirato, e da lui fatto costrui-
re ad imitazione di Versailles. Dalle cor-
tes fece riconoscere il secondogenito d.
Ferdinando per principe dell'Asturie. Il
rinvio da Francia dell'infanta M." Anna
Vittoria (poi regina di Portogallo), sotto
pretesto della troppa giovinezza, causò
nel 172511113 rottura con quella corte. Fi-
lippo V con rappresaglia lece egual trat-
tamento alla principessa diDeaujolais,or-
dmòall'ambasciator francese d'uscir dal-
la Spagna; e per l'olandese Riperda fi-
nalmente concluse coll'imperatore Carlo
VI un trattato di pace, pubblicatoli 22
settembre a Madrid. Filippo V rinunziò
alle due Sicilie, a'Paesi Bassi e al Mila-
nese, e Carlo VI alla Spagna e all'Indie.
Si confermò la leggedi Filippo V ebe e-
scludeva dalla successione le femmine,
finché vi fossero maschi usciti da lui; e la
disposizione di Carlo VI, colla quale cbia-
niava alla successione indivisibile de'suoi
stati la primogenita Maria Teresa. Que-
sto trattalo produsse vive inquietudini
all'altre potenze, e tale ascendente della
corte di Vienna su quella di Madrid, ebe
la persuase nel 1 727 all'assedio di Gibil-
terra, levato cou vergogna dopo 4 tuesi
SPA i47
d'inutile attacco. Il cardinale Fleury 1 .°
ni in isl rodi Francia .temendo mio va guer-
ra in Europa, pervenne nel 17*7 b tu
acconsentire la Spagna, l'Impero e laRus-
sia, colla Francia, l'Inghilterra, l'Olanda
e la Prussia, a'prelitninari di pace da trai
tarsi a Soissons, ove presto si sciolse. Nel
1729^-1 Spagna, la Francia e l'Inghilter-
ra fecero in Siviglia a'2g novembre 1 730
un trattato, al quale accedette poi l'O-
landa, per garantire alla Spagna i ducali
di Toscana, Parma e Piacenza. Nel 1731
essendo de'due ultimi morto senza figli
il superstite Farnese duca Antonio, il re
prese delle misure per porne in possesso
(I. Carlo; ma Papa Clemente XII prote-
stò, e diebiarò Parma e Piacenza devolu-
ta alla Cbiesa, e tuttora i successori an-
nualmente ne rinnovano l'atto. D'allora
in poi i Papi e i loro ministri, scrivendo
a'duchi di Parma e Piacenza non diede-
ro loro questi titoli, ma semplicemen-
te quello d'Infante di Spagna. 11 i.° lu-
glio 1 732 gli spagnuol'i ripresero contro
i mori Orano, e s'impadronirono del ca-
stello di Malzaquir colla flotta capitana-
ta dal conte Muntemart. Clemente XII a-
vea accordalo al re i soliti sussidii eccle-
siastici, e poi assistè nella cbiesa naziona-
le di s. Giacomo in Roma al solenne Te
Deniii, seguendo per 3 giorni fuocbi d'al-
legrezza. Poco dopogli algerini tentaro-
no ricuperarla con 4o, 000 uomini, ma ai
20 novembre il soccorso di 25 navi co-
mandate dal marchese di Santa Croce li
sbaragliò e vinse. Orano, uno de'presidii
spagnuoli pegli esiliati, dovendosi mante-
nervi 4ooo uomini di guarnigione , nel
1792 fu abbandonalo. La morte di Fe-
derico II di Sassonia re di Polonia invol-
se nel 1 733 l'Europa in nuova guerra per
le pretensioni a quel trono. Filippo V la
dichiarò all'impera tore, uni tosi a' fra nce-
si e savoiardi per sostenere il re Stanislao
suocero di Luigi XV; fece passare un e-
sercito in Italia col conte di Montemart,
e di cui nel 1734 divenne generalissimo
l'infante d.Carlo, il quale occupò il regno
i48 SPA
di Napoli e ivi ne fu acclamato re, con-
quistando pine la Sicilia nel modo nar-
rato a quegli articoli, e d'ambedue i re-
gui n'ebbe poscia 1' investitura da Cle-
mente XII. La notte di Natale» y34 fu
infausta pel palazzo di Madrid.ove un in-
cendio arsele mobilie più preziose, i qua-
dri più rari, la più gran parte degli ar-
cuivi della corona e lutti quelli che ri-
guardavano l'Indie occidentali. Clemente
XII ad istanza di Filippo V accordò al
figlio iufante d. Luigi di Borbone d'8 an-
ni l'amministiazioue temporale dell'ar-
civescovato di Toledo pel godimento del-
le pingui rendite, dovendo esercitarsi la
giurisdizione spi rituale da Bernardo Frol-
lano di Saavedra arcivescovo di Larissa:
lo creò pure cardinale e gli mandò iu I-
spagna tutte le insegue della dignità, ma
ueli754 tutto rinunziò, prese moglie e
fu padre dell'altro cardinal Luigi di Bor-
bone. A Sicilia raccontai il grave tumul-
to avvenuto in Roma nel 1736, per gli
occulti ingaggi che andavano faceudo gli
spagnuoli, e le triste conseguenze: pre-
tese il ministro cardinal Acquavivache
il senato romano in nome del popolosi
portasse a Madrid a domandar perdono
al re, ciò che non permise Clemente XII.
Partirono i cardinali e spagnuoli dalia
città, fui onochiuse le nunziature di Ma-
drid e di Napoli; tutto fu poi accomoda-
to. Nel 1737 a'5 gennaio ebbe luogo la
cessione dell'imperatore a d. Carlo de're-
gnidi Napoli e Sicilia, e delle piazze del-
io stato de'Presidii inToscana; e la rinun-
zia di d. Carlo all'imperatore, de' ducati
di Toscana, Parma e Piacenza. Seguiro-
no rotture cogl'inglesi, e combattimenti
in America, per cui Clemente XII accor-
dò al re due milioni delle rendite eccle-
siastiche de'suoi stati nel 1 74°- 1° questo
per sua morte fu eletto Benedetto XIV,
per opera priucipalmente del cardinal
Acquaviva ministro e protettore presso
la s. Sede de'regni di Spagna e delle due
Sicilie, che ottenne dal Papa pel cardi-
ualBoi bone anche l'amministrazione del-
SPA
l'arcivescovato di Siviglia, ecosì venne a
godere l'annua rendita di 3oo,ooo semi»,
de' quali n'ebbe la metà da Benedetto
XIV quando ammise le sue rinunzie, ri-
cordate nel voi. LI V,p. 1 47 e altrove. Fi-
lippo V voleva provvedere l'altro figlio
l'infante d. Filippo, d'uno stabilimento
sovrano in Italia, e a tal fine per essa lo
fece partire nel 1742 con un esercito gui-
dato dal conte di Glimes: nel settembre
fu occupata la Savoia, mail redi Sarde-
gna subito la liberò. Nello stessoanno col-
la morte dell'imperatore Carlo VI insor-
se la guerra di successione a'suoi stati con-
tro la figlia M.'1 Teresa regina d'Unghe-
ria, elevandosi all'impero Carlo VII di
Baviera: Filippo V ne prese parte per far
valere le sue pretensioni sull'Ungheria e
la Boemia, appoggiato dal re figlio e dal
duca di Modena, e di concerto con Fran-
cia. Descrissi a Festa la riduzione, che
nel i 742 fece delle feste Benedetto XIV
in molte diocesi di Spagna e di altri stati.
DipoiBenedeltoXIV colla bolla /amari-
dem, suo Bull. 1. 1 , concesse pe'regni di
CastigliaeLeon,e per l'Indie Americane
spagnuole, l'indulto di mangiar carni nei
sabati, eccettuati quelli di quaresima eal-
tri di digiuno. Neh 744 Fartnata di d. Fi-
lippo, con quella de'francesi comandale
dal principe di Conti, riportò considere-
voli vantaggi nel Piemonte; altri progres-
si fece in Italia l'esercito spagnuolo ca-
pitanato dal conte di Gages, e nel 1 745
i ducali di Parma e Piacenza furono oc-
cupati in nome della regina. Nou fu cosi
nel 1746, perchè il redi Sardegna, il più
formidabile alleato della regina d'Unghe-
ria, fece prigioniero in Asti comandante
e guarnigione a'5 marzo; Parma e Pia-
cenza furono riprese da'tedeschi; l'infan-
te sgombrò da Milano il 1 8, e il 2G pose
l'assedio a Parma, che il marchese di Ca-
stellare gli abbandonò a'26 aprile dopo
valorosa difesa:tuttii conquisti dell'infan-
te vennero perduti nellaLombardia. Op-
presso Filippo Vda malori e immerso in
profonda malinconia, morì a' 9 luglio
SPA
1746 d'anni 03, e fu sepolto nella colle-
gi.ita <li s. Idei (boto in bel monumento
di inalino ornalo di bronzo. La sua pie-
tà, la sua fermezza nelle maggiori avver-
sila, onde fu detto il Coraggioso, la pa-
lei na sua tenerezza co' sudditi, il suo a-
inoreper la giustizia, i saggi regolamenti
da lui pubblicati pel bene de'suoi stati,
i numerosi stabilimenti eretti a favor del
commercio, delle scienze e delle arti, il ri-
sloramento della marineria e delle mili-
zie, tutte le glandi sue qualità e i felici
elfetli clic produssero, consolarono facil-
mente gli spagnuoli dal mutamento d'un
dominio al quale essi erano alìezionatis-
simi. Con maggior vigoredi spirilo e mi-
nor facilità nel lasciarsi governare, egli
avrebbe impedite molte vessazioni che si
commisero impunemente nello stato, e
spente le dissensioni che la scambievole
gelosia degli spagnuolie francesi faceva-
no rinascere continuamentealla corte. Fu
vivamente pianto da'suoi sudditi, e dal-
la regina Elisabetta che sempre ebbe su
di lui grande ascendente : altre due loro
figlie sposarono, M/ Teresa il dellino di
Francia, M." Antonietta il duca di Savo-
ia. La Grama o s. Idelfonso, casa reale o
castello edilìcato nel 1 72 1 da Filippo V,
die origine alla vicina città omonima del-
la provincia diSegovia nella Castiglia vec-
chia, lungi iG leghe da Madrid e circa q
dairEscuriale.il luogoapparteneva a'gi-
rolamini quando l'acquistò FilippoV nel
17 16 per fabbricarvi il palazzo che ne
porta il nome, con lavori diretti da arti-
sti francesi, su di elevata posizione, ove
artificiosi condotti vi conducono copiose
acque, che co'scherzevoli getti ornano gli
eleganti giardini, ove spicca la francese
galanteria del fondatore. L'esterno non
è magnifico, tranne la facciata che guar-
da ne'giardini, ma l'interno è bellissimo.
Gli appartamenti inferiori rinchiudono
un gran numero di statue antiche, ed al-
tri pezzi di pregievoli sculture, olire una
copiosissima raccolta di quadri de' più
gran maestri. Essendo luogo inabitabile
SPA i io
e sterile, dappertutto l'arte trionfo della
natura.e rimpiazzami terreno secco e pie-
troso, con piantagioni deliziose, boschetti
incantevoli, gruppi distatile e figure d'a-
nimali in bronzo o in marmo di diversi
colori. La corte vi suole passare una par-
te dell'estate. La città ha la chiesa par-
rocchiale e manifatture, bella e vasta es-
sendo quella reale di grandi specchi.
Ferdinando VI nel succedere al padre
esordì il suo regno con molti alti di be-
neficenza,aprì le prigioni, accordò amni-
stia a'disertoi i e contrabbandieri, e sta-
bilì due giorni della settimana per dare
udienza a'suoi sudditi: il seguito corri-
sposea sì belli incominciamenti, poiché se-
condato dal marchese de la Ensenada di
lui ministro, pose tutta la sua applica-
zione per rendere felici i sudditi ; rifor-
mò diversi abusi ch'eransi insinuati nel-
1' amministrazione della giustizia e nel
maneggio delle finanze, rianimò il com-
mercio, stabilì nuove manifatture, faci-
litò i convogli scavando canali, e ristabi-
lì la marina. Nel 1748 la Spagna acce-
dette alla pace d'Aquisgrana tra la Fran-
cia, I' Inghilterra e V Olanda, in cui fu
confermato il trattato de Assiento per la
tratta de'negri, a favore della compagnia
inglese, alla quale inoltre venne accorda-
to per 4° anni il vascello di permissio-
ne alle Indie spagnuole. Benedetto XIV
nello stesso 1 748 per le benemerenze dei
sovrani di Portogallo dell'illustre casa Bra-
ganza,diè loro in perpetuo il titolo diFe-
delissìmi (P.); indi concesse a'sacerdoti
della Spagna e del Portogallodi poter ce-
lebrare 3 Alesse nell'anniversario de'fd-
deli defunti. Nella sua biografia ed aBiRRO
riportai la dispiacevole differenza avve-
nuta colla Spagna nel 1 75o,originata per
le franchigie prepotenti , tra' famigliari
dell'ospedale nazionale di s. Giacomo e
i birri, per cui il cardinal Gioacchino Por-
locarrero ministro e protettore di Spa-
gna presso la s.Sede si ritirò da Roma. Più
grave e intralciata fu l'altra controver-
sia, nou mai decisa, di cui pure parlai in
i5o SFA
detta biografia, e riguardante le preterì-
Moni regie alla nomina universale de'be-
uefizi concistoriali e residenziali, e sugli
spogli e frutti delle chiese vacanti, il tutto
accomodato nel 17 53 col Concordalo fra
Benedetto XI V e Ferdinando l'I (/".).
Deve sapersi che Benedetto XIV non tro-
vò dubbio alcuno sulla pretensione dei
re di Spagna sul regio padronato o no-
mina agli arcivescovati, vescovati, mo-
nasteri e benefizi concistoriali, cioè scritti
o lassati ne'iibri della camera apostoli-
ca, (juando erano vacanti ne'regni di Spa-
gna e nell'indie A melica ne,giaccbè il loro
diritto era fondato nelle bolle e privile-
gi apostolici e in altri titoli prodotti dai
regi ministri. Laondedichiaròil Papa che
il re dovesse restare nel pacifico posses-
so di nominare i vacanti arcivescovati ,
vescovati, mouasteri e altri benefizi con-
cistoriali, e che i nominati ad essi doves-
sero continuare a domandare alla s. Se-
de le bolle d'istituzione nelle solite forine.
Quanto alla nomina de'benefizi residen-
ziali e semplici della Spagna, eccettuati
quelli diGranataedelle Indie occidentali,
ove nominavano ad ogni sorte di benefi-
zi,e pretendendone i rediSpagna la nomi-
na in virtù del padronato universale, au-
che negli 8 mesi apostolici ne' casi delle
riserve, il Papa stabilì quanto vado a di-
re. Riservò alla sua libera collazione e a
quella de'di lui successori perpetuamente
5i benefizi che prescrisse, onde poter con
essi premiare gli ecclesiastici spagnuoli,
che per costumi , dottrina o per servizi
prestati alla s. Sede fossero degni di tal
guiderdone. La collazione di questi be-
nefizi volle privativa della stessa s. Se-
de, in qualunque mese e modo che va-
cassero, benché per regia risulta, e che
jilcuno di essi appartenesse al regio pa-
dronato. In conseguenza le bolle di detti
benefizi dovessero sempre spedirsi in Ro-
ma, col pagare i consueti emolumenti alla
Dataria e alla Cancelleria apostolica ,
ma tuttociò senza l'imposizione di alcu-
na pensione, e senza l'esazioue delle ce-
SPA
dole bancarie. Essendo ancora solito che
alcuni capitoli, rettori, abbati, e confra-
ternite erette canonicamente, ricorreva-
no alla s. Sede per ottenere la conferma
con bolla pontificia, fu statuito che in que-
sto punto ogni cosa restasse nell' antico
stato. Per terminare poi affatto la tan-
to dibattuta controversia, il Papa salva
la collazione dei memorali '7 2 benefizi,
concesse iti perpetuo a' re di Spagna il
diritto universale di nominare e presen-
tare indistintamente in tulle le chiese me-
tropolitane, cattedrali, collegiate e dio-
cesi de'regni di Spagna, che attualmente
possedevano, le dignità maggiori dopo la
pontificale, e le altre nelle cattedrali, le
dignità nelle collegiate, i canonicati, le
prebende,badie, priorati, parrocchie, per-
sonali, patrimoniali, uffizi e benefizi ec-
clesiastici sì secolari che regolari con cu-
ra d'unirne, esistenti allora o che di nuo-
vo fossero fondate, non polendone i fon-
datori riservare per se e successori il di-
ritto della nomina ne'douiinii del re di
Spagna, colla generalità cou che trovati-
si compresi ne' mesi apostolici e ne' casi
di riserva, e anche sulle vacanze de'be-
nefizi stessi ne'mesi ordinari, quando va-
cano alle sedi arcivescovili o vescovili o
per qualunqueallro titolo, dovendosi pe-
rò lasciare illesa l'autorità episcopale, fu
convenuto. Che tutti i nominati dal re
dovrebbero ricevere le collazioni canoni-
che da'rispettivi ordinari, e senza la spe-
dizione delle bolle apostoliche, eccettua-
te le conferme delle elezioui sopraddette,
come pure eccettuati i casi ne'quali i no-
minali per difetto d' età o per impedi-
mento canonico avessero bisogno di pon-
tificia dispensa,o per qualunque altra co-
sa superiore all'autorità vescovile^ do-
vendosi in questi casi ricorrere come pri-
ma alla s. Sede, per ottenere la dispen-
sa, col pagamento de'consueti emolumen-
ti alla dataria e alla cancelleria aposto-
lica, senza l'imposizione di pensione al-
cuna. L'ai tra controversia final mente che
restava, non per riguardo al diritto della
S 1' 4
tiimera npostolica, e della nunziatura ili
Spagna sugli spogli e frulli delle chiese ve-
scovili vacanti, ma bensì sull'uso, eser*
cisto, dipendenza dello stesso diritto, fu
pure terminata. Per togliere dunque que-
sta differenza Benedetto XIV derogan-
do allecontrarie costituzioni apostoliche,
applicò per l'avvenire tulli gli spogli e
frutti delle chiese che vacassero, a que-
gli usi pii che prescrivono i sagri canoni,
promettendo nello stesso tempo di non
concedere ad alcuno la facoltà di testa-
re, neppure per opere pie,de'frutti e spo-
gli delle chiese di Spagna, e concesse a
Ferdinando VI e successori suoi di poter
eleggere economi insigniti del grado ec-
clesiastico, con tutte le necessarie facol-
tà, per impiegare i delti mobili negli ti-
si opportuni. Per compensar poi l'erario
ildla camera apostolica nel danno solFerto
per questa cessione degli spogli e frutti
delle chiese vacantivi re si obbligò a de-
positare in Roma una sola volta a dispo-
sizione di Benedetto XIV un capitale di
scudi 233,33o, che al 3 per cento frut-
tassero scudi 7000. Oltre a ciò promise
il re, che iu Madrid fossero assegnati sul
prodotta della bolla della crociata 5ooo
scudi annui, per sosteutamento de'nun-
zi pontificii in questa corte residenti. Con-
siderando Ferdinando VI, che per l'ac-
cordato padronato restavano la dataria e
la cancelleria apostolica senza gli emo-
lumenti delle spedizioni e delle annate di
tanti benefizi, con grave danno del tesoro
della camera aposlolica,siobbligòdi man-
dare a Denedetto XIV per una sol volta a
titolo di compenso scudi3 to,ooo,cheal 3
percento lYullei ebbero annui scudiq3oo,
nella qual somma fu stimalo il prodot-
to de'surriferiti diritti, formato dalla da-
taria sui calcoli di un decennio. Inoltre
Ferdinando VI, tanto per la sua eredi-
taria divozione alla s. Sede, come per l'af-
fetto filiale a Benedetto XIV, affine di com-
pensare la camera apostolica delle spese
che deve fare nel mantenimento de^li nf-
fiziali che servono las. Sede, obbligossie-
SPA i5t
ziandio mandare i filloma scudi Goo,ooo,
i quali al 3 per cento producevano scudi
1 8,ooo, con che restasse estinto l'uso per
l'avvenire d'imporre pensioni,e d'esigere
le cedole bancarie, non solamente nel ca-
so della collazione de'inentovati 5a be-
nefizi riservati alla s. Sede, e nell'altro
pure della conferma delle elezioni, e in
quello del ricorso alla s. Sede apostoli-
ca, per le dispense occorrenti alla colla-
zione de'benefizi, ma ancora in qualun-
que altro caso. In tal guisa, e pel con-
venuto accordo, si trovò il re di Spagna
col clero del suo dominio dalla sua per-
sona unicamente dipendente, pel conse-
gui mento de' benefizi ecclesiastici, su'qua-
li potrebbe stabilire i pesi che secondo le
circostanze avrebbe creduto convenien-
ti. Dall'altro lato, mediante lo sborso to-
tale che fece il re dell'accennate somme
d'un milione t43,33o scudi, de' quali i
frutti annuijCOinpreso l'assegno de'5ooo
scudi a'uunzi di Spagna, ascendevano a
scudi 3g,3oo, si trovò ancora coperta la
camera apostolica dalla perdita che ve-
niva a soffrire per la cessione delle col-
lazioni, spedizioni, spogli e altri emolu-
menti; e nel tempo medesimo col celebre
coucordalofutei minata un'antica ecom-
plicata differenza, che tanto avea sturba-
to per lungo tempo le due corti di Ro-
ma e Madrid. Tutlavolta notai altrove,
che il Papa e li cardinali Valenti segreta-
rio di stato e Millo pro-datario, furono
biasimali da 'romani pel concordato colla
Spagna; forse perchè si minorò notabil-
mente l'accesso in Roma degli ecclesiasti-
ci spaglinoli, risentendone dauno gli spe-
dizionieri, i procuratori, gli agenti, i lo-
candieri, e altri pei vantaggi che ne ri-
traevano. Fece poi gran rumore l'arri-
vo iu Roma di due milioni di scudi per
parte del re di Spagna, e collocali in Ca-
stel s. Angelo, quando ancora s'ignorava
il motivo, e la stipulazione del concor-
dato, ampliativi) del giuspadrouato regio
sopra i benefizi ecclesiastici della Spagna
e altri aliati, siccome maneggialo e cou-
i5a SPA
eluso segretamente. 11 Bercastel, Storia
del cristianesimo t. 32,n.°iG7 eseg.,nel
dare la sostanza degli 8 articoli della con-
venzione fra la Spagna e la santa Sede,
riporta le congetture fatte per I' Europa
sul denaro spedilo in Roma, dichiara il
•vero motivo del deposito, e ribatte le in-
giuste mormorazioni perchè la somma
passò in proprietà della s. Sede per ri-
sarcimento alle perdite cui andava a sog-
giacere. Anche il Novaes nella Storia dì
Benedetto XIV ne tratta. Benedetto XI V
per porre in grado la dataria di potere
soddisfare gli onorari de'suoi ufficiali, con
sicurezza da qualunque eventualità, le ac-
quistò il Palazzo Madama poi del Go-
vernatore di Roma e ora del ministero
delle finanze (onde ne riparlerò a Teso-
iuere), come rilevai ne' voi. XIX, p. 122,
XXXII, p. 34- Ferdinando VI, dopo es-
sersi meritato il titolo di Saggio, dopo
aver colla pace deli 748 assicurato a d.
Filippo suo fratello i ducati di Parma e
Piaceuza ; di aver deplorato il terremo-
to che nel Perù distrusse Lima e Quito,
e nel 1755 desolò Lisbona e la Spagna;
d'essersi con l'unico sollievo della musi-
ca teatrale ristorato dal tristo umore che
abitualmente lo affliggeva ; per la per-
dila della moglie Maddalena Teresa di
Portogallo in Aranjuez, immerso in istato
di languore morì nel 1739 a' 1 o agosto,
di 46 anni, seuza prole, lasciando nel te-
soro 5o milioni di lire, frutto di sua e-
conomia. Prelese alcuno, per lo stato di
alienazione in cui cadde, chela sua morte
fosse supposta, e che vivesse nella Casa de
Campo, ove il fratello Carlo III andava
segretamente a trovai lo. La regina Eli-
sabetta prese le redini del governo sino
al giungere da Napoli del figlio re delle
due Sicilie, che recandosi seco il seeon-
dogeuito, cede al 3. 'Ferdinando IV quei
regni, essendo il primogenito d. Filippo
imbecille restato a Napoli ove morì. Fu
acclamato re di Spagna col nome di Car-
lo 111 a Madrid l'i 1 settembre, ove giun-
se u'9 dicembre, e di bue anteriori glo-
SPA
riose gesta già trattai a Sicilia. I 4 so-
vrani dell'augusta casa di Borbone che
regnavano allora in Europa (e tuttora
fuorché io Francia, pel detto a Parigi,
occupando il trono l'imperatore Napo-
leone III), cioè in Francia, in Ispagna,
nelle due Sicilie, in Parma e Piacenza,
non erano uniti da altri legami tranne
quelli del sangue e dell'amicizia. Un mi-
nistro di Franeia,per {stringere di più tali
nodi, immaginò tra essi il patto di fami-
glia. Carlo IH nonché gli altri 3 sovrani
non ebbero veruna diflìcoltà d'adottar-
lo, ed ili.°Io segnò pel suo ambasciato-
re nel 17613 Versailles. Questo trattato
die ombra all'Inghilterra, che d'altron-
de vedendo il re di Spagna occupato al
perfezionamento di sua marina, ed a por-
la in uno stato rispettabile, incaricò il con-
te di Bristol, suo ambasciatore a Madrid,
di chiedere al ministro spagnuolo lo sco-
po del grande armamento che apparec-
chiavasi in Ispagna. Non avendo il con-
te riportato risposta soddisfacente, lasciò
Madrid a'17 dicembre. Seguì la dichia-
razione di guerra a'4 del 1762 dell'In-
ghilterra contro la Spagna, e Carlo 111
vi rispose con una contro dichiarazione.
Il re non avendo potuto ottenere che a
lui ed alla Francia si unisse il Portogallo,
fece assediar Miranda e se ne impadro-
nì con Braganza e Almeyda; ma la va-
lorosa resistenza de'porloghesi e degl'in-
glesi impedì ai gallo- ispani di passar il
Ta£;o e recarsi a Lisbona. Nell'America
gl'inglesi sbarcali nell'isola di Cuòa, se
ne impadronirono coll'Avana; di là re-
calisi a Manilla metropoli delle Filippi-
ne, fecero altrettanto, e poi saccheggiala
l'abbandonarono. Finalmente nel 1762
si convenne a Fontainebleau di por fine
all'ostilità, e in Parigi alla pacedel io feb-
braio 1 7G3 : i conquisti si restituirono, e
Carlo 111 cede agl'inglesi la Florida, la
baia di Pensacola e altri luoghi. A Ma-
drid era usanza fra il popolo di portare
dei gran cappelli ad ali ripiegate, e man-
telli lunghi nerastri: questo vestito sfì-
SPI SPA i53
gurando chi lo portava, produceva mas- intrighi dell'indegno Carvagliomarchese
siine ili nulle molti disordini, di cui era di PoinbaI, Bea presto li Francia per le
impossibile riconoscere gli autori. Il re mene eli Choiseul e eli madama Pompa'
per rimediale a t.de abuso e seguendo dour ne imitò l'esempio,e Luigi XV mos-
to spirilo del suo tempo che tutto vole- so da' perlìdi novatori licenziò da' suoi
va riformare, nel 1766 proibì vestire in stati i gesuiti, e si unì al Portogallo in do-
tai loggia come contraria alla sicurezza mandarne alla s. Sede l'estinzione, men-
pubblica,e feceilluminar. Madrid da Tooo tre soggiacevano alla più ingiusta, cru-
fonali. Con un rigore fuor di proposilo dele e inaudita persecuzione. L'intrigo,
si procedette contro chi vestiva nel ino- che in Jspngnu condusse al medesimo ri-
do vietato, il popolo si ammutinò con- sultato, è rimastosempre involto in un mi-
tro gl'incaricati a tale esecuzione, ed ai stero tale che forse non sarà svolto giaiu-
a3 marzo una truppa di sollevali coni- mai. Il conte d'Arancia fu riguardato co-
parve nella città coi cappelloni e ampi ine il principale autore della trama, icui
mantelli, fugò la guardia che voleva ar- alti furono accompagnati dalle maggio-
restarli, mppe tutti i fanali e commise ri precauzioni e dalla più gran segretez-
allri atti sediziosi, cui ricominciò nel dì za. Certo è che le vere cagioni dell'espul-
seguente. A'%5 il re partì e colla fami- sione de'gesuiti dalla Spagna furono co-
glia si ritirò nel castello reale d'Aranjuez. ine altrove i raggiri, le calunnie e le fa-
Ciò produsse nuova sollevazione che si vole inventate da Alauda, Rhoda, Cam-
quietò con promessa che il re sarebbe ri- pomanes e da altri. Agli 1 1 luglio, e dopo
tornalo tostochè fosse ristabilita la tran- le insurrezioni di Saragozza e di Barcel-
quillità.l gesuiti dopo il loro stabilimento Iona, morì la regina Elisabetta Farnese
nella Spagna eransi assai moltiplicati, vi estimatrice divota de'gesuiti, e fu sepol-
godevano molta riputazione: essi erano ta in s. Idelfonso accanto al re suo spo-
lpati quasi sempre i depositari delle co- so. Nessuno de' grandi erasi ancora di-
scienze de're; avevano di sovente fornito chiarato apertamente nemico de'gesuiti,
precettori pe'loro figli, e talvolta ministri uè v'era cosa che facesse temer la pro-
alio stato. Amali dal popolo, i gesuiti re- cella che loro sovrastava. S' ignora au-
pressero la rivolta, ed il famoso ministro cora i mezzi che usarono, e che produs-
conle d'Aranda presidente del consiglio sero un effetto, che ne riempì il mondo
di Castiglia, invece persuase il re che l'a- di stupore. Dispacci sigillati furono in-
■veano provocata pe'primi : altri dissero viali a tutti i ministri della Spagna nel-
checon false lettere s'irritò Carlo III con- le 4 parti del mondo, sopra de'quali leg-
tro que' religiosi. Nel declinar del pon- gevasi il divieto d'aprirli, sotto pena di
tifìcato di Benedetto XIV, i nuovi se- morte, prima dellasera tle'2 aprilei 767.
dicenti filosofi, già si disponevano a di- In quel giorno,alla medesima ora, in tut-
struggere coli' umanità, la cristiana re- ta la vasta estensione della monarchia spa-
ligione, ma non potevano conseguire il gnuola, i membri del governo lessero gli
loro pravo fine, se prima non abbatteva- ordini strani del re. «Io v'investo di tutto
no e rovinavano il propugnacolo di essa, il potere della mia reale autorità, perchè
la benemerita compagnia di Gesù, for- voi entriate immediatamente e con viva
tissimo baluardo dell'ordine, della mo- forza nella casa de'gesuiti ; che vi assi-
llale, del cattolicismo. Cominciò il Por- curiate delle loro persone; che dentro il
togallo a domandar prima la riforma, on- ore voi li conduciate come prigionieri al
de fu nominato visitatore l'avverso car- porto indicato, ove s'imbarcheranno so-
dinal Saldaiiha [Pr.)t poi l'espulsione dal pia de'vascelli per essere trasportati alla
regno, e quindi la soppressione, per gli nuova loro destinazione. Nell'atto dell'e-
i54 SPA SPA
sedizione di tal decreto farete apporre i ta a tale riguardo. Questo editto fu di-
sigilli agli archivi della loro casa profes- sapprovato dalla più parte del clero e
sa, senza permettere loro altro erpiipag- del popolo. 11 vescovo di Cuenca Isido-
ro, die il loro breviario e la biancheria io de Cai basai scrisse al confessore del
stiettamente necessaria alla persona di re (come il consiglio, nemico della san-
ciascunodies«i.Se,dopo l'imbarco, restas- ta Sede, e lo dissi a Gesuiti), dolendosi
se un sologesuita nel vostro distretto, fos- chela chiesa di Spagna fosse perduta at-
scegli malatoo moribondo, voi incorre- tesa la prelesa persecuzione da essa pro-
rete irremissibilmente nella pena dimor- vata, manomessi essendo i suoi beni, ol-
le. " Quest'alto del più odioso dispoli- traggiati i suoi ministri e calpestate sotto
smo fu eseguito alla lettera, come già ri- i piedi le sue immunità. Il re die al pre-
levai a Gesuiti. In una sola notte, in tot* lato una risposta piena di forza e di mo-
te le parti del regno, 6000 preti, de'qoa- derazione. Il vescovoavendocon altra let-
ti molti erano venerabili perla loro età, tera manifestato di sostenere la sua I."
illustri per nascita, stimabili per le loro proposizione, fu dal re fatto esaminare
virtù e per la loro pietà, o celebri pe'lo- nel suo consiglio 1' affare, il quale dopo
ro talenti e per la scienza, furono arre- lunga discussione de'titoli allegati dal pre-
stati come tanti assassini, condotti sulla lato, dichiarò la sua condotta temeraria,
spiaggia, e imbarcati alla maniera di quei ingiusta e sediziosa; e per conseguenza
disgraziati schiavi africani, di cui essi a- scrisse la lettera circolare a tutti gli ar-
veano si eloquentemente difesa la causa, ci vescovi e vescovi del regno per corou-
e caritatevolmente alleviali i loro duri nicar loro tale giudizio. Altra circolare
trattamenti, come ne fu l'apostolo il b. dello stesso consiglio fu indirizzata a've-
Pietro Claver ( F.) gesuita, di recente in- scovi e a'superiori regolari degli ordini
rialzato dal regnante Pio IX all'onore religiosi, per indurli a premunire i loro
degli altari, e di cui riparlai a Schiavo, soggetti contro quelle verità, ma quali-
Ammonticchiati nel fondo della cala, ste- ficaie pretensioni fanatiche, intorno al ri-
si sulla paglia, spesso uudriti di solo pa- prislinarnento de'gesuiti nella Spagna. A
ne e acqua, essi non si permisero un la- tante angustie che affliggevano il paterno
meato contro i loro oppressori } e sop- animo dell'ottimo Papa Clemente XIII,
portarono in dignitoso silenzio palimeli- che riconoscendo l'innocenza de' calmi-
ti che allatto non meritavano. Non fece- niati gesuiti ne sosteneva con apostolico
10 in nessun luogo la minima resistenza, zelo la loro virtù, e con fortezza d'ani-
neppure nell'avventuroso Paraguay(V .), mo li difendeva da' loro Defilici, fu col-
dove i gesuiti erano amati e venerati tanto, pito di dolore quando seppe il comples-
c dove ciascun uomo sarebbe stato pron- so dell'operalo da Carlo III; e dalla sua
to a rischiar la sua vita e la sua libertà lettera del 3 1 marzo, in cui avvisandolo
per la loro difesa. Essi vollero che non della generale espulsione,segueudo il con-
si opponessero, e che si mostrassero ub- tegno di Francia, apprese ch'era stato a
bidienti agli ordini sovrani. Non si è ve- ciòcostrettoa benedella religione, a vau-
doto mai un più illustre esempio d'una taggio de'popoli, per la pace del regno,
leale e s'i eroica rassegnazione. La causa a conservazione di sua vita; che fuceali
di tanta severità non fu detta; il resem- sbarcare sul litorale pontificio, e perchè
plicemente dichiarò in un proclama, es- non fossero d' aggravio al suo erario, a-
servi delle buone ragioni per bandire i vrebbe a ciascuno assegnato vitalizia pen-
gesuiti,e anco per confiscar i loro beni; e sione. Estremo fu quindi l'abbattimeli-
che niuoo avrebbe mai conosciuto i mo- to che provò il Papa, e nella bella rispo-
ti\i che avevano diretta la sua condot- sta del 1 6 aprile, Inter acerbissima, fra
SPA SPA i55
le altre cose gli disse: » Che avcmlo egli vedere senza lutto Binarissimo l'abolizio*
ne'o anni del poolìficato sofferto molle ne dell'istituto di s. Ignazio Lojola spa«
angustie, ninna così acerba lo poteva as- gntiolo. Per la sua veneranda canizie, clic
I ilne, quanto la notizia, che i gesuiti e- il re revochi l'editto, poiché la virtù fio-
rano espulsi dalla Spagna, alla quale non che sarà degna d'onore, tutti i mortali
potèegli farà meno di esclamare con Giù- loderanno ed esalteranno il re, quale al-
ito Cesare, quando nel senato romano fu Irò Assuero per aver rivocalo l'editto a
tento anco da Unito, clic avea preso per istanza d'Ester sua moglie, e pubblicato
lìglio : Tu quoque (ili mi? Dunque, sog- ingiustamente contro gli ebrei. Lo esor-
giungeva, un re cattolico con sì amaro ta a dar luogo all' equità e alla verità,
calice vuole condurre al tumulo un vec- affinchè vegga dissipate le tenebre de'pre-
chio Pontefice suo amoroso padre? Dun- giudizi. Se il re sentirà i vescovi, gli uo-
que quel braccio che deve annientare i mini dabbene e la sua stessa coscienza,
uetnici della Chiesa, a questi ha da pie- troverà che !a pena data alla compagnia
slare aiuto, e unito con questi ha da di- di Gesù è onninamente ingiusta. " In tal
struggere una società di religiosi, utile guisa e con tal forza, ragionevolmente
alla Chiesa, cara a Dio, e da'santi della scrisse l'afflitto Clemente XIII a Carlo
Spagna istituita, pei' propagar la sua glo- 111, il quale sebbene d'ottime qualità e
ria per tutto il mondo? Dunque un re d'eccellenti intenzioni, era tuttavia stra-
cattolico ha da privare i suoi popoli di semaio da alcuni suoi ministri, uniti alla
tanti vantaggi che provengono dalle pie- cabala ordita io Francia, poco tempo do-
diche, dalle missioni, da'eatechismi, da- pò scoppiata con tanto danno della reli-
gli esercizi spirituali, dall'amministrazio- gione e della inorale, della Spagna e del-
ne de'sagi amenti, e dall'ottima istruzio- l'Europa, e tutte quante ancora ne ge-
ne della gioventù? Un re, che non per- mono; trama che non sarebbe venula al
inette soffia danno alcuno il più vile dei fatale e terribile efletto, se prima non si
suoi sudditi, senza che gli sia fatto il pio- estinguevano i gesuiti, i quali dagli em-
cesso, ha da esiliare uo numeroso celo pi autori della medesima erano tenuti per
di ecclesiastici, a Dio e alla repubblica ostacoli insuperabili a'Ioro perversi di-
consagrati, senza citarli, senzasentirlijsen- segni. Ma il re costante nel suo errore,
za permettere loro di difendersi, per non rispose al Papa al 2 maggio, che doleasi
conculcare il diritto che hanno alla loro amaramente della pena che aveagli pro-
fama, alla loro patria, a' loro beni ? E dotta coll'espulsione de' gesuiti dai suoi
certamente innocente questo ceto e que stali, ma che molto più si doleva che sua
sto istituto, ed egli Io giura avanti a Dio Santità non si persuadesse, aver egli giu-
e agli uomini, onde rifletta il realdan- sti motivi a làrlo, benché ninno di (pie-
no dell'anima sua, ch'egli ama sopiamo- sii e neppur leggiero indicasse né allora
do.ea'dannichedebbouonasceredaque- uè poi. Nondimeno Carlo III ordinò al
sta espulsione alle anime de'suoi suddi- figlio Ferdinando IV che cacciasse i ge-
li, privi di sì bravi operai. Egli preseo- suiti dalle due Sicilie(o\z poi lo stesso re
la al re, non lesuppliche della regina sua supplicò Pio VII a ripristinarli !), lo che
moglie, degna figlia del duca di Lorena eseguito, come gli spagnuoli furono tra-
Stanislao già re di Polonia, sebbene dal sportali colla forza nello stato pontifìcio,
cielo, dove per le sue rare virtù la ere- e di questa duplice lesione de'dirilli so-
de regnante, per l'amore che a' gesuiti vrani, gravemente e senza risultato, re*
portava, suppone gliele faccia caldissime; clamò il Papa co'due re. L'esempio del-
ina sì le preghiere di Gesù Cristo e del- le 3 corti Borboniche, fu seguito da 11 'al-
la Chiesa sua sposa, la quale non potrà li u di Parma, la quale avendo lesa l'ini-
,56 SPA
munita ecclesiastica, ed annullando le sue
disposizioni il Papa con un breve, que
sto fu soppresso dal consiglio di Castiglia.
Ma i crudeli nemici de'gesuiti, che lo e-
rano pure dell'altaree del trono, non per
anco si chiamarono soddisfatti di averli
falli sfrattare ila' vasti slati di 5 principi
cattolici e potenti, sebbene gli avessero
lido Iti erranti e a non aver più stabile,
uè sicura dimora in nessuna parte. Non
basta. Vollero questi stessi nemici ripor-
tili e anche un ultimo trionfo sopra de'ge-
suiti, con ottenere la loro condanna dal
capo della Chiesa, di cui eglino erano stati
i fedeli eoperosi soldati; e così induri eRo-
ina a licenziar la più valida sua milizia
veterana, e a lanciare il decreto di scio-
glimento sopra i suoi più zelanti e prodi
difensori. Tale era il piano insensato e
diabolico, al quale si determinarono co-
me solo mezzo per poter giungere alla di-
struzione completa di tutta la società. A
nome del loro onore e della loro sicurezza,
minacciata da intrighi e da moti perico-
losi,! detti sovrani per mezzo de'loro am-
basciatori domandai ouo a Clemente XI II
la soppressione intera de'gesuiti, e Carlo
III pel ministro mg.r Aspurù, il tutloac-
compagnato da quegli atti di violenza e
prepotenza die narrai a Gesuiti, colle
militari occupazioni di Benevento e Pon-
tecorvOjd'Avignoneedel Venaissino. lut-
ti dominii temporali della s. Sede. Cle-
mente XIII fu però confortato da diver-
si sovrani che lo supplicavano a conser-
vare i gesuiti, non meno da parecchi car-
dinali e vescovi, come dallo spagnuolo car-
dinal de Solis arcivescovo di Siviglia, te-
stimoniando di loro innocenza e virtù. Il
Papa loro costante protettore, dopo aver-
li sostenuti coraggiosamente, fallo vec-
chio e cagionevole di salute, quesl'ulti-
mo colpo gli fu fatale e lo condusse alla
tomba nel 1769. Il conclave divenne il
teatro di pratiche e d'intrighi tra'princi-
pi europei; l'influenza della Spagna e del-
la Francia innalzo Ganganelli al ponti-
ficalo, e prese il nome di Clemente XIV;
SPA
il cui breve d'indulgenzecol quale ne con-
Cene alle missioni de' gesuiti, fu subito
conculcato in (spagna, volendo il re ad
ogni costo la loro completa abolizione,
sino a sollecitare la beatificazione del ven.
Palafox, per quanto tlissi a Gesuiti. Ivi
dunque -e altrove narrai, che Clemente
XIV ben presto si accorse che altrimen-
ti la sua autorità sarebbe slata paraliz-
zata, tra' cardinali ancora essendovi al-
cuni avversi a'gesuiti, come Malvezzi so-
pra tutti, Marefoschi, Beruis, Corsini, e
Carvaglio fratello del marchese di Pom-
bal, a lui di gran lunga inferiore per la-
lenti e cognizioni, ma nelle massime e nel-
l'avversione alla santa Sede del fratello
ancor di mollo peggiore, e lo dichiara il
cardinal Pacca nelle Notizie sul Porto-
gallo. Clemente XIV volle accarezzare
la corleili Spagna, tenendo al sagro fonte
il primogenito del principe dell'Asturie,
si fece rappresentaredal re avoe gli man-
dò in dono le Fascie benedette, indi per
memoria fece coniare una medaglia colla
propria effigie e nel rovescio una donna
vestita d'abito reale in allodi presentar
al Papa un bambino, col motto : Deus
uovafoedera sancit. Clemente XI V non
senza ingegno e sapere, fu debole, ed il
suo breve pontificato non si rimarcò che
pe'vani sforzi onde troncare i legami che
lo tenevano avvinghiato. Avrebbe volu-
to salvare i gesuiti, ma non ebbe il co-
raggio di farlo apertamente, e dopo li-
na lunga resistenza cedèall'esigenze delle
memorate corti unite per la soppressio-
ne de'gesuiti, per la Spagna vivamente
6ollecitando!oMongi no ministro della me-
desima e poi conte di Florida Bianca, col
pretesto della pace universale. Clemente
XI Vcedè,e neliy^S non senzaripugnanza
li soppresse col breve Rex pacifìcus, ma
con quelle particolarità che ho detto a Ge-
suiti ed a Seminario Romano, e ben pre-
sto gli si conturbò l'animo e agitato mo-
rì. Posseggo copia della relazione del ge-
neredi malattia e mortediClemenleXI V,
mandata dal ministro di Spagna resid^n-
SPA
te in Rnmn olla reale SUB corte. Essa è
compilata con troppe prevenzioni e nel-
l'erronea crederne, che allora invalse fra
molti, die il Papa fosse morto di vele-
no, a motivo de'segnali che convalidava-
no tal supposto, sia per la seguita auto-
psia del cadavere, sia pel suo rapido ili-
sfacimento. E perchè il governo di Ro-
ma non procedette a verifiche sui divul-
gati sospetti, e già s'intende che ne Fu-
rono incolpati i gesuiti, calunniosamen-
te fu censurato in uno al popolo roma-
no,accusandosi d'aver riguardalo con in-
differenza la morte del proprio principe
e pastore, ed anche averla appresa con
allegrezza. Quasiché avessero a>sassiualo
il ^ icario di Gesù Cristo, il quale essen-
do stalo crocefisso in Gerusalemme, che
poi Iti segno alhi divina vendetta, que-
sta dalla relazione fu pur minacciata a
Roma ! Nella biografia di Clemente XI P>
ed in più luoghi, anco per le precise in-
formazioni che da genuine ed ineccezio-
nabili fonti mi fu dato rilevare, convin-
to in contrario, confutai l'asserzione di
preteso avvelenamento e conclusi : Che
il Papa restò vittima d' una scorbutica
affezione universale, la cui attività fu ve-
ramente micidiale, per quanto precedette
e segm nel pontificio corpo fatto cadave-
re. E cosa veramente deplorabile, che la
sua memoria non abbia sortito peggiori
nemici de'suoi medesimi panegiristi, in
tal guisa la granile opera dello spagnuo-
lo s. Ignazio si trovò atterrata. I mem-
bri dell'ordine andarono dispersi per l'Eu-
ropa, e per una strana combinazione di
circostanze, questi campioni della chie-
sa romana e de'diritti monarchici, abban-
donati dal Papa per un complesso d'im-
periose circostanze, perseguitati da 'prin-
cipi cattolici successori di quelli che più
li avevano amati, trovarono un prolet-
tore nell'acattolicoFederico II redi Prus-
sia (F.), e un asilo negli slati dell'autocra-
ta di Russia {V.) Caterina II, autorizza-
ti privalamentedallostessoClenienteXIV
e dal successore Pio VI, e perciò i gesui;
S P A i ~>7
ti continuarono ad esistere. Imperocché
anche l'autore delle Osservazioni Sópra
l'istoria di Clemente XII , serata dal />.
A. Theiner, Modena 1 853, provò e pie-
namente dimostrò con documenti l'esi-
stenza legittima de'gesuiti nella Prussia,
avendo Federico 11 ottenuto la facoltà di
conservarli in stata quo tacitamente e poi
espressamente; e l'esistenza legittima dei
gesuiti nella Russia. E provato dunque
da'ricordati documenti, e dal da me ri-
portato ne'cilati articoli e nel vol.LXHI,
p.ioi, che nel pontificato di Clemente
XIV con suo rescritto o lettera scritta a
Caterina li, l'esistenza de'gesuiti nella
Prussia e nella Russia fu almeno tollera-
ta con positiva approvazione e riconosci-
mento della santa Sede; e sotto Pio \ I
a mezzo del cardinal Gio. Rattista Rez-
zonico, e poi a' 1 1 marzo 1783 vivae vocis
ora cu lo a mg.1 GiovanniBenistawski coa-
diutore dell'arcivescovo di BAohilow, spe-
dito da Caterina 11 al Papa perchè con-
fermasse tuttociò che fino allora erasi fat-
to riguardo a'gesuiti della Russia. Per-
tanto Pio VI confermò, approvò e rico-
nobbe per veri religiosi gesuiti, quei picco-
lo nucleo della compagnia formatosi nella
Russia Rianca, ove il breve di Clemente
XIV non essendovi stato pubblicato, nep-
pur vi poteva essere osservato, compre-
sa l'elezione del vicario generale da lo-
ro fatta: i gesuiti seguirono a professare
anche colà la regola e le istituzioni loro,
non meno che a mantenervi la successio-
ne de'propri generali. Si può concludere,
che Clemente XIV e Pio VI per quieta-
re i lamenti delle corti Borboniche dive-
nute nemiche de'gesuiti, e far cessare le
loro molestie, diplomaticamente dissero
una cosa, e poscia per contentare Fede-
rico Il e Caterina II, privatamente ne per-
misero un'altra, onde sai vare ne'loro sla-
ti l'esistenza de'bramati gesuiti. Quando
Clemente Vili nel i5q2 soppresse in Ro-
ma i benfratelli, l'ordine si mantenne nella
Spagna, per non essere stalo colà promul-
galo il breve distruttivo, e dipoi dalla s.
i J8 S P A
Sede fu riconosciuto per religioso professo
il benfratello Giovanni Pecca d or allora
leligioso in lspngna,morto nel iGooebea-
lificata ilal Papa regnante nel decorso an-
no. Cos'i dell' ordine delle scuole pie da
Innocenzo X distrutto nella forma e de-
caduto dal grado d'ordine regolare in Ro-
ma, nondimeno per ordine si mantenne
in Polonia e altre parti del nord. Così av-
venne a'gesuiti di Prussia e Russia, che
Federico li eCaterina 11 sostenneroenon
permisero la pubblicazione del breve di
Clemente XI V, ad onta della diversità di
loto credenza religiosa. Pur troppo tante
volte la verità e la giustizia contraddetta
dagli amici o correligionari, viene soste-
nuta e dilesa da' nemici o dissidenti.
Carlo 111 portò seco in [spagna alcu-
ni nobili delle due Sicilie, che destarono
gelosia tra'spagnuoli. Fra essi vi fu Leo-
poldo de Gregorio marchese di Squilla*
ce, già suo ministro primario e favorito
ne' due regni, che dichiarò tenente ge-
nerale dell'armate, e ministro della mo-
narchia e dell'Indie. Divenne odioso per
invidia alla nobiltà, e fu rimosso anche
per la contrarietà del principe dell'Astu-
rie, che lo riguardava come causa prin-
cipale perchè era tenuto lontano dagli af-
fari. Egli fu padre dei due cardinali de
Gregorio, nati da due mogli, Grimaldi e
l'avvenente Verdugo y-Quiiada.Da lun-
go tempo la Spagna viveva in pace col-
1 imperatore di Marocco, quando Mao-
metto Ben-Abdulla improvvisamente gli
dichiarò guerra nel 1774, non permet-
tendo col sovrano d'Algeri che i cristiani
possedessero nelle loro spiaggie,comeCeu-
ta, Orano e Melilla, piazze che il re fece
subito porre in istato di vigorosa difesa.
1 mori nel dicembre con copiosa artiglie-
ria assediarono Melilla, con l'imperatore
in persona, il quale pei ò dalla lunga e va-
lorosa dilèsa fu costretto a domandar la
pace sì ingiustamente violata. Conside-
randoli re la vastità delle diocesi d'Ame-
rica, ottenne da Pio V I l'erezione d'alcu-
ni nuovi vescovati. Ad istanza del re, il
SPA
Papa con un breve provvide all'ammini-
strazione d'alcuni patrimoni ecclesiastici,
ed accordò di verse rendile di beni di chie-
sa, eccettuati quelli de'vescovati e de'be-
neGzi curati, per erogarsi nella fondazio-
ne in tutte le diocesi di case dette della
Misericordia, per alimentare i veri indi-
genti. Nel 1779, giusta il patto di fi mi-
glia, Carlo 111 dichiarò guerra all'Inghil-
terra a' 16 giugno. La flotta francese si
unì alla spaglinola e bloccò Gibilterra,
ma senza successo e con restar battuta la
squadra comandata da Langara. Pensa-
cola, capitale della Florida occidentale,
capitolò nel 1 78 1, e così la Florida ritornò
alla Spagna, la quale ricuperò pure Mi-
noica; ma riuscì funesto ili 3 settembre
pel nuovo tentativo sul nuovo famoso as-
sedio di Gibilterra, che attrasse l'atten-
zione d'Europa e che fu forza convertire
in blocco. L'i i ottobre l'ammiraglio Ho-
Ave mandò viveri e munizioni nella piaz-
za, alla presenza delle flotte combinate,
ch'erano state colte da forte burrasca e
il giorno dopo poste fuori di stato di com-
battere. La pace fu ristabilita nel 1 783 a
Versailles, cedendo la Spagna all'Inghil-
terra Provvidenza e Bahama. Nel 1780,
nato altro infante al principe dell'Astu-
rie, Pio VI nel 1 78 1 mandò al neonato il
sagro e prezioso donativo delle Fascie be-
nedette. Tanto quest'infinte, quanto l'al-
tro a cui avea fatto egual regalo il pre-
decessore, morirono successi va inente. Sot-
to l'aspetto del la mini nistrazione,glorioso
fu il regno di Cario Ili, che con perse-
veranza vigilò, eseguendo diverse utili
riforme, e restrinse il potere del tribuna-
le dell' inquisizione notabilmente. Ebbe
pure il nobile pensiero di risvegliar l'e-
nergia nazionale e di riaccendere la face
delle arti che gli ultimi principi austria-
ci avevano fatto spegnere: rianimò l'in-
dustria, l'agricoltura, le manifatture, le
società economiche. La Spagna deve al-
tresì a Carlo 111 quanto può mostrare in
fatto di stabilimenti utili e di monumen-
ti pubblici; le grandi strade, 1' edilizi.»
S P A S P A i m,
delle dogane, quello dello postaaMadrid, istruire la casa del Labrador, eilifì/io e-
gli abbellimenti e i provvedi nienti chete- legante e mobiliato con ogni magnifieen*
scio tana l'aria «li essa capitale, il gabi- ia. Il ino grandioso parco, di qualche mi*
netto (li .storia natili ale, il giardino ho- gl'in di circonferenza, riiu liindeclaini, cin-
tatoci), le accademie di pittura e del di- filiali, lepri, cervi, pei nici, fagiani, e ai-
segno, il canale di Tudela, l'incomincia- tri quadrupedi e volatili. La nuova e a-
mento di quello di Madrid. Amava la giù- già la strada fatta all' uso romano, che
stizia, e scelse con raro discernimento i conduce a Madrid e a Toledo, comincia-
magislrati ei funzionari pubblici tra'cit- ta da Ferdinando YI, costò somme itti -
ladini d'ingegno, elevandoli dalla loroo- mense. Aranjuez è costrutta sul costume
scoi ila; ma non tutti furono nel resto vir- olandese, secondo il piano del marchese
tuosi, come Mongino, Cainpomanese al- Grimaldi, ritornato dalla sua ambascia -
tri. Fu regolare e metodico nelle sue a- ta d'Olanda. Le strade sono larghe e in
EÌoni,ebbe giusto criterio e fermezza. Buo- linea retta, le case simmetriche e uni for-
ila ai monia e corrispondenza lo legarono mi_, poco alle e di pi ti te gaiamente al di
a Pio VI, fin da quando loconohhea Ve!- fuori. La piazza del palazzo reale è assai
letti; non potè intervenire nelle sue gravi bella, decorata di grandiosi edifizi. Le pas-
vetienze, col figlio re delle due Sicilie, seggiate sono numerose e amene. Si ri-
che erasi emancipalo dalla paterna in- marcano principalmente il palazzodeldu-
fluenza, e gli donò un Calibe ài platina, ca di Medina Celi, e quello degl'Infanti,
nuovo metallo scoperto in America, alle Vi è la chiesa parrocchiale, case religio-
colonie della quale concessela libertà del se, il circo,il teatro, l'hai as o razza reale
commercio. Deve molto a Carlo III, e al di cavalli mantenuta con ogni cura: nel
suo figlio e successore Carlo IV, il sog- circo si eseguisce l'applaudita giostra dei
giornoela villeggiatura realed'Aranjnez, tori. Ordinariamente è abitato da 2,000
ove la corte risiede ordinariamente do- persone,che arrivano circa a 10,000 quao
pò Pasqua sino alla fine di giugno, nel do vi è la corte. L'imperatore Carlo V
qual tempo i ministri esteri si trattengo- ebbe Aranjuez col suo distretto dall'or-
no nel vicino villaggio d' Antigola, pari* dinedis. Giacomo, dell'avvicinarsi della
menti delizioso e con comodi ed eleganti terribile esplosione del vulcano rivolo-
casini. Aranjuez castello e piccola città al zionario, morì Carlo III a' 1 4 dicembre
confluentedelTago nella provincia diTo- 1 788, di 72 anni, e fu deploralo pel eom-
ledo, sopra l'imboccatura del Xaratna, pò plesso di sue qualità. Il principe delle A-
sta è in valloneridenleeboschivo.L'ame- storie e secondogenito Carlo iVglisuc-
nità naturale della situazione accresce il cesse, già maritato a M.a Luisa di Parma,
pregio alle delizie che coll'arte vi forma- figlia del duca d. Filippo, che l'avea fat-
rono successivamente i re. Anticamente Lo padre anche di d. Ferdinando, nato nel
non era che un luogo di riunione per le 1 78-j.dopo i defonli ricordati, indi re sue-
caccie reali : Carlo V vi fece costruire un cessole; e di d. Carlo poi escluso dal trono
gran palazzo, che Carlo II, Filippo V, che gli spettava legittimamente dopo la
Ferdinando VI e Cario III sempre più mot te del fratello: in seguito nacquero, d.
aumentarono e abbellirono. Carlo IV vi Fi ancescodi Paola padre del reallualejd.
creò lungo il Tagoque'magnifici giardi- Cai lotta che fu sposa di Giovanni VI redi
ni, pieni di svariati e bellissimi fiori d'A- Portogallo; d.M* Luisa maritata ad. Lo-
melica ed Europa, ed ornati di statue e dovieo duca di Parma, indi regina d'E-
fonlane, que'boschetti deliziosi ne'quali truria o Toscana e duchessa di Lucca;
l'acque sono maestrevolmente distribuì- ed.M.* Isabella che sposò il primogenito
te in cauali artificiali : vi fece ancora co- di 'Ferdinando IV che divenne France-
iGo SPA
sco li re delle due Sicilie. Sortì dalla na-
tura spirito vivo, carattere violento, for-
ra prodigiosa: un'infermità lo ridusse a
vita tranquilla e pacifica, ubbidiente al
padre, dominato dalla moglie, che subi-
to ammise nel consiglio dopo esser pro-
clamalo re a' 17 genuaioi 789. Fu coro-
nato a'23 settembre alla presenza delle
cortes , presiedute dal conte di Campo*
manes, le quali si mostrarono esigenti, se-
condo lo spirito rivoluzionario die allo-
ra fermentava nell'Europa, ma furono
politicamente congedate. Si pretenderle
uno de'loro atti, per lungo tempo tenuto
segreto, e la cui autenticità non si può
provare, al dire di alcuni, fu quello col
quale Carlo IV facesse da loro abolire la
legge Salica introdotta in Ispagna colla
morte di Carlo li ed esaltazione al suo
trono dei boi boni. Questa abolizione la
pubblicò il figlio Ferdinando VII per as-
siemare il trono alla figlia regnante, in
pregiudizio di suo fratello d. Carlo, co-
me poi dirò. Alcune lievi guerre sostenne
in principio cogl'inglesi, co' marocchini,
cogli algerini a'quali cede Orano e Mal-
zaquir. Ma una guerra ben altrimenti più
sena diveniva grado a grado imminente,
inconseguenza della rivoluzione di Fran-
cia. In quest'articolo, a Portogallo, [•
talia, Inghilterra, Germania, Russia,
Prussia, Sassonia, Sardegna, Parma, e
altri annloghi,come nelle biografie di Pio
/ 1 e di Pio J li, descrissi la lunga se-
rie degli strepitosi avvenimenti che ne de-
rivarono, laonde essi potranno supplire
a'brevi cenni seguenti, sui regni di Carlo
IV e Ferdinando VII. Consiglialo Carlo
IV dal suo accorto ministro contedi Flo-
rida Bianca, sino dal principio, di lutti i
pericoli che alla sua corona minacciava
la rivoluzione di Francia; e l'affetto ch'e-
gli portava al degno capo dell'augusta
sua casa, gli a vea fatto considerare col più.
commovente interesse le sventure del vir-
tuoso Luigi XVI. Allorquando questo re
da'suoi francesi fu arrestalo a Varennes,
Carlo IV fece un'energica dichiarazione,
SPA
prese misure per la tranquillila del regno,
e pel trattato di Pavia inviò 9.0,000 uo-
mini a'Pirenei. Ma \\\\ raggiro di coite,
condotto dalla regina, che sempre più ac-
quistava influenza, rovesciò Florida bian-
ca, fu esiliato a Murcia,e i confiscati suoi
beni gli ebbe il conte d' A randa che lo rim-
piazzò. Tornato questi dall'ambasceria
di Parigi, imbevuto delle innovazioni fì-
losofiche,siopposeal ricevimento de'piiu-
cipi francesi emigrati e alle potenze che
prepara vansi a marciare contro la Fran-
cia rivoluzionata; appena accolse i rea-
listi francesi che si rifugiarono in Ispa-
gna,ma lasciò libera l'introduzione a gior-
nali e libri rivoluzionari. Ciòcia troppo
contrario alle savie opinioni del re e al-
l'inalterabile suo amore per Luigi XVI,
ed il partito stesso della regina conside-
randolo come uno sgabello per elevare il
famoso Emanuele Godoy, che fu cagio-
ne della rovina di Spagna e delle sven-
ture cui soggiacque, percotnune consenso
degli storici contemporanei, ne affrettò
la deposizione. Fu ill5 novembre 1 792
che Godoy favorito della regina, uscito
poc'anzi dagli ultimi ordini della guar-
dia reale, ricevette da Carlo IV il por-
tafoglio dii.° ministro, sebbene d'equi-
voca capacità. Egli in principio non die-
de al re cattivi consigli, anzi lo secondò
nelle giuste e generose intenzioni per la
salvezza di Lui"i XVI. Tuttavolta tutti i
tentativi del re, l'impiego di 3milioni,ben-
chè quale allea lo del la Francia per salvar-
lo ne supplicasse il presidente della con-
venzione nazionale, riuscirono per deplo-
rabile fatalità affatto inutili, e l'infelice
marti reLuigi XVI lasciò la testa sul palco.
Carlo IV nella disperazione del dolore,
ordinò un lultogeneraledi 3 mesi, richia-
mò da Parigi il suo incaricato d'affari,
accolse amorevolmente gli emigrati, cac-
ciò da'suoi stati il conted'Aranda,e mal-
grado il suo carattere pacifico, e della tri-
ste condizione dello stato, cede all'entu-
siasmo de'suoi popoli, e si preparò ener-
gicamente alla guerra. Nondimeno fu pi e-
SP A
venuto dalla convenzione nazionale di
Parigi, che si scagliò sulle navi spaglino-
le del Mediterraneo, e gliela dichiarò ai
" marzo 1 793. Esausto l'erario, Car-
lo IV ricorse a Pio VI per essere aiutalo
dal clero secolare e regolare di Spagna.
Il Papa con due brevi gli accordò la fa-
coltà di aggravare di 36 milioni lesoli-
te imposizioni su di esso, e di altri 3o mi-
lioni ambo i cleri d'America a lui sog-
getti. Di più gli concesse che tutte le ren-
dite delle dignità e altri benefizi vacanti
o die vacassero, si erogassero a vantag-
gio dell'erario sino all'estinzione del de-
bito nazionale. Tulle le provincie quindi
della monarchia e i diversi corpi dello
stato contribuirono a fornire i mezzi per
l' arrotamento dell' esercito e manteni-
mento della guerra. Questa fu diretta da
Godoy divenuto duca d'Alcudia, il qua-
le stendeva i piani di campagna : fu qua-
si sempre difensiva, e in generale mal con-
dotta e peggio eseguila. I repubblicani
francesi conquistarono la Guipuscoa, la
Discaglia, parie della Navarra, e s'inol-
trarono nella vecchiaCastiglia,allorqoan-
do la pace di Basilea de'22 luglio 1 79^
pose finealle ostilità. Carlo IV senza suc-
cesso tenlò la liberazione di Luigi XVII,
figlio del re decapitato, e che gli fossero
date alcune provincie limitrofe alla Spa-
gna, per fai ne un re d'Aquitania. La Spa-
gna riacquistò l'occupato, cede alla Fran-
cia la sua porzione sull'isola di s.Domingo,
fu obbligala a ritirarsi dall'alleanza del-
l'Inghilterra e unirsi a Francia, e fu co-
stituita mediatrice perchè la repubblica
francese fosse riconosciuta dalPortogallo,
dalle due Sicilie, da Parma e Piacenza,
e da altri principi italiani. Credendo il
buon re vantaggioso il trattalo pel riposo
e felicità de' suoi popoli, ne attribuì o»
gni bene a Godoy, ch'era diventilo anco
suo favorito, lo creò grande di Spagna,
principe della Pace, poi grande ammi-
raglio, generalissinio,e gli clonò una terra
ragguardevole, il re e la regina fecero un
viaggio per le pi ovincie,e dappoi lutto fu-
\UL. LXV11I.
SPA l6l
rono accolti con dimostrazioni del pia vi-
vo entusiasmo. Non meno del re, la mag-
gior parte degli spaglinoli allora in quel-
la [tace colla Francia non iscorgevano che
il termine d'una guerra sangui noia e ili
distruzione. Nel 1 7 qC> l'alleanza conFran-
cia divenne offensiva e difensiva, con di-
chiarazione di guerra agi' inglesi; ed il
principe della Pace tutto di essa bene-
volo, forse adescato di qualche porzione
nelle spoglie, voleva che la guerra fosse
dichiarata anche al Portogallo, ma non
potè vincere la ripugnanza di Carlo IV
a combattere il suo genero che solo l'a vea
aiutato nell'ultima guerra. Intanto gl'in
glesi interruppero i rapporti e il commer-
cio di Spagna col Perù,coI .Messico e colle
sue ricchissime colonie,con gravi pregiu-
dizi. Le navi spaglinole bloccate ne'por-
ti restarono a disposizione di Francia, che
fu causa della rovina della marina. Nelle
fazioni guerresche fra gl'inglesi e igallo-
ispani, l'ammiraglio Cordova patì nota-
bile perdita, il porto di Cadice fu bloc-
cato e bombardato; ma la difesa in tut-
ti gli altri punti fu vigorosa, nulla si per-
de in America, e nelle Canarie fu respin-
to il celebre ammiraglio inglese Nelson
privato d'un braccio in quell'attacco. Il
benigno e inconsolabile Carlo IV, pian-
gendo sempre Luigi XVI, fu obbligato
a ricevere per ambasciatore il più esal-
lato rivoluzionario e che a vea contribui-
to alla di lui morte, e confinar nelle i-
sole Daleari i realisti francesi e guerreg-
giare altri. Perciò la Russia gli dichiarò
guerra, la Porta ottomana licenziò l'ani
basciatore, e si trovò esposto con tutti i
nemici di Francia. Oppresso Carlo IV da
tanti sinistri, s' infastidì degli affari del
governo, abbandonò ogni cosa alla regi-
na ed al favorito, solo occupandosi della
cacciaedella musica. Ricolmò vieppiùd'o-
gni speciedi benefizi il principe dellaPace,
lo sposò ad una principessa reale, e dive-
nuto suo cugino lo dichiarò prefetto del
palazzo. Procurò il re di moderare i fu-
riosi trasporti deh aucesi contro i governi
1 i
i6a SPA
italiani, esibì la sua mediazione a Pio VI
quando ne invadevano gli ciati, ed iuca-
ncò l'indegno cav. Nicola de Azara suo
ministro iti Roma, d'aiutar in lutto il Pa-
pa.Di falli egli s'interpose per l'umiliante
e rovinoso armistizio di Bologna a*23giu-
gnoi7f)6, per cui l'Azara si ritirò a Fi-
renze pe'motteggi de'romani che lo so-
spettarono traditore. Tuttavia il leale l'io
VI trovandosi nel 1 707 in maggiori an-
gustie, per fermare le occupazioni del-
le sue pro\incie operate da'francesi, cre-
dendolo di buona l\n\e, lo invitò a trat-
tar la pace di Tolentino de*2 3 febbraio,
col sacrifizio della maggior parte de'suoi
domimi. Nell'articolo Sicilia, col Baldas-
sari, Relazione dell' avversila e patimen-
ti di P.o FI, narrai come il principe della
Pace consigliò che si togliesse al Papa il
resto de'suoi slati e si trasferisse in Sar-
degna, e s'ingrandisse colle sue Provin-
cie il ducato di Parma dell'infante di Spa-
gna d. Ferdinando fratello della sua pro-
tettrice la regina M." Luisa. Di più die
istruzioni ad Azara che nel caso della mor-
te di Pio VI dichiarasse a' cardinali che
il re non riconoscerebbe per successore,
se non l'eletto d'accordo col suo mini-
stro in Roma! Premendo al principe del-
la Pace di ma rida re in onorato esilio il car-
dinal Lorenzana, grande inquisitore e ar-
eivescovodi Toledo, con Despuig arcive-
scovo di Siviglia, insieme a Muscjuiz ar-
civescovo di Seleucia abbate di s. Idei-
fonso e confessore della regina, persuase
di mandarli al Papa con ambasceria nel
'797' Pel confortarlo nelle angustie in
cui trovatasi, ma senza istruzioni e auto-
rità; mentre nel dispaccio al cardinale per
questa missione, scagliò crudeli invettive
contro il Papa e i suoi consiglieri, per non
aver ceduto subito a'francesi! Siccome al
principe della Pace interessava di tenere
lontano il cardinale, perché qual inquisi-
tore aveva cominciato a procedere con
tra di lui, lo fece restare in Roma, con
Despuig poi cardinale, richiamando Mu-
squiz, L'ambasceria fu puramente fan-
SPA
Ustica, tuttavia i due personaggi in tem-
po delle maggiori avversità di Pio VI,
furono due angeli consolatori egli som-
ministrarono soccorsi , come li celebrai
nelle loro biografie ed a Siena. I fran-
cesi consumarono nelirqS l'intera in-
vasione dello stato pontificio coli* occu-
pazione di Roma, e l'Azara regolò l'in-
gresso delle truppe. Pio VI fu detroniz-
zato, ed a'20 febbraio condotto in Sie-
na, indi alla certosa di Firenze, donde fu
trasferito in Valenza di Francia, ove mo-
rì a'iq agosto 1 79Q- Avcanonel viaggio
raggiunto il Papa a Castel s. Giovanni,
prima di Voghera, il cav. Pietro Labra-
dor come sui rogalo dal re al cardinal Lo-
renzana nell'uffizio di suCministrOjemg.1
Giuseppe Gareia Malo cameriere segreto
di Pio VI, qual segretario di legazione:
disse che avea commissione di proporre
e concludere diversi affari che premeva-
no sommamente d' indulti apostolici, e
di somministrare le occorrenti somme, e
quanto l'arcivescovo di Valenza di Spa-
gna avea raccolto da'buoni spaglinoli; e
poi lo raggiunse a Grenoble e protesse il
resto del viaggio per Valenza di Francia.
Intanto in (spagna pegli artifizi degli a-
genti francesi, il principe della Pace fu
privato del titolo di 1 ."ministro, che al-
meno in apparenza passò in Saavedra, se-
gretamente continuando il principe a reg-
gere i desimi della monarchia. In Valen-
za il Labrador espose le sue domande,
che alcune ledevano i sagri canoni e la
disciplina ecclesiastica, secondo le istru-
zioni del marchese d'Urquijo nemico del
clero. Pio VI alcune esaudì, altremitigò,
altre ne"ò con fermezza. Il cav. Labra-
D
dot procurò d'essere di sollievo al Papa,
visitandolo ogni gioì no dopo il desinare,
e riuscì di molto conforto all'addolorato
ed infermiccio Pio VI. Il Labrador con-
tinuò a rimanere in Valenza, mantenne
la famiglia pontificia, e somministrò poi
i mezzi per tornare in Italia, dopo avere
apposto il suo sigillo alla cassa mortuaria
ove fu deposto il cadavere del Papa, e fatto
SPA SPA iG3
accordino ai medesimi famigliari i pas« Idei fon so fece cedere alla Francie la Nuo«
saporii egli elicili lasciati loro dal Papa, va Orleans e In Lnigiaon, forzandola ad
Così C.iulo IV, come alleato de' francesi, aumentare le sue armale, ad accrescete
potè ed ebbe la gloria di essere il solo so* la sua marina, ed a riunir le sue squa-
Viano, clic nella prigionia e deportalo- die alle francesi; e riprendendo il pin-
ne di Pio VI, lo consolò e soccorse a mez getto di dominar il Portogallo a danuo del
zo d' un suo rappresentante. A Madrid commercio ingtese, pose in opera ogni ar-
il marchese d'Urquiio non permise che tifizio per fervi concorrere il gabinetto dì
il nunzio Casoni pubblicasse le facoltà di Madrid, promettendo aumento di terri-
eni eia munito, e in lutto il tempo della torio. Il principe della Pace fu l'istiga*
sede vacante il tribunale della nunziatu- tore di tale aggressione, ed ebbe il coniati-
la non potè operare patentemente. An- do dell'armala spago U0 la per eseguirla,
zi il governo con circolare agli arcive- e fece alcune conquiste. Per la pace fu m<-
scovi o vescovi, notificò che usassero se- slieri rivolgersi a Bonaparte, che vi con-
condo l'antica disciplina della Chiesa di Tenne nel 1801 a Badajoz per la cessione
loro autorità nelle dispense matrimoniali d'una parte della Guyana, di non avere
e in altro, sino all'elezione del nuovo Pa- più il Portogallo commercio cogl'inglesi,
pa. Ma quasi tulio l'episcopato s'oppose e il pagamento di a5 milioni, oltre 6 che
a così strana determinazione, e dissero ne volle il fratello Luciano ambasciatore
che poteva provvedere il nunzio che ne a Madrid, e che fece il trattato. Il regna-
rla fàeollizzato. Non sidiedcascoltoarpie- dagnò Olivenza; e fu allora che nominò
sta savia condotta, contuttociò i vescovi Godoy generalissimo degli eserciti di ter-
si ricusarono obbedire alle insinuazioni ra e di mare, gli conferì la gran croce di
governative, ed all'occorrenza ricorsero Carlo III, ed una guardia d'onore per la
al nunzio. Vinti i ministri dalla loro co- sua persona: il re di Portogallo Io creò
stanza, non frapposero più impedimenti, conte d'Evora Monte. Per la pace à' A«
Di tutto e meglio discorre il citato Bai- miens, la Spigna perde l'isola della Tri
dassari, riprovando il vescovo di Sala- nità; ma ben presto proclamato Napo-
manca che approvò il regio decreto. Di- leone I imperatore de'francesi erotta la
veuuloi ."console della repubblica fran- guerra neli8o4, la Spagna potè restai
rese Napoleone Bonaparte, spedì a Ma- neutra con l'annuo tributo di 5o milioni
drid il liiogotenenle Berthier, che vi rice- alla Francia, per cui gl'inglesi depreda-
vèdislinta accoglienza, massimedal prin- rono i galeoni carichi de'tesori d'Ameri-
cipe della Pace, ed il re mandò al conso- ca, dall'ammiraglio Cromvallis tratti in
le 20 bellissimi cavalli andalusi. Notai a un porto britannico. Perciò ricominciò
Marocco il trattato concluso dalla Spa- una guerra distruggitrice, che Carlo IV
gna con quell'impero. Appena Carlo IV avendo ben ragione di temere avea pro-
seppe l'elezione di Pio VII, con decreto curato evitare con tanti sagrifizi. Bisognò
de'2 aprile invitò l'episcopato a rivolger- raddoppiare le armate di terra e di ma-
si al Papa pegli affari di loro diocesi. Pio re, oltre il tributo col quale avea coiti-
VII errò subilo cardinale Luigi di Bor- prato la neutralità. L'interruzione di qua*
bone figlio del suddetto infante, cheavea lunque commercio, e la privazione d'o-
rinunziatoil cardinalato, gli mandò in I- gni rapporto colle suecolonie, immerse la
spagna tutte le insegne cardinalizie, fece Spagna in angustie, alle quali si aggiunse
arcivescovo di Toledo, e amministratore a'2 1 ottobre 1 c»o5 il disastro diTrafalgar,
di Siviglia. Bonaparte co'suoi trionfi raf- col quale perde le più belle squadre. Que-
fermatosi nel polere, cominciò ad essere sto famoso combaltimenlo navale awe-
csigenle verso la Spagna, colla pace di s. unto in Trafalgar capo dì Spagna , che
, 6 S S P A
forma l'ingresso occidentale dello stretto
di Gibilterra, fu vinto dagl' inglesi sotto
gli ordini del celebre Nelson, che vi trovò
la morte, al pari di Gravina fratello del
nunzio e ammiraglio spagnuolo, mentre
l'ammiraglio francese Villeneuve, fatto
prigioniero,poi per dolore si uccise. Quan-
to fu pagato il vestito di Nelson che in-
dossava nella battaglia, lo dissi nel voi.
LV1I, p.i i i. Alla vista di tante calamità
imperversanti ad un tratto sopra i suoi
popoli, Carlo IV fu ridotto alla dispera-
zione, e nulla pareva aver forza di trar-
nelo, quando nel 1806 la Russia annun-
ziò al principe della Pace la prossima for-
midabile alleanza contro l'impera toreNa-
poleone I, tra essa,laPrussia e l'Inghilter-
ra, avendovi acceduto il Portogallo, e lo
invitò n prendervi parte. 11 gabinetto di
Madrid colse avidamente questo incon-
tro, per uscir dalla deplorabilesiluazione
in cui giaceva da più di io anni; ma la po-
co cauta intolleranza del principedellaPa-
ce rovinò ogni cosa, nello stimolare l'en-
tusiasmo degli spaglinoli intempestiva-
mente, con proclama ch'ebbe lunghi e
funesti risultati, pubblicato a' 1 4 ottobre
nel giorno in cui trionfava Napoleoue 1
di Prussia a Jena. Convenne alla Spagna
simulare e far credere che aveasi la mi-
ra della guerra contro Marocco, e l'astu-
to imperatore non fece travedere il suo
sdegno e quanto si proponeva eseguire
sulla penisola Iberica a suo tempo. Esi-
gette l'imperatore che gli si mandassero
20^000 spaguuoli alle sponde del Bal-
tico, per combattere i prussiani e i russi,
le quali truppe contribuirono allo scio-
glimento della guerra e al trattato di Til-
sit nel 1807, nel quale Napoleone I colla
Piussia si divisero l'Europa e altre regio-
ni, e la Spagna entrò nella parte devolu-
ta al 1. "Guardando Napoleone I alla de-
bolezza di Carlo IV e all' imperizia dei
suoi ministri, si lusingò di presto impos-
sessarsene. In tanto valendosi del le sue arti
fece destramente seminar discordie nella
famiglia reale. Fu accarczzata-r'aaibizio-
SP A
ne del principe della Pace, adescandola
colla prospettiva di più estesa possanza,
e di mia completa usurpazione, facendo-
gli sopraltuto temere per l'avvenire il ri-
sentimento dell'erede ilei trono d. Fer-
dinando, contro il quale accrebbe l'odio
che da lungo tempo gli portava il mini-
stro. Nello stesso tempo Napoleone I era
a partedella confidenza di d. Ferdinando,
gli prometteva il suo appoggio, e Io ani-
mava d'ira contro Godoy e la regina, che
nel proprio accecamento avea concepi-
to pel figlio un odio cosi mostruoso, che
il suo maggiore dispiacere fu per lungo
tempo il non poterne rendere partecipe
il re. Ma essa secondata da Godoy, tanto
seppe fare e dire, che in fine Carlo IV
non credè più all' alletto del principe e
venne in sospetto che ordisse congiure e
mantenesse intelligenze contro di lui, ed
un terribile processo fu la conseguenza
del raggiro. Quando Napoleone 1 ne fu
informato da Carlo IV, peusò di comple-
tar l'opera con altri espedienti. Pertanto
fece a' 26 ottobre 1807 sottoscrivere iu
Fontainebleau da Godoy all'insaputa e
nel uomedel re di Spagna, col mezzo d'I-
squierdo senza probità e creatura di Go-
doy, il rovinoso e famoso trattato, il cui
unico oggetto pareva lo smembramento
del Portogallo, ma in fatto avea per iscopo
l'invasione diSpagna e la rovina della rea-
le dinastia. Carlo IV dovea per ciò assu-
mere il titolo d'imperatore delle Ameri-
che, e recarvisi; e suo nipote re d Etruria
Lodovico figlio della figlia M.a Luisa, do-
vea esser creato re di Lusitania o di Por-
togallo sotto la reggenza della slessa ma-
die, rinunziando però alla Toscana, che
poi fu la sola clausola ad aver effetto in
favore della sorella dell'imperatore. L'an-
tico regno degli Algarvi, appartenente al
Portogallo, per tale misterioso trattato
doveva essere trasformato in principa-
to ereditario con ricche rendite per Go-
doy. Doveano in fatto traversai- la Spa-
gna 80,000 francesi, capitanati dal co-
gnato di Napoleone I il generale Gioac-
S P A
citino Murat, a cui era promesso il tro-
no di Spagna, avendolo ricusato Luigi
re d'Olanda fratello dell'imperatore. In
breve le truppe furono sulle frontiere di
•Spagna, e la marcia rapida e minaccio'
sa parve aprire un po' gli ocelli alla na-
zione e alla curie di Madrid; il solo <lo-
doynon erasi ancora disingannato dalle
sue illusioni, e ormai una gran pule del-
ie piazze e delle provincia spaglinole era
slata sorpresa e occupala coll'artilìzio O
colla violenza; poiché Godoy scriveva ai
comandanti, ricevete bene i francesi che
sono nostri alleati e amici. In questo mez-
zo gl'inglesi minacciarono i possedimenti
d oltremare, ed avvicinavano l'istante
della già ordita rivoluzione americana.
Non andò molto che il traditore Isquier-
do dichiarò al re, che Napoleone I vo-
leva sul momento gli si cedessero le pro-
vinole frapposte tra l'Ebra ed i Pirenei,
e che riceverebbe in compenso il Porto-
gallo che anda vasi a conquistare. Indi fu
;i mi inizia lo a Carlo IV, che l'imperatore
voleva recarsi a trattar con lui senza il
concorso de' ministri, sugl'interessi della
Spagna e del Portogallo. Sbigottito il re,
e vedendo inevitabile colla regina la pro-
pria rovina, rispose acconsentire a ogni
cosa, e che rispetto all'indennità di sue
provincie oltre l'Ebro si rimetteva alla
generosità dell' imperatore ! Poscia tor-
nando all'antico suo progetto di partenza
per l'America, onde sottrarsi colla fuga al-
la sovrastante tempesta, premurosamente
sollecitò Godoy ad alFrettarnei preparati-
vi.ed annunziò al (12I io d.Ferdinando.che
abbandonava ogni potere nelle sue mani
e lo creava luogotenente generale del re-
gno. Tuttociò accadeva in Aranjuez, ove
ad onta della segretezza colla quale si pro-
cedeva, accorse anche da Madrid il po-
polo agitato dagli avvenimenti, si rivolse
subito irritatissimo contro il favorito Go-
doy, abbattè le porte del suo palazzo, ed
egli ebbe appena il tempo di nascondersi,
ed era vicino a perire, quando d. Ferdi-
nando losalvòcol farlo mandare nel cai-
SPA i65
cere. Il re tutto smarrito s'affacciò al bah
conce disse alla moltitudine che non par-
tiva piìi ; sopravvenuto d. Ferdinando
calmò l'effervescenza, e assicurò il popolo
di non abbandonarlo giammai. Subito fu
gridato re, e le voci di evviva Ferdinan-
do I II rimbombando sino alle orecchie
di Carlo IV, i suoi cortigiani e la stessa
regina l'invitarono con preghiere a de*
por la corona, come già meditava. Il re
non esitò punto, e alla presenza di tutta
fi corte sottoscrisse la sua abdicazione
con tutto il piacere a' K) marzo i8ob', e
continuò i suoi preparativi per partire pel
Messico. A tanta spontaneità, si aggiun-
ga che quando Ferdinando VII gli signifi-
cò che andava a Madrid a prendere le re-
dini del governo, Carlo IV lo abbracciò,
benedì, e versò lagrime di gioia e di te-
nerezza; indi lo raccomandò a Napoleo-
ne I vi vameute. Due giorni dopo ogui co-
sa mutò faccia !
I messaggi di Napoleone I egliartificii
diMurat,che a'iZ marzo entrò colle trup-
pe composte di 4", 000 uomini in Ma-
drid (e ripresa la spada di Francesco I la
mandò all'imperatore), valsero a riani-
mare tulli i furori della regina contro suo
figlio, lutto il zelo per Godoy, e questo
favorito ch'erasi trascinato in un carce-
re per sottrarlo al furore della plebe e
sfuggito alla sua ira per bontà di Ferdi-
nando VII, agiva ancora dal fondo della
prigione, di concerto col general france-
se, per far credere a Carlo IV che quan-
to era accaduto dovea ritenersi il risulta-
meli tod'unacongiura di Ferdinando VII,
e che stava a lui il riprendere una coro-
na strappata dalla violenza. La regina di
Etruria, che andava di molta intelligen-
za colla madre, agiva nel medesimo sen-
so. Fu sotto l'influenza di questi discorsi
calunniosi e la dettatura di Murai, che
Carlo IV scrisse a Napoleone 1: Voler e-
gli abbandonarsi ad un grand'uomo che
sempre gli si era dimostrato amico ; e ri-
mettersi a lui su quanto avesse deciso sul la
propria sorte, su quella della regi uà e di
166 SI» A SFA
diGodoylPertalniodo l'imperatore ven- die trovavasi in luoghi non ancora occu-
ne a capo ili tutte le sue astuzie; invo- pati da'francesi, non che da Godoy posto
caodo a un tempo Ferdinando VII la sua in libertà da Murai. Ferdinando VII era
possanza, era quindi l'arbitro del loiode- ormai prigioniero quando suo padre giun-
stimi. Di ciò non conlento, occorreva die se [nesso Napoleone I, e già gli si era si-
in suo potere cadessero pure le loro per- giti Beato d'ordine dell'imperatore: Che
sone, che tutta la famiglia realesi recas- la casa di Borbone aveva cessato di re-
se in Bajona a mettersi in poter suo: tut- gnare in [spagna; che essa veniva sosti-
lo quindi operò al conseguimento dello luita da quella dell'imperatore; che nou
scopo. 11 credulo Ferdinando VII, solle- gli restava a fare che una formale rinun-
ciato da .Marat e più ancora daSavary zia della corona tanto per esso, quanto
aiutante di campo dell'imperatore, vi si pe'principi di sua famiglia, e che gli sa-
recòpfl impartendo da Madrid a' io apri- rebbe data in compenso l'Etruria. Non-
le, dopo avere confidato il potere a una dimeno per una inconseguenza ci i Ilici le
reggenza presieduta dallo zio l'infante d. «spiegarsi, Napoleone 1 pretese poi che
Antonio, rifiutandosi di restituire la co- Feulinaudo VII restituisse la corona al
rona a suo padre, lusingandosi e tenendo padre, il quale con termini imperiosi l'e-
per cerio che appena Napoleone I lo aves- sigeva e brutalmente sino a minacciarlo
se veduto, si sarebbe fatto a salutarlo col dell'estremo supplizio, e che farebbe pas-
nome di re, giacché sino allora non lo a- saie per le armi il (rateilo d. Carlo e il
veva fatto; ma giunto in Vittoria fu cir- loro seguito. Napoleone I presente al cu-
coi-dato da'francesi, e per eccessiva buo- mulo di tante invettive, aggiunse ebe sa-
na fede non volle porsi in salvo, ad onta rebbe costretto di sostenere un re infelice
«'egli eccitamenti e sicurezze che gli furo- contro il proprio figlio ribelle;ed aperta -
no oflerte,e non ostante che diversi gran- mente gli disse, bisogna sceglieie tra la
di di Spagna l'illuminarono dell'usurpa- cessione o la morte ! Egual sorte era ri-
pone che meditavasi da'francesi. Ai 28 servata pel fratello e amico d. Carlo, che
aprile entrò-in Bajona, il cui nome è dive- non lo avea mai abbandonato, ed erasi
noto làmoso per quanto vi accadde, e per di sua pura volontà congiunto alla sorle
l'energia e la perspicacia che vi dimostrò di lui. La regina in quella memorabile
Ferdinando VII, the fa contrasto alla pie- circostanza, si spinse ancora più olire, cou
cedente credulità e debolezza. Napoleone impudica dichiarazione I Ferdinando VII
1 lo ricevè con apparenti dimostrazioni allenito e sgomentato, a' 6 maggio fir-
. 01 diali, ma presto scagliò il fulmine di mò finalmente l'atto d'abdicazione in fà-
tui vado a parlare, che sbalordì il princi- vore di suo padre. Egli ignorava che sin
pe ed il suo segnilo : gli fu impedita la dal precedente giorno Carlo IV avea 110-
partenza,nonchela corrispoudenza! Car- minato Murat luogotenente generale del
lolV riruasesulle prime ad Aranjuezseu- regno,e per terminare l'anarchia in osi era
za veruna autorità, non potendo risiedere in preda, avea formalmente cedutoa Na-
a Madrid, né partire pel Messico, il cui poleone I, per esso e per tutti i suoi, ogni
clima dolce vagheggiava. Nel suo imba- diritto al trono di Spagna e delle Indie
razzo, istigato dalla regina e da Murai, occidentali, a condizione d'una rendita
altro candidato alla corona di Spagna che di 7 milioni e mezzo di fianchi, del ca-
l'imperatore gli a\ea promesso, Carlo IV stello di Chambord,edel palazzo di Coni-
si lasci!) trascinare a Bajona, e vi giunse il pieghe per luogo di residenza, ed agli in-
1. magg'101808, accompagnato dalla re- fanti pensioni. Laonde e sebbene prima
ginn moglie, dalla figlia, da tulta la fa- casi stabilito abitare un clima più cai-
miglia reale, tranne il cardinal Borbone do di Madrid, fu costretto di partire pel
SI» A.
settentrione «Iella Francia, ed a risiede-
re nella più fredda delle antiche case rea-
li, essendo il detto palazzo di Cocupiegne
circondato da fìtte boscaglie, e luogo ri-
nomato anche pe'concilù che vi furono
celebrati. Parli pel suo destino colla re-
gina consorte, colla figlia regina d'Etru-
i ia, cou l'infaute d. Francesco di Paola
altro suo figlio, e con Godoy, ove restò
parecchi mesi, e poi passò a Marsiglia, in
cui si fece ammirare per la sua dolcez-
za e affabilità; ma perchè la sua pensio
ne veniva pagata con ritardo, si trovò co
stretto ad alienare i propri cavalli, i po-
chi diamanti portati dalla regina, ed an-
che degli oggetti necessari. Al grido del-
le violenze diesi sospettavano a Bajoua,
non valse a trattenere gli animi concitati
in Madrid la presenza dell'esercito fran-
cese; il popolo corse alle armi e rosseggiò
il Mancauarez di cittadino sangue nella
micidiale giornata del 2 maggio, di cui
gli spagnuoli fanno lagrimevole ricordan-
za. Quanto al castello reale di Chambord
nell'Orleanese presso Blois, esso sorge in
mezzo a delizioso bosco, già dimora di
re, ed uno de' più belli edifizi di gusto
gotico della Francia. Napoleone I lo do-
nò poi a Derthier, dal quale passò in pro-
prietà del duca di Bordeaux e conte di
Chambord attuale capo dell'augusta ca-
sa Borbone. Ora deve dirsi qualche cosa
sull'infelice Ferdinando VII,e riguardan-
te gli antecedenti personali al fatale avve-
nimento, che la storia ha dichiarato trap-
poleria ahbomiuevole e scaturigine della
famosa guerra nazionale di Spagna, ed
i più indulgenti e parziali si contentaro-
no definire gran colpo distato, ripetendo
le parole ptonunziate più tardi da Napo-
leone I a s. Elena. Ferdinando VII pro-
clamato di 6 anni principe dell'Asturie,
fu educato dcd duca di s. Carlos e dal ca-
nonico Eseoiquitz, senza i quali affeziona-
ti institutori, comechè di carattere man-
sueto e facile, non avrebbe potuto resi-
stere lungamente alle insidie d'una corte
corrotta. L'odio di Godoy contro il pi iuci-
SPA 167
pe,iusinuato da lui nel cuore del re e del-
la regina, destò pur la loro diffidenza in-
giusta contro tali precettori, che ben pre-
sto caddero in disgrazia. Aumentò il ri-
sentimento contro il principe, le grazie e
lo spirito di M.n Antonietta di Sicilia li-
glia dello zio Ferdinando IV da lui spo-
sata, e perciò ne restò vittima; la storia
dice il resto, in uno alle vessazioni pa-
tite collo sposo. Per conservarsi (ìodoy
in futuro nel potere, pretese fargli sposa-
re la secondogenita del proprio suocero
principe di Borbone e sorella di sua mo-
glie; Ferdinando VII penetrò l'artifizio,
si rifiutò, onde venne dipinto al re e alla
regina co'più falsi colori, e ne aumentò
la disaffezione loro ispirata dal domina-
tore Godoy. Da quel giorno in poi Fer-
dinando VII visse ritirato tra l'insidie,,
restandogli solo l'interrotta relazione del
canonico Escoiquitz, fece domandare a
Napoleone I il suo appoggio e la mano
d'una sua nipote. L'imperatore che avea
già concepito il pensiero di rendersi as-
soluto padrone della penisola, senza spie-
garsi lusingò il principe con vaghe pro-
messe, per cui Ferdinando VII scrisse di-
verse lettere, in cui Godoy eravi dipinto
come meritava, e le quali formarono poi
argomento d'accuse. Godoy che ne spia va
i passi, se ne giovò per perdere definitiva-
mente il principe, rappresentandolo a'ge-
nitori suoi come reo di delitto capitale;
onde il troppo buono Carlo IV ci vide un
attentato alla sua corona ed a' suoi gior-
ni, e insieme a quelli della regina. Perciò
Carlo IV postosi alla testa di sue guar-
die arrestò il figlio, lo sottopose co'suot
confidenti ad un processo, e tutto coni-
sdegno partecipò all' imperatore. I giu-
dici essendo persone dabbene, ad una vo-
ce l'assolsero; il processo divenuto noto
al pubblico, resero popolare il nome di
Ferdinando VII, e crebbe il disprezzo de-
gli spagnuoli pel re e pel favorito. In que-
sto slato di cose ebbe luogo il famigerato
trattalo di Fontainebleau , e sue conse-
guenze suindicate della proclamazione di
iG8 SI» A
Ferdinando VII, ostacoli lutti r.lle mire
dell'imperatore per stabilir la propria di-
nastia sul trono di Spagna, che condus-
sero al dramma di Bajona veramente mo-
struoso. L'imperatore separò la famiglia
dei Borboni sua prigioniera; mandò il re
co'nominati a Compiegete; e Ferdinando
\ Il col fratello d. Carlo e lo zio d. An-
tonio fui'onocondoiti dai gendarmi aBer-
i -\ , nel castello di Valeneny di bellissima
architettura e con vaghissimi giardini,
proprietà del suo ministro Talleyrand.lt i-
macero 5 anni in quella trista condizione,
senza che Tosse loro permesso uscire dal
castello una sol volta. Quanto più la guerra
divenne funesta per l'armi francesi nella
penisola, tanto maggiore fu il rigore a-
doperato cogl' illustri prigionieri. Veden-
dosi Napoleone I padrone di poter dispor-
re della monarchia spagnuola,couvocò a
Bajona una giunta nazionale, cioè alcuni
principali della Spagna col titolo di rap-
presentantij a cui die a conoscere esse-
re sua mente che unode'suoi fratelli sa-
lisse il trono di Spagna, accennando de-
stramente al maggiore Giuseppe Bona-
parte, che avea elevato a re di Napoli e
perciò ne parlai a Sicilia. La giunta non
potendo fune a meno. chiese per re il me-
desimoGiuseppe. Allora l'imperatore con
decieto dei 6 giugno 1808 lo proclamò
redi Spagna e delle Indie: nel seguente
giornoGiuseppe giunse a bajona eaccettò
il trono. Appena fu divulgata la notizia
del suo arrivo, i grandi di Spagna e gli
spagnuoli più distinti che trova vansi a
Bajona, si recarono a riconoscerlo e osse-
quiarlo. Tutti i membri della giunta pre-
starono il giuramento di fedeltà al nuo-
vo sovrano, ed a'24 giugno il marchese
della Romana generalissimo, gl'in \ io l'at-
to del giuramento dato a lui dall'esercito
spagnuolo. Volendo Napoleone I che il
suo alto fosse in qualche modo approva-
to dalla nazione, fece dai medesimi rap-
presentanti approvare uno statuto costi-
tuzionale che servisse di legge fondameli-
tale della monarchia da lui confidali» al
S P A
fratello ed a-'suoi discendenti. Parti Na-
poleone 1 da Bajoun,ed altrettanto fece
Giuseppe a'q luglio per prendere pos-
sesso del regno. Già il re delle due Sici-
lie Ferdinando IV avea latto solenni pro-
teste contro il trattato di Bajona, per gua-
rentire i suoi diritti di successione. Re-
stituita da Murai all' insorta Madrid la
calma, a'20 luglio vi fece il solenne iu-
gresso,indi parti il 1 ,° agosto. Ma ben pre-
sto l'insurrezione generale di lutta la pe-
nisola si armò per la sua indipendenza,
offesi gli spagnuoli nel loro orgoglio na-
zionale, e sdegnati altamente nel vedersi
trattati qual turba di vili e inetti schiavi:
l'Europa n' ebbe ribrezzo, e le fece cla-
moroso eco. Promulgalo per la Spagna
il nuovo sovrano, con uno di que'movi-
menli nazionali ai quali nulla può resi-
stere, si suscitò un'opposizione generale,
ed il basso popolo fu il 1 .°a sollevarsi in
molti luoghi. Così già nel fine di mag-
gio erano insorte la Corogna, Badajoz,
Saragozza, Valenza, Siviglia e Cadice,
città nelle quali non erauvi ancora pene-
trati i francesi. Il furore popolatevi truci-
dò diversi ragguardevoli personaggi sup-
posti aderenti a' francesi. Dall'anarchia
poi sursero in ogni luogo magistrali che
chiamarono giunte, le quali presero le re-
dini del governo, e tulle dichiararono di
continuare a riconoscere in loro sovrano
Ferdinando VII.Gli ecclesiastici misero io
opera la difesa della religione, i grandi
la loro influenza e le loro ricchezze, i mi-
litari le armi. Il generale Castanos riunì
nell'Andalusia un corpo di truppe re-
golari, altro ne formò il genera! Cuoia
nell'Asturie, e si venne ad aperta guerra
co'francesi, e nella metà di giugno pre-
sero loro in Cadice 5 vascelli e una fre-
gata, che vi si erano rifugiati dopo la
battaglia di Trafalgar. Nelle diverse spe-
dizioni, se vinti riunivansi in bande er-
ranti chiamate euerrìllas, le (piali favo-
rite dalla natura del terreno spesso mon-
tuoso e deserto, colla piccola guerra re-
ca vauo al nemico dauui gravissimi. tua
SPA SPA 169
gì unta in Siviglia presieduta dal cardinal a' 20 estinse l'antica nobiltà ipagnuola,
Borbone, concentrò gli speciali goverui e gli antichi litoli d'onora; egualmente
istituiti nelle provincie, e la famosa vitto- a' 18 settembre abolì tutti gli ordiui e-
ria riportata da Castauos contro Dupont queslri, tranne (inolio del Toson duro, e
.1' 1 >. luglio presso il borgo ili Bayleò, a <pii:llo ila lui fondato. La guerra nazio-
piedi della Sierra Morena, ed ove dove naie progredendo con accanimento, celo-
capitolare con ò'ooo francesi, liberò da bri sono gli allori ebe nel suo vasto campo
questi interamente l'Andalusia, e fu d'in* principalmente vi colsero i celebri Wcl-
fausto auspicio al principio del regno di lington inglese, e Soult francese, ed altri
Giuseppe, che fu obbligalo ritirarsi oltre generali delle due nazioni,inclustvamente
l'Ebro: Vedel con qooo uomini eresi por- all'italiana. Napoleone 1 slesso tentò io-
tatoasostenereDupont,ma fucuslrettoud vano tutte le vie di troncare nell'origine
arrendersi. Allora ebbe meo mi nei a mento la (orini da bile rivolta spagnuola,e disot-
lo slancio dell'eroica guerra nazionale e tomellere apertamente colla forza la Spa-
ti emenda, sostenuta con gli aiuti dell'In- gnae ilPoi togallo,di persona diligendola
gb il terra, divenuta poi alleala nel 1809, somma delle cose in cui segui vaio al solilo
con intrepido coraggio sino al 1 8 1 4 e alla la vittoriosa sua fortuna, ed abbagliando
caduta dell'imperatore. Appena essa in- col prestigio de'suoi trionfi e coll'artifìzio
cominciò, ni 20 ottobre 1808 Giuseppe de'suoi discorsi: vi mandò numerosi e-
volle istituire un ordine cavalleresco e mi- selciti non solo di francesi, ma anclie d'i-
htare,aHìnedi promuovere col mezzo del- taliani, capitanati dai generali Pino, Lec-
le onorificenze quelli che si mostravano chi, Mazzucchelli, Fontane, Ballabio, Pi-
a lui fedeli o per lui combattevano sotto gnattelli-Strongoli. La guerra coli' Au-
le sue bandiere, col nomed' Ordine Iteale stria salvò la Spagna eil Portogallo dalla
di Spagna. Stabilì che la decorazione si totale conquista da cui erano minacciate,
formasse in una stella di rubini ab putì- dopo la sanguinosa espugnazione di Sa-
le smaltate in bianco, coll'epigrafe: / ir- ragozza e la capitolazione di Girona nel
tute et Fide. La stella pendeva sul pel- 1 809. Con nuovi eserciti Napoleone 1 con-
to de'eavalieri da un nastro di seta rossa linuò la guerra contro l'iullessibilecostan-
eangiante. Quest'ordine terminò colla fi- za e valorosa degli spaglinoli; prese Leri*
ne del regno di Giuseppe. Il suo fratello da, Tortosa e altre piazze, nondimeno gli
Napoleone 1 die a Murai il regno di Na- riusciva disastrosa. Le colonie spaglinole
noli, e ne ragionai a Sicilia, e marciò e- continuando a reggersi a nome di Ferdi-
gli stesso nella Spagna per combattere gli uamlo VII, Giuseppe vi spedi emissari
spagnuoli e far coronare il fratello, che a- coll'istruzioned'animai 'leall'indipeiiden-
vea fatto riconoscere dalla Russia; li di- za, insinuando poi che Napoleone 1 non
sfece a Gamonal, ad Espinosa, a Tudela, desiderava che l'amicizia e il commer-
Buperò le gole di Samo Sierra, ed occu- ciò degli americani. Nella confusione dei*
pò la capitale. PertanloGinseppe ritornò a la madre patria, quelle distanti colonie
Madrid a'5dicembre,mediante la capilo- cominciarono nel 1810 ad aspirare all'io»
Iasione degl'insorti difensori della Dazio- dipendenza. Caraccas fu la 1 ."cbesollevog-
nalità, seguita nel giorno precedente, re- si in aprile, e poi la rivolta si estese ben
standovi iìnoaì i 8i2,epoi alternò il suo ri- presto a Bueuos- Ayres, Montevideo, Cu-
torno secondo le guerresche fazioni. Ver- mane, Messico e altri luoghi. Nel 18 r 1
so il fine di dicembre 1 8o8Giuseppe abolì mentre si mostrava avversa a' francesi la
il tribunale dell'inquisizione; indi a' 18 a- fortuna in Portogallo, e Masseria rimise
gostoiSoi) soppresse un 3.0de'convcnti il comando dell'armata a Marmont, Su-
fi; monasteri di lutti gli ordini religiosi, ed thet prese Tarragona, aiutalo dalla di-
i-o vSPA
visione italiana di Pino, che poi unitasi
a <|nella di Lecchi, fu comandata da Pa-
lonibioi. Con questa e colla divisione i-
Liliana condotta in Ispagna da Severoli,
Suchet ottenne la capitolazione di Valen-
za. Nel 1812 interessantissimi furono gli
avvenimenti militari e politici della Spa-
gna. Il general Severoli prese Paniscola,
Bertoletti difese validamente Tarragona
minacciata dagli spaglinoli. Dall'altro
canto Wellington cogi' inglesi e porto-
ghesi presero d'assalto Ciuciaci -Rodrigo,
e poi Lìudajoz e Salamanca, e vinse Mar-
mont in Portogallo, per cui Giuseppe ab-
bandonò Madrid, ed a' 1 2 agosto vi en-
trò Wellington. Soult levò l'assedio di
Cadice abhauclouanclo i grandi prepara-
tivi che avea fatto in due anni, riuscen-
do inutile il bombardamento. Tuttavol-
ta potè nell'ottobre fare rientrare Giu-
seppe in Madrid, passando Wellington a
Eurgos. Le vittorie, le stragi, e il rista-
bilimento di Giuseppe nella capitale non
fecero che accrescere esca al generale in-
cendio; e gli spagntloli non potendosi so-
stenere in campo aperto, vivamente in-
seguiti, discacciati, spenti in tutti i lati
della penisola, benché vedessero il ino-
5iiento di rimanere schiacciali e fossero
ridotti a sostenersi nell'estrema Cadice,
non disperarono mai della salute della pa-
tria; ma sconfìttisi riordinarono audace-
mente io corpi franchi denomina \\guerriU
las, ed obbedirono all'appello della reg-
genza e del le cortes, che investitesi in quel
grave e pericoloso frangente del sovrano
potere, nel 1 8 1 2 pubblicarono il nuovo
statuto, e tuonavano dalle mura gaditane
di Cadice colla voce d'uomini risoluti a
seppellirsi sotto le patrie rovine, anziché
piegare il collo alla straniera invasione.
Nel 1 8 1 3 a' disastri sofferti in Germania
si accoppiarono contro Napoleone I quelli
di Spagna, ove Wellington costrinse l'ar-
mata nemica comandata da Giuseppe, as-
sistilo da Jourdan, a sgombrare Madrid,
Vagliadolid e Eurgos, e li disfece a Vit-
toria con inuneuso bottino; e successiva-
SPA.
mente vinse Suchet,eSouIta cui l'imper.;-
tore tolto il supremo comando al fratello
a lui lo avea affiliato. Degl'italiani periti
in spagna in di verse epoche comunemen-
te gli storici ne contarono circa 21,22),
oltre 8200 siciliani. E tanta fu la costan-
za de', sagrifizi degli spaglinoli, sì forte la
cooperazione degl'inglesi ausiliari, sì fa-
vorevole il corso delle strepitose vicende
europee, che all'epoca dell'ingresso de-
gli alleati nella Francia gli eserciti fran-
cesi dovettero ripassare i Pirenei, e tut-
ta vi volle l'intrepidezza e perizia di Soult
per sostenerne la gloria battendosi in ri-
tirata. Per essere stato il Portogallo in-
vaso da'francesi comandati da Junot, e
per avereNapoleonel fino dall'i 1 dicem-
bre 1807 dichiarato la casa di Braganza
decaduta dal trono, Giovanni VI colla
reale famiglia erasi trasferito nel Brasile,
il quale poi si eresse in impero separato.
Eziandio nel Portogallo il valoroso Wel-
lington ri portò vittorie sui francesi, e Soult
pure vi si distinse con prodezze. Narra la
storia, che Ferdinando VII sino dal prin-
cipio di sua prigionia mostrò grande ras-
segna/ione alla sua sventura, si fece ve-
dere sommesso a'voleri dell'imperatore,
non mancando di congratularsi ne'suoi
trionfi e fare dimostrazioni festive. Ripe-
tulameute rinnovò le istanze per isposa-
re una principessa imperiale, ma invano;
si disse pure chesollecitò l'imperatore per
essere adottato per figlio. Giova credere
che il timori», più assai che la stima, a-
vesse parte in tale contegno, se pure in
lutto sia vero. Gl'inglesi tentarono libe-
rarlo, e la polizia francese per esplorar-
ne il sentimento finse un emissario per
rapirlo; ma il prìncipe avvertito dell a-
gualo ributtò l'offerta. La sorella già re-
gina d'Etruria da due anni dimorava in
Nizza, quando avendo nel 1 8 1 1 tentato di
fuggire in Inghilterra, fu sorpresa dalla
polizia francese e processata. Per grazia
fu soltanto costretta separarsi dal figlio
d. Lodovico, condotto presso l'avo Car-
lo IV j ed essa veune colla figlia d. M/
SPA
Luisa Carlotta trasferita io Roma nel mo-
nastero delle domenicane ile' ss. Dome-
nico e Sisto,con pennone annua di 3o,ooo
fianchi, DM privata di sue gioie. Intan-
to nella Spagna insorta nel nume di Fer-
dinando VII si spargevano fiumi di san-
gue, e Giuseppe venne costretto per la
J.1 volta ad abbandonare Madrid, e pare-
va che avesse rinunziato alla corona, pei
continui trionfi riportati nella penisola
dagli spaglinoli. Il clero secolare e rego-
lare co'loro mezzi secondò il nobile entu-
siasmo della nazione, e con prodezze com-
battè nelle sue file; quello di Portogallo
fecealìreltanlo. Dopo i disastri di Mosca,
di Vittoria e di Lipsia, Napoleone I non
sapendo più in qual guisa riparare a tan-
te perdite, si vide costretto d'abbandona-
re la Spagna e di l'ire ritornare dalla peni-
sola, per la dilèsa del territorio francese,
la maggior parte delle truppe che vi si
trovavauo. Temendo di lasciare questa
contrada sottoposta all'influenza degl'in-
glesi, o dell'anarchia popolare da esso an-
cora più paventala, e non polendo più re-
stituire la corona a Carlo IV, che nel giu-
gno deli 8 1 2 daMarsiglia disuoconsenso
e secondo le proprie brame erasi trasfe-
rito in Roma nel palazzo Barberini (sem-
pre accompagnato dalla moglie, dall'in-
fante d. Francesco di Paola, dall'infante
d. Lodovico, e dal principe dellaPace, con-
tento e rassegnato, anche perchè f asse-
gno limitato eragli pagato con maggior
esattezza), come dissi uel voi. L1X, p. 62
e 63 (soggiornò pure sul monte Aventi-
no presso s. Alessio e in Albano, ne' luo-
ghi da lui abbelliti, come notai ne' voi.
XI,p. 28r,XXXI,p.98)LXlV)p.273),
ed ivi vivendo in ritiro e più felice che
all'Escoriale, come ebbe a esprimersi, era
incapace di portarla; così egli allora ri-
volse il pensiero a Ferdi nando V 1 1 , e a' 1 2
novembre 18 i 3 spedì a Valencay il con-
sigliere di stato Laforest con pieni poteri,
per terminar definitivamente gli affari di
Spagna, ove gl'inglesi suscita vano l'anar-
chia, ed i giacobini la repubblica. Questi
SPA 171
pertanto dichiarò al re in nome di Napo-
leone!: non poter pensare senza commo-
zione all'annientamento d' una nazione
che gl'intcressava per la vicinanza e com-
mercio de'due mari; desiderare di ristabi-
lire le relazioni di buon vicino e d'ami-
cizia, e non lasciare pretesti all' Inghil-
terra ambiziosa d'ingrandimenti. Il prin-
cipe stette iu sulle prime alquanto titu-
bante, dichiarando che egli ignorava lo
stato del suo regno, e chiedendo d'inviar-
vi de commissari; finalmente volle poi si
in corrispondenza co'propri sudditi pri-
ma di pronunziar sulla loro sorte, e di
negoziare coll'intervento della reggenza.
Ma le circostanze erano urgenti, l'impe-
ratore pressato,e Ferdinando VII non do-
veva esserlo meno. Accordò pertanto il re
de'poteri al duca di s.Carlosspetlito poi da
Napoleone I, e 1' 1 1 dicembre 1 8 1 3 fu sot-
toscritto un trattalo con cui Napoleone
I lo riconobbe re di Spagna e delle Indie,
in uno a' suoi successori, secondo le leggi
fondamentali della monarchia. Egli dal
canto suo assunse l'impegno di far sgom-
brare la penisola dalle truppe inglesi, di
corrispondere a Carlo IV ed a sua ma-
dre una pensione di q milioni, e ciò poi
che non era in verun modo possibile, ed
egli non eseguì, di conservare agli spa-
gnuoli, i quali avevano servito Giuseppe
Ronaparte, le loro cariche e prerogative.
Di questa guisa Ferdinando VII venne
ristabilito sul trono, da quel medesimo
che ve lo avea fatto discendere. Nondi-
meno la sua libertà la ricuperò solo a'3
marzoi8i4j quando gli fu permesso di
lasciare il suo carcere, e di trasferirsi nella
Catalogna sotto il nome di conte di Tor-
reno, con uu passaporto del ministro del-
la guerra. Avendo incontrato a Perpigna-
no il maresciallo Suchet, che vi coman-
dava le truppe francesi, ed avea online
di rendergli tutti gli ouori, trattò mollo
gentilmente e lece pranzare alla sua ta-
vola quel generale, ch'erasi fatto rimar-
care in Ispagna per la moderazione e buon
ordine mantenutovi. 1 popoli accorsero
,7a SPA
in grilli folla sul suo passaggio, e sino a
Madrid non procede innanzi die in mez-
zo alle acclamazioni e alle grilla di giubi-
lo. Innanzi di proseguile con Ferdinando
VII} per non interrompere nuovamente
la narrazione, compirò quella riguardan-
te i reali genitori. A'?. 4 noaggioi 8 i4 IJio
VII lece il suo Ingresso solenne in Ro-
//i<7,anch'egli detronizzato e reduce dulia
prigionia, in cui l'avea tenuto Napoleo-
ne I, che nel precedente mese avea cessa-
te di regnare, risalendo sul trono di Fran-
cia i Borboni, colla condizione che l'im-
peratrice sua moglie e Napoleone suo fi-
glio avessero i ducati di Parma e Piacen-
za, ed egli l'isola dell'Elba. IV ile vai nel-
l'indicato articolo, che Carlo 1 Vcolla reale
famiglia si reco ad incontrare il Papa e a
fargli omaggio,nel suburbano luogo chia-
mato la Giustiniana. Dipoi Pio V II a'i ()
giugno conferì la tonsura e tutti gli or-
dini minori a d. Francesco di Paola, e
lo registrai nel voi. IX, p. i 62; in seguilo
e con pontificia dispensa, nd i <S i () sposò
la principessa Luisa figlia di Francesco I
re delle due Sicilie, che lo fece padre di
numerosa prole, e il suo primogenito l'in-
fante d. Francesco duca di Cadice nel
1846 si unì in matiiinonio colla regnan-
te regina Isabella II. Pio VII dimostrò
molta stima a Carlo IV, e gli fece diverse
visite nel suo soggiorno in Roma. Nel 1 8 1 5
DO
Carlo IV si riconciliò col figlio, e confer-
mò definitivamente in sua mano l'abdi-
cazione del 1 808. Ferdinando \ 1 1 gli sod-
disfece i,5oo, 000 franchi di debiti, e gli
guareutì un'annua rendita di 3 milioni,
de'quali due terzi doveano rimanere alla
regina ove gli avesse sopravvissuto. Ma
né l'uno né l'altro goderono lungamen-
te di tali vantaggi. La regina M.a Luisa
mori in Roma a'2 gennaio 18 19, e ne de-
scrissi i solenni funerali con cavalcata e
orazione funebre del pi elatoMarco-y-Ca-
talauudiloredi rota,ne'luogln indicati nel
vol.XXYIII,p. 64; ilreCarloIV cessò di
vivere iu Napoli dopo pochi giorni a' 19
dello stesso mese, dopo avere con gioia
SPA
riabbracciato il fratello re Ferdinando I.
L' Ailatul nella Storia di Leone XI l, t.
3, cap. 5o, ci diede la confidenziale con-
versazione de' due monarchi, fatta alla
presenza del cav. Medici. Il vivace Fer-
dinando 1 domandò al fratello, perchè
il loto padre Carlo III aveva chiesto la
distruzione de'gesuiti, e si convenne che
era stato ingannato. Dichiarò Ferdinan-
do I, che li avea richiamali e sostenuti,
e che i gesuiti gli aveano reso grandi ser-
vi^i, molto bene educando la gioventù;
e che la Spagna molto avea perduto per
la direzione de'suoi collegi, dopo che fu-
rono tolti a'gesuiti. Più importante del
colloquio è la lettera riprodotta dal cav.
Artaud, scritta al cardinal de bernis dal
duca di Choiseul 1. "ministro in Francia
di Luigi XV, la quale dà un gran lume
sulla furia di Carlo ili, la condottadi Cle-
mente XIV scusabile prima della consu-
mazione del suo alto di debolezza, come
viene qualificato, e della condotta delle
al tre corone che si associarono per costrin-
gerlo alla soppressione d'un ordine tan-
to benemerito e venerando. Pel fin qui
brevemente dettosi può vedere: Ceval-
los, Esposizione de' mezzi adoperali dal-
l'imperatore Napoleone per usurpare la
corona di Spagna. Escoiquitz, Exposé
des motifs qui onl engagé en 1808 Fer-
dinand frI [ à se rendi e a Bayone. To-
reno, Storia della sollevazione e della
guerra di Spagna. Vacani, Storia delle
campagne e degli assedii degl' italiani
iu Ispagna dal 1 808 al 1 8 1 3, Firenze
1827. Pradt, Mémoires historiques sur
la revolution d'Espagne, Paris 1 8 1 4 : Re-
volution d'Espague, Paris 1820. Storia
della rivoluzione diSpagna tradotta dal'
l'inglese, LJisa 1817. Jullian, Précìs hi-
storique des principaux événemens poli-
lìques et mditaires qui ont amene la re-
volution d Espagne, Paris 182 1 .
Ferdinando VII rientrato ne'suoi sta-
ti trovò, che fino da' io settembre 1 81 o
la reggenza che governava in suo nome
per la grazia di. Dio, e perla costituzio*
SI' A
ne della monarchia spaglinola re delle
Spagne , ed in sua assenza e schiavila la
reggenza del regno nominala dalle cor-
te ■< generali e straordinarie, dopo il suo
trasferimento da Siviglia ad Aranjuez
ed a Cadice avea radunato un parlamen-
to coli' antica denominazione di cortes.
Chequeste nell'effervescenza della guerra
nazionale, in cui il popolo sollevalo com-
batteva sotto gli stendardi d'un re prigio-
ne fra i nemici, compilarono una nuova
costituzione analoga alle circostanze. Ac-
cogliendo ed ordinando in essa alcune
leggi fondamentali vigenti inNavarra,a-
bnhle o disusate nell'Aragona e nella Ca-
sliglia, promulgarono la sovranità della
nazione, limiti determinati all'autorità
sovrana, abolendo il tribunale dell'inani*
sizione, e vi aggiunsero la libertà della
stampa, ed alcune cose adattale alle cir-
costanze locali o suggerite dallo spirito
del secolo. Quindi le cortes straordina-
rie nel 1812 fecero riconoscere lo statuto
costituzionale da tulte le potenze allora
in guerra colla Francia, ed esigevano die
al reingresso di Ferdinando VII in [spa-
gna prestasse giuramento alla costituzio-
ne. Della condotta politica in que'tempi
del cardinale Lodovico di Borbone arci-
vescovo di Siviglia, in quell' articolo ne
paridi. Narrai nella biografia del cardinal
Gravina, che questi si trovò nunzio di
Spagna durante le vicende che condus-
sero all' inaudito allentato di Baione ,
quindi seguì la giunta reale e con essa si
ritirò a Cadice. Che quando nel i 8 i 3 il
governo costituzionale abolì l'inquisizio-
ni-, il nuuzio avendola energicamente so-
stenuta, perchè al suostabiliinenlo eran-
vi concorsi il sacerdozio e l'impero, ed a
loro soltanto spettava provvedervi per
qualche modificazione, fu quindi caccia-
lo dalla Spagna; che ritiratosi in Porto-
gallo onde poter accorrere a'bisogni del-
la popolazione cattolica di Spagna, da Ta-
vira a'4 gennaio 1 8 1 4 pubblicò: Manife-
sto islorico di d. Pietro Gravina arcive-
scovo di Nicea , su la sua condotta di
SPA 173
nunzio apostolico e legato a lato e nelle.
Spagne, in difesa costante de' diritti del*
la s. Sede e della religione ne' tempi ili
rivolta e di sedizione. Per la 3.* volta fu
stampalo in Roma nel 1 82/j Consideran-
do adunque Ferdinando \ II, che un ri-
sfretto numero de'suoi sudditi colpito dal
contagio rivoluzionario, che con voci di
libertà e indipendenza, sinonimedi sedi-
zione e di libertinaggio, dettava alle cor-
tes neh8i2 una carta affatto democra-
tica, e il cui più piccolo difetto era quel-
lo di porre tutti i poteri tra le mani d'u-
na assemblea unica e senza posa delibe-
rante; che nello stalo in cui trova vasi la
Spagna mentre fervevano tanti animi
stemperati, e mentre tanle commozioni
e disordini ricominciavano in Europa, e-
gli non avrebbe regnato G mesi, se aves-
se accettato simili condizioni; essendo lai"
so che nel rientrare sul territorio spa-
gnuolo avesse promesso di mantenere la
costituzione delle cortes, a' 4 di maggio
il re l'abolì, e secondo alcuni si limitò a
prometterne altra, come non è vero che
ripristinò poi il tribunale dell'apostolica
inquisizione, la quale restò interamente
abolita. Sciolta l'assemblea delle cortes,
anuullò lultociò ch'erasi operato in sua
assenza;indi a'?-4 richiamò il nunzioGra-
vina onoratamente, annullando 1 occu-
pazione di sue rendile, e facendo riapri-
re la nunziatura , lo dichiarò col titolo
glorioso di difensore della fede. A conser-
vare illesa la sua sovranità e difendersi
contro il partito delle cortes, controquel-
lo delle giunte e contro i setteggienti
francesi;per sottrarsi dalle ineneeda'rag*
giri del le diverse fazioni, gli convenne al-
lontanare un dopo l'altro tutti i caporio-
ni del partito di Bonaparle,che dicevausi
Josephinos. Nello stesso tempo chiamò a
se dintorno uomini affezionati e fedeli,
rifece le abitazioni distrutte, e riparò o-
gui maniera di perdila occasionata dalla
guerra: finalmente retribuì cogPimpieghi
e cogli onori, o con premi pecuniari tut-
ti i servigi resi alla sua causa; accordò e-
• 74 SPA
ziandio ile'com pensi a' parenti di quelli
ch'erano periti a Madrid nella carnefici-
na del 2 maggio 1 808, vittime del loro
zelo per la patria e pel re. Da tultociò fa-
talmente derivarono nel regno turbolen-
ze, persecuzioni e partiti, uno de' quali
fu detto servile e l'altra liberale. Intan-
to l'Inghilterra «olendo subito profittar
dell'influenza clie avea in Ispagna dopo
i prestali eminenti soccorsi, concluse col
iea'20 luglio un nuovo trattato d'allean-
za, nel quale Ferdinando VII promise
di non contrarre colla Francia alcun ob-
bligo d' una natura simile a quello del
patto di famiglia, né alcun altroché po-
tesse pregiudicar l'indipendenza di Spa-
gna, nuocere agl'interessi inglesi o con-
trario al l'alleanza che si stipola va. Così in-
vestito Ferdinando VII nell'assoluta pie-
nezza del regio potere, allorché nel 18 i5
mentre si celebrava il congresso di Vien-
na, essendo risalito sul trono di Francia
Napoleone I,e marciando contro di lui le
potenze alleale, di concerto con esse man-
dò un'armata sui Pirenei, ed i portoghe-
si si accinsero a sostenerla. Vinto Napo-
leone I a Waterloo, fu dagl'inglesi custo-
dito nell'isola di s. Elena. In conseguen-
za del congresso di Vienna, il re restituì
al Portogallo Olivenza, ma non ne sot-
toscrisse l'alto perchè invece di restituirsi
all'infanta sua sorella M.'1 Luisa già re-
gina di Etruria il ducato di Parma e Pia-
cenza , le fu assegnato quello di Lucca
(A'.), oltre un'annua rendita di 5oo,ooo
franchi da pagarsi dall' Austria e dalla
Toscana ; e ciò in onta che la Spagna avea
cotanto con Iribuito all'abbassameli to del-
la potenza Napoleonica predominante in
Europa. Pio VII col breve Ex parte, dei
a8luglioi8i5, Bttll.Rom. contA.\?>, p.
38o, ampliò i privilegi concessi da Bene-
detto XIV a'cappellani della cappella re-
gia del redi Spagna. A vendo quel Papa
nel precedente anno solennemente ripri-
stinata la compagnia di Gesù, e fu per
essa il più giusto e meritato trionfo, il re
Ferdinando VII fece nel 1 8 1 5 altrettali-
SPA
tone'suoi domimi, con quel memorabile
decreto che ricordai a Gesuiti, dichia-
rando essersi mosso a ciò fare: m Per la
cagione, da cui era convinto che i veri ne-
mici della religione e de'tronieranoquel
li che tanto faticarono e travagliarono
segretamente con calunnie ed intrighi
per (screditare la compagnia, disciorla e
perseguitarne gì' innocenti individui ".
Così Ferdinando VII gli rese una dovu-
ta e luminosa testimonianza, che accresce
splendore all'esemplare istituto, che nel
decorso anno ha meritato d'essere posto
dal regnante Papa alla cura del magni-
fico stabilimento di pubblico insegna-
mento fondato nella sua patria Si riga-
glia (F.). Nel 18 16 il resposò M.a Isabel-
la figlia di Giovanni VI redi Portogal-
lo, ed in tale incontro concesse un gene-
rale perdono per tutti i delitti, tranne i
commessi per vendetta privata. Modifi-
cò il potere dell'inquisizione religiosa, ed
annullò quella pubblica o ministero di
pubblica sicurezza stabilito da Giuseppe
Iionaparte. Nel 1 8 1 7 e a seconda de'vo-
leri del re , per dare la sua adesione al
congresso di Vienna, nella convenzione
di Parigi fu statuito il regresso de'duca-
ti di Parma e Piacenza, dopo la morte
dell'arciduchessa moglie di Napoleone,
all'infanta M.a Luisa già regina d'Etru-
ria e all'infante suo figlio d. Lodovico e
suoi discendenti in linea mascolina, dopo
il quale regresso ilducatodi Lucca si riu-
nisse alla Toscana, ed a suo tempo tutto
si effettuò. Nel medesimo anno l'Inghil-
terra pagò alla Spagna 400,000 lire ster-
line per l'abolizione della tratta degli
schiavi, d'aver luogo nel 1 820: di questo
argomento tenni proposito a Schiavo, di-
cendo pure quanto riguarda 1' America
e l'isola di Cuba. L'editto delle finanze
emanato in tale anno, oltre la sua utili-
tà, è un bel panegirico dell'eroica fermez-
za dimostrala dagli spagnuoli per con-
servar la loro indipendenza e la successio-
ne de'ioro legittimi sovrani, perciò esser-
si acquistati gloria imperitura e fatti se-
S P A S P A 177
gno all'ammirazione d'Europa. Mentre bero Ferdinando VI! proclamandola lo-
ia Spagna cominciava a rifiorire in pub- ro costi tua ione ;m a quando conobbero nel
blica prosperità, le pericolose teorie dis- 18 14 che avea negato di sanzionare la
seminate in Europa dopo le precedenti costituzione delle cortes, si dichiararono
strepitose vicende, vi penetrarono e l'in- indipendenti eia rivoluzione fu consonili'
Iettarono con molte associazioni segrete ta. Il re successivamente fece i maggiori
per rovesciare il potere sovrano. A (pie- sfòrzi per impedirla, e con 3 spedizioni
sle angustie del governo spagnuolo si og« potè reprimere non poche insurrezioni,
giunse l'ulteriore tendenza alla ribellione Intanto nel 1 8 Inoltre i genitori, il re per-
di Ile sue ricche colonie, oggetto d'antica de la moglie, a cui fece celebrare in Ilo-
invidia alle nazioni rivali. L' Inghilterra ma pompose esequie, delle quali feci pa-
avea colto tutte le occasioni per render- rolanel voi. XXVI II, p. 64, ed anco in es-
le indipendenti, per aprirsi giusta la sua se recitò le lodi mg.r Marco. Però Pio VII
invariabile politica nuovi sbocchi al suo non gli celebrò l'esequie nella cappella
commercio. Dopo aver speso immensa- pontifìcia, poiché nel concistoro de' 14
mente per l'indipendenza della penisola, aprile 1 8 1 7 in cui avea notificato al sa-
si allaccendò per la sua rovina con lumen- grò collegio la morte di Maria I regina
tar nelle colonie torbidi e sollevazioni, e di Portogallo e la celebrazione dell'ese-
separarledalla metropoli, per quindi por- quie rammentate di sopra, avea dichia-
tareallaSpagna unacompleta rovina. Le rato: Che sebbene la s. Sede sino allora
colonie spagnuoledopo l'invasione Iran- non avesse il costume di celebrare esequie
cese del 1808, da principio aveano con- nella cappella papale alle regine, benché
venuto, per così di re, di riconoscere il go- avessero regnato sole, egli stabiliva d'in-
verno della reggenza in nome di Ferdi- di in poi si dovessero celebrare a tali re-
nando VII; ma le restrizioni sul commer- gi ne soltanto, incominciando dalla regina
ciò e sulla libera coltivazione del suolo, Maria I di Portogallo che avea regnalo
il monopolio del traffico, l'esclusione dei sola. Ed è perciò, che secondo questa di-
coloni da tutte le cariche lucrative, avea- .sposizione, il Papa Pio IX, nel concistoro
no indotto una notabile parte degli ame- de'7 aprile i854,oeU'annunziar la morte
rieano-spagnnoli a desiderare di liberar- della regina di Portogallo Maria II che
si ila Minili abusi. La provincia di Carac- avea regnato sola, stabilì celebrarle l'e-
cas, come dissi, fu lai.'1 a sollevarsi; Cu- sequie nella cappella Sistina, e l'effettuò
mano, Varinas, Margherita, Barcellona, a'24 dello stesso mese. Indi passandoli re
Merida e Truxillo imitandola, formaro- a 3.c nozze conM/Giuseppina diSassonia,
no in un con essa il ig aprile 18 1 o il go- nel momento in cui verso l'uscir del 1819
vernofederaledi Venezuela 0 Benezuela. pubblicava perciò altra amnistia, e pre-
Mei giugnoi 8 1 lilParaguay seguì l'esem- parava una nuova e formidabile spedi-
pio di Caraccas, e si pose sotto l'autorità zione per partire verso l'America, onde
della giunta diBuenosAyres; tutta la par- fienaie le indocili colonie quasi tutte sol-
te occidentale della Piata sino alle fron- levate, ed ogui cosa ne faceva presagire
tiere del Brasile erasi dichiarata pel me- i più felici l'isultamenti, scoppili la rivo-
desimo partito: il cabildo Desimo stava lozione nel regno. Napoleone nella sua
per fissare i principi! del suo governo, ed rilegazione avea dichiarato: Non essere
il Chili avea mandato soccorsi a Buenos egli caduto per la lega formata contro di
Ayres e aperto a tutte le nazioni i suoi lui , ma per aver contrariato lo spirito
porti. Nel 1812 trovossi il Messico in islato del secolo! Tale spirito, a cui nulla pote-
di compiuta insurrezione. Tutti gli stali va resistere, avrebbe rovesciato tulli gli
formati nell'America spagnuola ìiconob- antichi governi d'Europa cheuon piegai*
i76 SPA
sero la loro politica a'bisogtii del tempo!
Nella Spagna una parte era propensa al*
la liberta e in contrasto coll'altra costan-
te nell'antiche istituzioni; quindi lagnan-
ze contro il re per l'abolita costituzione,
congiure de'meno riflessivi, e queste es-
sendo scoperte, punizione de' rei, arresti
di sospetti; e da tultociòesacerbazioni di
parli , agitazioni continue e materie di
nuove rivoluzioni. Fra tali sconcerti avell-
ilo il governo i adunato nell'Andalusia il
suddetto esercito, per una fatalità se ne
sospese la partenza per alcuni mesi nel-
l'isola di Leon sotto le mura di Cadice.
Ma allora alcuni ufliziali subalterni e sco-
nosciuti, rillettendo alle circostanze del-
la patria e alle forze di cui potevano di-
sporre, cospirarono per rivoltarloe rista-
bilire con quelle armi il governo costitu-
zionale. Dilalti nella notte precedente al
i.°del i 820, vari militari, fra i quali Qui-
roga e Kiego luogotenenti colonnelli, si
sollevarono con 3 battaglioni presso Ca-
dice/-pubblicarono il ristabiiimentodel-
la costituzione. Adunarono altri congiu-
rati, ed ebbero truppe sufficienti a con-
trarre la forza del governo nella Spagna
meridionale. Sul (lue ili febbraio scoppia-
rono altre rivoluzioni militari nella parte
settentrionale, e Mina nella Catalogna si
pose alla lesta delle truppe sollevale. Po-
co dopo si manifestarono principi! di tur-
bolenze nella stessa capitale, ed a'7 mar-
zo Ferdinando VII si vide assalilo, mi-
nacciato e costretto dalle circostanze a
pubblicare die: Attesa la volontà genera-
ledel popolo,avea risolutodi giurare laco-
stituzione pubblicata dalle cortes straor-
dinarie nel 1812; la quale fu difatti rista-
bilita,a fronte clic il re con tanla fermez-
za ed energia l'aveva rifiutata nel 1 8 1 4-
Perciò fu palesemente una concessione
dovuta alla violenza, e le cui circostanze
formavano da se stesse una protesta. La
rivoluzione liberale della Spagna, ne fe-
ce scoppiare altra simile nel Portogallo,
e nel novembre fu adottata la rivoluzio-
ne spaguuola; pose in fermento l'Italia,
SPA
massime il regno delle due Sicilie (f7!),
che i^ià nel luglio avea costretto il re a
promulgale la costituzione diSpagna, per
opera della Sella [I .) de carbonari, tan-
to in Napoli ebe in Palermo, onde per con*
senso si rivoluzionarono Benevento e Poh-
tecorvo domimi della s. Sci\e. Frattanto
Ferdinando^ II, prigioniero nella sua reg-
gia, si trovò ogni giorno forzato a nuove
concessioni, promesse e giuramenti ebe
non poteva mantenere, vedendo persino
sotto i suoi occhi trucidare alcuni de'po-
cbi fedeli servitori che lo circondavano;
nò poteva ritardare la rovina e forse il
tristo termine del suo illustre cugino Lui-
gi XVI, senza una pronta assistenza delle
potenze d'Europa. Sottomessa la sua au-
torità a'eap ricci d'una turbolenta assem-
blea, dovè dichiarare al grande inquisi-
tore di Spagna, che cessava il di lui uf-
fì/.ioe insieme il suo tribunale dell'inqui-
sizione, il quale perciò rimase per sem-
pre abolito. .Ala ciò era poco pe' settari
fratelli de.llii fontana (Foro, i quali allora
usciti fuori, non più occultarono le segre-
te intelligenze colle altre tenebrose socie-
tà rivoluzionarie sparse per l'Europa, a
fine di manomettere la Chiesa e distrug-
gere gli ordini regolari per impossessarsi
il e' loro beni. Continua odo osti nata mente
le cortes i suoi attentali contro la Chiesa,
il clero e gli ordini religiosi, non manca-
rono a loro danno il fomento d' opere
scandalose di spagnuoli, come di Lorent
e Villaneuva. Per fare lo spoglio de' beni
ecclesiastici si soppressero 820 conventi
e monasteri, ed abolironsi i gesuiti, sem-
pre presi di mira nelle insurrezioni; chi
osò opporsi, come i vescovi di Burgos e
Osma, furono esiliali, e l'arcivescovo di
Valenza fu cercato a morte; monaci e sa-
cerdoti, se caduti in sospetto, irremissibil-
mente venivano proscritti e priva ti di tut-
to, laonde quasi nudi trovarono genero-
sa ospitalità sul suolo francese, e special-
mente nella diocesi di Bordeaux. I cosi
delti dc.tcaniisados e comuneros misero
terrore u tulli i buoui, quasi imitando la
SP A
rabbia de'sanculotti di Francia. Questi
cannibali, sitibondi del sangue del can.
\ iouesa cappe! (ano del re, detenuto io
carcere <jual nemico della costituzione,
Bfoodarono a colpi d'ascia le porte della
prigione,ed avventatisi su quel misero gli
spaccarono la testa, trafissero di pugna-
late il petto, e trascinarono il mutilato
cadavere intorno al palazzo e sotto gli oc-
chi del re; il quale atterrito scese in mez-
zo de'reali infanti ad arringare i sohlati,
nel caso che gli assassini volessero atten-
tare alla sua stessa persona. Intanto si fe-
ce una guerra micidiale tra i due parti-
li, e colla spada alla mano si distinsero
contro gli aderenti alle cortes, il curato
Merino Mila Castiglia, il trappista Mara-
gnon ad Urgel. Per maggior disgrazia,
la febbre g'alla penetrata in Catalogna,
cominciò a mietere vite umane: quest'or-
ribile flagello fece nascere i consueti pro-
digi di carità evangelica. Il vescovo diTor-
tosa, intrepido contro il furore del mor-
bo, ricusò d'abbandonare il gregge, e re-
stò vittima del suo zelo e delle cure pro-
digate agl'infermi. La voce della religio-
ne chiamò a Tortosa e a Barcellona le
suore della Carità e quelle della Provvi-
denza in soccorso degli a ppestati,i:he rese-
ro immensi servigi, ed esse perite,altre ge-
nerosamente le surrogarono. Tanti mali
che desolavano la nazione,non rallenta va-
no punto la persecuzione della Chiesa: fu
proibito il pagamento a Roma per bolle,
dispense o altro titolo ecclesiastico, e per
contribuire allo splendore della s. Sede il
governo stabili l'offerta volontaria d'an-
nui scudi 9000, oltre le somme indicale
ne'precedenti concordati; per cui il nun-
zio apostolico Giustiniani arcivescovo di
Tiro alzò gagliardamente la sua voce per
impedire tanti eccessi, e combattè gli at-
ti del governo costituzionale cou energi-
che note, la cui raccolta fu stampata a I-
mola neh Si.5-j>.c):Sopra le gravi contro-
versie interessanti la religione e laChiesa:
sopra i beni ecclesiastici, la soppressio-
ne degli ordini religiosi: sullo spoglio dei
vot. lxviii,
SPA 177
beni ecclesiastici, sulla diminuzione del-
le decime, sulla disposizione del gover-
no che i nominati a' vescovati delibatisi
incaricare dell' a mmini s frazione delle lo-
ro diocesi prima d'aver ottenuto te bolle
apostoliche, ec. Le cortes troncata ogni
corrispondenza col Papa, allontanarono
da Madrid nel gennaio 182J il nunzio, e
ciò per rappresaglia, perchè Pio VII non
avea voluto ricevere Villaneuva suo mi-
nistro plenipotenziario, perchè professa-
va massime contrarie alla s. Sede e con-
dannate nell'Indice de'libri proibiti. L'ol-
traggio al nunzio fu pubblico e solenne,
mentre l' esclusione del Villaneuva era
stata riservata e conognidelicato riguar-
do,e mediante corrispondenza tra il car-
dinal Consalvi segretariodistato,e il cav.
Giuseppe A parici incaricato d'affari, che
fu richiamato in Ispagna. Avendo le po-
tenze europee considerato che la rivolu-
zione delle due Sicilie , le agitazioni di
Torino con promulgazione della costitu-
zione spagnuola, quelle della Turchia,
1' uccisione del duca di Berry, prove-
nivano da un'officina comune, e che la
rivolta di Spagua avea dato a tutta Eu-
ropa un pericoloso impulso, determina-
rono estirpare il male, a tale effetto adu-
nandosi ne'congressidi Troppauedi Lu-
biana. Quindi furono vinte le rivoluzio-
ni delle due Sicilie e del Piemonte, e nel
1822 dichiaralo dalle potenze riunite a
Verona , potere il re di Francia Luigi
XVIII eseguire la repressione della pe-
nisola, acciò il contagio politico non pe-
netrasse nel suo limitrofo regno, e perciò
avervi il maggiore interesse. Nel medesi-
mo congresso si trattò pure delle colonie
spagnuole d'America, che incomiuciate
a sollevarsi nel 1 8 1 o, Buenos Ayres, l'U-
raguay, la Nuova Granata, Venezuela o
Caraccascol titolo di Colombia, erausi di
già costituite in Repubbliche (/".) indi-
pendenti; tutte le altre provincie erano
in armi o in fermento, e l'autorità spa-
gnuola erasi ridotta quasi a nulla, quin-
di assassinii, piraterìe e tutti i mali delle
12
i78 SPA SPA
«uerre civili e quasi distruzione del com* re quanto narrai in quell'articolo, onde
mercio. L'Inghilterra cui molto premeva ristabilirvi sulle antiche basi l'autorità
commerciare con quegli stati, riconobbe monarchica. Gli spagnuoti, rovinali nelle
la loro esistenza di fatto, apri i suoi porli finanze e divisi dalle parti, non poterono
alle loro bandieie,edichiarò dover venire resistere a tale forza ordinata. Quindi i
a qualcheattodi talericognizione. L'Au- francesi occuparono facilmente SaragOE-
stria rispose che non avrebbe mai rico- za e Burgos nello stesso mese, Madrid ai
nosciuta l'indipendenza di quelle colonie, 22 maggio eSivigliaa'io giugno. Lecor-
fincbé la Spagna non avesse formalmen* les ed i ministri, dopo aver sospeso a Fer-
ie rinunziato a'.-uoi diritti sovrani sulle durando VII l'i i giugno il sovrano po-
medesime; simile dichiarazione fece la tere, lo condussero seco con tutta la la-
Prussia, la Russia non volle manifestarsi, miglia reale, prima a Siviglia e poi a Ca-
e la Francia palesò il desiderio di ti ovar dice, ove senza riguardo neppure all'ap-
un mezzoche conciliasse i diritti della le- parenza, rimase prigioniero. Le cortes lì-
gilliuiità colla necessità della politica, nalmenle dovettero cedere, e sul fine di
Onesto mezzopoi, secondo il suo plenipo- settembre lasciarono al re la libertà di
lenziario Chateaubriand, consisteva nel passare al campo francese. Il duca d'Ali*
formare di quegli stali varie monarchie goulème, col futlo più segnalato di (pie-
indi pendenti e costi tuzionali, sotto loscet- sl'im presa e che non era riuscito a Napo*
tro d'infanti di Spagna. Fra sì diversi pa- leone, espugnò l'ultimo asilo della rivo*
ieri, nulla fu concluso, e giammai laSpa- lozione, prese d'assalto il famoso Troca*
gna ha voluto cedere i suoi diritti sul- clero, in cui fra i granatieri v'ìntei'vea
l'America, onde è falso che lo avesse ese- ne Carlo Alberto, quindi costrinse Cadice
guito per compensi pecuniari, come dissi che avea bloccato, ad ai rendersi il 2 ot-
nel voi. LVII,p.i4o, seguendo moderni tobre: i principali liberali nella più par-
storici, laonde qui fo emenda all' asser- tesi rifugiarono in Inghilterra. In Roma
to. Alla dichiarazione fatta dal congres- essendovi ritornato il cav. Antonio Val-
so al governo spaglinolo per rientrare gas invialo straordinario e ministro ple-
nell' ordine, questo rispose : La sua co- nipotenziario, che nel 1808 vi era stalo
stitnzione promulgala nel 1812, rove- imprigionato da'francesi, celebrò feste di
sciala nel i8i4> ripristinata nel 1820, esultanza; ed il nuovo Papa Leone XII
essere nazionale. La Spagna non essersi mandò in dono al duca d'Angouléme lo
mai ingerita nelle leggi interne d'altra Stocco e il Berrettone [f.) benedetti. Il
nazione, quindi non riconoscere in nes- citato cav. A rtaud, nel t.l, cap.i 1, narra
sun'altra il diritto d'intromettersi ne'suoi che Leone \II per le vittorie de' francesi
affari. 1 mali che l'affliggevano non cleri- si recò co'carclinali a cantare il Te Dami
var dalla costituzione, essere i medesimi nella basilica Lateranense, benché non vi
inseparabilidalla rivoluzione,ed allaSpa- avesse preso Possesso, per cui entrò per
gna sola spettare il porvi rimedio. Rice- la porta laterale del portico Sisti no, rice-
vute tali risposte,! rappresentanti d' A u- voto dall'ambasciatore di Francia. Indi
Siria, Francia, Prussia e Russia, nel genna- si recò ad altro Te Dami nella chiesa na-
Ì01823 partirono da Madrid. A'7 aprile zionale di s. Luigi de'francesi. Agginn*
il redi Francia fece passare la Bidassoa ed gè, che consimili ceremoniesi ripeterono
entrare inlspagna circa 1 20,000 francesi pò i nelle chiese nazionali spagnuole di
sotto il comando del nipote duca d'An- s. Giacomo e di Monserrato; e che il cav.
goulème; facendo parte dell'esercito e col Vargas distribuì alcune doti,limosine ai
comando d'una brigala di dragoni Car- poveri, e tenne 3 sontuosi banchetti. Fcr-
lo Alberto poi re di Sardegna, per espia- cimando VII riassunse l'assolulo potere,
SPA
ed inutilmente lo si tentò a fare qualche
concessione e a'principii rivoluzionari: ab
cune truppe fi «meesì restarono nella Spa-
gna sino al i 828 per rassodarvi l'autori-
tà sovrana. Gli avvenimenti di Spagna in-
fluirono sul Portogallo, ove sul principio
di giugno Giovanni VI riprese l'assoluto
potere, e per una rivoluzione interna sen-
za l'intervento d'armi straniere. I cori-
fei della ribellione furono in (spagna pu-
niti e non ottennero grazia che i subal-
terni e gli uomini traviati: i germi della
rivoluzione parvero solfocati, e lo sareb-
bero stati per sempre se il regno non era
destinato a sentir l'influente de'suoi vi-
cini, che Defurono conseguenza disordi-
ni e sollevazioni. Il nunzio Giustiniani
rientrò nell'esercizio della nunziatura, e
fu decorato della gran croce della Con-
cezione ossia di Carlo III, indi Leone XII
nel 1 826 lo creò cardinale, nominando a
succederlo mg.1 Ti beri arcivescovo d'A-
tene, che partì per Madrid a' 9 maggio
182 7, e poi dal re fu dichiarato gran cro-
ce della Concezione: ma il suo ingresso
o
in Madrid fu ritardato e dovè retrocede-
re in Francia , per essersi esacerbata la
corte contro la s. Sede per quanto vado
a narrare. Dopo la formazione delle re-
pubbliche d'America, io alcune di esse
vacavano le sedi vescovili. Que'nuovi go-
verni aveano spediti incaricati a Roma a
chiedere al Papa i vescovi; ma Ferdinan-
do VII vi si opponeva, e mandò a Leone
XII per ambasciatore quel ca v. Pietro La
brador che avea assistito Pio VI, ed era
divenuto uno de'primi diplomatici spa-
glinoli, ed una delle migliori teste poli-
tiche d'Europa, intanto ricusandosi d'ac-
cettare e riconoscere il nuovo nunzio. Il
Papa incaricò il dotto cardinal Cappella-
ri membro della congregazione straordi-
naria diesi occupava degli affari di Spa-
gna e della grave questione, a tra tiare col-
1' ambasciatore , ed alle rimostranze di
questo rispose con la forza d'invincibili
argomenti. La s. Sede nel riconoscere i
governi di fatto, non intese mai di lede-
S P A
■7!)
re gli altrui diritti; orbale le chiese d'A-
merica di pastori per sì lungo tempo, ge-
mevano oppresse da una funesta serie di
inali spirituali; ed il Papa essere in dove
re di non più oltre per riguardi umani
ritardare di provvedere a' bisogni seni •
[ire più urgenti di tante pecorelle er-
ranti. Le colonie, ove senza più indugia-
re conveniva mandar i vescovi, da ben
1 2 annidatisi del tutto sottratte alla do-
minazione spagnuola; quindi non dover-
si minacciar la s. Sededi controversie, né
differirsi l'accettazione del nunzio. Per
questegravi considerazioni, sostenute dal
cardinal Cappellarieda Leone XII, que-
sti posta in non cale qualunque altra con-
siderazione politica, animato d' aposto-
lico zelo , nel concistoro de' 2 t maggio
provvide agli arcivescovati di s. Fede e
di Caraccas, ed a'vescovati di s. Marta, di
Quito e di Cuenca. Perla perdita delle
opulenti colonie spagnuole, Ferdinando
VII videsi costretto per mancanza di tali
rendite a lasciar cadere nell'arretrato u-
na massima parte de'suoi dispendi, non
escluso il soldo delle truppe, e di ricorre-
re pur anco agl'imprestiti, non potendo-
ne neppur sempre soddisfar gl'interessi.
Nel 1829 avendo perduto la regina M."
Giuseppina.si congiunse in 4-' nozze l'i 1
dicembre con la principessa M.1 Cristina,
sorella della moglie del fratello l'infante
d. Carlo, e perciò figlia del proprio cu-
gino Francesco I re delle due Sicilie e del-
la sorella resina M.a Isabella. Raccontai
o
a Sicilia, come i reali genitori accompa •
gnaronola figlia in I spagliala quale lo fe-
ce padre a'io ottobre 1 83o della regnante
M." Isabella II, ed a'3ogennaioi832 del-
l'infanta M.a Luisa. Nel i83o Carlo X re
di Francia, padre delduca d'Angoulème,
per la rivoluzione di Parigi, rinunziò in
favore del nipote nato dallo sventurato
duca di Berry altro suo figlio, Enrico du-
ca di Bordeauxe conte di Chambord; in-
vece i francesi elevarono al trono costi-
tuzionale il re Luigi Filippod'Orleans. I
liberali spagnuoli fuoruscili, approfitta-
i8o SPA
iodo della rivoluzione francese per ten-
tale di rientrare in pallia e ristabilirvi
la costituzione , col favore del governo
francese. Circa 2^00, compresi alcune
centinaia di rivoltosi parigini, entrarono
in Ispagna nell'ottobre sotto gli ordini di
Mina, San Miguel, Valdes ealti i notabi-
li spngnuoli , tentando di guadagnar le
truppe e sollevar il popolo; però dall'e-
sercito fedele furono battuti e costretti a
rifugiarsi in Francia. Morto Pio VI 11, nel
conclavesi trattò dell' esaltazione delcar-
dinalGiustiuiani,rnaa'24J'cerauieiS3o
l'ambasciatore Labrador, per mezzo del
cardinal Marco, gli die l'esclusiva: nella
biografìa del cardinale ne riprodussi l'at-
to e il discorso pronunziato dal porpora-
to. A*2 febbraioi83i divenuto il cardi-
nal Cappellai'! Gregorio XV I, neh. "con-
cistoro provvide le numerose sedi d'Ame-
rica di vescovi; poco dopo emanò la cele-
bre bolla Sollicitudo, che riconoscendo i
principi 0 governi di fatto, non intende-
va pregiudicare i diritti altrui, secondo
il saggio sistema della s. Sede, quindi ri-
conobbe per re di Portogallo d. Michele
1 figlio del defunto Giovauui VI. L'am-
basciatore di Spagna Labrador residen-
te in Roma, al la pubblicazione della bolla
domandò: Se in forza della medesima la
s.Sedeaveaintenzionedi riconoscere 1 in-
dipendenza degli stati dell'America una
volta soggetti al suo sovrano, poiché in
tal caso alla corte di Madrid non sareb-
bestata ricevuta. Il cardinalBernetti pro-
segretario di stato però in nome di Gre-
gorio X*VI rispose: Che il Papa ricono-
sceva il nuovo re di Portogallo, perchè
lo credeva solidamente stabilito sul tro-
no, non pensa va però a fare lo stesso delle
nuove repubbliche americane, i governi
delle quali eranosempre incerti (nell'ar-
ticolo Repubblic a dissi quali repubbliche
e quando furono riconosciute dalla s. Se-
de, in progresso di tempo). Registrò la
storia, che le tante sventure domestiche
crebbero il cordoglio cagionato a Ferdi-
nando VII dalle calamità della Spagna.
SPA
Clie la sua salute si alterò considerabtl.
mente, e le sue facoltà morali s'indebo-
lirono visibilmente. Che si approfittò al-
lora, come suole spesso succedere, di que-
sta sua sinistra condizione per fai lo ac-
consentire, sotto pretesto d'una decisio-
ne delle cortes del i 789, che sostengono
alcuni non essere mai stata provata, all'a-
bolizione della legge di successione ch'egli
non avea il diritto di proferire, e che do-
veva, nelle malagevoli circostanze in cui
trovavasi la Spagna , lasciare la corona
sulla testa d'una bambina sua primoge-
nita, sotto la reggenza di sua madre la
regina M.a Cristina , in pregiudizio del
fratello l'infante d. Carlo, che gli avea
date tante prove di zelo, e ch'egli ama-
va teneramente. Che invano si fecero ten-
tati vi perchè d. Carlo accousentisse ad un
simile sconvolgimento delle basi della mo-
narchia spagnuola;egli vi si lifiutò sem-
pre con non minore energia the previ-
denza.Chequando Ferdinando VII ebbe
a chiuder gli occhi, a'29 settembre 1 833
di circa 5 1 anni, e quando il potere cadde
in mano alla regina vedova divenuta reg-
gente, la Spagna videsi lacerala dalla più
crudele delle guerre civili, e sottoposta a
tutti i disordini ch'eccitarono nel suo seno
l'ambizione e la cupidigia degli stranie-
ri. Laonde in conseguenza dell'abolizio-
ne di ciò che viene chiamata la legge Sa-
lica, introdotta da Filippo V come legge
fondamentale che doveva reggere l'ordi-
ne di successione della dinastia Borboni-
ca, di cui era egli lo stipite, e che servi
di base al celebre e solenne trattato d'U-
trecht, successe a Ferdinando VII la pri-
mogenita che regna. Dicono i giurecon-
sulti,che la successione cognatica non am-
mette al trono che gli uomini; la succes-
sione agnatica ammette la figlia primo-
genita odi suoi rappresentanti, dopo che
tulli i maschi del medesimo grado sono
morti seuza posterità; la successione agna-
tica mista non ammette le donne che do-
po l'estinzione de'maschi anche del gra-
do superiore, vale a dire de'loro zii, ec e
SPA
de'loro rappresentati ti, cornei cugini. Sif-
fatta legge è quella che allora dominava
in Ispagna. Pubblicò nel medesimo 1 ìS.l 3
il bali Cosimo Andrea Sanminiatelli l'o-
puscolo: Sullii recente abrogazione della
lea$e Salica operata in Spagna, E Gio.
Battista Menini, Tm questione della sue-
cessione di Spagna, Milano l83q.
L'annalista A. Coppi, all'anno 1 833,
dopo avere accennato, come anticamen-
te nella successione alla corona di Spa-
gna prevaleva generalmente la primo-
genitura regolare, secondo la quale la
femmina più vicina escludeva il maschio
più remoto; dopo aver ricordato che Fi-
lippo V i allunate le cortes a' i o maggio
1713, promulgò una prammatica, colla
(piale stabilì la legge Salica, cioè l'esclu-
sione delle femmine dalla successione al
trono; riferisce che Carlo IV pensò al-
trimenti^ nel 1 789 coll'approvazione si-
milmente delle cortes, sottoscrisse altra
prammatica, colla quale derogò a quella
del suo avo, e ristabilì il diritto comune:
che quella legge rimase allora segreta, e
fu dipoi pubblicata a'2g marzo i83o, e
tale pubblicazione fu appunto opportu-
na, poiché privo Ferdinando VII sino al-
lora di prole, agli 1 1 ottobre di quel l'an-
no gli nacque dalla regina Maria Cristi-
na, la figlia Maria Isabella li. L'asserti-
va del chiaro storico viene rettificata da-
gl'imparziali spagnuoli come segue. Car-
lo IV pensò derogare alla legge Salica,
ma essendo nato a'29 marzo 1 788 l'in-
fante d. Carlo, non si potè pubblicare il
relativo progetto di legge, perchè fu con-
siderato come uno spoglio de'diritti che
a vea acquista to l'in fan te d. Carlo col la sua
nascita. E ad impedire tale pubblicazio-
ne, si aggiunsero allora altre difficoltà che
sorgevano dalle rinunzie fatte nel tratta-
to d'Utrecht. Aggiunge Coppi: Che l'in-
fante d. Cai lo vedendosi da quella pram-
matica escluso dal trono, l'impugnò con
lutti i mezzi ch'erano in suo potere, ed
allora la successione divenne una que-
stione di parte. La regina sicircondòd'uo-
SPA 181
mini moderati e liberali, e l'infante d.
Carlo di realisti assoluti e detti apostoli-
ci; meglio si dissero i suoi seguaci Car-
listi, e quelli d'Isabella li dal nome della
madie Cristìni.ìo vece affermano gli spa-
glinoli imparziali, che la regina si circon-
dò di liberali moderati, e di tutti gli esuli
ritornati nella nazione,in virtùdell'amni*
stia ch'essa avea loro accordata;ed. Car-
lo da'realisti e monarchici puri. Dichiarò
quindi l'annalista Coppi: Che neh 832 il
resi ammalò graveraente,e gli apostolici
profittarono dello stato d'agonia a cui e-
ra ridotto per estorcergli un decreto col
quale revocava la prammatica pubbli-
cata. Anche su questo grave punto gli
spagnuoli veraci sono in disaccordo col
Coppi, dappoiché narrano: Nel settem-
bre 1 832Ferdinando VII si ammalò gra-
vemente in s. Idelfonso, e a' 18 chiama-
to a se Calomarde ministro di grazia e
giustizia e notaio del regno, gl'ingiunse
di redigere un decreto che annullasse la
prammatica sanzione deh83o.Di fatto
nella sera Calomarde con tutti i ministri,
meno quello della guerra che si trovava
a Madrid, si presentò al re; e dinanzi la
regina Cristina fece lettura del decreto,
che il re sottoscrisse di propria mano,colla
penna che la regina medesima gli porse in
luogo della stampiglia, come fu volontà
del re. Ripiglia quindi lo storico Coppi:
Che il re ricupera te però alquanto le forze
annullò quell'atto, che avea sottoscritto
mentre eia privo della ragione. Aon o-
slantequel miglioramento, comprenden-
do che avviciuavasi il termine de' suoi
giorni, e volendo prevenir per quanto po-
teva le discordie di famiglia, nella pri-
mavera del 1 833 allontanò dalla Spa-
gna il fratello d. Carlo, autorizzandolo a
recarsi in Portogallo, ove andò, e poi a
Roma. Quindi a'20 giugno radunate le
cortes, composte de'principah del regno,
fece ad esse riconoscere in succeditrice al
trono la sua figlia primogenita IVI/ Isa-
bella II. A'29 settembre morì, lasciando
per testamento la regina sua moglie reg-
i82 SPA
^enledellostatodurante la minorità del-
la figlia, la quale fu proclamata regina ai
2 ottobre. Nell'assu mere M.* Cristi oa le
redini del governo, annunziò che a creb-
be conservato religiosamente leleggi fon-
damentali della monarchia, ma avrebbe
riformato gli abusi introdotti dal tem[jo
nell' amministrazione. Tali precauzioni
non furono suflicienti ad evitar le discor-
die civili; potente era ancora la parte die
sosteneva esclusivamente leabiludini an-
tiche. Le proviucie di Na Trarrà, di Disca-
glia, d'Alava e di Guipuscoa, che in forza
d'aulichi privilegi eletti ftteros erano e-
senti da molti pesi e reggevansi quasi a re-
pubbliche municipali, prevedendo che sa-
rebbero state ridotte all'eguaglianza del-
l'altre, innalzarono apertamente la ban-
diera della rivoluzione. Sarà in vece me-
glio ritenere, che insorsero Talavera de la
Iiej na, Morella, la Vecchia Castiglia, gran
pa rie della Catalog n i, l'Aragona, e le pro-
viucie di iVa varrà, di Discaglia, d'Alava,
e proclamarono d. Carlo. Così principiò
in Ispagna una guerra civile, alla quale
prese dipoi interesse tutta l'Europa, e spe-
cialmente l'Italia. Imperocché osserva il
conte SolarodellaMargarita, nel suoA/e-
morandurn storico politico, che la corte
di Spagna godendo le simpatie di tutti i
li berali, perchè abbonivano d. Carlo co-
me nemicodeìlecostituzioni edivoto del-
la Chiesa, dalla Francia, dall'Inghilter-
ra e dall'Italia corsero nella Spagna a so-
stenere la gran causa. Quanti erano in
Europa divoti al pi incipioreligiosoe mo-
narchico rappresentato da d. Carlo, for-
mavano di gran cuore voti per lui, ma
non altro che voti; a Vienna, a Berlino,
a Pietroburgo, a Napoli si desiderava che
vincesse, ma porlo in grado di vincere non
si volle mai. Intanto Ferdinando II re
delledueSicilie protestò contro la pram-
matica di Carlo IV, come pregiudizievo-
le a'suoi diritti eveutuali. Nel i 834 a'22
aprile il reggente di Portogallo d. Pietro,
fratello del re d. Michele, la regina reg-
gente di Spagna, ed i re di Francia e d'In-
SPA
ghilterra, contrassero in Londra una le-
ga pei cacciar dal Portogallo tanto d. Mi-
chele che d. Carlo: d. Michele dopo aver
perduto una battaglia abbandonò il Por-
togallo, e salì sul trono Maria II sua ni-
pote e figlia did. Pietro. L'infante d. Car-
lo per ia convenzione d'Evora lasciò an-
ch'egli il Portogallo, e passò in Inghilter-
ra , 0*e sbarcò a* 1 8 giugno. Però sul prin-
cipio di luglio nascostamente penetrò nel-
le provincie sollevate di Spagna, che con-
tinuavano la guerra civile; onde i culle-
gali aggiunsero alcuni articoli al tratta-
to, per sostenere euergicamente Isabella
II. Per la decadenza dell'antiche Ie""i e
i dauni delle recenti rivoluzioni, trovan-
dosi sconcertata la Spagna, ed essendo
impossibile rimediarvi senza il concorso
dell'intera nazioue, diversi capitani ge-
nerali, cioè governatori delle provincie,
rappresentarono alla regina reggente:
Che lo spirito pubblico richiedeva una
convenzione di cortes, le quali compilas-
sero leggi uniformi e adattate allo spirito
del secolo, ed ordinassero la finanza. A
tali rappresentanze essendo troppo peri-
coloso il resistervi, la regina scelse mini-
stri liberali e moderati, che accettarono
colla condizione che si riformasse lo sta-
tuto. Col loro consiglio la reggente pub-
blicò vari decreli,co'quali die miglior for-
ma a diversi rami della pubblica ammi-
nistrazione. Nominò eziandio una giun-
ta, composta di ecclesiastici e di secola-
ri, per esaminar lo stalo attuale di tulio
il territorio spaguuolo , in ciò che con-
cerneva la forma e la materia del culto
e de'suoi ministri. Quindi proponesse un
concetto de'miglioramenti che giudicas-
se più convenevoli, e per quelli che esi-
gessero l'autorizzazione della s. Sede ne
preparasse le domande, rivestendole del-
le forme di metodo. Questa giunta com-
posta principalmente di ecclesiastici co-
gniti per le loro opinioni liberali, fu da
molti buoni spagnuoli considerata come
una giunta scismatica;giacchè si occupa-
va d'uua nuova divisione territoriale del-
SI» A SPA i83
le diocesi, e di altri punti meramente ce- fari ecclesiastici, ma non potò ottenerlo.
cIcMMtici, senza antecedente autorizza- Il zelante Papa, più di qualunque altro
EÌOBC della s. Sede. In quanto alle cor- sovrano, si rammaricò di quel liberali*
tes,la reggente pubblicò unoStattUoIìea- sino, poiché prevedeva benissimo, che il
le, che in sostanza era un estratto d'an- medesimo vi avrebbe diminuita la ina
tiche leggi della monarchia, modificate religiosa influenza, ed alla liquidazione
secondo lo spirito del secolo, ed in ino- del debito pubblico sarebbe gesuita la
do che il popolo non dovesse mai scor- vendita de'beni ecclesiastici. Si aggiunse,
darsi d'essere suddito. Esso in sostanza che essendo scoppiata la pestilenza del
conteneva, che le cortes fossero composte cholera in Madrid, si sparse calunniosa'
di due ordini : uno di ottimati che coni mente colà, come altrove, l'erronea voce
prendesse notabili per dignità elevata,per che il morbo proveniva d'avvelenatori,
nascila illustre, per servigi, meriti, scien- e ne furono designali autori alcuni reli-
ze e virtù; {' altro di procuratori eletti giosi. Ciò produsse che una turba di fu-
dalla nazione. La convocazione e lo scio* rioso popolaccio, a' i 7 luglio massacrùGn
glimento delle cortes spettare al re: do- francescani e gesuiti; eccidio deplorabile
vesse però convocarle nel termine d'un in se stesso e spaventevole, quale indizio
anno dopo il loro scioglimento, ed in al- del carattere che prendeva la rivolu/.io-
cune determinale circostanze : l'iniziati- ne. Il popolaccio fu condotto da qualcuno
va spettasse al re, salvo alle cortes il di- de' reduci emigrati, e da qualche altro
litio di petizione. Non potersi imporre che indossava l'uniforme di guardia no
alcun tribulosenzailconsenso delle cor- bile. Invase i conventi de' religiosi e le
tes.QuesteadunanzefuronosoIennemen- chiese che pose a sacco, massacrando
te aperte a'a/j. luglio, e discussero varie tutti i religiosi che incontrava. Ne furo-
leggi. Si applicarono specialmente al de- no principalmente deplorabile vittima i
bito pubblico, che secondo alcuni calcoli conventi di s. Francesco il grande, di s.
ascendeva a 800 milioni di colf ali, e Tommaso, di s. Isidoro de'gesuiti, e quel-
stabilirono regolamenti per liquidarlo in lo della Mercede. Tulio questo impune*
modo che fosse ordinalo nella somma di mente si fece senza chele truppe riceves-
circa 226 milioni; somma ancora enor- sero l'ordine di opporsi a quella crudele'
ine per uno stato le cui reudite non era- e sfrenata moltitudine, ovvero lo riceve-
no diedi 26 milioni. La rivoluzione li- rono quando già sì esecrabili misfatti e-
beraledi Spagna dispiacque naturaimen- rano stati pienamente consumati. Il pre-
te a'sovrani assoluti. L'Austria, la Prus- sidente del consiglio de'ministri Marti-
sia, la Russia e la Sardegna si astennero nez de la Rosa, disse di volere castigare
dal riconoscere la regina; richiamarono i rei di cotanto barbaro attentato. Il cor-
da Madrid i loro ministri, e non vi lascia- regidordi Madrid fu chiamato dalla bar-
rotto che semplici incaricati d'affari per ra a render conto di quegli avvenimenti
osservar l'andamento delle cose. Grego- sacrileghi; ma non appena cominciò a di-
rio XVI che nel i83s avea pubblicato re: Da questo luogo designeiò gli auto-
cardinale il nunzio Tiberi e ve lo avea ri di questo attentato, all'atto nuovo pres-
lasciato sino al 1 834, si astenne auch'egli so di noi, che le tribune e qualche banco
dal mettersi in relazioni diplomatiche col de'deputati alzarono tumultuose voci che
nuovo governo di Spagna: avrebbe non- lo costrinsero al silenzio. Così il deside-
dimeno desiderato che I' arcivescovo di rio del presidente, non ebbe altro effetto,
Nicea,LuigiAmat,cheaveatrasferilodal- chela fucilazione d'un cometa. In tal mo-
la nunziatura di Napoli a quella di Ma- do egli restò istruito, quali conseguenze
ilritl, vi fosse colà riconosciuto pe'soli af- potevano produrre, la legge che proibì-
184 SPA
va l'ingresso de'novizi negli ordini reli-
giosi, e le domande di tutti i titoli di prò-
prietà, fatle alle comunità regolari senza
l'autoriazazione del rappresentante della
s. Sede.Nel i 8i5 Gregorio Wl era sem-
pre più malcontento delle cose di Spagna,
imperocché nell'aprile discutendosi dalle
coi tessul modo di soddisfar l'enorme de-
bito pubblico, s'ideò immediatamente
d'impiegare a tal uopo una parie de'beni
degli ordini religiosi: il ministero avreb-
be desiderato procedete ne'modi cano-
nici; il presidente del consiglio Martinez
de la Uosa osservò che nel i8aoeranvi
in Ispagna 46,000 regolari, nel 1 835 e-
rano ridotti a 3o,ooo,e che lo spirito del
secolo gli avrebbe diminuiti ulteriormen-
te. Intanto potersi limitar la soppressio-
ne a quelle case che non aveano 1 1 indi-
vidui, numero richiesto da'canoni per l'e-
sistenza.Ma nel principiodi giugno il mi-
nistero rinunziò, e ne fu surrogato un al-
tro sol loia presidenza di Torreno,com po-
sto di personaggi meuo circospetti. D'al-
tronde i religiosi erano stati in vari luo-
ghi maltrattati ed espulsi tumultuaria-
mente da' loro chiostri. Da tuttociò ne
venne che la regiua sul rapporto del mi-
nistro di giustizia a' 4 luglio soppresse
i gesuiti, ed a'20 dello stesso mese 7^7
monasteri che non aveano 12 individui
professi. L'i i poi d'ottobre soppresse tut-
ti i monasteri degli ordini monastici e dei
canonici regola ridi s. Benedetto della con-
gregazione Tanagonesedi Saragozza, di
s. Agostino, e de'premostratensi. Tutti i
beni de' monasteri e conventi soppressi
furono posti a disposizione dello stato.
Nello stesso mese il governo proibì a've-
sco vi d'ordinare ecclesiastici sino alla pro-
mulgazione d'un regolamento sul clero,
ed abolì la giurisdizione privilegiata, del-
la quale godevano gli ecclesiastici nel fo-
ro criminale. All'annunzio de' primi di
questi alti, Giegorio XVI giudicò con-
trario alla sua dignità che un suo rappre-
sentai) le,sebbene non riconoscili prestas-
se spettatore di tali cose; quiudi sul line
SPA.
ili luglio richiamò da Madrid mg.1 A-
mat. che colà si tratteneva in attenzione
di poler presentare le sue lettere creden-
ziali di nunzio della s. Sede, e nel 1 837
lo creò cardinale. Intanto profittando il
Papa della circostanza, di non dovere a-
vcr gli antichi riguardi verso la Spagna,
nel 1 83 ~ riconobbe l'indipendenza della
repubblica della Nuova Granata, ricevè
un incaricato della medesima, e poi vi
spedì un nunzio apostolico. Nella biogra-
fia di Gregorio X VI ricordai le allocu-
zioni che pronunziò in concistoro e colle
quali deplorò I' operato del governo di
Spagna a danno della Chiesa. La 1 ,a la re-
citò in quello del [."febbraio! 836, in cui
pure si gravò dell'ingiurie e scelleratez-
ze che si coutinuavanoa commettere nel
Portogallo, contro la podestà e libertà,
della Chiesa, i cui nemici fomentavano
funesto scisma, dovendovi perciò ripara-
re. Per le calamità ecclesiastiche di Spa-
gna, sino allora divotissima alla s. Sede,
dichiarò essersi violali anche in essa i di-
ritti e dissipati i beni della Chiesa, e pro-
mulgate leggi contrarie all'autorità della
Sede apostolica; ed avendo inutilmente
reclamato contro le medesime, lesenten-
ziò nulle e di niun valore. L'allocuzione
fu pubblicata negli Annali delle scienze
religiose, t. 2, p. "2.^5. Il governo di Spa-
gna la dissimulò e prosegui le sue ope-
razioni. A'7 marzo il ministero espose al-
la regina governa trice: La forza della ci-
viltà essere come quella del tempo, e non
potersi ad essa resistere; ambedue crea-
re e distruggere de'bisogni. Gli ordini re-
golari aver un tempo recato insigni ser-
vigi, ed essere stati l'asilo dell'umano sa-
pere, ma non esser più analoghi allo spi-
rilo del secolo. Le propensioni dell'abi-
tudini sociali, il progresso della scienza
e delle arti, l'esigenze della ricchezza pub-
blica^ l'esempio d'altre savie nazioni ri-
chieder la loro soppressione. Di fatti la
regina con decreto del 9 soppresse lutti
gli ordini religiosi maschili, eccettuati solo
i collegi delle missioni per l'Asia, gli sco-
SPA
lopi, e gli ospedalieri benfratclli. Ma ciò
non fu sufficiente a soddisfare i libérali
piìi esaltati : si unirono essi in varie so-
ciet.'i propense a riforme maggiori e an-
che alla repubblica. 11 risultata fu die
scoppiarono di versi tumulti per ristabilir
li costituzione del i 8 i 2. In uuodi essi ac-
caduto alla Graoja o s. Idelibnso, nella
notte precedente ih 2 agosto, fu minac-
ciala la stessa regina, la quale dovè in li-
ne cedere e promulgar quella costituzio-
ne sino all'apertura delle cortes, le quali
avi ebbero poi pronunziato sull'istituzio-
ni da darsi alla Spagna. Nel seguente an-
no fu poscia promulgata una .mova Co-
stituzione, colla quale si modificò in sen-
so alquanto più popolare lo Statuto Rea-
le deh 834- Proseguiva intanto con di-
versi successi la guerra civile, ed alcuni
si lusingavano che fra quelle turbolenze
deliberali, l'infante d. Carlo pretendente
potesse pervenire al trono. In tale stato
di cose il Papa rammaricato per la sop-
pressione degli ordini religiosi, e speran-
do nelle vittorie di d. Carlo, interruppe
totalmente le relazioni diplomatiche col
governo della regina. Era sino allora ri-
malo in Roma ileav. Aparisi, antico in-
caricalo d'aliali della medesima. Laonde
ilcardinalLambruschini segretariodi sta-
to, a'27 ottobre 1 836 gli partecipò: Col-
la pubblicazione della costituzione del
1812, le cose avendo nuovamente cam-
biato aspetto in [spagna, il sauto Padre
non poteva ulteriormente dispensarsi dal
dichiarare, che non potrebbe più lunga-
mente riconoscere presso di se un rappre-
sentante diplomatico dell'attuale gover-
nodiSpagna.All'artieoloSAROEGNA regno,
accennai come il re Carlo Alberto favori-
va energicamente le ragioni dell' infan-
te d. Cai lo borbone al trono diSpagna, se-
condato dal saggio e religioso conte So-
laio della .Margherita 1 ."segretariodi sla-
to pegli allari esteri, già ministro pleni-
potenziario a Madrid, nella quale occa-
sionee nel ri larda lo ricevi mento del nun-
zio Tiberi trattò idi alluri della s. Sede
SPA 1 8 ~>
colla corte sdegnata per la nomina de've-
sco vi per l'antiche colonie spaglinole d'A-
merica. Carlo Alberto tenne per giusta la
causa del virtuoso d. Carlo rappresen-
tante il principio monarchico e leligio-
so, la legittimità, e credette suo interes-
se il sostenerla. Pertanto nel i83 5 accol-
se ospitalmente l'infinta di Portogallo d.
Rf.' Teresa principessa di Beira, vedova
ili il. Pietro infinte di Spagna e cognata
di d. Carlo, cogl'infanti di lui figli il. Gio-
vanni e d. Ferdinando. Il re nutriva le
piii belle speranze per lacausa di d. Carlo
sostenuta dal senno e dal valore del pro-
de Zuinalacareguy, ma scemò assai la fi-
ducia nel trionfo della medesima perla
sua morte avvenuta nel giugno 1 83 5: egli
solo tòrse poteva condurre il pretenden-
te a Madrid. Dotato d'un genio capace
delle più ardite imprese, e d'un coraggio
pari a quello de'più forti guerrieri, avea
senno e prudenza per impedire atti di te-
temerità pericolosa. Non mancavano al-
tri valorosi capitani a d. Carlo, ma era
mancato il genio risoluto di Zumalaca-
reguy; erano discordi fra loro, e il prin-
cipe non poneva in alcuno la sua fiducia
franca rnente,e ad onta delle sue belle qua-
li là e criterio, era sempre incerto. Il con-
te di Villemur ministro della guerra, il
prode Eraso che primo con Ituralde avea
alzalo la bandiera di d. Carlo in Navarca,
l'infausto Maroto che già per disgrazia
del principe si trovava al quartier gene-
rale, pretendevano ognuno il comando
dell'esercito. Il marchese diValdespina e
Zavalacheaveano proclamato red. Car-
lo in Discaglia, erano caduti per bassi in-
trighi : d. Carlo assunse il cornando del-
l'armata in tanta incertezza, nominando
capo dello stato maggiore il general Mo-
reno valoroso, come tutti gli spngnuoli,
zelantissimo della causa monarchica, ma
privo del sommo genio per dirigere così
dillicileimpresamei de la battaglia diMen-
digoria, passò nondimeno l'Ebro e s'in-
noltrò inGastiglia 6ooaPancorbo,ma do-
vette presto retrocedei eeccituiido lecen-
186 SPA
su i*e di tutti gli ufliziali generali, special-
mente <Iel perfido Maroto che già in que'
giorni meditava la catastrofe ili cui fu au-
lore4a«ini dopo. La sua inimicizia couMo-
reno,al quale iiqh volle ubbidir mai,giun-
se al punto che d. Carlo per terminar le
discordie, depose il comando dell'eserci-
to e lo affidò al general Eguiacbeavea
tulle le doti necessarie e avrebbe potuto
condurre felicemente la guerra se avesse-
ro cessato gl'intrighi ne'qnali fu sempre
ti. Cai lo avvolto. Accadde intanto che nel
i 836 la Spagna spedì un nuovo console
aGenova,e la corte ricusò di riconoscerlo
formalmente, dichiarando per altro che
poteva esercitarne le funzioni privata-
niente: il governo spagnuolo usò rappre-
saglie e il commercio ne soffrì moltissi-
mo. In tale slato di cose la corte di Tori-
no, sul principio di maggio 1837 e men-
tre d. Carlo si disponeva a marciare so-
pra Madrid, partecipò a quella ili Spa-
gliatile se al 1. "luglio quelle misure ves-
.sjinti noncessa vano,i bastimenti spagnuo-
li sarebbero esclusi da'porti sardi. Allo-
ra il governo spagnuolo dicbiarò,che per-
sistendo la Sardegna nella sua condotta
ostile verso la regina Isabella li e la cau-
sa della libertà spagnuola, ordinava che
tutti i suoi porli fossero chiusi alla ban-
diera sarda, ed i consoli e viceconsoli ces-
sassero dalle loro funzioni anche priva-
tamente. Sospettandosi che la Sardegna
soccorresse apertamente ed efficacemen-
te il pretendente, l'Inghilterra partecipò
al gabinetto, che in caso di ostilità i basti •
inenti inglesi avrebbero difeso le coste di
Spagna. La condotta della corte sarda ne-
gli affari diSpagna la difese lo stesso conte
Solaro nei suoMemorandum.Quesù rac-
conta che il prodeSaa vedrà conte d'Alcu-
dia, già ministro degli affari esteri diFerdi-
nando VII, fu zelante e attivissimo agen-
te di d. Carlo, il quale fu circondato nel
suo cani [iodi Discaglia da prodi generali
etla consiglieri zelanti, però affatto al buio
de'negozi di stato,delle teorie diplomati-
che e del modo di trattare colle altre cor-
SPA
ti per rendersele favorevoli: più lardi Er-
ro, Gioacchino Abarca vescovo di Leon
e delegalo della s. Sede, l'arcivescovo di
Cuba noto come p. Cirillo Alarneda dei
minori osservanti, lo raggiunsero al quar-
tiere reale, ma in sul principio non un so-
lo uomo di slato fu al suo fianco. Rimar-
ca il conte Solaio, che se d. Carlo assal-
tava Madrid l'esito sarebbe stato felice,
poiché i cristini esterrefatti già titubava-
no, e i cartisti della città erano pronti a
unirsi al sospirato sovrano. Nel 1837
quindi più che mai Carlo Alberto, dopo
la costituzione di Spagna, manifestò la
sua adesione alla causa di d. Carlo, che
divideva 1' attenzione dell'Europa colla
corte della regina, tenendolo il re sardo
quale legittimo successore di Ferdinan-
do VII, a fronte delle contrarie osserva-
zioni d'Inghilterra, e del mal umore che
mostrava per tal contegno il gabinetto
francese diLuigi Filippo. NondimenoCar-
lo Alberto dal conte Solaro fece insiste-
re per la ricognizione dell'infante d. Car-
lo (piai re diSpagna, specialmente a Vien-
na, la qual corte per favorire il preten-
dente non voleva crearsi difficoltà a Lon-
dra e a Parigi, ed il principe di Metter-
meli colla sua facondia persuase il zelan-
te conte d'Alcudia, che la riconoscenza
delle corti avrebbe maggiormente ina-
sprito que' due gabinetti, e gli avrebbe
eccitati a prender parte più attiva nella
guerra civile. Il conte Solaro fu di con-
trario avviso, ritenendo die il riconosci-
mento di d. Carlo per re avrebbe reso più
guardinghi i due gabinetti, e agito mo-
ralmente sullo spirito degli spagnuoli in
di lui favore. Riuscite vauetali premure,
non si potè vincere le fredde considera-
zioni d'una politica di aspettativa. Carlo
Alberto mandò sussidii a d. Carlo, nel-
l'attitudine franca e decisa adottata ver-
so la Spagna ; l'imperatore delle Russie
trovò ardito tal contegno, ma noi disap-
provò ; la Prussia somministrò segreta-
mente qualche somma di denaro per la
guerra all'infante, che malgrado gli sfor-
SPA
/i dc'navarri, e de* popoli di Guipuscoa
e ili Boscaglia, era sempre bersaglio della
discordia tra'suoi. Per questa i generali
cartisti non potevano trarre profitto dal-
le fazioni, iti cui riuscivano vincitori con-
tro i erisimi allora comandati dal gene-
ral Cordova. Nel maggio 1 83(3 era stato
ucciso nella linea di s. Sebastiano il valo-
roso generale callista Segastibelza in un
combattimento contro gli anglo-ispani.
Eguia combattè con vario successo con-
tro Cordova, e sebbene avesse mante-
nuto l'onor delle armi, gli fu tolto il co-
mando. Fu dato all'altro valoroso gene-
rale Villareal, ma eguali circostanze ne
paralizzarono io zelo, i talenti militari, il
valore; si spedirono da d. Carlo i genera-
li Gomez ■ Garda, ili.° a sollevar le A-
sturie e la Calizia, il 2. "con Ualinaseda
nella Castiglia ; ebbero luogo vari fatti
d'armi, ma nessun serio risullamenlo.
Villareal mentre assediavaBilbao fu scon-
dito da Esparlero, che occupò le sue po-
sizioni, liberò quella città e die un gran
tracollo alla causa di d. Carlo. Il general
Maroto, che avea avuto il comando dei
cartisti in Catalogna, fu pure sconfitto e
obbligato a ritirarsi in Francia. E' d'am-
mirarsi come fra tante disgrazie pur si
mantenesse in armi il partito dell'infante
d. Carlo, e la sola costanza del carattere
spaglinolo può spiegarlo. Per tanta dispe-
rata resistenza a fronte di così dure prove,
la causa avrebbe trionfato se vi fossero
stali meno raggiri, meno dispute e discus-
sioni al campo reale; se d. Carlo diffidan-
do meno di se e di lutti, avesse coman-
dato da re e con fermezza. ÌN'el gennaio
1 837 tolse a Erro il ministero universa-
le e nominò vari ministri, il principale dei
quali fu A barca vescovo di Leon, prelato
di gran merito, ma anch'egli non propor-
zionato all'altezza de'lempi per superare
le difficoltà e le macchinazioni degl'intri-
ganti.! I coniando dell'esercito ila Villareal
fu trasferito all'infante d. Sebastiano nipo-
te di d. Carlo e figlio della principessa di
Beira, Il generale Eguia per sospetto fu
SPA 187
carceralo, e l'infinite il. Sebastiano con
molto valore nella battaglia <l ( )i i.unen-
di riacquistò quantoerasi perduto da'ear-
listi nella linea di s. Sebastiano. In pari
tempo fu presa la risoluzione di portar
la guerra in altre provincie e di avanza-
re nel cuore della monarchiajse fosse siala
condotta sino al termine con quell'ardore
con cui s'intraprese, poteva assicurare il
successo. Quindi d. Carlo, coli' esercito
comandato dal degno nipote, entrò in A-
ragona, ove si guadagnarono le segnalate
battaglie d'fluesca e Barbastro; nella i.a
i generali ci istilli Leone li ribaren furo-
no sconfìtti e uccisi, e nella 2.a la legiou
francese ebbe egual sorte. Questi due fat-
ti diedero gran credito al giovane capi-
tano l'infante d. Sebastiano, che provò
valore nella mischia e senno nelle dispo-
sizioni,affidandosi a 'consigli di Villareal;
quindi sebbene non trionfò nella batta-
glia di Guixona, riuscì ad unirsi al cele-
bre Cabrerà. Questi semplice studente di
teologia quando cominciò la guerra civi-
le, allorché si alzò lo stendardo di d. Car-
lo colle guerrillas che presero le armi io
Catalogna, die tali prove di se, che non
rimase dubbio d'essere un novello eroe,
e ili.°dopoZumalacareguy,che avrebbe
potuto porre sul trono il suo signore, se
avesse avuto la suprema autorità. L'in-
lànteeCabrera,dopo alcuni gloriosi com-
battimenti mossero verso Madrid e iriun-
o
suro fino alle porte della capitale atter-
rita e senza difesa; Espartero coll'eser-
cito trovavasi assai lontano, scarso era il
presidiojla guardia nazionale di non gran-
de aiuto. Dopo essere stati due giorni sot-
to le mura senza assaltarle, d. Carlo die
online della ritirata, ricevuto con isdegno
dal fremente e prode Cabrerà, con dolore
di tutto l'esercito. Il general Zariategui,
altro valoroso carlista, marciando in Ca-
stiglia, prese Segovia, occupò Vagliado*
lid, e minacciò pur egli la capitale;fu quel-
lo il più bel momento di (5 anni di guer-
ra, ma fu perduto. Cabrerà sdegnato tor-
nò con parte dell' esercito nel regno di
, SS SP A S P A
Valenza, ove essendo sotoavea maggior che pativa In Chiesa, ogni maniera d'ir*
speranza ili mantenervi la causa. U. Cai-- religione, le declamazioni contro il supre-
lo si unì a Zariategui, e dopo vari incon- mocapo della Chiesa, l'empie bestemmie
tri più o meno disastrasi coli armata ne- ereticarlo scisma che propagavasi; esor*
mica, passò l' libro e tornò nelle provin- tando il clero al zelante suo ministero, i
ciesenzaaver tiattoalcun prolìttodiquel- popoli all'osservanza della divina legge,
Ja spedizione si bene cominciata e si ma- a venerare la Chiesa, alla penitenza, on-
le abbandonata. In Arciniega, per dis- de ottenere da Dio sdegnato che dissipas-
graziata fatalità, d. Carlo per consiglio se la tempesta che minacciava sommer-
tli alcuni malevoli, tolse il comando a gere la Spagna nell'orrendo caos dell'era-
il. Sebastiano ; i generali Villareal, Za- pietà e dell'anarchia; ed acciò il re Carlo
riateguie Elio, che tanto eransi distinti, Y rassicurato sul trono, colle sueesem-
caddero in disgrazia, ed egual sorte toccò plari virtù ristabilisse la concordia, la pa-
a <piasi tutti gli altrijaGuérguè fu dato il ce, l'ordine, la tranquillità de'popoli sot-
eomantlo supremo dell'armata. Osserva to gli auspicii della B. Vergine; ingiungen-
ti conteSolaro,che non si comprende co- do a'parrochi che questa pastorale esor-
tile in mezzo a tanto disordine siasi con- tazione la pubblicassero aU'cIfertorio del-
tinuatoa combattere in varie parti, e die la messa popolare. Neil 838 continuò il
se ciò prova il valore e la lealtà de' na- re di Sardegna a sostenere la causa di d.
Tarri e alavesi, de'guipuscoi e Discaglia- Carlo, la cui rovina a gran passi andava
ni, superiore a tutte le male sorti, è un incontro, non per vicende sgraziate di
pianto il pensare come siasi tanto teso- guerra, che anzi molti furono i fortunati
rodi virtù sprecato, tanto sangue imi- combattimenti, ma perchè resero nullo
lilmente sparso. Carlo Alberto conside- il valore de'soldali e le vittorie de' duci
rancio la questione colla Spagna essere quelli che circondavano d. Carlo a Estel-
questione sarda, non die peso allo sdegno la sua residenza nella Navarro, già capi-
di lord Palmerston e alle officiose rimo- tale del piccolo paese di Mirindada d'E-
stranze di Luigi Filippo per pacificarlo stella. Si segnalò in quest'anno Cabrerà
col governo di Madrid, ed oltre i pecu- nel regno di Valenza e in Aragona; libe-
niari soccorsi a d. Carlo, die sicura e ono- rò la piazza di Morella valorosamente di-
revole ospitalità agli spaglinoli emigrati fesa dal cartista conte Negri, sconfisse piìi
per la causa di d. Carlo, a'quali sommici- volte i cristini. Intanto ad Estella si fi-
stiava annue lire 5o,ooo. Sembra che an- chiamavaMaroto,cheda Francia era pas-
co l'immortale Francesco IV duca diMo- sato in Torino, per porlo di nuovo alla
dena, propugnacolo dell'ordine e della le- testa dell'armata; si faceva il processo ai
giubilila, a sostenimento di questa abbia migliori generali, si condannava a mor-
contribuito aiuti allo sfortunato principe, te Elio e Zariategui, però salvati da'cla-
ed ospitò generosamente i suoi fidi. A'^3 mori dell'esercito; nessuna misura si a-
novembre 1837 il vescovo di Leon qual dottava onde trarre a buon fine l'impre-
ministrodi sua maestà cattolica Carlo V, sa, mentre si trattava del trono di Spa-
e delegalo speciale della s. Sede per eser- gna. Si sperava che le discordie, gì' in-
citare l'ecclesiastica e ordinaria giurisdi- trighi e le persecuzioni terminerebbero
zione uelle provincie soggette alle armi quando a'20 ottobre in Aspeitiad. Carlo
del re, emanò una commovente e dotta sposò la sorella della defunta consorte, la
pastorale al clero secolare e regolare, e a principessa di Beira sorella di d. Michele
tulli i fedeli abitanti delle medesime prò- di Portogallo, donna d'animo risoluto e
vincie. In essa deplorò le calamità della impaziente di salire il soglio. Aveva il re
nazione spago uola, gli oltraggi e i mali d. Carlo presso di se l'arcivescovo di Cu-
SPA
ha, già sotto Ferdinando VII col vesco-
vo di Leon e il duco deU'Iufautado so-
stegno della causo monarchica, uomo di
stato, distinta per Unni, scaltrezza e di-
rittura di giudizio; ina il suo senno non
poteva vincere la fatai congerie di fune-
ste circostanze clie doveano perdere d.
Carlo. L'attitudine del re diSardegna non
avendo variato, diede luogo all' Inghil-
terra di adottar contro di lui misure qua*
si ostili, riguardando tuttavia il trattato
della quadruplice alleanza con costituire
un'alleanza offensiva e difensiva per guer-
reggiar le potenze avverse alla Spagna,
ognuno potendo impegnarsi a sostenere
i diritti did. Cai lo. La sua causa nel i b'3f)
camminò rapidamente verso la catastro-
fe che poi la spense, sebbene non cessava
Cailo Alberto dal favorirla, sempre spe-
rando migliore risultalo se assistito; men-
tre le altre corti, tranne Francia e Inghil-
terra che attivamente sostenevano la re»
gina Isabella II, serbavano inazione e
guardavano con indifferenza, almeno ap-
parente, gì' interessi di d. Carlo, degno
di miglior sorte e della corona, la causa
del quale consideravano disperata. Dal
quartiere generale l'arcivescovo di Cuba
eccitò il re di Sardegna a passi risoluti,
a pronunziarsi decisamente, ed indurre
le altre corti a dar eflicace aiuto a Car-
lo V suo re. Il conte Solaio rispose, che
poco pote\asi sperare dalle potenze raf-
freddate vedendo sempre la guerra ri-
stretta in poche provincie e condotta con
tanta fiacchezza. Essere indispensabile u-
scire dallo stretto circolo nel quale si e-
rano mantenute fin allora le operazioni
dell'esercito; essere indispensabile mar-
ciar avanti; se mancavano mezzi pecunia-
ri, ricordassero che secondo Macchiavel-
lo non mancò mai l'oro a'soldati che san-
no maneggiar il ferro. La causa essere spa-
gnuola; quanto meno si calcolerà sopra
aiuti slranierijtanlo più gloriosa sarà l'im-
presa; far d'uopo non solo di valore, ma
d'unione per conseguire il trionfo. Non
era possibile che si facesse profitto di tali
SPà 189
consigli, le cabale erano incessanti, la di-
scordia cresceva fra'generali; in due [far-
ti divisa la corte, .starnili i popoli, la dif-
fidenza si rese universale. L'inutilità dei
tentativi fece sorgere nell'esercito carti-
sta un partito, che disperando ormai del-
la vittoria, desiderava una transazione
co'nemici. Capo di essa divenne il gene-
ral Marolo, che comandava nelle provin-
cie Lasche di Guipuscoa, Discaglia e A-
lava, il quale colla proclamazione che
pubblicò fece comprendere che d. Carlo
piìi non comandava, ch'egli era in balia
d'una fazione. Il traditore Marolo, pri-
ma di vendere il suo re Carlo V, i suoi
partigiani e il proprio onore, a' 1 7 feb-
braio di propria autorità e servendosi del
nome di d. Carlo, in Estella, perciò dive-
nuta rinomata, fece crudelmente fucila-
re i generali Garcia, Guerguè, Sanz, Car-
mona, e l'intendente Uriz, come suoi po-
tenti avversari a quanto meditava, con-
siderandoli per congiurati. Due giorni
dopo altre vittime furono sagrilìcate dal
suo furore; allora d. Carlo lo dichiarò tra -
ditore, e gli tolse il comando : ma egli
audacemente sedusse 1' esercito, ed ag-
gredì il quartier generale. Spaventalo d.
Carlo, con nuovo decreto giustificò il ge-
neral Maroto, gli conservò il comando,
ordinò che si cancellasse e bruciasse l'an-
teriore decreto; per sua maggior sciagu-
ra allontanò da se il vescovo di Leon, A-
rias Texeiro, e gli altri ministri invisi a
Maroto, in cui balìa. pienamente si pose.
Maroto era in rapporto col general ne-
mico Espartero, e cede senza combattere
le posizioni più vantaggiose ; i leali difen-
sori di d. Carlo presentirono la consuma-
zione del vicino tradimento; gli uni si av-
vilirono, altri si sollevarono indignali;
cadde il prestigio dell'autorità, la confu-
sione crebbe. Frattanto i cristini riporta-
rono considerevoli vantaggi in vari luo-
ghi^ specialmente 1*8 e 1' 1 1 maggio a Ra-
malesed aGuardamino. Per tali successi il
general Espartero loro comandante ebbe
il titolo di duca della Vittoria, e la causa
, go S P A S P A
di d. Carlo si tenue da tutti crollala eco- fé liberò il re Carlo Alberto ila ogni sem-
ine perduta. Erano io tale slato le cose, polo di delicatezza che ancor poteva ri«
allorquando a'3l agosto l83g in Verga- tenerlo dal terminar la vertenza col go-
ra,borgodellaGuipuscoa già famoso per- verno di Madrid, col convenire alla neu-
cbè nel i 7G4 vi si formò la 1 .' società pa- tralità di fatto fra le parti belligeranti in
triottica di Spagna, sottoscrissero Espar- Ispagna, inclusivaruente in Catalogna e
trio e l'infedele Maroto una convenzio- in Aragona, quidal valoroso Cabrera.co-
ne per terminare la guerra civile. Si sta- là sostenuta la causa perduta di d. Carlo
bili in sostanza, che il 1 .° proporrebbe al- dal disgraziato conte d'Espatfa. L'animo
le cortes la concessione o la uiodificazio- del re di Sardegna fu nel resto costante,
nede'privilegiYcterOi delle provincie I>a- e non cessò di dar più tardi ancora prove
sebe; gli affittali delle truppe comandate del suo alleilo per lo sventurato princi-
da Maroto riconoscessero la regina Isa- pe. Si recarono successivamente in Pie-
bella Il e conservassero i loro gradi, col- monte distinti spagnuoli che aveano so-
la facoltà di servire odi ritirarsi alle lo- slenuta la causa di d. Carlo, l'arcivesco-
rn case. Maroto, qual altro Giuda e onde vo di Cuba, il vescovo di Leon, i gene-
il suo nome diventò sinonimo, ebbe una rali Elio, Zariategui, epute Negri, Maza-
fòrte somma di denaro per premio delauo rasa e molti altri, tutti gentilmente ac-
nero e riprovevole tradimento! A tali colti e consolali in quanto era possibile
macchinazioni non fu straniero il gabi- nella loro sventura. Ma il prode e gene-
netto di Luigi Filippo, col quale l'inde- roso conte di Espan'a, ferito vilmente da
guo Maroto era in corrispondenza segre- mano traditrice di sicario prezzolato, tro-
ta. 11 conte Solai o, nel dicbiarare di non vò nella fiumana del Segre la morte, do-
trovare parole abbastanza efficaci per e pò aver sostenuto la causa di d. Carlo in
sprimere l'orrore di quanto fece questo Catalogna. Quanto all' invitto Cabrerà,
perfido, senza ombra di sentimento di che con un altro esercito callista di cir-
leallà ed'onore,convieneperòcheal pun- ra 25, 000 uomini di fanteria e 2000 di
to in cui erano le cose, non v'era che sce- cavalleria, oltre d' un forte corpo d' ar-
gliere fra nuovesceuedi sangue e la tran- tiglieria, combatteva animoso neh' A-
sazione clie obbligò d. Carlo a fuggire in ragona, continuò la guerra sino al lu-
Fraucia. Osserva inoltre, che un altro più glio del i84o, e poi ritirassi anch'esso in
animoso avrebbe forse tentato con alcu- Francia con circa r5,ooo uomini. In se-
ni battaglioni fedeli di correre in Arago- guito con ardimento rientrò in Ispagna,
na per riunirsi a Cabrerà, ma d. Carlo non e potè formare un nucleo ili cai listi, con
osi) e non osarono i generali fedeli ch'era- molti capobande di essi chiamati cabe-
110 presso di lui, giàdisperando della cau- cillas, i quali capitanavano delle guerril-
sa. A' l4 settembre d. Carlo, divenuto las9 e perciò riunì considerevoli forze :
impotente a contenere il traditore Ma- combattè nell'Aragona, nellaCatalogna e
roto e i suoi seguaci, entrò in Francia con in altre contrade, occupando diversi luo-
11110 sqtiadronee G battaglioni ch'erangli ghi e qualche città. Il governo fece com -
rimasti fedeli. Questi deposero le armi, battere Cabrerà, i cabecillas, ed anche
ed esso fu mandalo colla moglie priiici- delle bandecarlisterepubblicane, da'ge-
pessa diBeìra,e col primogenito l'infan- nerali Oribe, Lersundi, Tìribe e altri con
te d. Carlo Luigi che a vea dichiarato prin- forze imponenti. Nel 1848 Cabrerà edi-
cipe dell'Asturie, a Bourges, ove fu rile- versi altri capi sotto i suoi ordini, rien-
gato quasi prigione del re de'francesi. Ve- Irati in Catalogna, e proclamando Car-
dasi l'opuscolo intitolato: Défi porle aux lo VI, ancora tenevano agitale alcune
fllaiotislcs, Paris 1 84 1 . Questa calasti o provincie ; successivamente le bande fu-
SPA
rono distrutte o disperse, altre si solto-
misero,altre emigrarono, Per quanto ho
potuto sapere, ora Cabrerà, sempre fede-
le u'.Miui pi 'incipit, continua a vivere ri-
tirato dall'esercizio delle armi, e si crede
che viva a Londra in Inghilterra, aven-
do sposato una ricca inglese, la virtuosa
Marianna de Richard. Equi pei' termi-
nare «pianto riguarda d. Carlo aggiunge-
rò, che questo principe a' i 8 maggio 184^
in Bourges , per insinuazione del Papa
e di altri sovrani, rinunziò i suoi dirit-
ti alla corona di Spagna al suo primo-
genito, e partì per I' Italia ai 17 luglio,
prendendo il nome di conte di Molina
(già portato dall'imperatore Carlo V, e
da altri re), nome d'una città d'Arago-
na e capoluogo d'una signoria reale, in-
di stabilendosi a Trieste. L'infante d. Car-
lo Luigi, dopo aver accettato in Bourges
la rinunzia de'paterni diritti, assunse il
titolo di contedi Montemoliu (questo ti-
tolo, come quello assunto dal genitore,
sembrano avere qualche importanza sto-
rica, non avendovi i principi alcuna pos-
sidenza o diritto particolare), luogo di
Spagna neH'Estremadura,enel 1 85o spo-
sò la sorella del re delle due Sicilie e del-
la regina M.a Cristina, la principessa Ma-
ria Carolina, e dimora in Napoli. L'atto
matrimoniale, l'infante d. Carlo Luigi lo
stipulò intitolandosi re di Spagna, col
detto nome di Carlo VI, per cui la corte
di Madrid fece alcune rimostranze. Egli
viene nella ricordata metropoli stimato
e ammirato, per le sue egregie doli, in uno
alla saggia moglie. Gli altri due iìgli di
d. Carlo, gl'infanti d. Giovanni e d. Fer-
dinando, uel 1 84 1 recandosi a Modena,
furono in Roma (come riporta il n.° 96
del Diario di Roma) paternamente ac-
colti da Gregorio XVI, ed ili." nel 1 847
sposò l'arciduchessa M." Beatrice di Mo-
dena, come registrai in quell'articolo, e
perciò di venne cognato del con tedi Cham-
bord, ed è divenuto padre di due prin-
cipi infanti.
Terminata la guerra civile di Spagna,
STA 191
i modci ali attendendo a ordinare lo sta-
lo, rivolsero specialmente l'attenzione a
restringere l'autorità municipale e pro-
vinciale , che spesso inceppava il potere
sovrano. Le coi tes discussero e dopo mol-
to contrasto votarono su di ciò una leg-
ge, e la regina reggente a' 1 4 luglio 1840
la sanzionò. Ma i partigiani dell'opinione
contraria erano ancora molti e potenti,
ed alla loro testa vi era o si mise Esperie-
10. Ne derivarono tumulti in Barcellona,
dove la corte si era recata nel giugno, ed
in Madrid, e gli sconcerti divennero così
gravi che la regina reggente non potè re-
primerli. Non volendo però agire contro
i propri sentimenti, a' 1 G settembre nomi-
nò lo stesso Es parlerò presidente d' un
nuovo consiglio di ministrila'] a ottobre
rinunziò la reggenza. Partì quindi dalla
Spagna, e recossi a Marsiglia, dove pub-
blicò un manifesto, col quale rammentò
agli spagnuoli le utili riforme che avea
introdotte: con essa emigrarono vari per-
sonaggi noi a hi li. Quindi sul fine di dicem-
bre passò aRoniUjOssequiòGregorioXV 1,
e vi si trattenne sino alla primavera del
1841 , epoca in cui si trasferì a Parigi.
In tale anno Espa riero fu dalle cortes e-
letto a reggente del regno. Nello stesso
1841 Gregorio XVI riconobbe Maria II
regina di Portogallo, dopo convenzione
di riconoscerei vescovi nominati da d. Mi-
chele, e altro. Intanto sempre più dispia-
cevoli al Papa divenivano le cose di Spa-
gna. Il governo avea esteso alle provincie
Basche, recentemente sottomesse, i decre-
ti già pubblicati nelle altre, circa la vi-
gilanza de'magislrati sopra coloro che a-
spiravano agli ordini sagri, acciò solo in
casi rari vi fossero promossi; sulla sop-
pressionedegli ordini religiosi e sulla ven-
dita all'asta de'beni ecclesiastici, compre-
se le fabbriche delle stesse chiese unite ai
conventi, il tutto a favore del fisco. Avea
inoltre preparato un progetto di legge
nelle cortes per far stabilire dalle mede-
sime la secolarizzazione di tutti i beni del
clero secolare, fissandogli mercenari as-
i02 SPA
segnamenti sul pubblico tesoro di preca-
rio stipendio. A vcii eziandio cominciato
a nominare vescovi alle sedi vacanti, fa-
cendo poscia conferire a loro le facoltà di
vicari dai rispettivi capitoli. Fuvvi tra
questi un canonico di Siviglia nominalo
nel precedenteanno vescovo diMalaga,ed
essendovi stato relativamente a ciò qual-
che contrasto e per le sue prave dottrine,
egli ricorse dal tribunale dell'arcivesco-
vo di Siviglia a'tt'ibuoali laici, i quali pro-
nunziarono iridi lui favore, ripi istillan-
dolo al governo di Malaga. Giuseppe Ra-
mirez de Arellano vicegerentedella nun -
zial ma, che risiedeva in Madrid, reclamò
contro l'intervento di giudici secolari in
una causa ecclesiastica. Il risultalo fu che
il governo locacelo dalla Spagna e sop-
presse il tribunale apostolico della rota
ecclesiastica spagnuola , che in Madrid
giudicava alcune cause e concedeva al-
cune dispense, per le quali altrove si ri-
corre in Pioma,al modo detto in princi-
pio. 11 Papa nel concistoro del i /marzo
si lamentò e querelò dell'operato, e de-
plorò altamente tali innovazioni , e di-
chiarò nulli i deci eli per le medesime pro-
mulgati, contro i diritti e in oltraggio del-
la Cinesi, conculcando altresì quelli del-
la s. Sede, chiamando cielo e terra in te-
stimonio di tante violenze e laicali usur-
pazioni, che luttequanle riprovòcon au-
toiità apostolica, tanto le commesse dal
governo di Madrid,che da qualunque dei
magistrati inferiori. Scongiurò nel Signo-
re gli autori degli stessi decreti,che si glo-
riavano col nome di figli della chiesa cat-
tolica, a dischiudere finalmente gli occhi
sopra le piaghe recalea questa madre he-
neficenlissima. Ricordò loro le censure e
pene spirituali, colle quali le costituzio-
ni apostoliche e i decreti de'concilii ecu-
menici percuotono gli usurpatori de'di-
rilli ecclesiastici neh' allo stesso dell' ti*
siupazione, ed avessero una volta coni-
passionedell'anima loro da cosiffatti vin-
coli invisibili serrata. In pari tempo, vi-
vamente si congratulò cogli arcivescovi
SPA
e vescovi delle Spagne per la pastorale
cura, ond essi, o rimasti nelle loro dioce-
si, o forzali ad uscirne, quasi lutti dili-
gentementesi adoperavano in difendere,
quanto era per loro, la causa della Chie-
sa. Rese eziandio le dovute lodi al clero
fedele, che non onmiise d'impiegar vigo-
rosamente in ciò lotte le sue fatiche. Lo-
dò per simil modo il popolo stesso , che
nella sua più granile maggioranza persi-
sleva nella sua antica riverenza a' vesco-
vi ed a'pastori subalterni canonicamente
istituiti. Questa zelante allocuzione fu
pubblicata nelsupplimenlodel n.°2 i del
Diario di Roma i 8.j i ,e dagli A tinnii i/el-
le scienze religiose, t. ìi, p. iZ'j. Il go-
verno di Spagliasi offese fortemente di
tale allocuzione. La considerò erronea-
mente più civile che ecclesiastica. La di-
chiarò altamente offensiva alla nazione,
attentante all'autorità sovrana del regno,
e turbante l'ordine, la quiete e la tran-
quillità de'popoli. Pubblicò poi a'3o lu-
glio un manifesto, diretto a giustificare
la sua condotta. Non mancò di far eco al
governo la stampa sbrigliata, e al mani-
festo scritto da d. Giuseppe Alonso, per
cui nello stessoi 84 1 fu pubblicato in To-
losa l'opuscolo interessante: Dcladoctri-
ne, des droits, dea mallieurs de V Eglisc
d' Espagne el des circoli stances qui ont a-
tnenéU ajjaiblissement et la mine du poti-
voir roy al pour la dee ad enee de la na-
ilon j ou l'Allocidìon de N. T. S. P. Gre-
goire XEJ du 1 CTmars 1 84 1 .« vengce des
dcclamations liypocriles etcaloinnieuses
du HJanifesl public au noni du gouver-
neinent espagnol, et signé par d. Joseph
Alonso, ministre de gràce et dejustice,
le 3o juillel de la vicine anneej par le
prie Magia Fcrrere de l'ordrede Notre
Dame de la Merci de Tarragonne. Nel
1 842 crebbero i disgusti tra la s. Sede e
la Spagna, imperocché a'20 di gennaio
il dello ministro di grazia e di giustizia
rappresentò alle cortes, che da rj anni il
Papa per motivi politici trascurava le co-
se ecclesiastiche di quella nazione. Pio-
SPA
poneva pertanto un'idea di legge per re-
golatele relazioni col Papa. Conteneva es-
sa che allatto non si ricorresse ulterior-
mente a Udina per dispense, grazie o isti-
tuzione de' vescovi. Rispettando però nel
l'apa la qualità di centro dell'unità del-
la Chiesa, si desse corso a tutte le comu-
nicazioni aventi un tale scopo. Ma queste
dovessero tutte essere inviate per mezzo
del governo, il quale le esaminasse, per
verificare se erano di tale classe: quelle
che non Io fossero, sarebbero state tratte-
nute. Conosciuta tale idea di legge, Gre-
gorio XVI a'aa febbraio pubblicò il bre-
ve apostolico, Calholicae religionis cau-
sa, nel quale deplorando i mali ecclesia-
stici di Spagna, per difesa della cattolica
religione energicamente specificò: Esser-
si giunto a tale empietà, che con diabo-
lica malizia si era proposto alle cortes un
esecra ndro progetto di legge, il quale a-
vea per iscopo d'abolire affatto la legit-
tima autorità ecclesiastica, e si adottava
la detestabile opinione, che la podestà lai-
ca dovesse dominare sulle chiese e sulle
ecclesiastiche cose. Si stabiliva altresì nel
progetto,chedalIa nazione spagnuola non
debba aversi alcun riguardo alla s.Sede,
che sia interrotta ogni comunicazionecon
essa per qualsivoglia grazia ecclesiastica,
e che debbano punirsi i trasgressori. Si
propone pure, che le bolle e altri rescritti
dati dalla medesima s. Sede senza esse-
re domandati, non solo non si osservino,
ma vengano consegnati al governo, e sia -
no puniti coloro che noi facessero. Si vuo-
le ancora che gl'impedimenti matrimo-
niali vadino sottoposti a'vescovi del re-
gno, finché il codice delle leggi civili non
abbia stabilito le differenze fra il contrat-
to del matrimonio e il sagramento; che
non sarà giammai ricevuto nunzio o le-
gato della s. Sede, con facoltà di conce-
dere grazie o dispense benché gratuite.
Si toglie pure l'inviolabile diritto al Pa-
pa di confermare o rigettare i vescovi e-
letti di Spagna, e perciò sono espulsi dal
regno i sacerdoti destinali a qualche chie-
VOL. LXVIII.
SPA 193
sa che ne domandassero la conferma, o
la spedizione delle bolle, come i metropo-
litani che facessero istanza pel pallio. E
quantunque si asserisca a parole essere il
Papa il centro della Chiesa, non si lascia
a lui comunicazione alcuna senza permes-
so e saputa del governo. In questo gra-
ve sconvolgimento adunque della religio-
ne cattolica in (spagna, avere stabilito di
rivolgersi alle preghiere della chiesa uni-
versale. Perciò, mentre riprovava ed an-
nullava tutti gli atti sino allora promul-
gati dal governo di Madrid, contro i di-
ritti e la dignità della chiesa e della s. Se-
de, e specialmente il progetto di legge so-
pra esposto, e di niun valore li dichiara-
va, instanlemente pregava e supplicava
tutti i patriarchi, primati, arcivescovi e
vescovi dell'orbe cattolico, e più parti-
colarmente i vescovi dello stato pontifi-
cio, affinchè, unendo le loro alle sue la-
grime, si studiassero unanimemente di
placare l'ira divina e d'implorare la mi-
sericordia di Dio onnipotente per la mi-
sera nazione spagnuola, e con tutto l'im-
pegno ne infiammassero ad assidue ora-
zioni il clero e il popolo alla loro cura af-
fidato. Concedeva a tutti i fedeli che fer-
vorosamente pregassero per la suesposta
causa, l'indulgenza plenaria in forma di
giubileo, con quanto è prescritto nel di-
gnitoso e commovente breve del padre
comune de'fedeli,che desidera la conver-
sione de'figli traviati e la loro eterna sa-
lute, e che alla Spagna vengano abbre-
viati i giorni di tentazione. Il breve fu
pubblicato colle stampe, ed anche inseri-
to nel supplì mento del n.° 1 6 del Diario
di Roniai 842, e negli Annali citati 1. i4,
p. 86. I vescovi con religioso impegno
corrisposero all'invito del sommo Ponte-
fice,e perciò emanarono bellissime pasto-
rali e notificazioni. Tuttaquanla la Chie-
sa pregò Dio per la Spagna, perchè la sol-
levasse dall'infelice e misera condizione
in cui giaceva. A p. 284 di detti Anna-
li, nel riportare un articolo sulla dotazio-
ne del clero, dell'egregio giornale di Ma-
i3
i94 SPA- SPA
tirici,/7/ Catolko,^ deplorano i mali (ieri- nò un ministero, composto ili faziosi tur*
vati dall'atto rapace del latrocinio de'be- Indenti e noli in modo sfavorevole al pub.
ni di chiesa, e per aver cosi ietto il clero blico. Quello scioglimento e tali nomine
ad accattar dal governo l'elemosina pel irritarono la nazione, e produssero una
suo sostentamento. I benemeriti e intre- sollevazionegenerale nelle provincie.Nar-
pidi compilatori del giornale, // Catto- vaez, di giù noloper audaci imprese mi-
lico di lì/adrid, lodevolmente spiarono li tari nelle guerre contro i callisti, e poi
e posero al giorno le macchinazioni del- emigrato in Francia, all'annunzio della
la già perfida congrega dell' accademia sollevazione partì da Parigi, e si credette
di scienze ecclesiastiche in Madrid, col- con poderosi sussidii della regina M.'1 Cri-
la rpiale guerreggiarono animosi, e ne stina. Prese il comando delle truppe in-
infrenarono la baldanzosa arroganza. E sorte nella parte orientale della peniso-
poichèqui ho fatto onorata menzione di la, e a'^4 luglio entrò tranquillamente a
un eccellenlegiornale spagnuolo, propu- Madrid. Esparterocollepochetruppe che
gnatore de' diritti della Chiesa e del suo per qualche tempo gli rimasero fedeli si
clero, mi piace ricordare ancora l'elogio recò nell'Andalusia: quivi sul fine di lu-
che di altro nel t. e), p.4^2 de'medesimi glio bombardò inutilmente Siviglia che
Annali i\ legge, cioè del giornale religio- non volle riceverlo, e poi fuggì a bordo
sodi Darcellona, intitolato: La Religion, d'un bastimento inglese e ritirossi a Lon-
periodico filosofico, historicoy litetario. dia. Intanto dalla nazione si elessero de-
Appena il ministro di grazia e giustizia iu putati per la maggior parie moderati, e
Ispagna conobbe l'encomiato paternissi- a'i5 ottobre si riaprirono le nuove cor-
mo breve pontificio, con circolare de' 1 3 tes. La regina Isabella l'8 novembre fu
marzo ne proibì la esecuzione e la circo- dichiarata maggiore, sebbene per 1' età
lazione. Del resto, Iddio ascoltando tan- competente mancassero ancorai i mesi,
te preghiere, si mosse a compassionedel- ed a'io prestò il giuramento alla costi-
la Spagna, e permise che gli avvenimen- tuzione.ll potere rimase presso personag-
ti civili distogliessero il governo dall'idee gi moderati, e la forza della rivoluzione
ecclesiastiche. Imperciocché laCatalogna, cominciò a declinare versola calma. Nel
credendosi lesa negl'interessi commercia- 1842 uscì dalle stampe di Madrid l'opera
li, minacciava nuovi sconvolgimenti. Da importante di mg. r Giuda Giuseppe Ro-
ciò ne venne, che nel giugno vi fu un cam- mo vescovo delle Canarie, ora cardinal
biamento di ministero, e nella metà di arcivescovo di Si vìgUa: Indi pendenza co-
luglio si chiusero le cortes. Si riaprirono stante della Chiesa spagnuola, e neces-
quindi nella mela di novembre, ma nel silàdi un nuovo concordalo. Se ne rende
tempo stesso essendosi apertamente ri- ragionecondistinti encomi nel 1. 1 7, p. 80
bellata Barcellona, il reggente Espartero degli Annali delle scienze religiose, ove
corse colà per ridurla all'ubbidienza. Vi leggo che l'opera è una esposizione alla
iiuscì,ma per mezzod'un bombardamene regina M.a Cristina fatta nel 1840; che iu
lo fatto a'3 dicembre. A motivo di que- essa si discuotono i punti più importanti
stoeperl'espulsionedella regina M.aCri- che allora agitavano quelli i quali pre-
sina, Espartero reggente e duca della tendevano assoggettar la Chiesa, perciò
Vittoria perde l'alletto e la fiducia dimoi- che riguarda l'esterno,com'essi dicevano,
ti, aumentando il numero de'suoiavver- e fin anche l'istituzione de'vescovi al po-
sali. In tale disposizione degli animi, e- tere temporale. Che in questa esposizione
gli nel 1843 a'3 aprile radunò le cortes, e tali punti di dottrina si risolvono con inol-
tro vando in esse forte opposizione le sciol- lissima erudizione e purità di fa velia. Des-
se a'26 maggio. Nel tempo slesso nomi- sa pone in chiara luce gli errori di Mas-
SP A.
iloti e le falsificazioni ili Marina; in essa,
cominciando dal i ."secolo della Chiesa e
(ino a'nostri giorni, si fa manifestoche In
chiesa ili Spagna è stata mai sempre indi*
pendentedal potere civile, in tuttociò che
riguarda ilsuogoverno,cbenancheIa più
rispettosaesommessaalledecisionidel ro-
mano Pontefice, concili è sempre stata in
relazione, e la cui voce era ascoltata co-
me la voce ilei vicario di Gesù Cristo e
supremo capo della Chiesa. In Imola nel
i843 si pubblicò: / gemili della Chiesa
di Spagna, ovvero conversazioni interes-
santi sulle cose ecclesiastiche dei nostri
tempi, tra il liberale d. Diego e il frale
Zamora, 1 ,' versione dalcastigliano. Me-
ritò d'essere ristampata in Modena nel
1844 e altrove. L'autore si propose di
piangere le disgrazie della chiesa di Spa-
gna, e dimostrare quanto ingiuste erano
le vessazioni che soffriva, e benché faccia
mostra di parlare della sola Spagna, trat-
ta al tempo stesso della causa di tutte le
cinesiche in moltissime cattoliche regio-
ni soggiaceva a durissima servitù, onde il
memorabile pontificato di GregorioXVI
fu un continuo battagliare, oltreché con
Spagna, con Russia ,Prussia, Portogallo,
Svizzera e attristati, e con petto di bron-
zo e impavido, gloriosamente sostenne
quel gran Papa molteplici lotte in difesa
della chiesa universale ede'diritti della s.
Sede. Ildottoeilegregioaulorede'GfHii-
ti, divise la sua opera in G conversazioni
a forma di dialogo, forse più gradita alla
leggerezza di cjuesto secolo e de' nemici
della Chiesa, i quali nella piìi parte sfor-
niti di soda dottrina e sana filosofia, non
sa prebbero sostenere un profondo e stret-
to filosofico ragionamento. L'opera ri-
scosse il plauso de'buoni e devoti figli del-
la chiesa romana, e suscitò il malumore
di coloro che si mostrano soverchiamente
attaccati all'erronee dottrine de' gianse-
nisti, circa i diritti della Chiesa. Nella 1 ."
parla degli ordini religiosi, e ne difende
la legittima esistenza, esponendo gl'im-
mensi vantaggi che recarono e prestano
SPA. i«)>
alla società. Nella 2.a prova il diritto di
possedere inerente alla Chiesa, come ad
ogni particolare,nella persona de'suoi mi-
nistri ede'religiosi. Nella 3." poneinchia-
ro quanto irragionevole sia il diritto d'i-
spezione, che la podestà laicale si usurpa
sullaChiesa, riguardata non più come ma-
dama quasi come nemica, finoa costituir-
si regolatrice di sua disciplina, de'suoi si-
nodi, de'vescovati, delle parrocchie.e per-
sino della fede, de'sagramenti e dello stes-
so sagrifizio. Nella zj..'1 sostiene la libertà,
della Chiesa nell'ammaestramento de'fe-
deli e principalmente ne'seminari, men-
tre in ogni età e legislazione cattolica sem-
pre si rispettò l'ecclesiastica podestà, la
quale deve dirigere l'istruzione della sa-
na dottrinaeuna regolare condotta. Nel-
la 5.' si querela dell'intervento della po-
destà laicale nell'osservanza de'canoni, e
segnatamente il matrimonio, che quale
sagramento è totalmente soggetto alla
spirituale giurisdizione, tranne gli effetti
meramente ci vili. Nella 6.* tratta dell'im-
munità ecclesiastica e ne deplora la vio-
lazione. Non solo i ricordati Annali nel t.
1 g, p. 1 37, fecero conoscere ed encomia-
rono questo lavoro, e fu pur lodato dal
celebre difensore de' diritti del clero con-
te di Montalembert; ma dal t. 20, p. 3j4
imparo che ne fu autore il benemerito
della religione e delle lettere preposto d.
Antonio Riccardi bergamasco, pio, dot-
to ed erudito autore di applaudite opere,
noverate nella bella necrologia ivi ri-
portata. Sono istruito da' medesimi An-
nali, t. ig, p. 266, che lode alla sapien-
za infinita di Dio, il quale con mirabile
disposizione sa trarre il bene dal male e
converte in mezzi di salvezza le armi stes-
se dei nemici, sembrava appressarsi il
compimento de' voti reiterati dei veri cat-
tolici (che trovo nel t. 18, p. 107 degli
Annali, nel riassunto dell' esercitazioni
accademiche di Madrid, in cui si spera-
va, che quel consesso non volesse ulte-
riormente disseminare tenebre in luogo
di luce, errori invece di verità; aggiun-
i96 SPA
gendosi, che se desideravano que'dotticli
non fuorviare, guardassero al faro lumi-
noso del Vaticano, ove siede il successo-
re di Pietro, acni Gesù Cristo commise
il pascere le sue fide pecorelle col saluta-
re pascolo delle pure dottrine), nel cono-
scere che l'accademia delle scienze eccle-
siastiche di s. Isidoro in Madrid, non ha
guari intesa nel perverso intendimento
di sua fondazione di sosteuere dottrine
anticattoliche (come si può vedere nel t.
18, p. f)4 di detti annali, che riporta i
svariali argomenti discussi dagli accade-
mici con isleale ostentazione di malsana
dottrina, nell'accademia istituita per cen-
tro da cui si diffusero come raggi gli er-
rori che turharono con sì terribile scom-
piglio la chiesa cattolica; già convegno
d'ipocriti nemici della cattolica disciplina
e della s. Sede, sostenitoi i sciagurati delle
dottrinecontiarie alla vera indipendenza
della Chiesa, e favorevoli al giansenismo
e alle ingiuste pretensioni della podestà
secolare), ormai volgeva i suoi sforzi al-
la difesa della verità, per così riparare al
malfatto, e ritornare a difendere i dirit-
ti della chiesa romana, per la quale se
molti spagnuoli riuscirono a sopire, non
poterono estinguere quell'interno senti-
mento, che come figli ad essa gli unisce.
Quindi si riproducono i riassuuti dell'ac-
cademia con maggiore soddisfazione dei
precedenti, col discorso che die mossa al-
le scientifiche adunanze, pronunziato ai
7 gennaioi844 da Sanchez Ugarte, nel
senso accennato, per cancellare con glo-
ria la macchia che avea tanto bruttata
l'accademia. Seguì dipoi l'orazione inau-
guraledi d. Giuseppe MugnozMaldona-
do, il quale fece osservare che le calami-
tà delle Spagne non potevano trovare ri-
medio, fuorché nella religione cattolica,
né conforto se non nel seno di lei, né ri-
conciliazione nelle discordie, che sotto la
di lei protezione. Chiamò l'attenzione di
tutta l'accademia a considerare lo spirito
di dolcezza di cui avea fatto uso Gregorio
XVI, il quale nell'oppressione in cui sof-
SPA
iìivaa'suoidìla Chiesa, sollevava le sue
mani non a fulminare, siccome poteva,
gli autori di sueangosce, ma ad impetrar
su di essi un l'aggio di quella luce, che di
un persecutore fece un apostolo. Affer-
mò d'aver inteso dalla sua bocca, quanto
bramasse il giorno della riconciliazione
colla Spagna: Dio l'esaudì. Il medesimo
impegno per la difesa delle sane dotlri-
nesi dimostrò nelle altre tornate. Tutto
acconcio alle luttuose vicende cui sono
ondali soggetti i proventi delclerodi Spa-
gna, si fu il tema trattato dall'accademi-
co Moreno, cioè l'esame filosofico del di-
ritto delle decime. Verso il fine del 1 843,
allorché l'accademia di Madrid presen-
tava il triste spettacolo della sua rovina,
fece uno sforzo per richiamare l'attenzio-
ne di tutti, e propose per tema: Quali do-
vean essere le basi d'un concordato fra
il governoelas. Sede, atteso lo stato del-
la chiesa di Spagna? Ma non riuscì ad ot-
tenere il fine propostosi. Nel 1 844 pe«'°>
mercè una particolare provvidenza, nel
presentarsi uno stato delle più liete spe-
ranze, nell'adunanza del 6 marzo tornò
a proporsi il medesimo tema in questi
termini: Attesa l'attuale condizione della
chiesa di Spagna, quali debbonoesser le
basi per la formazione d'un concordato,
che pacificamente ponga termine alle dif-
ferenze esistenti colla s. Sede apostolica?
L'accademico Arauz concluse: Che l'epi-
scopato, il clero secolare e regolare, i beni
della Chiesa, le decime, il tribunal della
rota, tutlociò in fine chela malintesa ri-
forma ha distrutto, a lutto doversi ripa-
rare, non già colla violenza, ma con savia
prudenza, per appianar la strada d'av-
vicinamento al centro d'unità, ove la pa-
rola riforma, quando sia necessaria, tro-
va favorevole accoglienza; poiché la sola
chiesa riforma gli abusi, protegge la vir-
tù e la promuove, come dichiara il con-
ciliodiTrento. Temei, nuovo accademi-
co, parlò anch'esso della necessità d' un
concordato, e richiamando alla memoria
le rappresentanze fatte da autorità civili
SPA SPA uJ7
ed ecclesiastiche, come ancora ila priva- ti. Carlo; non trovava simpatie qnellocol
te persone, concluse col domandare la ri- conte di Trapani, bramato dalla regina
pai azione de'daimi recati allaChiesa.Sot- madre,da'ministri,da Inghilterra e Fran-
to questi fausti atispicii incomincialo l'an- eia. Nel i 845 mentre alcune sollevazioni
noi844> mS r Velez cappuccino arcive- tenevano agitata l'Italia, inlspagna si pro-
scovo di Compostella,nel ricevere Tordi- mulgò una nuova costituzione, per rego-
ne di ritornare nella sua arcidiocesi dal- lareemetterein armonia gli antichi fite-
l'isola Minorica dov'era stato esilialo, gli ro$ o le libertà de'regni, co'bisogni atlua-
fu ingiunto di portarsi a Barcellona on- lidellostato,el'interveuto chelesuecor-
de ricevere la vedova regina M." Cristi- tes ebbero in lutti i tempi ne'gravi all'ari
na nel suo ritorno in (spagna, e accora- della monarchia. Ma ciò non ostante vi
pagnarla nel suo viaggio a Madrid. Que- furouo ancora tumulti e insurrezioni in
sia disposizione fu significante, pel con- varie città , e si dovè adoprare la forza
cetto di santità e dottrina che godeva in per sedarli. Gli affari ecclesiastici presero
tutto il regno quell'illustre pastore, e fu buon andamento, poiché Isabella II in-
un trionfo per la religione; come pure fu viò a Gregorio XVI per trattamela rior-
il decreto d'Isabella II perla riapertura dinazione, a norma de'sagri canoni, il cav.
a Madrid del tribunale della rota. In tao.- Giuseppe del Castillo y Ayensa (attuale
to lo spirito pubblico de'fedeli d'ogni inviato straordinario e ministro plenipo-
classe apertamente si manifestò pel ri- tenziario). Gregorio XVI dopo aver de-
stabilimento delle cose religiose e della slinato nunzioodelegatoapostolicoaMa-
concordia colla s. Sede. La reginaM.'Cri- tiriti mg.r Giovanni Brunelli, poi arci ve-
stina rientrò in Ispagna con acclamazio- scovodi Tessalonicae ora cardinale, mo-
ni; Martinez de la Uosa fu nuovamente ri ili. "giugno 1846, egli successe il re-
nominato ministro degli affari esteri; e la gnantePioIX. A'28 agosto fu concluso il
regina RI." Cristina a' 1 3 ottobre sposòd. matrimonio d'Isabella II col cugino l'in-
Ferdinando Munoz fatto duca di Rianza- fante d. Francesco duca di Cadice, figlio
res, e n'ebbe numerosa prole. Il ministe- dell'infante d. Francesco di Paola; il ma-
ro propose alle cortes di riformare la co- trimonio dipoi seguì, in uno a quello del-
stituzione, in senso di dare una maggior la sorella l'infanta d. M.a Luisa col duca
forza al partito monarchico, e s'incomin- di Montpensier Antonio d'Orleans figlio
ciòa trattare di concordato colla s. Sede, ultimo di Luigi Filippo Borbone re dei
Ma i buoni cattolici temevano sulla sin- francesi, conrancored'lnghilterra,i qua.
cerila de'progelti del governo, pel man- li reali sposi dimorano in Siviglia. Mg.r
tenimento del culto e sostentamento del Nicola Wiseman, ora cardinale, dopo
clero, essendo ilministeroappoggialodai essersi procacciato le più precise uotizie
deputalinominaticollasuaiufluenza,non e visitato di persona diligentemente la
secondo la volontà della nazione, per fa- Spagna, nel 1846 pubblicò un raggua-
vorire gli agiotisti o compratori de'beni gliostoricodellostatoreligiosodellaSpa-
di chiesa. L'impulsogenerale della nazio- gna,col titolo: Stalo religioso della Spa-
ne era, religione e monarchia. Il n.°i 723 gna. Fu stampalo in Roma in tale anno,
del Cattolico di Madrid, de' 1 4 dicembre e riprodotto nella 2." serie degli Annali
i S j .4, dimostra bene quale era il proget- delle scienze religiose t. 2, p. 200. Tro-
ta sul culto e sul clero del ministero. In- vo nelsupplimento del n.° 48 del Diario
tanto s'intavolarono trattative di ina tri* diRomai 847 , che mg.r Brunelli inviato
umilio per la regina Isabella lì, ed il re- straordinario e delegato apostolico della
guo fu tutto in moti. Piaceva la combi- Spagna, giunse in Madrid a'29 maggio,
nazione del coniugio col primogenito di accolto dal suono di tutte le campane in
i98 SPA
segno d'allegrezza,e perciò nella sera stes-
sa la chiesa degl'italiani fu splendidamen-
te illuminala. Quasi tutti i giornali del re-
gno si congratularono di questo avveni-
mento, riguardato della maggior impor-
tala per le sorli della cattolica Spagna.
11 n.°io3 dello slesso Diaiio, riporta l'al-
locuzionedi/'Yo IX, pronunziata nel con-
cistoro de' 17 dicembre 1 847, e lo notai
al suo articolo, ove pure notai il ricevi-
mento in Roma della regina Cristina, e
dell'infante d. Eurico. Dichiarò il Papa,
che appena assunto il governo della Chie-
sa rivolse alla Spagna le sue cure e sol-
lecitudini, e considerando con dolore del-
l'animo i danni gravissimi da cui era tra-
vagliata si grande e inclita porzione del
greggecattolico,non tralasciò pregar Dio
perchè sollevasse quelle chiese dall'affli-
zione e dalla misera condizione in cui e-
rano. Premuroso di compone le cose re-
ligiose nel regno, e poiché il predecessore
Gregorio XVI avea comincialo a prov-
vedere di propri pastori alcune diocesi ol-
tremare del medesimo e situate in parli
lontane, egli procuròdarne alle altre mol-
te vacanti chiese poste nel continente, per
compiere quanto impedì al predecessore
la morte. A tale scopo avere inviato con
sue lettere alla regina Isabella II, e mu-
nito di facoltà e istruzioni, l'ottimo ar-
civescovo di Tessalonica mg.r Brunelli a
sanarvi i guasti, ed a promuovere il bene
della religionecattolicajcome di porlo in
grado di bene affidare le vedove chiese
a idonei pastori, tali essendo i destinali al-
le medesime secondo le ricevute relazio-
ni del prelato. Portare fiducia di potere
quautoprima provvedere le altre sedi da
luugo tempo vacanti, come pure, piegan-
do già in meglio le cose, stante il favore
della regina e lo zelo del delegato, vede-
re gli altri affini religiosi coronati da fe-
lice esto. Nell'articolo Pio IX, riportan-
do gli avvenimenti del suo pontificalo,
narrai chea'22 luglio 1848 mg.r brunel-
li (iu s. Idelfonso e accompagnata dal du-
ca di Valenza Narvacz presidente del cou-
SPA
siglio de'ministri) presentò a Isabella II
la sua pontificia lettera che lo accredita-
va nunzio apostolico colle facoltà di le-
gato alatele; e che nel dì seguente in Ro-
ma fece altrettanto col Papa, con lettera
della regina, l'ambasciatore Martinez de
la Roca, essendosi perfettamente ristabi-
lite le relazioni fra la Spagna e la s. Sede.
Che per la rivoluzione di Roma de' 16
novembre l'ambasciatore pel primo pro-
pose al Papa di partire dalla città, offren-
do un vapore spaglinolo per condurlo in
Majorca nell'isole Daleari, annuendovi
Pio IX: come poi invece restò in Gaeta,
ove l'avea preceduto il cav. Arnau segre-
tario dell'ambasceria, per l'edificante e
splendido ospizio esibito dal re Ferdinan-
do 11. Che ivi si riunì il corpo diploma-
tico, in uno all'ambasciatore Martinez,
il quale in nome della regina con nota del
21 dicembre propose a'governi d'Euro-
pa e alle nazioni cattoliche di stringere
una filiale alleanza per ricondurre alla
sua sede il Papa, onde subito il Portogal-
lo ofliì le sue forze di terra e di mare. Co-
sì i sovrani delle Spagne si mostrarono
degni de'titoli di Cattolico e di Fedelis-
simo loro dato da'Papi. Che dopo la pro-
mulgazione della repubblica romana, il
Papa solennemente protestòconlro di es-
sa a'i4 febbraio 1849, e pel pro-segre-
tario di stato cardinal Antouelli chiese
l'intervenzione armata d'Austria, Fran-
cia, Spagna e due Sicilie, per liberare lo
stato della Chiesa da'faziosi. Che in con-
seguenza la spedizione degli spagnuoli
comandati in capo dal tenente generale
d. Ferdinando Fernandez de Cordova,
ed a lui immediati erano i tenenti ge-
nerali Lersundi eZavala, nel luglio oc-
cuparono Spoleto e Rieti ed i luoghi di
tali provincie, così quella di Velletri e
suoi luoghi. Che nell'assemblee di Spa-
gna i più eloquenti oratori propugnaro-
no i diritti della s. St(\e e del Papa, sul
domiuio temporale de'loro slati. Che il
Papa tornato in Roma nel 18 jo, nel con-
cistoro de' 12 maggio solcnnemeute eo«
SPA
comiò e ringraziò la regina di Spagna,
per aver preso l'iniziativa per cacciare i
ribelli da Roma e dalle altre provincie,
eccitando le altre potenze a uuirsi a lei,
che pure lottò con sensi di riconoscenza.
Nel concistoro de'5 settembre i 85 1 il
Papa Pio IX, oltre di aver provveduto
diverse cinese arcivescovili e vescovili di
Spagna de'propri pastori , partecipò al
sagro collegio la Convenzione o Concor-
dalo, concluso e convenuto colla regina
di Spaglia Isabella II, il quale confermò
con lettera apostolica, Ad vicariarli ae-
terni Pastora, de'o settembre. L'allocu-
zione pronunziata nel dettoconcistoro, la
lettera apostcliea.elaConvenzioneoCon-
coniato furono stampati e poi riprodotti
dagli A/mali delle scienze religiose, 2."
serie, 1. 1 o, p. a5o. Pei tanto dichiarò il
Papa nella lettera apostolica, che dolen-
te delle perturbazioni e calamità in cui
era caduta per politiche viceude l'inclita
nazione spaglinola, con detrimento delle
anime, pel suo apostolico ministero e se-
guendo le indefesse cure del predecessore
CregorioXVl per ricomporre le cose ec-
clesiastiche del regno, fu elaborato col re-
gio governo una Convenzione dal suo
nunzio noe.1 Brunelliarcivescovodi Tes-
o
salotiica, e dal cav. Berlrau de Lis mini-
stro della regina, e da loro sottoscritta ai
1 6 marzo, dopo il maturo esame che ne
fece la congregazioue cardinalizia degli
affari ecclesiastici. A voler semplicemente
accennare il più importante e più sostan-
ziale del dilfuso, prolisso e circostanziato
contenuto dellaCon venziooe oConcorda-
lo, trovo indispensabile di riportare alme-
no in breve, ciò che fu solennemente con-
venuto. La religione cattolica, apostolica
romana, escluso qualunque altro culto,
essere la sola della nazione spagnuola. Di
conseguenza il pubblico e privato inse-
gnamento deve essere conforme alla dot-
trina della medesima religiouecatlolica,
perciò spettare a' vescovi e altri prelati
diocesani l'invigilarvi^ ad essi dover pre-
stai eaiuto il governo regio per impedii e
SPA 199
l'introduzione e circolazione de'libri che
altcutanoa corromperla. Le diocesi del-
la penisola e isole adiacenti, sono divise
e circoscritte (nel testo latino souo per or-
dine alfabetico, e ciò nella traduzione che
qui ne ho fatta non corrisponde; dico que-
sto per non ledere l'ordine della gerar-
chia). Nelle metropolitane di Burgos, Sa-
ragozza, Compostella, Granata, Siviglia,
Tarragona, Toledo, Valenza, a tal gra-
do elevandosi Vagliadolid o Valladolid.
Si conservano tutte quante le sedi vesco-
vili che riportaisuperiormeute, con que-
sto però, che si riunirono : Albarazin a
Teruel, Dai basirò a Iluesca, Città Ro-
drigo a Salamanca, Solsona a Vidi, [viza
a Majorca, s. Cristoforo o Teneri Ifa a Ca-
narie, Ceuta a Cadice, Tudela a Pamplo-
na. Però a Ceuta ed a s. Cristoforo fu-
rono accordati de' vescovi ausiliari. Si e-
lessero le nuove chiese cattedrali di Ma-
drid, Vittoria, e di Ciudad Real (Philip-
popolis^luniaejólili antica capitale del-
la Mancia, ora capoluogo della provin-
cia del suo nome, in mezzo a una cam-
pagna ricca e fertile, nella nuova Casti-
glia. E' assai bella la sua chiesa principa-
le, magnifico l'ospizio della Misericordia
pe'poveri,eretto dalla carità del cardinal
Loreuzaua; vasta la piazza e cinta di due
fila di logge destinate pe'spettacoli delle
caccie del toro e alle pubbliche feste. Vi
si preparano eccellentemente le pelli pei
guanti, ed 1 muli sono riputati i miglio-
ri di Spagna. Eguali cenni darò di altre
città che prima d'ora non potevano ave-
re articoli). Le sedi vescovili diCalahor-
ra eCalzada furono trasferite a Locrono
o Logrogno (Lucroniuni^idiobrica^n-
tica città capoluogo della provincia omo-
nima, nella Castiglia vecchia, in una pia-
nura deliziosissima, abbondante di grani,
vini e altro, presso il confine della Disca-
glia. Ha bella collegiata, stabilimenti
soieulifici e benefici, decorosa piazza con
fouli, e fabbriche di manifatture. S'in-
grandì cjlla piccola e antica città di Va-
ria, e fu patria d'illustri, come del cele-
200 SPA
bre cardinal Aguirre Saenz, del teologo
Bodriguez, del pittore di Filippo 11 Na-
varrete); la sede vescovile di Orinitela fu
trasferita ad Alicante (Jloniitin, Laceri-
timi, città forte e marittima sul Mediter-
raneo, capoluogodella provincia del suo
nome, posta fra montagne nel regno di
Valenza.e difesa da un castello sulla spon-
da del mare. Ha bella collegiata, stabi-
limenti scientifici e benefici, fra i quali
quello de'fratelli de'poveii, e tra le fab-
briche rinomata è quella del ricercatis-
simo sapone: dopo Cadice e Barcellona,
è la città più commerciante di Spagna,
famoso è il vino d'Alicante, fertili i din-
torni, abbondanti di sale le coste. Vi nac-
queMohamed Ben-Abdelhaman.celebre
pe'suoi versi arabi e pe^WJ tuia li di Spa-
gna, non che Loazes gran teologo e fa-
moso giureconsultoarcivescovodi Valen-
za nel 1567); la sefle vescovile di Segor-
ve fu trasferita a Castellou de la Plana
(potei farne parola a Segorve, non essen-
do ancora stampato quell'articolo alla
pubblicazione del concordato).Collanar-
raladistribuzioneecircoscrizione di dio-
cesi, ebbe luogo l'assegno de'suffraganei
alle metropolitane, nel seguente modo.
Alla metropolitana e arcivescovo diBur-
gos furono date in suffraganee le chiese
vescovili e i vescovi di Calahorra e Cal-
zadao Logrono, Leon, Osina, Palencia,
Santander e Vittoria. Alla metropolita-
na e arcivescovo di Compostella,lechie-
se vescovili ei vescovi di Orense, Lugo,
Mondeuedo, Oviedo e Tuy. Alla metro-
politana di Saragozza, le chiese di Jaca,
Iluesca, Pamploua, Teruel e Tarazona.
Alla metropolitana di Granata, le chiese
d' Almeria, Carlagena o Murcia, Jaen,
Gundix e Malaga. Alla metropolitana di
Siviglia,lechiese di Canai ie, Cordova.Ca-
dice eBadajoz. Alla metropolitana di Tar-
ragona, le chiese di Barcellona, Girona,
Lerida,Tortosa,Urgel e Vich. Alla metro-
politana di Toledo,le chiesedi Coria,Ciu-
dadllea^CuencajMadridjPlacenciaeSi-
guenza. Alla metropolitana di Valenza, le
SPA
chiesediMa jorca, IVI inorca, OrihuelaoAli-
can te,eSegorve oCastellon de laPlana. A I-
la metropolitana di Vagliadolid, le chiese
d'Avila, Astorga, Salamanca, Segovia e
Zamora. Perciò cessarono l'esenzioni di
Leon e d'Oviedo, che fino allora erano
slate immediatamente soggette alla s. Se-
de. Conservandosi i 4 ordini militari di
s. Giacomo, d'Alcantara, di Calatrava e
di Montesa colle loro pertinenze, fu sta-
bilita per tutti e 4 l'estensione di un ter-
ritorio o diocesi, chiamato Priorato de-
gli ordini Dlililari, il cui priore sarà in-
signito del carattere episcopale col titolo
d'una chiesa vescovile in partibusj il re-
sto de'loro territori! fu unito alle dioce-
si viciniori, perciò cessando l'esenzioni e
giurisdizioni privilegiate che godevano,
non escluso l'ordine Gerosolimitano. Si
conservarono però i privilegi del prò cap-
pellano maggiore del sovrano, del vica-
rio generale dell'esercito, quelli de'4 me-
morati ordini militari a senso del dispo-
sto, quelli de'prelali regolari, quelli del
nunzio apostolico sulla chiesa e ospeda-
ledegl'italiani in Madrid, quelli del com-
missario generale della crociatagiustii In
delegazione del le lettere aposto lidie. Ven-
nero soppressi, la collettoria generale de-
gli spogli vacanti e annate; e l'apostolico
regio tribunale chiamato De la Grada
delExcusado. Ad ogni cattedrale fu stabi-
lito il capitolo, e composto del decano i.a
dignità dopo il vescovo, e delle 4 dignità
deirarciprete,arcidiacono,cautoree pre-
fetto della scuola, e nelle metropolitane
anche la dignità del tesoriere ; di 4 ca-
nonici chiamati de officio, cioè magistra-
le, dottorale, lettorale e penitenziere, e
d'im numero di canonici delti degrada.
Furono conservate alla chiesa di Toledo
duealtredignità, cioè il cappellano mag-
giore regio o de'Be [de Reyes), e il cap-
pellano maggiore de'mozzarabi; così fu-
rono conservati alla chiesa di Siviglia il
cappellano maggiore di s. Ferdinando 111,
a quella di Granala il cappellano maggio-
re de're Cattolici, a quella d'Oviedo l'afe»
SPA SPA aoi
btte della collegiata ilei santuario ilei mine dulie dignità, canonici e beneficiati
Monte Ansenio nella spelonca de Cova- nelle cattedrali ili nuova erezione, come
{fogna, lnoltreallecattedrali furono con- gli aumentati a quella diVagliadolid, per-
servati i beneficiati e cappellani, ed un cliè elevala al grado di metropolitana, ec-
proporzionato numero ili persone inser- cettuale le nomine riservate al Papa, e i
vietiti. A tutti i capitoli delle metropoli' canonicati de officio da provvedersi nel*
tane e cattedrali si assegnò il numero dei la forma consueta. Si dispose sulla resi»
canonici e de'beneficiati: a quella di Va- denza delle dignità, canonici e beneficia-
gliadolid i.\ .capitolane 20 beneficiati, a ti, e sid possedere due benefico. Si coli-
quella di Madrid 20 capitolari e 20 be- 6ervòil collegio de'cappellani della regia
inficiati, a Ciudad llealed a Vittoria per cappella e le collegiate esistenti, colle op-
ciascuna iG capitolari e 12 beneficiati: portane disposizioni. Si conservarono aU
proporzionatamente alle altre cinese. 11 cune soltanto delle collegiate che esiste-
Papa secondo il disposto nel concordato vano. 11 capitolo dellecollegiate si diehia-
concluso neliy53 tra Benedetto XIV e rò formarsi dell'abbate, di 2 canonici de
Ferdinando VI, si riservò la nomina di officio, cioè il magistrale e il dottorale,
2 beneficiati sopra 5o , e le dignità dei d'8 canonici degrada, di 6 beneficiali
cantori dJle metropolitane e di 22 cat- o cappellani. Furono contemplate le par-
tedrali, ed ancora ogni canonicato detto roccliie, i padronati, i seminari con di«
de grada. A meglio dichiarare questo verse disposizioni. Ad aiuto del clero si
punto dirò, che nel concordato del 1 j53 ammisero case de'sacerdoti di s. Vincen-
Benedelto XIV si riservò !a nomina di zo de Paoli e di s. Filippo Neri, e di al-
52beneficiati in alcune determinate cine- tri ordini religiosi approvati dalla s. Se-
se di Spagna. Nel nuovo concordato del de, ma non specificati. Si conservarono
i85i,iu surrogazione a'delti 52 bene- le superstiti case delle monache, come
fidati, il Papa si è riservata a libera di- quelle delle religiose sorelle o figlie de!-
sposizione del Romano Pontefice la di- la carità dell' istituto di s. Vincenzo de
guità di cantore in tutte le metropolita- Paoli, sotto la direzione de'saeerdoti di
ne, e nelle cattedrali di Astorga, Avila, sua congregazione; cosi le.case religiose
Badajoz,Barcellona,Cachce,CiudadReal, muliebri istituite per l'educazione delle
Cuema,Guadix, Huesca^aen.LugOjMa- donzelle. Si fissarono le dotazioni per gli
laga, Mondonedo, Orlimela, Oviedo,Pla- arcivescovi, vescovi,patriarca titolare del-
ceucia, Salamanca, Santander, Siguenza, l'Indie occidcntnli. All'arcivescovo di'fo-
Tuy, Vittoria e Zamora. Si e riservato ledo furono assegnate annueiGo, 000 ino-
ancora un canonicato dique'chiamali de nete d'argento dette Rea Ics de /'tllonj
grada in tutte le altre chiese cattedrali, agli altri non meno di 1 3o,ooo, come a
Fu pure convenuto: che il sovrano no- quello nuovo di Vagliadolid. Ai vescovi
mina le dignità de'decani; die i canoni- di Barcellona e Madrid 1 10, 000, ad altri
cali de officiosi piovvederebbei oda'pre- 1 00,000,11011 che 90, ooo,e 80,000 come
lati eda'capitoli per concorso; dellealtre a'nuovi vescovi di Ciudad Beai e di Vit-
dignilà e canonicati spettar la nomina al toria. A detto patriarca i5o, 000 perchè
sovrano, ed agli arcivescovi e vescovi, ma non ha vescovato proprio. Se tali prelati
con l'alternativa; i beneficiati e cappel- sono cardinali, hanno altri 20,000 reali,
laui essere di nomina sovrana, i prelati I nominati due vescovi ausiliari, ed il prio«
essere nomina del capitolo. 1 beneficiali re degli ordini militari ricordali, 40,000
o cappellani assistenti saranno nominati per ciascuno. Gli arcivescovi e i vescovi
alternativamente dal re, da' prelati e dai godono pure cogli episcopii gli adiacenti
capitoli.Alsovrauopure competersi le no- orti e le case di villeggiatura; miche su lo-
ioi SPA
io spogli fu provvedalo. Egualmente si
stabilirono gli assegnamenti per le digni-
tà, e. inonicati, beneficiati, pai rochi, coa-
diutori ed economi; come ancora quelli
per Io splendore del culto divino e ripa-
razione degli' edilìzi sagri; così pel man-
tenimento de'seminari, pel sostentamen-
to delle case religiose d'ambo i sessi, e che
il ricavato de'loro beni invenduti si de-
ponesse nella cassa del debito pubblico,
e come loro proprietà ne ritraessero il
frutto del 3 per 100; vale a dire, il rica-
valo di tali beni deve impiegarsi nell'ac-
quisto di fondi pubblici, ossia d'iscrizio-
ni o cartelle non trasferibili, della detta
rendila a carico dell'erario. Altre prov-
^ ideuze riguardano i proventi spettanti al
clero ed agli ordini militari. Puitificato e
confermalo questo concordatoda l'io IX
e da Isabella II, confermandosi quello di
Benedetto XIV e Ferdinando VI, nelle
parti in cui non fu derogato col presente,
il Papa Dell'approvarlo colla lettera apo-
stolica Ad vicariati!, ne impose l'osser-
vanza pienissima,acciò ninno fosse teme-
rario d'infrangerlo. Si qui* attieni allen-
tare praesnnipseril, indignationem orimi-
potenti» Dei, aebb. Pelri et Pattliapo-
slolornm ejns se noverit incursurnm.
I Papi da vari secoli inviarono talvolta
le Fascie benedette (F.) a' neonati di talu-
ni monarchi cattolici, spontaneamente o
pi esso loro apposita richiesta, pel line che
dichiarai ancora nel voi. LI V, p. 270. A-
vendone fatto istanza a Pio IX la regina
Isabella 11 (aldire del n.° 6 del Giorna-
le di Roma 1 852), dopo aver datoalla lu-
ce la primogenita M.'1 Isabella principes-
sa delle Asturie, il Papa per esaudirla fe-
ce eseguire in Pioma le fascie e aualoghi
arredi, che la Civiltà cattolica t. r),p. g3
così descrive, traendolo dall' Jleraldo,
giornale di Madrid.» 11 donopoulificioe-
ra racchiuso in una cassa d'ebano lietis-
simo incrostata d'ambra con bell'intrec-
cio d'intarsiature e d'intagli. Il principa-
le oggetto che vi conteneva erano le fa-
scie beuedette,baude di fluissimo tessuto
SPA
di canape e con ricche falde di trine di
Ihusselles. 11 resto era un accompagna-
mento del dono principale: tali erano dei
fazzoletti di gran trasparenza e candore
di tela e pregio d'orlature; parecchi ori-
glieri a filo d'oro e a vario e nobile rica-
mo; \ scatolini con i canti, le coste e i fi-
nimenti d'oro; un piccolo armadio fode-
rato di drappo bianco arabescato, guar-
nito di merletti e con in mezzo le armi
del Papa: ed oltre a questi vari altri ar-
nesi più minuti, ma tutti egualmente pre-
gevoli perdelicatezza di disegnoefinitez-
za d'arte". Come seguì la benedizione del-
le fascie, come si effettuò la presentazio-
ne,lo dirò col Giornale diRoma del 18 52,
p. 2 1 e 263. A'4 gennaio Pio IX dopo
avercelebrata la messa nella sua cappel-
la segreta del Vaticano, fece la consueta
benedizione delle fascie destinate all'in-
fanta erede del trono di Spagna. Dispo-
ste le fascie e gli altri analoghi arredi in
ordine conveniente, sua Santità recitò le
preci prescritte del ceremoniale e compiè
il sagro rito. Furono presenti alla sagra
funzione i cardinali e prelati palatini e
l'anticamera segreta. Viassistetteropari-
menti d. Salvatore Zea Bermudes conte
di Colombi iuviato straordinario e mini-
stro plenipotenziario di sua Maestà Cat-
tolica presso la s. Sede, Sancito i.°segre-
tarioe altri della legazione. Compiuta la
sagra ceremonia il Papa diresse al mi-
nistro alcune parole, significandogli che
faceva i più fervidi auguiii per la prospe-
rità della neonata iufauta e pel compi-
mento di que'voti cui le preghiere stesse
sono intese; come pure invocava le celesti
benedizioni su di essa, sugli augusti ge-
nitori, sulla reale famiglia, e sopra tutta
la nazione spagnuolaeminentementecat-
lolica e costantemente devota alla s. Se-
de. Indi il Papa incaricò della speciale
missione straordinaria della presentazio-
ne delle fascie benedette, in virtù d' un
breve apostolico, il nunzio mg.r Brunelli,
ed a'3 marzo egli compì al palazzo rea-
le la soleuue ceremonia, conforme alce-
SPA SPA ao3
retnoniatc Stabilito per tali circostanze, faccia al trono, avanti allo sgabello a lui
All'old una e mezza pomeridiana, come preparato per sedcre,e in lingua spagnuo-
guardia d'onore si recò al palazzo tlella la pronunciò il seguente discorso. » Si -
nunziatura una compagnia di granatieri gnora: La grata notizia del parto felice di
con bandierae musica: inoltre un picchet- V. M. ba riempiuto di giubilo il cuore
todi 20 soldati acavallo si pose alla por- paterno del sommo Pontefice Pio IX. E
ta per accompagnare il prelato. All'ora pel tanto speciale all'etto cb'ei porta a V.
determinata 3 carrozze di cortetirate da INI., all'augusto vostro sposo e alla reale
cavalli messi in tutta gala, co'rispellivi famiglia, come ancora per il così vivo in-
lacchè, paggi e scudieri, stavano nel pa- tcresse che gl'ispira la chiesa e l'inclita
lazzo del nunzio agli ordini dell'introdut- nazione spagnuola, non poteva a meno
loie degli ambasciatori. A Ile due e mez- d'immensamente congratularsi pel fau-
za cominciò la comitiva a porsi in cani- sto successo, che prodigando a V. M. un
mino, precedendo un caporale e 4 bat« caro pegno d'amore e di tenerezza, con-
listrada di cavalleria, seguiti tosto da u- solida il trono, e torna ad utilità e splen-
na carrozza di corte con entro i segretari dorè della religione e del lo stato. Sua San-
del nunzio. Ne veniva poi un'altra di ce- tità desiderando poi manifestare in ino-
j emonia, • quindi quella in cui stava il do pubblico e solenne la piena sua gioia,
ìiunziocoH'introdultore. Camminava al- degnossi destinarmi suo nunziostraordi-
lo sportello destro l'officiale discolia e al nario onde compissi la duplice e onorevo-
sinistro il capo de' cavallerizzi. Teneva le missione straordinaria, d'esprimere a
dietro a questa carrozzala scorta, e per V. M. i suoi sinceri sentimenti, e di pre-
ultimo due carrozze di gala del nunzio, sentare ad un tempo le fascie ch'egli ha
occupate da 4 sl,oi cappellani. La comi- benedetto per la serenissima principessa
tiva per Porta Cerrada , via Imperiale, M.a Isabella. Que'motivi stessi, o Signo-
Atocha, Carretas, Porta del Sole, strada ra, che al santo Padre hanno fatto pren-
Maggiore e l'arco dell'Armeria giunse al dere una parte principale e così sentita
palazzo reale. La guardia esteriore di que- in questa ventura, ravvivano i fervidi vo-
fclo, in parata fece gli onori reali al nun- li che innalza al P«.e del cielo, al Signore
zio, il quale passò solo tra le file, andan- de'Signori, perchè suV.M., sul vostro ali-
do la sua carrozza fino alla scala princi- gusto sposo, e su tutta la famiglia reale
pale. Questa era occupata dagli ala bar- dilfonda la pienezza de'suoi celestiali fa-
dieri,che colla musica aspettavano la ve- vorheneH'istessolempo lo prega con ar-
mila del prelato, e lo stavano attenden- dente anelo a vegliare per la salute e prò-
doali.°piè di scalai maggiordomi di set- speritàdell'innocente principessa, vostra
lituana; e il luiuzioaccompagnalo dall'in- amatissima figlia,copreiidola (ino dai pri-
troduttore e da questi due impiegati di mi momenti della vita collo scudo dei-
palazzo arrivò alla sala disposta per al- la sollecita sua provvidenza, edifenden-
tendere l'avviso della regina e delie. An- dola col l'armi della sua irresistibile pos-
inumato ad essi l'arrivo del nunzio, la sanza, affinchè adorna delle più perlelle
regina e il re salirono il trono, avendo ■virtùsia degna erede di s. Ferdinando III
alla destra i ministri della corona e i gran- e degli altri suoi illustri antenati. Sua San-
di di Spagna, alla sinistra le dame, e di tità spera che sieno esauditi questi pie-
froute i maggiordomi di sellimana, egli tosi voticou tanto maggior fiducia, quau-
officiali maggiori degli alabardieri. Alza- lo più visibili e recenti sono le prove del-
ta la cortina l'introduttore annunciò ad la speciale prolezione divina a favore di
alta voce mg. Tnunziostraordinario,ilqua- vostra reale Maestà, e della nobile, gio-
ie falli 3 iuchiui di ccreinouia, si pose iti riosa ed eroica nazione spagnuola '. Ciò
204 S P A
detto il nunzio si accostò al trono e con-
segnò alla regina il pontificio breve di cui
era latore,e la quale rispose in questi ter-
mini. » La particolare benignità, con die
il sommo Pontefice mi lia distinta dac-
ché per il he rie déltaChiesa ne regge i de-
stini, e il vivo interesse che ba costante-
mente inoliato per la mia famiglia e i
miei popoli, non potevano farmi dubita-
le della parte cbe avrebbe presa in un av-
venimento, il quale mentre compie i de-
sitici ii eli tutta la Spagna, accresce i mo-
tivi della mia felicità domestica. Le pro-
ve cbe in questa circostanza mi dà il Ca-
po della Cbiesa, offrendo le fascie bene-
dette alla principessa Isabella, riempie di
gratitudine il mio cuore, come regina e
come madre, facendomi sperare cbe la sa-
gra benedizione di sua Santità sopra l'a-
mata mia figlia, le procurerà felicità e
buona ventuVa. Esprimo inoltre la sod-
disfazione cbe mi olire quest'atto religio-
so e solenne, cui voi monsignore siete in-
caricatodi eseguire, voi signor arcivesco-
vo, alla cui prudenza deve già la Spagna
tanti segnalati servigi, e a cui io e tutta
la mia famiglia professiamo slima assai
cordiale. La divina provvidenza cbe cos'i
ha vegliato per me e per questo popolo
sempre religioso e monarchico, confido
che non mi abbandonerà giammai, e cbe
le preci iunalzate al Dio delle misericor-
he a favor mio e del mio regno dal Vi-
cario di Cristo sarauno esaudite, e che la
divina provvidenza mi sarà sempre scu-
do,come lo fu non è molto tempo. Vi pre-
go,rag.rnuuzio, ad esser interprete presso
bua Santità della mia profonda ricono-
scenza per la sua bontà, e della coslaute
mia affezione alla sua sagra persona". In-
di il nunzio dirigendosi al re, pose egual-
mente nelle di lui mani il breve cbe gli
avea diretto il Papa, e il re rispose dicen-
do. » Vi prego, mg. r nunzio, a manife-
stareasua Santità tutta la rispettosa gra-
titudine con che ricevo il breve cbe mi
consegnate nel suo augusto nome; breve,
cbe conserverò come peguo prezioso di
SPA
sua benevolenza, essendoaltamente a me
grato, che il destinato da sua Santità sia-
te voi, signor arcivescovo, a cui professo
sentimenti della più alta e distinta con-
siderazione". La regina e il re discesero
dal trono, e accompagnati da'ministri e
da tutto il reale corteggio, e tenendo al-
la destra il nunzio, passarono negli ap-
partamenti dell'infantalsabella.o ve stava
coll'aia e la servitù. Il nunzio prendendo
allora la gran fascia benedetta la collocò
6opra S. A. 11. pronunziando l'orazione
propria, e poscia all'aia marchesa di Po-
var così parlò. >» Il sommo Pontefice, il
"Vicai iodi Cristo, ha colle sue sagre mani
benedette lefascie,chea compimentodel-
la mia distinta missione vengo a porre
sopra questa reale principessa; ed ba fer-
vidamente implorato dal Datore d'ogni
bene e d'ogni dono perfetto l'abbondan-
za de'divini aiuti, oude da essi prevenu-
ta fino dalla culla, cresca ella alla pietà
e alla religione, e progredisca nelle virtù
proprie della sua elevata stirpeedegli ere-
ditati esempi. Appartiene a V. E. il coo-
perare a sì importanti e sublimi ogget-
ti, procurando colla maggior cura di e-
ducare quest'eccelsa principessa, ispiran-
dole sentimenti di santità e giustizia, af-
finchè possa essere colma la gioia de'suoi
augusti genitori, gloria e splendore del-
la monarchia, e nello stesso tempo ono-
re e dolce consolazione di V. E." La mar-
chesa di Povar rispose: » Coll'aiutodiDio
spero di poter compiere gì' incarichi di
sua Santità, e corrispondere alla fiducia
che in me hanno posta i miei sovrani".
Ciò fatto la regina e il re si posero a os-
servare i molti e preziosi oggetti cbe si
contengonosotto il titolo di Fascie bene-
dette, e ch'erano stati collocati alla mat-
tina negli appartamenti di S. A. R. La re-
gina e il re si mostrarono altamente sod-
disfatti della ricchezza e del buon gusto
di tali oggetti, e diressero al nunzio pa-
role esprimenti profonda gratitudine al
Papa. Il nunzioavendocompiutoogniat-
to colle loro maestà, accompaguato dal-
SPA SPA ao5
l'introduttore eda'maggiordomi di setti- mente li fugasse. Tristo Ramiro I in tati-
man a, passò nell'appartamento ove si ta gloria, pur volle ringraziar la 15. Ver-
trovava la regina madreM." Cristina col gine, e con istnpore trovò che essa a-
suo seguito, e nel consegnarle la lettera vea risuscitale le figlie e ricollocala la te-
che in forma di breve le dirigeva il Pa- sta sul corpo. In questo memorabile tem-
pa, le manifestò la soddisfazione che sen- pio dunque, d'antica divozione, ai feb-
tiva d'essere interprete de'paterni senti- braioi852 si recò Isabella II colla neo-
nienli di suaSantità; alche la regina cor- nata infanta, con tutta la pompa, tra la
rispose con graziose e affettuose parole, moltitudineaccorsaa vagheggiareambe-
Terminata questa ccremonia, il nunziori- due. Nel palazzo regio vi è la magnifica
tornò al suo palazzo, facendo lo slesso cani- cappella reale.ch'èuna bella chiesa aper-
miuo e alla stessa maniera, con che era- ta al pubblico, il quale in gran folla vi
si portato alla reggia. Da alcune frasi dei assiste, massime quando vi è sermone e
riportati discorsi, si accenna a recente be- nelle principali solennità. In questa cap-
nefiziodella divina provvidenza compar- pella segui secondo il solito la prcscntazio-
tito alla resina, con preservarla da gra- ne della principessa delle Asturie. Dopo
vissimo pericolo. Siccome il riprovevole la religiosa ceremonia la regina, colla real
avvenimeuto successe dopo la benedizio- figlia e lulta la sua colle in gran gala, li-
ne delle fascie, per non interrompere la sci da detto tempio, e si avviò versola sca-
narrativa, ora ne parlo, giovandomi del- la per portarsi alla chiesa della Madori-
la Civiltà cattolica, t. 8, p. 555. E" pio nad'Alocha.Ewi fralacappellaelagran-
costume delle regine di Spagna uscite di de scala un ampio corridore, per il quale
parto recarsi al convento d'Atocha, per accede il pubblico alla cappella mede*
rendervi solenni grazie alla B. Vergine sima, nel (piale fu consumalo il nefando
che ivi si venera, della felice loro sgravi- delitto che vado a narrare. Nel ritornare
danza. Noterò, che della Madonna d'A- alla reggia, nel suddetto corridore del pa-
tocha a Madrid, tratta ilp.Gumppen- lazzo regio,pienozeppodi gente, rivolgen-
berg gesuita, ne\Y Atlante Mariano, ove do la regina alcune parole al nunzio re-
descrivendo i santuari di Spagna sagri al- stato per l'angustia del cammino alquan-
la Madre di Dio, fa derivare la gran di» to indietro, per cui le guardie a stento
vozionechehannogli spagnuoli, da que- potevano aprire il transito, giunta qua-
staanlica tradizione. I mori possedevano si al capo della scala, un individuo ve-
quasi tutta la Spagna, aveano distrutte stilo da prete in umile atteggiamento si
colle case l'intere città, e aveano in cuore avanzò tra la calca, fece tutti gli sforzi e si
di schiantar co'cristiani ancheil nome di aprì un varco per presentare un memo-
CristojlaondePiamiro Ire d'Aragona re- riale. La regina si fermò, l'accolse beni-
slato con pochi soldati e con due figlie ver- gnamente e gli porse a baciar la mano
gini, vide inevitabile l'eccidio di tulli. A destra; ma il fellone afferratala colla sua
salvare il loro pudore le condusse nella sinistra, con l'altra mano in un baleno gli
chiesa di s. Maria d'Atocha, e le persua- spiccò un colpo di stile sotto l'ultima co-
se a lasciarsi da lui decapitare piultosto sta del fianco dritto, e ne replicava altro
che restare esposte alla ferocia de'nemi- più violento e micidiale se un maggior-
ci. Troncati i loro capi, li pose sull'altare domo non l'impediva a danno delle sue
innanzi la statua della V>. Vergine, e col- dita quasi mozze; quindi fu l'assassino ar-
ia spada insanguinata si scagliò co' suoi restato. Guarita la regina dalla ferita, ai
furente contro i mori per vendere a ca- 1 8 febbraio tornò nel sagro tempio a rin-
ro prezzo la sua vita. Ma Dio dispose, che graziar Dio e il patrocinio dellaB. Vergi-
con prodigio ne facesse strage e intera- uè del doppio favore, del parto felice e
So6 SPA
della vita salvata. Ogni ordine di perso-
ne restò compreso di vivo orrore alla fa-
ma del delitto nuovo negli annali di Spa-
gna; questo tragico avvenimento com-
mosse gli spaglinoli a dare all'etili ose te-
stimonianze per la loro sovrana. Il regi-
cida fu Martino Merino yGomezd'Ar-
medo, prete apostala, appartenente alle
società segrete, amnistialo nel 1824, va-
gabondo e usuraio, progressista de'più e-
saltati, die commise l'empio delitto per
furioso odio contro la sovranità, con ci-
nica sfrontatezza. Processalo e condanna-
to all'estremo supplizio, non ostante che
la regina lo volesse salvo, fu con quel tre-
mendo rito che precisamente descrissi nel
yoI.LX, p. 1 20, sconsagrato dal cardinal
arcivescovo di Toledo. Piansero i chieri-
ci assistenti, pianse il popolo, solo il reo
restòostinatamente impertuibato. Piac-
que a Dio a olezzo d'un giovine sacerdo-
te di farlo pentire del suo misfatto, scris-
se alla regina invocando perdono al cru-
dele attentalo, ricevè dal cardinale la co-
munione e mori strozzato. Gli spagnuo-
li per distruggere ogni avanzo del delit-
to, arsero gli arnesi, spezzarono il pugna-
le e ne bruciarono il cadavere. La regina
donò al santuario d'Atocha il soutuoso
fornimento ond'era vestita il dì che rice-
vè la pericolosa ferita , il manto reale
squarciato dal ferro e colla macchia di
sangue, le molte gioie preziose che porta -
va, l'ornamento del capo formato da una
catena di purissimi brillanti, e la corona
reale che fu imposta sul capo della Ma-
donna. Aggiungerò col citalo Giornale di
Roma del 18 Ì2,p. 1 54, che il patriarca
dell'Indie, fatto vicario generale dell'ar-
mata e della flotta, beuedì le grandiose
campane donate al santuario dalla mu-
nicipalità di Madrid, per celebrar la ce-
reinouia della levata del parto della regi-
na, e la presentazione alla chiesa della
principessa delle Asturie. Ivi è pur detto,
che pei' morte del principe della Pace e
del maresciallo Soult, i due collari del To-
som doio furono couferiti a Istanze al
SPA
mnrchcsed'Alcanices. Si dice inoltre, che
pel decreto regio deli 4 dicembre 1 85 1,
furono autorizzata 87 comunità religiose
ad ammettere le novizie, e 9.2 delle quali
hanno per ispecial missione l'educazione
delle fanciulle. Leggo nel n.°77 del Gior-
nale ili Roma del i854,ilpio pellegrinag-
gio della regina alla chiesa di Atocha per
decorarvi la statua della Madonna colla
collana del Toson d'oro, e del gran cordo-
ne di Carlo 111, in esecuzione della volon-
tà del suo augusto genitore. Imperocché
nel momento di partire Ferdinando VII
per Valencay,si recò in delta chiesa e fe-
ce dono alla ss. Vergine della ricca col-
lana del Toson d'oro che portava, e del
gran cordone di Carlo III a cui stava so-
spesa una croce di diamanti di gran valo-
re. Nel 1 836 questi preziosi oggetti scoru-
parvero, o a meglio dire vi furono sosti-
tuiti una collana e una croce di metallo.
La regina Isabella II volendo che sieno
rispettatele paterne intenzioni, e deside-
rosa di rendere omaggio alla memoria del
genitore, fece voto di restituire alla Ma-
donna d'Atocha i due preziosi oggetti, e
l'ellettuò. A p. 1 092 del medesimo Gior-
nale deli852si legge:» I gesuiti hanno
preso possesso di Lojola, loro primitiva
residenza e città natale del loro fondato-
re, fra un'immensa moltitudine di per-
sone accorseda tutta laCiscaglia. Vi pren-
dono stanza 5o a 60 padri, a'quali fu dal
governo permesso di tener missioni in
tutta la Spagna, e nell'isole Baleari e Ca-
narie. Quest'ordine ha ora 6 case nella
Spagna". Si dice poi a p. 1 1 22, che un'or-
dinanza regia diiiforma della legislazio-
ne sugli stranieri, ordinò che niuno possa
in (spagna professar altra religione che
la cattolica. Nel declinar di giugno 1 854
la religiosa comunità de' girolamini fu
messa al possesso del monastero di s. Lo-
renzo dell' Escuriale, colla maggior so-
lennità, pontificando il cardinal arcive-
scovo di Toledo, ed assistendovi mg.r pa-
triarca deirindie,e mg. rAlessandroFran-
thi incai icato d'aliai i interino della s. Se-
SPA SPA 207
ile. In ilcttn circostanza vestirono l'abito Mie sommossa, vuoisi attribuire alla ino-
6 religiosi) fra'quali un novizio. Secondo dificazione della costituzione a cui seni-
le leggi ili Spagna essendo il bastone em« biava intento il ministero. Dio aiuti li
bleina di dignità, la regina ba ordinato Spagna.
che i ministri della corona in servizio at- A compimento poi di quanto riguarda il
tivo portino sempre, tanto in uniforme, ramode'Borbuni«o»ranidiAiri*iaePMi«
quanto in abito di città, ini bustone cou cerna, e facendo seguito a quegli artico»
impugnatura e ghiande d'oro, qua] seguo li, accennerò l'immatura e infelice mor-
dislintivo dell'autorità superiore che e- te del duca Carlo 111, con indegnazione
sercitano. Tutto procedeva nel regno, sia per l'atrocità che disonorai nostri tempi,
nel religioso che nel politico, a tempi mi- con edificazione per quella data dalprin-
gliori de'trascorsi; uè pareva dovesse al- cipeal punto estremo, e di compassione
larmare il molo di Saiagozza de'20 feb- per la virtuosa e reale vedova Luigia di
braio 1 854, provocato dalle società segre- .Borbone, come figlia sventurata del pu-
te, facendo insorgere il reggimento Cor* re ucciso duca di Perry di Francia. Ai
dova, il general Concimeli brigadierello* 26 marzo 1 854 Ferdinando Cai lo IH di
re che re^iò vittima della trama, e con Coi bone, infante di Spagna e duca di Par-
altri sleali militari e pochi temerari cit- ma e Piacenza,nella sua capitale uno sco-
tadini trovaiono la tomba dove pensa- nosciuto gli ficcò nel basso ventre un pu-
vanoerigere un'ara alla lorosfrenataam- gnale, elasciato nella ferita il ferro si die
bizione. Dappoiché il resto della guarnì- alla fuga. Nonostante tutte le cure,ildu-
gione fedele alla regina e alla patria, non ca dopo circa ore 24 di acutissimi dolo-
avendo aderito al movimento, combat- ri spirò da principe cristiano, benedicen-
te i sollevali, per cui i ribelli restarono do la volontà di Dio ed esemplarmente,
uccisi, o furono imprigionati, altri ripa- Ricevè la morte, munito de'ss. Sagrameli-
laudo in Francia. Il governo prese su- ti, in penitenza de'suoi peccati, perdonò
bito energiche misure per conservare la l'assassino, e ordinò che se scoperto fos-
pubblica tranquillità in tutto il regno. Ma se, non dovesse avere altra pena che l'e-
fatalmente per l'infelice Spagna, a' 16 e silio. Lasciò il suo cuore nel sotterraneo
17 luglio dello stesso 1 854 in Madrid vi oveposano le ceneri de'sovranidegli stati
fu terribile rivolta militare e civile, colle Parmensi, ed il corpo nella cappella dei-
grida : l'iva la regina, abbasso i vii ni- la villa di sua privata proprietà detta la
siri, i quali poi si dimisero, e quasi tutti Macchia,ov'era nato, presso Viareggio, e
i loro palazzi furono saccheggiali e iocen- da lui edificata a comodo de'contadini dei
diati dal popolaccio. Fu pure saccheggia- contorni, poco distante dalla villa Piauo-
to il palazzo della regina Cristina, che ra, ove dimora inferma la di lui madre
fuggì colla sua famiglia. Il palazzo d'Isa- virtuosissima duchessa M.a Teresa di Sa-
bella li fu energicamente difeso da'reg- voia. Lasciòla encomiata duchessa vedo-
gimenti restali fedeli. La rivoluzione si va reggente, e 4 «eali figli, e per succes-
propagò in molte parli del regno. La re- soie il primogenito duca Pioberto. 1 par-
gola chiamò in Madrid Espai tero per la ticolari di questo commovente e tragico
formazione d'un nuovo ministero, poi- avvenimento, e chi possa essere Tassassi-
che l'altro combinalo da Rivas dopo il no, si può leggerli nella Civiltà caltolì-
dimissionario, anche esso si ritirò. Que- ca,t.6, 2.a serie, p. 209, 334, 4^9» che
èie poche parole che rilraggoda'giornali, riporta pure la bellissima lettera scritta
scrivo sugli stamponi in Pi orna a'3 1 luglio dalla duchessa Luigia, la quale ha già da-
1 854, né altro posso aggiungere. Solo di- lo prove delsaggio suo governo, al Papa
io, che la causa o picleslo della deplora* Pio IX,imploraulelasua benedizione per
ao8 SPA
se e pel figlio duca Roberto, cui un Or-
ribile misfatto gravò del peso d'una co*
rona, a lei la provvidenza sovrapponen-
do il caiico importante di levarne le spi-
ne! Raccomandò al Papa di provvedere
l'arma d'un ottimo vescovo, e il concor-
dato che si dovrà concludere tra la s. Se-
dee gli staliParmensi, protestando di vo-
lere operare per la gloria di Dio. Ulularti
sic fiali 11 Papa a'^3 giugno trasferì dal-
la sede di Ragnorea a quella di Parma
l'egregio e zelante mg.i'FeliceCantimorri
cappuccino. Egualmente sugli stamponi
e in detto giorno debbo aggiungere do-
lorose parole, anche pel ducalo di l'ar-
ma e Piacenza. Mentre il saggio governo
della duchessa, ad altro non mirava, se
non a rialzare gli animi e a promuovere
grado a grado per ogni maniera il pub-
blico bene, a' 22 luglio vi fu in Parma
un folle e perfido tentativo di sommossa,
per opera d'uno scarso numero di ribelli,
prontamente represso con tutta energia
dalla forza militare austriaca e parmense,
ed arrestati moltissimi tra gì' insorti e i
fi nitori. La quiete e l'ordine furono rista-
biliti nel medesimogiorno.il lammaricoe
la riprovazione dell'accaduto fu un senti-
mentogenerale. Olire i citati autori, sulla
storia civile ed ecclesiastica di Spagna, si
pon no consulta rei seguenti.Ulloa,GYo/irt-
ca generale di Spagna e del regno di Fa-
/p/jz-rt, Venezia 1 556 \.Sc\10ll\, FEspania
illustrata, seti scriplores varii rerum hi-
spaniarum, lusitaniarum, etyopicarwn
et indicarum, Francofurti i6o3. J. Ma-
riana, Historiae de rebus FEspaniac,No-
gunliaeiGo5: Ilisloria general d' Espa-
na, Madrid 1780. FEspania sive de re-
gis Hispaniae. regnis et opihus, Lugduni
Rat. 1 629. J. de Ferreras, Hisloria cro-
nologica de Espana , Madrid 1700. G. Cen-
ni, Dissertazioni dell' antichi là della chic-
sa Epana, Roma 1 n^\.Q\usùri\an\, Sto-
ria generale della monarchia spaglino-
la, Venezia 1 764. G. F. Masdeu, Storia
critica di Spagna e della cultura spa-
glinola in ogni genere, Firenze 1 788. F.
SPA
Pomares, Carta geografica delle Spagne
e del Por toga Ilo, con indice generale cori'
lenente tutti i nomi delle città, borghi ec.
de' due regni, in latino e spagnolo, Ro-
ma 1818. Luigi Rossi, Storia della Spa-
gna antica e. moderna con cartegeogra-
Jicheetavole.incise in rame,M\\ano itili 1.
A. Rurvardt, La Spagna dall' ordina-
mento delle cortes nel 18 1 2 fino a II' anno
i835, Lugano 1 836. M. Custine, Les
Bourbonsde Goritz, et Ics Bourbons d' li-
spagne, Paris 1 83f). Neil 'Arte di verifica-
re le. date, vi è la Cronologìa storica dei
re de' visigoti di Spagna, degli svevi, de're
di Spagna prima dell'invasione de'mao-
mettani, de're dopo la ioro invasione, dei
re dell'Asturie, d'Oviedo e di Leone, dei
governatori di Spagna pe'califli, de're di
Cordova, Navarra, Aragona, Castiglia e
Leon, re cristiani di Majorca, re di Spa-
gna della casa di Borbone, e la Crono-
logia slorica de're di Portogallo.
SPALATROoSPALATO^/fl/eu).
Città con residenza vescovile nella Dal-
mazia, capoluogo del circolo del suo no-
me^ 34 leghe da Zara e 1 2 da Macarska;
e situata in piano presso la spiaggia del
mare Adriatico, sulla sponda settentrio-
nale del canale di Ri azza, il quale sepa-
ra l'isola omonima dal continente, ha 4
leghe nellamaggiorsua larghezza, ed of-
fre un sicuro ancoraggio per una gran
flotta. E' cinta di mura in parte rovina-
te, ed il suo porto per la situazione nel
centro della costa della Dalmazia e per
la vicinanza della Rosnia, colla quale ha
facili comunicazioni, diede a Spalatro il
grado di 1 .a città commerciante del regno
di Dalmazia; eccellente è esso, offre si-
curissimo ancoraggio, e dividesi in porto
interno e porlo esterno; il 1 .° profondo
io piedi, può contenere 20 bastimenti
di 1 00 botti, ed il 2.0 facilmente dar luo-
go a 60 di 3oo botti. A pie delle mura
della città, dalle fessure di alcuni massi
di pietra pieni di conchiglie mariue, zam-
pillano sorgenti solforose, che si usano
con buon elfetto nelle affezioni croniche.
SPA SPA 909
Deve Spalatro la stia fondazione ad un finche poi il generaledivisato rcstanrosia
palazzo che in quel silo fece costruire corrispondente allo stile originario del
l'imperatore Diocleziano nel 3o3, il qua- tempio, si Stabilì che venisse intrapreso
le mito a Salona, antica e celebre città, sulla base di esattissimi disegni di tutto
di cui ancora si vedono le rovine, ad una il colossale edilìzio e delle singole di lui
lega nord-est, ed intorno al quale venne- parti, mentre che se avessero luogo par-
io ad aggrupparsi delle abitazioni, che ziali riparazioni, non con venienti a sì bel*
in processo di tempo si circondarono di lo e svariato complesso, si verrebbe a re-
mora, onde poi si formò l' imporlantis- care nocumento al di lui pregio. La coni -
sima e celebre attuale città di Spalatro, pilazione de' progetti concernenti il re-
rinomata nelle storie pe'suoi fasti eccle- stauro, fu affidala all'ingegnere e archi-
siastici massimamente, e per tanti per- tetto Vincenzo Andrich; uè un lavoro sì
sonaggi illustri che vanta. Sino da' suui arduo poteva affidarsi a mani migliori
principii die i natali al Papa s. Caio, fra- diqueste,tantosesiriguardaairamorsuo
lello di s. Gabino prete e martire, nipo- per tultociò che concerne al lustro della
ti ambedue di detto imperatole, e zii di patria, quanto se pongasi mente a'suoi
s. Susanna vergine e martire; del quale studi e cognizioni estese,per restituir l'an-
e sua famiglia, come degli altri illustri tico tempio all'originaria di lui forma,
di Spalatro, copiose notizie pubblicò il gè- comechè interessante e rimarchevole mo-
sulla p. Fallati, i\e\\' Illyricum sacrimi, numento artistico sotto tutti i rapporti.
Il magnifico tempio di Spalatro, che al- Già fu dall'Andrich alacremente delinea-
cuni a Giove, ed altri più recenti pensa- to il tempio e le sue proporzioni per re-
no essere slatodedicaloaDiana, tratti dal- stituirlo all'originaria e mirabile sua fur-
ia ragione che ne'fregi scolpiti domina- ma, edimostrato di quali operazioni fie-
no molte figure di cacciatore,queslo tem- eia mestieri per compiere nel miglior mo-
pio, il quale fu poscia convertilo nella cat- do possibile la divisata impresa. La detta
tediale, si serba ancora fra le maestose cattedrale è sotto l'invocazione della B.
rovine del palazzo di Diocleziano, come Vergine Assunta, e di s. Domino o Do-
nno de' più superbi monumenti di quel milione i.° vescovo di Salona e martire,
colosso d'architettura, e come oggetto la cui festa si celebra l'i 1 aprile nel Mar-
d'ammirazione degl'indigeni e forestieri, tirologio, principale patrono di Spalatro
Su questo avanzo maestoso della roma- e il cui corpo si venera nella medesima,
na e patria grandezza, ormai passarono insieme a quelli de'ss. Anastasio ePianie-
1 6 secoli; ma la ferrea mano del tempo, 10 comprotettori. E' di nobilissima slrut-
che inesorabilesi stende sulle opere mor- tura e di forma rotonda e circolare, con
tali, vemieacolpireanchequesta, e i suoi duplice ordine di colonne insigni; ha 4
guasti si fannosempre più minacciosi. Se- altari, ed il coro l'abbellì di pitture Par-
nonchè il governo imperiale austriaco, civescovo Cosmi, generoso e benemerito
che sostenne anni sono fortissimi dispen- pastore. Una diffusa ed esalta descrizio-
ni pel ristauro dell'altero duomo di Se- ne di questo tempio, e di due altri a'qua-
benico,altromagnifico monumento d'ar- li per esso si ascendeva, e degli oggetti
chitettura, ci porge un nuovo luminosis- spettanti alle belle arti che tuttora vi si
simo tratto di munificenza epielà,dispo- conservano, può vedersi nel Parlati 1. 1.
netulo che la superba moledeltempiodi La torre campanaria con 5 campane, è
Spalatro sia tolta agli avidi guasti del di magnifica struttura, e fu eretta dalla
tempo, ridonata alla conservazione, alla regina di Bosnia; ed il palazzo del vesco-
sicurezza degli accidenti, alla dignità cai- vo è prossimo alla cattedrale: consunto
lo splendore delia cattolica religioue, Af- dalle fiamme nel 1 5o6 l'arcivescovo Bo-
VOL. LXYIII. 14
» i o S P A
uifacio Albani (la'fondamenti In rifabbri-
cò etl i successori compirono, abbellirono
e ampliarono; secondo l'ultima proposi*
zioneconcistoriale, l'episcopio si trovava
bisognevole di grandi riparazioni. Il ca-
pitolosi compone di due dignità, essendo
lai.3 il preposto, di 4 canonici, comprese
le prebende del penitenziere e del teolo-
go che però esercita l'uffizio senza pre-
benda; vi è 1' unico beneficialo maestro
delle ceremonie, oltre altri preti e chieri-
ci addetti al servizio divino. La cura d'a-
nime si amministra da un canonico, ma
ilbaltisterioè nella vicina chiesa di s.Gio.
Battista, di ottima costruzione e già tem-
pio pagano di Diocleziano, e dicesi dedi-
cato a Escuiapio. Prima il capitolo avea
3 dignità, l'arcidiacono, l'arciprete, \ì
primicerio, 18 canonici, i i beneficiati e
12 chierici, non compresi quelli ilei se-
minario: il capitolo godeva l'immemo-
rabile privilegio della nomina de' cano-
nici, che confermava l'arcivescovo. Tal-
volta e per essere Spalalro città e porto
di gran commercio, a comodo di chi vi
accedeva, eranvi nella cattedrale confes-
sori delle lingue italiana, illirica, latina,
cieca, tedesca e francese. Oltre la catte-
diale, nella cillàe suburbio vi sono altre
3 chiese parrocchiali senza il fonte bat-
tesimale, 4 conventi di religiosi, un mo-
nastero di monache, 3 confraternite, l'o-
spedale, ed il seminario eretto dall'arci-
vescovo Cosmi. Anticamente consisteva-
no i religiosi,ne'domenicani,couventuali,
osservanti, filippini e gesuiti a'quali fondò
un collegio l'arcivescovo Coprili; le mo-
nache aveano 3 monasteri, due erano di
benedettine, uno di Clarisse in cura degli
osservanti;eranvi pure4 case di pinzoche-
re, 2 di s. Domenico e 2 di s. Francesco:
le confraternite ascendevano a 2 5 con ve-
sti proprie. Tra gli altri esistenti stabili-
menti ricorderò il ginnasio cattolico, Li
scuola normale, l'ospedale militare e 3
belle caserme, il lazzaretto. Spalati otraf-
fica principalmente di carni fumaleesa-
late,olio,v ino e fichi; abbondanti ea prez-
SP A
zi discreti sono le vettovaglie, e vi si ten-
gonoimportanti fiere. Esistono fabbriche
di stoffe di lana e ili seta, concie di pelli
e pesche.
Spalatro o Spalato, Spalelum, Spala-
tum e Solonae Noi'tie, ripete il suo no-
me dal vasto palazzo di Diocleziano, che
denominato SalonacPala/ium latitili ,'hì'
di il luogo si appellò Spalalum} e Spa-
latrum più comunemente, sebbeneill al-
lato noti) che do vea chiamarsi Spalatimi,
descrivendo l'amplissimo e splendidissi-
mo palazzo imperiale nel l. 2, come lo fu
l'edifizio dopo la morte diDiocleziano ces-
sandosi dal nominarlo V alali u ni , Cu pur
iìvlìoJoi'eiiseni, nondal propinquo tem-
pio che alcuni dicono di Giove, ma dui
gineceo o luogo ove si tenevano e forma-
vano le vesti pel principe e pe'milili, ri
mililes tuo* Joi'ianos cognominavi vale-
hai. Quindi si legge nella Nofitia dignità-
tum: Pi ocuratorGj necaei JovensisDal-
tnaliae Appaialo. Nel secolo V nel palaz-
zo si ritiri) il vescovo di Salona Glicerio,
deposto dall'impero d'occidente nel 4?4-
In seguito per le vicende de'tempi e per
l'incuria il palazzo a poco a poco andò
distrutto, e nel 64 j fu abitato da Severo
primario del luogo, quando già distrutta
Salona dagli avari, popoli della Circa ssia
orientale sul versatolo settentrionale del
Caucaso, i salonitani procedevano in vi-
cinanza e intorno al palazzo all'erezione
d'altra città, che dal nome locale fu delta
Spalato e Spalalro. Dalla dominazione
degl'imperatori greci, passò sotto quella
de'fi anchi, a'qnali la ritolsero gl'impera-
tori Michele HI il Balbo o I' Ubriaco e
Basilio ]\3Ja<ef/cnci\e\\'SG'}. Elevatonel
r)f) 1 al dogadodi Venezia PietroOrseolo
II, la prese in tutela coll'assenso degl'im-
peratori Basilio li e Costantino Vili, im-
plicali nelle guerre de'bulgari e saraceni,
per difenderla contro i pirati. Passali cir-
ca 3o anni dacché gli spalatiti) e i dalmati
transi sottoposti spontaneamente a'duci
della repubblica di Venezia, perciò deno-
minati, Ductsf tnetiarum et Dalmatiat,
S V A S P A a i i
uri io33 tornò Spalatro ad esfiere gover- ni Spalatro In retta a monarchia, e fu
nata da'greci. Verso il 1 073 il dogeDome» governata democraticamente per priori,
meo Silvio fugò i normanni die devasta- podestà, conti t Capitani] la cui sei ie ri-
vanolecostediDalmaeiatpercuiglispaia- porta Fallato nel 1. 3. Seguendo Spala-
lensi e al tri popò li per grato animo toma- tro le vicende politiche e i destini della
rimo al padronato veneto. Verso ili 081 Dalmacia,restò sotto la repubblica vene
l'imperatore Alessio per quantooperavu- la, ed alla sua estinzione nel 1 707 pel trai-
no i veneti contro inormaoni,con diploma tato di Campo Formio, tra la Francia e
confermò loro il possesso della Dalmazia e l'Austria, la Dalmazia fu ceduta a (pie-
di Spalatro e vi aggiunse il titolo del pria* st'ultima potenza, la (piale einennscgueu-
c-ipalo di Croazia. Nel iio5 Colomano za della campagna del 1 80 5 la restituì ai-
re d'Ungheria, violando la iei\e a'veneti la Francia, essendo stata allora riunita
occupati nella crociala di Siria , occupi) al regno d'Italia, e poscia fece parte delle
Zara e Spalatro. Ma dopo la sua morte nel provinole Illiriche. I russi nel 1 806 inipa-
1 1 i;> il doge Ordelafo riprese Spalatro ebollitisi delle Bocche di Cattaro, le re-
e le altre città dalmate. Non andò guari sero a francesi colla pace di Tilsit. Final-
che Stefano II figlio di Colomano, profit- mente dopo il 1814 l'Austria divenne di
laudo che i veneti erano tutti infiamma- nuovo padrona della Dalmazia e di Spa-
li nella crociala di Siria, nehi23s'im- latro^che fauno partedelsuopossente im-
padronì de'loro possessi diDalmazia.Tor- pero. I veneziani nella loro dominazione
nato da Palestina il doge Blichieii riven- aggiunsero alla città parecchi torli e ba-
d icò idominhdella repubblica, enei 1 124 stioni, ma essendo slata riconosciuta la
ricuperò l'invaso dagli ungheri.Tuttavol- situazione di Spalatro cattiva come po-
ta riuscì neh i38a Bela II red'Unghe- sizione militare, si lasciarono andare in
ria di riconquistare Spalatro e altre cit- conquasso le fortificazioni principiale,
tìi della regione. Nel 1 1 G8 l'imperatore delle quali oggidì rimangono solo gli a-
greco Emanuele Comneno fece espellere vanzi.
gli ungheri ed occupare la Dalmazia e La fede cristiana in Salona(J~.) fu prò
Spalatro che riunì all'impero orientale, mitigata ne' tempi apostolici, e la chiesa
Dopo la sua morte Bela III fe< e alti et- di Spalatro ehhe anch'essa origine dal-
tnulOjCon cacciare i greci dallaDalmazia l'antica Salona, e perciò il suo arcivesco-
e da Spalatro, e nuovamente le congiuu- vo si chiamò, alias Salonilanus. Fianta-
seal regno ungarico. Spalatro restò in pò- la la religione cristiana sinoda'delti lem •
desta de're Ungaci quasi i5oauni, enei pi in uno alla cattedra episcopale in Sa-
1 327 per le guerre esterne e interne, ad Iona, come madre di tutta la cristiana re-
esempio di Traù e di Sebeuico, sponla- ligione nell'amplissimo Illirico, divenne
heamente ritornò all'ubbidienza della re- essa ben presto e nel secolo lilla metro-
pubblica di Venezia, l'assali 20 anni la poli di tutta Yllliria {V '.), ed una delle
città soggiacque a Luigi I re d' Unghe- 4p'u antiche dell'occidente, e perciò de-
lia, ed il re di Bosnia nel i3go la tolse corata di copiosi privilegi dallas.Sede,dai
ni re Sigismondo, il quale passali 4 anni re d'Ungheria e Croazia largamente do-
la ri prese ,e Ladislao rediNapolinel 1402 tata,edairimperatoreEmanuele€omne<
pose per duce in Spalatro Hcrii.ja dinasta no aumentata. Disti ulta poi dagli avari,
o voivoda di Bosnia, dopo il qual lem- indi dagli. ?c/i/7zi'0/2i quella sì potente e fa-
po i veneziani nel 1420 definitivamente mosa città verso la metà del VII secolo,
tornarono a insignorirsene con tutta la i salonitani sedate le guerre si fabbrica -
Dalmazia, tranne Zara, e Spalatro refilò rono l'altra in vicinanza all'anlica,e que-
lli fede adessi. Nelle diverse domiuazio- sta Spalatro fu chiamata. Allora fu che
2 12 S P A
la dignità ili metropoli con ogni suo di-
ri Ilo venne trasferì la nell'arci vescovo che
a Spala Irò fu eletto. Fu esso poi anche
rivestito del titolo e dell'autorità di pri-
mate, che con approvazione de'Papi pas-
sò ne'successoi i, come un'altrihuzione ed
ereditario diritto della loro sede, e perciò
s'intitolarono essi primati della Dalma-
zia. Siccome poi i croati o schiavoni, di-
scacciatigli avari, aveano invasa quella
provincia, ed i loro principi dominavano
in gran parte di essa; i primati diSpalalro,
allineile i vescovi ne paesi soggetti a'croa-
ti non si credessero da loro indipendenti,
aggiunsero circa la metà del secolo X al-
l'antico titolo di primati della Dalmazia
quello ancora di primati di tuttala Croa-
zia (P.), che già anche Dalmazia si de-
nominava, quasi per una dichiarazione
della loro autorità sopra di essi, sebbe-
ne fossero della nazione de'croati. Che se
il patriarca di Venezia (/'.)s'inlitola pa-
rimenti primate di Dalmazia, ciò avvenne
perchè la chiesa di Zara {f.) suffraga-
li ea di Spalatro, essendo stata elevata al
rango di metropoli, venne pochi anni do-
po, vale a dire circa la metà del secolo
A I l,d staccata dallagiurisdizionedel pri-
matedi Spalatro, e attribuita con le chie-
se sue suffragarle al patriarca di Grado
(/'.)_, costituito loroprimate. Siccomepoi
quel patriarcato alla metà del secolo XV
fu da IS'icolò V soppresso, e quella digni-
tà con ogni sua giurisdizione venne con-
ferita al vescovo di Venezia; così questi
assunseallora non solo il titolodi patriar-
ca, ma quello ancora di primate di Dal-
mazia,per avere a se soggette quelle chie-
se della parte occideutaleinferiore di det-
ta provincia. Rimase però al prelato del-
la chiesa di Spalatro come l'antica deno-
minazione, così ogni giurisdizione sul re-
stante dellaDalmazia,e continuò sempre a
chiamarsi: Archiepiscopus Spalatensis,
alias Salonitanus , Primas Dalmaliae et
totius Croatiae. Furono suffragane! del-
l'arcivescovo di Salona e poi di Spalatro i
Effluenti vescovi e sedi vescovili. Belerà-
SP A
do (P.)i Scardona (che unita a Belgra-
do, di questo meglio parlai a Scardola
stessa), Bosnia (meglio ne trattai a Sirt-
mio parlando eziandio di Diakovar che
fu ed è residenza del vescovo di Bosnia
e di Sirinio con cattedrale ed episcopio,
e ne riportai la serie de' vescovi che si
chiamarono vescoviBosniensi eDiacoven-
si), Corbavia, Otloshacz, l\fodruscatSe-
gna (in questo articolo parlai delle 3 pre-
cedenti sedi e particolarmente di HI odr li-
sca, tutte unite a Segna), tìlacarska (/'.),
Lesina (/ '.), Knin o Tinia (A .), Tran
(F.), Selenico {F), Nona(F.).Fu pure
sufhagauea di Spalatro la sedediiSVru/oa
o Slrigoa o Stridori, Strigati in Croazia,
ora borgo d'Ungheria, la cui città vesco-
vile fu distrutta da'goti verso il VI secolo,
comitato di Szalad, marca di Mura-Kòz,
presso la frontiera della Stiria. Prelesero
alcuni che sia la patria di s. Girolamo,
della quale ragionai a Schiavoni a, ed u-
na chiesa dedicata a quel dottore massimo
vi chiama molti pellegrini. Il p. Jacopo
Coleti gesuita pubblicò nel 1784 in Ve-
nezia, De siluSlridonis urbis natalis s.
Hieronymi. Stridoa era un tempo una
piazza fòrte e assai importante. Le chiese
di Modrusca, di Lesina e di Knin si for-
marono con smembramenti dell'arcidio-
cesidi Spalatro, e da essa si fondarono con
pontifìcia approvazione. Inoltre fu suf-
fraganea di Spalatro la chiesa vescovile
Dumnenses , Dalminiu/n , Delniinium ,
Delmiuni o Dalrnium ,che già fu città con-
siderabile e forte, presa e quasi distrutta
da'romani nell'anno di l'ionia 5g8, e dal
cui nome forse si formò quello di Dalma»
zWjCome rilevai in quell'articolo; ora è
Dumnoalik della Servia,\n\ nei pato del-
la Turchia europea. Il p. Fallati, Illy-
rici sacri, ne tratta nel t. 4i P- 1 68, e ri-
porta la serie de' vescovi. Malchus del 590
fu ili.°che si conosca, il 2.°fu Madiodel
1 337, quindi Guerrino del 1 347, Stefano
del 1 3 55, Pietro del 1 3g4j Giorgio I del
i4o6, Giorgio 11 del i4,2> Biagio del
j4'9, Nicola 1 del 1426, Ugo deli 433,
SPA
Girolamo del i 43i), Nicola II deh 460,
Vito tlel i 4qu; dopo lunga sede vacan-
te Dell 54o Nicola III, nel 1 55 1 Danie-
le I, nel 1 m)0 Daniele II, poi sede va-
cante; nel 1 (3-44^ IMai-iano,c]uiiicli sede va-
cante, e nel 1 6">4 Michele: vicari aposto-
lici,nel l685 Nicola Dlancovich, nel 1 735
Matteo Deli vieh, nel 1 74° Paolo Drage-
chi vidi . La sede vescovile Dumnensefu
riunita a Spalatro. La descrizione della
diocesi e chiese sottoposte al primate ar-
civescovo di Spalatro, non solo può leg-
gersi nel Fallati, ma eziandio nella hel-
la relazione che della diocesi di Spalatro
fece alla congregazione di propaganda/?-
de l'arcivescovo StefanoCupilli nel 1 7 1 3,
riportata dal p. Ottavio M.a Paltrinieri
a p. 1 08 tifile Notizie intorno alla vita dì
Bonifazio Albani, Stefano Cosmi, Ste-
fano Cupilli e Gio. Battista Laghi ar-
civescovi di Spalatro .primati della Dal-
mazia e di latta la Croazia, che furono
della congregazione di Somasca, chiari
per dottrina e virtù apostoliche, Roma
1829. Più anticamente furono puresuf-
fraganee di Spalatro le chiese vescovili
di Semendria, Dulcigno, Ragusa, Zara
(/'.)e Arhe. Questa ultima capitale del-
l'isola del suo nome sulle coste della Dal-
mazia nella valle di Campora, è fabbri'
cala sopra un'amena collina che si pro-
lunga fra due porti. Il suo porto è capa-
ce di bastimenti d'ogni grandezza, ma di
difficile imboccatura. Ha la cattedrale col
capitolo e altre chiese. La sede vescovile
fu eretta nel secolo IX, prima sulhaga-
nea di Spalatro e poi di Zara. L'ultimo
suo vescovo fuGio. Pietro Galzigua d' Ar-
he, traslato da Traù. Dipoi Leone XII
la soppresse nella circoscrizione delle dio-
cesi di Dalmazia. Il Fallati tratta della
cliiesa Arbenses nel t. 5; quindi impiega
quasi i due primi grossi tomi nelle vite
degli arcivescovi di Salona,e tutto il 3.° in
quelle degli arcivescovi di Spalatro, laou-
de mi limiteròappeuadi riportarne sem-
plicemeute i nomi e poche parole, altri-
menti e col più stretto laconismo per la
SPA 2i3
gran copia delle notizie raccolte da quel
dotto illmtraloredeH'llliria sagra, dovrei
essere hen lungo. Il r. "vescovo o arcive-
scovo di Salona fu s. Domnio o Doninio-
nesirod'Antiochia,discepolodi s. Pietro
eapostolo di Dalmazia. Nell'anno 65 l'a-
postolo s. Paolo mandò il suo diletto di-
scepolo s. Tito a predicare il vangelo in
Dalmazia, da cui poco tempo dopo tor-
nò in Creta o Candia, ove avea fatto al-
trettanto, e ivi morì. La Dalmazia non
solamente onora s. Tito vescovo come suo
1. "apostolo, ma perchè oltre d'essere sta-
to precursoreal nominato, dicesi cheor-
dinassei.0 vescovo di Salona s. Domnio
medesimo. Altro apostolo della Dalma-
zia e altro precursore di s. Domnio, fu
s. Ermas, che alcuni dicono uno de'72
discepoli e vescovo di Dalmazia, del qua-
le egualmente discorre il p. Fallati, che
riporta diversi cataloghi de'primi vesco-
vi di Salona. Di un s. Felice vescovo di
Spalatro parlai a Spello, perchè questa
sede lo crede suoi. "vescovo. Dopo aver
s. Domnio convertito a Gesù Cristo mol-
te provincie di Dalmazia, nel 1 o5 patì il
martirio d'ordine del preside Maurilio.
Gli successero nell'arcivescovatodi Salo-
na, Gargano, Simporio, Irsicicio I, Irsi-
cicioll, Valente, Onofrio, Massimo!, Pa-
scasio, Cesario, Giustino, Glicerio già im-
peratore, Onorio 1, Gennaro, Stefano,
Saviliano, Onorio li, Frontiniauo I, Pie-
tro I, Proclinio, Onorio III che nel 53^
celehrò il concilio provinciale, Domizia-
no, Natale che visse a'tempi de'Papi Pe-
lagio Il e s. Gregorio I del 590, a questi
accusatodall'arcidiacono Onorato. Dopo
di lui per simonia s'intruse Massimo II,
e come dissi a Salona riprovato da s. Gre-
gorio I. ludi Frontiniauo II, Teodoro I,
Giustiniano, Antonio I, Massimo III, A-
mahile, Giovanni I, Gregorio I, Teodo-
ro 11, Giovanni li, Giovanni 111, Pietro
li, Marino I, Marino II, Marino III, Teo-
doro III, Pietro III, Leone I, Giovanni
IV, Giovanni V, Pietro IV, Martino I,
Formiuio I, Gregorio II, Giovauui VI,
3i4 spa
Vernncolo^omenio, Teodoro IV, Vita-
le I, Gregorio III, Vitale II, Pietro V,
Leone II, Orso, Pietro VI, Gregorio IV,
Massimo IV, Teodoro IV.
Devastata Salona dagli avari crudelis-
simi, e spopolata la Dalmazia, restata la
sola Hagusi metropoli della medesima,
commiscrando Papa s. Martino 1 le tan
te sue calamità, nel G\c) vi spedi per le-
gatoapostolico Giovanni di Ravenna, che
avendo egregiamente eseguito la legazio-
ne, esedata la controversia tra que'di Sa-
lona e di Ragusa [f \), la cui sede fu co-
me dissi già sutfraganea di Salona, sul*
l'arcivescovato salonitano, indi stabilita
la sede arcivescovile di Salona nella nuo-
va Spalatro, si adunarono i vescovi suf-
fragane-! e d'unanime consenso elessero i.°
arcivescovo di Spalatro d virtuoso lega-
to Giovanni, col plauso del clero e popo-
lo. Tornato egli in Roma nel 65o, e re-
so conto a s. Martino 1 dell'operato nel-
la legazione, e di quanto era seguito, il
Papa tutto approvò, insieme alla trasla-
zione della sede da Salona a Spalatro ,
consacrò Giovanni ini ."arcivescovo egli
conferì il pallio. Nella cattedrale di Spa-
latro vi trasportò i corpi de'ss.Domnio-e
Anastasio, e la consagrò in onore della
Y>. \ ergine Assunta. Edificò la chiesa di
s. Michele a mare, e fu sepolto in quella
dis. Matteo, vicino al l'altra di s. Do m nio.
Gli successero nell'arcivescovato ili Spa-
latro: Pietro I, Mariano], Martino I, Pie-
tro II, Giustino I, Frontitiiano I, Paolo
I spalalino e figlio di Prestauzio rettore
della citta di Spalatro. Martino II, Gio-
vanni li spalatino del c)i4jedificò la chie-
sa di s. Felice in Rivo, Martino Ili spa-
lalino del 970, Drahale spalatolo fu de-
posto per aver moglie neh o3o. Loren-
zo dalmatino di gran sapere, nel 1 069 e-
difìcò il monastero delle monache di s.
Benedetto nel suburbio di Spalatro, egli
donò molti beni; iudi si trovò all'unzione
e coronazione di Demetrio in re di Croa-
zia e Dalmazia, fatta nel 1 076 in Spala-
ti 00 SaJopa da'legali di s. Gregorio VII.
SPA
Nel 107O stesso fu tenuto un concilio a
Spalatro da Gerardo arcivescovo di Si-
ponto e legato della s. Sede, che lo pre-
siedè. Venne ordinato che il monastero
di s. Giovanni sarebbe restituito all' ab-
bazia di s. Grisogono. Mansi, Supplem,
a' concila del p. Labbé, t. 2, p. 1 3. Al-
tri chiamano questo concilio à\ Salona s
e lo dicono celebrato nel 107 5; così l'al-
tro del 1076, in cui i suddetti legali im-
posero le insegne reali a Demetrio. Que-
sti si dice redi Dalmazia, Croazia eSchia-
vonia, chesottomisecon annuo censo tri-
butarie alla s. Sede, come narro a Sta-
ti e regni tributari alla s. Sede. Simil-
mente al tempo dell'arcivescovo Loren-
zo il cardinal Giovanni legalo celebrò un
sinodo in Nona, e re Demetrio restituì
alla chiesa di s.Domnioo cattedrale quel-
le di s. Stefano de'Pini e di s. Maria di
Salona co'loro beni. La regina Elena e-
dificò una chiesa. Crescenzio romano del
1 1 o3, d'egregie qualità, fece scolpire un
carme sull'arca marmorea di s. Domnio;
da'spalatini fu spedito per la pace a Co-
lonnino re d'Ungheria. Gli successe Gre-
gorio di Zara, poi Manasse nngaro, indi
dopo sede vacante nel 1 i3o Giorgio I,
Gaudio Claucolo spalatino letterato del
1 1 33, caro al re d'Ungheria, concesse al-
le benedettine di fabbricarla chiesa dei
ss. Cosma e Damiano e di ampliare il mo-
nastero. Nel 1 1 58 i vescovi provinciali, il
clero e popolo di Spalatro, convenuti nei
consueti comizi, elessero l'arcivescovo As-
salonne nngaro: consagrò la delta chiesa,
ed al suo tempoLampridio vescovo di Za-
ra ottenne il pallio dal Papa Alessandro
III, e l'esenzione dalla metropoli di Spa-
latro. Pietro III lombardo dottissimo e
a>sai erudito nel 1 1 61, già vescovo diNar-
ni , morì in Ungheria e fu sepolto in s.
Maria d'Alba o Albe nel 1 166. Il clero
e popolo di Spalatro ammirando le virtù
del cardinal Morra poi Papa Gregorio
Vili, legatod'Alessandrolll in Unghe-
ria, Sehiavonia, Croazia e Dalmazia, lo
acclamarono arcivescovo; ma egli uou ao«
SFA SFA ai5
renò, e altrettanto dichiarò poi il Papa dottrina, e fu celebrato un concilio pro-
pri non privarsi de'suoi eminenti servi- vinciale a Spalalro dall' arcivescovo nel
gì. In sua vece venne surrogato Gerardo i iiy?. come primate ili Dalmazia, per re-
ili Ventna cappellano del Papa, e poi fu golarela disciplina ecclesiastica nell'ordi-
trasfèrito a Siponto, ritenendo Spalatro nazione de'chierici,e ne tratta ancora il
in amministrazione. Neh 17 5 Alessandro citato Mansi, t. 3, p. 2 4 7. Morto nel 1 2c){,
III traslocò a questa chiesa da quella di fu eletto l'arcidiacono Giacomo, che non
Cagli s. Raniero, già santo monaco del- approvatone! 1 397 BonifacioVIIIcreòar*
l'Avellana, die magnificamente ospitò il ci vescovo il franeescanoPietro VI virtuoso
Papa nell'isola Issa nel recarsi a Venezia, e dolto;eGiovanni XXII nel r 32/j. vi tra-
caccompagnòaZarn: gli slavi cacieliidel statò da Colossi ballano di Berìto, e nel
monte Massarone, dopoaver usurpatole 1 33 1 gli surrogò Domenico Luccaro no-
terre «Iella chiesa di s. Domnio, lo lapi- bile spalatino, devotissimo di sua chiesa
il. nono nel 1 1 8o,ond'è venerato per mar- e procedei le nel governo con magnifìeen-
tire. Il Papa Alessandro III di ciò addo- za, comechè d'opulenta famiglia (il Car-
lorato, spedì in Dalmazia e Schiavonia della nella biografìa del card. PoyetoPo»-
per riforma rei costumi del cleroedelpo- grifo, morto neli35i, dice che ad esso
polo il cardinal Teobaldo legato, che a f- Nicolò arcivescovo di Sa Iona dedicò un
fidò il governo della chiesa di Spalalro libro Degli officii ecclesiastici, che ititi-
al vescovo di Lesina. Re\i i87 divenne tolò Tesoro ecclesiastico, poi stampalo
arcivescovo Pietro IV Chileni ungaro, il i\a Durando Gerlier). Nel 1 34q da Rimi-
quale subito nella chiesa di s. Andrea ce- ni vi fu traslocato il benedettino Ugolino
lebrò il sinodo provincialo,co'vescovi suf- Branca o Malabranca, non essendo stato
fraganei, gli abbati e altri del clero. Tra- approvato da Clemente VI il postulato
slatoaColocza, nel r 187 gli successe Pie- Pellegrino;»» vedendosi maltrattatone!
tro V ungaro abbate di s. Martino d'Un- 1 3 73 rinunziò a Papa Innocenzo VI. Do-
gberia, ch'ebbe litigi col capitolo. Nel pò Pietro VII spalatino, Papa Urbano
1200 Papa Innocenzo 111 cousagrò l'ar- VI Dell 388 nominò Andrea Gualdi ri-
ci vescovo Bernardo perugino, eloquente minese, eda're d'Ungheria ottenne mol-
e letterato eruditissimo. Nel 12 17 fu e- te beneficenze per la sua chiesa, grazie e
letto l'arcidiacono Slavino conte di Do- privilegi; per sedizione popolare abdicò
nialdo, non canonicamente, per cui nel e fu traslato alla chiesa di Samaria ne!
12 ic) gli fu sostituito Guncello ungaro i4o2,e poi passò a quella di Tebe. L'e-
e religiosocrocifero. Nel 12J7 venne con- letto Marino aCutheis ebbe a successo-
sagrato nella chiesa di s. Domnio HugrU re nel i/lo3 Pellegrino della regia stir-
uo preposto cassinese, facondo ed erudi- pe d'Aragona francescano, che morto nel
to nelle scienze ecclesiastiche, ma si ino- '4°9 l"u nominato Domnio del Giudice
slrò più milite che pastore, commetten- della famigliaLuccarospalatina, ritardan-
do prepotenze, per cui furonvi continue do il possesso a cagione del gran scisma
e gravi controversie contro di lui, sì del d'occidente, finche lo riconobbe Giovan-
clero che de'cittadini. Ruggiero della Pu- ni XXIII, e sotto di lui definitivamente
glia che gli successe si mostrò con tutti Spalatro passò nel dominio veneto. Mar-
benigno,e morì nel 1 2Ò6 dopo aver be- lino V nel 1 420 da Faenza vi trasferì Pie-
nelicalola chiesa. Indi il generalede'fran- Irò Vili Discovizi domenicano, che ope-
ceseani Giovanni II (Buchad ungaro e fu rò molte belle cose, eresse la magnifica
zelante; al suo tempo Nicolò III spedì le- cappella di s. Domnio nella cattedrale e
;;.ito in Ungheria e Dalmazia il vescovo avanti ad essa fu sepolto Dell 4^7. Frau-
di Fermo Filippo di esimia prudenza e cesco Malipiero veneto gli successe, poi
2i6 SPA
di Venezinnel 1 4^8. Gli fu sostituito Bar-
tolomeo Zabarella padovano, indi nel
i43») di Firenze, per cui occupò la sede
il veneto Giacomino Badoari, lodato pa-
store, die per testamento lasciò al capito-
lo la mitra preziosa, la croce e il pastora-
le in piena proprietà. Neh4"J2 Lorenzo
Jl Zanne o Zeno veneto e nipote di Pa-
pa Eugenio IV; nel 1 474 Giovanni IV
Averoldi bresciano, generale de'france-
Bcaoi,poi vescovo di Treviso. Sisto IV nel
i 47^creòarcivescovo e cardinale Pietro
JX Fornaio (/''.) patrizio veneto, figlio
della sorella di Papa Paolo II. Neh 479
dalla patria Brescia vi fu trasferito Barto-
lomeo II Averoldi, che per giurisdizione
ebbe liti col capitolo; nel i5o2 Bernar-
do 11 Zanne o Zeno veneto, ne! l 'n 7 An-
drea Il Corner veneto, nel i 564 Mar-
co Corner veneto, nel 1 5j o Luigi Miche-
li ottimo e benigno , che conservò pace
con tutti. Nel l575 gli successe il coadiu-
to Gio. Domenico Mariotti dello Foco-
nio domenicano veneto di Murano, che
in difesa de'suoi diritti sostenne verten-
ze colcapitoloeco'nobili,emon nel 1 603.
Papa Clemente Vili da Segna e non da
Segni (P.), trasferì a Spalatro Marc' An-
tonio de Dominis d'Albe di Dalmazia,
della famiglia di Gregorio X Visconti, il
cui nipotepur Papa Gregorio XI già Vi-
cedomino de'Vicedomini non fu contato
per essere morto subito. Nel 16 1 8 sotto
pretesto di riunire alla comunione del-
la chiesa romana l'Inghilterra, si recò in
questo regno,ma piuttosto per vivere con
maggiore libertà. Il re Giacomo I, ch'e-
ra dominato dalla passione di comparire
dotto, approfittò più d'una volta de'suoi
lumi. L'arcivescovo ambizioso non ve-
dendo ricompensata dal Papa la sua di-
serzione, ed avutone rimorsi, appena lo
seppe Gregorio XV già suo condUcepo»
Io e amico, l'invitò a ritornare in Italia
senza timore. Allora egli per riparare allo
scandalo della passata condotta con una
azione clamorosa ,ascesoil pulpito in Lon-
dra si liti allò di lutto il detto e scritto
SPA
contro In chiesa cai lotica, per cui il re in
termine di 3 giorni lo fece uscir dal re-
gno. Tornato in Roma, ivi pure si pentì
a 'piedi di Gregorio XV, ed ancora si di-
sdisse pubblicamente, e parve godere del
li uovo soggiorno. Ma seni pre inquieto, i 11-
tra prendente e incostante per natura, non
vi potè rimanere a lungo. Nel 1623 da
alcune lettere sembrò ravveduto, ma Ur-
bano Vili lo fece chiudere in Castel s.
Angelo, nel quale morì nel 1626, al tri di-
cono 1*8 settembre 1 62 3, penitente e con-
trito. Abbiamo di lui e piena d'errori la
Storia del concilio dì Trento del famoso
f\\ Paolo Sarpi veneto, che pubblicò in
Inghilterra sotto il nome di Pietro Soave
Potano, anagramma di Paolo Sarpi. K
pur suo il trattato della Repubblica cri-
stiaua, opera sediziosa bruciata in Boraa.
De Dominis avea cominciato bene il suo
arcivescovatoefece concepire grandi spe-
ranze pel suo sapere e zelo; die costitu-
zioni e privilegi al capitolo, sostenne la
giurisdizione di sua chiesa contro il ve-
scovo di Traù, ma cominciando a mani-
festare col suo ingegno e eloquenza i per-
niciosi suoi errori sui dogmi cattolici ,
l'ammonì gravemente Paolo V, ed egli
nel 1 6 1 5 abdicò la chiesa di Spalatroe si
r ifugiò iteli 'acattolica Ingh il terra,o ve dis-
seminò le sue arroganti eresie e poi re-
citi) la palinodia. Paolo V nel 161 fi fece
arcivescovo Sforza Ponzoni oriundo dal-
mata nobile veneto, dotto, prudente e vir-
tuoso, il cui padre fece doni al tesoro di
s. Dorunio: a suo tempo Urbano Vili fe-
ce f: ne la visita apostolica della Dalmazia,
ad Ottaviano Garzadori arcivescovo di
Zara,e lo Sforza permise che nell'arcidio-
cesi incedesse preceduto dalla croce, sal-
vo (amen /'are suo metropolitico. Gli suc-
cede neliG^o il veneto Leonardo Bon-
du meri di singoiar virtù, e zelante del de«
corodisua chiesa. Nel 1 fi(38 Bonifacio Al-
bani bergamasco de'somaschi, beneme-
rito pastoie per quanto fecea utile di sua
chiesa. Nel 1 678 ilcelebreStefano Cosmi
veneto e generale de'somaschi, egualmeu'
SI» A 9Pà 217
te provvido e mutuammo arcivescovo. Venezia in Storni divisi io 6 volurnijl'nl-
Neli7o8 l'altro degno e dotto somasco limo Fu pubblicato nel 1775 dal p. Già-
Siti. ino Cupidi bellunese, traslato da comò Colati gesuita (figlio del tipografo
Traù, applaudito pastore, autore d'opere Sebastiano che stampò I' Illyricum sa-
come il precessore, il quale fu tino ilei cmmtt X Italia sacrati' l /ghetti co\\e cor-
confhtatori delle opere erronee dell'inde* lezioni e aggiunte dello zio sacerdote Ni-
gno de Dominis. Neh 720 Gio. Battista cola fratello del patire) e autore d'altre
Laghi veneto, altro rispettabile somasco, opere, a vendo proseguito solo Y Illyricum
il quale ad onta del suo zelo ebbe mol- sacrimi. All'arcivescovo Dinaricio nel
te liti col capitolo e clero. Nel 1780 Gio. 1765 successe Gio. Luca Garagnini di
Antonio Kadcicb di Macarska, traslalo Traù, traslato da Albe, ed a questi nel
da Traù.Nel 1746 Pacifico Bizza d'Arbe, 1784 Lelio Cippicodi Traù cbe fu l'ul-
già vescovo di quella sua patria, trasferì- timo. Dappoiché morto nel 1807 restò
to a Spalatro per bolla di Benedetto XI V, la sede lungamente vacante, e Leone XII
celebrò il sinodo diocesano, aumentò il colla bolla Locata b. Petti apostoli , dei
seminario e fu lodato pastore. Neh 757 3o giugno 1828, per la nuova cii coscri-
vi fu traslato da Ossaro Nicola Dinari- zionè delle diocesi di Dalmazia, soppres-
so di Lesina, encomiato dal p. Fallati se la dignità metropolitica di Spalatro ,
cbe con lui nella sua dottissima e prezio- la dichiarò semplice sede vescovile, l'unì
sa opera termina la serie degli arci vesco- a Macarska (P.) dovendosi i\ vescovo in-
vi di Spalatro, che compirò colle Notizie titolare Episcopus Spalalrensis etnia-
eli Roma, non possedendo la continua- carskensis , quindi fece i due vescovati
zione di cui vado a far cenno. Il p. Da- suffraga nei dell'arcivescovo di Zara. Per
nieleFa ria t i gesuita dis. Daniele nel Friu- tale circoscrizione, come notai nella bio-
li, unitosi in Padova col p. Riceputi suo grafia di quel Papa, glii 1 vescovati di
confratello, il quale avea già da lungo Dalmazia furono ridotti a 6.
tempo concepito il vasto progetto di seri- Il p. Parlati tratta de' vescovi di Ma-
vere la storia sagra dell'I Ili ria e avea pub- carskanel t.4,p. 184, e dice che fu chia-
blicato un prospetto dell'immenso lavo- mata la città anche Moccuro, ed ivi O-
ro neh 720, ambedue peiTardna impre- norio 111 arcivescovo diSalonanel 53a
sa partirono per l'illuia. La percorsero eresse la sede vescovile, per decreto fat-
tutta, superando molti pericoli e soste- to nel sinodo provinciale di Salooa, de-
nendo laboriose fatiche per raccogliere i stinandovi per 1 .° vescovo Stefano prete
materiali necessari perla storia sagra di della chiesa salonitana; ma dopo di lui
quell'insigne e vasta contrada. La loro non si conoscono i successori fino al se-
raccolta fu immensa, ma il p. Riceputi colo XIV. Gli avari dopo avere rovina-
mori quasi subilo dopo il ritorno a Pa- to la Dalmazia e Salona, fecero altrettali-
dova neli742, per cui il p. Parlali tro- to nel 53q di Macarska, e dipoi l'impe-
vossi solo nella compilazione della gran- rotore Eraclio la fece occupare da 'serbi,
de opera. 1 documenti diversi stampati i quali insiemea'croali riceverono in par-
e mss. raccolti senz'ordine e metodo for- te il battesimo nel 670 sotto Giovanni
mavano da 3oo e più volumi in fòglio. i.° arcivescovo di Spalatro, ed un'altra
Il p. Parlati a forza di tempo e di corag- parte nelì'83?. nell'arcivescovatodi Pie-
gio giunse a compilare con sillàtti infor- tro II, ed anche in tempo di Giorgio II;
mi materiali la storia ecclesiastica della ma i serbi narentani persisterono ne'loro
Dalmazia, e mori a Padova neh 773 in errori, finché anche questi nell'872 ab-
elà assai avanzata. Adunque r///y//c/ sa- bandone te le superstizioni furono ri"e-
c//neli75ifuiucominciat>oastamparein nera ti col santo lavacro. 1 PapiClemen-
2 1 8 S P A S P A
te MI e Celestino III dilessero diplomi datcinconimendaall'arcivescovodi Spa-
llile chiese di Macarska e Narenta o Na- lalro. Neh5iO fiorì Francesco II Orelli
i (»na oStefaniaco^.) sede vescovile del- francescano, che stabili la sua dimora nel
l'HereegOTÌoa (di cui parlo a Trepide), convento che in Macarska aveano edili-
poi sufliaganea di Ragusi, ambedue at- calo i suoi correlisi osi: nella sede vacan-
ti iluiendole all'arcivescovo di Spalatro, te la chiesa fu data in commenda al ve-
e lilialmente nel i3?.o fu ripristinato il scovo di Sernendria. Nel i (5 1 5 fu restituì -
vescovo con Valenti no,quando la Dalma- to il vescovoa Macarska con Dartolomeo
zia e la Bosnia ridondavano d'eretici e Cacichio di nobile e potente famiglia
scismatici, e l'arcivescovo Pietro VI col- croata della città, religioso francescano,
locò la sua sede a Dalininium oAImissa, prudente, virtuoso edottissimo, laborio-
luogo divenuto famoso pe'pirati che vi so pastore. Nel i Gj.6 Pietro della stessa
si rifugiarono con terrore de'luoglii cir- famiglia, francescanosapienteed'ogni Io-
costanti, e perciò si disse anche vescovo de degno, nominato da Papa Innocenzo
d'Almissa. Essendosi Valentino astenuto X, ch'ebbe la ventura di veder subito
di scomunicaresecondo il decreto del con- per la guerra di Creta iiberata Macarska
cilio provinciale Giorgio conte d'Ahnis- dal giogo maomettano,e conquistata dai
sa, furono ambedue interdetti. In segui- veneti. NehG64 Mariano Lisnichio d'I-
to mosse lite all'arcivescovo sulla giuris- mota francescano,perelezioned'Alessan-
dizione de' limiti «Iella diocesi, e siccome dio VII, ma restò addolorato quando nel
Altnissa era malsana, passò ad abitare il i66rj i turchi ripresero la città, e ne fi-
monastero di s. Andrea di Pelago nell'i- de le fatali conseguenze; fu pure animi-
sola Issa, e poi ricuperò la sede di Ma- lustratore delle chiese di Seardona e Du-
carska, già occupata dagli eretici e sci- mnense. Dopo sede vacante neh 6cj8 Ni-
smatici. Gli successero, neh 367 fr. Gio- cola Blancovich di Spalatro e canonico
vanni I religioso; nel 1 870 Simone fran- della metropolitana degnissimo e dotto,
cescano,al cui tempo i turchi invaseroMa- già vicario apostolicodi diverse chiese,ze-
carska, ed egli sì trasferì a Craina nella lanteed encomialo pastore, e la cui san-
diocesi, per cui s'intitolò vescovo Crai' tità fu in riputazione anche presso i tur-
ne nses j nt\i 3 y 3 Giacomo, ed a quest'e- chi, morto in buon odore, avendo fatto
poca si aumentarono gli scismatici greci e scolpiresul sepolcro: Cinis, pulvis, nikil.
gli eretici in Macarska e neh' Erzegovi- Neh 73 1 Stefano II Blascovich spalatolo
na. Neh 388 Giovanni II, indi nella se- e filippino chiaro per prudenza e virtù,
de vacante amministrò la chiesa l'arci ve- nominato con onorevole bolla da Gemei)-
scovo di Spalatro. Nel i44^ Francesco te XII. Ad esso successe l'ultimo vescovo
francescano episcopum Crensem , sive che registrai a Macarska unitamente al
Crainensem } Hertze«ovìnae in Savia. i .°vescovo di Spalatro e Macarska Pao-
Nel i4t2 Andrea croato, domenicano, lo Miossich nominato neh83o; indi nel
dottissimo e perito nelle lingue, insigne 1 838 fu destinato dall'imperatore d'Au-
nell'erudizione, eletto da Sisto IV Papa, stria nel maggio asuccederlo fr. Benigno
caro all'imperatore Federico III come le- Albertini di Ragusa minore osservante e
gato della s. Sede; per accuse si dimise e vescovo di Scalari, al quale articolo lo
tornò nel suo ordine nell'esercizio delle celebrai perpietà, dottrina esingoiar pru-
virtù. Avendo i turchi occupato Craina e (lenza, ma venne rapilo dalla morte a'24
l'Erzegovina neh 483, il vescovato fu u- agosto e assai compianto. Gregorio XVI
uitoal Dumnense,e neh4<)0 hi vescovo in sua vece nel concistoro de' 27 aprile
Vito, morto il quale, le due chiese Du- 18 \o preconizzò Giuseppe Godeassi di
inneuse e di Macarska furono nel i5o3 Medea diocesi di Gorizia, e per suo de-
S P k
cesso, in quellode* i 7giugnn i R'\ {l'odier-
no vescovo ili Spalatiti e Macarska uni-
te, mg.r Luigi M.* Pini di Sebenico e tra-
biato da questa chiesa. Le due diocesi so-
no ninpie e contengono molli luoghi. 0«
giù nuovo vescovo è lassato lieti bri del-
la camera apostolica in fiorini 3oo, cor-
rispondenti a Sooochene rende la men-
ta, ossia a circa 38oo scudi romani.
SPARTA. V. Lacedemone, Morea,
Grecia, e i tanti articoli che neparlano
per notizie relative.
SPECIO, Cardinale. Prete del titolo
di s. Clemente nel Monte Celio, vivea nel
pontificato di s. Gregorio 1 incomincia-
to nel 5oo.
SPECIOSO, Cardinale. Dell'ordine
de 'preti, fiorì sotto Papa s. Gregorio 1 del
5go,ed ebbe per titolo la chiesa di s. Lo-
renzo in Damaso.
SPECO SAGRO. F.Subiaco.
SPECCHIO, Speculimi. Strumento
di vetro o cristallo piombato o coperto
di un amalgama o d' una foglia metalli-
ca da una banda, o d'altra materia tersa,
nel quale si guarda per vedersi entro, me-
diante il riflesso, la propria eflìgie. La na-
tura forni agli uomini i primi specchi :
il limpido cristallo delle acrpie servì dap-
prima il loro amor proprio. Su questa i-
dea cercarono essi i mezzi di moltiplica-
re la loro immagine sopra una superfi-
cie piana, e più solida che non quella del-
l'acqua. Lo specchio è una delle pili de-
gne meraviglie che I' industria umana ,
perpetua emula della natura, abbia da-
to; perchè senza di esso l'occhio che ve-
de tutto il visibile, non vedrebbe sestes-
so. Ottone imperatore romano portava
sempre seco lo specchio e persino nelle
guerre, come all'erma Sidonio Apollina-
re.! primi specchi artificiali furono di me«
tallo, e l'uso n'era stabilito presso gli egi-
zi sino dall'antichità più rimola. E lo si
può giudicare da quanto gli specchi era-
no comuni tra gli ebrei nel deserto, leg-
gendosi in Mosè ch'egli degli specchi of-
lei ti dalle donne che vegliavauoalla por-
SPE aig
la del tabernacolo, l'orinò il bacino di
rame ch'era destinatoalle abluzioni. An-
ticamente si faceva DO specchi con qua-
lunque sorta di metalli: quelli degli c^i/i
erano di bronzo gettato e quindi pulito,
e anche di presente in oriente quasi tutti
gli specchi sono di metallo, quelli ili ve-
llo o cristallo ve li recarono gli europei.
Oltre il bronzo, si adoperavano a forma-
re degli specchi anche lo stagno e il ferro
imbrunito; in appresso se ne fabbricarono
alcuni con mescolanza di bronzo e di sta-
gno. Gli specchi che si fabbricavano a
Brindisi, per lungo tempo furono riguar-
dati i migliori; ma in appresso si die la
preferenza a quelli d'argenlo,de'qualidi-
cesi inventore Pesitele contemporaneo di
Pompeo il Grande. Ben presto gli spec-
chi presero un poslo importante nel mon-
do muliebre, e negli arnesi della toeletta
presso gli antichi. Sebbene il fretro(K.)
fu conosciuto dalla più remola a litichi-
la, pure gli antichi ignorarono l'arte di
rendere quella materia propria a riflet-
tere i raggi e a rappresentare gli oggetti
coll'applicazione d' una foglia metallica
dietro il cristallo; di questo gli antichi e-
gualmente ne conoscevano l'uso, e ben-
ché più atto del vetro alla fabbricazione
degli specchi, non ne fecero per essi Uso.
S'ignora propriamente l'epoca in cui si
cominciò a fare specchi di vetro, e pare
che dalle officine di Sidone sortissero i
primi. Si vuole peraltro che gli antichi
conoscessero una speciedi specchi fatta di
mi vetro chiamato ossidiano, dal nome
d'Ossidio che scuoprì quella specie di pie-
Ira in Europa; ma a quella materia ve-
ramente non pare che si potesse dare il
nome di vetro , giacché la materia che
perciò adoperava» era nera come il ga-
gate, e non rendeva le immagini che as-
so imperfette, l'ossidiano essendo una la-
va nera vetrosa. Tutti quasi convengo-
no che nel secolo XIII i veneziani conob-
bero l'arte di specchi montali con u-
na foglia di stagno nella parte posterio-
re, e li sparsero e resero comuni per lui-
2 20 S P E
U l'Italia. In og^i non si fa più uso d'or*
dioariodi spacchi di metallo se non che
per i telescopi e per alcuni strumenti (li
fisica. Il eh. Rainbelli, ZìéMere intorno in-
venzioni f scoperte italiane , nella 49-
traila àe'NttoAi ri/lettori pe' grandi tele-
scopi. Di quelli dell' osservatorio astro-
nomico dell'uni verità romana,situatoin
Campidoglio, {'eoi cenno ne' voi. I, p. 44>
L, p. ?.6?.. Molli furono gli specchi me-
tallici trovati ne'sepolcri di diverse anti-
che nazioni, illustrati con belle erudizio-
ni. Non ha guari e in una delle più im-
portanti grotte della necropoli di Tusca-
na,ora Toscaneria, in uno de 2 3 sarcofa-
ghi etruschi scopertivi, si trovò uno spec-
chio metallico, che il eh. avv. Secondia-
no Campanari fece argomento di dotta
JJ issertazione sopra uno speccìiio metal-
lico ed un sarcofago etrusco, pubblicalo
nel 1. 1 1, p'.i 69 delle D'uteri, della pont.
accademia romana d' archeologia. Per
tutti gli altri usi domestici non si adope-
rano se non che vetri o cristalli con una
foglia metallica 0 coll'amalgama. L'arte
quindi si è compiaciuta di variare, come
facevasi dagli antichi, la forma egli or-
namenti degli specchi. InFrancia per lun-
go tempo e sino alla metà delsecoloXVI,
si costumò di poi tare un piccolospecchio,
che dicevasi di tasca, attaccato alla cin-
tura, come poi s'introdusse portare l'o-
rologio (al quale articolo feci parola del-
l'orologio a specchi). La cornice di quegli
specchi era ci l'oro, di forma ovale e non
più larga del palmo della mano, in che
sembravano avere in qualche parte imi-
tati gli antichi, i cui specchi rappresen-
tati in vari monumenti, sono sempre di
forma ovale o rotonda, e di piccola mo-
le. Quello specchio tascabile serviva- in
varie occasioni a raccomodare la petti-
natura o l'acconciatura de' Capelli (F.) o
della Parrucca {F-)j ed anche talvolta
a collocare nel volto un neo.allorchè i nei
erano di bizzarra moda. Dopo l'introdu-
zione contemporanea del rinnovato uso
della Barba (P.) e de' balli, i giovinotli
SI» E
eleganti perassettarli sembra che non po-
chi aggiorni nostri abbianoadottatoil tra-
lasci.ito uso degli specchi tascabili, essen-
doessi pure muniti di scopetta e pettine,e
con questa toeletta ambulante con cura
e precisione si acconciano la barba, i baf-
fi, i capelli, la cravatta. Dissi a PbTTWB,
che tra le auliche suppellettili di chiesa,
oltre qnellousato da'sagri ministri in Sa-
grestia (/'.), eravi ancora lo specchio, on-
de prima di recarsi all'altare si acconcia-
va no e rassettavano la chioma e forse pu-
re la barba, almeno da chi la riteneva,
per comparire al popolo colla maggior
decenza e compostezza. Che gli specchi
si vedono tuttora nelle sagrestie di Spa-
gna, Francia e altrove per lo stesso fine,
e per accomodarsi bene le lesti sagre,
a tal elicilo essendovi pure cuscinetti col-
le spille o spilletli, aciculae, d'acciaio o
altro metallo, per fermarle e appuntar-
le, il Guasco eruditamente nell'Opera,
delle ornataci, tratta degli spilloni o aghi
degli antichi, crinali d'oro pe' capelli a
guisa dell'odierne forcinelle,anticlnssimo
arnese della lesta; dell'ago comatorio o
spillone donnesco e crinale usato dalle
maritate, le quali solevano dividere i ca-
pelli sulla fronte; dell'ago per inanellare
i capelli e ordinarli, ciocché era vietalo
all'ebree; degli aghi o spilloni d'avorio,
d'argento e altri metalli, come d'oro, e
di tutti ne riporta le forme, facendone
pur uso i sacerdoti pagani per ornare le
loro dee, alle quali erano tenuti accon-
ciare il capo di tanto in tanto, cioè la par-
rucca. Che molti aghi o spilloni crinali
furono rinvenuti ne'sepolcride'martirio
almeno di donne cristiane, e trovati da
Boldetti. Dice pure degli aghi o spilloni
de'secoli di mezzo, che le mogli erano te-
nutedi restituire agli sposi, allorché loro
mandavano il libello del ripudio;echegli
aghi capillari furono pure strumento di
crudeltà, e proibito alle donne d'Atene.
Le prime spille che in oggi si adoperano,
dico usi fabbricate in Inghilterra neh 5 j ">.
prima usandosi unciuctti di legno o da-
SPE
vorio e anclie spine. Tultavolfa si conosce
clie le spille in Italia esistevano neh 3oo,
e per appuntare. Degli spilloni, Acus,
iSpmuAie,co'quali al Papa, e agli altri ve-
scovi che ne godono l'onore, si appunta il
Pallio, ne parlai a quell'articolo. Leggo
nel D.° 1196 del Diario di Roma ilei 1 72 >,
e nel n."i346 del 1726, che benedetto
XI II nel l'imporre il pallio al caldi nal Mo-
llicci decano nella cappella segreta del Va-
ticano, gli donò i 3 spilloni preziosi, già
dal Papa benedetti; e che altrettali e pre-
ziosi per fermare il pallio regalò al car-
di naIPolignac arci vescovo d' A uch,qi lau-
do gì' impose il pallio nella chiesa di s.
Maria sopraMinerva, dopo la cappella per
la ss. Ani. iniziata. Morendo Benedetto
XIII in odore di santità, il suo corpo nel
seppellirlo eia ancora palpabile, e con-
venne rimettergli uno spillone e l'anel-
lo, che per divozione gli erano slati tolti:
il cardinal Fini per divozione volle la mi-
tra di lama d'oro colla quale era stato e-
sposto. Notai purea Pettine, che questo
strumento fu usato già dai vescovi, e che
talvolta con esso e collo specchio si sep-
pellivano i cristiani, secondo il costume
degli antichi pagani e gentili; e che quasi
tutte le pareti delle chiese d'America so-
no adornate di specchi, non escluse quel-
le delle monache, e che ivi pure di spec-
chi si suole abbellire il palioltoe il leg-
gio. Gli antichi idolatri talvolta colloca-
rono ne'templi alcuni specchi, il cui effet-
to era singolare, e che perciò erano chia-
mati mostruosi,corue a Smirne, e ad Elio-
poli ove un fascio di raggi illuminava l'a-
ra, senza che gli spettatori potessero scor-
gere la sorgente di tanta luce. Altro pro-
digioso e favoloso specchio fu quello del-
la torre del Faro d'Alessandria, col qua-
le si pretese scorgere gli oggetti da lonta-
no, per cui si può mettere fra gli specchi
magici e superstiziosi, qualificati da'eri-
tici per tessuto d'imposture. Del Faro di
Alessaudria riparlai a Porto. Altra simi-
le torre, in Pioma fu quella de\V Oliate
di Tor de Specchi (f/-). Saranno stati
SPE 111
una specie di Telegrafo ( F.)t poiché gli
antichi si servirono di specchi per la te-
legrafia, ed anco in tempi a noi vicini si
usarono specchi per mantenere corri-
spondenze co'loro riflessi. E aingoiare il
costume delle signore svizzere del canto-
ne di s. Gallo, le quali essendo nel pro-
prio gabinetto, guardano ehi batte alla
porta esterna dell'abitazione, o passa per
la loro 8trada,e ciò senza api ire le finestre,
per mezzo di specchi esploratori, de'quali
ne conta uno ogni casa agiata, e col solo
gettare unosguardosni medesimi. Inoltre
dichiarai a Pettine alcune erudizioni su-
gli specchi, le diverse specie, la loro ori-
gine, l'uso, i simboli come attributo vir-
tuoso (e perciò Giovanni li redi Casli-
glia e di Leon, per la vittoria riportala
nel i43 1 sui mori di Granata, istituì l'or-
dine dello Specchio, di cui feci menzio-
ne a Spagna, acciò i cavalieri ch'egli ne
fregiò si specchiassero nelle virtù per i-
milarle, onde rendersene degni, poiché
dicesi specchio anche figuratameute per
esemplare) della verità, della prudenza,
delle scienze, ed anche simbolo di nozze.
Rimarcai eziandio i ricordati specchi coi
quali Mosè fabbricò il vaso di bronzo per
tenere l'acqua ad uso delleabluzioni e la-
vande, mediante quelli offerti dalle divo-
te donne ebree, che di frequente e quasi
di continuo facevano orazione avanti il
tabernacolo, e ne aveano in abbondan-
za, per averli ricevuti dall'egiziane nel-
l'uscir dall'Egitto; sul quale argomento
e sugli specchi Sarnelli ci die la lettera
46 nel t.io delle Lettere ecclesiastiche.
Specchio ardente o ustorio si disse quel-
lo che arde nel riunire i raggi del sole in
un punto, o per via di riflessione come il
concavo, o per via di refrazione come la
lente di cristallo. Ad Archimede si attri-
buisce l'invenzione degli specchi ardenti,
de'quali fece uso per incendiar la flotta
de'romani che assediava Siracusa. Pro-
clo praticò nel V secolo la cosa medesima
contro la flotta di Vitaliano che assedia-
va Costantinopoli, Molti scrittori vollero
aaa SPE
provare ossero dilìicile che gli specchi di
Archimedee Proclo ottenessero l'effetto
che viene loro attribuito.
SPECOLA. V> Osservatorio astro-
nomico,Roma, e il voi. L,p. 263. Delle più
rinoma te specole e conservatoli! aitrono-
miri trailo ne' luoghi e siali ove si tro-
vano.
SPEDALE. r.OspF.DAii-.
SPEDALlERI.f.OsPEDALiEBi,0«pK.
DALIFRE, SoREM.E e SuORE DELLA CARITÀ*.
SPEDIZIONIERE DELLE LET-
TERE APOSTOLICHE. Expeditio-
narius lìterarum apostolicarum, Data-
riae apostolicae Sollicitalor, atauc Ex-
peditor. Chierico o laico che nella Cu-
rili Romana (VA procura la spedizione
delle Bolle, Brevi, Rescritti (VA e si-
mili dalla Cancellerìa apostolica e dal-
la Dataria apostolica (VA, In questi
due soli tribunali ecclesiastici si richie-
de, che le istanze che si presentano e gli
all'ari che si disbrigano sieno muniti del-
la firma, o come suol dirsi attergate da
uno spedizioniere apostolico approvato
dal caidinal pio- Da tario(V.) ed inscritto
nell'elenco degli spedizionieri apostolici;
menlre die negli altri Tribunali (J7.) ec-
clesiastici di Roma, e Segreterie (J^.)ec-
clesiastichedella medesima, è lecitoa cia-
scuno il presentare ed attendere al disbri-
go delle materie che ivi si trattano. Spet-
ta a'medesimi spedizionieri, come il vo-
caholo slesso lo dimostra, il disbrigare e
lo spedire gli all'ari che ne'due ricordati
tribunali della Dataria e Cancelleria si
trattano, osservando le regole e le prescri-
zioni volute, giacché la grazia accordata
dal Papa a voce o in iscritto,. solo verbo
ant scripto, è ottenuta validamente; ma
è ancora informe ed irregolare fìnch'es-
sa non sia stata seguita dalla spedizione.
La regola 27 della Cancelleria conferma
questa massima, ordinando di non segui-
re, giudicando, la l'orma della supplica 0
Memoria le[V.)}ma solamente quella del*
le Lettere 'apostoliche (/'.^speditein con
6e"iienza di essa: e che se utile niedoM
SPE
ino lettore si lasciarono sfuggire alcuni
errori, gli uffiziali preposti a quella Pun-
itane devono correggerti e ridurre la spe-
dizione alla sua forma regolare e legitti-
ma. La dilla regola, intitolata: de non in-
dicando juxta formatti $upplicationutn%
sed lìterarum expedi tarum, non vuole
che si giudichi secondo la supplica, per-
chè deve (piesla essere seguita da bolle,
nelle quali gli ulìiziali della cancelleria e
dataria dilatano o estendono le clausole
della domanda giusta la forma e lo stile
usato. La regola 3 1 della Cancellcriaov-
dina presso a poco la stessa cosa. Gli spe-
dizionieri della cancelleria e dataria apo-
stolica fanno parte della curia romana,
sono allatto diversi da' Sollecitatori delle
lettere apostoliche, o Giannizzeri (V.)t i
quali formano uno de'collegi di / 'arabili
(V.), come egualmente sonodilferenti dai
ricordati agenti e procuratori particolari
d'aliali, pressoi tribunali ecclesiastici e se-
greteriedella s. Sede, in Francia aulica-
mente lo spedizioniere si chiamava Ban-
chiere Spedizioniere {f'.). Rilevai nel voi.
XV, p. 232, che l'uffizio di Sostituto del
Concistoro anticamente si conferiva a \\n
spedizioniere apostolico. Questo uffizio
non si put) esercitare dagli uffiziali della
dataria apostolica, come tribunaledi gra-
zie; come non n'è permesso l'esercizio a
chi non è spedizioniere apostolico, uè di-
reltamente,nè per interposta persona. Gli
spedizionieri apostolici, a seconda che i
loro affari il richieggono, hanno presso di
loro alcuni giovani, i quali perchè possa-
no agire ne'suihletti due tribunali debbo-
noesibireaU'officialepero'&ifrim della da-
taria apostolica, una nota de' medesimi
giovani chesono ne'rispettivi loro studi e
che si esercitano nelle materie spellanti
al tribunale medesimo, indicandone l'e-
tà, l'oneslà de'natali, la loro condotta e
abilità, ond'essere approvati e ammessi
con rescritto del cardinal pio-datario.
Questi giovani esercenti, qua loia ahhia no
un lodevole esercizio in delti studi, alme-
no di 1 o anni, se sono riconosciuti idonei
SPE
e muniti di tutti i requisiti nccessnri, cioè
a t'orma de'preseritti dall'editto del data-
rio mg** IMillo de'?.5 gennaio 1 748, pOS<
sono avanzare Utania ond'estere ammes-
si a spedizionieri; quale istanza, insieme
«'documentasi esibisce al prefetto dell of-
ficio delle vacante per obitum, che ne fa
quindi relazione al cardinal pio-datario,
ed innanzi atl esso ed a mg.1 sotto data-
rio, non che a' primari officiali della da-
taria apostolica, si tiene l'esame, dopo il
(piale, se riuscito favorevole, viene am-
messo fra gli spedizionieri apostolici con
rescritto del cardinal pro-datario. Prima
gli spedizionieri erano 1 00, ma non essen-
do più necessario tal numero, meli 833 il
cardinal Pacca pro-datario dichiarò, che
sarehhe limitato al bisogno, e proporzio-
natamente sempre alla molteplicità degli
alìari, la natura de'cjuali sono andato de-
scrivendo in questa mia opera colle re-
lative nozioni. Nel voi. X IX, p. 1 29 e 1 58,
già parlai di questi spedizionieri aposto-
lici, delle qualità e capacità che in loro
1 ichiedonsi, per l'esercizio delle loro ono-
revoli edelicate incombenze. Lavv. "Mar-
tinetti, La Diceologia, t. 2, p. 399, di-
scorre de'doveri degli spedizionieri ed uf-
ficiali di dataria e cancelleria, ed indivi-
dui annessi, riportandogli autori che trat-
tarono de'due tribunali, non senza avver-
tire che la dataria e cancelleria erano in
principio una medesima cosa, ma coll'an-
dar del tempo la moltitudine degli alia-
li separò i due dicasteri. Che nella data-
ria si ottengono e passano le concessioni :
la cancelleria attende soltanto alla spedi-
zione delle medesime concessioni;quindi
che la dataria ha la sua etimologia nella
data, annoiamento e registro degli atti;
la cancelleria nella custodia e spedizione,
che munisce di Sigillo (/'.). Si può vede-
re il Marchetti,' Dtl denaro straniato che
viene a Roma, e che ne va per cause te-
desiasti* he, p. i5 1.
SPELLO, Ispelliini,Hispellitni. Cit-
tà già vescovile e antica dell'Umbria, nel
disti elio e diocesi di Eoliguo, ilelegazio-
SPE aa3
ne di Perugia, con governatore, situata
sull'estremo declivio del monteSubasio.
Il fa (teschi nelle Memorie del (lucalo di
Spoleto, la chiama antica, vescovile, si-
tuataall'occidente di Foligno, e menzio-
nala da lutti i geografi; e Calindri nel
Saggio del pontificio stato, la dice distan-
te da Roma poste i4 172, in colle come
il territorio, e in aria perfetta. Il Castel-
lano, Lo stato pontificio, riferisce eh' è
distante da Foligno una scarsa lega, com-
prende nel suo governoi comuni di Can-
nala e di Collemancio, de'quali feci pa-
rola a Perugia, oltre le frazioni di Col-
lepino e s. Giovanni: co'sobborghi e col
suo contado, Spello conta circa 5ooo a-
bitanti. La sua porta principale, eh' e-
ra una volta a 3 archi, 2 de'quali inter-
riti si vedono chiusi, ha innanzi una gran
piazza attraversata dalla strada romana
e cinta d'abitazioni, ove si tengono i set-
timanali mercati e le fiere. Si ascende di
colà fino al mezzo dell'erta, e si trova la
vasta piazza che dà adito al palazzo imi-
nicipale,decoratoda una quantità di an-
tiche memorie patrie, iscrizioni, erme e
busti. La gratitudine degli spellani collo-
cò in questo palazzo i semibusti di Leone
XII, che reintegrò Spello del titolo e gra-
do di città a'3o settembre 1 828, e la ri-
fece sede di governo; e di Gregorio XVI,
che fu benefico nel terremoto deli 83?.
e nella rigida stagione co'bisognosi, sta-
bili la dotazione del semi nario collegio Fe-
lice, attribuendogli con amplissimo bre-
ve deli 833 alcune rendite, ecurando-
ne la più comoda ed elegante riedifica-
zione. Per munificenza di Urbano Vili
già vescovo di ó'/jo/e/i^quandoSpello ap-
parteneva a quella diocesi, fu eretto il se-
minario ecclesiastico, con beni ecclesia-
stici e con soccorsi pecuniari e perpetui
del clero e municipalità di Spello, ed a
questa assoggettalo nella parte direttiva
eamministrativa. Ne'successivi tempi con
altri fondi di chiesa fu aumentato, fio-
rendovi sempre la scientifica e inorale i-
sliuzioueed educazione, onde s.i meritò
224 SI' E SPE
molta riputazione e I' approvazione di cescn, morto a Spello nel 12T4 e «epollo
Leone XII a mezzo della congregazione io della chiesa, data nell'anno preceden-
dogli studi. Dopo le rovine del ricordato te all'ordine, la cui vita sia negli Anna-
terremoto, che tanto desoli) I' Umbria, li francescani, nel Jacobilli nelle File
neh 83:7 l'edilizio fu quasi riedificato e de' santi dell' Umbria a'i3 giugno, e in
abbellito, e allora riaperto il seminario quel giorno ne'Bollandisli,/4cla ss. Subì-
collegio con aumento di seni ina risii e con- lo avendo ricevuto venera/ ione con ti lo-
vittori. iN'el 1 84 1 in tolta l'amministra- Jo di beato e di santo, eoo festa ili pre-
zione al comune; e nel 1 8 4-4» c«>n»e rilevo cetto per decreto della città, confermalo
dal n.°c)6 del Diario di Roma, progre- da Paolo III, indi nel 1 738Cleinente XII,
dendo la letteraria istruzione del pio sta- come riporta nella sua Storia Novaes,
bilimento, alla scuoladi umanità separa- ne approvò il culto immemorabile. Vi
la dalla reltorica, si aggiunsero le scuole sono vari monasteri di religiose, e quello
di musica, e di disegno architettonico e di Valle Gloria Contiguo a Porta Mon-
decorativo, celebrandosi la premiazione tana ha parecchi dipinti a fiesco dclZuc-
della scolaresca con molla solennità nel- cari. Il solitario convento de'cappuccini
la chiesa del seminario collegio, coll'in- è posto nella sommità del colle, donde si
tervento del vescovo e del magistrato ci- gode il pittoresco aspello della soltopo-
vico. Nelle vicende politiche del 1 849 so- sta amplissima valle e degli oli veti, cir-
spesa l'istruzione, trovo nel n.° 108 del- condata da amene laterali eminenze. Nel
l'Osservatore Romano deli85o, la no- declinar del secolo trascorso vi fu eret-
lificazione del vescovo e municipio p*l to l'elegante teatro, di bella archileltu-
riaprimento in novembre del seminario ra e di gaia appariscenza. Fra le 9 città
collegio Felice, e riassunti gli esercizi di umbre che si contendono i natali del ce-
educazione morale e istruttiva per gli a- lebrepoetaSesto Aurelio Properzio.Spel-
humieconvittori,con regolamento slam- lo non manca di sostenere solidi argo-
palo. Spello è inoltre decorata da a in- menti, e pretende trarre i più. evidenti
signi chiese collegiate, come narra il Ca- dalla 1 .' Elegia del suo lib. 4- Le Mano-
stellano: lai.'' e più. antica è dedicata a rie di Trevonx annunziarono nel mag-
s. Maria Maggiore, e racchiude belle pit- gioì 723 il discoprimento del sepolcro di
tuie di Pietro Perugino, ed i più pregiati quel vate lirico, sotto una vecchia casa
capolavori di Bernardino Pinluricchio, che tuttora si addita col nome di Casa
con una copiosa quantità di sagri ariedi; di Properzio. Sia comunque, la fondata
J a 2 . -1 p i ù modernamente eretta sulle ve- tradizione ispirò al cau.° Ottavio Acco-
stigia d'un tempio pagano d' Apollo, è rimboni il volgarizzamento dell' accia-
sotto l'invocazione di s. Lorenzo, e colla malo suo concittadino, non che l'Epopea
i." gareggia in isplendidezza. Dice Ca- latina del p. Francesco Mauri,altro poeta
lincili, che a s. Maria Maggiore l' impe- spellano e coronato iu Firenze sotto Co-
ratore Enrico VI donò molte reliquie, e simo I, avendo desunto per argomento
che la chiesa di s. Lorenzo fu consagra- il serafico s. Francesco d' Asisi. Spello si
ta da Gregorio IX a'24 maggio 1228. vanta pure di altri illustri in santità di
Vaghissima è la chiesa di s. Andrea, uf- vita,nellescienze,nellearmi; e Gio.Car-
fidata da'miuori conventuali, che dimo- lo Lassi istituì in Roma i! Collegio L'in-
rano nel contiguo convento. Ivi si con- bro (F.), che poi fu unito al CollegioFuc-
serva un bel quadro di Pinluricchio, ed doli (F.). Quanto a Properzio, avendo
il corpo del b. Andrea della spellane fa- il Ciatti nel suo Paradosso sostenuto ap-
miglia Caccioli o de Lacchis, frale mino- parlenere a Perugia, e l'Alberti a Deva-
re ed uuyde'nrimi 72 discepoli di s. Fi au- gna, scrisse coutro Taddeo Donnola : Ve
SPB
patria S. A. Propertii poetac perei/rio-
sa dissertatio, in aua ami nonnulla de
Hispelli anlujuilate limi mulla sciiti di-
gita cnodantur, einctidanlur, Fnlgiuiae
i ()2f).Ein icoSchurzHeischin in Wittem-
berga la pubblicò nel 1712, accresciuta
ili prefazione e note. Forse Spello ebbe la
zecca, ma il quadrante di cui parla l'avv.
de Miniasse' Cenni numismatici di Fer-
mo, p. qy non lo crede essere uscito dal-
l'officina monetaria di Spello. Osserva il
Castellano, che dell'antica grandezza di
Spello fanno fede gli avanzi di sue mura
romane di pietre riquadrate, che lastra*
da corriera per a Perugia vanno costeg-
giando; il maggiore ed assai più ampio
recinto, che i suoi ruderi descrivono; il
beli* antiteatro, del quale nella pianura
sono in piedi notevoli avanzi; il teatro di
romana struttura, decoralo nella scena
d'ordine jonio, la cui venustà e ricchez-
za viene attestata dagli operali massi di
marmo di recente escavazione; i contras-
segni d'un tempio dedicato a Citerea,e
altro a Venere che Calindri crede eretto
da Giulio Cesare; e soprattutto la porta
Trionfale, detta comunemente Porta Ve-
nere, di lavoro etrusco e fianche«"iata da
' OD
due ben conservate torri aggiuntevi d'o-
pera romana e del secolo d'Augusto. Ai-
fra porta urbana, ora chiusa allatto nel
lato delle mura lungo la strada romana,
di antica costruzione, decorata di pila-
stri, trabeazione e frontone triangolare
d'ouline toscano, spira benché mutilata
robustezza ed eleganza. 11 bel tempietto
del Clitunno,che riguardasi come un an-
tico capolavoro, eretto presso le sorgenti
di quel fiume nella stazione postale del-
le Vene, per testimonianza di Plinio il
Giovane, fu donato da Augusto agli spel-
lamele gratuitamente vi davano a'eon-
correnti alimento e ricovero. Vi sono pu-
re avanzi d'acquedotti e bagni, e Calin-
dri ritiene che il sontuosoarco fosseeretto
ad onore dell'imperatore Marco Opellio
Macrino , al quale furono pure coniate
monete. Oltre a ciò abbiamo di Muralo-
VOL. LITUI,
SPE 22",
ri la Disseriazione sopra l'iscrizione tro-
vala nella città di Spello, c\\c si legge nel
l. 3 delle sue Miscellanee, e nel 1. 1 1 de-
gli Opuscoli del p. Calogerà. Sebbene dal
celebre scrittore si creda supposi tizio qua-
sto marmo, nondimeno ci dà delle noti-
zie storiche di Spello, del quale al dire
di Marocco, Monumenti dello stalo pon-
tificio t. 1 3, p. 1 1 e), ne tratta ancora il
Serlio, e più esattamente con disserta-
zione la illustrò l'Orsini. Leggo dunque
in Muratori, che l'iscrizione,se realmen-
te è genuina, sarebbe un pezzo prezioso
d'antichità, perchè contiene il decreto,
edittoo rescritto dell'i raperatoreCostan-
tino I il Grande in favore della città di
Spello, e trovata nel 1773 in un terreno
del sodalizio della Morte, presso le vesti -
già dell'antico suo anfiteatro, rotta e ben
scolpita in marmo fino bianco, congettu-
randosi dell'anno 335, benché manchi
di data. La crede fattura illegittima dei
tempi o barbari o moderni per procac-
ciar gloria alla patria, o farsi merito con
Bolsena; tutta volta non intende assoluta-
mente deciderla per impostura, basando
le sue dubbiezze e sospetti sui sollecismi
che contiene, sui titoli dati all'imperato-
re e perchènominalivi i 3 suoi figli e sen-
za il titolo di Cesarej sul costume che i
sacerdoti creati dal popolo di Spello per
antica consuetudine dovessero andare a
T»olsena per ricrearla con tragedie, com-
medie, mimi, pantomimi e simili sollazzi.
ecollezulfe de'gladiatori, per cui gli spel-
lali! domandarono all' imperatore che
non fossero obbligati di recarsi a Bolse-
na per la difficoltà del viaggio; sulla li-
cenza di fabbricare un tempio in onore
di sua famiglia Flavia, e che il sacerdote
che ogni anno sarebbe eletto dall' Um-
bria possa celebrare i giuochi scenici e la
battaglia de' gladiatori; che gli spellani
domandarono e ottennero invece della
denominazione di Colonia Julia Jlispel-
lum, l'altra nuova di Urbs Flavia Con-
stans,e di dedicargli il tempio pagano, ma
contro la storia, l'operato di Costantino
i5
aaG SPB
I e la sua luminosa pietà, severo conlro
i sagrifizi a'falsi numi eia superstizione
gentilesca, concedendo a Spello l'altro-
duzionéde'giuochi diesi facevano iuBoI-
sena, mentre Costantino I sino dal 325
avea abolito gJi spettacoli sanguinari dei
gladiatori per tolto l'impero,secondoL>a-
ionio, ma dipoi veramente non dapper-
tutto restarono aboliti, essendo ripullu-
lati dopo la sua morte, e perciò i itenere
non averne potuto concedere l'indulto a
Spello, e permesso che continuassero in
Bolsena. Dubita dunque Muratori, per le
accennate ragioni, che la lapide sia slata
fabbricata dopo il 1 5oo, da qualche stu-
dioso de'riti romani, lasciandone agli altri
il più sicuro giudizio; bensì dichiarò che
Spello, nobile colonia de'romani,non ha
bisogno di tale lapide per comparire il-
lustre e splendida ne'secoli antichi, pos-
sedendo tuttora gran copia di marmi e al-
tre indubitate memorie de'tempi roma-
ni, oltre le vestigia di monumenti anco-
ra visibili del loro antichissimo anfitea-
tro o meglio teatro. Riporta l'iscrizione
di C. Matrinio, benemerito della città per
averle dato copioso spettacolo di gladia-
tori egiuòchi teatrali; marmo favorevole
all'esistenza del pontefice della famiglia
Flavia a Spello, e perciò in conferma del
suo tempio e sacerdoti in onore di tal fa-
miglia; ma Muratoli dice pure doversi
esaminare se fatto prima o dopo Costan-
tino, poiché se dopo dà forza e credito
al decreto di Costantino I, ma se prima
è da ritenersi impostura, per le ragioni
che adduce. Egli crede che quel Flavia
Constans fu un epitelo glorioso dato a
Spello, e quanto a Flavia repula essere
derivata più da Vespasiano o suoi figli
della famiglia Flavia, che da Costantino
I,per gli esempi che riprodusse. Conclu-
de, che se l'iscrizione posta a C. Matri-
nio appartiene a'tempi innanzi Costanti-
no le veridica, e probabilmente fu cagio-
ne della fabbricazione del supposto de-
creto di Costantino, per essersi congettu-
rato the la denominazione del titolo di
Sb»E
FlaviaConslans derivasse da Flavio Co-
statile figlio di Costantino I, senza cono-
scere che il Constati1; fosse epiteto d'ono-
re, e che Flavia potesse venire da Vespa-
siano o suoi figli Tito e Domiziano. Ag-
giungo, the trovo nell'Adami, Storia di
f'olseno, ossia BoUena, 1. 1, p. 244, l- 2>
p. l\S, che ritiene per legittima la lapi-
de trovata a Spello a suo tempo, e la ri-
porta a onore di sua patria Volseno.
L'origine di Spello alcuni la preten-
dono remotissima, asserendo persino es-
sere fondata da'figli di Noè, indi amplia-
ta da Speo Folissio nobile sabino, come
apprendo da Calindri, il quale in uno a
Castellano segue l'opinione che fu della
Flavia Co-f/auledall'imperatore Costan-
tino I, e suoi figli Costante, Costantino
e Costanzo, e riedificata o dichiarata cit-
tà dah.°nel 3^4. Certo è che Spello fu
municipio romano ascritto alla tribù Le-
monia, dichiarata ColoniaGiulia da Ce-
sare. L'imperatore Gordiano le conces-
se gran privilegi; e l'imperatore Gallie-
no, secondo Calindri, qui ricevè i primi
canditi, inventali per lui da Cleonimedi
Spello. L'Ughelli, Italia sacra t. io, p.
I 1 4> dichiara che dal suo no\r\e Ilispel-
lum si formò il volgare Spello, e per le
vicende e guerre che soldi decadde dal
suo splendore, celebrando i suoi cittadi-
ni comechè fiorili in pietà e nelle lettere;
il corpo di s. Ventura venerandosi nella
chiesa del suo nome. La fede vi fu pre-
dicata ne'principii del cristianesimo, e nel
secolo 111 già era sede vescovile, cono-
scendosi peri." vescovo s. Felice che fu
martirizzato sotto gl'imperatori Diocle-
ziano e Massimiano , e celebrandosi la
sua festa a' 1 8 maggio con solennilà,qual
patrono della ciltà. Tumulalo nella sua
chiesa presso Spello, fu poi traslato iiiGio-
ve di Spole ti, nella chiesa omonima. Tad-
deo Donnola nel 1620 in Venezia stam-
pò : De loco martyrii s. Fdici.s episco'
pi Spcllatensis iraclatio. Addila est e-
jusdem s. Fclicis hisloria martyrii Ti-
cini impressa annoi 523. IScc non agi-
SPE
tur de loco mnrtyrii s<t. Carpophoiì , et
Allindi apudeandemBùpeUì cwitatem,
de CUJUS antiqui! ite nonniliil edam per-
curiitur. Nel i G 3 4 »n Roma Gio. Mar*
navitio Tomaia vescovo di Bosnia pub*
blicò: S. Felix Ep. et Ili. $pnl<i leu si ur-
bi Dalnialiae, Croatiae metropoli t pri-
matialique, et ventate vendicatus. So-
stenendo egli dunque che s. Felice appar-
tiene alla chiesa di Spala trae non a Spel-
lo, gli rispose il Donnola con questo li-
bro : Apologia qua s. Felix Ep. et M.
Spellate usis dilucidatiti', et con firmalur,
et quae de eodeiu s. Felice, et de nonnul-
lis ad liisloriam perlinenlibus Jo. 'Foni'
cus scripsit par. 1 et II redarguunlur,cl
eonfitlantur. Par. vero III, Felicis dat-
ti tara de s. Britio Ep., et ss. Carpopho-
ro presbyt. et Abundio diacono nini., et
des. Herculano primus hujtts nomini Pe.
rusiae Ep. et M.quatn de Propertio pa-
tria , quae incider unt, enodanlur, ac re-
[eli itti tur. Et demum par. IJ'pleraque de
I/ispello, gasane anliquitale, Fulginiae
i643. Il 2.° vescovo conosciuto di Spello
è s. Epifanio, che intervenne al sinodo ro-
mano tenuto nel 487 da s. Felice III, ed
erronea niente da altri detto vescovo di
Spoleti, come rimarco in quell'articolo.
11 3.° Yenerio che trovossi al sinodo di
Papa s. Simmaco in Roma nel declinar
di ilello secolo o nel principio del VI, an-
che esso creduto di altra sede falsamen-
te,cioè di Pola, Po Icnsis. Questa sede del
vicariato romano/in seguito si unì a quel-
la di Spoleti. Spello appartenendo al ce-
lebre ducato di Spoleti, con questo passò
nel dominio temporale della chiesa ro-
toana,enesegiiì le vicende storiche. L'im-
peratore O'tone IV nel principio del se-
colo XIII si mostrò benigno con [spello,
forse quando con altri luoghi ingrata-
mente l'usurpò alla s. Sede. Trattano di
Spello gli storici dell' Umbria, di Foli-
gno, di Perugiaj ed il Pellini, [Ustoria
di Perugia, riferisce ch'era in detto se-
colo di vota di Perugia, e che nel 1289
domandò di nuovo d'essere accettata sot-
SPE 227
to la protezione de' perugini, e che dalli
città e magistrali le si mandasse uo nuo-
vo podestà eletto dal loro consiglio, e vi
ondò bertuccio di Porta Borguè. Nel
1 398 gli spella ni supplicarono i perugini,
come loro protettori e padri, a volerli a-
iutare contro il vicario del duca di Spo-
leti,governando allora il ducato bertoldo
Orsini governatore, che avea fatto pub-
blicar guerra a loro danno, forse preten-
dendo che Spello fosse soggetta alla giu-
risdizione del ducato, mentre erasi data
ni governo di Perugia. Questa intesi gli
ambasciatori spellani, ne mandarono an-
che loro al vicario del duca : per queste
pretensioni e per comporle più volte Pe-
rugia e N'ocera inviarono in Roma am-
ba-ciatorialPapa.DiceCalindri,che Cle-
mente V maritò in Ispello una sua so-
rella in casa Targarmi: temo sbagliato il
nome, poiché quel Papa era franceserta-
bili la residenza in Avignose,e perciò sfa-
vorevole agl'italiani. Spello come le al-
tre città fu agitata dalle fazioni, massime
in detto secolo XIV e in tempo del lun-
go scisma d'occidente, per cui si sottras-
se dall'ubbidienza del legato di Perugia.
Martino V avendo estinto lo scisma e ri-
cuperati i domiuii della Chiesa, fece ri-
tornare Spello a'suoi doveri; laonde a' 1 7
settembrei424 furono firmati i capitoli
di soggezione tra il comune e la s. Sede,
in Deruta ov erasi il cardinal legato tra-
sferito da Perugia a causa dell'epidemia
che ivi regnava. Papa Nicolò Va' 16 feb-
braio i4t9 die in feudo a Nello Caglioni
di Perugia la prefettura o vicariato tem-
porale di SpellOjConCollazone. L'Ugliel-
li e Castellano narrano, che il famoso Fi-
liberto principe d'Orange, che alla mor-
te del contestabile di Borbone era sot-
tentrato al comando dell'espugnazione
di Roma nel 1527, nel dirigersi poi e do-
po il deplorabile ed iniquo saccheggio
dell'alma città, alla volta di Perugia per
discacciarne Malatesta Baglioni in nome
di Clemente VII, accampò a Spello le sue
truppe e la pose a ruba, spargendovi la
228 SPE SPE
desolazione e la strage. Ma il Giordani, indi col breve In apostolicae dignitatis,
Drlla venula e dimora in Bologna di del 1*8 agosto, Bull. bit. p. 4?9> soppres-
Clemcnte file Carlo V , sebbene cono- se la congregazione dell'oratorio di Spel-
scesse l'asserto dal Castellano, a p. 17.J lo, istituita da Giustiniano Cambi, e ne
narra per altro motivo la liunione delle unì i beni alla mensa vescovile di Foli-
milizie a Spello e nel i 53o. Egli dice,che gno. Inoltre leggo nello stesso Bull, t. <>,
essendosi da Carlo V imperatore conve- p. 69, il breve Ex pastora listalo da l'io
nuta col Papa l'impresa di Firenze per VI a'5 febbraio i 779, per l'erezione del-
darla ad Alessandro Medici con titolo di la casa 0 reclusorio di Spello, onde rac-
duca,fecescrivereaFilippo principe d'O- chiudervi gli oziosi e vagabondi, ragazzi
range suo capitano generale, che raccol- edonzelle pericolanti^ i discoli. Lo sullo-
ti i soldati sparsi perla Toscana proce- mise alla protezione di mg. >' tesoriere ge«
desse all'assedici! perchè Filippo inviò nerale, ne affidò la soprintendenza ad una
ordini a Galeazzo Farnese, a Pietro e A- congregazione l'ormata di 3 individui dei
Scanio Colonna, a Gio. Battista Savelli, comune, di 0 canonici delle due collegia-
al conte Gio. Sassatelli d'Imola, al conte te, e di 3 della compagnia dell'Unione,
Pietro di s. Secondo e ad altri uffiziali la quale si dovesse adunar nella sagrestia
maggiori, acciò si riunissero a Spello, o- della chiesa del buon Gesù di detto so-
v'erano convenuti d. Ferrante Gonzaga dalizio. nel Terzierodi Porta Chiusa, le
generale della cavalleria del principe ili cui case destinò ptv luogo di correzione;
Grange, d. Alfonso d'Avalos marchese il morale e lo spirituale dichiarò spetta-
del Vasto e generale de'fànti; scrisse pu- re al vescovo. Stabili il suo mantenimen-
re a Bartolomeo Valori fiorentino, coni- to con somministrazioni del monte di pie-
ni issano generale dell'esercito e milizie là, del comune esentandolo dalla dislri-
poulificie, per colà sentire le ordinanze buzione del panea'poveri nella dotneni-
atle al più facile riuscimentodi quell'ini- ca delle Paline, della compagnia dell'U-
presa. Al qual effetto il commissario a- nione, le due collegiate, alcuni beneficia -
vea chiamati sotto gli ordini dell'Orali- ti, la congregazione di s. Filippo, il ino-
gè gli ufTìziali e capitani delle genti d'ar- Basterò di Valle Gloria; vietando ogni
mi papali; avea fatto magazzini di viveri specie di questua, ad eccezione di quelle
e di munizioni per tanta moltitudine di de'cappuccini e altri religiosi mendicanti,
armati, con altri opportuni provvedimene Nella Narrazione del viaggio di G rego-
li. Paolo III poi del 1 534 fece diroccare rio XVI nel 1841, del cav. Sabatucci,
le mura e torri di Spello, probabilmente a p. 1 76 si riferisce, che il Papa reduce
nella guerra di Perugia; dopo di che il da Foligno, passò a' 22 settembre per
suo decadimento fu progressivo e l'indù- Spello, ove la magistratura comunale a-
stria rimase annientala ; ma la feracità, vea disposto quanto era conveniente a fe-
del suolo,ed il buon volere degli spellani steggiarlo degnamente, ed eretto sulla
riparò a tanti disastri. Gregorio X.IJI del piazza ou magnifico padiglione con tro-
1572 ricuperò al ditello dominio della no. Indi umiliando il suo omaggio a Gre-
s. Sede, Spello e Bastia per la linea finita gorio XVI di fermarsi alquanto in mez-
negl'investiti Baglioni,e perciò devoluta zo alla di vota popolazione, benignamen-
alla camera apostolica. Clemente XIV te scese dalla carrozza, e salito il trono
col breve Super specula, de' 2f) aprile comparii con alletto paterno all'accia-
1 772, Bull. Rom. cont. t.4, p. 424> tns" mante e giuliva moltitudine la sua apo-
meuibtò Spello dalla diocesi di Spoleli, stolica benedizione. Ammise quindi con
allora vacante del vescovo, e l'unì e in- ogni affabilità alla sua presenza e al ba-
corporò a quella di Foligno in perpetuo; ciò del piede, il clero, la magistratura, il
SPE
governatore e molte altre persone, e la-
sciando così consolato quel popolo, pro-
seguì il viaggio per Asisi(t del soggior-
no io questa città, siccome il suo articolo
eia stampato nel i 8{o, "e parlai ne'luo-
gin indicati a Palazzo apostolico d'A-
nsi, oltre quanto narrai a Porziurcola).
Aggiungerò che aGregorioXN 1 furono
presentate, da Giacomo Gianfelicc //o/<z-
riorum praefectus, un' iscrizione stam-
pata, con elegante coperta ricamala e lo
stemma pontificio, in onore del Papa e
delle sue gratuli virtù; e 6 altre mss. ce-
lebranti in nome di Spello l'avvenimen-
to del pontificio viaggio, comechè fausto
per P Umbria, la sua opera sul Trion-
fo della s. Sede, i fasti del memorabile
suo pontificato, e le benemerenze della
città, e composte dal prof, di eloquenza
\ itale Rosi, ebe il Castellano loda per ze-
lo e amore ellicace verso la patria, e per
l'incremento recato al rinomato semina-
rio collegio della medesima.
SPEND1TORE SEGRETO DEL
PAPA. V. Scalco segreto del Papa.
SPERANZA (s.), martire. V. Fede ,
Speranza e Carità (ss.).
SPERANZA oCARDO.o/vimee^e-
tire. V. Cardo.
SPERANZA o CAPO DI BUONA
SPERANZA. Vicariato apostolico e va-
sto possedimento inglese, all'estremità
meridionale dell'Africa, confinante cogli
ottenloti , colla Cafreria, con P Oceano
Atlantico e con l'Oceano Indiano, il pun-
to di divisione de'due Oceani. La colonia
del Capo di Buona Speranza è un paese
generalmente coperto di montagne, che
si abbassano verso il mare, la cui linea
crestata separa gli ottentotida' cafri. 11
clima è temperato, con pioggie nell'in-
verno,e vento secco nell'estate. I suoi ter-
rapieni contengono immense pianure pri-
ve di vegetazione; al nord-est però vi so-
no eccellenti pascoli, esi alleva molto be-
stiame, ma qui il paese è esposto ali in-
cursioni de'cafri e de'bosiesmani; anche
le montagne e alcune laude danno buo-
SPE lag
ni pascoli. Non mancano terre fertili e
bene irrigate, ma interrotte da grandi e-
etensioni deserte. Rigogliosa è la parte
prossima al mare, abbondante di frutti
e di vili che producono il celebre squisito
vino. 11 suolo nella parte fertile rende il
20 e il 3o perioo. La colonia unisce al
vantaggio de'prodotti de'climi temperati
d'Europa, quello delle produzioni del-
l'I mlia, e generalmente de'lropici: il pae-
se è ricchissimo di vegetabili e animali.
Il vino e l'acquavite sono gli oggetti più
importanti, ed è rimarcabile che questa
contrada è la sola del meridionale emi-
sfero che produca tali derrate. Gli abbon-
danti e scelti suoi vini hanno una quali-
tà loro propria, cioè di poter sopporta-
re qualunque clima, e di non mai ina-
cetirsi. Pare diedi tutti i grani d'Euro-
pa la migliore riuscita debbasi all' orzo
e al frumento; anche il mais riesce bene.
Le piante mangiative d'origine europea
ben presto degenerano. Souo interessan-
ti gli altri prodotti territoriali, abbondali
te la potassa, considerabile il legno d'a-
loè, sommamente buono il tabacco, e vi
ha un gran consumo nel paese. La bo-
tanica è ricchissima, e ben poche souo le
contrade che producano fiori e piante co-
sì distinte, per l'eleganti forme e per ia
vaga quantità de' colori: immensa è la
varietà delle piante medicinali; si rico-
nobbero più di 70 qualità di legname da
costi uzione. Molto la zoologia ha perduto
dopo l'arrivo de'primi europei, essendosi
quasi estirpate diverse bestie feroci; poco
numerosi sono quindi gli elefanti e i l'ino-
cerouti;in gran numero e (àcili a prender-
si sono gli anfibi ipopotami, la cui carne
somiglia a quella del porco, che pure vi è,
gli springboks marcia no a torme,gli struz-
zi si moltiplicano in modo straordinario:
fra gli animali domestici si distinguono
i bovi e i montoni che si moltiplicano sor-
prendentemente, e de'secondi sene mi-
gliorò la razza coll'introduzione de'me-
rinos, i quali producono lana in gran co-
pia. I bovi s' impiegauo alla tirella e nei
23o SPE SPE
lavori rurali; non si viaggia chea cavai- lizznzioue e viventi ne' boschi. La razza
looin carro tirato da bovi. Si usano car- colorata de'cafrì è differente dalle due pri-
ri tirati da 1 4 bovi, e chi li guida ha una me, e poco si estende sul territorio ilei
frusta lunga almeno 3o palmi. Oltre gli Capo, e sono in islato di continua ostilità
asini, i cavalli sono di razza persiana e verso i coloni, che considerano come u»
americana; mandrie di cavalli di razza surpatori, benché ora seminino domati
inglese e araba servono pure di esporta- dopo la recente guerra cogl'inglesi. I ca-
zioni. La pesca è abbondantissima sulle fri parlacouna lingua che ha pio, del suo*
coste, e la più gran parte si sala, dal che no delle campane, che di voce umana ;
deriva un articolo assai considerabile di più piccoli e di più grazia sono quelli de-
commercio: facile e abbondante è la pe- gli Uleestay. Credono che vi sia un so-
sca della balena. Ben luugiè il regno mi- Viano che disponga delle pioggie e dei
neraled'olfrirelericchezzedegli altri due venti, del caldoe del freddo, ma non sono
regni , tuttavia ha importanti prodotti, persuasi di rendergli ubbidienza. Quelli
essendo il maggiore il sale,poichè una par- di Solala adorano la luna, altri sono mao-
le della costa occidentale è coperta di la- metlani, e vi sono de'crisliani intorno al
ghi salati. Alcuni luoghi producono ra- Capo di Buona Speranza. Neh 5Go il p.
me, ferro, piombo, pietre preziose e un Gonzalvo Sylveira battezzò l'imperalo-
poco d'oro; souovi acque minerali, e si re di Monomotapa e sua madre con 3oo
crede che le montagne racchiudano car- nobili; ma poi persuaso da 4 turchi che
bon fossile e altri preziosi minerali. La fosse un incantalorej'imperutore fecede-
popolazione, sebbene in aumento e più capitare il religioso, di cbe pentitosi die
civilizzata sotto la dominazione inglese, pure la morte a'turchi. Dell'imperatore
non è proporzionata all'estensione del- di Monomotapa feci cenno a St^r.vuto,
l'ampio territorio, ed immensi terreni re- dicendo in qual modogcneralesi (elicita,
stano incolti. Es*a si compone di bian- In 3 classi divido tisi gli abitanti de'ca ni-
elli o di colore liberi, d'oltenloti, di ne- pi; vignaiuoli, alliltaiuoli e pastori: i pri-
gri e d'altri : i bianchi discendono da'por- mi abitano i contorni del Capo, e sono i
l'obesi, olandesi, inglesi, e da'francesi ri- più civilizzati e più ricchi, assai cortesi,
fugiati neliG85 per la rivocazione del- generosi e ospitalissimi co' forestieri. Per
l'editto di Nantes, che favoriva i piote- la più parie sono originari francesi, e uno
stanti, per cui di questi vi sono molte fa- di loro piantò il i .° ceppo di vile in que-
miglie; degli olandesi vi si stabilirono gli sto paese, ove tanto eminentemente alli-
esiliali,ed i soldati e marinari congedali gnò, massime nel distretto di Costancia
e che avevano guadagnato del denaro in a poche miglia dalla città di Capo. Il po-
Batavia: tutti prendono la denominazio- dere d'un uomo agiato rassomiglia a un
ne d'africani, e vi sono schiavi d'ogni piccolo stato. Meno civilizzali sono i pro-
colore, cafri, ollentoti, bosiesmani ; gli prietari del bestiame che di vidonsi in due
oltentoti aborigeni sono privi d' inlclli- classi, i nomadi ed i sedentari. 1 servi e
genza, e per la maggior parte sono no- gli operai essendo rarissimi, suppliscono
mach ebuoni cacciatori, nutrendosi prin- gli schiavi neri e gli oltentoti, i quali per
cipalmenle di frutti e radici. Hanno la trattamenti crudeli mollo diminuirono;
tinta di un giallo carico, bruite fattezze, i migliori sono i nati da un europeo e da
naso molto schiacciato, bocca grande e una schiava, e sono laboriosi, sensati e
belli denti; sono general mente piccoli, ma ben costrutti. I giovani coltivatisi negli
con membra proporzionate. Altra razza esercizi ginnastici, sono bravi cavalleria-
di naturali sono i bosiesmani, estrema- zi e cacciatori, ma consagrano il più del-
mente selvaggi e feroci, incapaci di civi- la loro vita a bere il thè ed a fumare il
SPE SPE a3r
ginepro. Le donne sono belle, leggiadre, le terre che avessero scoperto i suoi nu-
cimanti della musici. L'industria si ridu- viga lori nelle coste dell'Africa e nell'I ti -
ce alla fabbrica de'vini, acquavite, sapo- die orientali; che Papa Nicolò V nel i \ ">\
ne, candele, cuoio. Il commercio e la uà- o i j 7 > per avere il re Alfonso V dilata-
vigazione, il cui centro è la città di Ca- to le sue scoperte e conquiste, con vau-
po, non è in proporzione considerabile, taggio dell'introduzione della religione
ma lo di vena perla ristabilita buona ai- cristiana (ino al punto detto Capo delle
monia co'cafri, e se si troverà un porto Tempeste, e poi Capo di Buona Sperati-
migliore e più sicuro della baia di Tavo- Zdj dichiarò appartenere al solo domiuio
la, ove non si approda die nell'estate e del Portogallo 1' estensione del dominio
dove perisce un numero considerabile di che nell'articolo indicai, come si può ve-
bastimeoti, non meno che nella baia Fai- dere nella bolla Romanus Ponti/ex, de-
sa, la quale è il porto d'inverno del Ca- gli 8 gennaio, Bull. Boni. t. 3, par. 3, p.
pò, ed in cui staziona l'ammiraglio ingle- 70 : concessioni ediritti die conferruaro-
se colla flotta. La baia di Saldanha riu- no altri Papi, e segnatamente Innocen-
nisce tulli i desiderabili vantaggi, ma è zo Vili al reGiovanui II; mentretraque-
2 \ leglie distante. Questo paese non ha sti e Ferdinando V re di Spagna (^.),
alti a moneta die carta, introdotta dalla Papa Alessandro VI tirò la gran linea di-
compagnia dell'Indie orientali, e il cui visoria per troncare le controversie in-
valore varia giornalmente. La colonia an- sorte delle loro conquiste. Questo Capo
ticamente divisa in 4 distretti, ora lo è iu dunque nel i483fu scoperto da unasqua-
7, cioè: Capo di Buona Speranza, George- dia portoghese, comandata da Bartolo-
town, Graaf-Reynet, Stellenbosch, Tul- meo Diaz. La mancanza de'vi veri e il cat-
bagli, ZuureveloAlbany,Zwellendam. Vi tivù tempo che aveva provalo, impedì-
ha il governatore civile e militare, e eia- rono al navigatore di avanzarsi; egli die-
scun distretto un governatore, un'alta cor- de perciò a questa punta il nome di Ca-
le di giustizia civiie e criminale, oltre la pò delle Tempeste, che il re Giovanni I[
guarnigione che l'Inghilterra me 11 tiene iu nel 1^2 commutò in quello che porta at-
questa possessione lransallantica.il Capo tua Imeni e,dopo l'esplorazioni del suona-
di buona Speranza è una delle punte più vigalore Cano, per le speranze coucepile
meridionali dell'Africa, mette termineal- di splendide scoperte. Raccontai inoltre
la penisola formata dalle montagne della a PoRToGALLoebe una considerabile ilot-
Tavola, stabilisce un punto di vegetazio- ta portoghese partita neli4q7, sotto la
ne de'più rimarcabili che vi sieno nelglo- guida del celebre Vasco daGa ma nel i4q8
bo,queI'odell'AtIanticoedeirOceanoIu- superò tutte le difficoltà, passò perlai."
diano, e divide in due eguali parti il viag- il Capo di Buona Speranza, quando volle
giodi Europa all'Indie orieutali. Dopo la trovare il bramato passaggio per mare
scoperta dell' America, l'avvenimento all' Indie orientali (^•), colle quali non
maggiore della marittima storia moder- vi avea commercio che per l'Egitto e la
na è quello di aver oltrepassato questo Persia, ed aprì quelle Indie all'Europa.
Capo; ma nel voi. LV,p. 1 3 rimarcai che Vasco da Gama toccò pure Mozambico,
dopo lasua memorabilescoperta,elasuc- stretto dell'Oceano Indiano sulla costa
cessiva d'America, l'Italia e particolar- sud est dell'Africa, ma soltanto neh 5o8
niente le città marittime del Medi terra- i portoghesi vi costruirono un forte e vi
lieo patirono gravissimi pregiudizi nel stabilirono un banco; iudi fabbricarono
commercio. Narrai a Portogallo che Pa- la città dello stesso nome sotto la giuris-
ta Martino V per la propagazione del dizione ecclesiastica di Goa, e mediante
cristianesimo concesse al re Giovauui I le ulti e conquiste ne fecero la capitale del-
23a SPE
la capitaria generale di Mozambico, il cui
governo coi» prende i possedimenti por-
toghesi al sud-ovest dell'Africa, con fi ni u-
ti colla Cafìeria. Altrettanto dissi nel voi.
XXXI V, p. 192,205,207, e che Pao-
lo 111 nel 1 534 erigendo il vescovato di
Goni la diocesi incominciò dal Capo di
Buona Speranza, e si estese fi no alle fron-
tiere della Cinaj indi vi si recò il gesuita
s. Francesco Saverio, che al modo pur
detto nel voi. XXX, p. 1 26, fu dichiara-
to da Benedetto XIV a istanza del redi
Portogallo, protettore principale dell'In-
die orientali, dal Capo di Buona Speran-
za fino a'regni della Cina e del Giappo-
ne. Cos'i per la t." volta si videro de' va-
scelli europei sull'Oceano Indiano, aven-
do notato nel voi. XXVIII, p. 34, che al-
cuno anco al celeherrimo Colombo sco-
pritore àe\V America, attribuì 1' esplo-
razione del Capo di Buona Speranza ; e
nel voi. II, p. 1 a ricordai che poi lo supe-
rò il famoso Ferdinando Magellano por-
toghesealservigiodiSpagna, quando nel
«520 scuoprì d famigerato stretto a cui
die il suo nome, ed entrato peli. "nel ma-
re del Sud, così accoppiò il Pacifico col -
1 Atlantico, stabilendo una comunicazio-
nefra l'Atlantico e il glande Oceano Au-
strale; laonde lo stretto Magellano è quel
braccio di mare che divide 1' estremità
meridionale del continente dell'Ameri-
ca, dall'arcipelago della Terra del Fuo-
co, all'estremità sud della medesima e
della Patagonia, di cui fa parte, e da Ma-
gellano così chiamala pe'numerosi suoi
vulcani. Sebbene però i portoghesi nei
frequenti loro viaggi all'Indie si ferma-
vano al Capo di Buona Speranza, inai vi
formarono stabilimenti ili permanenza.
INel iGoogli olandesi, quando il loro com-
mercio nell'Indie era nell'infanzia, vi sta-
bilirono una stazione, allìne di rinnovare
le provvisioni de'loro vascelli che vi si fer-
mavano; ma non cominciarono a stabi-
litisi e ad estendere nell'interno le loro
conquiste che alla metà del secolo XVII.
1 loro progetti non soffrirono alcuna op-
SPE
posizione per parte degli ottentoti,de\|'ua-
li lo spirilo stupido e grossolano non po-
teva di tale condiscendenza prevedere le
conseguenze, e que' naturali vennero o
ridotti alla schiavitù o spinti nell'inter-
no, e quindi di là delle montagne che for-
mano il limile settentrionale. Da quél
tempo in poi vi si recarono gran nume-
ro d'olandesi, di francesi, di tedeschi, e lo
stabilimento andò gradatamente aumen-
tandosi.Nel 1 yrpa' 1 6settembreuna flol- •
ta inglese s'impadronì del Capo, che re-
stituì all'Olanda per la pace d' Amiens
nel 180?.. Al rinnovarsi delle ostilità nel
1806 cadde di nuovo in potere dell'In-
ghilterra,alla quale restò definitivamen-
te nel 1 8 1 4- Xel sistema inglese pel do-
minio de'mari, questa colonia forma un
punto della più alta importanza, come
luogo d'ancoraggio per gl'innumerevoli
bastimenti eh' esercitano il commercio
delle Indie, e come posto d'osservazione
per le flotte britanniche. La vasta contra-
da d'Africa chiamata Cafreria confina col
Capo, abitata da popoli negri, robusti, la-
boriosi, industriosi ed estremamente co-
raggiosi, ad onta d'essere per abitudine
pacifici e ordinariamente con lisonomia
ridente. I cafri ebbero frequenti discussio-
nico'coloni del Capo che ponevano il pie-
de sul territorio loro,ed ebbero guerra co-
gl'inglesi, la quale finì nell'ottobre! 8 19,
e in fòrza del trattalo del i8ao,riducendo-
li gl'inglesi a ritirarsi dietro la ELevskani-
ma, 20 leghe più lungi, ed a riguardile
come centrale la parte del territorio da
essi evacuato. In tal guisa gl'inglesi sias-
6Ìcuraronola conquista e il tranquillo pos-
sesso d'un territorio fertilissimo e ricco di
pascoli, vi mandarono nuovi coloni, e li
fecero proteggere dal la linea de'posti mi-
litari. J\reli85o l'Inghilterra promise al-
la colonia un nuovo statuto, con gover-
natore,cotlsiglio legislativo ed assemblea
eletta dagli abitanti col nome di Parla-
mento del Capo di Buona Speranza, e
questo investilo de'poteri legislativi, ri-
guardami gli aliali iulerui e la politica do-
Sl'E SPE 233
mesticadellacolonia,echcilsovranodel- regolarmente costrutte in pietra o mat-
1 Inghilterra rappresentato dal governa- toni, tutte dipinte all'estei no a colori di-
tore,e le due cameredel parlamento fos- versi, e quasi tutte con tetti n forma «li ter-
sero sovrane della colonia come in Lon- razza. Le strade io generale bene allineata
dia. Nel i 8 5 3 si ribellarono gli oltentoti, e intersecate a angoli retti, sono larghe,
e insieme a'cafri Cecero una guerra ini- fiancheggiate per la più parte da mar-
cidiale agl'inglesi comandati dal genera- ciapiedi e alberi. L'ima di esse è at fra-
le Catbcart, che costi insù i cafri ad èva- versata da un eanale fornito laler dmen-
cnare la fortezza Wnterkloofda loro oc- te d'alberi, ch'è la continuazione dell'ac-
ciipata,avendosconfittoi loro famosi ca- rpiedotto, il quale conduce l'acqua dalla
pi Alacomo e Sandilli, non che Uilbaal- montagna della Tavola. Sonovi 3 piazze
der capo degli oltentoti. Neil 853 gl'in- grandi, una serve di mercato/.- la più bella
glesi si pacificarono col capo Kreli, die è la piazza d'Armi allineata da pini e ove
riconobbe la linea de'fiumi Indwe e Rei s'innalza il fabbricato della Borsa. Vi so-
come limite del suo territorio, e pronai- no belle e grandi caserme, il palazzo del
se di non più sturbare i coloni. 1 gaikas, governatore che giace nell'antico giar-
furmidabile tribù come i busatos, furo- dino della compagnia, quello di città, To-
no spossessati del territorio, ove ueliS^o spedale, la biblioteca pubblica, il parco,
incominciarono le ostilità, e gl'inglesi si il giardino botanico spaziosissimo che ser-
oocuparono per trasferirvi europei; i capi ve di passeggio, il fu edifìcio degli schia-
de'gaikas accettarono le condizioni pie- vi ora dell'assemblee dell'autorità, ed al-
scrilte dal general Cathcart,insiemeaMa- cimi stabilimenti d'istruzione. Nel la città,
corno e Sandilli ,giurando pace e di rispet- come nel vasto possedimento del suo no-
tare le stabilite frontiere. Questi due fin*- me, la religione del maggior numero è
midabili capi de'cafri si dicono ili.0 sa- la pretesa riformata e il protestantismo,
gace, e il 2.° più abile, ambedue possenti, non pertanto tutti i culti sono liberi, quin-
massimeSandiIIi,eMacomopotècondur- di esistono cattolici, luterani, anglicani,
re al combattimento ben armati i o,ooo biblici, metodisti, pagani, e gl'industi io-
uomini, 2000 de'quali a cavallo. Ora l'In- si malesi maomettani : gli olandesi che so-
gli i [terra va a stabilire nel Capo di Buona no in maggior numero mal soffrono il gio-
Speranza il governo rappresentativo per go inglese. I fratelli moravi vi hanno pro-
sviluppare le sue grandi risorse, e prov- sperasi stabilimenti, e gli otlentoti si so-
vedere alla futura efficace di fissa de'limi- no riuniti sopra alcuni punti formando-
troll popoli. vi borgate e vi ricevono la cristiana e-
Vicarialì apostolici e città del Capo ducazione. Fino ai giorni nostri fu tra-
dì Buona Speranza. Questa città,chiama- scurata l'educazione, ma indipendente-
tu anche semplicemente Capo, è il capo- meutedallescuole pubbliche stabilite dai
luogo dell'omonima colonia e del suo th- missionari, il governo fissò professori a co-
stretto, e posta all'estremità più meri- bulanti, onde istruire i coloni troppo di-
dionaledel Capo che le dà il suo nome, stanti dalle scuole. Si studiano le lingue
K residenza del governatore e delle prin- per facilitare le relazioni commerciali.
cip di autorità della colonia, e sede del- Nella città vi risiedono il vescovo catto-
le amministrazioni; difesa da un castello lieo vicario apostolico, ed il vescovo pro-
pentagono fortissimo dominato dall'ai- testante. La cattedrale de' cattolici è di
ture con vicine, da alcune linee che si e- vago e ornato gusto gotico, i quali bau-
stendono dalia montagna del Diavolo sino no pure altre chiese e cappelle pel vica-
al fiume, e da alcune batterie lungo le riato, ospedale, ospizi, scuole e forse pura
coste. Vi si contano un numero di case il seminario : i principali luoghi ove so-
234 SPE SPE
no un maggior numero di cattolici sono propaganda/zi/^ lo munì delle facoltà del-
Capo con circa 2000, Grahams con 600, la forinola 1 .' Questo vicariato un tempo
Ritenkesc e Chisenberck quasi 20o;dap- ebbe giurisdizione sul Madagascar, come
pertullo però sono in progressivoaumen- notai nel voi. XLV, p. %55. Aumentan-
to. Gli anglicani hanno la loro chiesa, co- dosi le conversioni alla Cede cattolica, per
sì i calvinisti e dove sono molti scudi in la maggior sua delusione il regnante Pio
rilievo e in pittura attaccati alle colonne: IX a'3o luglio 1 847 divise in due parti
altre sette hanno luoghi religiosi. La pio- il vicariato, in distretto occidentale e in
pi ietà e la comoda distribuzione delle ca- distretto orientale: ili. "col nome di Di-
se, che sembrano tutte di recente costru- stretto occidentale del Capo di Buona
7Ìone,la salubrità dell'aria, e l'imponente Speranza, il 2. "con quello di Distretto
nspettodelle prossime nionlagne,furinano orientale del Capo di Buona Speranza,
di questa città un ameno soggiorno, non e di questo ultimo fece vicario apostoli-
però durante la stagione in cui regnano i co mg.r Aidano Devereux, che dichiarò
■venti di sudest che sono secchi e produ- vescovo di Pacando in partibus. Il me-
cono molta polvere. Questa città è bella desimo Pio IX nel novembre i85o istituì
quanto quelle principali delle provincie in per la Cafreria il vicariato apostolico di
Europa; e quantunque situata sopra una Nata!, e nominò i.°viearioapostolicomg.c
baia, sull'istmo sabbionoso della penisola Francesco Allard di Gap della congrega-
formata dalle baie Tavola e Falsa, non ha zione degli oblali di Maria ss. della Con-
realmente un vero porto; tuttavia ripeto cezione, e lo fece consagrare vescovo 111
ch'èilcenlrodelcommerciodellacolonia. partibus d'i Samaria in Marsiglia, da quel
1 contorni olirono passeggiate e special- vescovo mg.r Mazenod istitutore di det-
raente case di campagna piacevoli: vi si ta congregazione,nella 2.\loinenica dilu-
trovano acque termali pe' reumatismi e gl'io 1 8 5 1 , assistito da' vescovi di Viviers
per la gotta, malattie in questo paese co- e di Digne, come si legge nel Giornale di
rouni.LacittàdelCapofufondataneli65a Roma del 1 85 1 . Ivi è pur detto, che il
dall'olandese Van Riebeck, e subilo vi si nuovo vicario fu già professore di Biosofia
fissarono quegli olandesi e francesi di cui nel seminario d'Embrun, e di s. Scritlu-
parlai, ed in seguito vi accorsero altri 0- ra in quello di Marsiglia, poi missionario
landesi trattivi dal commercio. Non so- e direttore del noviziato della società nel
lamente è questo un luogo di approdo Canada. Perciò fu destinato ad evange-
li,ili' Europa all' Indie orientali, ma in lizzare i selvaggi dell'estremità dell' A-
tempo di guerra è anche il centro d'u- fricaal Capodi Buona Speranza, con una
na stazione marittima, la quale colle isole diocesi estesa per oltre 3oo leghe. Il mi-
di s. Elena e di Francia o Maurizio, do- stico campo era ancora lutto coperto di
mina la navigazione delle stesse Indie,del- bronchi e di spine, e dove niun prete cal-
le quali isole parlai nei voi. XXXV, p. tolico eravi ancor penetrato, né potè il
1 iq, XL1II, p. 3i5, LI, p. 202. Grego- prelato condur seco se non due preti del-
rio XVI istituì il vicariato apostolico del la stessa sua congregazione. Altrettanto
Capodi Buona Speranza, ed a'9 giugno riferisce l' Osservatore romano deli85i,
1837 vi fece r.° vicario apostolico mg.1' n.°i 84, ed aggiunge che il Papa nel crea-
RaimondoGrifìitb domenicano e vescovo re il vicariato perla Cafreria e nel met-
in partibus di Paleopoli, e lo è tuttora, tere gli occhi per questa missioue sugli
Egli riceve annualmente dal governo an- oblali di Maria, dando loro una novella
noe lirestcrliueiooo, ed il prelato ueas- prova di paterna fiducia, domaudòa mg.r
segnò 1 00 ad un missionario stabilito nei Mazenod loro superiore generale un ec-
distretti orientali. La congregazione di clesiastico di sua congregazione per reg-
SPE SPE a35
cere il vicarialo ili datai, e la scolla cad- timi. Onesta è posta sulla costa occiden-
de sul p. Aliarci, uomo segnalato per i- tale dell'itola di Sumatra, di cui parlai
scienza e vi rt li religiose, la cui umiltà e nel voi. XLVI1I, p. 23c), capoluogo del
diffidenza di se stesso fu vinta dagli or- territorio del suo nome. Ila la racla spai*-
dini espressi del Papa e del superiore. La sa di scogli, ed è una delle più cattive
Cafreria, vasta contrada dell'Africa me- della costa. Vi si fanno glandi esportazio-
rìdionale, confinante con nazioni pocbis- ni d'oro di prima qualità, tolto dalle vi-
simo note, lo è all'est colla rammenta- cine miniere, e di canfora, impiegandosi
ta capitaneria generale di Mozambico, ivi l'oro come moneta comune. La città
coli' Oceano Indiano australe, colla co- è ricca e popolosa, abitata da un popolo
Ionia del Capo di Buona Speranza, ecol- diesi reputa come uno de'piùintrapren-
I Otlentozia, così chiamata da'popoli a- denti e ricchi dell'isola. Di sovente fra i
boi'igeni dell'Africa meridiona!e,di cui es- capi insorgono gravi dissensioni che veli-
si ne occupano tutta l'estremità, i quali gono decise colle armi. Il territorio tro-
formano CO 'cafri una razza che sembra vasi sotto l'autorità olandese, ma non
intermedia fra quella de' mori e de'ne- tanto bene stabilita come nellealtre por-
gli. La Cafreria viene divisa in 4 parti zioni della costa. In essa abbondano la pol-
principaii : la Cafreria propria, il paese leria, le balene, e le tartarughe di cui as-
de'betjunani, quello de'barrolusi, quello sai si cibano gl'indigeni. Gli abitanti o-
di altri popoli, che pel loro gran nume- riginari si dicono più neri dei giallastri
ro il nome generale di cafri fu ristretto ottentoti, hanno capelli increspati, viso
alla nazione abitatrice della parte vicina ovale, naso piatto e bianchi denti. I due
all'Oceano, ed allora fu perciò distinta col sessi incedono quasi nudi; è permessa la
nome di Cafreria propria, onde distia- poligamia a seconda de'roezzi, ed ordina-
guerla dalla Cafreria in generale. Col no- riamente nei piccoli villaggi il più vec-
me poi di Nata!, titolo del vicarialo apo- chiofraloroèquellocheligoverna.Quan-
stolico, si comprendono : i ."quello della to all'importante regionedel Capo d i Uno-
riviera della Cafreria propria, che sbocca na Speranza, abbiamo: Ricerche storì-
liell'Oceano Indiano per il porto di Na- che sull'India antica nel Capo di BtiO'
tal, navigabile pe'piccoli bastimenti, eco- na Speranza. Kolbe, Descnptiondu Gap
sì chiamata perchè scoperta da Vasco da de Donne Esperance, et des usages des
Gama nel Natale del 1498; 2.0 la terra Hotenlos, Amsterdam 174'- Vaillant,
del suo nome soggetta a calori fortissimi, Primo e secondo viaggio ned' interno del'
accompagnati da tuoni e pioggie dal no- V Africa pel Capo di Buona Speranza,
Tcmbre a marzo, fertile e bella, ma pò- Milano 18 19.
polata da bestie selvagge; 3.°ilporto di SPERATO (s.), e i suoi compagni detti
JNalal, comodo pe'navigli che non pesca- comunemente i martiri ScillitanìlFX I
no se non g piedi d'acqua, nella terra primi cristiani che soffrirono a Cartagine
della Cafreria propria, all' imboccatura nella persecuzione mossa dal proconsolo
della riviera omonima, e dove nel 1824 Saturnino l'anno 200 sotto il regno dei-
si stabilirono diversi inglesi ilei Capo di l'imperatore Severo, furono Ì12 martiri
Uuona Speranza, per aver dagl'indigeni scillitani, così detti da Scillita, città della
denti d' ipopotamo che la riviera nutrì- provincia Proconsolare d'Africa, che vìe*
sce in gran numero, essendo il suoavo- ne loro data per patria. Essendo stati pre-
1 10 più stimalo che quello degli elefanti si a' 1 6 di luglio, furono condotti innau-
che pure vi abbondano, essendo la car- zi al proconsolo: i principali tra questi
ne tenuta dagl'indigeni per piatto da prin- erano tre uomini, Sperato, Narzale e Cit-
cipe;4-°la città di Nata! o Nadar o Na- tino, e tre femmine, Donata, Seconda e
236 SPE
\ estina.II proconsolo li assicuro che l'ini*
neiatore pei ilonei -ebbe la loro disobbe-
dienza a'suoi decreti, se sagrilicassero a-
gl'iddii de'romani. Al clic Sperato rispo-
se in nome de'suoi compagni, ch'essi non
adoravano die '«n solo e vero Dio, pa-
drone ed ai bitro di tutte le co«,e. Dietro
a ciò il proconsolo ordinò ebe fossero con-
dotti in prigione e posti ne ceppi. Il gior-
no appresso se li fece condurre un'altra
volta al suo tribunale, e tentati di nuo-
vo a sagrilìcare , persistendo lutti nella
confessione della loro fede, offerse ad essi
tre giorni di tempo per riflettervi; ma
Speralo soggiunse: « Questo ritardo è
inutile; mai non saremo per rinunziare
alla fede di nostro Signor Gesù Cristo,
perciò ordina pure come li piace". Il pro-
consolo vedendoli fermi nel loro propo-
sto,pronunziò la seguente sentenza.»* Spe-
nto, Narzale, Cittino,Yoturio, Felice, A-
cillmo, Letanzio. Januaria, Generosa, \ e-
stina, Donata e Seconda, essendosi con-
fessatici istiani,ed avendo ricusato di ren-
dere l'onore eia riverenza dovuta all'im-
peiatore, li condanniamo ad essere deca-
pitali". Letta la sentenza, Speratoci suoi
compagni resero grazie a Dio, e giunti al
luogo del supplicio si misero tulli in gi-
nocchio, e mentre continuavano a bene-
dire il Signore, venne loro mozzata la te-
sta. Il martirologio romano ne fa men-
zione a' i 7 di luglio, e Adone riporta nel
suo martirologio, cbe le reliquie dis. Spe-
rato furono trasferite dall'Africa a Lione
sotto il regno di Carlo Magno.
SPERELLI Si'erello, Cardinale. "Si-
io di nobile famiglia d' Asisi, fu educa-
to da'zii vescovi Francesco di s. Severi-
no e Alessandro di Gubbio, e divenne ce-
lebrecanonista,edeccellentedel pari nella
scienza delle umane lettere, della storia,
della teologia dogmatica,e in quella d'am-
bo le leggi, nello studio delle quali era
indefesso. Portatosi in Roma di 24 anni,
fci esercitò nella curia romana quale av-
vocato, non già per avidità di guadagno,
ma uuicauicutc per aiutare i poveri egio-
SPE
vare gli amici, quantunque sprovveduto
di beni ecclesiastici e di assai ristretto pa-
trimonio, onde menava vita parca e fru-
gale. Multo profittò sotto la direzione del
celebre cardinal De Luca, e si rese in-
signe per esemplarità di vita, soavità di
maniere e candore d'incontaminato co-
stume. Meritò d'essere scello a uditore,
prima del cardinal Fi ausoni, poi del car-
dinal Felice Rospigliosi, e da Innocenzo
X I nel 1 684 i" vescovo di Terni, dove il
pastorale suo zelo gli acquistò alla 1 illu-
tazione, per la sua condotta edificante e
mortificata, comecbè assiduo nella pre-
ghiera, frequente ne'digiiuii, e tutto ap-
plicato a opere di pietà e religione. In-
formato Innocenzo XII di sue singolari
virtù, lo chiamò in Roma, fece vicege-
rente e consultore del s. ollizio, per cui
il vescovo rinunziò ia sede a favore del
fra tei lo Cesare. Inoltre il Papa per la sii ma
cbe ne concepì, di sovente gli rimetteva
la cognizione di cause spettanti al vica-
riato, e gli confidava rilevanti segreti ri-
guardanti il governo spirituale di Roma.
Quindi a'iG giugno 1 C98 lo avanzò ad
assessore del medesimo s. offizio e a ca-
nonista della s. penitenzieria, e lo avreb-
be creato cardinale sino dal 1 690, se non
l'impediva un'atroce calunnia, la quale
gl'imputò la complicità nell'omicidio ilei
conte Ulderico del Fiume detto Fracas-
sa, delitto di cui essendone innocente ne
potè far solenne testimonianza tutta Ro-
ma. Finalmente a' r4 novembre 1 (Jqr) In-
nocenzo XII lo creò cardinale prete di s.
Gio.a Porta Latina, con plauso e giubilo
universale, e lo annoverò nelle congre-
gazioni del s. offizio, del concilio, de' ve-
scovi e regolari, ed altre, alle quali giam-
mai mancò d'intervenire. Avendo sapu-
to il cardinale cbe Clemente XI, al cui
conclave intervenne, voleva fare una pro-
mozione di cardinali, gli scrisse ossequio-
samente offrendogli con sincerità di cuore
la rinunzia del pi opi io cappello e di tut-
te le sue abbazie, affinché ne a\esse po-
tuto provvedere un soggetto cb'egli ama-
SPE SPE a37
▼a e stimava infinitamente, quando per tri giuramenti solenni o Prova, parlai a
esso non vi l'osse stalo luogo nella prò- QlUDizl DI Dio, e Pubgaziore; di altri a
mozione. A questa eroica azione, ai li- Professioni-: DI FF.np.. Gli antichi idola-
poi tati elogi , debbo aggiungere elie fu tri in generale ritenevano, die le leggi u-
iotegerrimo, umile e umano nel tratto, mane non bastassero ad infliggere a lan-
amabilc nella conversazione, lepido nei to delitto la pena che si meritava, e the
discorsi, di lino e acuto giudizio, di prou- il cielo per questo vi aggi ugnesse sempre
ta memoria, paziente e benigno. Una pia qualche pena straordinaria soprannatu-
e tranquilla morte lo sottrasse in Roma rale. Omero fece dire ad Agamennone,
nel 1710 alle miserie ilella vita presente, di giurare per le Furie (divinità infernali
d'anni 71,0 fu sepolto nella sua titolare immaginate come ministre della vendet-
avauli l'altare maggioi e, sotto una lapi- ta degli Dei contro i colpevoli, e incari-
de magnificamente adorna con elegan- cale dell' esecuzione delle sentenze che
te iscrizione. Il Crcscimbeni, Istoria di contro essi si emanano da'giudici dell'in*
.*. Gio. a Porla Latina, fa molte lodi di ferno : questo nome si prese dal furore
questo insigne porporato, ricorda gli o- ch'esse ispiravano, mentre il loro era di
nori che gli furono resi, la /"ila che ne Tisifone, Megera e Aletto, e di Eumeni»
scrisse Giacinto Vincioli e inserita nel t. di dopoché cessarono per le sollecilazio-
3 delle l'ile degli arcadi illustri, e ri- nidi Minerva di perseguitare Oreste), che
ferisceche neh 7o3 afflitta Roma dal ter- puniscono lo spergiuro sotto terra, colle
remoto e minacciando la solidità di detta più terribili imprecazioni e Maledizioni
chiesa, il cardinale rafforzò la fabbrica con (/'.). Da un passo di Esiodo si desume
grosse chiavi di ferro, nuovi travi e altro, la credenza generale di sua età, che la
onde non ricevè alcun nocumento. pena dello spergiuro si stendesse persi-
SPEliGlUlìO, Per/uriniii. Falso Gin- no sui figliuoli di quello che loaveacom-
ramento (F.), il giurare contro la veri- messo. In alcuni paesi dell' antichità la
tà. La legge divina condanna severamen- pena legale dello spergiuro era la mor-
te lo spergiuro,! falsi giuramenti, i Vo- le. Presso i romani la legge distingueva
li (/'.) e le promesse fatte senza inten- la pena divina ch'era la perdita e rovina
zionedi mantenerle, ed i giuramenti fatti del colpevole, 0 piuttosto l'eterna perdi-
a nome de' falsi Dei. Mosè nel Levitilo zioue,clulla pena puramente umana, eli' c-
serabra assegnare i Sagrifizi (F.) per e- ra il disonore e l'infamia; distinzione che
spiare lo spergiuro; ma siccome s. Paolo si è mantenuta presso molte nazioni ma-
asserisce che i sagrifizi non limettereb- derne. Presso poi gli sciti lo spergiuro era
bero i peccati interiori, convien dire che punito colla motte, e presso gl'indiani
i sagrifizi ordinati da Mosè non riguar- coll'amputazione delle dita. Tutto final-
davano se non che l'ignoranza e la pie- roeute concorre a mostrare, che gli an-
espilazione di colui che ha promesso sol- tichi riguardavano lo spergiuro come un
tanto il giuramento segreto; ovvero ch'e- delitto odioso, e come uno de'più gravi
gli supponeva il peccalo già espiato da u- verso Dio e verso gli uomini. Lo spergiu-
ra perfetta contrizione, e che quel sagri- 10 non può evitare l' infàmia , e la per-
izio non è ordinalo che per V Espiazio- dita della confidenza ili tulle le persone
ne (f '.) delle colpe legali, che avrebbe onorate e probe,e lo esclude da qualunque
potuto commettere il colpevole coll'ac- dignità e carica pubblica. Si legge ne'ca-
costarsi alle cose sagre in quello stato. Si noni di s. Basilio: Lo spergiuro, violato-
sa d'altra parte che il falso giuramento re del giuramento, farà penitenza ioaniii,
pubblico non si rimetteva punto per mez- o solamente 6 se avrà violalo il giura»
zo di sagrifizi, anche secondo Mosè. Di al- mento per forza. Quegli che ha giurameli-
»38 S P E
tuili far male ad un nitro, non solamente
non è obbligato di compiere il suo giu-
ramento (anebe pel riportato a Setta),
ma deve esser messo in penitenza per a-
verlo lai lo.
SPERONE D'ORO, ordine equestre,
o Milizia aurata, Equt&tris Auratat Ufi-
luì a e orcio. Antichissimo, cospicuo e no-
bilissimo ordine «li cavalieri, la cui ori-
gine è conti-astata da'savi critici, altri er-
roneamente anticipandola di troppo, per
dargli d primato sopra tutti gli ordini e-
qneslri, altri ritardandola contro la sto-
ria; questo farlo risalire a remota età, o
con altro estremo attribuirlo a più recen-
te, ("orma un contraddittorio conflitto. Sia
comunque, e non potendosi propriamente
stabilirne il vero, certo e identico princi-
pio, riporterò le differenti opinioni, non
senza qualche osservazione, le quali per
nulla pregiudicano il complesso de'pre-
gi inerenti a questo cavalleresco e cele-
bre ordine onorifico; ed è perciò die do-
vrò alquanto diffondermi, per corrispon-
dere alla sua grande rinomanza e lustro,
quale ordine pontificio e imperiale. Il
Muratori, DinserL 53, Dell' istituzione
de cavalieri, discorre dell'orinine óe' Mi-
liti (/'.), cioè di que' nobili die con al-
cune particolari ceremonie venivano or-
na ti di cingolo milita re e della Spada (^'.),
non die del titolo di Cavaliere (I'.), di-
versi da' militi Soldati (/".) ebe milita-
no a cavallo nelle guerre e pur denomi-
nati cavalieri. Rilevai in più luogbi, die
fu antico costume di creare cavalieri pri-
ma delle battaglie, accioccbè i guerrieri
combat tessero con prodezze, ovvero dopo
il combattimento per premio de'valorosi.
Le ceremonie della creazione de'cavalie-
ri furono diverse, a seconda de'tempi e
de'luogbi. Si costumò ordinariamente di
batterli leggermente uellespallecon ispa-
da nuda, di mettere loro la spada nella
cintura; indi si aggiunse l'abbraccio, e in
fine si concesse l'uso di portare gli spro-
ni dorati, die si affibbia vano a'ioro piedi,
da cui ebbero il uome di cavalieri dui ali.
SPE
TI De line, Dell 'origini deli 'araldica par-
lando nel cap. 7, De* tìtoli di nobiltà in
griicr, ile c loro significalo, spiegando il
titolo di Conte Palatino (/".), dice che i
cavalieri aurati erano gli antichi militi di
un tempo, e con tale titolo venivano pu-
re chiamati quelli ch'erano intesi altri-
menti lotto quello di cavalieri dello spe-
rmi d'oro del Papa, o dell'Inghilterra, ove
però ciò die ab antico era ricompensa al
valore divenne comune ad ogni classe dì
uomini, come altrove. Aggiunge, che so-
no detti cavalieri aurati per esseredisceso
l'ordine o istituto loro dall'equestre di-
gnità àe1 Romani (^'.), per la quale a'ca-
valieri romani era concesso 1' u«o degli
Anelli (de'quali riparlai a Sigillo) d'o-
ro, o pel distintivo dello sperone d'oro.
Che di questo titolo se ne trovano alcu-
ne famiglie in Lombardia già da tempo
fregiate per diploma imperiale, titolo die
parimenti veniva conferito dai duchi di
l'arma e Piacenza a taluni de'propri sud-
diti (forse confonde l'ordine dello Spe-
rond'oro, col Coslanlinianoda quello de-
rivato). In parecchi autori si legge, che
gl'individui appartenenti atla milizia au*
rata, ne' vecchi tempi si chiamarono ca»
valieri speroni o cavalleria spron d'oro.
Che questa milizia, che alcuni pretendo-
no derivarla dall'imperatore Costantino
1 il Grande, si rese generale nel Medio
evo (!•) in ciascun regno ed impero, e fe-
cero a gara i più grandi signori ond'ose-
re dal sovrano della sua spada onorali; e
ciò succedeva pure, quanto al grado di
cavaliere, ne Tornei ( A7.) e Corte o Corti
band ite (/'.). Perchè non potevano i prin-
cipi creare cavalieri in modo veruno, se
un altro principe non avesse loro cinto
il così dello cingolo militare Ossia la spa-
da. Quando voleva farsene un numero,
le repubbliche e gli slati italiani manda-
vano fuori una grida invitandovi i più de-
gni. Questi presentandosi agl'incaricati,
erano interrogati sulla loro patria, geni-
tori, nascimento, costume e sulla loro gio-
ventù. Trovandoli iu tutto idonei, erauo
SPE SPE 239
n'mnggiori principi presentati, i quali ca- ticoli Coute Palatino, Palazzo APOSTO-
vanilo fuori la spada li toccavano sulle lieo Latf.rane.vse, Palatino e nitri, di-
spalle, e elicendo : Kstbonus Ulilexji cica- chiara! l'origine di questa dignità e li-
vano cavalieri, ed in alcuni luoghi, come tolo onorifico, conferita dai Papi, dagli
a Napoli, venivano legati a' loro taHoni imperatori, e talvolta da're; loro pi cru-
gli speroni d'oro, a compimento del ce- gative, autorità e diverse specie. Chi fu-
remoniale, ed allora essi giuravano le- rono denominati conti palatini, o conti
deità a chi gli avea decorati. Dice l'auto- del Palazzo (^".), ovvero conti del s. pa-
vé d'un articolo pubblicato ne\V Album lazzo e dell' aula Lateranense del Conci-
di Roma t. 3, p. 279, e intitolato lo Spe> storo. In Germania, in Polonia, in Un-
ion d'oro, che sulla tomba di tali cava- gheria e altri stali, lo divennero gli an-
lieri solevano rappresentarsi due cani in tichi signori, originati da'magistrati lem-
segno di tale giurata fedeltà, ed Angelo poranei incaricali d'amministrare la giu-
di Costanzo cita un esempio rimarcalo slizia in diversi palazzi, Palaliaj uno di
nella chiesa di Napoli. Aldo soggiunge quelli più potenti di Germania prese lo
l'autore averlo egli trovato nella chiesa speciale nome di Palatino del Reno, il
di s. Maria d'Araceli vicino al sagrarlo, suo stalo sovrano si chiamò Palatina Lo
e propriamente prima di scendere quegli (^ •), e fu anche Elettore del s. romano
scalini che mettono alla navata destra dal impero. Altri scrissero, che Costantino I
coro, ove liavvi in terra un graffito in stabilì de' duchi nelle diverse provincie
marmo col morto sopravi in bassorilie* dell'impero, i quali comandavano le trup-
vo. Egli posa i suoi piedi sopra dueca- pe, ed erano veri governatori militari :
ni, ed ha gli speroni al tallone e il cin- che vi erano eziandio Acconti, il cui olli-
golomilitare. Anchenellachiesadi s.Gio. ciò primitivo era quello d'accompagna-
inLaterano,egli afferma, che dietro il co- re sempre l' imperatore, e di vivere nel
ro dell'altare maggiore vi è un sepolcro suo palazzo, donde venne il titolo di con-
che somiglia il precedente. Egli inoltre è li palatini. L'imperatore li mandò po-
d'avviso,che il famosoCola di Rienzo, di scia nelle provincie, per amministrare de-
cui a Roma ragionai, fossecavaliere aspe- gl'importanti affari, ch'erano talvolta ci-
roni d'oro (crealo con quelle ceremonie vili etalvolta militari: a poco a poco questi
riportate ne'vol. Ili, p. 187, XI, p. io). A. titoli divennero ereditari e cominciare
CAVALiERE,oltre di aver definito il grado no ad essere solamente onorifici dal tem-
e la dignità, narrato la sua origine, parlato podi Ottone I il Grande. Inoltre si ebbe-
de'cavalieri degli antichi romani, chi con- ro ancora i conti palatini di Francia, di
ferisce il suo cavalierato, le sue differenti Carlo Magno e di Federico I. Narrai che
specie (oltreché ho scritto articoli su tut- il conte del palazzo Laleranense dopo la
ti quanti gli ordini equestri, tanto esi- coronazione che il Papa faceva dell'ini-
stenti, che non più esistenti, e persino di peratore, gli ricalzava gli stivali imperiali
quelli immaginari e chimerici), parlai an- egli poneva gli speroni di s. Maurizio, in-
cora de'cavalieri dello sperone d'oro crea- nanzi al cui aliare si contagiavano solen-
ti da ogni principe sovrano; dell'ordine nemente. Rilevai altresì, come il titolo
de'cavalieri del cinto e speroni d'oro, poi di conte palatino in processo di lempodi-
cambiato nel cinto della spada con I' u- venne eccessivamente comune, perchè si
so degli speroni. Che i Papi nel creare un unìa quellodi cavalieiedellosperoned'o-
cavaliere della milizia aurata, ossia dello 10, segnatamente corifei iti dal Papacdal-
sperone d' oro, lo creavano pure conte 1' imperatore, e perchè in seguito si ac-
del sagro palazzo e aula Laleranense del quislava ancora colla laurea di dottore,
concistoro, cioè conte palatino. Negli ar- professando e dettando leggi sulle pub-
0 \o SPE
blìche cattedre per io anni contìnui, co-
me osserva pure Del Bue. Nell'accademia
o universi là di Padova, per privilegio par*
ticolare, a ciò bastava il corso di i 6 anni.
In Bologna godeva altra volta tale pri-
vilegio non solamente l'università de' le-
gisti, ma anche quella degli artisti. An-
si questa, per concessione ili Carlo V, po-
teva non solo creare conti palatini., ina
anche cavalieri aureati, con que'privile-
gi che godevano quelli creati dagl'impe-
ratori. Alcuni collegi di dottori godeva-
no pur essi il titolo di conti palatini e ca-
valieri aureati, e fra questi quelli ili .Mi-
lano e di Cremona; questi ultimi erano
qualificati conti del sagro palazzo La-
leranense, ch'è sinonimo di conti palati-
ni. G\' Imperatori [P.) dopo essere stali
coronati in s. Pietro da'Papi, con solen-
ne cavalcata partendo da quella basili-
ca, sul Ponte s. Angelo (nel quale arti-
colo I analoga citazione di voi. X impresso
dalla stamparle ve di i e XI), crea vano mol-
ti cavalieri aureati, come descrissi nel voi.
XI, p. i i, e articoli relativi; ed ove notai
che Carlo V fece altrettanto in Bologna
per la sua coronazione, ma tumultuaria-
mente, onde parte della moltitudine fu-
rono creati cavalieri aureati, ed è perciò
che il grado della milizia aurata assai de-
cadde, per la faci li là colla quale si dispen-
sa va. Nel Saggiatore Romano t. 5,p. 1 07,
si riporta il diploma col quale Carlo V
dichiarò cavaliere Cesare Ercolani, per
valorose imprese e per aver contribuito
alla famosa vittoria di Pavia e prigionia
di Francesco I. In esso si dice: » Armia-
mo e facciamo cavaliere aurato il pre-
detto Cesare Ercolani, toccandolo colla
nostra spada, com'è costume e come noi
siamo soliti fare, e lo investiamo e ador-
niamo del cingolo militare .... e che sia
nominato e intitolalo cavaliere e soldato
amato in tutte cose da farsi, e possa ove
che sia portare i calzari d'oro (veramente
nel le>to latino che Uovo a fronte, non so-
no nomi natio specificati i calzari, dicendo-
si: nomiitctur et inlUulelur ulqnaria au-
SPE
rea torquem auream capulumque enùs
auruinac alia aurea ornamenla),\ty col-
lana d'oro, I' elsa della spada d'oro, e
fare tulle e ciascuna quelle cose che gli
nitri solitali per diritto, consuetudine e
in qualunque altro modo possono o usa-
no lare, come soldato e cavaliere aurato.
Ancora i suoi figliuoli nati e da nascere,
e tutta la posterità loro, come discenden-
ti dell'ordine de'soldati aurati, possano
godere e fruire di tutti i privilegi, ec. "
Di più col diploma stabili il di lui stem-
ma gentilizio, con allusioni alle prodezze
fatte a Pavia. Al citato articolo Cavalie-
re riportai ancora, che i Papi creavano
nobili romani, cavalieri dello speron d'o-
ro e conti palatini i Conclavisti e i Da-
piferi (V.), ed i loro intimi famigliari,
dal maggiordomo agli aiutanti ili camera
inclusive, ed il breve di Pio VI lo pubbli-
cai nel voi. XXIII, p. c)G. Che i Papi fa-
cevano cavalieri dello speron d'oro e con-
ti palatini i Paggi {I .) che li assisteva-
no nelle cavalcate del Possesso; ed il p.
Bonanni, Catalogo degli ordini equestri
e militari, a p. 1 6, riporta l'immagine di
un paggio pontifìcio come vestito e orna-
to dell'insegna equestre, e le parole del
breve aposlolicodi loro creazione: Ti fac-
ciamo e crea mo cavaliere del la milizia au-
rea t a, e conte del palazzo apostolico elici-
la corte Lateranense, aggregandoli al nu-
mero degli aliti conti e cavalieri di tale
ordine; e ti concediamo di poter portare
la collana d'oro, la spada e li sproni d'oro.
Che i Papi concessero a'cardmali Legati
(F.), ed a'patriarchi, arci vescovi e l'esco-
Vi assistenti al soglio ponti ficio[f.) la fa-
coltà di creare fuori di Roma 0 in essa con
data extra Urbein, un numero di Proto-
nolarì (/".), e dicavalieri dellosperond'o-
ro e conti palatini; cioè i cardinali, 8 prò*
tonotari e 12 cavalieri, i pati iarchi, ar-
civescovi e vescovi, 4 protonotari e al-
trettanti cavalieri, e aulicamente un nu-
mero maggiore, come dirò;notando,chc
essendo secolare il titolo di cavaliere, tut-
tavia il diploma di solo conte palatino si
SPE
dava anche agli ecclesiastici, ed allora si
doveano tralasciar le parole auralae mi-
litiae equiiem, e quelle ili Ensem, et au-
rata calcarla. Il diploma e forinola co-
me i cardinali, gli arcivescovi e vescovi
creavano i cavalieri dello speron d'oro e
conti palatini, lo riprodussi nel vol.X VII,
p. 5q. Il p. Ilelyot, Storia degli ordini
militari, t. 8, cap. 63, De' cavalieri dello
Sprone d'oro, con Favino li chiama ca-
valieri dorati (come certi cavalieri d'In-
ghilterra, equites aurati, che usa va no spe-
roni dorali per contrassegno di cavalle-
ria, ossia cavalierato, grado e dignità di
cavaliere; dicendoli p. Ilelyot che dal re di
Inghilterra erano indilleren temente crea-
ti uomini di spada, di toga, ed eziandio
mercanti; e che questi genuflettendo a-
vanti di Ini, il re toccava colla spada nu-
da le loro spalle, dicendo: Siate Cavalie-
ri nel nome di Dio), a cagione degli spe-
roni dorati che ponno usare, e sono det-
ti Sacri Palalii, et Aulae Lateranensis
Comiles, Uldites, et Equites aureati. Di-
ce pure il p. Helyot, che godevano il pri-
vilegio di creare un numero di cavalieri
dello sprone d'oro e conti palatini, i nun-
zi apostolici, gli uditori di rota, e alcuni
prelati della corte di Roma, riportando
il diploma del nunzio di Francia Fieschi,
col quale nel 1702 creò un cavaliere e
conte palatino. A* loro articoli rimarcai
quali altri prelati ottennero da'Papi sif-
fatti privilegi, per cui e pel grande loro
numero, l'ordine della milizia aurata di-
minuì di lustro e di pregio. Dissi finalmen-
te a Cavaliere, che egual privilegio ac-
cordò Paolo III alla famiglia Sforza (/""'.)
e per numero indeterminato, non solo di
nominare cavalieri dello speron d'oro e
conti palatini, ma pure protonotari apo-
stolici ed altri. Come ancora, che i Papi
solennemente crea vanocavalieri della mi-
lizia equestre aurata gli ambasciatori del-
la repubblica di Venezia, al termine del-
la loro legazione (come praticarono cogli
ambasciatori fiorentini alcuni Papi, così
Nicolò V del i447 con G-iaunozzo Ma-
VOL. LXVUI.
S P E 94 1
netti, e Innocenzo VI II del 1 4^4- con Bar-
tolomeo Scala, e Siilo V co'principi am-
bascia tori dekwì7/y;oHr); col ceretnonia le
e rito che ivi descrissi, in uno alla tradi-
zione della spada, ponendo al creato ca-
valiereglisperonid'oro di squisito lavoro
il capitano de'cavalleggieri o quello del-
la guardia svizzera. Che lo sperone d'oro
odi metallo dorato fu assegnato per inse-
gna e distintivo di cavaliere, in hiogoilel-
l'antico anello; e che anco i cavalieri di s.
Stefano I Papa e altri ricevono la spada e
gli speroni allorquando sono insigniti del-
l'ordine equestre. Anche altri ordini e-
questri tra le loro insegne vi compresero
gli speroni d'oro, e quella de\\' Elefante
dice il bergamaschi essere intessuta d'e-
lefanti e speroni d'oro. In Francia nel-
l'8 16 i signori territoriali e i vescovi riu-
niti vietarono a' chierici il portare spe-
roni, come propri de'cortigiani. Ivi un ca-
valiere distingueva*! pe'speroni dorati da
una folla di scudieri, i quali non poteva-
no usarli che inargentati. Lo sperone o
megliosprone, slimulus, calcar, èlostru-
mento col quale si punge la cavalcatura,
acciocché ella affretti il cammino. Si ap-
prende da' monumenti più. antichi, che
lo sperone consisteva iu una piccola pun-
ta di ferro che usciva dietro al tallone.
Ora per l'ordinario souo in forma di stel-
le con puute, di ferro, d'acciaro, d'ar-
gento, d'oro. Gli speroni oltre l'essere pro-
pri delle milizie a cavallo, per distinzio-
ne n' è concesso l'uso a tutti gli uflizia-
li superiori militari, compresi i capitani
e aiutanti maggiori. Ponno usarli anco-
ra il capitano della guardia svizzera pon-
tificia, ed i camerieri del Papa di Spa-
da e cappa quando incedono coll'unifor-
me e spalline di colonnelli; il capitano e
i camerieri per indicare il diritto che go-
dono, sogliono con l'uniforme usare l'ar-
nese dello sperone senza la stelletta, e iu
vece di essa un bottone dorato. A Spa-
da ho detto, che questa e gli speroni sono
anche segni di giurisdizione sovrana; e
quaudo Caterina regina di Bosnia lasciò
16
242 SPE
il suo regno alla s. Sede, furono presenta-
ti a Sisto IV la spada e gli speroni; e che
alcuni vescovi sovrani}come quello di Ca-
liors, pontificavano cogli stivali e speroni.
Nel secolo XI già gli speroni d'oro erano
anco gioiellati, poiché rammentai nel voi.
XXIV, p. 52, che la gran conlessa Ma-
tildeiy.) diede i suoi alla chiesa di s. Bar-
tolomeo di Ferrara per una nuova cam-
pana, che perciò fu delta campana de-
gli speroni. FVe'monumenti sepolcrali an-
tichi si vedono gli speroni alle scarpe di
qualche figura in essi sepolti, per espri-
mere persona di riguardo e Nobile (/*.).
11 eh. avv. DeMinicis, Giornale di Pe-
rugia, quaderno d'aprile, maggio e giu-
gno i 838, ha dimostrato che gli speroni
erano un fregio che fino da'prischi tem-
pi portarono i grandi, a indicare la ve-
tustà e nobiltà di loro origine. Ne'bassi
tempi i cavalieri li aveano dorati, e i don-
zelli, i quali per lo più discendevano da
persone nobili, li portavano inargentati.
Dunque ne'monumenti sepolcrali ponno
rappresentare o i cavalieri o i donzelli ,
ed anche i dottori fregiati della milizia
aurata, come notai di sopra. Parlando
il ci la top. Bona imi del cavaliere del lo spe-
ron d'oro, Eques calcaris aurei, dichia-
ra che quest'ordine viene co>ì appellalo,
perchè i cavalieri per loro insegna hanno
pendente dal petto una croce biforcata,
avente nelle estremità inferiori attaccato
Io sperone d'oro con piccola stelletta. Di
più dice, che l'origine dell'ordine è da
molti autori attribuita a Costantino I im-
peratore, che inoli re vogliono essersi chia-
mali i cavalieri da esso istituiti Aureati,
per la collana d'oro che portavano e poi
dallo sperone d'oro, l'uria e l'altro do-
nati dall'imperatore, come gli antichi da-
vano per insegna equestre l'anello. Quin-
di è, che in molli altri ordini equestri,
quando si arma un cavaliere, fra le inse-
gne cavalleresche sonovi gli speroni d'o-
ro, comesi usa da'eavalieri di AJaltaj sì
perchè intenda che le sue imprese si de-
\ ano fare a cavallo, sì anco perchè sappia
SPE
dovere aver slimoli per operare azioni lo-
devoli, e porre sotto i piedi l'oro come il
fango. Dopo questa spiegazione, il p. Bo-
ninni dice che Federico III reduce dal-
la sua coronazione, creò sul Ponles. An-
gelo di Roma 265 cavalieri, percuoten-
do ciascuno 3 voltecolla sua spada. Il Ber-
gamaschi pure rese ragione perchè l'in-
segna di quest'ordine sia il glorioso e sa-
lutifero segno della Croce, accoppiato al-
l'arnese dello Sperone o Sprone, il qua-
le a non altro serve se non a'ealeagni di
chi cavalca per pungere e stimolare i ca-
valli, ammaestrarli, frenarli e domarli.
Leggo dunque nel suo libro, the lo sprone
fu ab aulico la propria e vera insegna del
cavaliero o uomo a cavallo, in ogni tem-
po più stimato del Soldato o fante, nel-
l'arte della guerra, per richiedersi in esso
maggior coraggio, destrezza e abilità nel
maneggiodelle armi, ed anchedi miglior
condizione. Perciò Costantino I, a cui si
attribuisce l'istituzione de'cavalieri dello
speron d'oro, volle ornare i principali suoi
nobili aulici colle insegne della Croce d'o-
ro,colla qualeavea trionfalo e qual segno
di redenzione, colla collana d'oro e collo
sprone simile per difesa del nome cristia-
no, onde furono chiamati Aureati e Ca-
valieri dello Sprone d' oro. Quest' ulti-
mo lo dice simbolo di stimolo alle nobi-
li imprese e all'esercizio delle virtù, per
servir d'esempio agl'inferiori. A tale ef-
fetto allo sperone furono appropriati que-
sti motti : Movet, et impelili : Excitat ci
dirigit: Etiaincurrentibus aptum. L'An-
geli poi racconta che gli speroni per pri-
vilegio anticamente li portavano i soli ca-
valieri e mas;* me in Germania: alcuni gli
usavano d'oro, altri d'argento, altri di
ferro, secondo il permesso che godevano;
ed era costume di sotterrare il cavaliere
cogli speroni, onde se ne trovarono con
essi parecchie volte, rimarcandosi se gran-
di con alta idea a chi aveano appartenu-
to. Egli ritiene, che fra'romani gli spero-
ui dorati e il cerchietto imperlato, distin-
guevano i cavalieri di lettere, secondo la
SPE
prammatica dell'imperatore Teodosio!!,
Cod. Theod. de Prqfessionibus lil>. {.Im-
pugnarono l' istituzione di Costantino I
molli e gravi scrittori, come Papehrochio
» presso Bollando t. 3 aprilis, p. < 55; Me-
nestrier, Traile de la Cavalerie cap. io;
llelyot,Moiitfaucon,eScipioneM7//èt con
quell'opera che ricordai alla sua biogra-
fia insieme all'altra, La scienza cavalle
resca. Riferii a Cavaliere, che di que-
st'ordine altri ne vogliono istitutore Co-
stantino I e conferito a quelli che faceva-
nocontinuamentela guardia alla sua per-
sona, i quali inoltre legavano a'piedi del-
l'imperatole gli sproni, allorché monta-
va a cavallo.donde presero ii Dome e l'im-
presa; e che vuoisi ancora che l'ordine
l'approvassePapa s. Silvestro /(f .),eche
ne decorasse lo stesso Costantino I isti-
tutore; per cui Papa Gregorio XVI, nel
ridonare al primiero splendore quest'or-
dine, commutò il nome antico con quello
di s. Silvestro I. Già a Bandiera, descri-
vendo WLabaroo Stendardo^/ .)sulqua-
leCostantino! po$eilMonogramma(F..)di
Cristo^ e la sua C/oce(/y.),raccontaiche
l'affidò alla custodia de'5o più valorosi,
che alcuni credono i primi cavalieri della
milizia aurata, e ad esempio de'quali fu-
rono poi istituiti i cavalieri Banneri(i(?'.).
In più articoli poi di ordini equestri, la
cui 01 iginesi pretende anteriorealle Cro-
ciate (/".), con tutti i critici e imparziali
storici dichiarai di commi consenso non
ammettersi istituzioni di tali ordini mi-
litari innanzi quelle sagre guerre e il se-
colo XI, ma contemporanee ad esse e nel
secolo XII, e lo ripetei a Ordine milita-
re, e a Costantino o Costantiniano or-
dine, espressamente parlando degli or-
dini Costantiniano [l7 .),\ cui cavalieri fu-
rono pure detti Aureoli e Dorali, e del-
lo Speron d'oro, che ripeto nuovamente,
molti pretendono istituiti da Costantino
I e approvati da s. Silvestro I, senza pe-
rò escludere che veramente fosse un'om-
bra o immagine di cavalleria militare del-
le età anteriori alle crociate, ben diversa
SPE
a i >
da formale istituzione o corporazione, ma
cavalieri e militi. Che l'ordine e cava-
lierato della milizia aurata dello Spero-
ne o Sprone d'oro, sia istituito da Co-
stantino I,t: perciò il i. "stabilito per la di-
fesa del nome cristiano, fra tutte quante
le altre cristiane milizie equestri, princi-
palmente lo sostennero: Pietro Francesco
Bergamaschi priore di Cambiano, Breve
notizia storica del pontificio e imperia-
le ordine de' Cavalieri nitrenti, o sia del-
lo Sprone d'oro, antichissimo tra tulli gli
ordini cavallereschi, laicali e regolari
della Chiesa militante, con una succinta
descrizione degli abiti ', croci ', marche, pro-
fessioni e istitutori di moltissimi ordini
militari, Torino i6q5.Cav. Luigi Angeli
imolese, Memorie sloriche sull'antichità
ed eccellenza dell'ordine Aurealo, ossia
dello Sperone d'oro, scritte e presentale
all' imparzial pubblico giudizio, Bologna
18 i 8. Di queste memorie darò un breve
sunto, con alcune erudizioni e giunte.
11 dottore in medicina Luigi Angeli,
di cui feci onorata menzione a Imol •», an-
che qual archiatra onorario di Pio VII,
già suo vescovo, neh 788 fu insignito del-
l'ordine dello spermi d'oro da mg.r Co-
dronchi arci vescovo di Ravenna, del qua-
le era archiatra, e dipoi gli venne deside-
rio di raccogliere le notizie sull'antichità
e vicende della milizia aurata, e l'esegui
con poco ordine e minore critica; non per-
tanto il libro è di qualche importanza e
interesse, massimamente se considerato
nel complesso del suo contenuto. Prima
di pubblicarlo, uè volle riportare l'ap-
provazione del suo amico, e collega nel
cavalierato e nella scienza, il d.1 Vale*
riano Luigi Brera professore di Pavia, il
quale lo credè degno di stampa, e che a-
vrebhe incontrato il gradimento di tutti
i cavalieri dell'ordine; laonde Angeli glie-
lo dedicò come ad a micoecollega.il tutto
lo apprendo dalla dedicatoria e dal proe-
mio, parti che per l'ordinario si trascu-
rano di leggere, ed in veceservonoa pren-
dere, almeno per lo più, un'idea dell'o-
244 SVE
pera; tranne i casi in cui si toccarono gli
estrani ne! dirsi troppo, o nel dirsi poco.
A questa 2.n categoria si può dire che ap-
partenga io, perchè avendo fatto un di-
scorso preliminare a questa tuia opera,
fu trovato prolisso, e in vece la tipogra-
fia credè meglio pubblicare quello che si
legge nel i. "volume, lo ne restai indille-
rente, confidando che fosse meglio che il
saggio pubblico, massime i posteri, aves-
sero con più di ragione giudicato da'fatti,
che forse restare illusi da pomposo fron-
tespizio e lungo proemio, come spesso av-
viene; in una parola preferii ad altro tito-
lo e ad altra introduzione, quanto feci im-
primere, conteuto d'entrare nel novero
di quelli che non diedero propriamente
conveniente e preciso titolo alle loro ope-
re, perchè mi lusingava rendere di pub-
blica ragione più assai del promesso, e
perciò il difetto veniva forse compensa-
to, ciò che mi fece sperare benigna in-
dulgenza al severo tribunale della criti-
ca, ed ampiamente l'ottenni con somma
e indicibile mia compiacenza, come di-
chiarai in più luoghi e a Storia. Tornan-
do all'encomiato Angeli, lo scopo del suo
lavoro essendo stato pur quello d'incita-
re i decorati a rispettare e adempiere le
obbligazioni inerenti all' ordine cui ap-
partengono^ di servire di sprone agli al-
tri a divenir virtuosi per esserne insigni-
ti, sempre merita lode : protestando egli,
chesele testimonianze che producevanon
fossero abbastanza solide per far adottare
luslabilimentodella milizia di Costantino
e la di lui origine, come un fatto storico
certo e infallibile, sperava che le prove
si sarebbero trovate bastevolmente con-
vincenti per rendere tale fatto probabilis-
simo,perquantopuòcomportarlo uu av-
venimento sì antico , dalla critica suffi-
cientemente difeso, al modo suo di espri-
mersi. Incomincia adunque a provare la
prodigiosa apparizione della Crocea Co-
stantino 1 (che repula avvenuta nel 3 1 2
a'26 ottobre o nella metà di novembre)
colle paiole : In hoc signo vincesj argo-
SPE
mento da me trattato principalmente a
CnocE, a Rom .^descrivendole magna ni me
gesta di quell'eroe distia no,e alt 10 ve, col-
la qualeapparizione (a Monte M.MUoed a
Strade di Roma riportai l'opinione, che»
l'apparizione del Labaro sia successa su
quel monte, ovvero fu una delle diverse,
chesecondoalcuni ebbeCostantino Rinco-
raggiato, riportò la segnalata vittoria so-
pra il tiranno Massenzio; ed in questi stre-
pitosi avvenimenti fissa Angeli l'epoca del-
la fondazione dell'ordine equestre i\e ca-
valieri aureali ossia dello spcron d'oro,
dicendo alcuni fondarsi nel bassorilievo
con lapide prodotta dal Giustiniani, auto-
re affatto senza critica dell' II istori e cro-
nologiche dell'orìgine di lutti gli ordini
equestri e religioni cavalleresche; lapi-
de che io nel riprodurla, con diversi scrit-
tori riget lai parlando dell'ai tro ordine Co-
stantino o Costantiniano, il cui bassori-
lievo si asserì rappresentare l'imperato-
re assiso in trono in alto di creare cava-
lieri, armandoli in petto d'una croce pen-
dente da collana. Lo stesso Angeli, dopo
prudenti e idonee indagini, dichiarò ca-
pricciosa invenzione inesistente, basso-
rilievo e lapide. In vece tiene peri .a prova
dell'istituzione dell'oidi ne, la meraviglio-
sa apparizione della Croce,ilcui segno o il
Monogramma di Cristo^ (è controverso
se l'una o l'altro fu effigialo sul Labaro)
fece porre negli stendardi e negli scudi dei
soldati, nel suo elmo e nel Labaro impe-
riale, insegna militare coperta d'oro e con
simile corona gemmata, come ornato di
gemme n'era il prezioso drappo, dal cui
lembo inferiore pendevano 4 grandi me-
daglie d'oro colla propria effigie e quella
de'3 suoi figli. Animato l'esercito dal por-
tentoso fenomeno e dalla fiducia dell'im-
peratore, riportò la tanto celebrata e glo-
riosa vittoria, con manifesto divino aiu-
to, il quale si rinnovò successivamente in
ogni incontro in cui era portatoli Labaro.
Laonde Costantino I, grato a Dio, divenu-
to cristiano, ridonò la pace alla Chiesa e
accordò a'crisliani il libero esercizio della
SPE
religione da lui abbracciata, e fecequanto
altro raccontai negl'indicati articoli, sia
col Papa s. Melcliiade, dall'autore non
ricordato, sia col successore s. Silvestro l
(anzi con anacronismo dice s. Silvestro I
fuggilo al Soratte per sottrarsi alla cru-
deltà di Massenzio, il quale già era perito
sotto s. Melchiade nella memorata batta-
glia). Di più crede (così Marangoni, e lo
rilevai all'articolo Re, mentre a Scettro
dissi che da altri fu posta pure su di es-
so e sul globo imperiale), che collocò il
se^no della croce sulla Corona imperia-
le (/^.), e volle portarla pure in petto, ri-
cevendola con solenne pompa da s. Sil-
vestro I ; indi e col di lui assenso, l'im-
peratore fregiò di croce d'oro pendente
da simile collana, il petto ai 5o dei più.
valorosi della sua guardia per custodire e
portare il Labaro, e questo asserisce sulle
parole d'Eusebio, biografo di Costanti-
no I : Passando poi a noti stabilimenti,
commise, che da un numero di 5o più no-
bili ed approvati guerrieri fosse soste-
nuto e difeso il Labaro imperiale, for-
mando essi un ordine equestre sovrano.
L'Angeli, senz'alile autorità di scrittori
contemporanei, si conferma nella sua o-
piuione, citando Michieli, Tesoro milita-
re, e Menneiùo, Opus, del HJilit.ord., co-
mechè della medesima, e conclude: che
lo stabilito ordine militare e i creati ca-
valieri, lo fossero in difesa della religio-
ne cristiana e de'suoi seguaci, e perpe-
tui custodi dell' imperiale persona. Ri-
porta altre testimonianze , sulle asser-
zioni di Bergamaschi, Giustiniani e al-
tri. Col Michieli, autore del ricordato Te-
soro militare, poi dice : Che l'ordine è
istituzione di Costantino I, e che secon-
do antiche memorie, i cavalieri erano per-
sone di qualificata condizione, che oltre
all'assistere la persona dell'imperatore,
in vece della guardia del Pretorio IP .),
aveano la particolare incumbenza di le-
gare a'di lui piedi gli speroni, donde de-
rivò l'impresa e il titolo della marca loro
cavalleresca, poiché portavano neuden-
SPE 245
te dal petto, o sopra a lato una croce in
8 punte a guisa di quella di Malta, e sot-
to le due inferiori punte uno sperone pur
d'oro, e che questa milizia fu da s. Sil-
vestro Iapprovata.Pdferisce ancora l'An-
geli,esservi alcuni che, senza renderne ra-
gione, sostengono essere stata aggiunta
all'insegna della Croce, quella dello spe-
rone,quale stimolo alla gloria e alla vir-
tù; e che altri vogliono essere stati deno-
minati gl'insigniti cavalieri dello speron
d'oro, per non essere permesso nella cor-
te imperiale l'uso degli speroni d'oro, se
non a'ca vai ieri decora ti della croce e com-
pagni dell'imperatore per la difesa del
nome di Gesù Cristo, e così da quell'u-
so fu poi aggiunto alla croce lo sperone
d'oro. L'istituzione si conservò da' figli
di Costantino I,cioè il Labaro custodito
da 5o cavalieri,e da'due tiranni Magnen-
zio e Vitranione; ma appena l'empio Giu-
liano Apostata nel 36 1 fu assunto all'im-
pero, fece togliere dal Labaro il mono-
gramma, ed è probabile che abolisse pu-
re i 5o cavalieri custodi. llsuccessoreGio-
viano ripristinò nel Labaro il nome di
Gesù Cristo, e ristabilì la compagnia dei
5o cavalieri, tutto conservandosi da'po-
steriori imperatori. Teodosio II colla leg-
ge De praepositis Labarum, nel 434 ac-
cordò grandi privilegi a'medesimi custo-
di, colla prerogativa della dignità conso-
lare, e volle che restassero presso di se co-
me famigliari, che Gelasio Cysicenoscrit-
tore del V secolo li dice cavalieri creati
da Costantino I. Noterò, che all'articolo
Costantino o Costantiniano ordine, che
vuoisi pur fondato da Costantino I, ri-
portai le testimonianze di coloro che Io
reputano approvato da Papa s. Leone I
e colla regola di s. Basilio. Dipoi Giusti-
niano I verso il 53o confermò il decre-
tato di Teodosio II. L'Angeli dichiara
non doversi dubitare , che la cavalleria
di Costantino I non sia stata celebre in
oriente, finché le nominate e non bene
specificale leggi restarono in vigore, e fin-
ché lo sleudardo fu in islima nell'inope-
i\C, SPE
io greco,o al meno fi no a Ila sua decadenza.
Allenila che il Labaro ivi fu in venerazio-
ne ne'secoli XII, XIII, XIV, e che l'ordi-
ne o società de'cavalieri destinali a difen-
derlo sussisteva ancora. Tuttavolta poi
racconta, che per le turbolenze dell'im-
pero andalo l'ordine de'cavalieri di Co-
stantino I in dimenticanza, sulla fine del
secolo XII Isacco II Angelo Comneuo di-
scendente da quell'imperatore lo fece ri-
vivere, lo chiamò milizia Costantiniana,
e da ordine di cavalleria secolare, prese
forma di religioso istituto colla regola di
s. Basilio e sotto la protezione di s. Gior-
gio, onde furono anche detti cavalieri di
s. Giorgioj e secondo alcuni sino a tale
riforma, asserisce l'Angeli, che i cavalie-
ri erano stati chiamali aurati, aurea ti,
ed anco dello Sperone d' oro, senza poi
rendere ragione della discrepanza delle
date da lui stesso riportate. Col p. Ono-
rato di s. Maria, Disserlalions hi stori-
aues sur la Chevalerie ancienne et mo-
derne, procura di ribattere le obbiezio-
ni del p. Helyot e del p. Papebrochio, e.
degli altri che combattono istituzioni e-
questri innanzi le crociate, ma sembrami
(on poco successo; anzi crede die il p. Fon-
tana sia unaltrostoricodegliordini eque-
stri,mentre egli non è che il traduttore del
p. Helyot dall'idioma francese in italia-
no. L'autore confessa egli stesso che qui
vi è incertezza e oscurità, mancandosi di
documenti sulla diramazione del la i .a fon-
dazione di Costantino I, dell'ordine Co-
stantiniano da lui pure eretto, per cui
ritiene Isacco li Angelo Comneno del i.°
nel i ino circa soltanto restauratore, il
quale invece da'eritici è ritenuto il vero
istitutore dell'ordine di Costantino o Co-
stantiniano, e per lui i cavalieri furono
detti Angelici \f.); adonta che l'Ange-
li i itiene che questa denominazione pro-
venga ancora dalla tradizione dell' An-
gelo apparso a Costantino I, per spiegar-
gli l'apparizione dellaCroce. Ammessa l'i-
stituzione d'Isacco II in onore di Costan-
tino 1 suo parente, finiscono le questioni,
SPE
quanto all'ordine Costantiniano. A me
non sono permesse lunghe discussioni, si
leggano gli autori nominati, prò et con-
//77,esene formerà il giusto giudizio. Non
può negare l'Angeli che il da lui sostenu-
to ordine di Costantino I sia stato un or-
dine cavalleresco non cos'i compito, co-
me lo furono i fondali dopo le crociate;
ma per lo meno lo vuole oiigine e mo-
dello della cavalleria onoraria sì ci vile che
cristiana, e che ne'seguenli secoli divenne
più augusta e ordinata. E per finirla coi»
quest'ordine Costantiniano dì s. Gioì''
gio, dirò che ne riparlai a Parma ed a
Sicilia, imperocché gli ultimi de' Com tie-
ni, trasferitisi in Italia dopoché nel 1 4-53
fu presa Costantinopoli da'turchi, il su-
perstite de' medesimi cede il gran mae-
slrato nel i6?.3 a Marino Caracciolo prin-
cipe d'Avellino, o secondo altri e meglio
per buona somma di denaro nel i 697 l'ac-
quistò Francesco Farnese duca di Par-
ma e Piacenza, ciò che approvarono Pa-
pa Innocenzo XII e I' imperatore Leo-
poldo I. Quando poi neh 734 il duca d.
Carlo di Borbone passòal trono delle due
Sicilie, trasferì a Napoli l'archivio del-
l'ordine e nel 1759 formalmente lo rin-
novò. Il suo fratello d. Filippo, che lo a-
vea successo uel ducato, reclamò l'ordi-
ne Costantiniano inutilmente; finché as-
segnato il ducatoall'arciduchessaM/Lui-
sa ex imperatrice de' francesi, nel 1816
si dichiarò gran maestra dell'ordine e lo
ripristinò a Parma, e d'allora in poi essa
e i suoi successori continuarono a confe-
rirlo, come proseguirono a fare i re delle
due Sicilie. Oltre a ciò debbo aggiungere
ancora, che neh" /almanacco reale del re-
gno delle due Sicilie, si dice l'ordine Co~
stantiniano istituito sotto il titolo d'ordi-
ne di s. Giorgio dallo stesso Costantino
I, con una sagra milizia insignita deila
croce, che si distinse nelle gueire più fa-
mose. Che oltre il gran maestro, che è
sempre il re, ha pure i seguenti gradi su-
periori: il gran prefello, che sostiene le
veci del gran maestro; il grau priore, che
SI' E
I tremicele alle chiese dell'ordine, ed ha la
<lirczione spirituale dc-'eavalieri; ed un vi-
te gran priore: vi è altresì una reale ina-
grirai deputazione per trattar gli affari
dell'ordine, che nelle provinole si serve
de'cavalieri inquisitori. I membri dell'or-
dine sono divisi : in cavalieri grancroci;
in cavalieri di giustizia, che dehhouo pro-
var la nobiltà per 4 '''ti; in cavalieri do-
natori, che nell'ammissione donano par-
te de'loro beni; in cavalieri di grazia, pei
quali la prova di nobiltà è supplita dal
merito; in cavalieri cappellani onorari,
ed iu cavalieri scudieri. La decorazione e
l'abito di cereinonia di poco differisce da
quanto riportai a Costantiniano ordine.
La fedeltà e l'ubbidienza al gran maestro,
e la difesa della religione cattolica, sono i
principali doveri di tutti i membri del-
l'ordine. Quanto a Parma, leggo nel Vo-
cabolario topografico de ducali di Par-
ma, Piacenza e Guastalla di L. Molos-
si, che Gio. Andrea Angelo Flavio Co-
mneno, che vanta vasi ultimo rampollo
dell'imperiai prosapia de'Flavii, Angeli,
Comneni, Lascaris Paleologi, e che s'in-
titolava duca di Tessaglia, Macedonia ec,
dopo che il senato veneto non volle ac-
cettare la cessionedel gran maestratodel-
l'ordine Costantiniano di s. Giorgio, l'ac-
cettò bensì d ducaFrancescoFarnese.Che
gli costò caro prezzo , non già relativa-
mente al Comneno che si coutentò, co-
m'è voce, d'un impiego di castellano, ma
per la ricognizione pontificia e imperia-
le. Trovo poi nel Saxe-Gotha, Alma-
nack del 1 83y, che l'ordine si divide in
5 classi, oltre d duca che n'è il gran mae-
stro; cioè i senatori grancroci, che hanno
il collaro; li gran dignitari; li senatori
grancroci; li commendatori, ed i cavalie-
ri. La dignità di gran priore fu neh 828
annessa iu perpetuo al vescovo di Parma.
Che sulla decorazione si trova l'epigra-
fe : In hoc signo vinces j le lettere gre-
che XP indicanti il monogramma di Gesù
Cristo, oltre l'A e 1*11. L'Angeli fa l'enu-
merazione degli ordini equestri istituiti
SPE 247
da'Papi, prima di Pio IV, comedi s. Spi-
nto, di Cristo, di s. Giorgio, de'ss. Pie-
tro e Paolo, di s. Giorgio di Ravenna;
e quelli dopo l'io IV, Laurclani, di Gesù
e Maria: a'Ioro articoli se ne ponno ve-
dere gl'istitutori e l'epoche. Prima però
di venire a Pio IV, riporterò alcune no-
zioni sui cavalierati aurenti o dello spe-
ro n d'oro conferiti da'suoi predecessori;
oltreché ricorderò che il p. Helyot cita-
lo, al 1 26G riporta l'istituzione dell'ordi-
ne dello sperone di Carlo I d'Angiò re
di Sicilia, ch'egli creava i cavalieri nella
cattedrale di Napoli alla presenza della
regina e dell'arcivescovo, col toccare colla
sua spada la spalla di quello che voleva
decorare e dicendo: Iddio tifacela buon
cavaliere, dopo avergli l'arcivescovo coi
suoi suffragane! fatto giurare fedeltà al
re, e che difenderebbe le dame sì vedo-
ve che maritate e gli orfani abbandona-
ti, per cause giuste; indi 7 damigelle del-
la regina gli cingevano la spada al fian-
co, e 4 cavalieri de'piìi ragguardevoli gli
attaccavano gli sproni dora ti.ec.Quest'or-
dine si crede istituito da Carlo I per ri*
compensare i gentiluomini ch'eransi di-
chiarati per lui contro Manfredi o l'avea-
110 combattuto. Narrai nel voi. XXIV, p.
88, col Frizzi storico di Ferrara, che Pa-
pa Urbano V nel suo ingresso in Roma
nel 1 367, ordinò a Nicolò 11 marchese di
Ferrara,che in onore de'ss. A postoli creas-
se 1 1 cavalieri a sperone d'oro, e l'eseguì
sulla porla della basilica Vaticana. Lessi
in un mss. antico, che Eugeuio IV del
1 43 1 istituì un ordine dello speron d'o-
ro, ma non posso provarlo. Di sopra no-
tai gli ambasciatori fiorentini creati ca-
valieri della milizia aurata da Nicolò V
e Innocenzo Vili. Apprendo dal Marini,
Archiatri t.i,p273, che Giulio 11 fece
datario Gozzadmi bolognese, e per le sue
premure nominò cavaliere aurato Ber-
nardino suo padre a'G gennaio i5o6, e il
maestro delle ceremonie Paride de Gras-
si*, nel t. 20, p. 1 38, si gloriò di non aver
voluto regalia consueta sibi debita ad re-
248 SPE SPE
spretimi filt'i,el patriaecommunis.Ti-ovo vivente Innocenzo Vili, la fiicol là di crea-
ne! Bull- Rom. t. 3, par. 3, p-4 i 2 la bolla re alcuni cavalieri e conti palatini, ed egli
Suinmibonorum,t\eiG\ug\\oi5 1 ?,diLeo- con diploma del i I2 i ,di cui posseggo co-
neX,colla quale ampliò i privilegi agli/^Z»- pia ed emanato in Uoma, dichiarò tale
brevialori delle lettere apostoliche, che Stefano de Marcelli* di Cagli, al <pjale
dichiarò tam clerico^ quam laico* nobi- impose ubbidienza all' allora regnante
Ics, ac sacri Palatìi apostolici } et aulae Carlo V e suoi successori, Facendogli giù-
nostrae Laleranensis Cornile» tt Milite*, rare che non avrebbe mai olleso, uè fat-
Di più gli autorizzò a crearne 3. Etqnod todannoa'dominii di sua casa Gbo.Tro-
quilibelexabbreviatoribiispraedictiseii- vai in certe memorie che Paolo III del
srni, et aita arma per nobiles, et mililes 1 534 approvòi privilegi della milizia au-
de ferri solila, etiamper Vrbem libere de- rata: siccome vari Pontefici approvare-
ferrct et tres perenni eligendo* persona* no I' ordine Costantiniano de' Comnenì
nobilitati*, et militari tilulo decora re, ac (da loro beneficati con ospitalità in Ro-
nobdes et milite* anrealos creare, et fa- ina, da Paolo MI con pensione di i oo du-
cere, eis quia insignia, etarma insilili- cati d'oro, alla quale Giulio III aggi un*
libus dari solila dare alque concedere, se una casa di campagna, come i prede*
ac eos numero, et consortio aliorum no- cessori aveano latto magnificamente con
bilium, et militimi aurealorimi favorabi- altri rami della detronizzata famiglia im-
literaggregare,ouiniaqiiealia,elsingula penale, cos'i Pio II, PùoIo II e Sisto IV),
in simdibus fieri solita, et opportuna fa- fra'quali Paolo III, potrebbe essere che
cere, libere, et licite possit, elvaleat. Dun- tale conferma riguardasse tale ordine; né
que già i Papi conferivano l'ordine dello si deve ommellere il riflesso, che talvolta
speron d'oro, e lo facevano insignire an- i Papi hanno conferiti i cavalierati di or-
cora da altri; e se autorizzavano il colle- di ni da loro approvali, senza averli isti-
gio degli abbreviatoli a crearne, nella fa- tuiti, segnatamente se regolari, come lo-
cilità eccessiva colla quale in que'tempi ro immediatamente soggetti. Il medesi-
si concedevano i pi ìvilegi, agevole sareb- mo Paolo III elargì amplissimi privilegi
beil trovare altre simili concessioni, fatte alla citata famiglia nobilissima e sovra-
a'primari collegi prelatizi, leggendosi gli na degli Sforza, col breve Hinc est quod
articoli che di loro scrissi. Bisogna ram- IVos, de' <4 aprile i 53c), e riportalo da
Dentarsi, che già gì' imperatori creava- Batti, Della famiglia Sforza, e lo leggo
no cavalieri della milizia aurata, e valga nel Li, p. 264, co'motivi pe'quali il Pa-
per lutti quanto di sopra accennai, mas- pa ne insignì tale illustre stirpe, confer-
ei me di Cailo V, e il diploma nel 1 5 16 e- mali poi da Giulio III, Gregorio XIII e
manatoin favore dell'Ercolani; i cavalle- Sisto V.Con tale pontificio diploma Paolo
rida lui creati nella coronazione nel 1 53o, III dichiarò gli Sforza e loro discenden-
che fu l'ultimo esempio quanto alla cir- ti, accoliti, cappellani e notali della santa
costanza della coronazione, il penultimo Sede con l'uso del rocchetto, ossia prò-
essendostatoquellodiFederico Ill,quan- tono tari apostolici, conti dell'aula Late-
do nel 14^2 si portò a ricevere la corona- ranense e cavalieri aurati, aggregandoli
zione da Nicolò V, dopo la qual fìmzio- alla nobiltà di tutti i doruinii della s. Se-
ne e secondo il consueto formalmente sul de; inoltre li facoltizzò in perpetuo a crear
Ponte s. Angelo creò molti cavalieri au- notari e protonotai i, cavalieii della mi-
rati, come rilevai al suo luogo, facendo lizia aurata e conti palatini, a concedere
altrettanto quando tornò in Uoma sotto le lauree delle università, a legittimare
Paolo II. Quest'imperatore nel 1492 con- i bastardi, ce. Ed in forza di tali ampie
cesse ad Arauiuo Cibo nipote dell'alloro concessioni, i duchi Sforza, inclusi vamen-
SPE SPE a4g
te al vivente principe il. Lorenzo, crea- do privativo de' romani Pontefici e de-
rono sino al 1 84- 1 • cavalieri della nuli- gl'imperalorid'occidentarimarcachean-
zia amata e conti palatini del s. Palaz- co diversi altri sovrani crearono cavalie-
zo e aula Lateianense, colla tradizione ri dello speron d'oro, come i redi Svezia,
della decorazione equestre, e la facoltà d'Inghilterra e Polonia, oltre i Comne-
di porre la corona ne'propri stemmi gen- ni confermati nel loro diritto da bolle poo«
tihzi, con diploma die spedivano in da- tilicic e da diplomi imperiali, ed oltre a
ta di Genzauo (/'.) già loro feudo. No- qiie'pnncipi di rango inferiore, per auto-
terò che ho veduto qualche diploma im- l'ita pontificia o imperiale, inclusi varnente
peliate, concesso ad alcuna nobilissima agli Sforza- Cesarmi chea suo tempoerea-
fàmiglia, di creare cavalieri della milizia vano cavalieri dello speron d'oro e conti
aurala,oraperò tuttiahrogati.Nellostesso palatini, e ne dispensavano la croce; né
Bull. Rom. t. 4i par. i, p. 279, imparo pretermise il privilegio d'alcune univer-
dalla bolla Iìomamts Pontifex,i\e'6 apri- sita, di nominare i cavalieri dello speron
lei 55 i, gl'indulti e privilegi concessi da d'oro e conti palatini, il che meglio di-
Giulio 111 ai vescovi assistenti al soglio, chiarai di sopra con Del Tuie. Conclude
a' quali accordò I' indulto di creare no- Angeli, di riconoscere ne'Papi il diritto
tari e militi aurati. Praeterea quod pa- sempre da loro conservato, come uno dei
Inarchi*, archiepiscopi* } et episcopis, ac due capi di quest'ordine cavalleresco, ma
eoruni cuilibei 'ìliliicset Eque* deaura- non seppe dirci chiaramente l'orisi ne del-
tos odo , ac ad instar sacri Palatii , et la derivazione dal Costantiniano, per cui
aulae. Lateranensis comiium ,quosciim- convieu conci uderechc propria mente s'i-
quenolarios,etlabelionespublicos,acju- gnora. Venendo a parlare di Pio IV, con
dices ordinarios extra romana ni curiam qualche interesse per l'ordinede'cavalieri
creandi, et instiluendi, ac eisdem indi' Pii'P'.) da lui istituito nel 1 5 jq, riferisce
tibits solita equilum deauratornm insi- colMennenioe Michieli,quantogià ripor-
gnia concedi, ipsosque notano*, et la- lai a tale articolo, che essi opinano die
belliones de notarialus, et (abdlionatns, riformasse l'ordine de'cavalieri aureatì
et j'udicatus officiis hu/usmodi per peti- dello speron d'oro, e che l'unisse nell'or-
nani,etcalainare,utmorisest,inveslien' dine de'cavalieri pii, con moltissime «ra-
ffi. Negli articoli Paolo IV, Fedeli, Co- zie e prerogative, come di cavalieri dello
IOMBA, Lamcie spezzate, raccontai come speron d'oro e conti palatini, con nobil-
quel Papa per premiare que' 1 20 romani tà ereditaria; tutto riportai a detto ar-
ch'eransigratuitamentee senza stipendio ticolo, qualificandoli Placabili, e dicen-
olferti di fare vicendevolmente la guar- do col Giustiniani stesso l'incertezza del
dia permanente alla sua persona, egli nel fatto, e come presto terminarono, sotto
1 555 gì' insigni dell' online equestre, o altra forma e col nome di Piano IP '.) ri-
dellosperond'orosecondoAngeli, per l'in- pi istillali nell'odierno pontificalo di Pio
combenza di vegliare e custodire il sovra- 7.Yecon proprio uniforme : questo con-
no , et cruce exornasse calcar aureum siste in abito corto a forma di montura,
habenlej onde furono detti cavalieri Fé- di panno turchino con una fila di bot-
dcli o della Fede, e della Colomba, e da toni dorali, e con colletto e paramani di
essi derivò la guardia palatina delle Lan- panno rosso con ricami d'oro, i quali so-
cie spezzate. no pure nelle patte posteriori e in mez-
L' Angeli , dopo avere ricordato che zo alla vita, con 3 bottoni dorali per ca-
l'antichissinioordineaureatoeragiàstato danna, e in mezzo di essa, l'estremità
concesso da più. Papi e con facoltà ad al- delle faldeavendoricamate4stelletled'o-
tri di conferirlo* e divenuto in certo ino- ro, con bottoni dorali; spada con inani-
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co ci i madreperla e ornati d'oro e fiocco riusciva di mollo decoro e splendore alla
eguale,spallinecon piatti d'argento egra* sua persona, nell'erigere l'insigne col le-
noni d'oro sulla spalla destra, e senza su gio (iv? cali le) de' suoi cavalieri Pii, de-
ff nella della sinistra, con stelletta argen- crete» che questi ipso jave s'intendessero
tea sopra il sesto de'piatti d'ambedue; i aggregati all'antichissimo ordine aurea*
granonisonopujrealcappellomililaredel* to. Vi fu qualcuno che attribuì a s. Pio
la forma comune, cioè nella cappiola e V la ripristinazione ed ampliazione del-
ne'fioccbetti, orlato di galloncino d'oro, l'ordine dello speron d'oro, ma non pa-
e con coccarda pontificia; calzoni di ca- re. Ora compenderò in breve quanto al-
s'unirò bianchi Lunghi con liste di gallo* tra dice l'Angeli di analoghe erudieioni.
ne d'oro laterali ; cravatta nera, guanti 1 Papi lo conferivano a titolo di molto o-
bianchi, e stivaletti di pelle nera. I ca- nore agli ambasciatori veneti, come pra-
valieri però di [."classe o grancroci, sic- ticarono Innocenzo XI nel 1677, Alessan-
come banno il grado di generale, oltre dio VUIcon Giovanni Laudo, eCleraente
la fascia e quanto dissi al citato articolo, XI (il quale dichiarò cavalieri dello spe-
llano il cappello militare da generali con ron d'oro i presidenti dell 'accademia dei-
piuma bianca, e gli speroni dorati. Dal le belle arti di Bologna) con Francesco
figurino del cavaliere di 7..' classe bavvi Morosini (la funzione pel Ouodo la ri-
un'indicazione di sperone, per indicare portai a Cavaliei\e, ove ricordai altresì
ebe gli appai tengono, e portando quanto quella di Corner e decorato da Innocen-
superiormente notai del capitano degli zo XIII); a'Ioro Paggi, riproducendo il
svizzeri del Papa, e de'camei ieri dispada breve di quelli fatti da Benedetto XIV,
e cappa del medesimo, anche per le spai- Ex Romani: Te Auratae Mililiae E-
line, i granoni delle quali sono inerenti qui lem t et Aulae Lateranensis Comitvrn
a' gradi d' ulliziali superiori, e perciò si tenorem praeientiiun facimus t et crei-
ponno considerar tali ancora essi, e con mus. E qui avvertirò, ebe per reclamo
più di ragionei cavalieri dello speron d'o- del sovrano ordine Gcrosolinulano (P' .),
ro, il figurino de'cpiali li rappresenta con la croce dello speron d'oro fu stabilita di
due spalline con granoni e ambo intie- puro oro senza smalto bianco, per dilfe-
re. Il berga masebi pai laudo de'cavalieri renziarla dalla gerosolimitana ch'estuai-
Pii di Pio IV, dice invece ebe questo Pa- tata, rimuovendo pure la corona d'oro
pa non istituì e riformò l'ordine dello ebe erasi introdotta sopra la croce; ma
speron d'oro, come pretesero taluni, ma poi o per abuso o per pontificia conni-
ad esso aggregò i suoi cavalieri per ac- venza ritornò ad essere collo smalto e si
crescergli lustro e decoro, lo die fece pu- conservò sino alla riforma di Gregorio
re Sisto V co'suoi cavalieri Laur etani; XVI. L'Angeli descrive la croce d'oro
laonde i cavalieri Pile Laurelani, ipso a 8 punte oltre i raggi, secondo la sua
fitre, lo furono ancora dello speron d'o- l .* istituzione, alla foggia di quella di Mal*
10, ma quelli di questo ultimo ordine non ta (o Gerosolimitana), della forma pub-
di vennero cavalieri Pii e Laurelani. Sog- blicatada Giustiniani, Bergamaschi eBo-
ginnge Angeli, ebeavendo Paolo IV crea- nanni; ed il a .° riferisce che i Papi conferi-
to i gentiluomini di sua guardia cavalle- vano a'Ioro Paggi la croce d'oro anebe
ri, si tenne per certo che lo fossero dello smaltata di bianco, come quella di Mal-
sperou d'oro, per l'analogia dell'uffizio ta, ma con un filo e orlo d'oro che or-
dì servire e vegliare alla custodia del so- nava tutta I' estremità, col suo speron-
vrano, secondo lo spirito dell'istituzione cino pur d'oro pendente nella parte in-
dila milizia aurata. Cliel'immediatosuc- feri ore, ed altra [linamente d'oro senza
cessore Pio IV, vedendo ebe tale ordine smalto come fu la primiera forma a tempo
SPE SPE a5i
di Costantino! Tale varietà non piacque scovi assistenti al loglio, ed i nunzi boo*
B Benedetto XIV, il quale col breve A- stolici,che ne potevano creare <S, come vi-
poxtolicani Praedeceasoruniyde;' jaelleta- levasi dal breve ci i Benedetto \ I V de' 1 1
brei 7 {lì. ri proti otto colla croce dall'Ali- dicembre i 7 43; dal quale pure si appreu-
geli, determinò la figura della croce.eche de, ebe non siavi differenza alcuna tra'ca-
nella segreteria dei brevi sempre ve ne velieri creati dal Papa, e quelli da 'detti
fosse il modello per l'osservanza, da por- cardinali e prelati decorati. L'Angeli, con
tarsi dalla parte sinistra dell'abito con Sansovino, dice die i cavalieri ebe por-
nastro di seta rosso ponsò. Aggiungel'An- tano collana divengonoincontanenle rio-
geli, ebe non avendo i cavalieri dello spe- bili, appena eletti cavalieri (è comune o-
ron d'oro alcuna veste particolare o lo- pinione, ebe tutti i dichiarati cavalieri
ga, come altri ordini, vestono giusta il ricevono la nobiltà personale, se già non
costume del paese ove dimorano. Bensì l'hanno). Dà indi qualche cenno sui pri-
poter portare la collana d'oro, ed ap- vilegi ed esenzioni godute da' cavalieri,
pesavi la croce simile col suo sperone, e ma non sembrami necessario riportarli,
cingetela spada egli speroni d oro allac- e vi supplirò col decretato da Gregorio
ciati ai ta'lonij come viene espresso nei XVI eb'è positivo. Passa ancora a ragio-
diplomi : Tibtque ut torqueni aureum , naie sulla Nohihà e sul termine Milite,
ensetn, et mirala calcarla deferte pos- argomenti già da me svolti a quelli eal-
sis. Osserva die l'ornamento della Col- tri analoghi articoli, sia sul gius de'so-
lana (/'.) d'oro è un segno di nobiltà e- vrani di nobilitare i loro sudditi, sia sul
questre, e ebe in tutti i tempi le collane cavalierato a cui è annessa la nobiltà e
fecero pai te delle ricompense militari, e in alcuni anche comunicabile a'discen-
ebe tra gli assiri , egizi , medi e persiani denti: l'Angeli la chiama generosa, per-
furono simbolo di nobiltà e libertà, e ne- che la suppone colla decorazione sempre
gli ultimi tempi le collane divennero fre- degnamente conferita al vero mei ito e al-
gio della cavalleria più rinomata, di Ver- la virtù; egli però volle disconoscere che
se da quelle onorifiche con simili meda- rari sono tali casi, e die per lo pili le de-
glie e ritratti de' sovrani, che questi di- colazioni ingegnosamente, industriosa-
spensano. Crede che i cavalieri, benché mente e anche bassamente si provocano
non legati da voti regolari, militandosolto da que'medesimi che ne sono insigniti;
l'insegne della croce e degli speroni, sino e questo solo basterebbe in vece per e-
dall'islituzione sono obbligati di servire scinderli, e renderli immeritevoli di con-
il Papa e l'imperatore, da cui furono de- seguirle : taccio poi di que' voraci pesca-
corali, edi prestarsi ad ogni richiesta delle tori e cacciatori di croci equestri, e che
loro sagre persone , creandosi previa la convertono il loro petto in un Calvario^
professione di feda e il giuramento sugli ben assai diverso da quello santificato da
evangeli di fedeltà del ricevente l'onore, Gesù Cristo, splendido modello d' ogni
con ceremonie dal Papa odalsuodele- virtù e tipo di profonda umiltà. M'ap.
gato; e ebe il Papa non crea i cavalieri piglio volontieri alla sentenza ebe l'An-
solamente come principe temporale, die geli prese dal Dizionario (storico) porta-
li a insegne e prerogative imperiali, ma lite degli ordini (religiosi) e militari (Ve-
come sommo Pontefice e sovrano degli nezia 1790): La nascila fa il gentiluo-
ordini militari (regolari) e in particolare ino j la virtù sola fa il cavaliere ! Al-
di questa milizia, per derivazione da s. trettanto aderisco e intendo fare perle
Silvestro I. I delegati pontificii poi esse- altre sentenze appropriate che riporta,
rei cardinali legati che per facoltà ne crea- insieme a quelli che nomina di basso li-
vano io; i patriarchi, arcivescovi e ve- guaggio, ma discendenti da'eomuni pa
ivi S P E S P E
reali Adamo e Eva, i quali per le loro tìi, ma per considerabili servigi prestati
magnanime azioni, ingegno e virtù s'in- alla religiqne, al principe e allo italo; que-
nalzarono per meriti esclusivamente per* sta dignità dà a chiné fregiato privile*
tonali alle più subtimi dignità o a cele- gi e diritti che non hanno i nati nobili
brilà ini pei Uni a, ch'é invulnerabile dalla e ancorché titolali, per cui il grado ono-
b.issa invidia e.dalla leggiera gelosia. E rifìcodaquesti ultimi sovente fu ed é va-
dice bene, che la sola fatica, lo studio delle gheggiato; ed in particolare vuol prova-
arti e delle lettere, il valore ne'Ie armi, la re che l'ordine dello speron d'oro accre-
fina prudenza, l'esercizio delle virtù, e sce lustro alle famiglie già nobili, e col
ima buona morale conducono l'uomo al Bergamaschi fa la giusta distinzione della
seggio della distinzione e della gloria. E dignità dell'ordine e del cavalierato au*
qui gli si apre il campo di rammentare, reato, con quelli che se ne resero inde-
coloro che di sì bella schiera furono gin- gni o per l'imprudente e prodigo uso che
Stamente fregiati del pontificio e itnpe- ne fecero i privilegiali delegati a conce-
rial ordine dello speron d'oro, odi altri cleri o, pregiiidicandoloeavvilendolo. Ap-
parimene insigni, né volle dimenticare punto questo mosse Pio VI I, ciò che for-
la Poesia; reudendo onore ai Mecenati se ignorò l'Angeli, ad abolire i conferi*
che con avveduto consiglio, sieno prin- menti de cavalierati dello speron d'oro
cipi o ministri, sanno destare I' ellicace e conti palatini, che si facevano da'ear-
enlusiasuio e la feconda emulazione, con dittali e prelati per indulti pontificii, to-
ricompense ed onori, equamente distri- gliendone loro il privilegio a istanza del
buite,doppoiché sebbene convenga che la cardinal Consalvi segretario di stato, il
virlìi é premio a se stessa, riflette che la quale rappresentò al Papa l'eccessi vonu-
\irtù senza premio sterilisce la semenza mero de'decorali e i rilievi degli altri so*
degli eroi, celebrando i fasti di Costan- vrani che non intendevano riconoscere i
tino I anche come Mecenate de' virtuosi, decorati di ordini equestri, se non conferi-
delle scienze e del le arti. Finalmente l'Ali- ti im mediatamente da Ila sovranità. Quan*
geli, tornando a ragionare della nobiltà toal privilegio del duca Sforza Cesarmi,
che proviene all'insignito del cavaliera- siccome erasi usato con eccedente facili-
to e come uno de'privilegi concessi a'ca- là e non sempre a' veramente meritevo-
valieri dello speron d'oro, riferisce l'o- li, il cardinale chiamò 1' intendente ge-
pinione di molti e particolarmente giù- nera le e segretario del medesimo, Ratti, e
inconsulti, che sostengono passare a'figli l'invitò a provocar dal duca la rinunzia
la nobiltà di quello che fu decorato della del suo privilegio, e siccome non l'olteti*
croce equestre. Arroge al suo proponi- ne protestò die il governo pontificio nou
mento l'operato di Pio IV, che conce- avrebbe riconosciuto i da lui decorati, e
dendo a'suoi cavalieri Piì la nobiltà non piuttosto talvolta con nuovodiphjina poti-
meno che a'ioro discendenti, e volendo lificio furono alcuni dichiarati cavalieri
maggiormente onorarli, decretò che ipso dello speron d'oro; qualche altra volta i
iure s'intendessero aggregali all'antichis- cardinali segretari di stato successivi ver-
gono ordine a n reato, ossia dello speron bai meo le abilitarono i decorati a far uso
d'oro; ne fa discendere la conseguenza, della ricevuta decorazione con qualche
o che sapesse che l'ordine aureato pure cautela, finché poi il disposto di Grego-
godesse tal prerogativa, o che iutendeva rio XVI annullò il privilegio; né valse
comunicargliela, inflette ancora, che la all' attuale duca il rappresentare che la
cavallenaonoraria si dà altresì da'sovrani sua eccelsa famiglia l'avea ottenuto a li*
per guiderdone al merito di chi si segnalò, loto rimuneratorio, le singolari beneine-
«um mcuo per rari tuleuti e grandi quali- lenze colla s. Sede de'suoi illustri aule-
SPE SPE a53
nati, ìì poco numero delle decorazioni da ilice <ìi volete riportare le ceremonie u-
lui cotiferite a persone meritevoli e ilistm- saie da' Papi gran maestri dell'ordine, la
le. Gregorio XV I In a ciò costretto dal- collana e croce dello speron d'oro, ecci-
le rinnovate rimostrante de'sovreni, che tando i decorati d'esser pronti a fermio
non intendevano riconocere per decorati della religione cristiana, al modo che ve-
die i fregiati dal Papa, essendosi dapper- loce palafreno è dagli «proni stimolato; ed
tutto tolti a' non sovrani sillatli privile- a tal effetto intende riprodurle la bolla
gi. Inoltre Pio VII nel 1 8 1 4 separò il ti- di Paolo IH, la quale intima a 'cavalieri
tolo e giado di Conte Palatino da quel< gli obbligi che corrono alla dignità loro,
lo di Cavaliere Hello Sperone d'oro, lo- e le belle azioni gloriose che debbono essi
gliendo la loro promiscuità, ed ordinan- praticare colla mano e col senno. Fa co-
do che d'allora in poi si sarebbero con- noscere l'ossequio che si deve al Papa, e
cessi ciascuno a parte; ma i titoli di conti la venerazione alla religione cattolica. Che
palatini d'allora in poi si accordarono con l'ordine non essendo (allora) per gradi
parsimonia. Le Memorie storiche del cav. distinto, tutti coloro che ne fanno parte;
Angeli furono ristampate, quindi i\\ im- devono tenersi in conto di fratelli, e pre-
pressa in Roma la 3.' edizione nel i 84 1 dicarsi figli della chiesa cattolica, e di-
con questo titolo: /Memorie .storiche sul- sposti ad ogni momento di servire il suo
l'antichità ed eccellenza dell'ordine Au- Capo visibile da cui furono fregiati col-
reato ossia dello Speron d'oro,scrilte dal Y insegna della Croce; e perchè si pos-
fu cav. Luigi Angeli imolese, con note ed sano cingere la spada con abito proprio,
iinportantiaggiuntedelcav. Pietro Giac- volere riprodurre l'antica divisa sempre
chieri capitano aggiunto nel generale co- usata da'eavalieri aurea ti di Lombardia.
mando delle truppe di linea ed ausilia- Pose quindi in fronte alle Memorie una
rie di riserva. Certamente che questa e- litografia esprimente s. Silvestro I in Ito-
dizione, per quanto dirò, è più assai im- no e sotto baldacchino, vestito pontificai-
portante dell'ai tra; peccato che ledei men- mente colla tiara e il pallio, in alto di por-
te si ristampò l'opera dell'Angeli senza re la collana d'oro colla croce equestre
farci veruna critica avvertenza, e senza e suo speroncino, a Costantino 1 divota-
correggere diversi nomi e diverse date et- mente genuflesso, con corona d'alloro in,
rate nelle precedenti edizioni, che io cor- capo e scettro nella mano destra. Da un
ressi senza neppure rimarcai Io. Incorniti- lato si vede il Labaro colle sigle S. P. Q.It.
eia il cav. Giacchieri, decorato di que- sovrastato da una corona che racchiude
st'ordine equestre, con una dedica al car- il monogramma ^ e sopra di esso vi è
dinal Luigi Lambruschini segretario di la croce. Produsse dopo le Memorie tVkuO"
stato, come segretario de' brevi, per cui ve prove dell' antichità dell'ordine au-
da lui si emanavano i diplomi degli ordì- reato e della sua discendenza da Costan-
ti! cavallereschi (poi dichiarato da Gre- tino I Magno, estratte dal libro: In epi-
gorio XVI gran cancelliere degli ordini stolam Scipionem Mqffèi marchionis ad
equestri pontificii). Segue la prefazione, Gisbertum Cuperum de fabula ordini»
nella quale il cav. Giacchieri con accon- Constantiniani, Tiguri 17 12; accompa-
cie parole rende ragione perchè si occu- gnale da qualche opportuna riflessione,
pò della riproduzione delle Memorie del Giàap.Giaveadichiaratol'ordineCWrttt-
cav. Angeli, che loda in uno alla sua o- ti ni ano essere una diramazione dell'ordì*
pera, e perchè l'ordine andavasi riven- neaureato istituito da Costantino I creati-
dicando dall'ingiurie e dallo scadimento do 5o cavalieri che tenessero là custodia
cui fu esposto nel principio del corrente del Labaro, e che fregiò della croce stessa
secolo. Giustifica le onorifìceuze equestri, ch'egli avea voluto ricevere dalle mani
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di s. Silvestro I dopo la di lui istituzio. velieri di s. Paolo le prerogative di qnel-
•ie,nnchesostenendolocoH'assei lodi ni». r li dello speron d'oro, perciò dichiaran-
Tok Ili, ArmamentarÙ làstorico-legalts doli conti palatini dell'aula concistoria-
ordinum cqtie.slriuni,et mililariuni in co- le Lateranense, notali e cavalieri aureali.
dices tripartiti. Che l'ordine aureato non Asserisce inoltre il cav. Giacchieri, che i
devesi confondere col Costantiniano, ed cavalieri dello speron d'oro aveano sem-
essere stato sempre mantenuto e confe- pie vestito un ahito di costume, di colo-
rito nella corte degl'imperatori d'occi- re rosso nelle solennità, il quale non piti
dente; e ch'esso è (piel medesimo che si essendo io uso a'tempi nostri, ottennero
com parte da' Papi come derivato loro da da Pio VII 1' uniforme militare del co-
s. Silvestro I, che approvò l'istituzione di loie stesso dell' antico abito, in sequela
Costantino I,confermata da'Papi succes- dell' istanza promossa da vari cavalieri
sori col titolo d'ordine aureato dello spe- dell'ordine, e presentata al Papa dal mar-
ron d'oro. Pubblicò poscia 1 1 ceremonia- chese conte Giacomo Concilia di s. Da-
ti estratti dal Diario di Cornelio Firma- niello nel Friuli, nella quale esposero :
no maestro di ceremonie, ne'quali si leg- Che venendo espresso nel hreve ponlifi-
gono i modi tenuti da s. Pio V nel crea- ciò di appartenere essi ad una milizia, Te
re i cavalieri dello speron d'oro nel i 566. auralae noslrae militine cquitemj ed es-
Da essi rilevasi soltanto le seguenti par- sendo loro prescritto dal breve stesso di
licolarità che desumo da tutti. Il Papa o- indossarne l'insegne, Quare ut insigniti
gai volta ne creava diversi ordinariamen- ejua ordinisi riempe tnrquem aureum,et
le nella camera dell'udienza, Dell' anti- inserii, et nuraln calcaria geslare po^isj
camera o nella sua camera, e sono chia- si fosse degnato di cambiar l'antico ahi-
Diati Jìlilites .v. Pelri, Mililem miratimi to in altro d'uso moderno, per cui Pio
s. Petti ut comunUer dicitur de calcari- V 1 1 con rescritto de' 1 6 febhraio 1 8o3 ap-
bus auralis. Vi assistevano cardinali, ve- provò il nuovo abito proposto da' cav;i-
scovi, ambasciatori, i cubiculari segreti, Iteri stessi, e permise loro d" indossarlo,
talora il maestro di camera Alessandro come di fatto molti cavalieri speciahnen-
Casalio bolognese, e Io scalco Francesco te nel regno Lombardo Veneto ne fanno
de Reoizodi Paleocia, olirei testimoni, uso. Il cav. Giacchieri riporta il figurino
e qualche volta il capitano della guardia, colorito del cavaliere dell'ordine equestre
Un vescovo serviva il Papa del bino, ed militare aureato ossia dello speron d'oro,
il sagrista presentava I' aspersorio e so- ove si vede la croce smaltata; ma nello
steneva la candela. A Milite dissiche i schema che pure inserì essa è tutta d'o-
Papi dichiaravano quelli che inualzava- io collo speronano; avvertendo però che
no alla dignità regia, Miles s. Pelrij ed Pio VII nel i 806 mandòalsuddetto prof.
a cavalieri di s. Pietro^ oltre quanto ri- Brera delegato in Crema nella facoltà me-
guarda 1' ordine, notai alcune creazioni dica, 3 croci di diverse grandezze, incro-
di cavalieri di s. Pietro fatte dai Papi state di smalto bianco, collo speronano
in tempi anteriori. Nella bolla Romanus d'oro all'inferiore estremità e la corona
PontifeXydt'j luglio i 547» riportala dal al disopra. Noterò, che le decorazioni an-
cav. Giacchieri, Paolo HI concesse am- cora che conferiva il duca Cesarmi, avea-
plissime onorificenze e privilegi al colle- no tutte Ie8 punte e da ambo le parti di
gio de'militi e cavalieri di s. Paolo(P'.) smalto bianco, di tutto oro essendo i 4
da lui istituito. In questa bolla, sottoscrit- raggi e lo speronano, nonché la corona
ta da 7.1 cardinali, si riportano i privile- da cui pendeva la croce, oltre il nastro
gi e gli emolumenti che indicai nel cita* rosso di seta ondata. Ecco la descrizio-
to ai ticolo, e come il Papa attribuì a'ca- ne del figurino. Uniforme di panno scar-
SPE
latlo a due petti, con due fila di bottoni
concavi dorati di gcadaunaparalleleequi*
datanti; colletto tagliato a cuore, paro-
mano tondo, e filettatura, tutto di panno
verdi; drago ricamato in oro con una mu-
da di li onde d'olivo; patte orizzonta li su Ila
vita con 3 bottoni cadauna. Nel da piedi
delle falde un trofeo militare parimenti
ricamato in oro. Calzoni di Casimiro bian-
co con liste laterali d'un gallone d' oro
largo i oucie. Cappello militare guarni-
to di piuma bianca all'intorno, cappiola
ili \ fila di granoni d'oro, coccarda pon-
tificia e fiocchetti di canutiglia pine d'o-
ro. Spada dorata con manico di madre-
perla, avente nella coccia della guardia
una stella d'argento, formante I' ordine
suindicato; dragona di canutiglia simileai
fiocchi del cappello. Spalline di canuti-
glia d'oro lustre, .sciolte e piccole alla fog-
gia piemontese con piallo di metallo a
squama dorato, e il sesto ili detto piatto
con istella d argento come sopra. Collana
d'oro,appeso alia quale l'ordine dello spe-
rone d'oro a seconda ilei ricordato sche-
ma. Stivaletti di pelle nera con speroni
d'oro a'talloni, portaspada di pelle verni-
ciata nera;guanti bianchi e cravatta nera.
Ordine equestre e pontificio di s. Sil-
vestro 1 Pana. L'antichissimo e nobilis-
simo ordine della Milizia aureola dello
Sperandolo richiamò la provvida e par-
ticolare attenzione del Papa Gregorio
XVI. Questi ad esempio di altri ordini
cavallereschi, che decaduti dal primiero
splendore, furono da'suoi predecessori o
da altri sovrani riordinati echiamati con
altro nome e titolo, restituì questo dello
speron d'oro all'antico lustro e rinoman-
za, rendendolo vieppiù splendido col no-
me del gran Pontefice s. Silvestro I, per
l'opinione che si ha da molti scrittori di
averlo approvato e di averne insignito lo
slesso fondatore Costantino I. Conservò
all'ordine di s. Silvestro 1 gli antichi di-
ritti e privilegi dell'aureatoe fino allora
godutijStabilendolo in due classi, di com-
mendatori e di cavalieri j formando la
SPE ?.77
croce di decorazione corrispondente al-
l'antico schema 0 insegna e al titolo va-
rialo ali onliue,e disponendo che la vreb-
fiero conferito soltanto egli e i Papi suoi
successori, vietando a chiunque altro di
concederlo, ed a tale elletto ne afirogò i
privilegi che a ciò gli abilitavano. Grego-
rioXVl con questa disposizione ebbe pre-
cipuamente in mira di largire col l'ordi-
ne ila lui rinnovalo e reso più onorifico,
un premio degno a tutti coloro, che di-
stingueva nsi nella religione, nelle lettere,
nelle scienze, neìlearti, negl'impieghi, ed
in ogni maniera di virtù, a'quali princi-
palmente intese rivolgere la sua pontifi-
cia e sovrana munificenza. Pertanto coi
tipi di Roma e della tipografia della ca-
mera apostolica, nel i 84 1 fece pubblica-
re: Sane tiss imi Domini Nostri Gregorii
divina providentia Papae \/J,Lilterae
apostolicae quibus nonnulla de Equestri
Auratae lì li litiae 'ordine deccrnuiilur.lu-
comincia colle parole, Cutn hominum
meiitcs, e con traduzione italiana si leg-
ge nel n."i)G de\ Diario diRoma(ìe\ 1 8q. t ,
chequi riproduco.» Gregorius PP. XlyI,
Ad perpetuata rei memoriam. Siccome
non avvi mezzo più opportuno per sti-
molarceli eccitare le menti e gli animi di
ciascuno a seguire con vero impegno la
viriti, e ad intraprendere e compiere a-
zioni generose, quanto l'impulso della re-
ligione, gli stimoli della gloria ed i premi
di lode e di onore; così i romani Pontefi-
ci grandemente sollecili del bene e della
felicità della cristiana e civile repubbli-
ca, per ispronare gli uomini a battere le
viedella pietà e della vii lù, con provvido
e sapiente consiglio divisarono istituire
gli ordini equestri, e con la suprema loro
autorità confermare quelli già istituiti,
restituirli alla primiera rinomanza, e di
amplissimi privilegi eziandio arricchirli.
In fatti d' assai conviene a colui che per
divina disposizione siede sulla Cattedra
sublime del Principe degli Apostoli, por-
re tolta l'opera sua, perchè gli uomini in-
fiammati ancora e mossi vieppiù a meri-
^56 SPE SPE
tare lodi ed onori, imprendano in parli- doprino di rendersi per le azioni loro In-
coiar modo a praticare e ad avanzare la Demeriti del catlolicismo, della società e
religione, la pietà, la giustizia.ed ogni ma* della Sede apostolica, giudicammo som-
merà di virtuosi applichino utilmente iil- inamente opportuno provvedere, per
le lettere, alle scienze, alle arti liberali, qnautoèda noi,alio splendore di quell'or*
e pongano ogni sforzo per occuparsi iti dine, allineile gli uomini di tali egregie
luttociò ebe alla cattolica religione, alla doti adornati, riportino un premio degno
civile società può essere di grande orna- del merito, e i loro desiderii ad illustri
mento, vantaggio e sostegno. Niunoper azioni sempre più si dirigano. Laonde io
Verità ignora, fra gli ordini equestri quello forza delle presenti con la nostra aposto-
dello Sperone d'oro, e per antichità d'o- lica autorità perpetuamente Stabiliamo
iigine,e per celebrità di fondazione, e per e vogliamo, che in avvenire l'ordine me-
copia d'onore primieramente risplende* desiino ritenendo l'antico nomedelloiS/je-
re. Imperocché, a relazione di piùscrit- ron d'oro a motivo dell'antica sua ori-
tori di non mediocre autorità, nacque ghie, sia composto di due classi; cioè di
opinione che da Costantino Magno per commendatori edi cavalieri: che tutti u-
quell'insigue miracolo della Croce di vi- sino le primiere insegne (le primiere in-
dissima luce folgoreggiante, veduta nel segne che eubero i commendatori e i ca-
cielo, e per la famosissima vittoria indi valieri dello speron d'oro di nuova rifor-
riportata sull'empio tiranno Massenzio, ma, sono l'uniforme simile al figurino
quell'ordine ne prendesse origine; che da suddescritto, la spada dorata e gli sproni
s. Silvestro I Pontefice predecessore no- d'oro, ma dovettero gli uni e gli altri va-
sti o fosse approvato, e che da lui mede- riai e il colore del nastro, cioè di seta on-
simodell'insegne diquell'ordine Coslan- data rosso e nero, comeancora il modo
tino stesso venisse fregialo. D'onde av- di portare la croce al modo che prescri-
venne che negli antichi tempi principal- ve questo breve) e godano di que'diritti
mente quell'ordine equestre da' romani e privilegi che finora goderono i cavalie-
Pontefici e da' principi fosse tenuto in ri dell'ordine stesso, escluse però le ficol»
grandissima onoranza, e che delle sue in- tà che dal concilio di Trento si tolsero (i
segneragguardevolissimi personaggijdel- privilegi poi mantenuti tanto agli aliti-
la cristianità singolarmente benemeriti, chi cavalieri, decorati con hreve aposto-
da'medesimi romani Pontefici si fregias- lieo, quanto a'nuovi riformati, restarono
sero. Ma per le vicende delle cose urna- in vigorequegli stessi espressi nella ricor-
ne, e per lo volgere de'lempi conoscendo data bolla di Paolo III, vale a dire i coro-
quest'insigne ordine essere decaduto dal- patibili alle attuali circostanze e legisla-
l'aulico splendore di dignità e dal pregio zioni, esclusi gli aboliti dopo tal Papa da
cui era salito,noi seguendogli esempi de- detto concilio). Ordiniamo poi che por-
gli altri Pontefici nostri predecessori,ab- tino la croce d'oro nel modo e della for-
biamo stabilito richiamarlo al primiero ma da Benedetto XIV, predecessore no-
lustro, e a maggior onore innalzarlo. E stro di sa. me., prescritta nelle sue let-
poichè a lalordiue si dovranno soltauto tere apostoliche a queste simili pubblica-
ascrivere coloro, che oltre la specchiata te su di ciò a'7 settembre 1 746; ma la ero-
onestà e probità, sieno accesi di zelo per ce stessa, d'ora in poi avrà nel mezzo del-
la cattolica religione, 0 per scienza delle lo smalto bianco (il quale riempie le 8
umane lettere e delle severe discipline, o punte) l'effigie di s. Silvestro I Papa (eoa
per la perizia delle arti liberali distinti, 0 l'iscrizione: Sane. Silvesler P. M. intor-
esercitando con vera integrità ufiìzi sagri, no al ritratto ornato della tiara, e su fon-
civili e militari, con generosi sforzi si a- do d'oro, nieutre l'immagine d'oro è su
SI' E SPE 2I7
fondo turchino: questo è pure nel ton- le antiche insegne (le antiche insegne che
(lino del rovescio della crOCe,ed ha in oro potranno portare gli antichi cavalieri del-
l'anno MDCCCXLT, e nel giro e su fondo l'ordine, cioè quelli che già si trovavano
d'oro, com'è tutto il resto della croce da nominali con brevi apostolici, sono: la
questo lato, si legge l'epigrafi': Gregoriut sopraddetta uniforme, la spada, gli spro-
A/ 7 Bestituit)i e dovrà appendersi con ni d'oro a'talloni e la collana d'oro, con
nastro di seta a liste rosse e nere, rosse appesa la croce prescritta da benedetto
a'iembi (cioè tra 3 liste rosse e a nere). E XIV, sebbene ripeto non si osservò es.it-
pcrchè i commendatori da'cavalieri ai di- tamente, e si ripristinò l'uso delle croci
stinguano, ordiniamo che i primi porti- tutte smaltate in bianco; la quale croce
no ima tal croce granile pendente dal col- potè continuarsi a portare al collo come
lo col nastro descritto (ma proporziona- per lo innanzi appesa a un nastro rosso,
temente più largo); i secondi poi una ero- tenendo questo luogo della collana: do-
ce piìi piccola (quasi grande quanto l'an- pò questa disposiz.one di Gregorio XVI,
tica) al petto nella parte sinistra del ve- non pochi antichi cavalieri preferirono
stimento, col nastro mctlesimoalla conni- ritenere l'antica croce, sia per la forma,
ne foggia de cavalieri. Per rimuovere in- comepelmodo di portarla aguisa di com-
oltre qualunque differenza che nel por- mendatori, perciò non invocarono Iaconi-
tare siffatta insegna potrehhe accadere, mutazione col nuovo ordine). Quindi di-
abbiamo ordinato l'impressione dell'una chiariamo, che tutti gli altri in qualun-
e dell'altra croce da consegnarsi col di- que altro modo a quello ascritti, d'oggi
pioni a a 'no velli cavalieri. E poiché ilgra- in poi non possano in alcun conto appar-
do d'onore e di dignità tanto più risplen- tenervi, e perciò li giudichiamo decaduti
de, quanto minore è il numero di coloro da qualsivoglia privilegio di portare pur
a'quali si conferisce, con la nostra auto- anche le antiche insegne dell'ordine. Fi-
nta ordiniamo che di centocinquanta sia naluieute perchè, e adesso e in progres-
il numero de'commendatori, di trecento so di tempo, niuno a tal onore possa ve-
quello de'cavalieri. Tale prescrizione in nirammesso,senon se coloro che lo con-
cntramhele classiintendiamosolo pe'no- seguiscono con apostolico diploma; con
stri sudditi, imperocché sarà sempre in la pienezza della nostra autorità aposto-
aibitrio nostro e de'nostri successori, ol- lica, ed in forza delle presenti, togliamo
tre questo numero, aggregare all'una e affatto a chiunque di qualsivoglia ordine,
all' altra classe anche i sudditi di estere grado e condizione, il privilegio di con-
nazioni. Inoltre per mantenere sempre co- cederlo, quantunque avessero ottenuto il
stante questa nostra disposizione, e per- privilegio stesso da'romani Pontefici no-
che in niuu tempo mai non si cangi, or- stri predecessori per mezzo di lettere a-
diniamoche il gran cancelliere dell'ordì- postoliche e particolari costituzioni, de-
ue sia il cardinal segretario de brevi,pres- rogando espressamente a tale effetto in
so il quale diligentemente sì conserverai!' ogni parte alle bolle del Pontefice Paolo
no i nomi de'cavalieri, il grado, il giorno 111 ili fé. me. riguardanti un tal privile-
dell'ammissione e il numero. Siccome poi gio, e date ili 4 aprilei53g; e di nuovo,
ben sappiamo, che moltissimi ne'tempi come si asserisce, confermate da succes-
decorsi vi furono aggregatici conserva- sori Giulio 111, Gregorio XI II, e Sisto V
re il lustro dell'ordine stesso decretiamo, di rie. me., e ad altre qualunque es-e sie-
che quelli soltanto debbano tenersi cava- no, dichiarando ancora e ordinando che
lieri di quest'ordine, i quali con simile di- questeinavvenirc non abbianoalcun va-
ploma pontificio in esso furono aggrega- lore. Ed affinchè possano con certezza
ti, e eh' essi soltanto potranno portarne conoscersi tutti quelli che con pontificia
vol. lxviii. i 7
27S spe spe
concessione un tal onore già conseguirò- ore rilelti,e ne'qnali si posero pure n di-
no, vogliamo che nel lerminedi 8 mesi co sannita le Memorie storiche del ca?. An-
loroi quali dimorano in Roma esibiscano geli. Le dichiararono poco critiche, e me-
il loro diploma alla Segreteria de'brevi; no ordinate le sue fallaci pretensioni, ina
quelli poi che si trovano nello stato pon- piene di non ispregievoli notizie, sufli-
tifìcio, siano obbligali di mostrarlo al prò- cientemente avendo riportato e discusso
prio vescovo o ordinario. Noi speliamo i pareri eie questioni siili origine del l. or-
certamente , che questa nuova riforma dine; riconobbero che l'ordine dello spe-
dello S|)cron d'oro, novello lustro accie- roti d'oro fu sempre diverso e distinto dal
sca a quest'ordine, e conseguisca il Ina- Costantiniano di s. Giorgio, come lo fu la
malo (ine: e che lutti coloro, i quali per decorazione; protestarono essere impos-
breve già furonoaggregati all'ordine sles- sibilo, arduo e rischiato il provare stori-
so o verranno in appresso aggregali, cor- camente, fra tante osservazioni e docu-
risponderanno pienamente a'uoslri voli, menti prò et contrae certezza e l'ideoti-
e nulla lascieranno inlentato con illustri tàdi sua vetusta origine, mentre ciò non
azioni per rendersi benemeriti della cat- è necessario allo splendore e dignità im-
tolica fede, della cattedra di s. Pietro e memorabile di sì celebratissimo ordine.
della civile repubblica. Cos'i stabiliamo, lo non intendo adombrarlo e combat-
ordiniamo, vogliamo, prescriviamo, ec. terne il primato di precedenza che gli si
non ostante le lettere apostoliche de'no- vuole da alcuni assegnare, suH'anterio-
slri predecessori, ec. che espressamente rità dell'istituzione e come il più antico,
deroghiamOjSiccomeallealtretultedegne masoloperistorica verità e doverosa ini-
ancora di espressa ed individuale men- parzialità con pena dissi qualche parola
zionee deroga che facessero in contrario, dubitativa e critica, sebbene contro il mio
Dato in Roma presso s. Pietro sotto l'a- amor proprio e genialità, poiché tengo
nello del Pescatore il dì 3 i ottobre i 84 1 a gloria di appartenervi e godere le inse-
nell'anno xt del nostro pontificato. A. C. gne d'ambo gli ordini, sì dell'antico che
Lambruschini". 11 cav. Giacchieri per- dell'odierno, olire altre riverenti alfezio-
tanto pubblici) X Appendice all'opuscolo ni e pel riportato nel voi. XLl V, p. 1 43,
intitolalo, Memorie storiche sull'ordine ripetendo qui le venerande parole diGre-
Aureato ossia dello Speron d'oro. Con- gorio XVI: Ninno per velila ignora, fra
tiene quest'appendice il testo latino della gli ordini equestri quello dello Speron
riportata lettera apostolica, colla versio- d'oro, e per antichità d'origine, e per ce-
ne italiana desunta dal citato Diario, due lei rità di fondazione ,eprr copia d'onore
noteche ho tenuto presenti tra quelloche primieramente risplendere. Anzi per ul-
bo posto tra parentesi nel breve, e losche- timo dirò, che in diversi articoli riportai
ma stabilito per la nuova decorazionedel- antichissimi e rimoti esempi delle crea-
I' aureata milizia. Di quesl' Appendice zioni fatte da'Papi di militi di s. Pietro,
tende ragione il n.° 3 ilei Diario di Ro- che secondo il ricordato ceremoniereFir-
via del 1842. La riforma della milizia mano, equivalevano .'/cavalieri aureati;
aureata eil ripristinamentodel suo splen- e qui rammenterò, che s. Gregorio VII
(loie, come insigne onorificenza, riuscì e- vi feceRoberto Guiscardo nel 1 080 quan-
datante, fu applaudita e qualificata ra- do l'investì della Puglia, Calabria e Si-
gionevole, anche da'pubblici giornali non ciba; e che Innocenzo II neh i3g prati-
menu d'Italia, che di Francia, Germania co altrettanto con Ruggero i quando Io
ed altre nazioni, con bellissimi, sensati ed elevò al regno di Sicilia. Ricavo dal I5or-
eruditi articoli, di lode e di giustificazio- già, Breve istoria del dominio tempora-
ne all'operato di Gregorio XVI, da me le dellaSede apostolica^. 1 3G,chcs.Gre-
SPE
gorio VII: Postmodum verojani assttm-
ptum (Roberto Guiscardo) in specialem
/>. Pttri mililemj ed a p.i i<) che il gra-
do di militi* di s. Pietro si conferiva, co-
me già notai, a que'personaggi che si as-
sumevano da' Papi alla dignità regia e
coronavano. Ko igitur sic accinclo elb.
Pelli mìlite mirabililer facto, subsequen-
ter Apostolicxis de altari diadema sumit,
ci ponti in capile regi coronandi et ait,
accipe signumtelc. Così fu praticato con
Roberto il Saggio, quando da definen-
te V venne neh3of), colla moglie San-
cia, unto e coronalo re ili Sicilia in Avi-
gnone.
SPETTACOLO, Ludicrum, Ludus,
Aiutiti* j Speclaculum, Propriamente
Giuoco (F.)o Fata (/*.) rappresentata
pubblicamente , come giostra e Tornei
(A*.), Caccia (/'.) e simili, il Carnevale
(/\),equellealtre rappresentanze nazio-
nali o parziali, che nari-ai a'Iuogfai loro e
ove si celebrarono o celebrano. Nel lin-
guaggio comune per spettacoli s'intendo-
no tutti i divertimenti diesi dannoal pub-
blico, immaginati per piacere, per procu-
rar diletto, e per eccitar l'attenzione e
commuovere l'animo degli spettatori, ed
ancora per solennizzare qualche lieto e
memorabile avvenimento; e più partico-
larmente le rappresentazioni del Teatro
(/'.), opere in musica, commedie, tra gè -
die,balli ec. de'nosti i giorni. Gli spettaco-
li degli antichi erano in relazione colla
religione, e non aveano luogo senonchè
ne Alesi e Giorni (/'.) festivi consagrati
agliDei e agli Eroi in onore de'quali quel-
le feste si celebravano. Tra'popoli anti-
chi si distinsero negli spettacoli i greci e
i romani, anche de' Funerali (f '.) e per
onorare la Scpoltur7(F.){\e«i-aiH\\tcotne
fecero altri popoli. La Grecia (/".) avea
4 spettaci ili generali che si eseguivano in
alcune vaste pianure presso le città di O-
limpia, di Delfo, di Corinto, di Nemea:
per questo nominaronsi qne' giuochi o-
limptei, pitici o pizii per riguardo all'o-
racolo diDclfo/ibtmii per indicare l'istmo
SPE ?.u,
di Corinto, e nemei. Vedovatisi in quelle
feste1 corse a piedi, a cavallo e co' carri;
combattimenti o gare di poeti, di musici,
ec. Ciascuna città della Grecia, tranne la
grave e saggia Spinta, avea altresì i suoi
particolari spettacoli pubblici, compo-
sti degli stessi ed altri esercizi. Si cre-
dono presso i grechi o gli etruschi origi-
u iti i giuochi scenici e le rappresentazio-
ni teatrali; ed agli ateniesi massimamen -
te andò debitrice la Grecia dì quel gra-
do di perfezione, al quale fu portato in
appresso il teatro greco. A Sparta non si
rappresentavano mai uè commedie , nò
tragedie; non vi si vedeano né circhi, né
anfiteatri; uè si eseguivano corse su' car-
ri,ne combattimenti di atleti odi anima-
li. Gli esercizi del corpo, gli esercizi gin-
nastici, ne' quali potevnsi far pompa di
destrezza, di forza, di pazienza e di co-
raggio, erano i soli spettacoli che i lace-
demoni si davano tra loro, e ne'qnali es-
si erano a vicenda attori e spettatori. Gli
spettacoli di Roma (/"'.) erano a un di-
presso i medesimi di Grecia. Presso i ro-
mani i giuochi del circo consistevano in
combattimenti atletici, cioè corse a pie-
di, lotte, pugilati, esercizi del disco e del
giavellotto, nelle corse a cavallo e sopra
un carro, e finalmente nelle naumachie
e ne'cotnbattinienti de'gladiatori e delle
bestie ferochgli spettacoli del teatro o sce-
nici erano rappresentazioni di drammi
comici o tragici, di satire o di mimi. A
Roma parlai pure degli edilizi ove si ce-
lebravano, circhi, anfiteatri e Teatri, ed
in questo articolo ne riparlerò. Sono no-
,te le spese grandiose chei romani consa-
gravano all'innalzamento de'circhi, de-
gli anfiteatri e de' teatri, anche nelle cit-
tà stesse di provincia. Alcuni di questi e-
di fizi, che sussistono ancora in parte del-
la loro integrità o in pochi avanzi, non
mancai descriverli ove sono, in uno a'po-
steriori o moderni edilìzi eretti per altri
spettacoli, e sono i monumenti più prezio-
si dell'architettura antica, e degne di ani-
[Direzione pure le loro rovine. La storia
SPE
romana èpiena di falli che provano la pns-
sione predominante e smisurata del po-
polo pegli spettacoli, e mostrano le spese
enormi, che i principi e i privali faceva-
no per soddisfare il gusto loro e quello
del popolo, anco con mire ambiziose. De-
gli spettacoli e bizzarrieslrepilose del me-
dio evo, egualmente discorsi ne'citatiar-
licoli, a Giuochi erelativi particolarmen-
te, e per Roma anche a Senato Romano:
de'trovatori riparlai a Poesia, de'divei-
limenti clamorosi nelle città in cui si ce-
lebrano. Famose furono le cos'i delle fe-
ste de' Pazzi (f.), nelle quali stranamen-
te si mescolò il sagro col profano e col
buffonesco, onde la Chiesa le soppresse a
poco a poco, come rimarcai in tanti luo-
ghi e nell'articolo Fuoco. 1 disordini ca-
gionali il più delle volte dagli spettacoli,
come rileverò eziandio a Teatro (e ri-
provando l'immoralità dell'odierno), li
fecero condannare non solamente da'pa-
gani. ma con più di ragione tla'concilii,
da'Papi e da'padri della Chiesa. Il con-
cilio di Cartagine del 3g6 col canone i i
decretò.» Gli ecclesiastici non diano spet-
tacoli mondani; non vi assistano nemme-
no; imperciocché non si permetterebbe
di farlo ai semplici laici, non essendo
stalo mai permesso a 'cristiani di trovarsi
in que'luoghi ove il nome di Dio è diso-
noralo". Quello di Tour* delF8i3, col
canone 7 dichiarò:'» Siccome i vizi per a-
ver ingressonelle anime, sogliono incan-
tare gli occhi e leorecchiecon lusinghie-
ri diletti, quindi è che i sacerdoti devo-
no evitare i divertimenti disonesti e pe-
ricolosi pe'coslumi e farli evitare agli al-
tri". Dicono alcuni: ma la s. Scrittura non
proibisce gli spettacoli; cioè non condan-
na formalmente la commedia, l'opera in
musica eal tri simili spettacoli, perchè nou
li nomina espressamente. Però tulta la s.
Scrittura è un'implicita e continua con-
danna degli spettacoli, poiché essa con-
danna persino un semplice gesto, un'oc-
chiaia, una parola inutile, e perchè dap-
pei tulio parla essa di moililkazioue, di
SPE
rinunzia alle cose mondane, di sagrifìzi e
di penitenza, di modestia, di raccoglimen-
to, di ritiro, di silenzio, di fuga dalle oc-
casioni del peccato. L'apostolo s. Giovan-
ni ae\VEpisLitcap. 1, ver. i5e 16, con-
dannò i vani piaceri del teatro, quando
proibì a'crisliani l'amore del mondo sic-
come incompatibile con quello di Dioj
perchè tultociò che avvi nel mondo non è
che concuspicenza della carne, concupi-
scenza degli occhi e orgoglio della vita;ti i-
plice concupiscenza che nel teatro è trion-
fante, massime nel moderno. L'apostolo
s. Paolo neWJSpist. adEphes. 5 e 6, proi-
bì i teatri quando interdisse a'erisuani la
più piccola parola indecenteeinulile. Ri-
porta las. Scrittura nel 2.° librode'Mac-
cabei cap.4, che Giasone impossessatosi
della dignità di sommo Pontefice, volen-
do corrompere interamente il popolo e-
breo, non trovò mezzo più efficace per
riluci ivi, quanto quel lo di slabi li re in Ge-
rusalemme gli spettacoli della Grecia, e
sgraziatamente ottenne il suo intento. I
santi Padri, dicono altri, non condanna-
no gli spettacoli che per rapporto all'i-
dolatria, alle superstizioni e alle grosso-
lane impurità; ma altresì per la ragione
generale che gli spettacoli slessi ne'quali
non avvi né idolatria, uè superstizione,
né impurità grossolane, sono tutlavolta
pericolosissimi, eccitando essi le passioni
e coi rompendo icostumi.Ter tulliano, De
Spcclaculis t cap. 1 4, conclude colla con-
danna degli spettacoli, perchè fomenta-
no le passioni, sono contrari a 'doni del-
lo Spirilo santo, incompatibili cogl'iin-
pegni contraili col battesimo, e coll'ob-
bligo che ha ogni cristiano di riferire a
Dio tulle le sue azioni, e di vivere in uua
disposizioneconlinua di preghiera, d'at-
tenzione, di vigilanza e di penitenza. Tut-
ti sanno come s. Agostino deplora nelle
sue Confessioni la tendenza funesta ch'e-
gli avea pegli spettacoli, anche per quelli
in cui noueravi né idolatria, né oscenità.
Altri finalmente dicono, che le podestà
ecclesiastiche e secolari permettono gli
SPE
spettacoli; ma esse soltanto li tollerano,
come tollerano un'infinità d'altri mali
che non ponno efficacemente impedire,
e tante piaghe incoi geme la società; ben-
sì procurano di temperarli colla vigilan-
te e con opportune disposizioni, come so-
no le recenti sui teatri per migliorai li. Fra
i moderni il principe di Conti, il duca de
iaR.ochefbucault,Bussy-Rabutin,LaBru-
yere, Piacine e molti altri scrissero che
gli spettacoli sono pericolosi , seducenti,
corruttori. Il famoso lliccoboni, che per
5o anni avea calcato le scene, considera-
va il teatro come una scuola di cattivi co-
stumi e di corruzioni, proponendone es-
so pure la soppressione. Intorno agli spet-
tacoli, come occasione prossima di pecca-
toci potrà leggere il trattato sui mede-
simi del celebre p. Concilia (/''.). Ven-
ne composto quell'eccellente libro col-
l'approvaziouedi BeuedeltoXI V,di quel
medesimo Papa che pubblicò la bolla In-
ter caetera, del i. "gennaio i -j^S, suo Bal-
lar, t. 2, p. 375, nella quale protestò a
tutto il mondo ch'egli tollerava gli spet-
tacoli con sommo rammarico, e che nel-
le dotte sue opere avea sempre combat-
tuto gli spettacoli come occasioni prossi-
me di peccare. Il Butler nelle Feste 1/10-
Z>//j con dottrina ed erudizione tratta de-
gli spettacoli proibiti a'cristiaui la Dome-
nica (P\), e durante la Quaresima (P-)j
riporta le osservazioni sull'uso degli an-
tichi rispetto agli spettacoli, quanto sie-
no pericolosi pe' costumi, ed il passo di
s. Gio. Crisostomo sopra questo soggetto.
SPEUSIPPO, ELEliSIPPOex^E-
LEUS1PPO (ss.), martiri. Erano fratelli
gemelli,e sparsero il sangue per la fede in
Cappadocia, insieme con S. Leonida loro
avola. Sembra che sieno stati martirizzati
sotto l'impero di Marco Aurelio. Iu una
copia dei loro atti mandata nel secolo A li
a s. Cerano vescovo di Parigi, diccsi che
essi sollersero presso a Langres; ma ciò
è contrario agli atti antichi di questi san-
ti martiri, pubblicati da llosweido e da
Bollando, ed è pei* conseguenza erroneo.
spi; 261
Le loro reliquie furono recate in Fran-
cia sotto i re della 1 .* stirpe : l'imperató-
re Zenone le doni) insieme cui corpo di
g.Mamanle,martirizzatoauch'egli inCap-
padocia,a un signore di Langres, che ar-
ricchì la sua patria con questo prezioso
tesoro l'anno 490 sotto l'episcopato d'A-
pruncolo. La chiesa di questi santi, eh' è
visitata con molta divozione, è vicina a
Langres, ed è conosciuta sotto il nome di
s. Geome, cioè i ss. Gemelli. Essi sono
onorati pure a s. Gui d'Elvange in Isvc-
via, ove fu portata una porzione delle lo-
ro reliquie nel secolo Vili, e sono secon-
di patroni titolari di moltechieseinFran-
cia e in Alemagna. Il martirologio ne fa
menzione, compresa la loro avola s. Leo-
nida, il giorno 1 7 di gennaio.
SPEZIALEoFAB.MACISTA, Aro-
rnatarius, A r ornalo p ola } Pharmacopo-
la, Medicam.entarius. Quegli che sceglie,
prepara e compone le medicine, dette an-
cora spezie,donde derivò il vocabolo Spe-
ziale, e quello di Spezieria oflicina del-
lo speziale, o altro luogo dove si tengono
cose per uso di medicina, col laboratorio
pei' compoiìe, A romatariìof/ìcina,Phar-
macopolae officina, Dledicinalis offici-
na, Species aromata. Si dice per sino-
nimo Farmacista dall'arte che professa
lo speziale della Farmacia _, parte della
medicina che tratta de'rimedi e dell'ar-
te di prepararli, e si dice farmacia l'arte
medesima, Pharmaceutica. E Farmaco
chiamasi il rimedio, il medicamento e
talvolta il veleno, Pharmacum, Medica-
menlum, Medicina praeshlio. Si chiama
Farmacopea il fondaco de'mcdicmali o
spezieria, e vale auche trattato che inse-
gna il modo di comporre i rimedi, che
più propriamente direbbesi Farmacolo-
gia, corrispondente a Farmacia j-ed an-
che meglio Farmaceutica, e\\e egualmen-
te si delinisce ramo della medicina che
specialmente tratta delle qualità fisiche,
delle proprietà chimiche, e del modo di
agire de'rimedi, donde lo speziale si ap-
pella Pharmaceuticus. Si denomina poi
2G2 SI1 E SPE
Semplicista o Botanico, hvrbarius3bota- in virtù della quale gli uomini si avvisa -
nìcuSj quegli die conosce la qualità e le «anodi poter convertire i metalli ignobili
virtù dell'erbe dette semplici,e le custodi* in nubili, e di comporre medicamenti atti
sce. Semplicista dicevi anche il luogo, do- a guarire ogni malattia, e di prolungar
ve mimo piantati i semplici, ossia orto bo- la vita oltre i naturali suoi termini. Arte
tanice), e l'officina ove SÌ custodiscono. La clic insegna a decompone i corpi, a ridur-
Botanica è la scienza o studio ed arte di li a'Ioi o principii, a separare in ogni un-
tar nolomia delle piani;', distinguerle, de- stura le sostanze utili dalle parassite. In-
scriverle e Dominarle, tanto per la medi- segua altresì la tramuta/ione de'melalli,
cioa, ebe pel vitto. Rimedi furono dette la conversione per esempio del rame nel-
tutte quellesostauzeo vegetabili, anima, l'oro, ed è per questo riguardo ch'odi-
li omiaerali,che applicate sull'umano or- screditata, inutile e superstiziosa. Gli al-
ganismo producono, mercè la reazione chimisti hanno procurato di fare talvolta
della fibra vivente, elletli morbosi se si col soccorso de'demonii, invocali esplici-
ti uva nello slato sano, ovvero eliciti sa- tamenteo tacitamente, ciò die non pote-
lutari se trovasi nello stato malato. Quin- rouo conseguire co'loro propri sforzi, e
di pe'loro effetti medesimi, più o meno per quesloi sagri canoni hanno fulmina-
intensi e marcati, si chiamarono rimedi lo d'anatema gli alchimisti, e molti teo-
blandi, attivi ed eroici} e per il loro tuo- logi hanno messa l'arte loro tra le Divi-
ilo d'agire si dissero, stimolanti, depri- nazioni (f.) proibite, ed i Sortilegi (/'"'.),
menti, emetici, catartici, ec. E' necessarìa quantunque non sia cattiva in se stessa
al farmacista la cognizione della Butani- e quando si tiene ne'giusti confini. Gl'un-
nica e della Chimica, ars Chimica, che- postori alchimisti furono pubblicamente
mia, chyni'a, parte della fisica e dell'i- condannali nel secolo XIV da Papa Gio-
sloria naturale, ai tee scienza die insegna vanni XXII colla bolla, Spoiuh ni quat
per mezzo d'analisi a separare le differenti non exhibent, anche per (pianto riportai
sostanze di cui i corpi misti sonocompo- nel voi. LXIII, p. 4^. L'altra classe ili
sii, a purificarle, raffinarle e radunarle alchimisti racchiude uomini per integrità
per renderle più efficaci e più pronte nei di costumi e per dottrina sommi. 11 pò-
loro effetti. Mediante la decomposizione polo, da cui la chimica scientifica ripeto
e la ricomposizione, fa conoscere le qua- la sua origine, è l'arabo; non perchè gli
fila intrinseche, o meglio i principii dei arabi slessi coltivassero la chimica scien-
quali sono composti tutti i coi pi de'3 re- tifica, ma per essere stati i primi ad occu-
pili della natura. Essa è propriamente l'a- parsi di preparare le medicine chimiche.
natomia de'corpi naturali fatta per mez- L'Harois distingue l'alchimia dalla chi-
zo del fuoco, e l'arte di far l'analisi e ri- mica, ed egregiamente definisce così la
durre i corpi nc'loroprincipii,di scoprire prima: Ars sint arltj cujus principi uni
le virtù in essi nascoste e dimostrare la est menlirì, medium laborare,él finis men*
loro armonia interna. A norma dell'og- dicare. La Tossicologi.; traila de'veleui,
getto di cuisi occupa la chimica, si distili- i quali souo tutte quelle sostanze, che in
guein varie parli, una delle quali è la chi- piccola quantità introdotte nel nostro cor-
mica farmaceutica, ossia fa farmacia, la pò, od esternamente ad esso applicale, o
qualecifaconosceie i principii diesi deb- per morsi di animali velenosi, apportano
bono mettere in pratica nella formazione o gravissima offesa o la morte. Tra i ve-
de medicamenti, e mostra i precetti da leni si fa la divisione in ingeniti ed avven-
osservarsi nel prepararli.!/.^ /c/wwi/tf,.^- tizi; i primi consistono nelle spontanee de-
chunica, quasi chimica per eccellenza e generazioni degli umori del corpo capaci
più sublime, è quella scienza vanissimo, di promuovere ipiùacuti e micidiali moi-
SI» E
J)i con sollecita morte, con spaventoso. q>-
paralo di sintomi d'indole venefica e mi-
cidiale, come nel cliolera morbus; i ve-
leni avventizi li dividono poi in noti e i-
gnoti, in veleni animali, vegetabili, mine-
rali, militici, meccanici, conosivi, n.u co-
lici, ani mali, ec. Il prof. Orlila fu chiama*
lo il creatore della tossicologia , perchè
dopo il profondo studio di 3o anni, per*
veunea dimostrare in (piai modo si possa
scuoprire il veleno, anche (piando è mi-
nerale. Nelle sue generose elargizioni per
l'incremento delle scienze chimiche e di
medicina, vi comprese anche la farma-
cia. La chimica in questi ultimi tempi ha
fatto immense e utilissime scoperte, me-
diante i profondi studi e felici esperi meo*
ti di dottissimi chimici e farmacisti. La
farmacia debbono studiarla eziandio il
Medico (/'.) e il Chirurgo (E.), perchè
con piena cognizione conoscano il valo-
re e l'efficacia di che si compongono i me-
dicamenti che prescrivono agl'infermi. Su
questo argomento non essendo a me per-
messo aggiungere altro, vi supplisco con
ricordare alcuni autori dell'arte. Les se-
crets, et les fraudes de la chinile, et de
la pharmacie,Ui\ye 17'jq. Maquer, Di-
zionario di ch'unica , Pavia 1783. Di-
ctionnaire de bota ninne et farmaceuti-
que, Rouen 1 790, Parisi 802. Salvigni,
Lezioni di chimica elementare applica-
ta alla medicina e alle arti , Bologna
1802. Brochant, Elementi di mineralo-
gr'rf,Milano 1807. TrommsdortF, Tavole
sinottiche della farmacia, Milano 1 807.
Barzellotti, Soccorsi piujacill e. pronti
per liberare gli avvelenati 1 8 iS.Lemery,
J'hiirinacopccuniversclle,Pi\rhi6()S.\v-
niigcio, Pharmacopea Nosocomii, Lon-
dini 1721. Koest, Speculimi pharmaco-
2ogicu/n,Patavii 1 83cj. Pozzi, Dizionario
di fisica e chimica applicata alle arti,
Milanoi6ao. Brugnatelli, Farmacopea
ad uso de' speziali e medici moderni il' I-
talìa, Venezia 182/i.. Maraviglia, Prime
linee di elàmica inorganica applicata
alla medicina e alla farmacia, Messi-
S P E aG3
na iS'.i». Payen, La elàmica insegnata
in >.(") lezioni, Milano i8.>.(>. Souhciran,
Manuale di farmacia teorica pratica^
Milano 1 SìQ.Ì/Lorgau^Saggio sull'azione
thlle sostanze velenose nel corpo vivente,
Londra 1 829. Catullo, Elementi di mine-
ralogia applicali alla medicina e alla
farmacia, Padova 1 833. Murray, Ap-
paratus medicamlcum, Ticini 1 787. Di-
zionariode' medicamenti,M.odena 1827.
Musac, De medicamentiSjYenéiiisi 7 ">■?..
Taddei, Farmacopea generale, Firenze
1826. Magendie, Formulalre des medi-
caments, Bruxelles i83:>. Ilahucinami,
Doctrine medicale homéopatique, Bru-
xelles 1 83 7. AndreaCozzi, Prospetto delle
lezioni di chimica e fìsica applicata alle
arti,hoianica e materia medica, Firenze
1 836. Nota rerum petendarum 0 sia e-
letico de' medicinali che devono ritenere
nelle loro officine tulli gli speziali dello
stato pontifìcio, Roma 1 83G. Formulai-
re pharmaceulique des hdpiteaux indi-
taires de France, Paris 1 82 r .Chiappali,
Manuale de' chirurgi, medici, speziali,
levatrici, ec, Milano 1812. Bousi, Istitu-
zionidi mascalcia e medicina de' cava Ili,
Ancona 182 5. lh\ihe\, Dizionario di ve-
terinaria, Forlì 1839. Trebuchet, Jttris-
prudeff.ee de la me deci ne , chirurgie et
phar macie, Bruxelles 18 38. Mi tscherheh,
Elementi di chimica, Venezia: 838. Se-
bastiano Purgotti , Chimica elementare
applicata specialmente alla medicina,
Perugia r83q. Berzelius, Trattato di chi-
mica, Venezia i83o. Klaproth, Diziona-
rio di chimica, Milano 181 1. Mangeti,
Bibliolccachimica curiosa , Genova 1702:
Bibllotheca firmaceulico-mediea , ivi
1704. Kegna u 1 1, Elementi di chimica , Mi -
la no 1 8 7 t . Lassa igne, Dizionario de' rea-
genti chimici, Mantova 1840. Targioni,
Corso di botanica medico farmaceutica
e materia medica, Firenze 1 8 j<). L'avv.°
Martinetti poi, LaDiceologia, t.»..p. >oq,
trasseda gravi autori e leggi, di cui ripor-
ta i testi: Doveri degli speziali, firma-
cisti, semplicisti , ed arti relative. i.°Dc-
264 s p E s p E
vono gli speziali e farmacisti princip.il - ne e Podaiirio traessi pe* primi curarono
mente attendere la dose, elicsi è pre-crii- i feriti e altri bisognosi di chirurgici soc-
ia da'medici colle ricette, senza scemar- corsi. I greci pretendono il primato sul-
la od aumentarla menoma meo te. 2. ° De- la medicina e sulla chinirgia, ma per de-
vono sotto grave responsabilità gli spe- riva/ione egiziana. Si conoscono papiri e-
ziali, farmacisti 0 semplicisti restar avvera gizie copti di forme ieratiche o»sia di nb>
titi di non dar mai un medicamento per breviaturede'geroglifici,di scienzechimi-
l'altro. 3.°J\on è permesso «'medesimi di che, poiché ripeto la scienza medica (lori
dare a qualsivoglia requirente 1' erbe e tra gli abitatori delle terre innaffiale dal
semplici, o medicamenti che sieno vele- Nilo e grandemente, e già era estesissima
nosi o malefici, ma devesi esaminare l'or- oli' uscir degli ebrei dalla loro regione,
dinnziouc,e Turche se ne voglia fare, co- quando cioè i greci erano ancor barbili,
me pure non vendere erbe, medicameli- e di Esculapio ancora niuno parlava. In
ti rancidi, corrotti, incompleti 0 ineffica- tali papiri vi è pur (pianto riguarda l'ar-
ci, che tradiscono leallrui speranze. 4-° te farmaceutica, farmacologica e medica,
Non devono attribuirsi gli speziali, far- e contenenti formule e ricette comune-
niacisii, i loro giovani, e molto meno i mente impiegate allora contro certe ma-
seinplicisli, alcuna medica attribuzione di latlie di genere endemico, esantemi o e-
conseguenza: sono essi semplici operato- hullizionidi sangue,alTezionisvariatedel-
ri, ed applicatali delle ordinazioni de'me- la pelle, epilessie e simili. Le forinole al-
dici. Soltanto è permesso a' farmacisti e tre sono per l'interno, altre per Tester-
semplicisti di emulare i medici nella co- noa uso di frizioni, d'unguenti, d'impia -
guizione della fisica, della chimica e del- stri o cataplasmi, di clisteri, di pozioni,
la botanica. di decolli, con ^spiegazioni per dirigerne
La Fisica, Physica, è la scienza del- l'uso e il tempo. Rimarcandosi i rimedi
le cose naturali, la scienza naturale dei più eccellenti per tale o tale altro morbo,
corpi o filosofia naturale. Si chiamò an- In generale sono estratti di piante, note
cor fisica la scienza per cui guarda vasi allora a' medici egiziani, e si fa ancora
la sanità, e cosi l'arte e professione del- menzione d' alcune resine e del natron.
la medicina ; laonde anche il medico si Parlandosi di questi preziosi papiri a p.
appella fisico, oltre l'astronomo e il ma- 3o8 del Giornale di Romai'65^, si ri-
tematico. Il grande Ippocrate non solo corda la legge riferita da Diodoro Sicu-
suppone le accennate cognizioni ne' far- lo, per la quale il medico tanto ardito di
macisti e semplicisti di professione, ma medicare un infermo con altre forinole
esige una profonda cognizione de'lempi diverse da quelle consagrate per T uso,
e de'luoghi, in cui devono ritrovarsi Ter- ove quegli fosse morto, era egli stesso pu-
be e i medicamenti. Sono d'accordo Ga- uito di morte; per cui si ritengono le sud*
leno, Erasto, Mattioli e altri insigni au- dette forinole per ermetiche e legali. I-
torijche la botanica e la chimica in ispe- vi pur si legge, che sarebbe interessan-
te rientrano nel dovere de'fai macisti e te e istruttivo, se alcuno prendesse a pa-
semplicisti, polendo in ciò eguagliare e ragonare questa medicina antichissima,
superare gli stessi medici. Comunemente col Nuy' Kirò de' cinesi, la cui compo-
si ritiene che gli egizi furono i primi ad sizione si attribuisce all'anno 2G87 a-
esercitare la medicina e la chirurgia, ed vanti l'era cristiana, sebbene tale grande
a professare le norme per curar bene i antichità sia contrastata; non che col Va-
malali.Tra i greci, che l'appresero dagli gadasastir degl'indiani, e con altri velu-
ti^izi, si celebrano per i primi Melampo, stissimi monumenti dell'arte, che l'indù*
durone, Esculapio e Ippocrate; Macao- stria de'lilologi e de'liuguisli ogni gior-
SP E SPE a65
no aggiunge «'già conosciuti. All'artico- stato pontificio e descritte a'Ioro articoli,
lo Medicina ragionai di questa niilissi- pe' Papi Goriscono non solo cattedre di
ma scieuza e dell'arte salutare di medica- medicina e chirurgia, ma altresì <li fie-
re; di sua origine e progressi sino a'no- menti di chimica,di botanica teorico*pra-
siri giorni, inclusivamente alle principali tica, e di farmacia pratica. A Medico di-
scuole die in essa Borirono tra le nazioni, chiarai essere quello che fa professione ili
ed a' principali sistemi delle medesime, guarire l'ammalato edi conservare la sa-
non che de rimedi per curare e guarire nilà. Celebrai l'origine de' medici, i loro
la languente umanità, e de'piii celebri singolari pregi e grandi benemerenze, e
maestri della nobilissima arte. Clic la me- parlai di altri che esercitarono non meno
dicina è la più utile ili tulle le arti per la medicina, die la chirurgia, come gli
l'oggetto die ha della conservazione della ecclesiastici; ed i Missionari (/'.) accesi
vita, e negli aiuti che somministra la me- di ardente zelo per la salute delle anime
dicina consistono i vantaggi più glandi degl'infedeli, nelle remole regioni curano
che gli uomini ricevono da Ila chimica. La ancora il loro corpo, e con ingegnosa in-
medicinaa la chirurgia, riguardale come dustria,econ que'libri che ricordai a tale
una sola scienza, furono esercitate da un articolo, suppliscono con amore al medi-
medesimo individuosino dalla più rimo- co, al chirurgo, al farmacista. Inoltre a
la antichità. La chirurgia dopo la mela Medico riportai la serie illustrata degli
del secolo XII fu separata interamente archiatri pontificii, v\\rAv\i\\\duducìiinir'
dalla medicina, e pare quando la Chiesa ghi o chìrialri pontificii, colle loro pie-
ne vietò l'esercizio agli ecclesiastici; ed in rogali ve edi quanto li riguarda. Dissi an-
processodi tempo i chimi ghi furono mes- cora le notizie degli altri medici e chirur-
gi a livello de'raedici. La Chirurgia^.) ghi palatini, ed eziandio de'roedici echi -
è quel ramo della medicina che guarisce ringhi del Conclave (f •)■ In questo sono
le malattie coll'aiuto della mano, cogli ammessi anche i farmacisti, e fanno par-
strumenti, eco'riniedi topici o esterni che te de Conclavisti (f/-), vestendo la zim-
local mente si applicano sempre sopra marra nera e la berretta dottorale. Il pa-
qualche parte ci el corpo. A Scultura par- lazzo apostolico ebbe la sua officina tar-
lai delle preparazioni anatomiche in ce- inacetì tica, con suo farmacista palatino,
ra, rimarcando a'Iuoghi loro i principali sino a'primordi del corrente secolo. Lo
gabinetti anatomici; ed a Sepoltura ri- speziale del Papa e del palazzo apostoli-
parlai non solo dell'imbalsamazione dei co in questo avea abitazione, onorario, e
cada veri, ma della riduzione loro odi par- la così detta parte di j)alazzo,\~)avlec\ [iali-
te di essi a solidità lapidea. A .Medicina do ad altre distribuzioni palatine, inclu-
dichiarai pure i beni e favori compartiti sivameute a quella delle medaglie pon-
da'Papi alla medicina, anche colla istitu- ////c/e, una d'oroel'altra d'argento. Frui-
zione di cattedre, di giardini di sciupìi- vano i medicinali, oltre i famigliari pon-
ci e di orti botanici. Rilevai ancora la fon* .ifioii, talvolta anche i poveri. Già raccon-
dazionede'loro Ospedali (l '.).che diven- taia Povero, diesino da 'primi tempi del"
riero tante Scuole di Roma (/.)_; e scuo- la Chiesa il palazzo apostolico fu l'asilo
le eziandio di medicina aprirono nello de'bisognosi, che i Papi soccorrevano ge-
slv*$u Palazzo apostolico^/'.), presso del aerosamente, servivano a pranzo,e face-
quale nel declinar del secolo XIII già e- vano loro la lavanda dc'picdi. lJresso le
sisteva un orlo di semplici, custodito da diaconie cardinalizie i Papi eressero o-
un semplicista, col titolo d'iSi/npliciarius spizì e ospedali, per alimentare e curaro
Ponlificius o ' aticanus.NeW l diversità con farmachi i poveri indigenti e gli or-
rouuuia(/'' .), lev ixoa dive dell'altre dello funi. La carila pontificia fu sempre caul-
2GG SPE SPE
tifarme, benefica e ingegnosa, massime la Tiberina, ov'era l'asclepio o tempio
nelle Pestilenze (/ ".). Di più a Povero, d'Esculapio.percui l'imperatore Clamilo
dicendo delle spezierie regionarie di Ito* ordinò clic se per ventura guarivano, si
ni,), e istituite sino da epoca immemora- rendesse loro la libertà colla salute, leg«
bile dagl'imperatori romani, rinnova te e gè giusta e alquanto ignorata, che Gin-
an> plia te sotto j pontificii auspicii, anche stiniano 1 ampliò nel suo codice), le case
conmedici, chirurghi e levatrici regiona* e ollicine de'medici, e cos'i chiamavansi
rie, col dotto prof. De Matlheis feci pa- allora anche i chirurghi egli speziali, ser-
iola dell'infermerie e ricettacoli d'infer- vivano non di rado ad alloggiare gl'iu-
mi presso gli antichi, e pressoi greci e i ro» fermi de'quali intraprendevano la cura,
inani, chiamati FaUtudinarium. Che le più o meno lutila, secondo la diversa na-
caseslesse de'medici e le loro ollicine ser- tura del male e la condizione dell'infera
vivano a ricevere i malati per medicarli, mo, gli altri partendo subito dopo l'ap-
e anche a dimora per meglio assisterli, plicazione de'rimedi, che ivi custodivan-
laonde in questo senso gli antichi e Plau- si, in uno agli strumenti necessari in pro-
to adoperavano la parola medicina, vale porzione delle nozioni e dello stato in cui
n dire officina di medico fornita d'islru- trovavasi l'arte.
menti e di farmachi; sebbene i veri o- Nella Famiglia pontificia, e come ri-
spedali e le pubbliche infermerie erano i marcai in quell'articolo, giàeravi lo.^e-
Templi delle città salutari, e detti anche cùtrius di Nicolò III nel 1277. Notai a
asclepii, se d'EscuIapio e suoi figli, e di Medico, che Gaufrido Isnardi di Giovan-
ni ti i numi protettori dell'umana salute, ni XXI I del 1 3 1 6 e vescovo di Cavaillon,
Sulle porte o pareli o colonne di detti coll'archiatria continuò nella cura della
templi oasclcpii, a pubblico vantaggiosi spezieria e di altre officine, poi anche me-
scci veaoo la composizionede' farmachi di dico del successorerjenedettoXlI. I Ca-
miovo scoperti, la notizia de'rimedi usa- nonici regolari ospitalari di 8. Antonio
ti, e le storie delle guarigioni. Da queste abbate. (/ '.), detti del Fuoco dal curare
trasse Ippocrate il contenuto de'suoi u- gl'infermi del fuoco sagro 0 di s. Anto-
tilissimi libri ammirati sempre, e forse di- nio o scottati, istituiti nel declinar del se-
menticali e derisi soltanto da questo no- coloXI,nel successivo o almeno nel XIII
Siro secolo, che vuol credere e discrede- aveauo avuto l'incombenza di seguire i
re ciò che meno dovrebbe, e di cui bene Papi ovunque risiedessero, avendo cura
0 ragione può ripetersi ciò che il Petrar- de' medicamenti pe'bisogni del Papa e di
ca scrissedel suo: Foto d'ogni valor, pica tutta la corte ecuria romana, onde li tro-
d'ogni orgoglio, come esprimesi l'eneo- vo ne' viaggi de' Papi e stanziati perciò in
miatod.rDe Matlheis. Col medesimo va- Felle/ri, in Perugia, in Anagni,\n Asi-
lente medico aggiungerò, che in ogni e- si,ìo Orvieto, in Fitcrbo, in Rieti, in So-
poca furono in Roma medici, e perciò air- riano,e in Avignone dopoché nel i3o5
che farmacisti, imperocché nell'infanzia Clemente V stabilì in Francia la papale
dell'arte e ne' remoti tempii medici stessi residenza; in una parola tali canonici di-
esercitavano la farmacia e la chirurgia, inorarono ovunquesi recavano i Papi. E
poi in progresso di tempo fu separata l'ar- qui dirò, che i Gemuti (/'.) fondati nel
te e la scienza. Gli antichi ehm pie ebbero 1 36oeper due secoli laici con voti, si oc-
infermerie private e pubbliche, i ricchi cupavano principalmente nella farmacia,
proprietari a veano luoghi particolari de- distribuendo gratuitamente niedicamen-
stinati a ricevervi i loro servi ammala- ti a'poveri, e dopo i loro esercizi religio-
ti (esponendosi i poveri schiavi infermi si andavano negli ospedali ad assistere
di morbo incurabile iu Peonia, ucll' iso- gl'infermi. A Cadavere del Papa, par-
SPE SPE 2G7
lancio del suolavaniento, imbalsamazio- scr Fabro speciale, ed avca dal palazzo
ne, e posteriore sezione eoo altra specie due famigli e OD cavallo, comi: Icg^o nei
d'imbalsamazione, descrissi quanto pra- ruoli palatini; lo speziale di Paolo 1 V a-
ti cavasi nella mela del secolo XIV dallo vea altrettanto e perciò 3 parti di palaz-
speziale e da aliti ; costantemente poi io- zo 0 porzioni di pane, vino e altro. Nel
lervenendo Io speziale palatino, dopoché pontificato di l'io IV, e da lui approva-
si cominciò l'apertura del pontificio ca- la neh 564 co"a bolla l'i- Aposlolicdc3
da vere. Prima di questaoperazìone, l'ao- cljl)e origine V jércìconfraternita de' ss*
conciatura del cadavere pontificio dice- XII Apostoli (I ■), così detta perchè i-
vasi preparazione , in che fu celebre un sii tu ita in quella chiesa, donde il cai di-
Giacomo speziale, dimorando i Papi in nal Fra ncescoBar beri ni protettore la Ira-
Avignone. A Lavanda de' cadaveri, ed sferì in quella di s. Eustachio (ove non
a Sepoltura particolarmente , riparlai ha particolare cappella, come pretendo-
della la vamla e imbalsamazione de'cada- no altri, soltanto il sodalizio in tale chie-
veri ili diverse nazioni. Rilevai a Cubi- sa vi ha alcuni obblighi di ledati e mes-
cili, ar 10, che nel 1 4oqsollo Alessandro V se), ovvero nella cappella del palazzo del
eravi il consueto ullizio palatino del cu- sodalizio, in cui celebra le leste di s. Do-
biculariecustodede'medicamenlidelPa- menicoedis. GiuseppeCalasaazio,ilqua«
pa e della corte, ossia della farmacopea le è posto nella propinqua piazza de'Ca-
pontificia,oltre lo speziale palatino,dicen- prettari (così chiamata perché vi stavano
dosi delle attribuzioni d'ambedue. A Fa- riuniti i venditori di capretti, in oggi spai' -
miglia pontificia, trai ruoli che pubbli- si nelle vicine vie), da ultimo riiabbriea-
cai, in quello di Pioli deli 460 registrai lo da'fondamenli, aprì una spezieria che
Nicola a roma tarins, a cui il palazzo pas- distribuisse gratuitamente medicinali ai
sìivu un servo. Nell'articolo Cuirubgo di- poveri che vi si recavano con attestato
chiami le provvidenze di Sisto IV sull'i- del proprio parroco e ricelta de'medici,
doneità de'medici e chirurghi, estese nel cioè di quelli stipendiati dalla stessa ar-
1 j-G cou bulla anche pegli speziali. Di cieonfralernita,i quali iu numero di 1 4 si
ciòtenni proposito altresì nel voi. XLIV, dividevano uè Rioni di Roma e vi assi-
j). 1 o 1 , nel dire del collegio medico o tri- slevauo i poveri, tutti abitando la detta
bunale di medicina stabilito da'Papi in casa del pio luogo, come rammentai nel
Roma, notando quelli che confermarono voi. XXI, p. 1 7 1 ,eopportunamcntequa-
le disposizioni di Sislol Ve successori, sub le centro fisico di Roma papale, ciò che
l'esercizio della medicina, chirurgia e far- osservai a Piazza di s. Eustachio. 11 car-
macia. Nel Ristretto dizionario enciclo- dinal Altieri successore del Barberini (il
pedico del d.1* Palmieri si legge, cheCle- quale come commendatario di s. Loreu-
nieiite VII cliccai multo avvelenato dal zo iu Datuaso,aprì una particolare spe-
llano d'una torcia, che davanti gli arde- zieriaa vantaggio dellefatniglie bisogno-
sa. Nelle biografie de'Papi liutai i morti sedi quella parrocchia: nel voi. L, p. j3t
di veleno, cosi Ue'rìspettivi articoli di al- laccontaiche^allroconlmendatariocal•-
tri sovrani. Dissi nel vol.LVIII, p. 202, dinal Ottoboni nella slessa parrocchia a-
cheiliti idate erasi avvezzalo a trangugia- prì una spezieria, con medico e chirur-
re i veleni, in modo che nou gli recavano go,ad utilità de'poveri parrocchiani), con-
imi nocumento. A Cinnur.GO feci oienzio- tinuò la caritatevole spezieria, che forse
uedimesser Nicolò speciale \\ìL*ìo I V del fu abbandonata quando V Elciiwsineria
1 ~ h), che lo segiù nel viaggio di Perù- apostolica stabili meglio e per lutti i rio-
gia, e poi lo fu del successore s. Pio V: ni la distribuzione de'medicinali gratuiti.
quello del predecessore Giulio III fu mes- Anche le partorienti erano in peculiar
»68 SPE
modo aiutate dalla pia unione, che pro-
babilmente lasciò di soccorrerle quando
si stabilì il benefico Ospedale di s. Roc-
co. Dissi a Spoleti, che il sodalizio avea
l'amministrazione e dilezione del Colle-
gio Laurctano o Spoh'lino di Roma. In
diversi articoli parlai di spezierie istitui-
te pe' poveri , in Roma e altrove. Pa-
pa s. Pio V ebbe a speliate Antonio Ma-
nini, che godeva <\i\e porzioni di palaz-
zo ed un cavallo, come imparo dal suo
ruolo. Il Papa compassionando i roma-
ni, afflitti nell'agosto i 766 da epidemica
influenza, a tutti i poveri malati fece di -
- ne limoline, e per mezzo degli spe-
ziali medicinali con esimia liberalità. In
oltre regolò Io spaccio de' medicinali, i
doveri degli speziali, e la giurisdizione del
collegio medico. Fu allora che restituì a-
gli speziali la fabbricazione delle torciedi
cera nello stato pontificio, a loro tolta nel
j 5 ) 7, il che dichiarai a Candela (ove in
vece di Pio I V,dicesi per errore s. Pio V),
come prerogativa che già esercitavano nel
secolo XIII. Nel i 772 elevato al pontifi-
cato Gregorio XIII, dichiarò speziale pon-
tificio il celebre Marc'Antonio Ciappi sa-
ne-e che teneva la farmacia nella via di
Ranchi, all'insegna del Drago stemma del
Papa, ed il quale ne scrisse la Pila, molto
lodata, e la pubblicò in Roma nel 1 596.
Da essa si apprende, che il Papa ebbe in
sua corte 8 medici e 2 chirurghi ben prov-
visionati, soltanto per servigio della sua
famiglia e de'poveri,a'quali dalla spezie-
ria palatina faceva somministrare i me-
dicamenti necessari, egli non avendone
bisogno 0 poco per la sanità che godeva.
Neil 78o pel contagio del Castrone, che
accennai a Pestilenza, e consistente in
violenta tosse simile a quella cui va sog-
getto quell'animale, Gregorio XIII or-
dinò a'mcdici palatini che visitassero tut-
ti i Borghi di Roma, e Inori delle porte
Cavalleggieriedi s. Spirito, tutti ipoveri
infermi,e che somministrassero loro i me-
dicinali della spezieria pontificia, doven-
do poi lai li al loro tetto lo stesso faicua-
SPE
cista pontifìcio. Tale esempio eccitò la ca-
rità de'nobili romani, de prelati e de' car-
dinali, tra i quali si segnalarono Farne-
se e Bottelli, tutti gareggiando in gene-
roiità. La stessa cosa volle che si facesse
nel 1 78 1 ,per altra influenza di mali ancor
più pericolosi. Questo Papa confermò e
ampliò al nobile collegio degli speziali di
Roma gli antichi privilegi che godeva. Lo
speziale di Sisto V, messer Antonio Pa-
squin Ganassi spellale, già lo ricordai a
Chirurgo , ed ebbe a compagno messer
GiacomoBalbi.con un servo e un cavallo,
parte di palazzt),e coni penso in denaro pel
companatico: mentreaMEDico feci distin-
ta memoria del dottoMichele Mercati, art-
che semplicista 0 custode dell'orto bota-
nico palatino, come lo era stato dis.PioV:
il celebre linceo Gio. Fahri di Bamberga,
benché non fu archiatra di Paolo VeUrba-
110Y III, pure fu detto medico e semplicista
delPapa dalloStelluti. Però ne'ruoli pala-
tini trovoTobia Aldini semplicista, con un
servo, par te di palazzo, aceto e sa le,e scudi
tre mensili per companatico. Nella bio-
grafia di Gregorio XI V,colCam pana dissi
che nella sua ultima malattia gli furono
somministrati per farmachi l'oroe legioie
in polvere del valore di 1 5, 000 scudi! A E-
LEHOsnriEBE del Papa descrivendo le spe-
zie;^ regionarie di Roma, dipendenti dal-
l'elemosineria apostolica, ne celebrai isti-
tutore il cardinal Aldobrandini nipote di
Clemente VIII(non VII cornei vie stani'
pato) e poi a rei vescovo di Ravenna (P-);
ovvero la sua istituzione fu concentrata
uè i l'elemosineria apostolica, lenendo pre-
sente il riportalo nel voi. XL1 V, p. 1 39,
dicendo dell'ispettore de'medici, chirur-
ghi, farmacisti e levatrici de'poverì, per
cui sembra antichissima la benefica fon-
dazione. Qui avvertirò, che il regnante
Pio IX col moto proprio deli.0 ottobre
1 847, sull'organizzazione del consiglio e
senato di Roma, aquesto col § 56 al tri bui
i medici, cerusici, ostetrici e farmacisti re-
gionari. Conferì la nomina al consiglio e
li sottopose alla dipendeva della magi-
S P E S P E i(\c)
stiratura, salva riguardo alle farmacie la ne corrispondente al termine della fia
visita ed ispezione dell'autorità sanitaria de'Coronari, eranvi appaiali di broccato
genernle(dellaqualc parlai a Pestilenza), d'oro e damasco rosso, non die ricchis-
Dinoi il Papa nel i 8 Ti avendo derogato siine portiere di velluto verde ricamate,
a tali disposizioni, sottopose al cardinal Sul cantone trionfava l'armadi LeoneXI,
presidente della commissione òt'Sttssidii tra quelle di (J8 cardinali con iscrizione.
le spezierie regionarie, e così i medici, i Sopra sorgeva un drago d'oro, arme di
chirurghi, le levatrici, e lo a wei tu nel voi. Gregorio A HI, con 4 din gli et ti dorati ed
LVìll,p.i48. Clemente Vili Ira i suoi esprimenti i 4 Papi usciti dalle sue crea*
famigliari ammiseGiacomoVitale speda- ture, con epigrafi e colomba raggiante.
fc,00n due servi, parte di palazzo, pane, vi- In di verse cartel le si leggevano versi e al-
no, aceto, sale, e paoli 4"^ mensili percom- tra iscrizione. Circondava tutto l'appara*
panatieo. Convien dire che ilaunnomina* to un nobilissimo fregio, ornato di lesio-
to Ciappi continuasse od essere speziale ni di verdura da'lati, ne'quali erano va-
pontificio anche di Gregorio XIV, Leone gamenle dipinte molte arme de' parenti
XI, Paolo Ve' Gregorio XV, imperocché del Papa. Il tutto fatto con grande inge-
trovo nella raccolta delle relazioni de'lo- gno , profusione e artifizio. Nello stesso
ro possessi, che fossero da lui festeggiati if)o5 pel possesso di Paolo V oriundo sa-
splendidamente,con quanto in breve vado nese, il generoso Ciappi col suo buon gu-
a dire con Cancellieri, Storia de possessi sto fece altro magnifico e superbo appa-
ra PoHte/7c/.Nel i 5<)oper Gregorio XI V, rato, che meritò la Relazione del vago e
il Ciappi solennizzò il suo possesso così, nobile apparato fatto alla spezieria del
Pulchrutn ornaluin ad instar cujusdam Drago in Banchi dal magnifico messer
Arcusex aromatibus,elaliis snae Apo- Antonio Ciappi sane se, con l' imprese,
techae rebus effectum Aromalarius qui' motti, iscrizioni, distici, epigrammi e so-
darti in medio Bancorum paraferai. In netti in lode di N. S. Papa Paolo ì/ il
quello di Leone XI nel i6o5, formò un giorno che pigliò il possesso, ec. Da qtfe*
arco con lavori e robe della spezieria leg- sto titolo e dal già dello, facilmente si può
giadramente distinti, sopra il quale erano immaginare la sontuosità disi solenni fe-
3 giovani assai ben abbigliati eco'simboli stive dimostrazioni e allegorie, potendosi
della Pace o della Giustizia, della Carità leggere in Cancellieri a p. i jc) e seg. Non
con 6 fancìullini attorno, e dell'Abbon* mancarono distribuzioni di delicati ino-
danza; questa con un gran tino dal lato staccioli, e due cori di eccellentissimi niu-
destro pieno di confetti, che andò spar« sici. Finalmente nel 162 1 pel possesso di
gendo continuamente sopra quelli della Gregorio XV il Ciappi tornì) a mostrare
cavalcata, oltre paste diverse e delicate, ilsuoriverenteamorepel Papa, congran*
mescolate con mazzetti di fiori. Vi pose deenobilemagnificenza,come sipuòap*
pure un bellissimo concerto di musiche prendere da Cancellieri a p. 189, o dalla
vocali e strumentali anche di organo, e Descrizione del vago e gentil apparato
una decorosa fontana di vino prezioso, fatto dal magnifico sig:rM. A. Ciappi se*
rappresentata da un vecchio in figura de) nese alla spezieria del Diago in Ban-
fiume Arno, ad uso di chiunque voleva chi, con tutte le poesie latine e volgari che
bere e in ispecie degli svizzeri pontificii; vi eranoinoccasionc della cavalcala che
eravi pure quella di Firenze patria del si fece, mentre N. S. Papa Gregorio A fr
Papa, cioè una donna riccamente vestita andò a torre il possesso alla chiesa La-
eìnghirlandata:percui la moltiludineche teranense, PtoinaiGs 1 . Vi furono i am-
ivi accorse fu immensa, e non senza con- sici con organo e altri musicali stilimeli-
fusione. Intorno la farmacia e sul cauto- ti, soavi cori e armoniose siufouie. Pas-
a7o SPE
saodo In cavalcata J putti getlavanocon-
fctti io abbondanza, ciambelle, biscottini,
e nane bianco a'poveri. A Chirurgo dissi
chespeziale d'Urbano Vili fu Paolo Car-
carasio che gli medicava il fonlicolo, e
perciò col suo mezzo volevasi avvelenare
da'nemici, ma egli restò doverosamente
fedele. Tale spedale avea dal palazzo a-
postolico due servi, un cavallo, porzioni
di pane, vino, acelo, sale, orzo e fieno pel
mantenimentodel cavallo, come gli altri
predecessori, e paoli £5 mensili pel com-
panatico.Queslo Papa Urbano Vili creò
cardinale il gesuita De Lugo, il quale a
favor de' poveri introdusse io Italia la pre-
ziosa china, che ad essi donava per gua-
rirli dalla febbre, onde per molto tempo
fu detta polvere De Lugo. Un'antica i-
scrizione esistente sotto un quadro nella
farmacia dell' Ospedale ili s. Spirito, rap-
presentante il cardinal De Lugo che som-
ministra per la prima volta la china a-
gl'infermi, cos'i si esprime: Cardinalis De
Lugo Peruanum Corlicem Prlmus Ro-
vine Dispensai. Rinnovata la farmacia
dall'attuale presidente della commissio-
ne degli ospedali di Roma cardinal Mo-
richini nel i85o, fu l'iscrizione conver-
tita in questo distico: Purpureus Pater
hìs solalor inaedibus aegrosz=i DeLu»
giisLim ne coriiceftb rifugo. 1 1 Piazza, Ku-
serologia di Roma trat. 12, cap. 7: Del-
l'orlo de' semplici a s. Pietro Molitorio,
dopo aver celebrato la natura sempre
grata aDio nelle sue opere naturali e mul-
tiformi, massimamente ue'semplici e lo-
ro virtù, e i principali suoi scrittori, parla
del l'accademia di semplicisti e di al tri dot-
ti nelle scienze naturali,daAlcssandroVII
aggiunta all'università romana, sull'a-
meno Monte Gianicolo, con periti prò-
fessori ecustodi per la manutenzione del-
l'orlo. Sotto il pontificato d'Alessandro
"VII in varie città la terribile acqua To-
fana produsse le più gravi sciagure: alcu-
ni dicono ignorarsi cosa sia, ma Gmelin
nella Storia generale de\'eleni, la giudi-
cò soluzione d'arsenico bianco. Nel decli-
SPE
nar di questo secolo i Carmelitani scalzi
( / '.) aprirono in Roma nel convento del-
la Scala la Bpezieria, e più tardi altra in
quello della Vittoria: da Pio Vili i reli-
giosi somministrano i medicinali alla la-
miglia pontificia, e talvolta a'Papi. Inno-
cenzo XII nel iGf)3 applicò parte degli
emolumenti delcamerlengatoallespezie-
rie regionarie per vantaggio de'poveri, e
Clemente XI lo fece eseguire. Questo Pa-
pa ebbe a speliate Gio. Pietro Paolucci,
con parte di pane e vino, sale, scope, or-
zo e fieno pel cavallo, e mensili scudi 7
e bai. 72 i/v. ne'ruoli gli speziali erano
registrati dopo i medici e prima de'chi-
rurghi.Nel ruolo del 1 706 dello stesso Pa-
pa, appresso! medici leggo: Biagio e Gia-
como .Mansueti, ed eredi di Pietro Corsi
spedali, con pane, ciambelle, vino e scu-
di io mensili, perchè in tal onorario fi
co m penetrarono a lire cose tolte per gene-
rale disposizione. Clemente XI 1*8 gen-
naioi72l ridusse lespezierie di Roma a
00 e le approvò. Nel 1 708 il Piazza pub-
blicò la Gerarchia cardinalizia, e descri-
vendo a p. G 'l3 la chiesa della ss. Tri-
nità al Monte Pincio, narra che per la fe-
sta titolare eravi immenso concorso mas-
sime di medici, semplicisti, chimici, erbo-
ra ri, a roma tari, speziali, ortolani, chirur-
ghi, fisici e altri professori delle scienze
natili ali, perchè i frati minimi conbellis-
simo e curioso apparato nobilmente nel
chiostro esponevano tutte sorti di erbe,
fiori, radiche e semplici ortensi, de'quali
si serve la medicina e come rimedi natu-
rali che secondo i precetti dell'arlesi ma-
nipolano per una ben fornita ed elegante
spezieria, che i religiosi ivi con diligenza
e industria mantenevano a sussidio del-
l'infelice umanità, insieme ad un propin-
quo giardino riservato di fiori e di sem-
plici,accurata mente col ti va ti. All'articolo
Ee.nefratei.i.i ragionai delle spezieriedi
tali religiosi ospedalieri, tanto per servi-
zio de'loro ospedali e case, che del pub-
blico senza alcuna riserva, per privilegio
concesso da'Papi e altri sovrani. Nel 1 722
SPE SPE 271
InnoocnzoXIII(nelconclavepersuamor- 6, di Pigna 3, di Campiteli! 1, di t. An-
te fu eletto speziale del sagro collegio Gio» gelo 4, di Ripa 1 , di Trastevere 7, di Bor-
vanni Mansueti) nel proibire a'regolarì go3,in tutte 79. Inoltre Benedetto XIV
li rendita de'medicinali, eccettuò le far- con breve de'24 settembre 1 7461 dispose
maciede'benefratelli. Clemente VII colla provvidenze sol tasserei conti degli »pe«
Lolla Aloisa congregatone, de'20 luglio zia li sui prezzi de'medicinali, e che in caso
1 - 33,ratificol,autorizzazione.QuindiBe* di controversie sarà di privativa giurisdi-
nedettoXI V,col molo-proprio Essendo zione de'collegi degli speziali ove esisto-
no/, de' 1 4 novembre 1 7 jo,conl'i irmando no, e negli altri luoghi I operazione fosse
il decretato da'suoi predecessori, proibì eseguita dalle commissioni sanitarie prò-
a tulti i regolari, compresi i cassi nesi, i vinciali. Col medesimo il Papa stabilì che
domenicani, i gesuiti, i minimi, di poter non possa farsi trasporto ili spezici ie da
esercitare o far esercitare l'arte farmi- un sito all'altro, se dal sito donde vuole
ceutica, fuorhé per servizio de'loro reli- uno parlire,a quello in cui in tendeandare
giosi,eche da'medesimi non si potessero non vi sia la distanza almeno di 100 can-
tiniere i medicamenti, (ninne la triaca ne, e che dal suddetto silo ad quein non
e il balsamo apopletico die loro permi- sia distante la spezieria viciniore almeno
se. I beni l'i atolli con perizia e lealtà eser- canne Go in linea retta; ed anche clie ni un
citarono l'utilissima arie, principaliuen- giovane di spezieria, matricolato 0 no,
te in Roma, Milano, Firenze, in varie cit« possa comprare spezieria, e farne il Ira-
ta di Germania e di altre parti, ove tot- sporto in qoell'istesso rione della città, in
torà fioriscono. Senza enumerare i tanti cui per più anni sia stato in qualità di
loro religiosi, decorati anco di gradi ac- giovane, odi affittuario o economo, ma
cademici, che si distinsero e ancora si di- possa bensì comprarla e trasportarla in
stinguouo nella chimica, nella farmacia altro rione totalmente distinto; e se mai
escienzeaccessorie,singolarmenteinGer- la spezieria da cui esce fosse situata nel
mania, solo ricorderò che l'attuale prò- termine di quel lai rione, e l'altra che
vinciate di Milano p. Ottavio Ferrano, vuol comprare fosse nel principio del rio-
discepolo del celebre botanico e chimico ne più vicino, dimodoché corresse fra am-
p. Innocenzo Monguzzijèbenemerito del- bo i siti poca disianza, in tal caso resti
le scienze naturali e soprattutto della chi- proibita la compra e il trasporto, e possa
mica applicata alle arti, scienza che a'gior- solo dell'una e dell'altro ottenere il per-
ni nostri ha reso tanto eminenti servigi messo, quando il posto che brama sin <li-
alla società, e tra le sue utili opere pri- stante dall'altro rione almeno 1 5o canne
meggia // corso di chimica generale ,Mi« parimenti in linea retta. Benedetto XIV
laiioi84oin 1. 1 o.ll p. Ferrano è membro ad istanza del cardinal Valenti e di altri,
effettivo dell'i, r. istituto Lombardo, va* nel 1748 col breve Quanta, eresse nel-
ri sovrani riconobbero il suo merito esi- l'università romana le cattedre di mate-
mio e benemerenze, e l'imperatore lo creò malica e di chimica, e questa special men-
cavalierc: a Milano ampliò e decorò il bel- te a istruzione de'farmacisti. Ricavo dal
l'ospedale de'suoi benefratelli. Neil 744 molo di Pio VI del 1 778, che Giacomo
Bernardini pubblicò la Descrizione del Mansueti speziale segreto aveva pane,
nuovo ri pai titnento de' Rioni di Roma, ciambelle e vino, ragguagliati a mensili
fatto per ordine di Benedetto XI J , ed e- sci idi due e bai. 9, oltre scudi 1 o pel com-
nunieròlespezieriecheconlenevano:cioè panatico, coll'obbligo di pagare scudi io
il rione Monti 8, quello di Trevi 7, di Co- il mese alla vedova Lucia de Marchi e sua
lumia 1 o, di Campo Marzo 7, di Ponte 4> famiglia. Registrai a Dogane pontificie
di Par ione 7, di Regola io, di S.Eustachio l'aumento di dazi ordinato da Pio\ l,al-
272 SPE SPE
l' introduzione di diversi generi farina- sperimenti pratici che loro si propongo-
ceulici ch'erano iucligeni. Nel molo- prò- no, tanto dal collegio medico, quanto dal
prio L' Economia, i\\ Pio VlI,de'ao no- collegio de'fai macisti. Questa matricola
vembrei 8 oo,i acuì li riformarono le ape* vale per esercitare la farmacia in tutto
sedei palazzo apostolico, quanto alla far- lo stato pontilìcio;e d'allora in poi nei me-
macia e speziale del medesimo fu slabi- dici, ne i chirurghi, né i farmacisti furono
lito il modello dell'appalto per lo spezia- più tenuti a pagar cosa alcuna al pub-
le della famiglia palatina, e ad esso asse- blico erario per la matricola di libero c-
guali sciali dieci al mese soltanto, e dipoi sercizio. Queste belle disposizioni ridon-
cessò l'uffizio. Indi col breve Exponino- daronodi mnggiordecoro al collegio far-
cir, de' i 8 giugno 1802, Bull. Borii. cont. maceutico di Roma, quanto più nobili e
1. 1 i, p. 3 i i, Pia VII confermò ad istanza speciali furono le attribuzioni che gli de-
Phat macopolanim collegiimi Anconila- rivarono. Lo studio triennale prescritto
nae, aUarumquc civitalum et lerrarum alla farmacia ; i gradi di baccellierato e
provinciae Marchine Anconilanae , la licenziato di cui debbono esser forniti gli
proibizione di Benedetto XIV a'regolari studenti, a guarentigia dellagelosa eim-
e luoghi pii di vendere i farmachi. Xe'pon- portante loro arte; l'elabora torio chimi-
tificati di Leone XII e Gregorio XVI, per co-farmaceutico costituito nell'università
le loro ottime disposizioni,grande fu l'in- romana a tutta cura dell'encomiato ro-
elemento de'professori della farmacia e mano collegio farmaceutico; resperimen-
della chimica nello slato ponlificioe spe- to pratico che ivi tiene pe'giovaui chea-
cial mente in Roma, non meno a vantag- spirano a conseguire l'alta matricola in
gio della scienza, che in tutela dell'urna- farmacia; l'interventode'suoi membri coi
nilà e del ceto farmaceutico. Leone XII cospicuo collegio medico -chirurgico per
colla celebre bolla, Quod divina Sapien- riconoscerela scienza teorico-pratica dei
f/<7,de'28agoslo 182 4, eresse la Co/fg/rgtf- candidati; la visita biennale che i membri
zione degli sludi (f.), e regolali pubblico delcollegio farmaceutico praticano in u-
insegnamento in ogni ramo di sapere e di nionedel collegio medico, ora ridotta alla
arte. La bolla, e le altre successive dispo- sola Comarca di Roma; l'autorizzazione
sizioni «Iella congregazione, confermate loro fatta di esaminar gli esercenti la ma-
da'Papi, si pubblicarono nella Colleclio scalcia e veterinaria (arte di medicare i
leguni ti ordiniitionnui, di mg.r Caterini cavalli e altre bestie inferme), nell'occa-
oraamplissimocardinale,enella&zcco&z sione della visita delle farmacie; sono te-
delle leggi, ambedue stampate d'ordine slimonianze solenni dell'interesse che per
di GregorioXVl. Promulgata la bolla di la pubblica igiene presero LeoneXlIe
Leone XII, e regolato il corso degli studi Gregorio XVI, e dimostrano altresì in
di coloro che si dedicano alla professione quanto pregio ebbero la scienza, l'arte e
farmaceutica, imponendosi per ricevere il collegio de'farmacisti. In vero, riordi-
la matricola di libero esercizio in farina- nato il regime degli sludi da Leone XII, 1
eia: due anni di corsoscolastico nelle scuo< professori della scienza farmaceutica fe«
le di chimica e botanica neh. "anno, di cero pubblica mostra cheuou era limitato
materia medica e farmacia nel 2 .°j quindi il loroslato alla manipolazione de'farma-
gli studenti prendono il gì aòoiWbaccellie- chi soltanto, ma che accoppiavano la soda
re dopo ih ."anno, dopo il 2.°la licenza o scienza della medicina. Difetti il pubbli*
licenzialo j ottenuti i due gradi, prima di co farmacista Antonio Ch'unenti dichiaro
esercitarla professione, devono consegui- nome (che mi onorò ilei donodisua dotta
re la matricola di libero esercizio. A tale opera, Elementi di ckimicajkoma 1 8.J.2),
elicilo devono subir l'esame e fare gli e- esponendosi al concorsopubblico, meritò
SPE
d'esser prescelto alla cattedra di olii mica
vacata per la morte del valente cav, Mo-
nchini, che in |>iìi luoghi celebrai, e pa-
dre ilei vivente cardinale che ne ha pub-
blicale le notizie storiche eie sue dotte
opere. Il farmacista Conti successe al d.r
Alienivi nella cattedra di farmacia pra-
tica; a questi venne surrogato il farmaci-
sta d.r Pietro L'eretti (che si è distinto nel
fare l'analisi di parecchie sostanze orga-
nico-vegetali), e al d.r Michelangelo Pog-
gioli [medico di Leone XII e Gregorio
XVI), successe il farmacista Pietro San*
ginnetti nella caltedradi botanicateorica
e praticatimi cattedratici dell'università
romana. Laonde per le benemerenze del
collegio fu inacetì tieo di liom a nella scien-
za, formando egli un apposito magistrato
della pubblica istruzione, ormai conver-
rebbe alla sua legale rappresentanza di
corpo separatogli avere la toga collegiale
col distintivo d'una fascia dissimile dal-
le altre indossate da'eollegi della univer-
sità romana, secondo;! favorevoleopina-
mento esternato nel 1 844dal collegio me-
dico-chirurgico sul vestiario in discorso.
Che i farmacisti debbono essere oppio va-
li dal col legioni edico, lo decretòClemen te
VII colla bolla la superna ìò.tr] settembre
i53o,2?u//.flo/7i.t.4>par.i,p. 96, Dell'ap-
provare gli statuti e ordinamenti del col-
legio MediciiiatMazislroruin almaeUr-
bis, cum praefinilione facultatem proto-
medici circa Aromalariorum examen,
elmedicinalium admissionem. Gregorio
XVI ampliò l'orto botanico e migliorò
il vivaio delle piante: ne parlai ne' voi.
XLVI, p. 272, L, p. 3 1 9, LI, p. 9. Ab-
biamo del d.r Carlo Donarelli professore
in botanica \ival'\ca,Euumeratiose'ninum
Ilorli botanici romani, ex collectionean.
1 838, 1840,1 843, Ilomae. Inoltre Gre-
gorio XVI nel 1 832 provvide all'abusodi
aprire pubbliche spezierie in qualunque
comune dellostato pontificio, a mezzo del
cardinal camerlengo, onde impedire col
loro soverchio numero abusi coni promet-
tenti la pubblica salute, riguardandosi
VOL. LXV1II.
SPE 273
per grave sconcerto quello d'aprir nuove
farmacie oltre il bisogno della popolazio-
ne I tappoichéae in ogni ramodindustria
la libertà di commercioè di stimolo e im-
pulso a facilitar le contrattazioni, ed a pro-
curare l'utile reciproco de' consumatori
e possidenti, in fattodi medicinali tal cosa
è nocevolissima. In fatti siccome la mas-
sima parte de'farmachi è soggetta a cor-
rompersi dopo un certo tempo, se di essi
lo speziale non abbia sulliciente smercio,
è costretto a distruggerli se onesto, ov-
vero di venderli come sono con grave de-
trimento degl'infermi; questi in tal mo-
do si comprano la morte,o l'aumentodel
male, e per lo meno il ritardo della gua-
rigione. Ne vale il dirsi, che la moltipli*
cità de'farmacisti fa nascere l'emulazio-
ne pel miglior servigio della popolazione,
mentre e trattandosi di professione che
obbliga a forti spese, sia per la provvista
di buoni farmachi di non lieve costo, sia
per la loro conservazione, sia per sosti-
tuirne altri a'guasti, non è probabilmen-
te sperabile che lo speziale quando non
abbia spaccio sufficiente e un lucro mo-
derato si tenga perfettameute in regola.
La disposizione è riportata nella citala
Raccolta delle leggi t. G,p. 1 08, ove puree
detto:>Spesse volle poi accade,ed una fu-
nesta esperienza il dimostra, che per pro-
curarsi uua più abbondante vendita, o si
pongono in segreta conventicola col me-
dico, e seco d'accordo dispendiano i ma-
lati, o danno medicinali cattivi o alme-
no inefficaci, o ne sostituiscono degli al-
tri a quelli prescritti, mentre mancano
di mezzi per avere di tutti il fornimento,
o infine non somministrano le giuste do-
si. Con questi artifizi ingannano le po-
polazioni, e sono causa che vadanoal se-
polcro molti individui, che per mancanza
di buoni medicinali non poterono ricupe-
rare la perduta salute''. Pertanto fu sta-
bilito, non potersi aprire in niuna comu-
ne dello stato alcuna nuova spezieria, sen-
za l'esplicito permesso del camerlengato,
senza il quale se aperta, verrebbe di for*
18
274 spi: spe
za biffata e chiosa; dichiarandosi le nor- ressnno la salute pubblica essendo qnel-
me per aderire all'istanze e ottenere VA- lo che riguarda l'esatta preparazione e
periatur,\n base che ad ogni 3ooo ani- conservazione, non che il regolare smer-
mesi accorda una spezieria, cioè compre- ciode'medicinali,si pubblicavanodue re-
si gli abitanti della campagna e del ter- golamenli: uno riguardante la maniera
ritorio, non già. gli esistenti in altri paesi con cui si dovcano conservare e spacciare
sebbene dipendenti dalla stessa ammini- al pubblico i medicinali semplici e com-
strazione comunale, tranne i casi di minor posti; l'altro relativo al modo col quale
popolazione e che il comune concorra al dehbonsi fare le visite delle farmacie. Ai
mantenimento del farmacista con discre- i\ue regolamenti si uni ancora la nuova
to assegno;che ogni spezieria abbia l'of- tariffa de'prezzi delle droghe e prepara-
fìcina sulle pubbliche vie e non in casa, zioni medicinali, secondo il loro attuale
con locale per il laboratorio ove si appa- valore in conimercio,che ricordai in prin-
recchiano i prodotti chimici e farmaceuti- cipio, Nola rerum petendarumj regola-
ci.esiafornitainquanlilàsufìicienleed'ot- menti e tari (Fa espressamente approvati
tima qualità di tulli i medicinali prescritti dal Papa. Si prescrisse a' semplicisti di
dalla Nola rerum petendarum del 1820, spacciare i semplici indigeni d'azione in-
dalla notificazione del camerlengato dei nocua nello stato in cui naturalmente so-
2 maggio 1 832. Dipoi con altra circolare no , meno una divisione meccanica. Si
delcardinalcamerlengode'3oaprilei834 proibì a'mercanli di esitare al pubblico
Raccolta t.g, p. qo, fu prescritto che un medicinali; non tollerandosi affatto qual-
basso speziale o semplice spacciatore di sivoglia segreto e medicina proveniente
medicinali munito della sola piccola ma- da'ciarlatani. Si permisealle corporazioni
tricola, non potesse istituire un'officina religiose, agii spedali, agli stabilimenti di
farmaceutica in una comune, ove n'esi- pubblica beneficenza, di continuare a le-
siono altre condotte da alti farmacisti, nere una privata farmacia per loro pro-
sebbene la popolazionesia in numero suf- prio uso, restando interdetta la vendila
fidente da poter sostenere una nuova al pubblico di medicinali semplici o com-
spezieria, bensì facoltizzando tali spaccia- posti, a meno che non godessero già il de-
tori d'impiegarsi come giovani in qua I- bito permesso. Le visite biennalie straor-
zile officina diretta da un altro speziale, dinarie delle farmacie, fu stabilito che si
Qualora poi il comune pel suo ristretto ordinerebbero dalla congregazione spe-
D limerò d'abitanti non avesse la possibi- ciale di sanità residente in Roma , alle
lità d'avere una farmacia condotta da un commissioni provinciali sanitarie. E sic-
alto speziale, non si avrebbe difficoltà come molti droghieri commettevano al-
d'accordare lo stabilimento d'una odici- l'estero droghe medicinali, e ne piovve-
na a basso speziale, quale spaccio di me- devano le farmacie, e alcuni di loro go-
dicinali. Nel 1 836 Gregorio XVI fece devano la facoltà di vendere a minuto la
pubblicare a'i5 novembre dal caldina- china-china, sidisposechesarebberosog-
Je segretario per gli affari di stato interni getti a visite straordinarie. La medesima
l'ordinamento delle farmacie dello stato disposizione si estese anche a'semplicisti.
pontificio, pressoi! 1. 1 4>P- ' 56 della Rac- Segue l'elenco de'medicinali che debbo-
colta delle leggi, a seconda delle altnbu- no ritenere nelle loroofìicine tutti gl'ispe-
zioni affidate a'20 luglio 1 834 a"a con" 7'a'' dello stato pontifìcio, e la tariffa dei
gregazione specialedi sanità, dopo i con- prezzi e pesi delle droghe e preparazioni
certi presi co'collegi medico chirurgici di medicinali da valere in tutte le spezierie
Iioma e di Bologna. Ivi si le""e che uno dello stato. Nel 1 838 i carmelitani scalzi
degli oggetti che più direttamente iute- proprietaridellcspezieiieinterne ne'con-
SPE
venti della Scala e ilella Vittoria, implo-
rai ono e ottennero da Gregorio XVI la
conferma degli antichi privilegi, a condi-
zione però: Che le loro spezierie fossero
soggette alla visita della polizia medica,
come tutte le altre di Roma, con esclu-
sione dal pagamento di qualunque tassa:
Che i religiosi capi speziali delle medesi-
me fossero muniti dell'alta matricola, e
della bassa i giovani e subalterni, con al-
tre norme analoghe, espresse nel decreto
della congregazione degli sludi, nel t. 2,
p. 1 57 della ricordata Collectio. Trovo
nel n.°(i3 de\GiornalediRoma del 1 8^2,
die nel Conservatorio di s. Onofrio (V.),
islituitodalservodi Diod. Vincenzo Pai-
lutti fondatore della congregazione della
Regina degli Apostoli (/.)., denomina-
to Carolino dal munifico benefattore d.
Carlo Torlonia, e diretto dalle Sorelle o
Suore o figlie ( T7 .) di s. Vincenzo de Pao-
li, oltre l'aggiunta di scuole esterne, di
cui feci parola a Scuole di Roma, dal 1 .°
aprile esso si presterebbe ancora iu aiuto
ile' poveri malati delle parrocchie di s.
Spirito, ove trovasi il pio stabilimento di
s. Maria in Traspontina, nella quale vi è
il palazzo del principe d. Alessandro Tor-
lonia, che seguendo l'esempio del carita-
tevole fratello lodato, sostiene le spese to-
tali dello stabilimento, non che a vantag-
gio della parrocchia dis. Pietro. Pertan-
to fu pubblicato, che il conservatorio dal-
la sua farmacia somministrerebbe gra-
tuitamente i medicinali necessari a quei
parrocchiani delle medesime tre parroc-
chie infermi, padri o madri di famiglia
che non potessero andare all' ospedale.
Che un medico visiterà i malati stessi de-
signati dalle suore, le quali visiterebbero
ogni giorno gl'infermi e due volte la set-
timana somministrerebbero brodoai piìi
malati. Di più, che le religiose in appo-
sito luogo del conservatorio medichereb-
bero le piaghe e i bambini all'etti da ma-
lattie umorali , cavando pure sangue a
chiunque ne avesse bisogno e di qualun-
que parrocchia. Finalmente che nello
SPI: 27 7
stesso conservatorio, in destinato locale,
si riceverebbero in 7 Ietti le più misera-
bili donne croniche sia per malattie che
per età e finché vivono, preferendosi quel*
le della parrocchia de'ss. XII Apostoli per
dimorarvi in altro suo palazzo il principe
d. Alessandro encomiato. Nel n.°26 del
Giornale di Roma del 1 8 53 si leggono
giusti elogi al principe per l'aperta ben
fornita farmacia a beneficio de' poveri
malati di 3 vastissime parrocchie, diretta
dalle zelantissimee benemerite figlie del-
la carità, coadiuvate da un apposito me-
dico e chirurgo per la cura de* detti in-
fermi; e che il principe alle gratuite me-
dicine aggiungeva largizioni di pane, di
brodo, di biancherie, di oggetti di vestia-
rio, ed anche di denaro. Che la sfera dei
suoi beneficati si era per lui ampliata a
tutta l'estesa contrada della Fungaia. Si
facevano poi voti, perchè la sua degna e
virtuosa principessa consorte d. Teresa
attuasse il lodevole progetto d'erigere un
ospedale pe' poveri cronici.
Collegio, chiesa di s. Lorenzo in Mi-
randa, e ospedale de' farmacisti di Ro-
ma,Collegium Aromatariorum.Nz\Foro
(/'.) di Roma (F.) si ammira il sontuoso
avanzo del tempio d'Antouino Pio impe-
ratore romano e dell'imperatrice Fausti-
na seniore sua moglie, ma vi è questione
e dubbi tra gli archeologi, se al primo o
al secondo degli Antonini, e alla prima
o seconda Faustina fosse consagralo. Im-
perocché Antonino Pio meritò dopo la
morie un tempio, e questo ebbe pure sua
moglie Fauslinaseniore; tempio ebbe in-
oltre Faustina loro figlia, e tempio ebbe
Marc'Aurelio Antonino suo marilo,adot-
tato per figlio dal suocero. Quanto illu-
strarono il trono Antonino e Marc'Aure-
lio colle loro virtù, altrettanto lo mac-
chiarono colle loro dissolutezze le due
Faustine. La moglie d'Antonino bella e
colta, e più famosa pe'suoi vizi, questi non
tolsero che il marito le facesse erigere
templi ed altari, facesse battere medaglie
anche dopo la sua morie e col titolo di Di-
27G SPE SPE
t'tf.FaustinamogliediMarc'Aurelio.pnri quo tempio, dopo la sua morte, dal sena-
a sua madie in bellezza e ingegno, la su- to, sebbene comunemente dicesi tempio
però in disonestà e turpitudini. Sembra d'Antonino 1' edilizio ridotto a Dogana
più probabile cbe il tempio nel 1 4 • 1 e* ( ^.)di terra; il quale tempio fu pure con-
diiìcasse Antonino asolo onoredella mo- sacralo alla moglie Faustina. Molti di-
ci o
glie Faustina seniore, ma dopo la sua segnarono questo imponente edilìzio an-
morte fu l'alto comune all'imperatore e tico, e per le sue belle proporzioni e bel*
ancor lui divinizzato dal senato. Ciò ri- lezza degl' intagli serve d' esempio agli
levasi dall'iscrizione cbe si legge stillar* studiosi di architettura. In progresso di
cbitrave del portico, ed in grandi caratte- tempo sul tempio d'Antonino Pio e Fau-
ri: Divae Faustinae Ex. S. C. Alla quale stina e nell'interna sua cella fu edifica*
fu quindi sovrapposta la seguente linea a la la chiesa di S. Lorenzo in Miranda
completare l'epigrafe di dedica: Dn'oAn- da' primitivi cristiani in onore del san-
tonino Et. Il tempio è prostilo-esastilo, to arcilevila, e vanta una data antichi*
cioè ha il portico che precedeva la cella sima. Pare che le sia attribuito il nome
solo di fronte formato da 6 colonne; nei di Miranda a causa de'meravigliosi vesti-
lati ne ha 3 compresa l'angolare, ed un gi dell'antica Roma da cui è circondata,
pilastro; le colonne sono d'un masso solo e dal grandioso avanzo elei portico del
di rnarmocarislioo cipollino con base at- tempio,come vogliono Panciroli ne Teso-
lica e capitello d'ordine corintio di mar- ri nascosti di Roma, Venuti nella Roma
mo bianco: esse sono scanalate, hanno 4 moderna ,e Nibby nella Roma neh 838.
piedi i/2didiametroe4^di altezza. L'ar- Aggiunge Panciroli, che anticamente la
cbitrave è a due fascie, il fregio ne'lati chiesa fu collegiata con capitolo di cano-
della cella è elegantissimo, ed ornalo di nici, appartenente al cardinal vescovosa-
grifìjVasi e candelabri intrecciati con fé- burbicario di Sabina, finché per mancan-
stoni per ogni riguardo ammirabili; la za del numero de'ranonici e del decoro
cornice non ha modiglioni. Le colonne della chiesa, fu data cogli annessi locali
verso il sommo scapo presentano un sol- daMai tino V con bolla degli8marzo >429
cofattoperappoggiarvi un tetto ne'lem- al collegio degli speziali di Roma,soppri-
pi delle barbarie, il quale toglieva la vi- mendo la collegiata, con tutte le ragioni
sta dell'iscrizione. Salivasi a questo tem- de'canonici e l'usufrutto de'suoi beni,per-
pio dalla viaSagra per una magnifica gra- che dappresso vi fondassero uno spedale,
dinaia di 2 1 gradini di marmo, 7 de'qua- come tosto eseguirono e rilevasi da que-
li superstiti furonotolti neh 547 e a 1 loi*a. sta iscrizione marmorea, sovrastata dallo
si trovarono molti pezzi caduti dalla de- stemma gentilizio di Martino V di casa
colazione esterna del frontespizio, fra i Colonna: Optimo principi Odiono Co-
qualiera lineano tirato da elefanti, sim- litmnae. Martino ì/ Pont. Max. — Cuius
bolo dell'apoteosi; fu inoltre estratto un auctoritatf [{ospitale ereclum annoDiìi
piedistallo di statua onoraria eretta ad MCDXXX — Colleginm Aromatario-
Antonino da'fornai di Roma coniscrizio- rum amplissimismuneribus — Ex prior
ne.iVel 181 1 scavandosi dall'amministra- fratrum elemosinis decoratimi — Grati
zione francese dinanzi a questo tempio animi signuinposuit — Anno MDCVII.
per disotterrare le basi dellecolonnesino 11 Fanucci, Opere pie di Roma,n.i i^.e
all'antico piano, come oggi si vedono, si 38: Dell'ospedale dell'arie chili spetta-
riconobbe che non eravi il reciutoimma- li, Della confratemitadis. Lorenzo dilli
ginato dagli architetti del secolo XVI. A spetialij I' Amydeno, De piotale roma-
Ma re' Aurelio Antonino, oltre \aColonna na, p. 76., De hospiliis certarum ardimi
Antonina (/".), fu innalzato un propin- arlificibus propriis, che chiama la chiesa
SPE
basilica ; il Piazza, Euscvologìo romano
(e già ne avea trattato nell'Opere pie di
Roma a p. i {.3 e6l 8), p. 62, e par. 2, p.
4>: Dell' ospedale di s.Lorenzo degli spe-
ziali in Campo Faccino, Di s. Lorenzo
in Miranda degli speziali, narrano : che
il cardinal Aslorgio Agnensi arcivescovo
di Benevento, già carissimo a Martino V,
essendo protettore dell'università dell'ar-
te degli speziali, epiesti da Nicolò V nel
14^0 lece erigere in confraternita, senza
sacchi e con 1' insegna di s. Lorenzo; e
provvedendola delle occorrenti entrate
effettuò l'erezione dell'ospedale accanto
la chiesa di s. Lorenzo, pe'giovani de'me-
desimi infermi e altri di loro professione e
bisognosi. Che gliolliziali del collegio in-
teselo al buon governo delsodalizio e del
culto della chiesa con proprio cappella-
no, e convenienti suppellettili ecclesiasti-
che con molto spleiuloie,celebrando la fe-
sta del martire titolare con magnifico ap-
parato. Che curarono il buon ordine del-
l'ospedale con diversi letti, medico e mi-
nistri inservienti, visitando i malati esoc-
correndoli con li inuline , sino alla loro
perfetta guarigione. Che maritavano con
dote di 5o scudi diverse povere zitelle o-
nesle, figlie di quelli della medesima pro-
fessione, daudo loro anche una veste. Che
celebravano molti suffragi a'Ioro defunti,
accompagnandoli alla sepoltura, facendo
pei' essi celebrar messee anniversari. Che
gl'indegni non si ammettevano né nel-
l'onorata università e consolato, né nella
cospicua confraternita. Dice Venuti che
il collegio in principio fabbricò alcune
cappelle, fra le belle io colonne che er-
roneamente chiama di granito, superbo
avanzo dell'autico tempio d'Antonino e
Faustina; ma nel 1 536 per {'Ingresso so-
lenne in Roma(f.) dell'imperatore Car-
lo V, parve cosa ben fatta al magistrato
1 0111,1110 di purgare questa classica p irte
di Ilo tu a antica dalle fabbriche moderne
che la deturpavano; e perchè meglio si
godessero le magnifiche pai ti del peristi-
lio e superstiti del tempio, iu tale occa-
SPE 277
sione fece sgombrare il portico del tem-
pio delle brutture de'bassi tempi e de-
molì le cappelle. Dipoi il collegio e uni-
versità degli speziali nel 160?. riedificò
da' fondamenti la chiesa dentro la cella
antica e nel modo che oggi si vede, con
facciata esterna al paro della fronte del-
la cella e internamente al portico, con ar-
chitetture del Torriani, rimanendo cos\
illese le colonne. La chiesa è ampia, l'in-
terno è semplice e ornato con gusto. L'ai-
tar maggiore, abbellito con colonne di
bianco e nero, ha il quadro rappresen-
tante il martirio di s. Lorenzo di Pietro
da Cortona, sostituito ad altro di Mar-
cello Venusti,e meritò l'incisione di bion-
do. Ila altri sei altari e neh.°a dritta il
quadro colla B. Vergine ed i ss. Filippo
e Giacomo apostoli è lavoro del Dome-
nichino; una copia del cav. Vanni trova-
si in sagrestia. Il collegio nel i6q3 fece
stampare i suoi statuti; in seguito a pro-
posizione del 1. "console Antonio Vendetti
nel 1 74-4-Pei" togliere l'emulazione furono
aggiunti alcuni capitoli', che Benedetto
XIV approvò -col ricordato breve; indi
conoscendosi trovate insudicienti le di-
sposizioni sulle distanze nel trasferimen-
to delle spezierie, anche per le molle se-
guite riduzioni di spezierie e per altre che
ne dovevano succedere in adempimento
del decreto approvato l'S gennaio 1721
da Clemente XI; perciò si ci'edè spedien-
te doversi stabilire la distanza almeno di
canne 200 in linea retta; che ne'siti dove
erano state ridotte le spezierie 0 che suc-
cederanno le riduzioni non possano tra-
sportar visi senza tale distanza; e che niun
giovane di spezieria, matricolato o no,
possa compra respezieria o farne traspor-
to nello stesso rione in cui per più anni
era stato giovane, affittuario o consocio,
amministratore o economo, ma bensì lo
possa in altro rione distante da quello in
cui era stato per lo meuo canne 3oo, vie-
tandosi la compra se la spezieria dell'al-
tro rione fosse vicina a quella da cui era
pai tito.Tauto appi ovòClemeuteXIV col
a78 S P E
bvevePastoris, de'5 febbraio 1771, Bull.
Hom. coni. t. 4j p- 2G7. Nel 1 787 furono
ristampati inRoma,i5to/uli ilei nobile col-
legio degli speziali di Roma. A vendo que-
sto un cardinale per proiettore, il collegio
elesse per tale nel 1829 il cardinale Gian*
francescoFalzaoappa,edil n.ffàdt] Diarie
ili lìorna descrive il solenne possesso die
ne prese l'8 agosto nella chiesa, con pom-
pa e accompagnato da'prela ti Alessi eCon-
ventati. Dopo la morte del cardinal Falza-
cappo,il protettore del collegio l'armaceli»
lieo, come coIlegÌQScientifico,è il cardinal
prefetto della congregazione degli studi,
come rispose Gregorio XVI allorché il
collegio lo supplicò per un nuovo protet-
tore. Il medesimo Gregorio XVI nella
sua decorosa restaurazione del Foro ro-
mano, piemuroso altresì mai sempre pel
decoro del di via culto, benemerito ezian-
dio del collegio farmaceutico per le con-
cesseonorificeuze,nel 1 835ordinòche un
ben inteso ponte avesse dato adito alla
chiesa perla porta maggiore, resasi inac-
cessibile dopo gli scavi del 18 1 i,e ne affidò
l'esecuzione al cardinal Tosti, ed al cav.
Gaspare Sai vi suo archi tetto, il (piale ben
corrispose alle sovrane disposizioni; poi-
ché sgombrati anche gli umili abituri ad
dossali alla pai te sinistra del tempio, si re-
se da questo lato manifesta tutta l'anti-
chità, appianandosene una via, che dal
nome religioso del Papa fu chiamala
Maurino. Tutto ricoi da la lapide con i-
scrizione collocala nelle pareti incontro
delta parte e riportala dall'avv. De Do-
minicis Tosti a p. 43 della Disseti. Dto-
peribus public! sj nonché la medaglia die
Ìi\ coniata, coll'elligie del Papa in nioz
zetta esloia, coll'epigrafe GregoriusXf £
Pont. Max. A. V, Nel rovescio è il pro-
spetto delle mera vigliose vestigia de! tem-
pio d'Antoninoe Faustina, e quello della
chiesa di s. Lorenzo in Miranda col ponte
e suo utile isolamento, col mollo : Mo-
mmi. Servala MDCCCXXXJ'. Notai a
Scuole di Roma, che presso la chiesa Gre-
gorio XV 1 donò uua casa alle suore di s.
SlJE
Giuseppe, per scuola parrocchiale e con-
vitto di povere alunne, istituzione della
contessaLiitzow.Nel i84?ilcardinalMori«
chini pubblicò la sua opera, Deg/' istituii di
pubblica carità inrtoma)o\e nel ti,p. 1 1 3
parla dell' osped.de degli speziali. Egli
dunque riferisce, che l'opera esiste tutto-
ra, poiché all'università degli speziali suc-
cesse ne'dii itti e nell'amministrazione il
collegio farmaceutico, il quale vi tiene 4
buoni letti, un sacerdote rettore, un ospe-
daliere ivi dimorante, medico e chirur-
go. Osserva, che i inalati che vi si rice-
vono sono pochi, perché oggidì i giovani
apprendisti delle farmacie sogliono esse-
re ordinariamente figli degli speziali del-
le provincie, i quali se infermano, essendo
a sudicienzaagiatijCuransi nelle case. Non
si ricevono infermi cronici, inasolo quel-
li alletti da malattieacute mediche o chi-
rurgiche. Che il pio luogo ha 800 scudi
di rendite, cheservono per la chiesa e per
l'ospedale. Rilevo dal n.'4 delle Notizie
del Giorno di Roma del 1 844> CMe "dia
chiesa dell'almo collegiofarmaceutico, ai
20 gennaioebbero luogoi funerali in suf-
fragio del defunto Filippo Ghirelli deca-
no del collegio stesso. La solenne messa
fu celebrata dal rettore della chiesa d.
Pietro NobiIi,e dopo il vangelo ileav. Gio-
vanni Corsi farmacista recitò l'orazione
funebre in lode del benemerito colle-
ga. Indi nella gran sala collegiale il cav.
Corsi prese possesso comeché promosso
alla classe de' 1 2 colleghi. Si legge nel n.°
j 06 del Giornale di Roma del 1 8 :"> o, che
ne'deplorabili tempi dell'anarchia del se-
dicente governo repubblicano, questo nel
1849 decretò e partecipò al collegio dei
farmacisti, per mezzo d'un suo funziona-
rio, la demolizione della chiesa di s. Lo-
renzo in Miranda e annessi di proprietà
del collegio medesimo, con prelesto di
mettere più allo scoperto gli antichi a-
vauzi del tempio d'Antonino e Faustina;
mentre il collegio dopo averla a proprie
Spese rifabbricata da 'fonda menti, da po-
chi mesi ne uvea operato gl'ingenti resta u-
SPI
ricon vistosa somma. Amareggiati il pre-
sidente e collegiali da gì Irisle annunzio,
e sopravvenute le anni francesi, i repub-
blicani per buona ventura sconcertali si
abbandonarono alatori di difesa e con
loro cadde il barbaro progetto. Salvata
la chiesa, ricca d' insigni memorie, per
tutto della divina pio v video za, il collegio
preseargomentodal fausto ritorno inlÀo-
ina di Pio IX (non è vero quanto ivi si
dice, cbe sino da'6 agosto 1846 avea ap-
provatogli statuti e confermati i privilegi
de'predecessori,onde furono ristampati^,
per celebrare uel maggio un solenne tri*
duodi ringraziamentoa Dio, alla B. Ver-
gine ed a s. Lorenzo, per aver preserva-
to la loro chiesa da tanto disastro, e rido-
nato alla sua sede il Papa, con Te Deutn
intuonalo da mg.1' arcivescovo Lucciardi
ora cardinal vescovo di Sinigaglia.
SP1CA eERMELLINO,or<foli eque-
stri. In Bretagna furono istituiti i cava-
lieri dell'ordine della Spica, ed i cavalieri
dell'ordine dell' Ermellino, diverso dal-
l'altro dell 'ermellino (/ ".). L'ordiuedel-
l'Ennellino fu fondalo da Giovanni IV il
/ aloroso e il Conquistatore duca di Bre-
tagna, più probabilmente verso ili 38 1.
Il collare dell'ordine si compose di due
catene, le cui estremità erano unite a due
corone ducali , ciascuna delle quali rac-
cbiudeva un ermellino fuggente. Ciascu-
na catena era di 4- spranghe, e queste for-
mate da un ermellino, sul cui capo in car-
tellino eravi il motto francese: A ma lie.
1 cartellini erano smaltati alternativa-
mente di bianco con lettere nere,e di nero
con lettere bianche. Ciascuno armellino
avea il collarecon catenioadi4o 5anelli.
Ilcollare,secondola qualità delle persone,
veniva donato da'ducbi, d'oro, dorato o
d'argento. Nell'old ine era no ammesse an-
co le donne. Sem brache Giovanni IV con
tale decorazione abbia voluto fare allu-
sione, colle due corone e il motto alle sue
due conquiste di Bretagna e d'aver per-
ciò due volte posto a rischio la sua vita;
cogli ermellini e il cullare colle caleuiue,
SPI a7<J
il cane levriere bianco di Carlo di Blois,
che abbandonò il suo padrone prima che
si combattesse la battaglia d'Auruy. I suc-
cessivi duchi di Bretagna aggiunsero al
collare dell'ermellino quello che si chia-
mò Collare della Spica o Spiga, come-
che composto di spighe di grano o biada
in forma di croci. L'iatiluziouedell'ordi-
dine della Spica, come dopo si denomi-
nò.devesi neh 448 oi45o al duca Fran-
cesco I,in occasione cheavendo gl'inglesi
minacciato la Bretagna, alcuni di essire-
caronsi dal duca a dichiararsi del suo
partito, il quale per guadagnarli fece loro
ricchi doni e die ad alcuni il collare della
spica. Altri vogliono cheFraucesco I stabi-
lisse il collare tessuto di spighe, per distri-
buirlo a'gentiluomini di minor conto; al-
tri ciò rigettano affermando che in mo-
numenti furono rappresentati con siffatto
collare la duchessa Isabella di Scozia mo-
glie di Francesco 1, e il duca Francesco
Il che lo preferì va a quello dell'ermellino.
Si vuole ancora, che Francesco I istituis-
se il collare e l'ordine della spica col mot-
to di quello dell'ermellino, in significato
di sua virtù e grandezza d'animo e corag-
gio, e per di mostrare che preferi va all'i on-
tar la morte anziché contaminare il pro-
prio animo con vili azioni, secondo l'istin-
to dell' ermellino. Dappoiché l'ermellino
o armellino, muslella erminea, è un qua-
drupede simile nella figura alla marto-
ra; nell'estate superiormente bruuo col
ventre bianco, nell'inverno diviene tutto
bianco, tranne la sommità della coda che
rimane sempre nera: inseguilo dal cac-
ciatore, se uel fuggire s'incontra nel fan-
go, per la sua singolare purità, si lascia
predare piuttosto che insozzarsi. La sua
preziosa pelle anticamente era esclusivo
ornamento de'principi, e lo è ancora, ma
fatta comune dall' eccessivo e rovinoso
itnmoralissimo Lusso (l' '.). Avvi pure al-
tra opinione che dichiara aver France-
sco I istituito l'ordine della spica, in me-
moria della somma cura che i predeces-
sori, nouLueu di lui, sempre aveano avuto
28o SPI
per rendere il pnese abbondante d'ogni
specie di granaglie. Finalmente pareo tu
pretesero,chel istituzione dell'ordine del-
la spica, con l'epigrafe: Malo moriquam
foedarÌ,che dicono comune all'altro del-
l'ermellino (ma questo piuttosto fu pro-
prio dell'altro ordine dell' A r niellino ri-
cordato), fosse un effetto della divozione
particolare di Francesco I pel ss. Sagra-
nienlo, che noi riceviamo sotto la specie
del pane rappresentalo dalla spica, e ve-
neriamo sull'altare; e die si accoppiasse
un ermellino all'insegna equestre, per ri-
cordare a' cavalieri di dover preferire la
morte che ad imbrattarsi del peccato. 11
p. Booanni, Catalogo degli ordini eque'
stri, p. i o4, ne riporta la figura con ve-
ste di damasco bianco foderata di rosso,
sopra di cui è l'insegna dell'ordine for-
mata da 4 spighe d'oro disposte in forma
di croce; ed aggiunge che a'cavalieri era
prescritta la coltura del grano, col quale
si doveano fabbricare le Ostie( P.) da con-
sacrarsi.
SPIGAZ.Sede vescovile di Pisidia nel-
l'Asia minore, sotto il patriarcato di Co-
stantinopoli, di cui non mi riuscì trovare
notizia ne'geografi,esolo ne'registri conci-
storiali leggo: SpigaZjiSbrgoce/Zj titolo ve-
scovile in partibus del simile patriarcato
di Costantinopoli, che conferisce il Papa.
SPILLONI e SPILLE. F. Specchio e
Pailio.
SPINA Giuseppe, Cardinale. Nacque
il i 2 marzo 1706 in Sarzana da'nobili ge-
mini i, beri presto fu mandalo all'univer-
sità di Pisa, allo studio delle scienze le-
gali, indi si recò a Roma per continuar-
le, ove colla pietà, col l'ingegno e con o-
perazioni virtuose si rese segnalatoe chia-
ro. Divenne uditore del maggiordomo di
Pio VI, il quale apprezzandone il meri-
to lo dichiarò prelato domestico e refe-
rendario di segnatura, del qual tribuna-
le poi Io fece votante. Narra il Semeria,
Stona ecclesiastica di Genova e della Li-
guna p.i i^, cliC neh 796 ripalriò, ove
mg.r Giaggioli suo vescovo gli confai gli
SPI
ordini sacri e il sacerdozio nella casa della
Missione: trovandosi tale storico alla sua
ordinazione, testifica che tutti rimasero
grandemente edificati elei la vivissimi) sua
pietà e singolar modestia. Intanto dila-
tando la repubblica francese l'invasione
d' Italia, occupò ancora e democratizzò
lo stato pontificio, detronizzò Pio VI e
prigione lo tolse a'20 febbraio 1798 dal
Valicano e condusse a Siena (V.). Il Bai*
dassari nella Relazione delle avversitele
patimenti di Pio ti, che lo seguì qual
segretario del maestro di camera mg.r
Caracciolo, preziose notizie pubblicando
sull'ultimo periodo di vita del glorioso
Papa, importanti pure sono quelle che ci
die dell'illustre prelato. Adunque ne par-
lai nella biografia di Pio PI, equi dirò
col medesimo che mg.r Spina dopo la pro-
clamazione deli'efiiinera repubblica ro-
mana, vide la necessità di tornare in pa-
tria, e desiderando dì non rimanere con-
fuso tra il clero inferiore, dappoiché avea
tenuto il detto grado nella curia roma-
na, domandò per mediazione del cardi-
nal Giuseppe Doria un vescovato in par-
tibus infidclium. Pio VI I' esaudì, e at-
tesa la condizione di que' giorni procel-
losi derogando alle forme consuete, gli
die per rescritto il titolo arcivescovile di
Corinto, e lo rimarcai in quell'articolo,
concedendogli eziandio che in qualunque
tempo e da qualunque tra' vescovi cat-
tolici si potesse far consagrare. Stava egli
per uscir da Roma precisamente quan-
do si stabilì che il Papa andrebbe esule
in Toscana, onde il detto cardinale com-
mise allo Spina di recare le lettere all'ar-
civescovo di Siena, al nunzio di Firenze
Odescalchi, ed a'ministri del granduca,
che gli avvisavano dell' imminente ve-
nuta di Pio VI. La qual incombenza fu
da lui eseguita con ogni prestezza] e a-
vanli che il Papa arrivasse a Siena, egli
eravi tornato da Firenze, e però non gli
fu vietato che continuasse a dimorarvi.
Ma non abitava nel convento degli ago-
stiniani residenza pontificia, e viveva a
SPI S1M b8i
sue spese. Solamente reca fasi spesso dal Proseguendo il viaggio con disagio del
Papa, e questi spesso gli commetteva l'è- vecchio e infermo Pontefice, che a'.'5o a-
sauie di suppliche importanti, ali. ni sca- pitie entrò in Francia, per SUO maggior
brusi, e in iscritto ne voleva il parere. Era cordoglio gli fu tolto a Briancon il oiag-
egiì mollo sagace e ben pratico delle leg* giordomo, il maestro di camera, il se*
gi ecclesiastiche e civili^ spedilo ne'suoi gretario e altri famigliari, cioè il conl'es-
lavori e pacìentissimo della fatica, llac- sore e Io storico Baldassari. Arrivato l'in*
contai a RlTI, che quando Pio VI formò felice e perseguitato Pio \ I a'i.j. luglio
una congregazione in Siena per appro- a Paletta, ivi fu stabilita la sua dimo-
rare il culto immemorabile del b. Andrea ra, e ad istanza del cav. Labrador mi-
Gallerani,ne nominò segretario il prelato, lustro di Spagna, 111 permesso allo Spi-
A cagione del terremoto Pio VI parli da no e agli altri che in della città altendes-
Sieua il i ."giugno 1 798, e passò ad ahi- sero il Papa e riprendessero i loro ulli-
tare alla Certosa di Firenze; ma nel di zi, con indicibile consolazione dell'alliaii-
Beguentecon pena del Papa i francesi le- to capo della Chiesa, che il direttorio di
cero allontanare il suo nipote duca Bra« Francia chiamava Vex Papa. Andando
sebi che faceva da maggiordomo. Onde di giorno in giorno la sua debole salute
ing.r Caracciolo che in Siena avea ten- declinando, mg.1' Spina gli somministrò
tato d'annoverare lo Spina si abile tra i il santo Viatico e l'estrema unzione: co-
pochi famigliari pontificii, dopo tal par- minciata l'agonia gli die la benedizione
lenza rinnovò a Pio VI le sue doinan- papale in arridilo morlis, e spirò placi-
de sino allora infruttuose, pregando che damente nel bacio del Signore il '29 a-
al duca si surrogasse lo Spina. Il Papa goslo. Il prelato restò esecutore testamen-
dopodiaverei pensato per qualche gioruo lario, pose il suo sigillo sulla cassa in cui
vi acconsenti, onde io lo posi nella serie fu posto il cadavere, e ne'novendiali Ce*
de' Maggiordomi j ed il prelato si stabili lebrò la messa e fece l'assoluzione. Scris-
ad abitare nella Certosa, e restò sempre se subito al cardinale decano del sagro
al fianco di Pio VI, prestandogli amo- collegio la morte del Papa, acciò si adu-
revole, decoroso, utile e indefesso servi- nasse. per l'elezione del successore, come
gio. E passali alcuni mesi, avendo desi- il più elevato in dignità della piccola corte
derato di ricevere l'ordine episcopale, il papale; e poco dopo potè ossequiare In-
cardinale Lorenzana, assistito dal nun- li a par te venuto in Valenza reduce dalla
zio Odescalchi arcivescovo d'Iconio, e da spedizione dell'Egitto, e divenuto primo
Selvi vescovo di Grosseto, lo consagrò ai console non polè ottenere ili trasportare
3o settembre nella chiesa interiore della il cadavere in Roma, di che era ausiosis-
Cerlosa,alla presenza de'monaci incoro, s'uno giusta il volere del venerando de-
e del Papa in rocchetto e uiozzelta.Trovo finito, per cui dalla cittadella fu sotler-
ueUeNotizie dilìoma, che a' iq novembre rato nel cimitero comune. Addolorato di
Pio VI lo nominò vescovo assistente al ciò lo Spina parti per l'Italia, ed in \ e-
soglio pontificio. I francesi nel 1 7<)<) or- tiezia ov'erasi unito in conclave il sagro
dinarooo che Pio VI fosse condotto in collegio de'cardinali recò l'anello pesca-
Fr ancia 3 onde a'27 marzo parli co'suoi torio, ben accolto per le sue benemeren-
dalla Certosa, indi in Farina a'2 aprile ze e intrepidezza, e per essere stalo l'av-
l'arcivescovoSpina accettò di poi tare quei venturoso compagno delle illustri sven-
carichi e gravi incombenze che in Tosca- ture del gran Pontefice. Eletto Pio VII
na avea sostenute mg.' Odescalchi, per nel marzo 1800 gli dimostrò tutta Li sua
tutti gli aliali della Chiesa e la corrispon- stima, ed ambedue tornarono in Roma,
tlcuza coi nunzi, aiutato dal Buldassuri. Ivi nell'agosto il Papato spedi iu Frau-
28i SPI
eia coll'importantissima missione di trat-
tare il celebre Concordato fra Pio EU
eia repubblica francese (E.) diretta da
Boria par te i.°ccnsole, dichiarandolo ple-
nipotenziario insieme al cardinal Consal-
vi e al p. Caselli poi cardinale qual teolo-
go consultore, e con essi, Bonaparte, Cre-
tet e Derider lo sottoscrisse ai l5 luglio
iSoi. Sebbene del concordalo ne ubbia
riparlato a Francia e in altri articoli, co-
me a Legato, se ne ponno leggere gli alti
nel Bull. Rum. coni. t. i i, p. i 7 5, Con-
vendo e nomina de'plenipotenziari; a p.
187 la lettera Jam multa, agli arcivesco-
vi e vescovi delle sedi soppresse, perchè le
rassegnassero, e le disposizioni per la nuo-
va circoscrizione di diocesi; a p. 208 la
boli.» Ecclesia Christi} per la conferma
del convenuto da' plenipotenziari ; a p.
245 la bolla Qui Chris ti Domini , per la
soppressione delle sedi, e l'erezione di 1 o
arcivescovati e 5o vescovati. Dopo aver
terminato la trattazione degli affari con
soddisfazione del Papa, a nome di questi
domandò a Bonaparte che volesse accon-
sentire alla traslazione del corpo di Pio VI,
ed avendone conseguito il permesso, come
fedele compagno de'suoi patimenti e che
ne uvea ricevutogli ultimi anelili, Pio VII
l'incaricò del pietoso onore di accompa-
gnare il prezioso cadavere in Roma; ed
u'io gennaio gli fu consegnato insieme
co' precordi. Nella biografia di Pio ^/ri-
portai la descrizione del solenne traspor-
to,duello dall'amore pel defunto di mg.
Spina. Il Semeria osserva, che il viaggio
in parte fu per la via di mare, ed una fu-
riosa tempesta imperversò quando la fe-
luca era in vicinanza di Monaco degli sta-
ti sardi. E qui dovè sbarcare per salvar-
si dal naufragio, o perchè la divina prov-
videnza voleva che gli abitanti di quella
cillà riparassero all'ingiuria già fatta a
Pio VI vivente. Imperocché nel 1792-0,3
in Monaco alcuni empi e iuiquissimi uo-
mini, avendo fatta una figura di paglia
rappresentante quel Papa, dopo averla
portata girando per le vie co' più bruta -
SPI
li insulti, e colle più ingiuriose bestem-
mie, giunti in piazza diedero fuoco alla
paglia, e la figura fu bruciata tra gli schia-
mazzi esultanti di que'scellerati. Sbarcan-
do adunque il prelato in Monaco, la fune-
bre cassa di Pio VI fu portata in chiesa,
ove si cantò solennissima messa dal cle-
ro e dal popolo in suffragio dell'estinto e
oltraggiato Papa. E così l'espiazione del
grave delitto fu giusta: era quella la 1.'
funzione solenne e religiosa che Pio VI
defunto riceveva in un luogo d'Italia ove
vivente avea sofferto il maggior alfronto.
Altre solenni esequie si celebrarono anco-
ra in Genova,e\u Sarzana (E.) patria del
prelato, e in altri luoghi. Finalmente con
splendidissima pompa ai 17 febbraio il
pontificio cadavere fece il suo trionfale in-
gresso in Roma, incedendo mg.r Spina
innanzi al feretro o letto su cui era sta-
ta magnificamente collocata la cassa, ri-
cevuta sulla porta della basilica Vaticana
da Pio VII e dai cardinali, e nella sera
si fece la ricognizione del cadavere e dei
precordi, indi seguirono que'sontuosi fu-
nerali che egualmente descrissi nel citato
articolo. Colmo di meriti il prelato ver-
so Pio VI e la Chiesa nel concluso trat-
tato con Francia, Pio VII chea'23 feb-
braio 180 ilo avea creato cardinale pre-
te e riservato in petto, poscia a'20. mar-
zo 1802 lo pubblicò e gli attribuì per ti-
tolo la chiesa di s. Agnese fuori le mura,
indi a' 24 maggio lo fece arcivescovo di
Genova. I Precordi (E.) di Pio VI es-
sendo stati richiesti dal governo francese
e da'valentini, furono coll'asseuso di Pio
VII e per cura del cardinale riportali a
Valenza, con quel decoroso trasporto che
pur descrissi nella biografia di Pio VI.
Nel 1 806 il Papa fece la 1 .a circoscrizione
delle diocesi sulfraganee di GcrtOi'fl,della
quale e delle altre da lui operate poi, ne
trattai in quell'articolo. Il cardinale tro-
vossi in tempi difficilissimi e nelle più do-
lorose circostanze dell'occupazione che fe-
ce Bonaparte, divenuto ÌNapoleoue I im-
peratore ilei francesi, di Genova e della
SPI
Liguria, di Roma ecidio stato pontificio,
facendo imprigionare a*6 luglio i 8o<) Pio
A 11 e tradurlo a Savonaj tro tossì nella
•oppressione generale di tutti gli ordini
monastici, nelle calamità dulia Chiesa e
dell'arcidiocesijedin tuttequeste luttuose
vicende, dice Semeria, se egli disse e o-
però qualche cosa da doversene poi pen-
tire, non tralasciò però inai di mostrar
zelo e fermezza per la difesa della Chie-
sa, e per la liberazione di l'io VII. Ba-
catosi a Parigi, fu nel numero Ut' Cardi-
nali rossi, per aver assistito nel i 8 i o al-
leceremoniedel matrimonio di Napoleo-
ne I coll'arciduchessa M. "Luisa, per quan-
ta rilevai nella biografia di Pio VII. Ivi
nel i ci i i intervenne al concilio nazionale
di Parigi (V.)j che l'imperatore aveva
convocato per far decidere sopra la ca-
nonica istituzione de' vescovi dell' impe-
ro, senza I' intervento della santa Sede.
Trattando di questa questione i prelati,
proposero di mandare all'imperatore una
lettera o indirizzo, come dicevasi : se ne
lesse il progetto a'26 giugno in pubbli-
ca adunanza, la quale lettura finita, Ga-
spare Massimiliano Drosle di Vischering
vescovo di Gerico e sulfraganeo di Mùu
ster, propose a' padri d' inserirvi, che il
concilio reclamava la libertà del Papa de-
tenuto in Savona. Inserirvi questa doman-
da sembrò ad alcuni cosa importuna; ma
altri vescovi generosamente l'appoggia-
rono : si eccitò quindi tra gli uni e gli al-
tri qualche rumore, ma tornala la cal-
ma e proposta del cardinal Fesch la cosa
al comune giudizio, la maggiorità de'voti
fu doversi differire ad altro tempo la do-
manda della liberazionedi l'io V 11. Il car-
dinal Spina però, vedendo che altro di
piìi non potevasi per allora conseguire,
fece istanza che fosse inserito nel proces-
so verbale, che la proposizione era sta-
ta fatta, ma che l'esecuzione ne fu diffe-
rita sin ad un tempo favorevole, ciò che
appunto fu da lutti adottalo. Accorto e
savissimo spediente fu questo del cardi-
nale, imperocché il processo verbale ve-
SPI 283
rendo poi a leggersi dall'imperatore, ne-
cessariamente gli dava ad intendere che
il volo dei padri prima di trattare altre
questioni, eia quello della liberazione di
l'io VII. Sciolto il concilio, il cardinale fe-
ce ritorno a Genova,ove seguitò ad occu-
parsi incessantemente di tutto ilsuo greg-
ge.Vinto Napoleone I dalle truppe allea-
te, eil espulso dalla Francia, SÌ proclamò
neh8i4 la pi«ce generale, ed allora eb-
be Genova nel suo amatissimo pastore
un nuovo luminoso esempio di virtù. Ri-
correndo la festa dell'Immacolata Con-
cezione della lì. Vergine, pronunziò dal-
la sua cattedrale nel duomo un' omelia
nella (piale dichiarò. Essere egli trascor-
so sotto il passato governo francese fuori
i giusti limiti del proprio dovere in molli
incontri, e segnatamente nell'estensione
d'alcune sue lettere pastorali, per aver
in esse troppo efficacemente inculcato alla
patria gioventù d'ubbidire a chi (Napo-
leone Bonaparte) esigeva con inesorabi-
le durezza tante odiose e inique coscrizioni
militari. Non aver potuto che piangere
e sospirare amaramente innanzi l'Altis-
simo sopra la strage desolatrice che si fa-
ceva del fiore de'cari suoi figli, strage non
solo di corpi, ma quello che è più delle
anime, che sotto l'irreligioso sistema d'al-
lora andavano pressoché ad una mani-
festa perdizione. Che vedeva l'oggetto al
quale miravano tante guerre sanguino-
sissime; e questo motivo l'avrebbe dovu-
to ritrarre dall' aderire alle «pianto in-
sidiose, altrettanto imperiose domande
di chi allora per gl'imperscrutabili giu-
dizii di Dio, teneva sotto il giogo della
più dura servitù il mondo intero; ma l'a-
mor suo pei diocesani gli rappresenta-
va per una parte l'inutilità di sua oppo-
sizione, e per l'altra gli dipingeva alfa,
gitata immaginazione i tanti funestissimi
mali, che ne sarebbero piombali sui ge-
novesi. Se a vea dunque qualche volta tra-
scorso in qualche tratto di soverchia in-
dulgenza, in verità poteva dire che non
fu per alcun riguardo a lui, ma pi otto-
a84 SPI
sto per forza ili quell' amore che lo le-
l.,, vì» al gregge, né dire tali cose per nieii-
dicare da esso approvazioni. Essersi poi
Leu convinto che avrebbe meglio prov-
veduto all'edificazione tle'f'edeli, se rimet-
tendo alla divina provvidenza le conse-
guenze, si fosse attenuto ad un costante
sistema di fortezza, di cui in molti incon-
tri ne aveu sperimentati felici successi. Nel
i 8 i 5 essendo Napoleone I ricomparso in
Francia, e .Murai minacciando lo stalo
pontificio,Pio VII co'cardinali nell'aprile
riparò a Genova, ricevuto con ogni ma-
niera ili venerazione dal cardinale, il qua-
le nello funzione solenne della coronazio-
ne elle fece d Papa della .Madonna di Sa-
vona, cantò la messa alla presenza ezian-
dio della real corte. Nell'islesso anno a-
•vendolo Pio-Vii fallo amministratore del
vescovato di Brugnato, ne fu munifico
benefattore in vita e in morie, al modo
che lo celebrai a Sarzaxa, dicendo dell'u-
nione di questa a Ci ugnato. Nel settem-
bre! 8 iG rinunciò l'arcivescovato di Gè-
nova, per recarsi in Roma, e poi come
notai in quell' articolo, in morte lasciò
al seminario la sua copiosa biblioteca, al
capitolo gli arredi e vasi sagri, pastora-
le e altri pezzi d'argento doralo, 1000
lire a' poveri della parrocchia di s. An-
drea ili borsone e alla chiesa molle sup-
pelletlili preziose, olire la pianeta di te-
la d'argento ricamata in oro al santua-
rio di Monte Allegro di Rapallo. Dopo
la sua partenza da Geuova meglio si sep-
pero le lante sue limosine che dispensa-
va segreta mente al le monache espulse dai
monasteri e disperse in case privale do-
po la soppressione, alle famiglie indigen-
ti, e a tanti bisognosi di ogni specie. Nel
tetfipo della dominazione napoleonica,lra
i suoi pioventi, quelli dell'arcivescovato,
e quelli d'elemosiniere della principessa
Paolina sorella dell' imperatore, aveva
l'annua rendila di più che 5o,ooo lire;
ed i poveri e le chiese li consuma vano (pia-
si iuleramente,anzi per soccorrere a tut-
ti s' indusse u vendere porzione del pio-
SPI
prio patrimonio. Ritornato a Roma, so-
stenne uffìzi della più alta importanza, e
nello stessoi8i6 Pio VII l'inviò legato
a Forlì, ove restò per un triennio, pas-
sando nel declinar del 1818 a legato di
Bologna. Frattanto nel 1820 la rivoluzio-
ne del regno ili Sicilia minacciando il re-
sto della penisola italiana e l'Europa, i
Sovrani d' Austria, Prussia e Russia coi
ministri delle altre potenze, dopo le con-
ferenze tenute a Troppau per porvi ef-
licace rimedio, passarono neh 821 a te-
nere congresso in Lubiana, nel quale il
Papa inviò per suo rappresentante il car-
dinale, con mg.r Mazio poi cardinale, e
per la seguita sollevazione ili Piemonte,
il congresso si occupò pure di vincerla:
terminarono le conferenze a' 1 2 maggio,
decretandosi di riprenderle a Verona nel
1822. Ivi nell'ottobre si cominciarono
cui cardinale rappresentante di Pio VII,
per discutersi lo sgombramene de'tede-
schi dalla Sicilia, rigori contro la tratta
degli Schiavi, la rivoluzione di Grecia,
l'indipendenza delle colonie di Spagna^
l'insurrezione di questa : il congresso si
disciolse alla mela di dicembre. In que-
sto e in quello di Lubiana il card ina le nuo-
va mente die saggio di uomo di stato e dei
suoi talenti. Coulinuando e confermato
legato di Bologna, già il Papa a'21 feb-
braio 1820 I' avea preconizzato vescovo
su bu rbica rio dil'ales trina. Governò le due
ragguardevoli provincie in tempi perico-
losi, e vi mantenne la quiete e il buon
ordine con pari moderazione ed energia.
11 (Verini, Memorie sloriche della Limi-
giana 1. 1, p.i47> c' die una breve bio-
grafia del cardinale, e riferisce che fu la
delizia de'popoli forlivesi e bolognesi, che
pe' suoi buoni consigli mantenne la giu-
stizia, aumentò la pace e la sicurezza dei
cittadini; e disse il vero, poiché ancora è
in onore il suo nome nelle due legazioni.
Morto l'io VII nell'agosto 1820, da Bo-
logna si recò al conclave, ove nel seguen-
te mese fu elei lo Leone XII, che nel 1 824
lo dichiarò prefetto della Segnatura di
SPI SPI 28 ~
giustizia, tribunale supremo di Roma ; teesmvene'modi: mnstiòscmpreottiiuo
carica die come le altre esercitò con e- cuore,zeloepietà,efornitodialtrequalita
guai zelo, prudenza, accorgimento e in- egregie che rifulsero nella sua luminosa
telligenza. Egli inoltre,e come si legge nel- carriera. I consueti funerali Furono cele-
le Rotàie di Roma, appartenne alle con- brati nella chiesa di s. Andrea delleFratte,
gregazioni de' vescovi e regolari, del con- e quindi secondo il suo volere fu tra spot'-
cilio, propaganda, indice, ceremoniale, e- tato nel 1 <S?.r) il suo cadavere nella calte-
sauie de'vescovi in s. canoni, fabbrica di diale di Pale-trina, e tumulato rimpetlo
s. Pietro, acque, economica, e di quella al la cattedra vescovi le, dopo decorose ese-
dei la vigilanza di Leone XII. Fu protei- quie fatte dal capitolo a spese dell'ereditò.
ture della congregazione di s. Girolamo 11 celebre cardinal Rivarola, corrispon-
della Carità, del monastero de'ss. Giaco- dendo alla fiducia riposta in lui dal deton-
ino e Maddalena alla Lungara, dell'ar- to, a perenne memoria ivi fece porre in
ciconfraternita di s. Maria Salus infirmo- basso rilievo di marmo il ritratto delcar-
/7///2 edis. Ivo della Curia romana, e del- dinaie, con onorevole iscrizione die si può
la confraternitadel ss. Crocefisso di Mor- leggere nel n."4o delle Nolizìt del giorno
lupo. Infermiccio da molto tempo,a'6 no- di Roma del 1829.
vembre 1 828 fu assalito da gagliarda feb- SPINE (SS.), reliquie insigni. Sanctis-
bre perniciosa, gastrica e umorale: tutti simis Spìnis. Le acute e pungeritissime
i soccorsi dell'aite furono inutili, e la se- spine furono santificate da Gc^u Cristo
ra de' i3 munito di tutti i conforti di no- (F.) nella sua dolorosa Passione (I7.) e
stia s. religione, con sentimenti di distia- crocefissioue. Rifugge il pensiero dall or-
na rassegnazione rese lo spirito a Dio, in rendo spettacolo, che gli Evangelisti me-
Roma.d'anni 7 3 non compiti. Il n.°c)2 del desimi ricusarono di descrivere, conten-
Diario di Roma ne annunziò con grave tandosi di accennarlo, senza dire di quali
dispiacere la perdita, con un cenno bio- specie di spine fo coronato; né può ri-
grafico, dichiarando che la sua morte fu cordarsi senza fremito d'indegnazione a
compianta generalmente, ed il suo nome quali vergogne, a quali vituperi venne il
resta segnato negli annali della Chiesa e Redentore sottoposto dalle turbe forsen-
dello stato, ed io col Semeria aggiungerò nate e crudeli, che in Ini più non rigum--
e di quelli di sua diocesi in modo speciale, davano l'acclamato dagli Rosanna (/ .),
Usuo testamento sarà un monumento pe- ma la persona disprezzata dal volubile pò-
renne delle liberalità che esercitò viven- polo, e dovuta a supplizio d'infamia. Ri-
do.Amorevoleco'famigliari Iasciòloro vi- pillato innocente dal romano preside Pi-
talizia pensione, ed oltre le sullodate di- lato, Erode irritalo dal silenzio del Sai-
sposizioni, altri utensili sagri lasciò alle valore lo dichiarò pazzo e fecelo vestire
chiese di Palestrina e di Sarzana; dispo- di bianca veste, come s' egli fosse re da
nendo altresì che nella morte di Amati scherno, al dire d'alcuni, ma veramente
suo nipote, tutti i suoi beni, che somma- la veste candida presso i giudei non era
vano a circa 1 2,000 lire di rendite, s'im- abito reale, bensì la porpora rome alferma
piegasseroa erigere in Sarzana sua patria Gioselfo. Ma il Sinedrio (/ .) per l'odio
un conservatorio di religiose per la pub- de'sacerdoti e l'ipocrisia farisaica non ces-
blicaeducazioneeistruzionedellefanciul- sando da' suoi furori, preferendo la sua
le,e per istituirei! pubblico insegnamento morte a quella dell'iniquo Barabba, per
de' fratelli delle scuole cristiane. Faccio placarli tentò Pilato un altro mezzo, la
eco al Gerini, con celebrare il cardinal Flagellazione alla Colonna (A'.), pena
Spina, per uomo di mente pacifica, di dolorosa e infamante. Modello di divina
rulliuala esperienza, urbanodelicalamen- mansuetudine e pazienza, ricevè quella
286 SPI SPI
tempesta di colpi spietati, senza muovere la ss. Corona di spine del Signore, abhor-
lamento a tanta ingiustizia e crudeltà, rivanodì mettersi in capo le corone di fio-
grondante del suoprezioso Sangue (/*.). ri, usate da'gentili. In memoria della ss.
Aggiungendo oltraggi a motteggi, venne Corona di spine del Signore, sino da'pri-
Gesu per isclierno ravvolto in un logoro mi tempi della Chiesa, portarono gli ec-
paludamento o clamide di porpora, co- clesiastici la corona de caprili, e che ciò
ronato in capo con Corona di spine (F.) facessero gli stessi apostoli, e da essi per
acutissime, e nelle mani gli fu posta una tradizione passasse alla Chiesa, lo sosten-
canna per scettro; e poi beffilo con false ne per cosa certa Reda e altri scrittori,
adorazioni, denudato di quelle ridicole re* Tuttavolla si può vedere Tonsura. No-
gie insegne, lasciatagli per tormento la co- tai a Gerusalemmi;, che dopo la sua con-
nina in capo (altri dicono ignorarsi se gli quistadeVrore .w'g/irt//,acclamaloreil pio
fu tolta allorché gli levarono la porpora e valoroso"GofTredo,ricusò il diadema d*o«
e la canna), fu barbaramente crocefisso io e gli onori reali, dicendo ch'egli non
sulla Croce {f7.)t col T'itolo (/".) di Jesus accetterebbe mai una corona preziosa e
Nazarena* I\exJudaeorum,e. conficcato uno scettro, in una citta dove il Salvato-
in essa con Chiodi ( V.), abbeverato con re del mondo era stato coronalo di spine,
Sponga (/■'.) inzuppata d'aceto e fiele, spi- e scettrato dì vuota canna. Si vuole che
rò sul Calvario e fu lacerato nel costa- accettasse una corona di lucente paglia, e
lo colla Lancia (P .); finalmente ravvol- altri dicono che pr^se una corona di spi-
to nella s. Sindone^ /'.^secondo il costume ne simile a quella del Redentore. Giàdi-
degli ebrei che ricordai nel voi. XXX li, chiarai a Re, che Costantino I avea posto
p. 88, fu colla corona di spine e i chiodi sopra la Corona imperiale {?•) d salu-
depcslo nel s. Sepolcro (/''.); la croce nou tare segno della Croce, ciò che altri at-
capeudovi fu collocata in qualche vicina Imbuiscono a 'successori : così quell'istru-
spelonca. Tulli gì' {strumenti della pas- mento d'obbrobrio e d'infamia, salititi -
Mone e morte del Redentore, si conserva- calo e nobilitato dal Salvatore, divenne
rono sino da' primitivi cristiani a guisa il principale ornamento della Coronai/ti-
di trofei di vittoria, con grandissima di- penale, della Corona reale e di altri so-
vozione, operando Iddio per essi molte vrani, e della triplice corona del TV/re -
grazie e miracoli. I luoghi santificati dal gno pontificio (/ '.), non che dello Scel-
Salvatore, tuttora si tengono per sanli, tro (^■), distintivo caratteristico del po-
come celebrai a Siria e in tanti articoli, tere sovrano, al quale articolo dissi pure
Persino la terra di essi e particolarmente che fu posta sul globo imperiale, deno-
quella presso il s. Sepolcro, con fede rac- tante il mondo e altra insegna imperia-
colla ne' Pellegrinaggi, operò virtù con- le, e che la croce stessa servì di scettro,
tro l'infermità, e contro gli spiriti mali- Delle medesime ss. Spine della ss. Coro-
gni, come riferisce s. Agostino. Tuttique- na del Signore abbiamo iris. Gregorio
sti Uh omenti della passione e morte di di Tours, che per divina virtù a suo tempo
Gesù Cristo, che servirono a preparare e conservavano verdi. Non è vero che la
consumarci! suoeroicosagrifizio,laChie- ss. Corona di spine fosse formata digiun-
sa venera ancora con tenera divozione, e chi mai ini, poiché chiaramente s. Gio-
quali inestimabili preziosissimi tesori con- vanni e s. Luca affermano, che fu di spi -
serva; celebrandone la festa con uffizio e ne: Pleclentes corouam de spiuiste so-
messa, e meditandoli nelle pie sue prati- nodifferentissimele spinedal giunco, nel
che, come del Rosario e della Via Crii- tronco e ne' rami, nel qual giunco non
CU (/'.). Gli antichi cristiani, al dire di s. vi è spina di sorte alcun i, ma solamen-
Ciemente Alessandrino, per riverenza al- le le sue sommità finiscono in ispine. E
SPI SPI aH7
certamente quelle che tuttorngelosamen- mercoledì, giovedì e venerdì santo si e-
tesi conservano, non sono di giunco, ma sposero all'adorazione de'fedeli, e che nel
di vero spino. Raccontai a ss. Corona di sabato santo furono trasportate dal ca-
si'inf. di (Vesti Cristo, che pervenuta nelle pitolo metropolitano nel tesorodella stes-
■Mai diBaldovino li imperatore latino di sa cattedrale. La festa della traslazione
Costantinopoli (ove come dissi aREMQÙIA della ss. Corona di spine da Venezia in
si raccolsero le più insigni reliquie,e don- Francia si celebra l'i i agosto, quella del-
de poi si sparsero pel mondo), assediato le ss. Spine a'2.5 o 26 aprile. Racconta
eglie minacciato in lai città da'saraceni Amiani nelle Memorie di Fano, che U-
e da' greci dell'estrema rovina, si trovò gone del Cassero ossia della Berarda por-
costretto a darla in pegno, per così dire, tò da Gerusalemme,con altre insigni reli-
a' veneziani per una somma considera- quie,3 ss. Spine, le quali nel venerdì san-
bile di denaro. Avendo poi s. Luigi IX to germogliavano alcuni piccoli fiori si-
re di Francia intrapreso la crociata per unii a quelli del sambuco. Le sagra t issi-
la liberazione della Palestina dai omo- me Spine pervenute in potere delle ago-
mettani, e soccorso lialdovino II, questi stimane Trinitarie di Fano, nel i 5i i pas-
neli?.3q in testimonianza di riconoscen- sando nel monastero di s. Daniele le Ira-
ta gli olhì la ss. Corona di spine del Si- sportarono nella sua chiesa della basili"
gnore e la punta della s. Lancia (P-), a ca Lateranense. Il Pellini neU'If istoria
condizione di rimborsarci veneti, ciò che di Perugia, all'anno i4o8 parla della ss.
fece con 1 60,000 lire. Narrai pure come Spina portata a Perugia e collocata nella
il re la ricevè in Sens da 'domenicani, scio- chiesa di s. Francesco. Altre ss. Spine si
gIiendosiÌnlagrime;la depositò nella chie- custodiscono con gran divozione in di verse
sa di s. Stefano, e poi trasportò in Parigi cattedrali eallre chiese, e lo rimarcai a'Io-
nella cappella di s. Nicola, e dopo due 10 articoli, come rammento di aver fitto
anni nella s. Cappella dedicata sotto il a Scala santa, Chiesa di s. Giovanni in
titolodella ss. Corona di spine, della qua- Laterano, Cuiesa di s. Sebastiano, Chie-
le riparlai ne' voi. XXVI, p. 92, XL, p. sa di s. Croce in Gerusalemme di Roma
117, LI, p. 1 86, dicendo perchè fu la ss. che ne possiede due, oltre un ss. Chiodo;
Corona e le al tre insigni reliquie traspor- non che a Fermo, Sessa, Pavia, Sezze,
late alla metropolitana, e de'recenti suoi PuY,NARNi,SpoLETo(ov'èpureunss Chio-
nobili ristami. Ne levò tuttavia s. Luigi do), a Recanati nella cattedrale e nella
IX alcune ss. Spine, di cui fece dono alla chiesa di s. Francesco, a Serra s. Quirico,
chiesa di Toledo, a quella de'francescani di cui nel voi. XL, p. 274; ed apprendo
di Seez, ed all'abbazia di s. Eligio presso dal Sarnelli, che in Ambia si venera la s.
Arras. Secondo Rigord, già ulcuness. Spi- Spina miracolosa. Alcune chiese ne pos-
ne erano in venerazione nell'abbazia di seggono de'frammenti, come in s. Maria
s. Dionisio. Tuttora nella metropolitana della Spina di Pisa, e volgarmente suol
di Parigi si venerano le reliquie dovute dirsi avere tali chiese una s. Spina, alti i-
alla pietà di s. Luigi IX e da lui collo- menti troppo grande sarebbe il loro lin-
eate nella s. Cappella, consistendo nella mero. Delle due ss. Spine che possiede la
ss. Corona di spine, due ss. Chiodi, ed ricordata basilica di s. Croce in Gerusa-
un considerevole pezzo della ss. Croce del lemme di Roma, trattarono il p. De Cor-
Redentore. In un giornale di Parigi, deHa rieris monaco del contiguo monastero,
settimana santa del 1 853, lessi : che l'ar- De Sessorianis praecipuis Passionis l).
civescovo nella domenica delle Palme fé- N . J. C. reliauiisj e l'abbate del mede-
ce la benedizione di esse e I' ostensione simo p. Besozzi, Storia della basilica di
del. e memorate insigni reliquie, che nel s. Croce in Gerusalemme, il quale life-
288 SPI SPI
lisce die le ss. Spine e le altre preziose Rita , narrai come da un ss. Crocefisso
reliquie si niostraiioal popolo nella 4. 'do- (!'.), che si rappresenti coronato di spi-
menicacli quaresima, il venerdì santo, ed ne (in varie maniere fu effigiato il Croce-
a'3 maggio festa dell'Invenzione della ss. fisso ne'tempi antichi, e ne'pi ialiti vi del
Croce. Rende poi ragione del diverso imi- cristianesimo senza le spine a corona. Con
mero de'ss. Chiodi che si venerano in va- più fondamento però si crede, che Gesù
ri luoghi, riportando il sentimento che fu- Cristo fu confìtto in croce colla corona
rono 5,secondodiversi autori,cioè4 quel- di spine, come per non dire di molti, dai
li co'quali il Redentore fu crocefisso, ed Gretsero, De Cruce, lih.i, cai), 22; da
altro servì per fermare il suddetto titolo Benedetto XIV, Defcstis eap. 6, de feria
sulla croce; di più altri vogliono, che i due VI,I. 89, e da quelli da' medesimi ricorda-
legni formanti la ss. Croce furono pari- ti), si scagliò una spina sulla sua fronte e
nienti uniti con chiodi, come pure il sup- vi formò ima piaga, e come in Koma fu
pedaneo.A vvertendo,che nel freno delca- ereltada'suoi concittadini casciaui la con-
vallo diCostantino I e nel cimiero suo, non fraternità delle ss. Spine di Gesù Cristo,
è cerio che vi fossero da s. Elena inseriti A Reliquia parlai della somma venera -
due chiodi, ma porzione di essi. A Ciuonr, zione verso le reliquie di tutto quanto ap«
che di ciò parlai. dissi pure che di versi fu- partiene alla passione di Gesù Cristo, ol-
l'OBO formati colla loro limatura, come i tre della moltiplicazione derss. Legnodel-
frammenli delless. Spinein alcuni luoghi la Croce, edel culto speciale che la Chie-
si dicono come fossero intere. Delless. Pia- sa rende agl'istrumenti in essa santificati
glie operale nell'adorabile corpo del Re- dal Signore, e con baldacchino e ombrel-
den (ore da'ch iodi e da Ila lancia, riparlai a 1 i no ov'è con sue ludi ne inveterata, sia nel-
Stimmate. Il p. De Corrieris parla ancora l'esposizione che nella processione; ed a
della ss. Corona di spine trovata nels. Se- Reliquiario, dell'antichissimo rito di he-
polcro,della qualità di tali spine,ove si ve- nedire con esse, ed altre reliquie, ad in-
verano uiRoma ealtrove,eche quella esi- star ss. Sacramenti. Finalmente le ss. Spi-
stente in Malta nella chiesa de'ca vai ieri gè- ne come di quelle tinte e spruzzate del pie-
rosoli mitani, fiori va nel venerdì santo. l'io ziosissimo Sangue di Gesti Cristo, ivi no-
VII col breve Quumurbem islam, de'26 tai come si espongono e quale cullo ad
febbraio 1819, Bull. Rom. coni. 1. 1 5, p. esse e ad altri strumenti della passione si
1 70, mandò al cardinal Casliglioni vesco- deve rendere, non potendosi però espor-
vo di Cesena e poi Pio Vili, una ss. Spina re sopra il tabernacolo ove si conserva la
della corona diGesùCristo in dono a quel- ss. Eucaristia. Leggo nel n.°8odel Glor-
ia cattedrale delia sua patria, con indul- naie di Roma del 18 53, e nella Civiltà
genza plenaria per la città e diocesi, da cattolica t. 2, p. 32C) della 2. serie. Che
lucrarsi nelle sue esposizioni, che stabilì la città di Cari possiede una delle sagre
nel venerdì santo, e nelle feste dell' In- Spine che trafissero il capo divinissimo
venziont ed Esaltazione della Croce, con- del Redentore, in quel tempio reale de-
cedendo pure l'ofiizio proprio e la messa positata, nella cappella del tesoro, dal re
nella 6.a feria della 2.a settimana di mar- Carlo II d' Angiò, quando si recò a vi-
zo, cadendo in quaresima, con rito di 2.° sitare la tomba del taumaturgo s. Nico-
classe, e qualora non sia impedita dalle la, ed una pia tradizione afferma che si
feste della ss. Annunziata o di s. Giusep- mostrò intrisa di vivo sangue, quando
pe. A Lavanda degli altari, notai che il venerdì santo cadde ai 7.5 marzo, e
gli aspergiIli,secondo alcuni, ricordano la per qualche tempo del giorno medesimo,
corona di spine o i flagelli della passione Questa preziosissima reliquia nel vener-
del Redentore. IN'clla biografia della b. dì sauto di detto auuo, come avvenne in
SPI
quello del l5 marzo i 8 \?, stillò sangue
olla presenza d'una popolazione innume-
labile quanto commossa e intenerita alla
incontrastabile evidenza del portento; a
capo della quale e divìdendo con essa l'è-
dilicazione universale, erano il gran prio-
re di Bari mg r d'Elia con I' intera ca-
nonica, non meno die l'intendente, il mag-
giore di gendarmeria, il comandante le
armi della provincia, il corpo di città, il
p. rettore del regio liceo delle Puglie. Am-
monito da tanti storici esempi, il vene*
rando arcivescovo mg.r Michele Clan a-
vea fatto per 3 giorni osservare lo slato
normale della s. reliquia, da valenti chi-
mici, con notaio e idonei testimoni, indi
rivolgendo nel tempo stesso preci a Dio
mediaste solenne triduo, perché riapris-
se il fonte delle sue misericordie con ri-
petere il miracolo come segno lampante
tli condanna e di confusione degli errori
del secolo corrente, in quell'anno in cui
il venerdì santo s'incontrò a'iì marzo.
Seguiva la celebrazione del di voto triduo
con esemplare ardore, quando a 2 lora e
mezza lo slato della s. Spina divenne al-
terato, ili che fecero fede i periti _, non
meno che i personaggi concorsivi per in-
fiammar cogli esempi di loro divozione
quella del popolo, ed il miracolo Cu com-
piuto. Allora il zelante prelato trasferì la
preziosa reliquia dalla cappella del reale
tesoro all'allaie del Sagro Cuore di Ge-
sti, perchè la pubblica venerazione avesse
più largo campo a suoi sfoghi. Era lai."
ora della notte ecantavasida scelta or-
chestra il Christus,e(ì\\ Miserere, allorché
la ss. Spina rosseggiante sanguinò. A tal
vista, annunziata fra le lagrime di tene-
rezza e di gioia, e fra un raddoppiamen-
to d'ineffabile divozione, si resero a Dio
grazie con quella favella che parte dal
cuore ed una in tutti. Nel giorno mede-
simo e due ore prima circa seguì lo stes-
so portento in Audria_, depositaria pur
essa della ricordata ss. Spina, e rinfiam-
mala dalla speranza di vederne i mera-
vigliosi segni, ogni \ollu che il venerdì
VOL. lx\ ni.
S P I 289
santo ricadi: nel dì ■>."> marzo. Il degno
vescovo mg. r Lombardi preconizzò il mi-
racolo fra le sue e le làgrime dell'uni ver*
sale. Il solt'inlendente di Barletta, con al*
tri ragguardevoli funzionari, non meno
che circa ^0,000 persone, della città e
luoghi circostanti, si recarono al duomo
in fòlla a baciar la s. reliquia, contestan*
do con la testimonianza degli occhi e l'in-
cremento della Cede Y identicità del divi-
no portento. Adoriamo prostrati nella poi*
vere, e rendiamo solenni grazie a Colui
che confonde co'prodigi l'insolenteauila-
cia della miscredenza. Abbiamo diT. Bar*
iholin, Dissertazione sulla ss. Corona di
spinejedeì p.Calmet, Dissertazione ••al-
le ss. Spine. Daillet, l'ile de' santi t. 4»
p. 247, tratta degl1 '/strumenti della Pus-
sionedi Gesù Cristo. Il p.Menochio,&MO-
re, 1. 1 , centuria 2, cap. gì esamina : Se
avanti il peccato d' Adamo abbia Dio
creato l'erbe velenose, e se a quel tempo
le rose nascessero senza le spine. G03-
selino ci diede, Noticedela Sainte Cou-
rotine d'epines.
SPINELLI Faipro, Cardinale. Dei
duchi di Seminara principi di Cariati, pa-
trizio napoletano. Piccatosi inPioma fu am-
messo tra 'chierici di camera, e neh 5g8
col titolo d'arcivescovo di Colossi in par-
tii/w> o di Piodi, da Clemente VIII fu in-
caricato della nunziatura di Vienna al-
l' imperatore Piodolfo II, di cui guada-
gnossi siffattamente la grazia , che quel
principe scrisse al Papa efficacissime let-
tere per la sua promozione al cardinala-
to. Compiuta con decoro la sua missione,
fu neliuo3 fatto vescovo di Policastro ,
indi vicelegato di Ferrara, ducato allora
ricuperato all' immediato dominio della
s. Sede, dove la prudenza e il valore con
cui si diportò, gli meritò che Clemente
VIII a' 9 giugno 1604 lo creasse cardi-
nale prete del titolo di s. Bartolomeo al-
l'Isola. Paolo V neliGo5 lo trasferì ad
Aversa, dopo avere rassegnato la sede di
Policastro. Ma il cardinale visse infelice
nel colmo degli onori, sì per malattie che
'9
ago
SPI
di continuo l'assalivano, sì per mnncanza
di rendite sufficienti onde vivere con i-
splendore e conforme alla sua elevala di-
gnità, a vendo contralto debiti per la min-
zia tura ili Vienna. Dopo essere concorso
alle elezioni di Leone XI e di Paolo V,
la morte lo liberò dai guai e miserie di
questa terra, nel i 6 i G in Napoli, con età
poco superiore a'5o anni, nell'atto in cui
visitava la diocesi, e fu sepolto nella chie-
sa de' gesuiti con Lieve elogio, al quale
20 anni dopo altro ne fu aggiunto nella
chiesa dis. Domenico da Picrantouio Spi-
nelli arcivescovo di Rossano.
SPIISELLI Giuseppe, Cardinale. Na-
to in Napoli da illustre e rispettabile fa-
miglia, eli 1 3 anni da'suoi genitori man-
dato in Roma nel seminario romano, fe-
ce mirabili progressi in qualunque gene-
re di letteratura. Dopo avere recato in
Vienna nel 1719 d'ordine di Clemente
XI, di cui era cameriere segreto, la ber-
retta cardinalizia al cardinal Giorgio Spi-
nola , e intrapreso il viaggio delle città
più colte e cospicue diGermania, Olanda
e Francia, lino da'primordii di sua pre-
latura trovandosi in Parigi, fu nel 1720
dal Papa deputato in ter nunzio del JeFiao-
die, e dopo 5 anni, cioè nel 1 7^5, in oc-
casioncehe prese il governo di quellepro-
vincie IW.a Elisabetta d' Austria sorella
dell'imperatore Carlo VI, per commis-
sione di Benedetto XIII vi si fermò col
caratteredi nunzio ordinario, e col titolo
d'arcivescovo di Corinto. Il prelato recò
in quelle regioni infiniti vantaggi alla cat-
tolica religione, e alla purità della fede
e della sana dottrina, avendo ottenuto il
solenne decreto col quale fu stabilito che
in avvenire non fossealcuno ammesso tra
i professori dell'università di Lovanio, o
ad altra ecclesiastica dignità o beneficio,
se prima non avesse giurato il for mola rio
d'Alessandro VII, riguardali le la condan-
na delle 5 proposizioni eslralte dal libro
^i/g».y///wsdi(jianseiuo. Fece inoltre cac-
ciare da tale università il fumoso AVau
Espen infetto dell'eresia giansenista e im-
SPI
pegnatissimo finitore di Cornelio Steeno-
ven eletto arcivescovo d'Utrecht contro
l'espresso divieto della s. Sede. Richia-
matoa Roma nel 1 78 1 , da Clemente XII
fu scelto a segretario de' vescovi e regola-
ri, e nel 17 34 promosso ad arcivescovo
di Napoli. Passali appena 33 giorni, a'i 7
gennaio 1 735 fu creato cardinale pretedi
s. Pudenziana, e rimase ascritto alle con-
gregazioni de' vescovi e regolari, dell'im-
munità, del concilio, di propaganda e al-
tre. Dopo due anni si restituì di nuovo
in Roma per aggiustar le controversie in-
sorte a cagione de' tumulti ivi eccitatisi
contro gli spaglinoli, e per altre dilferen-
zedestatesi tra le corti di Napoli e di Spa-
gna intorno all'immunità ecclesiastica e
alla col lazionede'benefizi, quali tutte col-
la prudenza e saviezza del cardinale fu-
rono composte e rjuietate. Dopo essere in-
tervenuto al conclave di benedetto XIV,
restituitosi alla sua chiesa, si applicò alla
visita dell'arcidiocesi che fece a sue spese,
in cui stabilì utilissime leggi per la disci-
plina del clero, non meno che per la ri-
forma del popolo, avendo aperto diverse
case per rifugioed educazione delle pove-
re fi nei ulle, in cui se ne alimenta vano sino
a 35o, come ancora per le femmine ca-
dute,alle quali assegnò conveniente loca-
le appartalo. A vendo osservato che l'ar-
chivio arcivescovile era assai male ridot-
to, e che i libri erano in confusione, lo fe-
ce diligentemente riordinare con appo-
site scanzìe. Nel lem pò stesso aggi unse per
aiuto del vicario generale due altri giu-
dici col titolo di luogotenenti, e ridusse le
lasse della cancelleria a somme tenui, to-
gliendo gli abusi. Oltre il preesistente se-
ni ina rio urbano, fondò il seminario dioce-
sano per 100 chierici, con 6 maestri per in-
segnare nelfarciepiscopio le scienze mag-
giori e più gravi a lutti i chierici dell'ar-
cidiocesi. Istituì nella casa dei filippini
un'accademia, in cui ne'giorni stabiliti si
dovessero trattare materie liturgiche, di
storia ecclesiastica e di teologia dogmati-
ca. Fabbricò per se e successori uua villa
SPI SPI ?.,,,
subui'baoa, e donò alla sagrestìa metro* rendo pure costruire l'altare maggiore
pi il il una nobili e preziose suppellettili, a- nella collegiata di Castelnuova (di cui nel
vendo con immensa spesa ridotta la chiesa voi. LVI1I* p. la i) di pietra mischia con
a nuova e più splendida forma, con tra* due gradini e il ciborio pel ss. Sagramen*
sferire il coro dal suo mezzo alla tribù- lo. Neil 761 venne trasferito al vescovato
na clic fece abbellire d'eccellenti piume d'Ostia e Velletri,come decano del sagro
e ornati d'oro. Innanzi al coro, incrostato collegio, ed io (piote chiese pure lece in-
di finissimi marmi, fece trasportar la sta- finito hene, mostrandosi generosissimo
tua colossale della P>. Vergine Assunta li- co'poveri. Intervenne a'conclavi per l'e-
tolare della chiesa, sopra sontuoso altare lezione di Benedetto XIV e di Clemente
ornalo di pietre preziose e metalli dora- XIII con molto credito, massime nel :>.."
ti. In tale occasione ebbe la consolazio- in cui tra Ita vasi d'eleggere un Papa non
«e di trovar due grandi tavole di marmo, favorevole a'gesuili, perchè le sette ma-
nelle quali si conteneva la serie de'ss. ve- novravano terribilmente per rimuovere
scovi di Napoli e de'cpiali era quasi pe- quègl'inespugnabili baluardi dell'altare
rita la memoria. Di altro pallai a Nato- e del trono, per quindi senza ostacoli por-
Li, in uno alla della accademia. Neh 7.T4 rea soqquadro tulla Europa. In esso il
rinunciata la sede, di cui per alcun lem- cardinalecollasuafinadesfrezzafecegian
pò tenne l'amministrazione, si trasferì a figura, cornechè favolilo dal suo credito,
Roma, dove non mancò assistere col con- e in parte dalla sua corte di Napoli, e per-
siglio e coll'opera Benedetto XIV e Cle- ciò spalleggiato da quella di Spagna, sul*
mente XIII,de'<pialisi procacciò il favore la scelta dell'eletto, non però nella sua
e influenza autorevole. Fu prefetto della persona, che altrimenti vi sarebbe stata
congregazione di propaganda e sua slam- probabilità. Posseggo copia della descri-
peria, e fu allora che prese sotto i suoi zione disi memorabile conclave, che di-
auspici i il celebre Codoni., che divenne cesi compilato dal conclavista del cardina-
lanlo benemerito della Stampa {f'.)j fu le. La Francia die l'esclusiva al cardinal
pure protettore dell' ordine agostiniano Cavalcioni , considerandolo troppo par-
delia Scozia, de'collegi germanico unga- ziale pe'gesuiti, ritenendosi allora essi non
rico, e greco, delle teresiane ginnasie, e più graditi anche dalla Spagna e dal tor-
delle università de'Iibrari, lanari e pala- togallo. Il cardinale contribuì all'elezio-
frenieri. NeliySS era divenuto vescovo ne di Clemente XIII, credulo indulgente,
subnrbicario di Palestrina, la cui diocesi che in vece per amore alla giustizia, alla
visitò con diligenza, donò al seminario vùiù, all'innocenza, con animo forte di*
l'aulico episcopio presso la catledrale,fab- fesc e sostenne la benemerita compagnia
bilicandone altro nuovo ov'era il semina- di Gesù. Ed è perciò, che avendo sapu-
rio, per cui e altre cose spese nel vesco- to essere avverso a'gesuili un teatino che
vato scudi 23,000. Fu poi zelantissimo avea fatto avvisare pel cardinalato, e do-
deH'incremenlo e vantaggio del semina- vendo fare la promozione gli fece sapere
rio, e ne riformò le regole die pubblicò che in altra l'avrebbe esaltato e noi fa
eolle stampe. Neil' episcopio formò una mai. Il cardinal Spinelli supponendo fa-
con^regazionepermeglioordinareglistu- vorevole a' gesuiti, che amava e am mi-
di degli alunni del collegio Urbano di pfO; rava, il p. Lorenzo Ganganelli couven-
paganda. Di tutto ne discorre il Cecconi, tuale e consultore del s. olii/io, disse iu
Istituzione de seminari. Nel 1760 passò quella circostanza al Papa che se voleva
al vescovato di Porto e s. lluffina, come far cardinale un sostenitore dei gesuiti,
sottodecano del sagro collegio, e compar- anzi un gesuita senza la veste di quell'or-
li a quella chiesa non pochi benefizi, fa* dine, esaltasse il p. Ganganelli. Clemente
2q2 SPI
XIII che poco Io conoscevo, di Dot te tem-
po mandò n prenderei suoi voti nell'ar-
chivio del s. uffizio, e fallili esaminare, si
persuase dell'ingegno del p. Ganganelli
e del resto; lo creò cardinale, gli succes-
se col nome di Clemente XII (/ '.), ma
soppresse i gesuiti e ne riparlai a Spagna.
11 cardinal Spinelli pieno di ineriti pas-
sò al Signore in Roma nel 1763, d'anni
6q, e fu sepolto in mezzo della chiesa dei
ss. XII Apostoli, sotto ampia lapide, ma-
gnificamente ornata e fregiata di nobile
epitaffio e di sue insegne gentilizie.
SPINELLI Ferdinando M.1, Cardi-
nale. Nobile napoletano, nacque a'9 no-
vembre 1 728, nipote del precedente car-
dinale, fu con ogni cura educato alla pie-
tà, alla buona morale e alle lettere, non
senza successo in queste pel suo sveglia-
to ingegno. D'ottima indole, manifestò
per tempo vocazione di servire la s. Se-
de, per cui Benedetto XIV Io annoverò
alla romana prelatura, e tra que'prelali
aggiunti alla congregazione ilei concilio
per ricevereed esaminare le relazioni che
danno dello stato di loro chiese gli or-
dinari e abhati nulliiis, quando recatisi
in Roma per la visita de Limina Jpo-
sloloruni. Col patrocinio dello zio, Cle-
mente XIII loammisetra'prelati dell'im-
munità ecclesiastica, indi lo dichiarò chie-
rico di camera, e poscia lo promosse alla
carica di commissario generale delle ar-
mi. Pio VI ili ."giugno 1 778 creando car-
di naleCornaro governa loie di Roma, nel-
lo stesso giorno gli die in successore il
nostro prelato, il quale per qualche mala
inteliigtnza insorta col predecessore, di-
cesi essersi espresso colla sentenza frizzan-
te che lespinepnngono.Si vuole che il car-
di naie saputolo rispondesse argutamente:
Se lespine pungono, le corna sfondano.
Esercitò con energia la grave carica, co-
rnei iniarcai nel voi. LI H,p 9 1 ,oveper in-
giustificabile abbaglio è chiamato .Spino-
la, e meritò che lo stesso Pio VI nel con-
cistoro de'i4 febbraio 178I (nella serie
de' Coir/7/rtto/7£///ic/H<7 è impresso erro-
SPI
nenmentei 7> j) lo creasse cardinale del-
l'orci ine de'di aconi ,in< li gli conferì per dia-
conia la basilica di s. Maria in Cosmedin.
Lo comprese tra'cardmali delle congre-
gazioni del concilio, concistoriale, acque,
indulgenze e sagre reliquie. Lo nominò
protettore della chiesa e nazione siciliana,
deH'arciconfraternita dello Spirilo santo
de'napoletani, de' monaci di Monte Ver-
gine e de'monaci celestini, delle arcicon-
fra terni le del ss. Nome di Maria, del Car-
mine, e di quella della Morte, protettore
e visitatore apostolico dell'università dei
foinari italiani. Inoltre lo fece legato a-
postolico di Ferrara, nel quale articolo
notai che ivi con altri sovrani ricevè quelli
delle due Sicilie. Ritornato in Roma, fu
colpito da grave malattia, per cui trovo
neln.°2 1 88del Diario di Roma del 179?,
che per la ricupera della sanità furono ce-
lebrati tridui nelle chiese de'napoletani
coll'esposizione della reliquia di s. Gen-
naro, della Madonna dellaPietà. della sua
parrocchia di s. Marco, e di s. Maria so-
pra Minerva. Nel 11. °2 1 90 poi si dice, che
peggiorando e munito di tutti i sagramen-
ti della Chiesa, passò all'altra vita d'anni
67 e giorni 37 a' 1 8 dicembre. Si descri-
vono gli ouori funebri e i suffragi resi a
lui in casa ne'5 altari privilegiati che fu-
rono eretti con facoltà papale e nella cap-
pella segreta della medesima, e nella chie-
sa de'ss.XII A postoli ove fu celebrato il so-
lenne funerale, apparata magnificamen-
te, coll'intcrvento di 1 5 cardinali, oltre il
cardinal Roverella che cantò me^sa (pia-
le camerlengo del sagro collegio. Nella se-
ra la cassa mortuaria, colle stanghe del pa-
lazzo apostolico privatamente fu traspor-
tala nella suddetta diaconia, ed ivi sepolto
secondo la disposizione del defunto. Il suo
testamento si legge nello stesso Diario:
solo dirò, che domandò perdono a 'suoi
parenti se non li lasciava eredi di quanto
avea, perchè questo essendo provenien-
te da'benefizi ecclesiastici, era dovere che
ne disponesse come la coscienza gli detta-
va; bensì assolse il marchese di Euscaldo
SPI SPI 9.cj3
de'5,000 (lucati che gli dovea, cedendo munìfico co' poveri, co' domestici, cogli
alle altre sue pretensioni. Lasciò poi un amici, co' ricorrenti. 1 romani ammira-
quadro a scelta »li Pio VIjioo scudi per rono in lui mi perfetto modello d' inte-
imo a' nipoti e 3oo alle sorelle; la cele- grità, giustizia, carità e disinteresse, quan-
brazìone di 3,ooo messe colla limosina tunque egli nel suo particolare era ristret*
di due paoli, ec),ooo eoo quella consueta, lo, e nemico del lusso e delle spese super-
tutte per l'anima sua; istituì 6 cappel- fine, ciò che equivale ad altri pregi. Nel
kinie ili scudi 6 mensili; alla famiglia do- medesimo r T3 T riassunse il governo di
mestica la spartizione di scudi 3,ooo, co- Perugia, die dopo 28 anni e con regres-
ruccio e quarantena (ili die pari aia Lux- so a vea ceduto al fra tei lo Carlo, e per mor-
rò), l'intiera paga a tutti quelli che lo ser- te di questi. Lo rassegnò poi a Simonet-
vivano d,\ io anni, la mela agli altri, ad la indi cardinale, con pensione a favore
alcuni morendo ila ricadere alle loro ino- di Girolamo Spinola suo nipote. Fu al
gli, ad altri anche somme a parte; dispo- conclave di Paolo III, e morì in Roma
se di vari nobili legati a'parenti ed amici, nel 1 537 compianto: trasferito il cadavere
e che del restante si (ormasse un fonilo a Savona, fu deposto nella tomba de'suoi
per dotare zitelle pericolanti, deputando maggiori.
4 parroci» esecutori di sua volontà. Or- SPINOLA Filippo, Cardinale. Patri-
nalodi non poche egregie qualità, l'accen- zio genovese, commendabile per dottrina
nato testamento ne forma il legittimo e- e innocenza di costumi, portò seco nel na«
logio funebre, ed il suo nome fu benedetto, scere le più felici disposizioni per lescien-
SPINOLA Agostino, Carrff/ia/e. Nac- ze,di chediede chiare prove sin dalla fau-
qtie nobilmente in Savona nella Liguria, ciullezza. Dopo aver fatto in quelle gran
ma originario di Genova, nipote per cau- progressi, s'impiegò in servizio di sua pa-
lo materno del cardinal Pietro Mario e (ria, dove sostenne i primi uffizi con mol-
perciò pronipote di Sisto IV, il cui nipote to onore. Trasferitosi in Roma, s. Pio V
Giulio II lo fece suo segretario, e poi nel nel 1 566 lo fece vescovo di Bisignano, dal
i5oo) vescovo di Perugia. Intervenne al quale Gregorio XIII lo trasferì a Nola,
concilio di Laterano V, ed accompagnò e ad istanza dell'imperatore Piodolfo II,
Leone X nel viaggio di Bologna. Ridusse i di cui era coppiere o maestro del palazzo il
canonici di Perugia, allora alquanto ri- fratello Orazio Spinola, a' 12 dicembre
lassati, che viveano sotto la regola di s. 1 583 lo creò assente cardinale prete, e
Agostino, allo slato di canonici secolari, poi gli die per titolo la chiesa di s. Sa-
giusta il costume delle altrecbiese; ed ac- bina. Inoltre Gregorio XIII lo nominò
crebbe il numero dei sacerdoti ed altri legato dell'Umbria e del ducato di Spo-
minìstri necessari pel servigio della cat- leto, prefetto della congregazione de've-
tediale. Clemente VII a'3 maggioi527 scovi e regolari, non che prefello di quel-
lo creò cardinale prete di s. Ciriaco, e lo- la delle galere pontifìcie, e gli assegnò in
sto trovossi agli orrori del tremendo sacco amministrazione la chiesa di Sora. Cle-
di Roma, indi nel 1 5i$ ebbe in ammiri; mente Vili l'aggiunse a'cardinali depu-
razione la chiesa di Savona, e neh 535 tati per gli affari d'Ungheria e Germania;
da Paolo III quella d'A latri; pare che l'U- ed in assenza del cardinal Madrucci pro-
gbellilocreda vescovoanched'Aleria, ma tettore dell'impero presso la s. Sede, ne
non lo pose nella serie, né riconobbe i ve- sostenne in Roma le veci. Già nel 1 ">S~>
scovati che gli attribuisce Marchesi, Del a vea rinunziato al'e sue due chiese, dan-
Protonolarialo. Divenne Camerlengo di dosi a vivere con gran ritiratezza. Dopo
«.Chiesa e lodatissimo, per quanto rilevai essere stato a 5 conclavi, passò dalla Iran-
in quell'articolo, fin dali jiS; comechè siloria all'eterna vita in Roma neIi5o3,
..)i SPI
di 68 anni non compiti, e trasferito il cor-
|Ki nella pallia fu sepolto tra'suoi antena-
ti. I fratelli gli eressero nella chiesa del
suo titolo in memoria un ben inteso mau-
soleo, ornato di due preziose colonne di
verde antico e fregiato di elegante iscri-
zione.
SPINOLA Oin/.io, Cardinale. Venu-
to alla luce in Genova d'illustre famiglia,
la cui madre fu sorella al celebre Andrea
Doria, studiò nel collegio romano, e do-
po essere stato laureato in giurispruden-
za nelle università di Padova e di Pavia,
trasferitosi di nuovo a Roma sotto Sisto
V, che Io ammise tra' referendari delle
due segnature e deputò per la sua carità
sull'ospedale di s. Giacomo, Tenne fatto
da Clemente Vili vicelegato di Bologna,
che in assenza del legato governò solo e
con plauso. Promosso da detto Papa sul
Unir del 1600 all'arcivescovato della pa-
tria, fu consagralo in Bologna dal cardi-
nal Paleotti. Morto Clemente Vili, il sa-
gro collegio lo elesse governatore del con-
clave e della Città Leonina; indi Paolo V
lo fece vicelegnto di Ferrara, ed agli 1 1
settembre 1606 lo creò cardinale prete
di s. Biagio dell'Anello, e legato di detla
citlà, cui presiedè peno anni, nel corso
de'qnali fece edificar la munita cittadel-
la, e aprì due nuove porle, che dal nome
e cognome del Papa chiamò Paola e Bor-
ghesia. Compita la legazione ritornò a Ro-
ma, donde partì dopo pochi mesi per Ge-
nova, a fine d'invigilar da se stesso al go-
verno di quell'arcidiocesi, la quale resse
con estrema severità e rigore, per cui al-
cuni del clero di vita alquanto libera e
sciolta, non potendo soffrirlo, abbando-
nata la patria si trasferirono altrove, tra
> quali Domenico Rivarola, che portato-
si in R.oma fu poi decorato della porpo-
ra. Lo slesso rigore mostrò nella sua vita
privata, e nelle magistrature da lui eser-
citate, come pure nella legazione di Fer-
rara, in cui a cagione de'coiiiìni ebbe così
gravi vertenze co'veneziani che lo tenne-
ro per pubblico nemico. Non pertanto fu
SPI
modello de'pastori, d'incontaminati co-
stumi, d' insigne prudenza, di straordi-
naria erudizione fornito, e di veneran-
do e grazioso aspetto. Passati però pochi
mesi dal suo arrivo inGenova, vi lasciò la
vita nel [6 16, compianto universalmen-
te per le laute sue belle virtù. Per sin-
goiar privilegio del senato fu seppellito
nulla cappella di s. Giovanni Battista della
metropolitana., ove si venerano le sue re-
liquie.
SPINOLA Agostino, Cardinale. Ge-
novese di stirpe patrizia, paggio d'onore
della regina di Spagna, avendo per tem-
po applicalo agli studi nell'università di
Salamanca, divenne eccellente canonista
e chiarissimo teologo. Ad istanza di Fi-
lippo III, in riguardo de' meriti d'Am-
brogio Spinola insigne capitano al ser-
vigio di Spagna e uno de'più valorosi del
suo secolo, Paolo V agli 1 1 gennaio 1621
lo creò cardinale diacono de' ss. Cosma
e Damiano. Nellecongregazioni alle qua-
li fu ascritto die saggio di singoiar pietà
e dottrina. Dopo qualche tempo venne
promosso al vescovato di Tortosa, quindi
all'arcivescovato di Granata, e poi a quel-
lo di Composlella,e lilialmente trasferito
all'arcivescovato di Siviglia, nel qnal tem-
po battezzò l'infante nato al re. Quan-
tunque ne'3 anni che presiedè al governo
di quell'arcidiocesi, fosse per lo più infer-
mo e cagionevole, pure era tale la sua
pietà e fervore, che di sovente si flagel-
lava sino a spargere in copia vivo sangue.
Divideva le rendite ecclesiastiche in 3 por-
zioni, lai.a pe'poveri, per le chiese la 2.a,
per se e famiglia la 3.a, dispensando o-
gni anno a'miserabili 3o,ooo scudi. U-
na sollecita morte lo trasportò da que-
sta misera valle alla Gerusalemme cele-
ste, come si può sperare, in Siviglia nel
1 G48 o 1 64^), di 53 anni, ed ebbe sepol-
tura nella metropolitana. Nel testamen-
to non lasciò nulla a'parenti, tranne por-
zione d'una villa, ch'era l'unico (ondo
che possedeva come della dote di sua ma*
die, ed il resto l'ebbero i poveri. Sembra
SPI SPI a95
che non intervenisse ■ concitivi, e Inscio SPINOLA Giulio tCardtaale. Dicliia-
fàma di pio, dotto, e talmente genero- ra stirpe deVignori del l'f sola e ili M.ijor-
MMÌma oo'biiognosi .ch'era sempre inde- ca, nacque in Genova, e recatosi in Roma
hitalo ad onta della ricca sede. si applicò agli studi lcgali,e nel 1 636 di 2 \
SPINOLA GIANDOMENICO, Cardinale, anni ne inerito la laurea con universale
Da patrizia famiglia genovese uscito, es- plauso. Quindi fu occupato da Uri) ino
sendo ancor giovane e assente da Roma, Vili nel governo d'alcune città dell'Uni*
fu da Paolo V, splendido protettore dei bria, del Patrimonio e della Marci, e da
genovesi, annoverato nel numero de'que* quest'ultima provincia col titolo di coin-
stori del tesoro pontificio. Trasferitosi in missario fece in un baleno dileguare i
Roma, si pose sotto la direzione del cardi- malviventiegliassassinichel'infestnvano.
nal Sauli, porporato di rara prudenza e Quietate colla sua prudenza le contro ver»
di profonda polilica.percui mezzoequan- sie e i tumulti che agitavano Norcia, co-
tunqueiu verde età fu avanzato a udito- me commissario dell'esercito pontificio
re della camera, che esercitò con tale in- prese a nome dell'i s. Sede il possesso di
tegrità e riputazione, che il contempo- Castro, espugnato d'ordine d'Innocenzo
ranco Amideniocensoreindiscretode'car- Xeagguagliato per la violenta mortedel
dittali, confessa di non aver conosciuto un suo vescovo. Il Papa nel r G73 lofecenun-
giudice più giovane e più giusto. In pre- zio di Napoli con amplissima facoltà, per
mio di sua virtuosa coridotta.UibanoVI II trattare e concludere delicatissimi affari.
a' io, gennaio 1G36 lo creò cardinale pie- Nel tGG5da Alessandro VII gli fu affidata
tedis. Clemente, e nehG3o arcivescovo quelladi Vienna;giàa' i4gennaioi GG4I0
d'Acerenzae Malera,epoi nel iG3i e non a vea crealo e riserva to in petto,eda*7 ma r-
pare nel i63G lo trasferì a Luni e Sar- zoi 6G7 lo pubblicò cardinale prete de'ss.
zana. Il re di Spagna Filippo IV che lo Silvestro e Martiuo, e neliGyo da Cle-
ti vea nomi nato a Ile due pri tue chiese, ere- mente X fu eletto vescovo di Su tri e Nepi,
dendo vacante l'arcivescovato di Messi- dove celebrò il sinodo che fu stampato iti
na a lui lo destinò, ma non essendo pia- Pionciglione, e vi fondò il monte di pietà,
ciuto all'arcivescovo di Messina mutar Nel 1677 Innocenzo XI lo trasferì alla
sede, nel iG3G ebbe invece quella di Maz- chiesa di Lucca, che come le altre potè
zara. jN'el tempo ilei suo governo visitò ammirarne la carità pastorale, la solle-
due volte In diocesi, e nel 1640 celebrò citudine, il zelo e ogni bella qualità. Di
il sinodo che stampò in Palermo, pub- più Lucca ne sperimentò la prudenza e
blicando i savi decreti per la riforma del moderazione, che lo preservò da'eontra-
clero edel popolo. Nel iG4^ consagrò so- sti co'magistrati della repubblica per la
lennemente in Palermo la chiesa di s. Ma- giurisdizione ecclesiastica, che seppe pa-
ria degli Angeli de'minori osservanti, e ciecamente difendere e mantenere. Col
vi fondò una cappellania con messa per- carattere di legato a Intere venne poi in-
petua per l'anima sua. Arricchì la prò- viatoin Polonia, llinunziata la sua chic-
pria chiesa di sagre suppellettili e ili pie- sa neliGqo, si trasferì in Roma, e dopo
ziusi arredi, fra'quali G candellieri d'ar- essere intervenuto in 5 conciavi, uell'ul-
gentodi gran valoree buon numero di si- timo, grave ormai per 79 anni d'età, do-
mili vasi sagri, restaurando l'episcopio, ve soccombere nel 1 G<j 1 alla morte, da tut-
Intervenne al conclave per Innocenzo X, tisinceramentecompianto perlasuasoin-
dopo il qualediècompimento al viver suo ma benignità e virtù. La mortalesuaspo-
in Mazzera neli646,di GG anni, e fu nel- glia trovò perpetuo riposo in mezzo del-
la catledraleonorevoluienlesepolto, nella la chiesa de'gesuiti di s. Andrea al Quiri-
cappella di s. Gaetano cou epitallio. uale, sotto uua lapide vagamente iutrec-
29G S P 1
ciata di mosaici, col solo suo nome inci-
so. Il cav.Cornaro cella relazione al sena»
to veneto, così scrisse del cardinale. E'
d'ottime qualità, generoso, magnanimo e
pieno di gentilezza; odia la prodigalità,
ma non ama l'avarizia. Nelle prime cari-
che che incominciò a maneggiare, si fece
conoscere per soggetto di vaglia,ed in l'alti
egli ha una non mediocre letteratura, ac-
compagnata coll'esercizio della conver-
sazionede lellerati,amando molto di pra-
ticare persone ben istruite e pratiche nel-
le materie politiche ed ecclesiastiche.
SPINOLA Giambattista, Cardinale.
Il seniore, d'una delle primarie famiglie
di Genova, feconda d'illustri porporati e
altri personaggi, nato a Madrid, e come
nazionale spaglinolo, da quel re, alla cui
divozione la sua prosapia erasi data fino
dagli avi, fu arricchito di benefizi molti
e pingui, e pensioni in lspagna e Napoli,
e dopo la morte non del precedente zio
come vuole Cai della, ma meglio dell'al-
tro cardinale Giandomenico al riferire di
l ghelli, nel i G48 Innocenzo X lo fece ar-
ci vescovo d' A cerenza e Ma tera, dal le qua-
li chiese nel 1668 da Clemente IX fu tra-
sferito a Geno va, do ve impiegò tolto il suo
zelo per l'arcidiocesi. Avendo però avuto
qualche disgustoso incontro, perle pre-
tensioni de'senatori inflessibili sulla pre-
minenza nella chiesa del trono ducale e
pubblici inchini, determinò spontanea-
mente di rinunziare, e portatosi in Roma
potèa mezzodell'autorevole interposizio-
ne del marchese di Los Balhases e degli
ambasciatori imperiale e di Spagna, per-
suadere Clemente X ad accettare la sua ri-
nunzia, ed ebbe il posto di segretario della
congregazione de'vescovi e regolari, e poi
da Innocenzo XI quello di governatore di
Roma, sebbene alcuni solo dicono che lo
confermasse. Non è veroche fu spedito nel-
laGueldriaalla dieta d'OIdenheiui per u-
nire gli animi de'principi cristiani, come
pi eteudeMazzucchelli confondendolo con
Bevilacqua, a cui perciò fu sostituito nel
governalorato.Nella nuova carica aveudo
SPI
fatto spiccare la sua giustizia nel punire
i rei, e una soave diserezione, che lo re-
se atto a temperare la severità del Papa
contro le prepotenti franchigie abusive
dell' Immunità (/*.), Innocenzo XI pel
I . e nella 1 /promozione del 1 ."settembre
1 ()8 1 lo creò cardinale pretedi s. Agnese
fuori le mura (donde pare che passasse
al titolo di s. Cecilia, secondo il Semeria,
che lo fa pure legato di Bologna, forse
confondendolo col seguente), continuan-
do nella carica di prò- Governatore di Ro-
ma (/'.) sino ad Innocenzo XII. Unita-
mente al marchese di Los Balhases sta-
bilì e concluse il matrimonio tra Carlo 1 1
re di Spagna e Maria Luisa d'Orleans.
Contribuì col suo suffragio all'elezione di
3 Papi, e passò da questa transitoria al-
l'eterna vita in Roma nel 1704, d'anni
89 non compiti, e fu sepolto nella chie-
sa parrocchiale di s. Salvatore delle Cop-
pelle, con monumento che descrissi nel
voi. LI, p. 248, parlando della chiesa.
SCINOLA Giambattista, Cardinale.
Ilgiuniore,nipotedelcardinalGiulio,ven>
ne alla luce in Genova dalla rispettabilis-
sima sua stirpe, e quantunque giovinetto
seguì lo zio nel la nunziatura di Vienna, nel-
la quale s'introdusse in tanto favore con
l'imperatore, che lo dichiarò suo ciam-
bellano o cameriere d'onore e cavaliere
della chiave d'oro. Portatosi inRoma, cor-
se felicemente la carriera dell'ecclesiasti-
che dignità. Sotto Clemente X fu gover-
natore di Tivoli, Fano, e Ascoli ove die
memorabili esempi d'integerrima severi-
tà contro i malviventi, sempre infesti a
quel confine d'Abruzzo. Indi fu nomina-
to ponente di consulta, poscia commen-
datore di s. Spirito e benemerito di quel-
l'arcispedale. Alessandro Vili appena e-
letto, nell'ottobre 1 6Sf) lo fece segretario
di consulta, ove si mostrò all'opposto del
suo agnato cardinal pio governatore so-
verchiamente proclive alla compassione,
severo nel punirei delitti, fermo e irremo-
vibile.Alessandro Vili 0 probabilmente e
piùceito IuuocenzoXll lopromosse uCo-
S P 1 SPI 2.J7
{■crri/Korr ili Romattà egli senza riguar* di camera colla presidenza della grascia,
do alcuno né a grado né » condizione <li destinandolo poi Clemente \ I alle nun-
persona, imprese a castigare i delinquer»* zia Iure di Firenze e di Polonia, diportan*
li, a propugnate gli eccessi delle banchi- dosi con tal fedeltà e valori', cbe rkhia*
gie e altri abusi immunitari ; lo die se malo a Roma fu dichiarato uditore eh I-
tla una parte gli tirò addosso il risenti- la camera. Lo stesso Papa a' ili dicera*
inento de'prepolenti, dall'altra ^li con- brei7i5 lo creò cardinale prete di s. Si-
ciliò l'amore e l'ammirazione del pub- sto, donde passò al titolo de'ss. Vereoed
blieo. Ne' voi. I, p. 3oi e 3o3, W\lV, Achilleo, e lo annoverò alle COngregazio*
p, 35, LV, p. a36, e luoghi relativi, ree- dì de' vescovi e regolari, di propaganda,
contai come punì i famigliari del sover- dell'immunità, della consulta ealtre, col-
chiatoreMartinilzambasciatore imperia* le protettorie degli Olivetani, de'monacì
Je, e come a questi resistè nella [irei eden- libanesi e di Terra santa, dell'ospizio a-
za che pretese nel possesso d'Innocenzo postolico di s. [Michele, dell'aiciconliater-
XII e nella sua 1/ processione del Corpus nite de'ss. Angeli custodi, della Pietà dei
Domini, sopra di lui e sopra il Principe carcerati e altre. Intervenne» 3 conclavi,
assistente al soglio. Laonde e continuali- e chiuse in pace i suoi giorni in l'orna nel
do l'esigenze irragionevoli d'alcuni am- 1 y 3 T , d'anni 77 non compiti, e fu sepol-
basciatori, nel pontificalo di Clemente to nella chiesa del Collegio UrbanoÌP'.)
XI cessò 1' intervento loro alle cappelle di propaganda, presso la porla, sotto ni-
pontilieie. Innocenzo XII e con plauso u* tida lapide fregiala di semplice iscrizio-
ni versale a' 12 dicembre i6g5 lo creò car- ne. Altra però e giustamente splendida
dinaie diacono di s. Cesareo e legato di fu collocata da'cardinali della congrega-
Bologna, donde pel clima contrario al suo zione all'ingresso de'coretti nel chiostro
temperamento, fu obbligato a tornare in superiore, che riportai nel citalo articolo,
Roma, dove dal Papa, oltre l'essere a- celebrandolo co'suoi peldonodi 99,000
sciilto a parecchie delle primarie congre- scudi d'oro.
gazioni, colla protettola de' cappuccini SPINOLA Gmr.ruo, Cardinale. Del-
e degli olivelani, nel [698 fu fatto Camer- l'illustre stirpe genovese, dopoavercom*
lengo di s. Chiesa, nel quale articolo lo pilo il corso degli studi letterari nel col-
lodai benemerito dell' eminente carica, legioToloruci di Siena, trasferitosi in Ro-
cootribuendo con Innocenzo XII a'van- ma confamadi scienziatoe prudente per-
taggi della camera apostolica, ed alla sop- sonaggio, ebbe a trovar per tempo a per*
pressione delle venalità e abusi. Fu al con- lo il varco a'più insigni carichi e onori,
clave di Clemente XI, e nel 1 7 19 mori di Ammesso nel i6q5 da Innocenzo XII
73 anni non compiti, e fu sepolto in s. nella prelatura, subito lo dichiarò vice-
Andrea al Quirinale, sotto bella lapideo*?* legato di Ferrara, e poi ebbe i governi di
nata di musaici e fregiata di breve epi* Civitavecchia, Viterbo e Perugia. Cile-
tallio, niente XI nel 1703 l'inviò inquisitore a
SPINOLA Nicolò Gaetano, Cardi- Malta, e richiamato a Roma lo fece com*
naie. Venuto alla luce non in Genova co- mendalore di s. Spirito, enei 1 7 1 1 nunzio
mediceCardella,ma sibbene in (spagne) di Spagna presso Carlo arciduca d'Au*
d.i cospicua famiglia, fu posto sotto la di* stria pretendente alla successione della
lezione del precedente ziocardinale Ciò. monarchia, ed ove gli battezzò il primo*
Battista il seniore, e fu destinato al go- genito che poco visse; e poscia al meilesi-
verno delle città pontificie, dove si acqui- moio Vienna, di venuto imperatore Car*
sto nome e fama d'integerrimo e pru- lo VI. Quindi a'19 novembre 1719 lo
dente. Innocenzo XII l'avanzò a chierico creò cardinale [irete di s. Agnese fuori le
2<)rt SPI SPI
mura, e prefetto della congregazione del- ani mise tra'chiorici di camera, eBcnedet-
l'immunìla, e poi lo fu ancora del sollie- lo XIII lo elesse segretario ili consulta, e
mi ildl ';i rie agraria, come leggo nelle No- poco dopo governatore di Roma, nel qua-
tizie di Roma. Innocenzo XIII lo scelse le cospicuo impiego avendo perseverato
a segretario di stato e lo ascrisse a quasi quasi (> anni con gran riputazione d'in-
tutte le congregazioni cardinalizie. Bene- tegrità e giustizia, Clemente XII a'28set-
detloXHI neh 728 lo nominò legato di tembre 1 7 33 lo creò cardinale diacono
Bologna, e Clemente XI lue! 1^37 lo die di s. Cesareo, conferendogli posto nelle
per protettore a'camaldolesi, e gli affidò congregazioni di consulta, concilio, fab-
la legazione di Panna e Piacenza, per brica di s. Pietro e altre. Nominato legato
sostenere i diritti sovrani su quel domi- diBologna vi restò un settennio, nel quale
ilio della s. Sede. Fu pure protettore del- in tempi difficili e scabrosi, in cui l'Ita-
la congregazione Wmdesimense de' ca- lia era piena di truppe straniere, e ves-
nonici regolari, della nazione e repubbli- sata da pericolosa carestia, seppe cos'i be-
ca di Genova, dell'arciconfraternita di s. ne adempiere le sue parti,cbein ogni an-
Girolamo della Carila, di Terra santa, e co più ardua circostanza provvide alla
ili altri sodalizi e monasteri. Nel settem- pubblica quiete e individuale tranquil-
bre 1 y 38 divenne vescovo subuibicario lità. Si recò al conclave per Benedetto
di Palestrina,ma per breve tempo, poiché XIV, che gli assegnò la prefettura del-
un colpo apopletico gli tolse di repente la l'immunità. Dimessa !a sua diaconia,epas-
vita in Roma a' 1 7 gennaio 1 739, d'anni sato all'ordine de'preli col titolo di s. M/
72 non compiti, dopo aver concorso col degli Angeli, neh 75 r fu preconizzalo ve-
suo voto all'elezione di 3 Papi. Fu sepol- scovo suburbicario d'Albano, dove nel-
to nella parrocchia di s. Salvatore delle l'attodi visitare la diocesi, sorpreso da un
Coppelle, dove si vede alla sua memoria fiero colpo d'apoplesia, morì a'2 iagosto
eretto un insigne monumento colla sua 1753 tra le braccia di sua chiesa, d'an-
efligie scolpita in marmo, sostenuta dalla ni 72 non compiti. Trasferito il cadave-
Fama e da un genio, nella cui base leg- reinRoma,fu esposto ne'funerali e sepol-
gesi il magnifico elogio postovi da Felice to nella chiesa delGesù, senza alcuna me-
suo fratello ed erede. moria, nella tomba della casa Negroni, a
SPINOLA Giambattista, Cardinale, tenore di sua testamentaria disposizione,
Nobilissimo genovese, di i 5 anni si con- avanti l'altare di s. Francesco Saverio.
dusse in Roma pegli sludi nel collegio ro- Alfezionatissimoa'Negroni, abitò nel pa-
nnino de'gesuiti, sotto la direzione del prò- lazzo del prozio alle Botteghe oscure, vii-
zio cardinal Gianfiancesco Negroni. Ap- leggiando in alcuni tempi dell'anno nella
nlicatosi alla giurisprudenza canonicali- villa Negroni di Roma, ora Massimo, ove
vile e criminale, divenne eccellente e ne di frequente passeggiava con Benedetto
ricevè la laurea nell'università romana. XIV. Fu abbate di Subiaco e protettore
Clemente XI neli707 lo fece cameriere de'canonici regolari del se. Salvatore,deI-
segreto, enei 1 7 1 ilo decorò delle insegne la chiesa e nazione genovese,deH'arcicon-
prela tizie, indi nel 1 7 12 inviò governato- fraternità della Morte, di Gesù Maria, e
re a Benevento, e in quell'occasione ebbe de'muratori.
tutto l'agiodi guadagnarsi co'suoi buoni SPINOLA Girolamo, CVz/Y/7rtrt/e. Sor-
portamenti il favore e la grazia del car- lì i natali in Genova dalla celebre fami-
dinal Orsini arcivescovo, poi Benedetto glia patrizia che con tanti personaggi au-
XIII. Annoverato dopo 5 a imi tra'ponen- mento il lustro del s.collegio.a' 1 5 ottobre
ti di consulta colla carica di uditore del 1 7 1 3. Apprendo dal p.Paltrinieri, Elogio
camerlengo, Innocenzo XIII neh 722 lo del nobile e pontificio collegio Clementi-
SPI SPI 399
notti Roma, clic in questo fu mandato le congregazioni de' vescovi e regolari, di
per con vittore, e fino da giovane die chia- consulta, della ceremonialee delle acque,
ri segni di spirito sublime e v;isin mente. Fu protettore della chiesa e nazione gè-
Ammesso in prelatura da Clemente \II, novese in Romanici monastero di s. Ceci-
neh 7/i1 fu l'atto ponente soprannumero Ha, della congregazione benedettina Mur-
ili consulta da Benedetto XIV, il quale sfeldensediGcrnianin.del collegiode'bar-
e come leggo nel cardinal Pacca, Memo- bieri, di Lugo, e dell'accademia degl'In-
rie storiche sul di lui soggiorno in Ger- trepidi del collegio dementino. Enco-
inaniay dimorante in Colonia, p. a55, a miato per le sue distinte doti, dottrina e
questa nunziatura nel 1 74 ^ '° inviòcol gusto letterario, cadde malato dì gagliar-
grado d'arcivescovo di Laodicea in par- dissima febbre perniciosa, ebe lo portò al
tibus. Arrivò in Colonia a'-zr) agosto, eb- sepolcro in Uoma a1 '11 luglio! 78 j,di 71
l>e a uditori l'abbate Aquila e poi l'ab. anni non compiti, dopo aver ricevuto l'a-
Manzoni ebe restò amministratore, e ne postolica benedizione in articulo mortis.
partì assai encomiato a'17 aprile 1754 JVeln.°iooo del Diario di Roma trovo
per la nunziatura della Svizzera, ove e- quanto riporterò in breve. Fu esposto
qualmente facendosi onore, lo stesso De- decorosamente il cadavere in sua casa, e
nedettoXI V dopo pocbi mesi di residen- celebrate messe di sulFragio in tre altari
za lo promosse a quella di Spagna. Cle- pri vHegiati,e dal proprio parroco di s.Ma«
mente XU1 a premiarne i meriti, a'24 ria in Campitela, e da quella di s. Ceci-
settembrei 75q lo creò cardinale dell'or- lia in questa cbiesa fu portato colla ron-
dine de' preti, e gli mandò a Madrid la sueta pompa. In essa si celebrò il fune-
berretta cardinalizia dall' ablegato mg.r rale, nobilmente abbellita a lutto, coll'in-
Viviani, e l'imparo dal n.°6588del Dia' tervento di 12 cardinali, oltre il cardina-
riodi Romad'i tale anno. RitornatoaUo- leAntonelli ebe celebrò la solenne mes-
ma gli conferì per titolo la cbiesa di s. sa qual camerlengo del s. collegio, ed ivi
B albina, dondepoi passòa quella dis.Ce- restò sepolto come avea ordinato. Il car-
cilia, sebbene non lo registrano le Noli- dinaie trasferì alcune pensioni ebe gode-
zie di Roma. Inoltre Clemente XIII lo va, fece alcuni benefici legati, lasciò sca-
f'ece legato di Bologna, e poi Io divenne di di 100 a'poveri di Palestrina, altrettanti
Ferrara, avendo ovunque dato luminose e un calice d'argento dorato alla cbiesa
[nove di maturo senno, di probità, di gè- di s. Cecilia, scudi 100 a'poveri della sua
nerositàedi prudenza. Intervenne a'eon- parrocchia, scudi 3ooo alla propria fa-
llavi di Clemente XIV e di Pio VI, il qua- miglia domestica, non compreso il solito
le a'3 aprile 1775 lo preconizzò vescovo coruccio e quarantene, dichiarando e-
suburbicario di Palestrina.colla ritenzio- rede usufruttuario il marchese Pasquale
ne in commenda del titolo di s. Cecilia, suo fratello, ed erede universale il suo ni-
II Pel ri ni, Memorie preneslinep. 1 8 5, ri- potemarebese Paolino Spinola. Il bel no-
ferisce ebe fece nella cattedrale il pulpito vero de' cardinali di questo celebre co-
di marmo, ornò ledueanticbe lapidi del- gnome, di presente è onorato dal viveri-
la sua consagrazione e le collocò ivi di- te cardinale Ugo Pietro Spinola pro-da-
i impello ; fece pure di marmo le croci tario, della cui brillante carriera feci o-
<lella sagra, le balaustre, e l'altare mag- norevole ricordo a'rispettivi luogbi. I \\\-
giore, riportandolo in mezzoal coroov'e- sii di sì illustre stirpe furono descritti da
11 prima del iG5r. Compito il lavoro, ai diversi storici, come da Massimiliano De-
1 7 maggio 1 777 il cardinale ne consagrò za, Storia della j amiglia Spinola j e da
la mensa. Visitò la diocesi e si mostrò be- Uberto Mi reo, Elogi della famiglia Spi*
in lieo e sollecito pastore. Appartenne al- noia.
3oo SPI S P I
SPINOSA Diego, CardbialeJSaìo dì que'giudici,chefacevanosordido traffico
onesti genitori, che alcuni chiamano no- della giustìzia. Compì il numero de'suoi
bili, nel borgo eli Martin Muglio/, nella giorni a Madrid nel i 5y2, di 70 anni, e
Castiglia vecchia, istruito che fu nelle u- trasferito in pallia, ebbe tomba nella pio-
mane lettere, si die con grande applica- cola chiesa da Ini fabbricala, ove gli fu
•/ione di spirito-. allo studio della giuris- eretto un magnifico avello, con illustre
prudenza nel collegio diCuencao in A Ica- elogio in idioma castigtiano. Pieno di vir-
]ù, ed essendo ancor giovine la professò tìi, fu di specchiata continenza e di per-
pubblicamente nell'università di Sala- fetto disinteresse, che gli conciliò l' uni-
manca, con riputazione del l.° e più cele- versale stima. Dipoi passando Filippo II
l)i e giureconsulto della Spagna. Periati- per la sua patria, volle ascoltar la messa o-
to chiaro atodaFilippo 11 al maneggio dei ve giaceva sepolto, terminala la quale, ri-
pubblici all'ari, essendosi in essi egregia- voltnsi all'infante suo figlio, gli disse: Qui
mente diportatogli grado in grado conse- riposa il migliore tra'minislri che io ah-
giù la presidenza del regiosupremoconsi- bia avuto. In fatti avea amato il cardi-
glio di Castiglia, la dignità d'inquisito- naie l'esercizio d'ogni più bella virtù, e
re generale, e nel i5JS da Paolo IV il n'era stato veramente modello : pel suo
vescovatodi Siguenza. Ad istanza del re, potere fu dello il Monarca delle Spagne.
a'? [ marzo 1 568 s. Pio V lo creò cardi- SPINOSISMO. V. Panteismo.
naie prete di s. Stefano al Monte Celio. SPINUCC1 Domenico, Cardinale.KU-
Avendo Filippo 11 rimesso alla sua pru- he i natali in Fermo a'2 marzory'Jy, da
clenzaeconsiglioil regolamentodella ino- famiglia chiara per la sua antichità e o-
narchia, egli sempre stimolò il re a col- norevole nobiltà, pel cospicuo fendo di
legarsi contro il turco, per cui ricevè con Milanow a lei provenuto dal celebre re
singolari onori il cardinal Bonetti nipote di Polonia Giovanni III Sobieski, per la
del Papa, quando si recò a tale effetto le- gloria de'maggiori e pe'legami di stretta
gatort Intere nella Spagna, e pel i.°intro- parentela che la univano alla rea! casa di
dusse il tribunal dell'inquisizione nel Pe- Sassonia. Il cardinal Paracciani a rei ve -
rù. Afflitta Siviglia da peste, i senatori do- scovo di Fermo, a cui era caro pe' suoi
mandarono e ottennero dal cardinale di meriti e per le sue egregie virtù, lo decorò
partirne, ma a condizione che nel ritor- prima del canonicato nella patria metro-
110 non potessero rientrare nell'esercizio politana, quindi della dignità d'arcidia-
della carica. Tra le esimie doti che l'orna- cono, e di più affidò alla sua saviezza l'uf
vano, rifulse la sincera modestia, e tale fido di pro-vicario generale. Pio VI pli-
che ricusò al re il titolo di marchese che ma lo fece vescovo di Targa in partìbus,
voleva conferir a'suoi nipoti; né permise quindi come descrissi nel voi. XLI,p. 87,
che si edificasse nel borgo ov'era nato il lo trasferì alle sedi unite di Macerata e
palazzo ordinato dal re, che a condizio- Tolentino nel 1777, e ne fu benemerito
ne d'innalzarvi {adi lui arma, e che una nel modo ivi dichiaralo, mentre il suo
iscrizionedichiarasse l'erezione espressa- sinodo fu approvato non solo dal ven.
mente decretata dal monarca; poiché so- Strambi, ma inculcata l'osservanza, per
leva dire, non esser lecito agli ccclesiasti- l'importanza e saviezza de'suoi decreti,
ci l'impiegar le loro facoltà che per ali- Inoltre Pio VI, conservandogli tali sedi,
mentode'poveri, e perahbelliineulo del- nc'11787 lo dichiarò amministratore di
le chiese. .Si mostrò cosi amante della giù- quelle di Piecanati e Loreto, e le gover-
Stizia, che obbligò un negligente ministro nò con lode sino al 1796, per cui il conte
a restituire tutto il percepito durante il Leopardi, Serie de' vescovi di Recanali
suo impiego: inoltre punì severamente p. 21G, lo dichiarò dolio, saggio, ama-
SPI
bi]issì'mo prolato, e che la sua memoria
restò in benedizione tra'recanatesi. Cessò
pine di governare le chiese di Macerala
e Tolentino, per averlo l'io VI nel con-
cistoro de'27 giugno tramato all'arcive-
scovato ili Benevento. Nel 1 8 1 6 l 'io \ 1 1
l'invitò a recarsi in Roma, e nel conci-
storo degli 8 marzo ne premiò le tante
benemerente, creandolo cardinale prete
di s. Calisto, e annoverandolo alle con-
grega/.ioni della visita, dell'immunità,
tle'riti e della eeremoniale. Dopo la rivo-
luzione del 1820 di Benevento, insorta
pe'settari carbonari, e che narrai a Sici-
lia,ilcardinales'interpose con Pio VII, e
a ciò pregato, pel ritorno de'lieneventa-
ni alla sua ubbidienza; ina non potè re-
carsi in Roma al conclave per l'elezione
di Leone XII, a cagione di sua grave età.
Dopo breve malattia di cancrena, muni-
to di tutti gli aiuti spirituali, mori in Re-
invento fl'21 dicembre 182 3, d'anni 85
non compiti, e nella metropolitana gli fu-
rono celebrate solenni esequie, ed ivi fra
le comuni lagrime dell'afflitto gregge fu
l amo lato. lln.°i del Diariodi Roma del
jiS?. i gli rese il seguente splendido elo-
gio. La purità della religione, l'illibatez-
za de'costumi, la vigilanza di pastore, l'a-
more e la tenerezza di padre, la saviez-
za, l'incorrotta giustizia, la sobrietà, la li-
beralità, l'oblio delle offese, la rassegna-
zione nelle cose avvei se, la moderazione
nelle prospere, l'amenità e la piacevolez-
za nel conversare, furono le indivise com-
pagne di questo mentissimo porporato,
le quali per lutto il tempo della sua lunga
"vita lo reserocaro a! supremo Gerarca, ai
parenti, agli amici, ed alle sue pecorelle,
le cui benedizioni pe'benefizi sparsi sopra
di esse, eterneranno la sua memoria.
SPIRA (Spiren). Città con residenza
vescovile di Baviera nel Palatinaio(l'.),
capoluogo del circolo del Reno, di distret-
to e di cantone,a 4 leghe da Mann bei m ca-
pitale del granducato di Baden, ed a 1 oda
\A issemburg, e in riva al (ìumedelsuo
nome,clie colà presso scaricasi, per la si-
S PI 3o 1
nistra del Reno. E' pur ?~ci\c d'un com-
missariato generale e d'un concistoro prò*
testan te,popolosa e borente. Cinta di uni-
rà con 5 porte, occupa grande spazio di
terreno, con molti vasti giardini e spazi
vóti ,e possedè unsuperbo palazzo di città.
La cattedrale, amplissima e magnifica, è
unóde'più grandiosi (empii d'arcliiteltu-
ra bizantina che csistano,ora decorata da
24 grandi quadri a fi esco sopra fondo d'o-
ro, fatti eseguire dal redi baviera Lodo-
vico I, munifico e intelligente proiettore
delle lettere e delle arti. Queste opere die
fanno un mirabile elicilo, rappresentano
la Natività diGesùG islodi INlayr, leNoz-
ze diCana diShraudolplt,la Crocefissione
collaR. Vergine a pie della croce ili Moesl,
la Circoncisione pure di Sliraudolph, la
fuga in Egitto di Sussmayer, la moi te di
Giuseppe di CeuteIn,ec.Si legge nel Gior-
nale di Roma del 1 8 53 a p. 1 oy4>c'ie 'l
re Lodovico I avea compilo col prestigio
de'pénnelli de'più distinti artisti di Ger-
mania l'abbellimento de'muri della cat-
tedrale di Spira, uno de' più vasti mo-
numenti bizantini superstiti, ed eseguilo
col maggior splendore. Pertanto l'atiua-
le degno vescovo mg.1 Weiss volle inau-
guratala suacaltedralecou pompaemae-
slàjCbiamando a fargli corona alcuni tuoi
confratelli nell'episcopato; dalla Francia
accorse il vescovo di Strasburgo, dalla
Prussia il cardinal arci vescovo di Colonia,
la capitale della baviera deputò nel Pa-
lafittato il suo arcivescovo di Monaco, ed
il dottissimo vescovo di Wiirtzburg volle
unirsi a'suoi venerandi colleglli. A't 5 no-
vembre ebbe luogo la solenne iuaugura-
zione, l'arcivescovo di Monaco consagrò
l'altare maggiore dell'augusto tempio; il
cardinal di Colonia fece un discorso elo-
quentissimo sull'inaugurazione di questa
cattedrale, ove riposano le ceneri di 3 im-
peratrici e di 8 imperatori, fra'quali Cor-
rado II \\ Salico, Rodolfo I d'Absburg, e
dell'infeliceEnricoIV. Una parte del cle-
ro della diocesi si uni al suo vescovo per
soleuuizzare la festa, a cui presero parte
3oa SPI
ancbe molli sacerdoti accorsi dalla Fran-
cia, dalla l'i ossia e dalla Baviera. La cit-
tà ili Spira nella maggiorità protestante,
in questa solennità sembrò tutta catto-
lica. La vigilia della festa il granduca di
Assia-Darmstadt, accompagnato dalia
grandui hessa colle figlie del re Lodovico
1, seguilo dalla coite e da un brillante sta-
to maggiore, giunse a Spira per visitare
il magnifico tempio, e nello stesso tem-
po vi giunse il vescovo di Mago nza. Tut-
ti questi personaggi ammirarono i nuovi
dipinti, massime quelli di Shraodolph:
lo spirito piolo iida mente religioso che do-
ni ina negli alli eschi, la bella e dolce mae-
stà che regna in tulle le figure, il gusto
perielio che rimarcasi nella disposizione
de'soggetti, e l'assieme ammirabile che li
distingue, luttociò fa della cattedrale di
Spira un'opera meravigliosa. Il giorno i 6
poi ebbe luogo la solenne processione per
trasportare dalla chiesa del seminario al-
la cattedrale le reliquie di s. Stefano 1 Pa-
pa e di s. Atanasio: accorsero per pren-
der parte alla processione tutti i fedeli del
palalinalo, e la folla fu immensa. Leggo
nell'ultima proposizione coucistoriale,ehe
questa cattedrale è sotto I' invocazione
della C Vergine e di s. Stefano prolo-
mai lire3con battislei io. Che il capìtolo si
compone di 4 dignità, lai. delle quali è
il preposto, di 8 canouici,diG vicari, e di
altri [neti e chierici per l'ufficiatura. Un
canonico ha cura delle anime, coadiuva-
to da'vicari. L'episcopio è prossimo alla
cattedrale ed in buono stato. Abbiamo di
Litzel, Descrizione storica de' sepolcri
imperiali della cattedrale di Spira, dal
i o3o ah G8q,co/j un'appendice di Gio.
MicheleKónig,Spira i 820. E di quest'ul-
timo, Storie della vita e governo degli 8
imperatori tedeschi sepolti nel duomo di
Spira, ivi i83 {.Nella città vi sono al-
tre chiese anche parrocchiali, un mona-
stero di monache,'?, seminari, 2 chiese lu-
terane, il ginnasio, la casa degli orfani,
un comitato medico e altri stabilimenti.
Vi si trovano la rafliueria del zuccaro,
SPI
fabbriche di cera, aceto e tabacco, e mu-
lino da lobbia. Assai attivo n'è il com-
mercio di giani, vini, legname, bestiame,
ec. JN'e'dinlorni sonovi sorgenti minera-
li, e fra 'suoi illustri nominerò il celebre
chimico J. J. Decker. Questa città anti-
chissima era un tempo compresa nella
Gallia Belgica, ed apparteneva a'nemeli,
chiamandosi Ne.metus o I\'ovioniagus,e
de'qualiera la capitale. I romani l'incor-
porarono nella 1 .' Germanica. Posterior-
mente cadde in potere de're di Francia,
che vi possedevano un castello, e passò ìli
seguito agli alemanni. Verso l'Vlll seco-
lo lasciò essa il nome di Noviomagus per
prendere quello del piccolo fiume Spira
che la bagna, formandosi nel principato
di Due Ponti da vari ruscelli che scen-
dono dal clivo orientale de'vosgi. Dive-
nula signoria temporale del vescovo, che
fu pure principe dell'impero e signore di
Filippsburg, e preposto di Wissemburg,
fu circondala di mura dal vescovo Rug-
gero. Sotlo l'imperatore Enrico IV di-
venne Spira città libera e imperiale/pian-
tunque continuava a riconoscere per so-
vrano il proprio vescovo; ma questi real-
mente non la possedeva con potere asso-
luto, poiché un tempo non vi potè risie-
dere. Gl'imperatori Eurico V, Federico
II e Venceslao le concessero grandi pri-
vilegi, e vi si tennero molti solenni par-
lamenti o diete imperiali. La più famosa
fu quella dell'aprile 1^29, per trattarvi
le controversie religiose, ed in cui Cle-
mente VII spedi il suo nunzio per con-
ciliare gli animi de' Luterani {f.). Deter-
minò questa dieta, che il Papa fosse ri-
chiesto di denunziare un concilio genera-
le da celebrarsi in Germania; che si con-
servasse da per tutto il s. sagrifìzio della
messa;chesi proibissero le perniciose set-
te eretiche degli errori correnti, che ne-
gavano pure la presenza reale del corpo di
Cristo Dell'Eucaristia {ly •); che gli ana-
battisti fossero puniti secondo la severità
delle leggi; e si trattò di eccitare il re di
Ungheria contro i turchi. Di più, Fcrdi-
SPI SPI 3o3
nando I re de'romani volendo in essa or- ra alla fine di settembre i •"()'», a' 5 lu-
di nar l'osservanza del decreto ili Worms glio r 7Q3, a\>.<S dicembre dello stesso a ii-
contro i detti eretici e la pretesa Riforma no, e l'i i maggio 1 796. Riunita quindi ai-
religiosa, i principi e le città infette e più la Francia,Spira di venne capoluogo d un
fanatici partigiani del deplorabile Iute- circondario del dipartimento di Mont-
ranismo protestarono contro il decreto Tonitene, finche separatasi nel 1 o' i 4 tu
della dieta, appellandosi all'imperatore e ceduta alla Baviera, dopo essere stata se-
ai futuro concilio, donde ebbe origine il colar izza la nel suo vescovato sovrano.
nome di Protestami (/'.) che dagli altri La scile vescovile fu istituita nelseco-
ei etici li distingue. Così potentati tedeschi, lo IV, e ne fui. vescovo Jesse die nel
ed in ispecie Sassonia f A7.), congiurerò- 346 intervenneal concilio di Colonia,uel
no a danno di Germania, mentre si do- quale fu deposto Eufrate vescovo della
mandava il loro soccorso per frenare il città accusalo d'aria nismo, i cui succes-
formidabile turco, che sempre avido di sori sono registrati nella Stona ecclesia-
estendere le sue usurpazioni su'dominii stira (V Alctuagna t.I. Papa s. Zaccaria
cristiani, entrava in Ungheria. Ben osser- nel 748 o 7 > 1 approvando l'operato di
va l'annalista Rinaldi, come restò mera- s. Bonifacio inviato da s. Gregorio II in
vigliato l'imperatore Carlo V, in vedere Germania, la sede vescovile di Spira di-
principi e città alemanne concitati con- venne sulfraganea di Magonza. Dipoi nel
tra la Chiesa da frate Lutero eresiarca 1818 l'io VII pel Concordato col re di
da essa condannato e che egli avea spie- Baviera (/ .) stabilì anche per Spira, suo
giato punir col ferro, e preparare alla casa vescovo, capitolo e diocesi, (pianto ri por-
d'Austria tribolazioni e asprissime guer- tai in quell'articolo; e colla bolla Dei ac
re. Imparò Carlo V, ma troppo tardi, che Domini nostri Jesu Chris ti, àe\ 1 ."aprile,
coloroi quali scuotono il soave giogo del- Dell'elevare Bamberga ad arcivescovato,
la Chiesa, insorgono poi a scuotere il gio- tra'sulh aganei vi comprese il vescovo di
go monarchico appeua cresciuti in for- Spira e lo è tuttora. JNeh338 fu tenuto
ze. Questo è vecchio assioma. Percolo- un concilio in questa città, relati vamett-
rare i protestanti la loro congiura richie- te a Lodovico V il B avaro imperatore,
sero Carlo V della libera celebrazione di delle cui famose differenze colla s. {fede
un concilio in Germania per togliere le e moltepliciavvenlure parlai in tonti luo-
discordie religiose, non perchè quali bef- ghi. Narra Rinaldi, che ad istanza di quel
feggiatori de'sinodi volessero ubbidirne principe ribelle della Chiesa fu fatto tale
i decreti, ma con tale pretesto adunarsi radunamento e per opera d'Enrico ar-
e siedervi giudici per opprimere i catto- ci vescovo di Magonza, il quale temeraria-
liei. Nell'anno seguenteCarlo V stabilì a niente si fece giudice della lunga egra-
Spira la camera imperiale per le nppel- ve controversia chedurava tra la s. Saiie
lazionijche poi fu trasferita a Wetzlar. e Lodovico V, ma devesi tener piuttosto
Era floridaSpira, quando nel 1 681) i fran- per conciliabolo. Questo falso sinodo a-
cesi comandati da Turenna la distrusse- vendo spedito ambasciatori in Avignone
ro col fooco d'ordine di Luigi XI V, dopo a Papa Benedetto XII, n'ebbero in ri-
concessi agli abitanti (3 giorni per salvare sposta che se Lodovico V bramava di too
niasserizie e ricchezze, né si ristabilì che naie in grazia dellaClnesa, mandasse am-
in capoa 1 oannidopola pacedi Riswick. basciatoriallaSede apostolica, i quali fer-
Presso a Spira a'i5 novembre 1703 fu masseto la pace col redi Francia, ed av-
combatluta una battaglia tra'franeesi e viso l'arcivescovo di Colonia e i prelati
gl'imperiali.! francesi la ripresero di nuo- tedeschi che si tenevano in fedeltà e ul>
vo uel j 734; se ne impadronirono auco- bidieuza al Papa, delle giuste ragioni per
■)n [ SPI
]c quoti erano stati rigettali gli ambascia-
tori dell'adunanza di Spiro; e perciò non
per colpa siiti, ne del re di Francia, ma
pel solo Bavaro, egli e altri alemanni se-
parati dalla Chiesa non erano stali rico-
municali. Inullie Benedetto XII confu-
tò le false cagioni opposte alla s. Sede,
(juasi che il Papa si sforzasse d'annien-
tare l'impero romano, e cornando che si
(acesse palese da' predicatori in Alema-
nna l'innocenza della chiesa romana. Ad
istanza dell'imperatore Massimiliano I
avea Papa Alessandro VI ridotto a slato
secolare ed eretto in collegiata il mona-
siero benedettino d'Odenheim, al quale
Urlinone arcivescovo di T reveri avea la-
scialo tutti i beni di sua casa. Siccome
cpie canonici erano esenti dalla giurisdi-
zione del vescovo di Spira, così i canoni-
ci dopo che nel 1:107 avevano trasferito
la collegiata a Brusca I credevano godere
la medesima esenzione, pure ne doman-
darono licenza al vescovo. Nacque per-
ciò gran lite fra essi e il vescovo, per e-
slinguere la quale, già introdotta nel tri-
bunale della rota romana, BenedctloXI V
ne chiamò a se la causa,e seguendo la sen-
tenza in cui opinava la ruta, colla bolla
CausarumPalaliijdeiSaovembre 1 7.47»
Bull. Magn. 1. 17, p. io i, dichiarò: Che
il capitolo secolare, nel domandare al ve-
sco\o licenza per la traslazione della col-
legiata a Brusca I, già avea riconosciuta
la sua soggezione al medesimo, perciò non
era più esente dalla giurisdizione del ve-
scovo di Spira. Dalle Notizie di Roma
ricavo la serie de' vescovi del passato e
corrente secolo, che è la seguente. Xel de-
clinar del 1 7 io il cardinale Damiano dei
conli di Schoenbrun, da coadiutore di-
venne vescovo di Spira, e fu benemerito
e zelante, per quanto dissi alla biografia,
avendo fra le altre cose eretto il semina-
rio. Gli successero, nel 1 74 i il cardinale
Francesco Cristoforo Huten de Slolzca-
berg(I ,);nel 1 770 Augusto deLymbomg
Slyrura di Cermeti diocesi di Mùnster;
nel 1 7<jo Pio \ [gli die in suffragando Ah*
SPI
tonio Schmidt d'Ernestein diocesi d'Er-
bipoli, vescovo di Termia inpartibut. .Nel
1 707 Chierico AA alderdoff di Magonza;
nel 1818 a'2 5 maggio .Matteo Chaodelle
diFranefort, i.° sull'i Bganeo della metro-
politana di Bambergajael 1 827 Gio.Mur-
tino Mani di Magonza. Gregorio XV I nel
i83ti preconizzò vescovo Pietro II idi ira
d'Erbipolimel 1 837a'ic)mnggio cu g. 'Gio-
vanni Geissel di Gimmeldigen diocesi di
Spira, che poi fece arcivescovo d'Iconio
in parlibus e coadiutore dell'arcivescovo
di Colonia cui successe e governa, e me-
ritò che nel 1 S 7 0 il regnante Pio IX lo
creasse cardinale, li medesimo Gregorio
XVI nel concistoro de' 2 3 maggio 1 84?di*
chiaro vescovo l'attuale mg.? Nicola Weis
diXicdergailbach diocesi di Spira, già par-
roco e canonico decano della cattedrale.
La diocesi comprende il circolo del Pie-
no e 207 parrocchie. Ogni nuovo vesco-
vo è tassato ne'libri della camera aposto-
lica in fiorini 5oo,e la mensa rende 8000
fiorini, pari a 38oo scudi romani senza
gravami di pensioni.
SPIRIDIONE («.), vescovo. Era pa-
store, e imitava colla vita la semplicità
dei patriarchi; perciò Dio lo ricolmò del-
le grazie più straordinarie, alle quali egli
corrispose con fedeltà. Si ammogliò ed eb-
be una figlia chiamata Irene, la quale ri-
mase vergine tuttala sua vita. La sua san-
tità gli aveva acquistato grandissima ri-
putazione. Eletto vescovo della città di
Termidonte, nell'isola di Cipro, continuò
lo stesso genere di vita, e seppe accoppia-
re le funzioni dell'episcopato colle fatiche
della campagna. La sua diocesi era assai
piccola, e poveri n'erano gli abitanti. Vi
avea molti idolatri, ma quelli che profes-
savano il cristianesimo tenevano una con-
dona assai regolare. Spiridione divise la
sua rendita in due parli : una pe'poveri,
l'altra pel mantenimento della sua chie-
sa e della sua casa. Durante la persecu-
zione di Massimiano Gallerio, confessò
coi aggiosamente la fede, e secondo il mar*
lirolo&io romano fu unude'conlessùriche
SPI
furono mondati ai lavori delle miniere,
dopo che fu loro ca\ alo l'occhio diritto,
etagliatoilgarrettosinistro. Egli assistei"
teal i .°conciliogeucralediNicea nel 3-25,
ove fu otiorato fra gli altri prelati che sof-
frirono per la fede. Quantunque avesse
poco studiato le umane lettere, avea ac-
quistato glande conoscenza della sagra
Scrittura. Mori poco dopo il concilio te-
nuto a Sardica l'anno 347> e nel (piale
juese il partito di s. Atanasio. 1 greci l'o-
norano a' 12, ed i latini a' i 4 dicembre.
Avendo i turchi levato nel 1716 l'asse-
dio di Corfù, di cui volevano impadro-
nirsi, il giorno che si faceva nell'isola la
festa del santo vescovo, Clemente XI or-
dinò che .«.i celebrasse in avvenirein tutti
gli stati della repubblica di Venezia. Nel-
la chiesa di s. Maria in Vallicella di R.o»
ma conservasi un braccio di s. Spiridione.
SPIRITO SANTO, Divinità Spiritus,
Spiritus Sanctus, Spiritus Deus sanctus
aeternus munificus. E' la terza persona
della ss. Trinità (F.) procedente dal Pa-
dre (F.) e dal Figliuolo (F.), vero Dio
(/^.aveulel'istessa natura ed essenza col
Padre e col Figliuolo, e perciò all'uno e
all'altro eguale in tutte le perfezioni di-
vine,comesi legge negli Atti Apostolici v.
3, 4- Anche il diviu Padre e il divi ri Fi-
gliuolo è per natura Spirito, l'uno e l'altro
è Santo iF.) essenzialmente; ma perchè
queste due persone per le diverse loro re-
lazioni hanno il proprio nome di Padre
e di Figliuolo, si rilascia il nome comune
di Spirito santo a significare solamente la
terza. Inoltre questo nome a lui si compete
particolarmente per la spirazione del Pa-
dre e del Figlio da cui procede. La proprie-
tà medesima, e la forza della voce nel mo-
do usato da'ss. A postoli, come nel parlare
delle altre due divine persone, anche nel-
r8.°articolodeló7//i£o/o(^.), esprime ab-
bastanza la Divinila (/'.) del Santo Spi-
rito; perchè con questa non solo ci porta-
no a credere la esistenza di lui, ma a cre-
derlo amandolo, e in lui trasportandoci
con l'adorazione della mente e del cuoi e.
VOL. LXVIII.
SPI 3o7
Allo Spirito santo, perché termine essen-
ziale ed eterno dell'amore del Padre e del
Figlio , si attribuisce specialmente tutto
ciò cheappartiene alla santificazione del -
le anime; e per questo si chiama Spirito
/ i^i/icnntc^SpuMoParaclito^Uc: vuol di-
re consolatore. Egli santifica le anime or-
dinariamente per mezzo dt'Sagramenli
(/".), co'quali ci fa figli di Dm, ci confe-
risce la grazia santificante d'accresci men-
to di essa, e infonde la virtù: lutti i fedeli
sono chiamali templi dello Spirito santo,
per la grazia del Battesimo e della Fede
(/ './Egli è che ha parlatoagli uomini per
la bocca òe Profeti (F.). Egli illumina il
nostro intelletto, muove e regge al bene
la nostra volontà;perciò non s'iulrapren-
de cosa importante senza l'invocazione
dello Spirito santo, sia coli' inno Veni
Creator Spiritus (/'.), sia colla sequenza
Peni Sanate Spirilus( F.),e lo glorifichia-
mo colla Dossologia [V.); egli ci arricchi-
sce de'suoi doni. 1 doni delloSpirito santo
sono 7: Sapienza, Intelletto, Consiglio,
Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio.
I teologi per doni dello Spirito santo io-
tendono certe qualità soprannaturali che
Dio infonde nell'anima del cristiano col
sagra mento della Confermazione ( F.)pev
renderla docile alle ispirazioni della gra-
zia. 1 nominati 7 doni sono dichiarati nel
capo 1 1 d'Isaia v. 1 e 3, cioè il dono di
Sapienza, che ci fa giudicare sanamente
tutte lecose, relativamenlealnostro ulti-
mo fine; il dono àeW Intelletto 0 intendi-
mento, che ci fa comprendere le verità ri-
velale, quanto u'è capace il limitato no-
slrospirito;il dono di Consìglio o di pru-
denza, che in tutte le cose ci fa prendere
il migliore partito perla nostra saulifica-
zioue; il dono di Fortezza o di coraggio,
per resistere a lutti i pericoli e vincere le
tentazioni; il dono ùiScienza, dieci fa co-
noscerò i diversi mezzi di salute e ci fa
sentirne l'importanza; il dono di Pietà,
o l'amore di tutte le pratiche che posso-
no onorare Dio; il dono del Timor di Dio,
che ci distrae dal peccato e u\\ tultociòche
20
3o6 SPI SPI
può dispiacere al supremo nostro Signo- presenta lo Spirito santo, Iodissi a Imma-
re. L'apostolo s. Paolo parla spesso nelle cine, massime in forma diColomba,in cui
sue epistole di questi diversi cloni. Perdo- fu veduto piìi volte, e ch'è vietato espi i-
ni dello Spirilo santo s'intende altresì la merlo in forma umana da Benedetto \ IV,
podestà miracolosa che Dio concedeva ai col bveveSollicitudininoslrae,(\e\ i ."otto-
primi fedeli, comedi parlare diverse lin- brei 74-5,suoZ?w//.t. i,p.56o. Col maligno
gue, profetizzare, risanare le malattie, spirito di sua setta scrisse contro di esso il
scuoprire i più segreti pensieri de'cuori, protestante Cristiano Ernesto di Wmd-
ec. Gli apostoli ricevettero la pienezza di clieim, Observationes theologico-hisiori-
questi doni, come i precedenti; ma Dio cae ad Benedirti XIV P. monupcratii
distribuiva gli uni e gli altri a' semplici od episcopum Augustanum Epistolamt
fedeli quanto era necessario all'esito del- i 74°- Alle quali rispose Lodovico Mu-
la predicazione dell' evangelo. Il mede- ratori, De navis in Hgionem incurren-
simos. Paolo dopo averne fatto l'enume- tibia, sive apologia Epistolare a SS. D.
razione, dice che la carila, ovvero l'amor N. Benediclo XI F P. DJ. ad episcopum
di Dio e del prossimo, è il più eccellente Augustanum scriptae, Lucaei 749. Che
di tutti i doni, e può occupare il luogo di lo Spirito santo si rappresenta da tempo
tutti gli allri,coine si esprime ne\l' JEpist. 1 antichissimo nell'effigie dellaColotnba ri-
a' Corinti e. l 2,v. i 3. Lo Spirito san lo non splendente lo leggo pure nel Calogerà, O-
ha corpo ne figura alcuna. Egli è Dio, e puscolit. 48, p. 363, De duohus Psalle-
perciò perfettissimo e semplicissimo spi- riis dissertatio. Nell'atto che il Precurso-
rito. Si rappresenta però sotto le figure re s.Gio. Battista nel fìumeCiordano bat-
tìi raggiante colomba, di lingua di fuoco, lezzo Gesù Cristo, discese lo Spirito snu-
di sollioora impetuoso, ora lieve, perdio to in forma di Colomba, stando ferma SO*
così egli ha voluto rendersi visibile agli pra il di lui opo, e narrano gli evange-
uomini, per esprimere sensibilmente al- listi, che si udì la voce dal cielo, la quale
cune dellesue divine operazioni. Dichia- il dichiarò Figlio di Dio. Arroge quanto
raia Pentecoste, festa e pasqua solenne trovo nel Giornale ecclesiastico di Ro~
e una delle 3 principali dell'anno, in cui ma t. 9, p.164. Ivi si riporta il disegno
si celebra dalla Chiesa la venuta dello Spi- e le osservazioni erudite sopra un antico
rito santo, la cui vigilia o sabato è deno- monumento cristiano singolarissimo, che
minalo Santo, sebbene tale dicasi perec- ragiona non solo co'suoi simboli, ma an-
cellenza la l.a di tulle le vigilie il Sabato cora colle scolpite lettere. Rappresenta il
(/ .) di Pasqua ili Risurrezione. In que- vescovo in atto di battezzare un f indui-
sta venuta Io Spirito santo discese nel Ce- lo per iininersionern col padrino alla de-
nacolo di Gerusalemme (F.), sugli apo- stia.simboleggiandosi loSpirilo santo sot-
stoli ediscepoli in forma di lingue ili fuo- to la figura di Colomba, circondata da
co, e tutti in numero di i5o ne furono diadema simbolo della divinila edeil'e-
riempi uti, parlarono subito in p\u Lingue temila, in mezzo alla luce delle stelle, le
(F.) e furono ispirali a dividersi per prò- quali indicano la luce, chela grazia del-
\incie perla Propagazione della fede lo Spirilosantodillonde sopra le menti di
(^.). Is'el medesimo articolo Pentecoste chi riceve il battesimo. Quanto all'anli-
riportaijCome in diverse chiese e per mol- chità del monumento, si attribuisce al IV
ti secoli fu adombrala la discesa dello Spi- secolo, e si crede una dimostrazione con-
tilo santo, con fuochi e con colombe, e tro la allora recente eresia de Mac edonia-
conispargiruento ili rose (delle quali par- ni(F.),che empiamente negavano la di-
lai ancora nel fine dell'articolo Uosa d'o- vinità alla terza divina persona. Siccome
Ro), ed altri fiori. Del modo comesi rap- gli antichi cristiaui, contro gli errori prò-
SPI
testavano la loro fede con nuove addizio-
ni nel Si rubolo, cos\ ancora ne'monumen-
ti lo praticarono. Anche gli Ariani (P.)
eretica mente sostennero,non essere egua-
le al Padre; ma non pare che gli uni nò
gli altri abbiano negato che lo Spi rito san-
to sia una persona: dicono gli antichi e-
retici Socinietni{V.) che questa è una me-
tafora per indicare l'operazione di Dio.
Dichiara il Bergier, nel suo Dizionario
enciclopedico teologico, che nondimeno
l'evangelo parla dello Spirito santo come
d'una persona distinta dal Padre e dal
Figlinolo: l'Angelo disse a Maria Vergi-
ne,che lo Spirito santo sopravverrà in lei,
in conseguenza che il fanciullo, quale na-
scerà da essa,sarà il Figliuolo di Dio. Gesù
Cristo dicea'suoi apostoli, che loro man-
derà lo Spirito santo, lo Spirito consolato-
re che procede dal Padre; che questoSpi-
rito insegnerà ad essi ogni verità,di more-
la in essi. Ordina loro che si battezzino
tutte le genti nel nome del Padre, del Pi-
ginolo e dello Spirito santo. Ecco le tre
persone poste nella stessa linea, dunque
sono così reali 1' una come l'altra; qui
niente vi è di metaforico. Lo Spirito san-
to è una persona, un ente sussistente, co-
me il Padre ed il Figliuolo. Certamente
GesiiCristo non ordinò battezzare in no-
me d'una persona che non fosse Dio. Di
fatto, dicesi in molti luoghi della s. Scrit-
tura indifferentemente che lo Spirito san-
to ispirò i profeti, e che Dio gli ha ispi-
rati; s. Pietro rinfaccia ad Anania d'aver
mentito allo Spirito santo, di non aver
mentito agli uomini, ma a Dio. I doni del-
lo Spirito santo sono appellati doni diDio.
Dunque hanno torto isociniani d'affer-
mare, che lo Spirilo santo non è chia-
mato Dio nella s. Scrittura. I Padri si ser-
virono di questi passi per provare la di-
vinità dello Spirito santo, agli ariani ed
a' macedoniani; perciò questi ultimi fu-
rono condannati nel concilio generale di
Costantinopoli del 38 i. Pretendono i so-
ci mani e i Deisti (/".), che non fosse pro-
fessata uè conosciuta la di vinità dello Spi -
SPI 3o7
rito santo nella Chiesa avanti detto con-
cilio: questo è un errore. Già nel 3ir> il
concilio diNiceaavea insegnalo assai chia-
ramente questo dogma nel suo Simbolo
dicendo: Crediamo in un solo Dio, Padre
onnipotente ...e in Gesù Cristo unico suo
Figliuolo ...crediamo pure nello Spirilo
santo. JVonavea messo nessuna differenza
tra queste tre persone divine; ma vi sono
testimonianze positive che provano que-
sto articolo di fede che tanto antico quan-
to il cristianesimo. 1 precedenti e seguen-
ti l'adii provarono e insegnarono il me-
desimo dogma, ed infinite nesouole testi-
monianze degli stessi ss.Padri greci. Que-
sta stessa credenza era confermata dalla
dossologia ch'era in uso in tutta la Cliie-
sa,e s. Clemente discepolo di s. Pietro di-
ce che uon se ne conosce l'origine; for-
inola che attesa 1' eguaglianza perfetta
delle tre persone divine rende a tutte e
tre eguale onore. Era altresì confermata
da altre pratiche del culto religioso, per
le 3 immersioni e per la forma del bat-
tesimo,pel Kyrie replicato 3 volte per cia-
scuna delle persone, pel IVisagio^.) esa-
lato nella liturgia: invano gli ariani ave-
vano voluto sopprimerlo; questa formo-
la veniva dagli apostoli. Della processio-
ne dello Spirito santo dal Padreedal Fi-
gliuolo parlai a Simbolo e in tutti gli ar-
ticoli relati vi,così dell'aggiunta Filioque,
oggetto di tante dispute tra' greci e lati-
ni per l'unione delle due chiese, punto
di dottrina in cui i latini più volte con-
vinsero i greci, come fece s. Anselmo nel-
la disputa tenuta nel concilio di Bari a-
vanti Urbano II. Vi con vennero finalmen-
te i greci, tanto nel concilio di Lione IT,
che in quello di Firenze, dove ne trat-
tai; ma poi ricaddero i greci nell'errore,
rinnovarono lo scisma, e per loro sventu-
ra vi persistonocon irragionevole ostina-
zione. Il dottissimo cardinal Mai, iVbi'.
Patrum Biblioth. t. 4, p. 53, trasse e pub-
blicò da un codice della biblioteca Vati-
cana, la seguente testimonianza del IV
secolo, cioè del padre greco s. Gregorio
3o8 S P I
JN'isseno, che alza V autorevole sua voce
insegnando a'greci che ii santo Spirito et
ex l'atre dicilur Et Ex Fino Esse si-
mili testi/nonio proiettar. Narn sì quis
spirilti/n Chriiti non hai/et, is non est e-
jus,sancta i/u/uit scriptum. Ergo Spiri'
ius ex Deo exislens Christi quoque spi-
rilus est. Tale è L'irrefragabile e chiara
testimonianza del sapientissimo s. Gre*
gorioiNissono, in favore dello Spirito san-
to. I Nesloriani [F.) sono nello stesso er-
rore che i greci circa la processione del-
lo Spirito santo. Secondo il linguaggio
consacrato dalla Chiesa, parlando dell'o-
rigine delle persone divine, il Figliuolo
viene dal Padre per generazione, lo Spi-
nto santo viene dall'uno e dall'altro per
processione, termine che pure spiegai nel
descrivere il concilio di Firenze , eia Pro-
fessione di fede, colla quale la confessalo'
no co'latini i greci nel decreto d'unione,
dichiarandosi legittima l'aggiunta al sim-
bola, Qui ex Pati e Fdioque procedit. Lo
Spirilo sauto lo negarono que'di Sama-
ria, ed uno di essi ii i ."eresiarca Simone
lUago'r.) pretese comprare dagli apo-
stoli il dono di far discendere lo Spirito
santo coll'imposizione delle Mani. Mon-
tano eresiarca capo òe Montanisti (F.),
diceva d'essere egli il Paraclito, cioèche
avesse ricevuto lo spirito Paraclito pro-
messo da Cristo, e che altrui lo comuni-
cava, e con maggior pienezza che a ves-
serò fatto gli apostoli, vantandosi di esser
dotalo da Dio di maggior sapere. L'ere-
sia rcaMa nete capo de' 3Janichei[F.),noa
solo si usurpò il nome di apostolo, ma di-
ceva essere il Paraclito promesso da Cri-
sto. Lo scellerato Elsai falso profeta, disse
empiamente essere lo Spirito santo di ses-
so femminile. Rimarcò l'annalista Rinal-
di, che entrarono i turchi uell'espugnata
città diCostantinopoli a'2C)maggioi453,
nella festa dello Spirito santo, la cui pro-
cessione dal Figliuolo negavano i greci
scismatici. Il dotto mechilarista p. d. Ga-
briele Avedichian ci diede la Disserta'
zione sopra la processione dal Padre e
SPI
dal Figliuolo, Venezia 1824. 11 vescovo
Sarnelli, Lettere ecclesiastiche, t. 4,lelt.
a3: Perchè ìiiuna orazione ossia Collet-
ta della messa sia diretta allo Spirito
santo j a motivo che lo Spirito santo es-
sendo dono, dal dono non si chiede il do*
no, ma da'donanti Padre e Figlio, da'qtia-
li egli procede; 0 perchè la messa è ricor-
do di quell'oblazione, colla quale Cristo
si olfri al Padre; sebbene come allo Spi-
rito santo si dirigono gl'inni e le sequen-
ze, potrebbesi eziandio dirigergli la Col-
letta, tultavolta non gliene viene dehi-
mento come terza persona della ss. Tri-
nità. Nel t. r>, leti. 5 1 : Se la colomba,
arila quale apparve lo Spirilo santo, fu
vera colomba j se il fuoco, nelle cui lin-
gue apparve, fu vero fuoco. Risponde a
queste differenti apparizioni, che molti ss.
Padri alfermano che fu vera colomba,
alcuno semplice figura, una somiglianza
di colomba mostrata visibilmente, che
terminata la discesa tornò nella pristina
materia. Quanto al fuoco , non fu vero
fuoco, ma altra materia che sembrò fuo-
co. Che lo Spirito santo volle prendere
la forma di colomba per dimostrare es-
sere la stessa carità, Amoris nexus, ed in
significato pure della mansuetudine,e co-
sì apparve al Salvatore che colla mansue-
tudine dovea tollerare tanti oltraggi. Pre-
se poi la forma di lingue di fuoco, per-
chè il fuoco purga, e quindi comunicar
meglio i suoi doni, fra'quali qnellodella
cognizione de'linguaggi, per dilfondere su
tuttala terra l'evangelo, oltre altre spie-
gazioni. Osserva ancora , che gli artisti
rappresentando la venuta dello Spirito
santo nel Cenacolo, pongono la B. Ver-
gine nel luogo principale, per la dignità
della persona, benché s. Luca descrisse
nell'ultimo luogo delle donne l'umilissi-
ma Signora. Inoltre Sarnelli diceche nel-
la Trasfigurazione del Signore apparve
lo Spirito santo in forma di nube lucida.
Siccome nel battesimo,dove fu dichiarato
il mistero della prima rigenerazione, fu
dimostrata l'operazione di tutta la ss. Tri-
SPI
nità, per essvrvi intervenuto il Figliuolo
iacarnato, loSpiritosentoin forma di co*
Jouli»:», e il Padre fuivi dichiarato nella
voce; così nella Trasfigurazione, ch'è sa»
gra mento delta seconda rigenerazione,
apparve tutta hi ss. Trinitàri Padre nella
voce, il Piglio nel nome, lo Spirito santo
nella nube chiara. Perchè siccome nel
battesimo dà l'innocenza, significata per
la semplicità della colomba, cosi nella ri-
surrezione darà agli eletti suoi la chia-
rezza della gloria e il refrigerio da ogni
male, che nella nube lucida è denotato.
AltroveSarnelli parla delle proprietà del*
loSpiritosanto,che non solo esteriormen-
te contiene e abbraccia tutte le cose, ma
riempie tutto il mondo e penetra l'inti-
mo de'cuori, e per lui si giunge alle di-
vine cognizioni, e che l'amore a Dio è il
maggiore da'suoi doni. Che in un attimo
fa lesue divine operazioni nell'anima del
fedele, infondendogli le virtù; e come as-
sisteagli scrittorisagriJIButlet^i^le/no*
tùli fino, i , SulLi preparazione alla Pen-
tecostejcap. 2, Della festa delle settimane
o della Pentecoste degli Ebreij cap. 3,
Storia della Pentecoste de' cristiani o del'
la discesa dello Spirito santo, col solito
di sua dottrina, pietà e unzionesvolge far-
gomento,ammonendocia sospirare la sua
venuta per aprirci le porte del cielo; che
egli desidera di abitare nell'anime nostre
persantificarcijde'cambiamenli ch'egli in
esse opera, per perfezionarci; de'setlesuoi
doni e loro eccellenza, che accompagna-
no la grazia santificante o carità abituale,
e della loro diversità; delle disposizioni
necessarie per lirarlosopra di noi per es-
sere fitti lutti spirituali, e della relativa
preghiera.
SPIRITO SANTO. Ordine equestre
e militare, denominato pure del Nodo
(/ .), istituito col titolo di Santo Spirilo
del retto desiderio, da Giovanna 1 regina
eli Sicilia {!'.)> o dal suo marito Luigi di
Taranto, in memoria della coronazione
di questi in re di Sicilia e Gerusalemme
nel giorno della Pentecoste. Fu detto del
S P I 3o9
2Vo<&> perchè i cavalieri portavano per in-
segna un nodo fatto a guisa ili nodi d'a-
more o cifre degli amanti, per esprimere
l'amore reciproco de'eudditi versoi! prin-
cipe e di tpiesti verso quelli, ed anco l'a-
micizia. Breve esistenza ebbe l'ordine, ma
in seguito die origine al qui appresso de-
scritto.
SPIRITO SANTO. Ordine regolare,
e secondo alcuni già militare ed equestre,
quindi ospedaliere per assistere gl'infer-
mi, ricevere gli esposti e albergare i pel-
legrini. Fondati in Montpellier, Innocen-
zo! Il thè loro in cura \' Ospedale di 8. Spi-
rito in Sassia di Roma(f'.), e d'allora iti
poi si denominarono Canonici regolari
di S. Spiri lo in Sassia(V.). Soppresso l'or-
dine dal regnante Pio IX, nell'ospedale
vi sostituì i Ministri degl'infermi (/z.), i
«piali poi rinunziarono, come rilevai nel
voi. Llll,p. 229, evi sono tuttora le So-
relle 0 figlie della Carità (/^.), essendo
governato il magnifico stabilimento dal
cardinal presidente e dalla commissione
degli ospedali di Roma, di cui parlai nel
voi. LUI, p. 2 14 e 227, ed ora da mg.r
Gi useppeFerrari commenda tote di s. Spi-
rito e presidente di detta commissione.
SPIRITO SANTO. Ordine equestre
e militare di Francia. Enrico 111 re di
Francia e di Polonia, da questa ritornan-
do nella r.aper montare sul suo trono, tro-
vandosi in Venezia, la repubblica gli donò
gli statuti originali dell'ordine preceden-
te, fondazione de'principi Angioni, cioè
di Lodovico di Taranto, in memoria del
suo matrimonio colla cugina Giovanna I,
da cui gli derivò la coronazione in re di
Sicilia e Gerusalemme. Fu allora che En-
rico III in memoria che nel giorno della
Pentecoste avea conseguito due corone,
quella di Polonia,e poscia quella di Frau-
cia,ech'erapurequellodisua nasci ta,si ri-
solvette di stabilire altro ordine sotto l'in-
vocazione dello Spirito santo, giovandosi
degli statuti dell'altro, ed a consiglio del
cognato card. Carlo di Lorena, per la custo-
dia e aumento della fede cattolica, allora
tid SPI SPI
ii) Francia gravemente minacciata dagli ci nella ceremonia, alla presenza di 1 1 pa-
ugonotti. Disegnò di assegnargli entratela ri e uffizìali della corona, del giuramento
di attribuirgli •>. 00,000 scudi da cavarsi sull'osservanza degli statuti dell'ordine.
dal clero francese, eccettuati i parrochi, JNei dì seguente alla consagrazione, il re
sinché avesse potuto concedergli coni- riceveva l'abito e il collare dell' ordine,
mende che fossero vacate sino alla con- dalle mani dello stesso consagrante, alla
corre nza di fealesomma. Per la conferma presenza de cardinali, prelati, commen-
de'suoi proponimenti inviò a Roma da dai^rieuflizialidel medesimo. Enrico 111
GregorioXIII,A.ubespineeLancomecon essendosi riservato di giurare nelle mani
letlereanlografe.il Papa deputò per que« di un vescovo a suo piacere, ciò esegui
sta domanda una congregazione di i3car- in isplendida assemblea chea'3i dicem«
dinali,col parere de'quali rispose al re, di< brei J78 convocò a Parigi nella chiesa
chiarando non potere elfeltuare tale c\o- degli agostiniani, indi formalmente rice-
manda senza offesa della gloria di Dio, e ve il minto ed il collare, e altrettanto
senza danno insieme ili tutta la Francia, fece lui nel creare i cavalieri dopo l'emis-
venendosi in tal modo quasi ad estinguere sione del giuramento. Fu statuito, che
il clero gallicano, già estenuato e oppres- ni uno sarebbe ammesso all'oidi ne, senou
so da moltiplicate imposizioni. Ma En- professava la religione cattolica, e se non
lieo 111 senza attendere la risposta da Ilo- era gentiluomo di nome ed arme, da 3
ma, con solenne pompa celebrò l'istitu- generazioni per linea paterna: per dargli
zione del Tordi ne nel dicembre 1 578,e nel maggior lustro dispose, che sempre ne
1 .°del i D79 vi ascrisse 3 o de'pri nei pali si- dovesse far parte 4 card ina li, fa rei vesco-
gnori. Con questo ordine il re volle pu- vi, vescovi e prelati, oltre il grand'eleino-
re ripristinare il decaduto decoro di quel- siniere di Francia,col grado di comnien-
lodis..)7/(:/ir/e(/^.),ordinaiulochechiuu- datori, ed in tutti si componesse di circa
que fosse 01 nato colla croce dello Spirito 100 cavalieri. Inoltre il giuramento ob«
santo dovesse nel giorno precedente a nco- bligava i cavalieri a non servire principi
ra indossare la decorazione di s. Michele, stranieri, e perciò i decorati dovevano es-
peroni venivano appellati Cavalieri de- sere francesi o naturalizzali per tali, tran-
gli ordini del re. L'ordine divenne splen- ne i sovrani non francesi, ^'cavalieri fu
dido e celebre, ad onta che maligni scrit- assegnato unabitoso!enne,consistentein
tori pretesero fosse derivalo per celebrare manto di velluto nero seminato di balil-
la fedeltà dell'amante promessa al re, ed me d'oro, bardato dal collare dell'ordine
interpretarne i colori e gli emblemi del- in ricamo, eguarnito di mantelielta di te-
l'insegneallusivi a questa sua passione. Si la d'argento intessuta ili seta verde; il
stamparono più volte gli statuti dell'or- manto e la mantelielta furono foderati
dinee per ultimo nel 1 703, contenenti q3 di raso color d'arancio, dovendosi porta-
capitoli, i quali principalmente preseti- re il manto dilla parte sinistra imbrac-
vono. Che il sovrano n'era capo e gran ciato e dall'altra aperto. Il giubbone e le
maestro, con autorità sui cavalieri, com- calze erano di panno bianco, la berretta
raendatori e udiziali , ed a cui spettava di velluto nero ornalo di piuma bianca,
l'ammettere nell'ordine gì 'insigniti. Che I grandi uffiziali, cioè il preposto, il gran
i redi Francia non potessero disporre tesoriere, il maestro delle ceremonie,il no-
dell'ordine, de'suoi denari e commende tarooil registratore, ebbero col titolo di
quantunque vacanti, se non dopo consa- commendatori manti bordati disolefìam-
grati e coronati; e nel giorno di tal firn- me e di piccola frangia d' oro, colla ero-
zione dovere essere richiesti dall'arci ve- ce cucila sopra di essi ed un nastro do-
scovo di Beims o da chi ne faceva le ve- 10 al collo; l'araldo re d'arme, e l'uscic-
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re ebbero manti ili raso nero e mantcl-
ietta ili velluto verde culla croce dell'or-
dine pendente dal collo. La croce dell'or-
cline era d'oro a 8 raggi, smaltati con mi
fiore di giglio d'oro in ciascun angolo del-
la croce, enei mezzo una colomba d'ar-
gento raggiante,simbolodelloSpiritosan-
to. I cavalieri e gli nlliziali dall'altro lato
portavano l'immagine di s. Michele, ma
i cardinali e prelati in ambo le parti del-
la croce usavano la colomba, essendo essi
sol tanto appartenenti all'ordine delloSpi-
rito santo. La collanadeH'ordinecompo-
nevasi ili gigli fiammeggianti negli an-
goli di 11 e poi di L coronate similmente
fiammeggianti e di trofei, secondo il rego*
lamentostabilito da Enrico IV nel i m|">
il qualecatnhiò qualche cosa dal prescrit-
to da Enrico III. Questi voleva assegna»
re a ciascuno delle commende, ma non
avendolo potuto eseguire, stabilì ad ogni
cavaliere ulliziale la pensionedi i ooo scu-
di d'oro, poi ridotta a 3ooo lire. Alcuni
assegnano a quest'ordine per divisa le pa-
role: Duce et Auspice, per esprimere la
protezione delloSpii itosantosotto il qua-
le era l'ordine. Allorché il reavea desti-
nato decorare alcuno de' suoi sudditi di
questo nobilissimo ordiue, lo proponeva
nel capitolo a' prelati, commendatori e
uffìziali pel loro parere. Gli ammessi eoa
ceremouiale a'3 i dicembre erano dal re
creali cavalieri, percuotendoli legger-
mente sopra le spalle colla spada nuda e
dicendo loro: Per parie di s. Michele e
per parte eli s. Giorgio io vi faccio ca-
valiere. L'insignito, prestalo il giuramen-
to, riceveva dal re il maulo e la collana
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con apposite forinole. Ha ultimo la deco-
razione si compose d' un cordone bleu,
con una noce pendente dal collo, dentro
la (piale vi era la colomba simbolo del*
lo .Spirito Minto. Dopo la rivoluzioni- di
Parigi del i83o, l'ordine non fu più con-
ferito. Il p. bollami! ne riporta la figura
a p. i OQ del Catalogo degli ordì ni mi li tari
ed equestri. Abbiamo dell ab. LeFehvre,
Remarques historiqiies stir l'ordre de s.
Esprit, Paris i 764- Germano Francesco
Pullain de Saint Foìx, Ifisloiredel'ordre
de s. Esprit, Parisi 767.
SPIRITO SANTO. Seminario di Pa-
rigi delle Colonie. ^.Missioni straniere:
DEL SEMINARIO 1)1 PARIGI PELLE COLONIE.
SPIRITUALI. Nome che fu dato a
molli eretici.sia che l'abbiano preso da lo-
ro stessi.oche sia stato loro dato dagli al-
tri: i.0i^flfenft'rtifl/i/(f.)chiamavan6i spi-
rituali, edenominavano i cattolici psichi-
chi, come chi dicesse auimali; i. i disce-
poli d'Amaury,che comparvero in Fran-
cia verso il i 2 1 4> presero anch'essi il no-
me di spirituali; 3.° lostesso nome fu da-
to nel secolo XIV a quelli dell'ordine
Francescano [f '.), che per zelo in prin-
cipio per l'esatta osservanza della regola
di s. Francesco, ed in seguito per osti-
nazione mista d'eresia, fecero scisma in
quell'esemplare ordine, e sostennero che
il Papa non avea più la podestà di spie-
gare o modificare la regola di s. France-
sco e nemmeno l'evangelo, onde Giovan-
ni XXII li condannò co' Fraticelli. Bizoc-
chi o Begnardi (f7.), con bolla del 1 3 i 7;
4.0 vi è ancora una setta di Protestanti
(/'.) che chiamami spirituali.
FINE DEL VOLUME SESSANTES1M OTTAVO.
286017
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BX 841 .M67 1840
SMCR
Moron i , Gaetano ,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc lesiast ica
AFK-9455 (awsk)